Art. 120 – Codice Penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Diritto di querela

Articolo 120 - Codice Penale

Ogni persona offesa da un reato per cui non debba procedersi d’ufficio o dietro richiesta (8 ss., 127, 313) o istanza (130) ha diritto di querela (336, 337 c.p.p.).
Per i minori degli anni quattordici e per gli interdetti a cagione d’infermità di mente (414 c.c.), il diritto di querela è esercitato dal genitore o dal tutore (343 ss., 424 c.c.).
I minori che hanno compiuto gli anni quattordici e gli inabilitati (415 c.c.), possono esercitare il diritto di querela, e possono altresì, in loro vece, esercitarlo il genitore ovvero il tutore o il curatore (390 ss., 424 c.c.), nonostante ogni contraria dichiarazione di volontà, espressa o tacita, del minore o dell’inabilitato.

Articolo 120 - Codice Penale

Ogni persona offesa da un reato per cui non debba procedersi d’ufficio o dietro richiesta (8 ss., 127, 313) o istanza (130) ha diritto di querela (336, 337 c.p.p.).
Per i minori degli anni quattordici e per gli interdetti a cagione d’infermità di mente (414 c.c.), il diritto di querela è esercitato dal genitore o dal tutore (343 ss., 424 c.c.).
I minori che hanno compiuto gli anni quattordici e gli inabilitati (415 c.c.), possono esercitare il diritto di querela, e possono altresì, in loro vece, esercitarlo il genitore ovvero il tutore o il curatore (390 ss., 424 c.c.), nonostante ogni contraria dichiarazione di volontà, espressa o tacita, del minore o dell’inabilitato.

Note

Tabella procedurale

Massime

In tema di querela, nel caso di società di grandi dimensioni in cui i poteri di rappresentanza legale sono specificamente assegnati a particolari soggetti, la procura speciale rilasciata per lo svolgimento di determinate operazioni inerenti beni della società non può ritenersi automaticamente attributiva anche della legittimazione a proporre querela. Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 29775 del 27 ottobre 2020 (Cass. pen. n. 29775/2020)

L’estensione della già avvenuta costituzione di parte civile alle imputazioni oggetto di contestazione suppletiva, disposta ai sensi dell’art. 516 cod. proc. pen., integra una valida manifestazione del diritto di querela, esprimendo tale atto la volontà della persona offesa di punizione del reo, a condizione che intervenga entro il termine generale previsto dall’art. 124, comma primo, cod. pen., decorrente dalla data della nuova contestazione. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 29546 del 23 ottobre 2020 (Cass. pen. n. 29546/2020)

È valida, in quanto diretta ad attribuire il potere di rimuovere l’ostacolo all’esercizio dell’azione penale, la procura speciale che conferisca al rappresentante di una società il potere di «promuovere qualsiasi azione giudiziaria penale» in nome e per conto della stessa, atteso che la procura, quale atto negoziale, va interpretata sulla scorta delle regole stabilite dal codice civile e, in particolare, dell’art. 1367 cod. civ. secondo cui, nel dubbio, le espressioni utilizzate devono essere interpretate nel senso in cui possono avere qualche effetto anziché in quello secondo cui non ne avrebbero alcuno. Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 16035 del 27 maggio 2020 (Cass. pen. n. 16035/2020)

Ai fini dell’esercizio del diritto di querela è sufficiente la espressa qualificazione formale dell’atto con il quale esso viene esercitato, costituendo il termine “querela” sintesi della manifestazione della volontà che lo Stato proceda penalmente in ordine al fatto di reato in essa descritto. (Fattispecie in tema di lesioni personali colpose da sinistro stradale, in cui la querelante aveva espressamente dichiarato, con l’atto raccolto nel verbale redatto dalla polizia giudiziaria, di voler “sporgere formale denuncia-querela” nei confronti della persona alla guida dell’auto investitrice). Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 16035 del 30 marzo 2020 (Cass. pen. n. 16035/2020)

La volontà di proporre querela non è desumibile dalla presentazione di un mero atto di denuncia che, anche se accompagnato dalla copia della videoregistrazione dell’azione criminosa e da indicazioni finalizzate al rintraccio del colpevole, sia privo di qualunque espressione indicativa della volontà del denunziante di perseguire il responsabile. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 50949 del 17 dicembre 2019 (Cass. pen. n. 50949/2019)

Integra il reato di pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale la condotta di chi, nel corso delle indagini preliminari, pubblica, anche solo riferendone il contenuto in relazione ad argomenti, temi e soggetti, una querela oralmente sporta alla polizia giudiziaria, atteso che detta forma di querela, consentendo al verbalizzante di porre domande all’interlocutore, che acquisisce pertanto la veste di persona informata dei fatti, costituisce atto di indagine della polizia giudiziaria coperto da segreto ai sensi dell’art. 329, comma 1, cod. proc. pen., con conseguente divieto assoluto di pubblicazione ai sensi dell’art. 114, comma 1, cod. proc. pen. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 41460 del 10 ottobre 2019 (Cass. pen. n. 41460/2019)

La persona offesa dal reato titolare del diritto di querela a norma dell’art. 120 cod. pen. deve essere individuata nel soggetto titolare dell’interesse direttamente protetto dalla norma penale e la cui lesione o esposizione a pericolo costituisce l’essenza dell’illecito. Ne consegue che è legittimato a proporre querela l’effettivo acquirente di un bene sebbene risulti un diverso intestatario. (Nella specie è stato ritenuto legittimato alla proposizione della querela l’acquirente di un veicolo, pagato con denaro proprio ma intestato ai genitori, sul presupposto che la trascrizione della vendita non incide sulla validità né è requisito di efficacia del contratto in cui l’effetto traslativo della proprietà si verifica a seguito del mero consenso delle parti, ma è preordinata al solo fine di regolare i conflitti tra pretese contrastanti sullo stesso veicolo da parte di coloro che abbiano causa dal medesimo autore). Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 55945 del 13 dicembre 2018 (Cass. pen. n. 55945/2018)

La querela sporta dal genitore in conflitto di interessi con la figlia minore è comunque valida, e ciò anche se il genitore stesso possa essere astrattamente ritenuto responsabile del medesimo reato oggetto di denunzia in concorso con il suo autore. (Nella specie la Suprema Corte ha ritenuto la validità della querela sporta dalla madre di una minorenne, persona offesa di violenza sessuale, ancorchè la Corte d’appello avesse disposto la trasmissione di copia degli atti al pubblico ministero per accertare un eventuale concorso della madre ai sensi dell’art. 40, comma secondo, cod. pen.). Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 48243 del 23 ottobre 2018 (Cass. pen. n. 48243/2018)

In tema di sottrazione di minori, essendo la potestà genitoriale il principale bene giuridico tutelato dalla norma, la legittimazione a proporre querela spetta ai soggetti dalla stessa individuati (genitore esercente la potestà, tutore o curatore), con esclusione di quelli che hanno la sola vigilanza o custodia del minore. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso la legittimazione del legale rappresentante della comunità cui il predetto era stato affidato). Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 48092 del 22 ottobre 2018 (Cass. pen. n. 48092/2018)

In tema di condizioni di procedibilità, con riferimento ai reati divenuti perseguibili a querela per effetto del d.lgs. 10 aprile 2018, n. 36 ed ai giudizi pendenti in sede di legittimità, l’inammissibilità del ricorso esclude che debba darsi alla persona offesa l’avviso previsto dall’art. 12, comma 2, del predetto decreto per l’eventuale esercizio del diritto di querela. Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 40150 del 7 settembre 2018 (Cass. pen. n. 40150/2018)

In tema di formalità della querela, l’autenticazione della firma del querelante da parte di un avvocato deve ritenersi valida solo nel caso in cui questi sia nominato difensore della parte offesa, a norma degli articoli 101, comma primo, e 96, comma secondo, cod. proc. pen., ovvero si possa desumere la volontà di conferirgli mandato dallo svolgimento di concrete attività difensive nel giudizio o da altre dichiarazioni del querelante rese nell’atto di querela, come l’elezione di domicilio presso il difensore che ha autenticato la sottoscrizione. Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 9187 del 24 febbraio 2017 (Cass. pen. n. 9187/2017)

Il diritto di querela per il delitto di truffa spetta anche al gestore dell’esercizio commerciale che, indipendentemente dalla formale investitura dei poteri di rappresentanza legale da parte dell’impresa fornitrice i beni oggetto del reato, li abbia commercializzati in nome e per conto della stessa, assumendosi in prima persona la responsabilità di qualsivoglia operazione inerente alla vendita del prodotto medesimo. Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 37012 del 6 settembre 2016 (Cass. pen. n. 37012/2016)

La legittimazione a proporre querela per il reato di violazione colposa dei doveri inerenti la custodia, previsto dall’art.388 bis cod.pen., spetta al soggetto in favore del quale è stato disposto il pignoramento, ovvero il sequestro giudiziario o conservativo, in quanto titolare dell’interesse al positivo svolgimento dell’attività esecutiva o cautelare. (Fattispecie nella quale la Corte ha ritenuto che la querela fosse stata correttamente proposta dalla società creditrice, negando che la legittimazione spettasse all’ufficiale giudiziario). Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 31567 del 21 luglio 2016 (Cass. pen. n. 31567/2016)

Ai fini della validità della querela, la manifestazione della volontà di punizione è desumibile dall’espressione, utilizzata dalla persona offesa dopo l’esposizione dei fatti, “sporgo formale querela” non potendosi, peraltro, considerare elemento in senso contrario la riserva di costituirsi parte civile nel procedimento penale non ancora aperto, che invece esprime proprio la volontà che quel procedimento sia instaurato. (In motivazione la S.C. ha affermato che sussiste in materia il principio del “favor querelae”, in base al quale qualsiasi situazione di incertezza va risolta in favore della volontà di querela). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 21359 del 23 maggio 2016 (Cass. pen. n. 21359/2016)

In tema di diffamazione tramite “internet”, ai fini della individuazione del “dies a quo” per la decorrenza del termine per proporre querela, occorre fare riferimento, in assenza di prova contraria da parte della persona offesa, ad una data contestuale o temporalmente prossima a quella in cui la frase o l’immagine lesiva sono immesse sul “web”, atteso che l’interessato, normalmente, ha notizia del fatto commesso mediante la “rete” accedendo alla stessa direttamente o attraverso altri soggetti i quali in tal modo ne siano venuti a conoscenza. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto tardiva, in assenza di elementi contrari, la querela presentata il 9 novembre 2010 a fronte di espressioni lesive inserite su un sito web il 7 luglio 2009). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 38099 del 18 settembre 2015 (Cass. pen. n. 38099/2015)

La manifestazione della volontà di querelarsi può essere ritenuta esistente dal giudice del merito, con accertamento sottratto al sindacato di legittimità se rispondente alle regole della logica e del diritto, indipendentemente dalla qualifica assegnata alla dichiarazione orale dalla polizia giudiziaria che lo ha ricevuto, sempre che l’intenzione di voler perseguire l’autore dei fatti ivi denunciati emerga chiaramente dalla dichiarazione stessa ovvero da altri fatti dimostrativi del medesimo intento. Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 10254 del 4 marzo 2014 (Cass. pen. n. 10254/2014)

In tema di sottrazione di persone incapaci, l’affidamento del minore ai servizi sociali con collocamento presso una famiglia, non priva i genitori, non dichiarati decaduti dalla potestà, del diritto di querela. (Fattispecie relativa a tentativo del delitto previsto dall’art. 574 cod. pen. commesso dall’altro genitore). Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 49063 del 5 dicembre 2013 (Cass. pen. n. 49063/2013)

È valida la querela proposta dai genitori della persona offesa, minore ultraquattordicenne, ancorché quest’ultimo non sia mai venuto a conoscenza del fatto lesivo commesso nei suoi confronti, considerato che la previsione di cui all’art. 120, comma terzo, cod. pen. – riconoscendo il diritto di querela al minore ultra quattordicenne e disponendo che, in sua vece, tale diritto possa essere esercitato dal genitore nonostante ogni contraria dichiarazione di volontà, espressa o tacita del minore stesso – mantiene la legittimazione all’esercizio del diritto di querela in capo al genitore del minorenne dissenziente, con la conseguenza che, in caso di dissenso, la volontà del minore è “tamquam non esset” e che è, pertanto, irrilevante, a tal fine, la circostanza che egli sia venuto o meno a conoscenza della condotta delittuosa in suo danno. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 23010 del 28 maggio 2013 (Cass. pen. n. 23010/2013)

In tema di titolarità del diritto di querela, la previsione di cui all’art. 120, comma terzo, c.p. – per la quale il diritto di querela può essere esercitato dai minori che hanno compiuto gli anni quattordici e dagli inabilitati oltre che, in loro vece, dal genitore, tutore o curatore – non può essere intesa nel senso che questi ultimi possono esercitare tale diritto soltanto nel caso in cui i rappresentati non lo abbiano fatto, trattandosi di diritto distinto ed autonomo che può essere esercitato anche in presenza di una volontà contraria o a seguito dell’avvenuto esercizio da parte dei rappresentati. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 3207 del 22 gennaio 2013 (Cass. pen. n. 3207/2013)

Ai fini della validità di una querela, non è necessario l’uso di formula sacramentali, essendo sufficiente la denuncia dei fatti e la chiara manifestazione della volontà della persona offesa di voler perseguire penalmente i fatti denunciati. (In applicazione del principio di cui in massima la S.C. ha ritenuto idonea ad integrare l’atto di querela l’uso della formula “chiedo che si proceda nei confronti di mio cognato per il reato di furto e per tutti i reati che l’Autorità giudiziaria vorrà ravvisare nell’esposizione dei succitati fatti”). Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 46994 del 20 dicembre 2011 (Cass. pen. n. 46994/2011)

Il direttore di un esercizio commerciale non ha la legittimazione a proporre querela contro l’autore di un furto compiuto all’interno dell’esercizio, non potendogli essere automaticamente attribuita la qualifica di institore commerciale. (La Corte ha precisato che vanno fatti salvi i casi nei quali il potere di proporre querela sia conferito al predetto soggetto dallo statuto o da un diverso atto negoziale). Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 44842 del 21 dicembre 2010 (Cass. pen. n. 44842/2010)

Il responsabile di un esercizio commerciale, nella specie di un supermercato, pur sprovvisto di poteri di rappresentanza del proprietario, ha legittimazione alla proposizione della querela per i fatti di furto della merce ivi detenuta ed esposta al pubblico. Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 41592 del 24 novembre 2010 (Cass. pen. n. 41592/2010)

La declaratoria di improcedibilità per difetto di querela prevale su quella determinata dall’estinzione del reato per morte dell’imputato giacché la mancanza di una condizione di procedibilità osta a qualsiasi altra indagine in fatto. Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 49783 del 29 dicembre 2009 (Cass. pen. n. 49783/2009)

La querela sottoscritta con firma autenticata dal difensore può essere materialmente presentata da una persona diversa dal proponente, anche se non munita di procura speciale. (Fattispecie in cui la querela è stata depositata dal difensore di fiducia della persona offesa). Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 19805 del 9 maggio 2009 (Cass. pen. n. 19805/2009)

La querela può riferirsi solo a taluno di più fatti costituenti reato di un medesimo contesto procedimentale, e spetta al giudice verificare a quali tra essi si riferisca la volontà che si proceda. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 12972 del 24 marzo 2009 (Cass. pen. n. 12972/2009)

La querela presentata ad un organo di polizia da minore infraquattordicenne e sottoscritta da un genitore presente al fine di assisterlo « per ogni effetto di legge» rileva come querela presentata dal genitore ai sensi dell’art. 120, comma secondo, c.p. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 16776 del 23 aprile 2008 (Cass. pen. n. 16776/2008)

Sussiste la legittimazione dell’amministratore delegato di una società di capitali — al quale sia conferita dallo statuto la legale rappresentanza della società e la facoltà di promuovere le istanze giudiziarie utili per il raggiungimento degli scopi sociali – all’esercizio del diritto di querela, considerato che la presentazione di una querela costituisce certamente atto funzionale al raggiungimento degli scopi della società e che essa rientra tra i compiti del legale rappresentante della società senza necessità di specifico ed apposito mandato, in quanto gli amministratori che hanno la rappresentanza di una società di capitali possono, ai sensi dell’art. 2384 c.c., compiere tutti gli atti che rientrano nell’oggetto sociale, salve le limitazioni che risultano dalla legge o dall’atto costitutivo, con la conseguenza che è rilevante, a tal fine, non già la distinzione tra atti di ordinaria e straordinaria amministrazione, ma la verifica in concreto dei poteri e della facoltà conferite al legale rappresentante di una società di capitali. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 46806 del 21 dicembre 2005 (Cass. pen. n. 46806/2005)

La persona offesa dal reato titolare del diritto di querela a norma dell’art. 120 c.p. deve essere individuata nel soggetto titolare dell’interesse direttamente protetto dalla norma penale e la cui lesione o esposizione a pericolo costituisce l’essenza dell’illecito. Ne consegue che nel reato di ragion fattasi, poichè l’interesse al ricorso obbligatorio alla giurisdizione viene in rilievo solo se la violazione del cosiddetto monopolio giurisdizionale è accompagnata da violenza sulle cose o alla persona, nel bene protetto rientrano anche valutazioni attinenti alla parte privata che rimane vittima dell’azione violenta di chi pretende di farsi ragione da sè, sicchè persona offesa è anche colui che si trova nella possibilità di esercitare il contenuto di qualsiasi diritto in quanto titolare della «apparentia iuris». (Nella specie è stata ritenuta legittimata alla proposizione della querela una persona che, pur non titolare formalmente di un contratto di locazione, occupava di fatto e utilizzava, con il consenso del proprietario, un locale nel quale si erano succeduti nel tempo più locatari e alla cui porta di accesso il predetto proprietario, al fine di esercitare il preteso diritto al pagamento dei canoni dovutigli e alla restituzione dell’immobile locato, aveva apposto un lucchetto). Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 21090 del 5 maggio 2004 (Cass. pen. n. 21090/2004)

Legittimato a proporre querela per conto di una società per azioni, della quale sia stato deliberato lo scioglimento dall’assemblea dei soci, è il liquidatore, i cui poteri, in quanto direttamente discendenti dalla legge, sono riconosciuti per il fatto stesso dell’indicazione della qualifica nell’atto e sui quali non incide la frattanto intervenuta ammissione della società medesima alla procedura di concordato preventivo. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 4897 del 6 febbraio 2004 (Cass. pen. n. 4897/2004)

Non risponde alla formalità prevista dall’art. 337 c.p.p. la querela ricevuta da un agente di polizia giudiziaria (che non stia coadiuvando l’ufficiale ma che lo sostituisca completamente nell’attività a lui riservata), che non sia iscritta nei registri dell’ufficio di Polizia, e che non sia neppure portata a conoscenza dell’Autorità giudiziaria. Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 49497 del 31 dicembre 2003 (Cass. pen. n. 49497/2003)

In caso di querela presentata a mezzo di un procuratore speciale, è necessario che la procura sia perfezionata in ogni sua parte, secondo le forme prescritte all’art. 122 comma primo c.p.p., nel momento in cui l’atto viene formalizzato, di talchè deve considerarsi invalidamente presentata la querela di un procuratore speciale che, successivamente alla relativa dichiarazione a verbale, documenti la propria qualità con scrittura privata recante datazione antecedente alla querela, la cui sottoscrizione risulti però autenticata dal pubblico ufficiale in epoca posteriore. Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 34547 del 20 agosto 2003 (Cass. pen. n. 34547/2003)

Per la persona offesa dal reato in quanto tale e per il querelante, che non si siano costituiti parte civile, il procedimento penale non può essere definito come una “propria causa”; ad essi, pertanto, non può essere direttamente e personalmente riconosciuto il diritto alla ragionevole durata del processo, di cui all’art. 6, paragrafo 1, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, ai fini dell’equa riparazione prevista dalla legge 24 marzo 2001, n. 89. Ne deriva che la persona offesa dal reato, che al fine di conseguire il risarcimento del danno si sia costituita parte civile nel processo penale instaurato dal pubblico ministero contro l’autore di detto reato, ha diritto alla ragionevole durata del processo, con le connesse conseguenze indennitarie in caso di violazione, soltanto a partire dal momento della costituzione di parte civile. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 11480 del 24 luglio 2003 (Cass. pen. n. 11480/2003)

Il direttore ed il commesso di un centro commerciale sono legittimati in proprio a proporre querela per il furto, in quanto persone offese dal reato, poiché, in tale ipotesi delittuosa, detta qualità spetta non solo al titolare di diritti reali, ma anche ai soggetti responsabili dei beni posti in vendita. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 22860 del 23 maggio 2003

In tema di equa riparazione ai sensi della legge 24 marzo 2001, n. 89, il diritto alla trattazione del processo entro un termine ragionevole è riconosciuto dall’art. 6, paragrafo 1, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, specificamente richiamato dall’art. 2 della citata legge n. 89 del 2001, solo relativamente alle cause “proprie” e, quindi, solo in favore delle “parti”; pertanto la persona offesa dal reato ed il querelante sono legittimati a chiedere l’indennizzo solo se si siano costituiti parte civile nel processo penale, giacché soltanto a seguito di detta costituzione essi assumono la qualità di parte. (Nel caso di specie la corte territoriale — il cui decreto è stato cassato con rinvio dal S.C. — aveva peraltro escluso la legittimazione a richiedere l’equa riparazione, erroneamente ritenendo che il rinvio dell’udienza penale, conseguente alla nullità del decreto di citazione a giudizio dell’imputato, comportasse la caducazione degli effetti della costituzione di parte civile, benché ritualmente avvenuta ai sensi dell’art. 78 c.p.c.). Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 996 del 23 gennaio 2003 (Cass. civ. n. 996/2003)

La proposizione della querela (ovvero la denuncia di un reato perseguibile d’ufficio) non è fonte di responsabilità per danni a carico del querelante, ai sensi dell’art. 2043 c.c., anche in caso di proscioglimento o di assoluzione del querelato, se non quando essa sia deliberatamente presentata a fini strumentali. Al di fuori di tale ipotesi, infatti, l’attività pubblicistica dell’organo titolare dell’azione penale si sovrappone all’iniziativa del querelante, che non è idonea in sé ad instaurare il processo o ad investire direttamente il pubblico ministero, cui in via esclusiva compete l’iniziativa e lo svolgimento dell’azione penale, con conseguente interruzione del nesso causale tra iniziativa privata ed eventuali danni subiti dal querelato. Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 750 del 23 gennaio 2002 (Cass. civ. n. 750/2002)

In tema di titolarità del diritto di querela, la previsione di cui all’art. 120, comma terzo, c.p. (per la quale in caso di persona offesa ultraquattordicenne o inabilitata il diritto di querela può essere esercitato, oltre che da quest’ultima in loro vece, dal genitore, tutore o curatore) non può essere intesa nel senso che tali soggetti possano esercitare tale diritto soltanto nel caso in cui i rappresentanti non lo abbiano fatto, bensì nel senso che quel diritto è distinto ed autonomo potendo essere esercitato anche in presenza di una volontà contraria o dopo il già avvenuto esercizio da parte dei rappresentanti. Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 45474 del 20 dicembre 2001 (Cass. pen. n. 45474/2001)

In tema di legittimazione a proporre la querela, per la proposizione di una valida istanza di punizione da parte di un condominio di edifici occorre la preventiva unanime manifestazione di volontà da parte dei condomini volta a conferire all’amministratore l’incarico di perseguire penalmente un soggetto in ordine ad un fatto ritenuto lesivo del patrimonio comune. Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 6 del 5 gennaio 2001 (Cass. pen. n. 6/2001)

Il direttore responsabile di un giornale deve considerarsi offeso dal reato di diffamazione — e come tale titolare del diritto di querela — ove la propalazione diffamatoria consista nell’attribuire al giornale da lui diretto l’asservimento a «interessi leciti ed illeciti» di un determinato (e negativo) personaggio, concernendo l’offesa non solo la reputazione del giornale e del suo titolare, ma anche quella del suo direttore responsabile. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 7180 del 19 giugno 2000 (Cass. pen. n. 7180/2000)

Poiché, ove l’offeso sia una persona giuridica, la prova dell’esistenza dei poteri di rappresentanza in capo al soggetto proponente la dichiarazione di querela costituisce la prova di un fatto rilevante nel processo penale, la relativa acquisizione, anche se disposta d’ufficio ai sensi dell’art. 507 c.p.p., deve avvenire secondo le regole stabilite dal titolo terzo del codice di rito; ne deriva che, non essendo da queste contemplata come mezzo di prova la richiesta di informazioni al governo di uno Stato estero, non può essere considerata dimostrata l’esistenza del potere del querelante di rappresentare lo Stato estero, offeso dal reato, da una missiva contenente attestazione in tal senso rilasciata, su richiesta del giudice, dall’ambasciata del medesimo Stato in Italia. (In applicazione di tale principio la Corte ha ritenuto mancante la querela in un’ipotesi in cui si procedeva per il delitto di cui all’art. 647 c.p. commesso in danno di un’agenzia del Governo degli Stati uniti d’America operante in Italia — la U.S.C.G. Loran Station di Sellia Marina — la cui querela era stata sottoscritta da soggetto in capo al quale l’ambasciata U.S.A. in Italia, a richiesta del pretore, aveva attestato l’esistenza del potere di rappresentanza del suo governo). Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 6174 del 26 maggio 2000 (Cass. pen. n. 6174/2000)

In tema di formalità della querela, la previsione che questa sia proposta, con le forme previste dall’art. 333, comma secondo c.p.p. alle stesse autorità alle quali può essere presentata denuncia, non comporta l’obbligo di materiale presentazione nelle mani del pubblico ministero, il cui ufficio è costituito anche da personale di segreteria, che per legge ha propri compiti di registrazione di atti e di certificazione di attività che si compiono nell’ufficio medesimo. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 1697 del 20 aprile 2000 (Cass. pen. n. 1697/2000)

In tema di condizioni di procedibilità, nel caso in cui, in sede di appello, sorga questione sull’accertamento della proposizione della querela, il giudice, se non è in possesso di elementi decisivi idonei a farla ritenere omessa, deve disporre, anche di ufficio, che nel fascicolo per il dibattimento siano riversati gli atti descritti nell’art. 431 lettera a) c.p.p. Integra pertanto violazione, per mancata applicazione dell’art. 603 comma terzo c.p.p., la decisione che risolva negativamente la questione dell’esistenza della suddetta condizione di procedibilità, sul mero rilievo del mancato riscontro nel fascicolo del dibattimento della querela della persona offesa, omettendo qualsiasi indagine in merito alla sua effettiva proposizione. (Nella fattispecie, la Corte ha annullato con rinvio la sentenza di appello, confermativa di quella di primo grado, che aveva dichiarato non doversi procedere per mancanza di querela, dal momento che nel fascicolo ex art. 431 c.p.p. non era stato inserito il relativo documento. Il giudice di secondo grado aveva ritenuto che la relativa questione avrebbe dovuto essere sollevata nella fase degli atti introduttivi del dibattimento. La Suprema Corte, nell’affermare il principio sopra riportato, ha precisato che la questione sulla effettiva proposizione della querela era certamente da ritenersi assolutamente necessaria ai fini del decidere). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 1077 del 1 febbraio 2000 (Cass. pen. n. 1077/2000)

In tema di danneggiamento, il diritto di querela spetta anche al titolare di un diritto di godimento sul bene danneggiato. (Nella specie è stata ritenuta la legittimazione a proporre querela del conduttore di un immobile). Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 13636 del 30 novembre 1999 (Cass. pen. n. 13636/1999)

Poiché l’art. 18 della L. 25 giugno 1999 n. 205 ha abrogato, tra gli altri, il delitto di cui all’art. 341 c.p., il comportamento di chi offenda l’onore o il prestigio di un pubblico ufficiale in sua presenza ed a causa o nell’esercizio delle sue funzioni, va riqualificato come ingiuria (art. 594 c.p.), con la conseguenza che, se, al momento della entrata in vigore della suddetta legge, il giudizio sia ancora in corso, va dichiarata la improcedibilità dell’azione penale per difetto di querela. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 9968 del 5 agosto 1999 (Cass. pen. n. 9968/1999)

Poiché, ai sensi dell’art. 120 c.p., il diritto di querela spetta alla persona offesa dal reato e cioè a colui che patisce la lesione dell’interesse protetto dalla norma, deve escludersi la legittimazione a proporre l’istanza di punizione in capo al coniuge del proprietario di un immobile arbitrariamente invaso, che in quanto tale fruisca del bene senza poter vantare su di esso un diritto reale ovvero altro diritto che gliene attribuisca il godimento: detto soggetto, infatti, non può considerarsi titolare dell’interesse protetto dall’art. 633 c.p. ma, eventualmente, solo persona danneggiata dal reato. (Nell’affermare detto principio la Corte ha altresì precisato che il diritto di querela in ordine al reato in questione può competere anche a persona diversa dal proprietario, che si trovi tuttavia in un rapporto non di mero fatto con l’immobile bensì sia titolare di una posizione giuridicamente rilevante, come quella del conduttore, dell’usufruttuario o del comodatario). Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 6650 del 27 maggio 1999 (Cass. pen. n. 6650/1999)

In tema di titolarità del diritto di querela, e dunque di individuazione della persona offesa, cui tale diritto compete, deve intendersi tale il soggetto passivo del reato, ossia colui che subisce la lesione dell’interesse penalmente protetto. Possono pertanto coesistere più soggetti passivi di un medesimo reato, che vanno individuati, appunto, con riferimento alla titolarità del bene giuridico protetto. (Nella fattispecie, la Corte ha ritenuto, con riferimento ad una ipotesi di appropriazione indebita di gioielli da parte di un rappresentante, che persona offesa fosse, non solo la società proprietaria dei preziosi, ma anche il “procacciatore di affari” per conto della predetta società, legittimo possessore dei beni consegnati al rappresentante, e tenuto al risarcimento nei confronti del proprietario). Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 2869 del 2 marzo 1999 (Cass. pen. n. 2869/1999)

In tema di querela, la volontà di chiedere la punizione del colpevole non è sottoposta a particolari formalità e può ricavarsi dall’esame dello stesso atto di querela: a tale fine è quindi sufficiente che la denuncia di un fatto costituente reato, alla Pg, venga successivamente ratificata, dovendosi dedurre da tale comportamento la implicita volontà di perseguire penalmente l’autore dei fatti denunciati. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 11726 del 16 dicembre 1997 (Cass. pen. n. 11726/1997)

L’amministratore di società (ovvero l’amministratore delegato) di società per azioni ex art. 2384 c.c. è titolare del potere di gestione nonché del potere di rappresentanza per tutti gli atti che rientrano nell’oggetto sociale, e quindi di compiere quell’attività economica che la società si propone per ritrarne un utile. E tale attività necessariamente comprende ogni azione che tenda al raggiungimento del fine di vantaggio economico rientrante nell’oggetto sociale, compreso quindi il potere di presentare querela a tutela di posizioni patrimoniali dell’ente. Sicché non necessita, al predetto scopo, la preventiva deliberazione del consiglio di amministrazione. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 4081 del 8 maggio 1997 (Cass. pen. n. 4081/1997)

In tema di formalità della querela, l’art. 337, comma terzo, c.p.p., per il quale la dichiarazione di querela proposta dal legale rappresentante di una persona giuridica, di un ente o di una associazione deve contenere l’indicazione specifica della fonte dei poteri di rappresentanza, non stabilisce una condizione di validità o ammissibilità della querela, ma vuole ribadire, per il caso specifico delle persone giuridiche, l’esigenza di una precisa riferibilità dell’atto al soggetto, ponendo le migliori premesse per un suo rapido e puntuale accertamento, il cui espletamento, come non è assorbito dall’adempimento della formalità in questione, così non è precluso dall’inadempienza di essa. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 501 del 24 gennaio 1997 (Cass. pen. n. 501/1997)

Con la parola «genitrice», adoperata per designare la persona legittimata a proporre la querela in vece del minore ultraquattordicenne, l’art. 120, comma 3, c.p. prescinde dall’esercizio della patria potestà, riconoscendo la rappresentanza legale necessaria e sussidiaria ad entrambi i genitori. (Fattispecie relativa alla querela proposta dal genitore separato, non affidatario del figlio minore ultraquattordicenne, in ordine al delitto di lesioni volontarie). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 7595 del 7 luglio 1995 (Cass. pen. n. 7595/1995)

L’onere imposto dall’art. 337, terzo comma c.p.p., secondo cui la dichiarazione di querela proposta dal legale rappresentante di una persona giuridica, di un ente o di un’associazione deve contenere la indicazione specifica della fonte dei poteri di rappresentanza, è assolto dal querelante che, essendo l’unico socio amministratore di società in nome collettivo, si qualifichi come tale. Quale legale rappresentante, infatti, egli può validamente compiere ogni atto che miri alla tutela dell’integrità del patrimonio sociale o della regolarità della gestione. (Fattispecie relativa ad appropriazione indebita). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 5446 del 12 maggio 1995 (Cass. pen. n. 5446/1995)

L’art. 337, terzo comma, c.p.p. non commina la nullità della querela che sia priva dell’indicazione della fonte dei poteri di rappresentanza conferiti al legale rappresentante della persona giuridica che ha proposto l’istanza di punizione. In siffatta evenienza, pertanto, non si verifica nullità, in virtù del principio di tassatività delle cause di nullità, sancito dall’art. 177 c.p.p. (Fattispecie relativa a querela proposta dal presidente del consiglio di amministrazione della società che gestiva una casa da gioco, il cui potere di promuovere azioni legali è stato ritenuto certo, in quanto derivante dallo statuto della stessa società). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 9901 del 2 novembre 1993 (Cass. pen. n. 9901/1993)

Nel caso di appropriazione indebita consumata ai danni di una società in accomandita semplice, è pienamente valida la querela presentata dal socio accomandatario, legittimato a sensi dell’art. 2318 c.c., senza che sia necessaria l’indicazione specifica dei poteri di rappresentanza, che al socio accomandatario sono conferiti ex lege. Detta indicazione (art. 337 n. 3 c.p.p.) è, invece, condizione di validità della querela allorchè si tratti di società di capitali. Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 10144 del 22 ottobre 1992 (Cass. pen. n. 10144/1992)

In mancanza di un esplicito e specifico divieto da parte dell’assemblea di una società di capitali, l’esercizio del diritto di querela, pur trattandosi di un atto di straordinaria amministrazione, rientra tra i compiti dell’amministratore delegato o rappresentante legale e non richiede un apposito e specifico mandato. Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 9714 del 18 settembre 1991 (Cass. pen. n. 9714/1991)

La titolarità del diritto di querela in una persona giuridica non compete al presidente, che ha funzioni di rappresentanza ed esplica prevalentemente compiti di carattere ordinatorio, ma spetta al consiglio di amministrazione, che è l’organo del potere di formare la volontà della persona giuridica, ovvero, in virtù di una specifica norma statutaria, ad uno dei suoi membri appositamente delegato. Di conseguenza, in difetto di delega che autorizzi permanentemente il presidente od altro soggetto sociale ad esercitare da solo tale potere, l’organo deliberante è l’unico legittimato a conferire direttamente ad un procuratore sociale l’incarico di presentare la querela ovvero di autorizzare in tale senso il legale rappresentante. (Fattispecie in cui è stato ritenuto che relativamente all’Inps il diritto di querela spetta al consiglio di amministrazione e non al presidente). Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 4756 del 3 aprile 1990 (Cass. pen. n. 4756/1990)

Il diritto di proporre querela è attribuito dalla legge in via strettamente personale alla persona offesa dal reato; quando questa è una società, deve essere esercitato dall’organo deputato a formare la volontà dell’ente. (Nella fattispecie è stato negato il potere di proporre querela al commissario liquidatore di una società in liquidazione coatta amministrativa, in mancanza della preventiva autorizzazione del ministero dell’industria). Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 4684 del 3 aprile 1990 (Cass. pen. n. 4684/1990)

La circostanza che la dichiarazione di querela sia stata inserita in un verbale di inchiesta amministrativa pretorile per un infortunio sul lavoro non fa venir meno la natura di querela della manifestazione di volontà del dichiarante, sia perché il pretore che ha raccolto la dichiarazione è, comunque, uno dei soggetti abilitati a riceverla, sia perché, potendo la querela esser fatta anche oralmente, è irrilevante la natura non giurisdizionale dell’atto nel quale essa sia stata in concreto raccolta. Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 4390 del 31 marzo 1990 (Cass. pen. n. 4390/1990)

In materia di esercizio del diritto di querela, la revoca espressa dalla costituzione di parte civile non vale quale remissione tacita di querela. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 82 del 9 gennaio 1989 (Cass. pen. n. 82/1989)

Quando l’offeso da un reato è un minore degli anni quattordici il diritto di querela può essere esercitato da uno qualsiasi dei genitori anche se non eserciti la potestà, perché separato. E se tra i due genitori vi sia contrasto nella volontà di presentare querela prevale la volontà di colui che vuole presentarla. Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 8374 del 26 luglio 1988 (Cass. pen. n. 8374/1988)

La persona offesa dal reato alla quale spetta il diritto di querela ai sensi dell’art. 120 c.p. è il titolare dell’interesse direttamente protetto dalla norma penale, la lesione o esposizione a pericolo del quale costituisce l’essenza del reato, e non anche il titolare di interessi solo in via eventuale sono pregiudicati dalla azione delittuosa, quindi la nozione di parte offesa dal reato non coincide con quella di danneggiato perché la prima riguarda un elemento che appartiene alla struttura del reato, mentre la seconda riflette le conseguenze privatistiche dell’illecito penale, solo la persona offesa è titolare del diritto di querela, mentre il danneggiato è legittimato ad esercitare l’azione civile nel processo penale. Poichè il reato di falso in scrittura privata di cui all’art. 485 c.p. richiede per la sua consumazione non soltanto l’attività di formazione di una falsa scrittura o alterazione di una scrittura vera, ma anche il successivo uso della scrittura falsificata, ne deriva che persona offesa da tale reato non è solo colui il cui interesse all’autenticità della scrittura è già configurabile prima dell’uso, e cioè al momento della contraffazione o della alterazione della scrittura, quale è il titolare della firma falsificata, ma anche chi, pur non essendo l’autore apparente del documento o una delle parti da cui proviene la scrittura falsificata, risulta titolare di un interesse che riceve pregiudizio attraverso l’uso del documento. (Nella fattispecie è stata ritenuta rituale la querela presentata dal titolare di un’impresa sul cui conto corrente erano state portate a debito le somme corrispondenti agli assegni contraffatti, a lui girati e versati sul conto previa apposizione della sua firma). Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 4153 del 4 aprile 1987 (Cass. pen. n. 4153/1987)

La querela, quale atto negoziale, va interpretata sulla scorta delle regole stabilite dagli artt. 1362 e segg. c.c., giacché per la sua validità non è necessario l’uso di formule sacramentali, ma è sufficiente che da tutto il contesto dell’atto si estenda chiaramente la non equivoca manifestazione di volontà di chiedere l’accertamento della responsabilità penale del colpevole in ordine al fatto denunziato. Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 4554 del 28 maggio 1986 (Cass. pen. n. 4554/1986)

Tra i poteri normalmente spettanti al legale rappresentante di un ente collettivo non è compresa la capacità di proporre querela, in quanto quest’ultima non è un atto di ordinaria amministrazione, ma un atto strettamente personale. Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 3833 del 17 maggio 1986 (Cass. pen. n. 3833/1986)

Ai fini della titolarità del diritto di querela deve intendersi per “parte offesa”, il soggetto che patisce la lesione dell’interesse penalmente protetto. Tale è la persona che subisce una diminuzione della propria libertà morale o psichica, per effetto della minaccia a lui diretta e concretante un fatto ingiusto nei confronti di un suo familiare, per l’idoneità di una indiretta minaccia a turbarlo psichicamente. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 7339 del 2 settembre 1983 (Cass. pen. n. 7339/1983)

Anche se la volontà di proporre querela può ritenersi implicita nella stessa esposizione dei fatti da parte della persona offesa, dalla denuncia deve però risultare, in modo inequivoco, la precisa volontà del denunciante di veder perseguito il denunciato. Non può, pertanto, ravvisarsi la querela in un esposto che contenga la semplice narrazione dell’episodio senza accenno alcuno all’intenzione che si proceda penalmente contro il reo. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 4630 del 15 maggio 1981 (Cass. pen. n. 4630/1981)

La querela, in quanto atto processuale di natura negoziale, il cui contenuto va interpretato non in senso letterale, ma in base alla concreta volontà del querelante, desunta anche da elementi e comportamenti successivi collegabili a quella manifestazione di volontà, non richiede necessariamente, per la sua validità, l’esatta indicazione delle generalità del colpevole, essendo sufficiente che contenga l’inequivoca manifestazione della volontà del proponente che si proceda penalmente nei confronti dell’autore del reato, anche se ancora ignoto o non perfettamente identificato, e si accerti la sua responsabilità in ordine ai fatti che formano oggetto dell’istanza di punizione. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 1768 del 4 marzo 1981 (Cass. pen. n. 1768/1981)

La querela, tempestivamente e ritualmente presentata dal sindaco nell’interesse del comune, senza la prescritta autorizzazione amministrativa, ha piena efficacia se successivamente sia intervenuta, con apposita deliberazione, la ratifica del Consiglio comunale, la quale opera ex tunc. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1203 del 20 febbraio 1981 (Cass. pen. n. 1203/1981)

Deve ritenersi valida querela qualsiasi manifestazione di volontà diretta all’accertamento della responsabilità del colpevole in ordine ai fatti che formano oggetto dell’istanza di punizione. (Nella specie, è stata ritenuta valida la querela rivolta contro il padre della persona minorenne indicata come responsabile di fatto colposo). Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 3252 del 20 marzo 1978 (Cass. pen. n. 3252/1978)

Il procedimento interpretativo con cui il giudice di merito identifica, attraverso l’intenzione dell’autore, un atto di querela, costituisce apprezzamento di fatto incensurabile in cassazione se correttamente motivato sul piano logico giuridico. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 178 del 11 gennaio 1975 (Cass. pen. n. 178/1975)

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