Art. 75 – Codice di Procedura Penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477 - aggiornato al D.Lgs. 08.11.2021, n. 188)

Rapporti tra azione civile e azione penale

Articolo 75 - codice di procedura penale

1. L’azione civile proposta davanti al giudice civile può essere trasferita nel processo penale fino a quando in sede civile non sia stata pronunciata sentenza di merito anche non passata in giudicato (324 c.p.c.). L’esercizio di tale facoltà comporta rinuncia agli atti del giudizio; il giudice penale provvede anche sulle spese del procedimento civile.
2. L’azione civile prosegue in sede civile se non è trasferita nel processo penale o è stata iniziata quando non è più ammessa la costituzione di parte civile (79, 652; coord. 211).
3. Se l’azione è proposta in sede civile nei confronti dell’imputato dopo la costituzione di parte civile nel processo penale (82) o dopo la sentenza penale di primo grado, il processo civile è sospeso fino alla pronuncia della sentenza penale non più soggetta a impugnazione, salve le eccezioni previste dalla legge (71, 88, 441, 444) (1).

Articolo 75 - Codice di Procedura Penale

1. L’azione civile proposta davanti al giudice civile può essere trasferita nel processo penale fino a quando in sede civile non sia stata pronunciata sentenza di merito anche non passata in giudicato (324 c.p.c.). L’esercizio di tale facoltà comporta rinuncia agli atti del giudizio; il giudice penale provvede anche sulle spese del procedimento civile.
2. L’azione civile prosegue in sede civile se non è trasferita nel processo penale o è stata iniziata quando non è più ammessa la costituzione di parte civile (79, 652; coord. 211).
3. Se l’azione è proposta in sede civile nei confronti dell’imputato dopo la costituzione di parte civile nel processo penale (82) o dopo la sentenza penale di primo grado, il processo civile è sospeso fino alla pronuncia della sentenza penale non più soggetta a impugnazione, salve le eccezioni previste dalla legge (71, 88, 441, 444) (1).

Note

(1) La Corte costituzionale, con sentenza n. 354 del 22 ottobre 1996, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di questo comma, nella parte in cui non prevede che la disciplina ivi contenuta non trovi applicazione nel caso di accertato impedimento fisico permanente che non permetta all’imputato di comparire all’udienza, ove questi non consenta che il dibattimento prosegua in sua assenza.

Massime

Il trasferimento dell’azione civile comporta la revoca della costituzione di parte civile e l’estinzione del rapporto processuale civile nel processo penale e ciò impedisce al giudice penale di confermare le statuizioni civili della sentenza relative ad un rapporto processuale ormai estinto. (In applicazione del principio la S.C. ha dichiarato inammissibile il ricorso della parte civile avverso il provvedimento della Corte territoriale che aveva disposto la revoca delle statuizioni civili e la restituzione delle somme ricevute dalla parte civile a titolo di provvisionale, sul presupposto che quest’ultima aveva proposto, per i medesimi fatti, autonoma azione civile). Cass. pen. sez. V 4 marzo 2016, n. 9175

Il principio di autonomia e di separazione del giudizio civile da quello penale, posto dall’art. 75 cod. proc. pen. comporta che, qualora un medesimo fatto illecito produca diversi tipi di danno, il danneggiato possa pretendere il risarcimento di ciascuno di essi separatamente dagli altri, agendo in sede civile per un tipo e poi costituendosi parte civile nel giudizio penale per l’altro. (Fattispecie nella quale la persona offesa aveva agito in sede civile per il risarcimento del danno materiale e si era costituita parte civile nel processo penale chiedendo solo il risarcimento del danno morale). Cass. pen. sez. II 6 febbraio 2014, n. 5801

Nel caso in cui il danneggiato da un reato agisca dinanzi al giudice civile per il risarcimento del danno morale e di quello biologico e, successivamente, si costituisca parte civile nel processo penale chiedendo il risarcimento dei soli danni patrimoniali, il giudizio civile non va sospeso, in quanto il principio di autonomia e di separazione del giudizio civile da quello penale, posto dall’art. 75 c.p.p.comporta che, qualora un medesimo fatto illecito produca diversi tipi di danno, il danneggiato possa pretendere il risarcimento di ciascuno di essi separatamente dagli altri, agendo in sede civile per un tipo e poi costituendosi parte civile nel giudizio penale per l’altro. Cass. pen. sez. II 14 ottobre 2008, n. 38806

Il trasferimento dell’azione civile comporta la revoca della costituzione di parte civile e l’estinzione del rapporto processuale civile nel processo penale e ciò impedisce al giudice penale di mantenere ferme le statuizioni civili relative ad un rapporto processuale ormai estinto. (Nella fattispecie la Corte, investita di un ricorso proposto dall’imputato e relativo alla responsabilità penale, preso atto della revoca, ha annullato senza rinvio la sentenza in ordine alle statuizioni civili in essa contenute). Cass. pen. sez. IV 16 luglio 2004, n. 31320

In tema di azione civile nel giudizio penale, il giudice di appello, in difetto di una specifica richiesta della parte interessata, non è legittimato a mutare il contenuto della pronuncia risarcitoria emessa in primo grado, atteso che egli non può statuire in assenza di domanda di parte. (Fattispecie in cui la Corte di cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di secondo grado, limitatamente alle statuizioni civili, in quanto il giudice di appello, nel confermare la condanna dell’imputato per il delitto di lesioni volontarie, aveva aumentato la somma liquidata alla parte civile a titolo di risarcimento del danno, benché quest’ultima si fosse limitata a chiedere la conferma delle statuizioni che la riguardavano). Cass. pen. sez. V 3 dicembre 2001, n. 43454

In tema di rapporti fra azione civile ed azione penale, il trasferimento nel processo penale dell’azione civile esercitata mediante richiesta di decreto ingiuntivo è consentito, ai sensi dell’art. 75, comma 1, c.p.p.solo ove l’intimato abbia proposto opposizione e non sia stata pronunciata sentenza, anche non passata in giudicato, con la quale è stata decisa la lite nel merito, dovendosi viceversa ritenere precluso ove il decreto non sia stato opposto ovvero l’opponente non si sia costituito, poiché in tal caso il provvedimento acquista valore di sentenza passata in giudicato. Cass. pen. sez. II 16 giugno 2000, n. 7126

In caso di trasferimento dell’azione civile nel processo penale il giudice penale deve provvedere alla liquidazione delle spese sostenute dalla parte lesa nel procedimento civile, quale che sia il rito prescelto dalle parti, compreso quello di applicazione della pena su richiesta. Cass. pen. sez. IV 13 marzo 1997, n. 2493

La parte lesa, la quale abbia trasferito nel giudizio penale l’azione risarcitoria costituendosi parte civile, ha diritto di ripetere le spese sostenute in entrambe le sedi giudiziarie, tenuto conto della spendita di attività processuali effettivamente poste in essere. (Fattispecie relativa a sentenza di applicazione della pena su richiesta con la quale l’imputata era stata condannata alla rifusione delle spese sostenute dalla costituita parte civile, pertinenti il giudizio penale ed il procedimento civile già pendente, di analogo contenuto risarcitorio). Cass. pen. sez. IV 24 maggio 1994, n. 6057

In tema di azione civile nel giudizio penale, nel caso di condanna in primo grado dell’imputato al risarcimento del danno da liquidarsi in separata sede, il giudice d’appello, in assenza di una impugnazione della parte civile sul punto, non può procedere alla liquidazione definitiva del danno, in quanto ne risulterebbe violato il principio devolutivo dell’appello. Cass. pen. sez. V 19 novembre 2001, n. 41140

Poiché solo quando pronunzia sentenza di condanna il giudice penale può decidere sulla domanda per le restituzioni ed il risarcimento del danno, la parte civile è legittimata a proporre impugnazione non solo contro i capi della sentenza che riguardano l’azione civile, ma anche contro la sentenza di proscioglimento o assoluzione pronunziata nel giudizio, chiedendo, sia pure ai soli effetti della responsabilità civile, la affermazione della responsabilità penale dell’imputato. Né tale atto di impugnazione deve, necessariamente, contenere la specificazione della domanda restitutoria e/o risarcitoria, in quanto detta specificazione può anche essere differita al momento della formulazione delle conclusioni in dibattimento. Cass. pen. sez. V 30 marzo 1999, n. 958

È inammissibile il ricorso per cassazione proposto dalla parte civile avverso la sentenza d’appello, qualora la stessa non abbia impugnato la decisione di primo grado, per lei sfavorevole, in quanto il principio dell’immanenza degli effetti della costituzione di parte civile, di cui all’art. 76 c.p.p.vale nel rispetto di tutti gli altri principi, tra cui quello della tempestività dell’impugnazione, la cui mancanza determina il passaggio in giudicato della sentenza a norma dell’art. 329 c.p.c. Cass. pen. sez. V 10 giugno 1998, n. 6911

È legittima la statuizione – pronunciata in sede di appello – di condanna alle spese a favore della parte civile, ancorché quest’ultima non abbia presentato in tale sede le proprie conclusioni, stante il principio di immanenza della costituzione di parte civile, previsto dall’art. 76, comma secondo, cod. proc. pen.in virtù del quale la parte civile, una volta costituita deve ritenersi presente nel processo anche se non compaia e deve essere citata nei successivi gradi di giudizio ancorché non impugnante sicché l’immanenza viene meno solo nel caso di revoca espressa ovvero nei casi di revoca implicita che non possono essere estesi al di là di quelli tassativamente previsti dall’art. 82, comma secondo, cod. proc. pen. Cass. pen. sez. V 24 settembre 2013, n. 39471

La persona offesa costituita parte civile ha diritto, in caso di sentenza di patteggiamento, alla condanna dell’imputato alla rifusione anche delle spese per l’attività svolta prima della costituzione, e quindi in fase procedimentale, e consistita nella partecipazione a incombenti di natura probatoria, in specie all’incidente probatorio. Cass. pen. sez. IV 3 febbraio 2011, n. 4136

Nel processo penale l’onere della rifusione delle spese giudiziali sostenute dalla parte civile è collegato alla soccombenza e pertanto, nel giudizio di impugnazione, all’interesse della persona offesa o danneggiata a far valere i propri diritti in contrasto con i motivi proposti dall’imputato; ne discende che, qualora nessun pregiudizio possa derivare alla parte civile dall’accoglimento del gravame, la stessa, pur avendo diritto di intervenire, non ha alcun interesse a concludere, con la ulteriore conseguenza che non può essere ordinata in suo favore la rifusione de qua. Cass. pen. sez. V 27 ottobre 1998, n. 11272

Il giudice nel liquidare le spese della parte civile deve indicare le singole voci della liquidazione, in quanto una determinazione globale delle spese, senza distinzione tra onorari, competenze e spese, non permette all’imputato di controllare l’eventuale onerosità della statuizione e non consente ad entrambe le parti di verificare e sindacare il rispetto, in bonam e in malam partem, dei minimi e massimi tariffari. (Fattispecie di annullamento con rinvio di una sentenza di patteggiamento). Cass. pen. sez. V ord. 30 luglio 1998, n. 2665

Con riferimento alla liquidazione delle spese di costituzione di parte civile, la determinazione degli onorari di avvocato, delle competenze di procuratore e delle spese, nei limiti minimi e massimi della tariffa e in relazione al numero e all’importanza delle questioni trattate e delle singole prestazioni difensive, implica una valutazione discrezionale, insindacabile in sede di legittimità. Il principio è però valido sempre che non venga dedotta la violazione dei suddetti limiti e che venga offerta congrua e logica motivazione. (Fattispecie di annullamento con rinvio della liquidazione delle spese di costituzione di parte civile effettuata dal giudice del «patteggiamento» con valutazione globale). Cass. pen. sez. V ord. 30 luglio 1998, n. 2665

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