Art. 74 – Codice di Procedura Penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477 - aggiornato al D.Lgs. 08.11.2021, n. 188)

Legittimazione all'azione civile

Articolo 74 - codice di procedura penale

1. L’azione civile per le restituzioni e per il risarcimento del danno di cui all’art. 185 del codice penale può essere esercitata nel processo penale dal soggetto al quale il reato ha recato danno ovvero dai suoi successori universali, nei confronti dell’imputato (60, 61) e del responsabile civile (83 ss., 538 ss.; coord. 212) (1).

Articolo 74 - Codice di Procedura Penale

1. L’azione civile per le restituzioni e per il risarcimento del danno di cui all’art. 185 del codice penale può essere esercitata nel processo penale dal soggetto al quale il reato ha recato danno ovvero dai suoi successori universali, nei confronti dell’imputato (60, 61) e del responsabile civile (83 ss., 538 ss.; coord. 212) (1).

Note

(1) Il previo accesso alla mediazione non è condizione per l’esercizio dell’azione civile nel processo penale a norma dell’art. 5, comma 4, lettera f), del D.L.vo 4 marzo 2010, n. 28.

Massime

In tema di esercizio dell’azione civile nel processo penale, la parte civile può limitarsi ad allegare genericamente di aver subito un danno dal reato, senza incorrere in alcuna nullità, in quanto il giudice ha sempre la possibilità di pronunciare condanna generica, là dove ritenga che le prove acquisite non consentano la liquidazione del danno con conseguenti effetti sull’onere di allegazione e prova spettante alla parte civile. Cass. pen. sez. IV 10 febbraio 2017, n. 6380

La legittimazione all’azione civile nel processo penale va verificata esclusivamente alla stregua della fattispecie giuridica prospettata dalla parte a fondamento dell’azione, in relazione al rapporto sostanziale dedotto in giudizio ed indipendentemente dalla effettiva titolarità del vantato diritto al risarcimento dei danni, il cui accertamento riguarda il merito della causa, investendo i concreti requisiti di accoglibilità della domanda e, perciò la sua fondatezza, ed è collegato all’adempimento dell’onere deduttivo e probatorio incombente sull’attore. (Nella fattispecie, la S.C. ha ritenuto immune da censure la decisione che, dopo aver ammesso la costituzione delle parti civili che asserivano di aver subito un danno per effetto della morte del loro congiunto in conseguenza del sinistro stradale, ne rigettava la domanda di risarcimento per non aver fornito adeguata evidenza della loro qualità di congiunti e aventi diritto a seguito della morte della parte offesa). Cass. pen. sez. IV 11 aprile 2016, n. 14768

Legittimato all’esercizio dell’azione civile nel processo penale non è solo il soggetto passivo del reato ma anche il danneggiato che abbia riportato un danno eziologicamente riferibile all’azione od omissione del soggetto attivo del reato; tale rapporto di causalità sussiste anche quando il fatto reato, pur non avendo determinato direttamente il danno, abbia tuttavia determinato uno stato tale di cose che senza di esse il danno non si sarebbe verificato. (In applicazione del principio, la Corte ha affermato la legittimazione alla costituzione di parte civile della società assicuratrice di bene oggetto di incendio doloso, cagionato dall’assicurato, con riferimento ai profili del lucro cessante, per il pregiudizio derivante dal mancato pagamento degli ulteriori premi, e del danno emergente, avendo riguardo alle spese per l’istruttoria avviate a seguito della denuncia di sinistro). Cass. pen. sez. I 7 novembre 2014, n. 46084

È abnorme il provvedimento del tribunale che, all’esito del dibattimento, modi.cando una propria precedente ordinanza ritualmente emessa in fase di atti preliminari, ammetta una parte civile originariamente esclusa. (Fattispecie in cui il giudice aveva revocato l’ordinanza con cui aveva ritenuto che la costituzione di parte civile, effettuata nei confronti degli imputati in un procedimento, non potesse ritenersi automaticamente estesa anche agli imputati di un procedimento riunito). Cass. pen. sez. II 25 ottobre 2013, n. 43748

La condanna di più imputati al pagamento delle spese in favore della parte civile deve ritenersi regolata dall’art. 97 cod. proc. civ. per cui ciascuno dei soccombenti è condannato in proporzione al rispettivo interesse nella causa, applicandosi, invece, la solidarietà nel solo caso di interesse comune. Cass. pen. sez. VI 24 aprile 2013, n. 18615

Non è abnorme l’ordinanza con cui il giudice esclude la costituzione della parte civile per la mancanza di un rapporto di causalità diretta tra il danno ed i fatti di cui all’imputazione, in quanto rientra nel potere – dovere del giudice valutare l’ammissibilità della costituzione di parte civile. Cass. pen. sez. III 1 febbraio 2012, n. 4364

L’azione civile per le restituzioni e/o il risarcimento del danno nel processo penale non spetta “iure successionis” ai successibili che non siano eredi e quindi successori universali, non escludendosi per per i successibili che siano prossimi congiunti della vittima, la legittimazione ad agire “iure proprio” per il ristoro dei danni patrimoniali e soprattutto non patrimoniali sofferti. Cass. pen. sez. II 11 aprile 2011, n. 14251

In tema di azione civile nel processo penale, l’imputato legalmente interdetto ha piena capacità e legittimazione processuale per resistere alla domanda restitutoria e/o risarcitoria proposta nei suoi confronti dalla parte civile. Cass. pen. sez. II 27 settembre 2007, n. 35616

Non sussiste l’interesse della parte civile a proporre ricorso per cassazione avverso la sentenza di condanna che abbia escluso per l’imputato l’aggravante della premeditazione (art. 577 n. 3 c.p.p.) la quale, pur incidendo sulla gravità del disvalore sociale del fatto e potendo determinare una più grave sanzione, non influisca sulla entità della pretesa risarcitoria, che in sede civile potrà dar luogo ad una adeguata liquidazione del danno subito, indipendentemente dall’entità della pena inflitta all’imputato e, quindi, dal particolare disvalore del fatto connesso alla sussistenza della premeditazione. Cass. pen. sez. V 12 marzo 2002, n. 10077

In tema di risarcimento del danno, il soggetto legittimato all’azione civile è il danneggiato che non necessariamente si identifica con il soggetto passivo del reato in senso stretto, ma è chiunque abbia riportato un danno eziologicamente riferibile all’azione o all’omissione del soggetto attivo del reato. (Fattispecie relativa a vicini di casa parte civile in processo per abuso edilizio). Cass. pen. sez. V 12 maggio 2000, n. 5613  . Conforme: Cass. pen. sez. VI, 28 maggio 1996, n. 1266

Nel giudizio di applicazione della pena a norma degli artt. 444 e segg. c.p.p.il giudice, se non può apprezzare la fondatezza della domanda della parte civile, ha, invece, il potere-dovere di valutare la sua legittimazione alla costituzione, anche ai fini della condanna dell’imputato al pagamento delle spese processuali in favore di essa. Cass. pen. Sezioni Unite 13 luglio 1999, n. 12

Fermo il principio che la valutazione dell’ammissibilità della costituzione di parte civile, sia nel giudizio di primo grado sia negli ulteriori stati e gradi di giudizio, non può prescindere dal criterio dell’interesse, deve ritenersi che la parte civile ha, per definizione, interesse (a prescindere dalle statuizioni di carattere civile coinvolgenti i suoi diritti al risarcimento dei danni e alle restituzioni derivanti dal reato) anche all’affermazione della responsabilità penale dell’imputato, in quanto la decisione relativa si pone come presupposto del riconoscimento o della negazione di tali diritti. Ne consegue che, se i reati contestati all’imputato siano più di uno, la parte civile ha interesse a che sia affermata la responsabilità per tutti i reati (o per il maggior numero possibile di essi) perché da tale affermazione dipende il diritto ad un risarcimento del danno maggiore o minore. Cass. pen. sez. VI 22 ottobre 1997, n. 9475

Le associazioni ambientaliste sono legittimate a costituirsi parti civili – “iure” proprio nel processo per reati ambientali, sia come titolari di un diritto della personalità connesso al perseguimento delle finalità statutarie, sia come enti esponenziali del diritto alla tutela ambientale – anche per i reati commessi in occasione o con la finalità di violare normative dirette alla tutela dell’ambiente e del territorio, finalità che costituiscono la ragione sociale delle predette associazioni. (Fattispecie in cui l’oggetto dell’imputazione era costituito, oltre che da illeciti urbanistici, anche da delitti di falso ed abuso preordinati e commessi proprio allo scopo di rendere possibile l’abuso edilizio). Cass. pen. sez. V 23 febbraio 2011, n. 7015

Nei procedimenti penali per reati ambientali la costituzione di parte civile delle associazioni ambientaliste in sostituzione degli enti territoriali, già consentita dall’art. 9, comma terzo, del D.L.vo n. 267 del 2000, successivamente abrogato dall’art. 318, comma secondo, del D.L.vo n. 152 del 2006, è subordinata alla mera inerzia di tali enti, senza che rilevino le ragioni della stessa. (Fattispecie di ritenuta legittimità della costituzione del W.W.F. in presenza del rilascio del certificato di compatibilità paesaggistica da parte del Comune). Cass. pen. sez. III 7 maggio 2009, n. 19081

Le associazioni di protezione ambientale riconosciute ai sensi dell’art. 13 della legge 6 luglio 1986 n. 349 possono costituirsi parte civile nei procedimenti per reati ambientali, ma non possono richiedere ed ottenere la condanna dell’imputato al risarcimento in proprio favore dei danni materiali e/o morali eventualmente conseguenti, spettando alle stesse la sola rifusione delle spese processuali. Cass. pen. sez. III 20 dicembre 2002, n. 43238

Le associazioni di protezione ambientale individuate ai sensi dell’art. 13 della legge 6 luglio 1986, n. 349 possono proporre le azioni risarcitorie conseguenti a danno ambientale, di competenza del giudice ordinario, che spettano al Comune o alla Provincia, ma l’eventuale risarcimento del danno deve essere liquidato in favore dell’Ente sostituito. Cass. pen. sez. III 20 dicembre 2002, n. 43238

In tema di legittimazione degli enti e delle associazioni ecologistiche a costituirsi parte civile, deve ritenersi che quando l’interesse diffuso alla tutela dell’ambiente non è astrattamente connotato, ma si concretizza in una determinata realtà storica di cui il sodalizio ha fatto il proprio scopo, diventando la ragione e, perciò elemento costitutivo di esso, è ammissibile la costituzione di parte civile di tale ente, sempre che dal reato sia derivata una lesione di un diritto soggettivo inerente allo scopo specifico perseguito. Pertanto è, in primis, configurabile, in capo alle associazioni ecologistiche, la titolarità di un diritto soggettivo e di un danno risarcibile, individuabile nella salubrità dell’ambiente, sempre che una articolazione territoriale colleghi le associazioni medesime ai beni lesi, sicché esse sono legittimate all’azione “aquiliana” per la difesa del proprio diritto soggettivo alla tutela dell’interesse collettivo alla salubrità dell’ambiente; è, inoltre, ipotizzabile la lesione del diritto della personalità dell’ente e la conseguente facoltà delle associazioni di protezione ambientale di agire per il risarcimento dei danni morali e materiali relativi all’offesa, diretta ed immediata, dello “scopo sociale”, che costituisce la finalità propria del sodalizio. (Nella specie la S.C. ha ritenuto che l’associazione Lega ambiente – ente esponenziale della comunità in cui trovasi il bene collettivo oggetto di lesione ed avente a scopo la salvaguardia degli interessi lesi dal reato – era legittimata a costituirsi parte civile, ai sensi degli artt. 185 c.p. e 74 c.p.p.sia per la tutela del diritto collettivo all’ambiente salubre sia per la protezione del diritto della personalità in conseguenza del discredito derivante alla propria sfera funzionale dalla condotta illecita). Cass. pen. sez. III 26 settembre 1996, n. 8699

La legittimazione a costituirsi parte civile delle associazioni ambientaliste deriva sia dalla tutela del diritto assoluto all’ambiente salubre, che, in quanto riferito ad una dimensione collettiva, si invera pure in tutte quelle associazioni di protezione ambientale rappresentative delle singole comunità partecipi dell’ambiente che si assume danneggiato o leso e si presentano quindi quali enti esponenziali della comunità in cui trovasi il bene collettivo oggetto di lesione sia dalla protezione del diritto della personalità per il discredito derivante alla propria sfera «funzionale». Il rapporto tra territorio, situazione storica specifica e definita ed associazione ambientalista non si deve necessariamente rinvenire nella previsione della tutela di quella zona nello scopo statutario primario ed essenziale di dette associazioni, ma si evince dall’attività svolta dalle sezioni provinciali, come tali radicate sul territorio, nell’attuazione di fini statutari piampi e relativi alla protezione di diritti soggettivi assoluti determinati o determinabili, inerenti ad una collettività, ma non limitati alla singola zona ed ad un solo bene, ma comprensivi di tutta la provincia, purché non si tratti di interessi indeterminati ed astratti. Cass. pen. sez. III 6 aprile 1996, n. 3503

In materia sanitaria, stante la diffusa competenza residuale prima dello Stato e poi della Regione e in considerazione dell’autonomia gestionale delle singole A.S.L.va riconosciuta all’ente territoriale regionale la legittimazione a costituirsi parte civile nei processi in cui siano imputati i dirigenti di una A.S.L. per aver malamente esercitato i loro poteri/doveri di autonomia gestionale, così determinando una ricaduta negativa sull’efficienza delle strutture ospedaliere, da cui sia derivato un evento lesivo ad un utente. (Nella fattispecie, a causa della realizzazione di un impianto elettrico di sala operatoria non conforme alla normativa vigente, nel corso di un “black out” era venuta meno la funzionalità della strumentazione necessaria per il controllo dei parametri vitali del paziente, così da impedire il monitoraggio delle sue condizioni di salute e determinarne il decesso). Cass. pen. sez. IV 18 febbraio 2014, n. 7597

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