Art. 99 – Codice di Procedura Penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477 - aggiornato al D.Lgs. 08.11.2021, n. 188)

Estensione al difensore dei diritti dell'imputato

Articolo 99 - codice di procedura penale

1. Al difensore competono le facoltà e i diritti che la legge riconosce all’imputato, a meno che essi siano riservati personalmente a quest’ultimo (46, 141, 419, 438, 446, 571, 589).
2. L’imputato può togliere effetto, con espressa dichiarazione contraria, all’atto compiuto dal difensore prima che, in relazione all’atto stesso, sia intervenuto un provvedimento del giudice.

Articolo 99 - Codice di Procedura Penale

1. Al difensore competono le facoltà e i diritti che la legge riconosce all’imputato, a meno che essi siano riservati personalmente a quest’ultimo (46, 141, 419, 438, 446, 571, 589).
2. L’imputato può togliere effetto, con espressa dichiarazione contraria, all’atto compiuto dal difensore prima che, in relazione all’atto stesso, sia intervenuto un provvedimento del giudice.

Massime

La domanda di riparazione per ingiusta detenzione è atto personale della parte e non atto del difensore con procura, in quanto l’art. 645, comma primo, c.p.p. prevede che essa sia presentata personalmente o per mezzo di procuratore speciale, e tale previsione, secondo quanto stabilito dall’art. 99, comma primo, stesso codice, comporta una deroga – che logicamente riguarda il compimento di atti processuali, non quello di atti materiali – alla regola della rappresentanza da parte del difensore. Ne consegue che al procuratore alle liti non è consentito sottoscrivere la predetta domanda di riparazione, ma non è preclusa la facoltà di provvedere al deposito in cancelleria della domanda, sottoscritta dal suo assistito. (In motivazione, la S.C. ha rilevato che l’art. 645 c.p.p. da un lato adopera l’espressione «è presentata», la quale, se a prima vista può far pensare a una materiale attività di deposito in cancelleria, a un più attento esame rende evidente che in realtà è diretta a regolare non tale attività, bensì le varie modalità della domanda, in quanto indica la forma dell’atto, i documenti che devono accompagnarlo, i soggetti legittimati e l’ufficio presso il quale esso deve essere depositato e, dall’altro, non commina espressamente l’inammissibilità per l’inosservanza della prescrizione in questione, sicché non potrebbe ravvisarsi tale sanzione processuale, se si dovesse concludere che la prescrizione è diretta ad individuare, anziché il soggetto legittimato a formulare la domanda, quello che ne deve curare il deposito in cancelleria). Cass. pen. Sezioni Unite 9 gennaio 1995, n. 27

Atteso il ruolo partecipativo e non di mera assistenza attribuito al difensore dell’imputato nel nuovo processo penale, come si desume essenzialmente dal disposto di cui all’art. 99, comma 1, c.p.p.deve ora riconoscersi al predetto difensore il potere di rinunciare validamente, ai sensi dell’art. 589, comma 2, c.p.p. all’impugnazione da lui stesso autonomamente proposta nell’interesse dell’imputato. Cass. pen. sez. VI 20 ottobre 1992

In tema di procedimento per decreto, in base alla lettera dell’art. 460, comma terzo, c.p.p.è da escludere che la notifica del decreto penale spetti anche al difensore dell’imputato, dal momento che la detta norma dispone che «copia del decreto è comunicata al pubblico ministero ed è notificata con il precetto al condannato e, se del caso, alla persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria», senza fare alcun riferimento al difensore. D’altra parte se è vero che l’art. 461, comma primo, del predetto codice stabilisce che l’imputato e la persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria, personalmente o a mezzo del difensore eventualmente nominato, possono proporre opposizione, è pur vero che da tale disposizione non può dedursi che, nel caso di nomina del difensore prima dell’emissione del decreto penale, spetti anche a costui la notifica del provvedimento, ma solo trarsi il corollario che, in tale ipotesi, il difensore per proporre opposizione non ha bisogno di ulteriore mandato. Nè infine la necessità della notifica al difensore del decreto può desumersi dal disposto dell’art. 99 c.p.p. 1988 giacché tale norma riguarda il generale principio di rappresentanza e sancisce solo l’estensibilità al difensore delle facoltà e dei diritti spettanti all’imputato. Cass. pen. sez. III 27 febbraio 1991

Il difensore, di fiducia o d’ufficio, dell’indagato o dell’imputato, non munito di procura speciale non può effettuare una valida rinuncia, totale o parziale, all’impugnazione, anche se da lui autonomamente proposta, a meno che il rappresentato sia presente alla dichiarazione di rinuncia fatta in udienza e non vi si opponga. Cass. pen. Sezioni Unite 25 marzo 2016, n. 12603

A norma dell’art. 6, comma 5, della L. 30 luglio 1990, n. 217, la legittimazione a proporre ricorso per cassazione avverso l’ordinanza che decida sul ricorso, proposto contro il decreto di rigetto dell’istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato, spetta solo all’interessato e non al difensore. Infatti, attesa la natura sostanzialmente amministrativa del procedimento in questione, non è applicabile l’art. 99 c.p.p.che estende al difensore le facoltà e i diritti che la legge riconosce all’imputato. Cass. pen. sez. III 5 novembre 1999, n. 2954

Alla stregua della disciplina risultante dal combinato disposto degli artt. 99, 571 e 589 c.p.p.la rinuncia all’impugnazione da parte dell’imputato personalmente, effettuata prima ancora del deposito della sentenza (e, quindi, dell’inizio della decorrenza del termine per impugnare), così come non preclude allo stesso imputato (non operando, in materia penale, l’istituto dell’acquiescenza previsto dall’art. 329 c.p.c.), di proporre ugualmente, entro i termini di legge, l’impugnazione, allo stesso modo non incide sulla validità dell’impugnazione che, successivamente alla detta rinuncia e sempre nell’osservanza dei prescritti termini, sia stata autonomamente proposta dal difensore abilitato. Cass. pen. sez. I 4 aprile 1995, n. 3681

In tema di proscioglimento predibattimentale, l’opposizione dell’imputato contumace può essere espressa anche dal difensore. A questo competono, infatti, a norma dell’art. 99 c.p.p.le facoltà e i diritti che la legge riconosce all’imputato, a meno che siano riservati personalmente a quest’ultimo. Poiché per l’assenso al proscioglimento predibattimentale, l’art. 469 c.p.p. non ha riservato personalmente all’imputato il relativo potere, il consenso del difensore è validamente dato per l’imputato. Cass. pen. sez. III 17 maggio 1995, n. 5588

Il diritto di richiedere un termine per la difesa, previsto dall’art. 519 c.p.p. in caso di nuova contestazione ai sensi dell’art. 516 c.p.p. non è da considerare riservato esclusivamente all’imputato ma, senza alcuna deroga al principio generale di cui all’art. 99 c.p.p.si estende al difensore. Cass. pen. sez. IV 30 novembre 1995, n. 11783

 

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