Art. 716 – Codice di Procedura Penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477)

Arresto da parte della polizia giudiziaria

Articolo 716 - Codice di Procedura Penale

1. Nei casi di urgenza, la polizia giudiziaria (57) può procedere all’arresto della persona nei confronti della quale sia stata presentata domanda di arresto provvisorio se ricorrono le condizioni previste dall’art. 715 comma 2. Essa provvede altresì al sequestro del corpo del reato e delle cose pertinenti al reato (253).
2. L’autorità che ha proceduto all’arresto ne informa immediatamente il Ministro della giustizia (1) e al più presto, e comunque non oltre quarantotto ore, pone l’arrestato a disposizione del presidente della corte di appello nel cui distretto l’arresto è avvenuto, mediante la trasmissione del relativo verbale.
3. Quando non deve disporre la liberazione dell’arrestato, il presidente della corte di appello, entro le successive quarantotto ore, convalida l’arresto con ordinanza disponendo, se ne ricorrono i presupposti l’applicazione di una misura coercitiva. Dei provvedimenti dati informa immediatamente il Ministro della giustizia (2).
4. La misura coercitiva è revocata (718) se il Ministro della giustizia (1) non ne chiede il mantenimento entro dieci giorni dalla convalida.
5. Si applicano le disposizioni dell’art. 715 commi 5 e 6 (717).

Articolo 716 - Codice di Procedura Penale

1. Nei casi di urgenza, la polizia giudiziaria (57) può procedere all’arresto della persona nei confronti della quale sia stata presentata domanda di arresto provvisorio se ricorrono le condizioni previste dall’art. 715 comma 2. Essa provvede altresì al sequestro del corpo del reato e delle cose pertinenti al reato (253).
2. L’autorità che ha proceduto all’arresto ne informa immediatamente il Ministro della giustizia (1) e al più presto, e comunque non oltre quarantotto ore, pone l’arrestato a disposizione del presidente della corte di appello nel cui distretto l’arresto è avvenuto, mediante la trasmissione del relativo verbale.
3. Quando non deve disporre la liberazione dell’arrestato, il presidente della corte di appello, entro le successive quarantotto ore, convalida l’arresto con ordinanza disponendo, se ne ricorrono i presupposti l’applicazione di una misura coercitiva. Dei provvedimenti dati informa immediatamente il Ministro della giustizia (2).
4. La misura coercitiva è revocata (718) se il Ministro della giustizia (1) non ne chiede il mantenimento entro dieci giorni dalla convalida.
5. Si applicano le disposizioni dell’art. 715 commi 5 e 6 (717).

Note

(1) Le parole: «ministro di grazia e giustizia» sono state così sostituite dalle attuali: «Ministro della giustizia» dall’art. 4, comma 1, lett. o), n. 1), del D.L.vo 3 ottobre 2017, n. 149.
(2) Questo comma è stato così sostituito dall’art. 4, comma 1, lett. o), n. 2), del D.L.vo 3 ottobre 2017, n. 149.

Massime

In tema di estradizione per l’estero, ai fini della regolarità della procedura e a tutela delle garanzie della difesa, è necessario che l’estradando sia specificamente informato dei fatti posti a fondamento della domanda di estradizione. (In applicazione del principio, la Corte ha dichiarato l’invalidità degli atti compiuti nel procedimento essendo risultato che l’informazione, ricevuta dall’estradando a seguito dell’arresto provvisorio, nelle forme previste dagli artt. 716 e 717 cod. proc. pen.non aveva riguardato i fatti descritti nel titolo cautelare successivamente trasmesso a corredo della domanda estradizionale). Cass. pen. sez. VI 9 marzo 2017, n. 11548

In tema di estradizione per l’estero, l’annullamento per difetto di motivazione sulla sussistenza del pericolo di fuga dell’ordinanza con la quale il presidente della corte d’appello ha convalidato l’arresto provvisorio ed ha applicato la misura cautelare della custodia in carcere, deve essere disposto con rinvio per consentire una nuova deliberazione, diretta a correggere i vizi del provvedimento annullato, con emissione, ove del caso, di un titolo restrittivo valido ed operativo. Cass. pen. sez. VI 9 gennaio 2014, n. 620

In tema di estradizione per l’estero, ai fini della legittimità della misura cautelare preceduta da un arresto operato nei casi di urgenza, a norma dell’art. 716 c.p.p.non è prevista una richiesta motivata da parte del Ministro della giustizia, che è invece contemplata dall’art. 715, comma primo, c.p.p.nella diversa ipotesi in cui non sia stato operato l’arresto di polizia giudiziaria. Cass. pen. sez. VI 31 gennaio 2012, n. 3889

In tema di estradizione per l’estero, ai fini della convalida dell’arresto provvisorio operato dalla polizia giudiziaria ai sensi dell’art. 716 c.p.p.non è richiesta la preventiva audizione dell’estradando, cui occorre procedere, invece, nella fase successiva, qualora nei suoi confronti sia stata applicata una misura coercitiva. Ne consegue che in questa fase non è prevista la presenza del difensore, così come del pubblico ministero, essendo il rispetto dei diritti della difesa comunque assicurato dalla disposizione di cui all’art. 717 c.p.p.. Cass. pen. sez. VI 31 gennaio 2012, n. 3889

In tema di estradizione per l’estero, la legittimità dell’arresto provvisorio ad iniziativa della polizia giudiziaria, in applicazione dell’art. 716 c.p.p.è subordinata, tra l’altro, alla condizione dell’urgenza dell’adempimento, la quale, stante il richiamo operato all’art. 715, comma secondo, c.p.p. può ritenersi senz’altro integrata quando sussista il rischio di fuga dell’estradando. Cass. pen. sez. VI 31 gennaio 2012, n. 3889

In tema di mandato di arresto europeo, nell’ipotesi del successivo ingresso di uno Stato nell’ambito dell’Unione europea, è applicabile la disciplina del mandato d’arresto europeo e non la diversa normativa in ordine al procedimento estradizionale qualora, a seguito di una diffusione di ricerche in campo internazionale o di una segnalazione nel S.I.S.effettuate prima dell’ingresso del Paese estero nell’Unione europea, l’arresto d’iniziativa degli organi di polizia sia stato in concreto operato a seguito dell’entrata in vigore, anche per tale Stato, della nuova disciplina di consegna. (Nella fattispecie è stata esclusa la pendenza della procedura estradizionale, in quanto il mandato d’arresto europeo è stato emesso a seguito dell’ingresso della Romania nell’Unione europea, avvenuto il 1° gennaio 2007, ed erano state anteriormente diffuse solo le ricerche in campo internazionale per la localizzazione della persona richiesta in consegna). Cass. pen. sez. VI 5 novembre 2007, n. 40526

In tema di mandato di arresto europeo, gli avvisi per il procedimento camerale dinanzi alla Corte di cassazione devono essere notificati anche all’imputato soltanto quando egli non sia assistito da difensore di fiducia. Cass. pen. sez. fall. 17 settembre 2007, n. 35000

Nel caso in cui sia lo stesso mandato di arresto a prevedere un termine di durata della custodia cautelare, è irrilevante la dimostrazione della mancanza nella legislazione dello Stato di emissione di limiti massimi per la carcerazione preventiva (fattispecie relativa alla Polonia). (Mass. redaz.). Cass. pen. sez. VI 9 maggio 2007, n. 17810

In tema di mandato di arresto europeo, il rinvio della consegna «a soddisfatta giustizia italiana», disposta a norma dell’art. 24 L. n. 69 del 2005, implica la cessazione dello stato cautelare a cui è stata eventualmente sottoposta la persona richiesta, non potendo essere qualificata tale situazione come un’ipotesi di ineseguibilità della consegna imputabile alla persona richiesta, che in base all’art. 23, comma 5 della stessa legge, impedisce la sua liberazione. (Mass. redaz.). Cass. pen. sez. VI 8 maggio 2007, n. 17606

L’art. 18, comma 1 lett. r) della legge 22 aprile 2005, n. 69, secondo il quale la corte d’appello rifiuta la consegna «se il mandato di arresto europeo è stato emesso ai fini dell’esecuzione di una pena o di una misura di sicurezza privative della libertà personale, qualora la persona ricercata sia cittadino italiano, sempre che la corte d’appello disponga che tale pena o misura di sicurezza sia eseguita in Italia conformemente al suo diritto interno», non impone sempre e comunque alla Corte d’appello una decisione di rifiuto della consegna del cittadino italiano sol che vi sia una richiesta di espiare la pena in Italia, ma attribuisce invece alla Corte d’appello un ambito di valutazione circa la concreta possibilità di espiazione della pena in Italia. Se da un lato, nulla vieta che il procedimento finalizzato alla decisione sulla richiesta di consegna (art. 17) e il procedimento finalizzato alla definizione del luogo di espiazione della pena (art. 18, lett. r) confluiscano in un’unica rapida procedura, è possibile, nel caso in cui siano le condizioni per una trattazione unitaria che la decisione in ordine al luogo di espiazione della pena possa essere rimandata alla fase tipica dell’esecuzione della pena. (Mass. redaz.). Cass. pen. sez. VI 12 marzo 2007, n. 10544

In materia di mandato di arresto europeo, con riguardo alla previsione dell’art. 18 lett. e) della legge 22 aprile 2005, n. 69, che prevede un caso di rifiuto di consegna «se la legislazione dello Stato membro di emissione non prevede i limiti massimi della carcerazione preventiva», l’autorità giudiziaria italiana deve veri.care, ai fini della consegna, se nella legislazione dello Stato membro di emissione sia espressamente fissato un termine di durata della custodia cautelare .no alla sentenza di condanna di primo grado, o, in mancanza, se un limite temporale implicito sia comunque desumibile da altri meccanismi processuali che instaurino, obbligatoriamente e con cadenze predeterminate, un controllo giurisdizionale funzionale alla legittima prosecuzione della custodia cautelare o, in alternativa, alla estinzione della stessa. Cass. pen. Sezioni Unite 5 febbraio 2007, n. 4614

In tema di estradizione per l’estero, l’autorità giudiziaria italiana non può sostituirsi all’autorità giudiziaria dello Stato richiedente, al .ne di stabilire se la pena per la quale è domandata l’estradizione risulti già interamente scontata secondo la legislazione dello Stato richiedente, laddove debbano essere effettuate complesse valutazioni giuridiche in tema di esecuzione della pena, di computo della pena espiata e di concessione o meno di bene.ci incidenti sulla durata e sulla qualità della pena stessa. (Mass. redaz.). Cass. pen. sez. VI 11 gennaio 2007, n. 393

Ai fini della valutazione del pericolo di fuga in tema di convalida dell’arresto a fini estradizionali è irrilevante che l’estradando si trovi in stato di detenzione nel territorio nazionale perché sottoposto a procedimento penale pendente dinanzi all’autorità giudiziaria italiana, sia perché opera il criterio generale secondo cui lo « status detentionis» non è ostativo all’emissione di un altro provvedimento cautelare che si fondi su una qualsiasi delle esigenze previste dall’art. 274 c.p.p.sia perché è sottratta alla disponibilità del giudice che adotta la misura la cessazione della detenzione ad altro titolo, la quale può essere determinata dalla richiesta dello stesso estradando alla cui eventuale dichiarazione di volontà in senso contrario non può essere attribuito alcun valore. Cass. pen. sez. VI 2 gennaio 2007, n. 1

In tema di mandato di arresto europeo, il decorso del termine di quarantotto ore dalla ricezione del verbale di arresto eseguito dalla polizia giudiziaria, senza che sia intervenuta la decisione sulla convalida, comporta l’inefficacia del provvedimento di coercizione e quindi l’immediata scarcerazione dell’arrestato, benché il termine sia formalmente previsto solo ai fini dell’audizione dell’arrestato. Cass. pen. sez. VI 12 dicembre 2006, n. 40614

In tema di mandato di arresto europeo, l’emissione dell’ordinanza applicativa della misura coercitiva, in esito alla convalida dell’arresto eseguito dalla polizia giudiziaria, spetta al presidente della Corte di appello, o al magistrato da lui delegato, e non già alla Corte di appello, dovendosi ritenere che alla decisione sulla protrazione dello stato di restrizione della libertà personale sia chiamato lo stesso organo a cui è demandata la decisione sulla convalida, in conformità a quanto previsto in materia estradizionale dall’art. 716, comma terzo, c.p.p. Cass. pen. sez. VI 12 dicembre 2006, n. 40614

In tema di mandato di arresto europeo, spetta all’autorità giudiziaria richiesta della consegna di stabilire, in presenza di omissioni nelle informazioni prescritte dall’art. 6, L. n. 69 del 2005, se, in considerazione della concreta fattispecie penale dedotta e di ogni altra informazione trasmessa, la lacuna sia ostativa alla consegna, ed in particolare, per il caso in cui non sia indicata la pena minima, se ricorra la condizione impeditiva della previsione che il fatto sia punito dalla legge dello Stato di emissione con una pena detentiva non inferiore a dodici mesi. La Corte ha altresì precisato che in tale ultima ipotesi l’autorità giudiziaria di esecuzione non è tenuta ipso facto a rifiutare la consegna, avendo il potere-dovere di richiedere l’invio delle informazioni ritenute necessarie. Cass. pen. sez. VI 12 dicembre 2006, n. 40614

Il controllo che il presidente della Corte d’appello deve effettuare, ai sensi dell’art. 716 c.p.p.ai fini della convalida dell’arresto provvisorio della polizia giudiziaria, è un controllo di tipo diverso da quello compiuto a norma dell’art. 391 c.p.p.sia con riferimento ai termini per la convalida, sia con riguardo alle garanzie giurisdizionali, sia, in.ne, in ordine all’adozione della misura coercitiva, esaurendosi il controllo del magistrato in una veri.ca meramente cartolare che non influisce minimamente sull’esito del procedimento di estradizione e sulla possibilità, che, nell’ambito di esso, possa essere adottata una misura cautelare che – una volta convalidato l’arresto – è sempre adottata per assicurare la consegna dell’estradando allo Stato richiedente. Ne consegue che in questa fase non è prevista la presenza del difensore, così come del pubblico ministero, essendo il rispetto dei diritti della difesa comunque assicurato dalla disposizione dell’art. 717 c.p.p. Cass. pen. sez. VI 4 settembre 2003, n. 35086

In tema di estradizione all’estero, ai fini della convalida dell’arresto operato d’urgenza dalla polizia giudiziaria e dell’applicazione provvisoria di misure cautelari da parte del presidente della corte di appello non è richiesta la trasmissione del provvedimento limitativo della libertà personale adottato dall’autorità estera, ma unicamente la dichiarazione che tale provvedimento sia stato emesso, giacché l’inserimento nel bollettino delle ricerche della richiesta di arresto provvisorio ai fini estradizionali o la diffusione di ricerca per l’arresto provvisorio da parte dello Stato estero, con l’indicazione del provvedimento restrittivo della libertà personale, è sufficiente ad integrare la condizione richiesta dall’art. 715, comma 1, lett. a), c.p.p. per la convalida dell’arresto e l’applicazione provvisoria di misure cautelari. Cass. pen. sez. VI 7 dicembre 2001, n. 44149

Il periodo di detenzione sofferto nell’ambito di procedura di estradizione attivata da richiesta di Stato estero per reato commesso nel suo territorio non rileva ai fini del computo del termine di durata della custodia cautelare, relativo alla fase delle indagini preliminari avviate per lo stesso fatto a seguito di rinuncia all’estradizione da parte dello Stato estero e di richiesta di procedimento avanzata dal Ministro della giustizia ai sensi dell’art. 9 c.p.data l’eterogeneità dei rispettivi titoli custodiali – essendo la misura emessa nel procedimento di estradizione esclusivamente funzionale all’eventuale consegna dell’estradando allo Stato richiedente – e l’inapplicabilità dell’art. 297 c.p.p.che presuppone l’esistenza di uno o più procedimenti in cui siano state adottate più misure cautelari per lo stesso fatto o per fatti connessi sotto i pro.li da quest’ultime disposizioni indicati. Cass. pen. sez. VI 28 novembre 2001, n. 42784  .

In tema di estradizione, nella ipotesi in cui si attivino contemporaneamente più procedure cautelari personali (a richiesta del ministro e per iniziativa della polizia giudiziaria), è sufficiente una sola audizione dell’estradando, purché essa avvenga «al più presto» (vale a dire entro cinque giorni dalla esecuzione della misura, ovvero dalla convalida prevista dall’art. 716 c.p.p.) e quindi nell’ambito della procedura originata dal provvedimento che per primo ha privato il soggetto della libertà. Cass. pen. sez. V 1 febbraio 2001, n. 4110

Il controllo che il presidente delle corte d’appello deve effettuare, ai sensi dell’art. 716 c.p.p.ai fini della convalida dell’arresto provvisorio della polizia giudiziaria, è un controllo di tipo diverso da quello compiuto a norma dell’art. 391 c.p.p.sia con riferimento ai termini per la convalida, sia con riguardo alle garanzie giurisdizionali, sia, in.ne, in ordine all’adozione della misura coercitiva, esaurendosi il controllo del magistrato in una veri.ca meramente cartolare che non influisce minimamente sull’esito del procedimento di estradizione e sulla possibilità, che, nell’ambito di esso, possa essere adottata una misura cautelare che – una volta convalidato l’arresto – è sempre adottata per assicurare la consegna dell’estradando allo Stato richiedente. Cass. pen. sez. VI 12 gennaio 2000, n. 2416

Anche in tema di estradizione per l’estero vale il principio – desumibile dall’art. 302 c.p.p. – secondo cui può procedersi alla reiterazione dei provvedimenti cautelari coercitivi allorché il primo provvedimento risulti perento per motivi formali. Ne consegue che è legittimamente eseguito un nuovo arresto provvisorio se il primo sia divenuto inefficace per il mancato tempestivo inoltro da parte dello Stato richiedente della domanda di estradizione. Cass. pen. sez. VI 12 gennaio 2000, n. 2416

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