Art. 718 – Codice di Procedura Penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477)

Revoca e sostituzione delle misure

Articolo 718 - Codice di Procedura Penale

1. La revoca e la sostituzione delle misure previste dagli articoli precedenti sono disposte in camera di consiglio (127) dalla corte di appello o, nel corso del procedimento davanti alla Corte di cassazione, dalla corte medesima (611).
2. La revoca è sempre disposta se il Ministro della giustizia (1) ne fa richiesta.

Articolo 718 - Codice di Procedura Penale

1. La revoca e la sostituzione delle misure previste dagli articoli precedenti sono disposte in camera di consiglio (127) dalla corte di appello o, nel corso del procedimento davanti alla Corte di cassazione, dalla corte medesima (611).
2. La revoca è sempre disposta se il Ministro della giustizia (1) ne fa richiesta.

Note

(1) Le parole: «ministro di grazia e giustizia» sono state così sostituite dalle attuali: «Ministro della giustizia» dall’art. 4, comma 1, lett. q), del D.L.vo 3 ottobre 2017, n. 149.

Massime

La definizione della procedura di estradizione con decisione favorevole alla stessa non preclude il controllo giurisdizionale sulla richiesta di revoca o di sostituzione della misura coercitiva nell’ambito del procedimento incidentale de libertate, purché la richiesta si fondi su motivi attinenti alla sopravvenuta inefficacia della misura o all’insussistenza delle esigenze cautelari, con particolare riguardo al pericolo di fuga, e la persona non sia già stata consegnata allo Stato richiedente, e sempre che sulla questione non sia intervenuta, nel procedimento principale di estradizione, la decisione definitiva sulla questione de libertate che determina una preclusione endoprocessuale sul punto. (Nell’affermare tale principio la Corte ha altresì precisato che l’eventuale decisione definitiva sulla questione de libertate che sia intervenuta in sede di procedimento principale di estradizione determina esclusivamente una preclusione allo stato degli atti sulle questioni dedotte, le quali non possono essere riproposte dall’estradando rebus sic stantibus). Cass. pen. Sezioni Unite 18 giugno 2003, n. 26156

In materia di revoca e di sostituzione delle misure cautelari nei confronti dell’estradando, l’art. 718 c.p.p. non richiama il procedimento di cui all’art. 127 c.p.p.ma statuisce soltanto che la corte di appello deve procedere «in Camera di consiglio», espressione da intendersi, alla luce del richiamo di cui all’art. 714, comma 2, c.p.p.come designante l’adozione dei provvedimenti da parte dell’organo collegiale secondo la procedura prevista dall’art. 299 c.p.p. Cass. pen. sez. VI 25 settembre 2002, n. 31902

In materia di revoca e di sostituzione delle misure cautelari nei confronti dell’estradando la corte di appello deve provvedere a pena di nullità con l’osservanza delle forme previste dall’art. 127 c.p.p. fissando udienza in camera di consiglio – come previsto dall’art. 718 c.p.p. – e dando avviso alle parti e ai difensori per consentire la loro partecipazione. Cass. pen. sez. IV 24 marzo 1998, n. 841

In tema di misure cautelari personali applicate ai fini della estradizione per l’estero, nessuna preclusione deriva alla proponibilità di richieste di revoca o sostituzione delle misure dall’avvenuto esaurimento del procedimento giurisdizionale a seguito della sentenza favorevole alla estradizione; sempre che dette richieste siano fondate sulla sopravvenuta inefficacia della misura o sulla sopravvenuta insussistenza delle esigenze cautelari, dato che, dopo tale sentenza, il presupposto della prognosi della sussistenza delle condizioni per una sentenza favorevole alla estradizione, richiesto dall’art. 714, terzo comma, c.p.p.risulta ormai definito da detta decisione. Cass. pen. sez. VI 7 gennaio 1998, n. 4497

L’esaurimento del procedimento giurisdizionale relativo alla decisione sulla estradizione a richiesta di uno Stato estero non preclude il controllo giurisdizionale sulle misure cautelari: l’art. 718 c.p.p. stabilisce che la corte d’appello e la Corte di cassazione possono disporre la revoca e la sostituzione delle «misure previste dagli articoli precedenti» senza delimitazione alla fase antecedente alla decisione sulla estradizione, così come l’art. 714, comma 1, stesso codice dispone che la persona della quale è demandata l’estradizione può essere sottoposta a misure cautelari «in ogni tempo». Cass. pen. sez. VI 17 luglio 1995, n. 2931

La mancata pronuncia entro cinque giorni, da parte del giudice competente, sulla richiesta di revoca o sostituzione della misura coercitiva, non ne comporta la caducazione automatica, essendo prevista tale sanzione processuale solo nei casi di cui agli artt. 300, 301 e 302 c.p.p. Ne consegue che la richiesta di revoca dell’arresto provvisorio a fini estradizionali, erroneamente esaminata e decisa dal presidente della corte d’appello e non da quest’ultima, non comporta la cessazione della misura cautelare, fermo restando l’obbligo della corte medesima di pronunciarsi sull’istanza. Cass. pen. sez. I 3 gennaio 1992

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