Art. 714 – Codice di Procedura Penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477)

Misure coercitive e sequestro

Articolo 714 - Codice di Procedura Penale

1. In ogni tempo la persona della quale è domandata l’estradizione (700) può essere sottoposta, a richiesta del Ministro della giustizia (1), a misure coercitive (281286). Parimenti, in ogni tempo, può essere disposto, a richiesta del Ministro della giustizia (1), il sequestro del corpo del reato e delle cose pertinenti al reato per il quale è domandata l’estradizione (704). 2. Si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni del titolo I del libro IV (272 ss.), riguardanti le misure coercitive, fatta eccezione di quelle degli artt. 273 e 280, e le disposizioni del capo III del titolo III del libro III (253 ss.). Nell’applicazione delle misure coercitive si tiene conto in particolare dell’esigenza di garantire che la persona della quale è domandata l’estradizione non si sottragga all’eventuale consegna (274, lett. b).
3. Le misure coercitive e il sequestro non possono comunque essere disposti se vi sono ragioni per ritenere che non sussistono le condizioni per una sentenza favorevole all’estradizione.
4. Le misure coercitive sono revocate (718) se dall’inizio della loro esecuzione è trascorso un anno senza che la corte di appello abbia pronunciato la sentenza favorevole all’estradizione ovvero, in caso di ricorso per cassazione contro tale sentenza, un anno e sei mesi senza che sia stato esaurito il procedimento davanti all’autorità giudiziaria. A richiesta del procuratore generale, detti termini possono essere prorogati, anche più volte, per un periodo complessivamente non superiore a tre mesi, quando è necessario procedere ad accertamenti di particolare complessità.
4 bis. Le misure coercitive sono altresì revocate se sono trascorsi tre mesi dalla pronuncia della decisione favorevole del Ministro della giustizia sulla richiesta di estradizione senza che l’estradando sia stato consegnato allo Stato richiedente. Il termine è sospeso dalla data di deposito del ricorso presentato al giudice amministrativo avverso la decisione del Ministro della giustizia, fino alla data di deposito della sentenza che rigetta il ricorso o della decisione che dichiara l’estinzione del giudizio, comunque per un periodo non superiore a sei mesi (2).
5. La competenza a provvedere a norma dei commi precedenti appartiene alla corte di appello o, nel corso del procedimento davanti alla Corte di cassazione, alla corte medesima (717).

Articolo 714 - Codice di Procedura Penale

1. In ogni tempo la persona della quale è domandata l’estradizione (700) può essere sottoposta, a richiesta del Ministro della giustizia (1), a misure coercitive (281286). Parimenti, in ogni tempo, può essere disposto, a richiesta del Ministro della giustizia (1), il sequestro del corpo del reato e delle cose pertinenti al reato per il quale è domandata l’estradizione (704). 2. Si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni del titolo I del libro IV (272 ss.), riguardanti le misure coercitive, fatta eccezione di quelle degli artt. 273 e 280, e le disposizioni del capo III del titolo III del libro III (253 ss.). Nell’applicazione delle misure coercitive si tiene conto in particolare dell’esigenza di garantire che la persona della quale è domandata l’estradizione non si sottragga all’eventuale consegna (274, lett. b).
3. Le misure coercitive e il sequestro non possono comunque essere disposti se vi sono ragioni per ritenere che non sussistono le condizioni per una sentenza favorevole all’estradizione.
4. Le misure coercitive sono revocate (718) se dall’inizio della loro esecuzione è trascorso un anno senza che la corte di appello abbia pronunciato la sentenza favorevole all’estradizione ovvero, in caso di ricorso per cassazione contro tale sentenza, un anno e sei mesi senza che sia stato esaurito il procedimento davanti all’autorità giudiziaria. A richiesta del procuratore generale, detti termini possono essere prorogati, anche più volte, per un periodo complessivamente non superiore a tre mesi, quando è necessario procedere ad accertamenti di particolare complessità.
4 bis. Le misure coercitive sono altresì revocate se sono trascorsi tre mesi dalla pronuncia della decisione favorevole del Ministro della giustizia sulla richiesta di estradizione senza che l’estradando sia stato consegnato allo Stato richiedente. Il termine è sospeso dalla data di deposito del ricorso presentato al giudice amministrativo avverso la decisione del Ministro della giustizia, fino alla data di deposito della sentenza che rigetta il ricorso o della decisione che dichiara l’estinzione del giudizio, comunque per un periodo non superiore a sei mesi (2).
5. La competenza a provvedere a norma dei commi precedenti appartiene alla corte di appello o, nel corso del procedimento davanti alla Corte di cassazione, alla corte medesima (717).

Note

(1) Le parole: «ministro di grazia e giustizia» sono state così sostituite dalle attuali: «Ministro della giustizia» dall’art. 4, comma 1, lett. m), del D.L.vo 3 ottobre 2017, n. 149.
(2) Questo comma è stato inserito dall’art. 5, comma 3, della L. 21 luglio 2016, n. 149.

Massime

In tema di rogatorie internazionali, la sopravvenuta revoca della domanda di estradizione determina la revoca delle misure cautelari reali, con la conseguente restituzione all’avente diritto dei beni sottoposti a sequestro, atteso che, ai sensi dell’art.6, comma secondo, della Convenzione di Strasburgo del 20 aprile 1959, lo Stato richiedente non è legittimato a disporre dei beni ricevuti in esecuzione della commissione rogatoria successivamente rinunciata. (Fattispecie in cui la Corte ha annullato senza rinvio l’ordinanza con la quale la corte d’appello aveva disposto la restituzione dei beni in sequestro, limitatamente a quelli non ancora consegnati all’autorità richiedente). Cass. pen. sez. VI 23 ottobre 2018, n. 48284

In tema di estradizione verso l’estero, la rimessione in libertà dell’estradando per scadenza dei termini di custodia cautelare conseguente alla sospensione, disposta dal giudice amministrativo, del provvedimento ministeriale di consegna, non impedisce che il Ministro della giustizia, ai sensi dell’art. 714 cod. proc. pen. investa l’organo giurisdizionale di una veri.ca finalizzata all’accertamento del concreto pericolo di fuga dell’estradando nell’arco temporale ricompreso fra la decisione provvisoria e la pronuncia definitiva del giudice amministrativo, da effettuarsi nel pieno rispetto del contraddittorio fra le parti, e da concludere, se del caso, con l’eventuale adozione di misure cautelari di tipo non custodiale che garantiscano l’effettività della possibile consegna allo Stato richiedente. Cass. pen. sez. VI 29 gennaio 2015, n. 4338

In tema di estradizione per l’estero, alle misure cautelari disposte ai sensi dell’art. 714 c.p.p. non è applicabile la norma di cui all’art. 275, comma secondo-bis, c.p.p.che esclude l’applicazione della misura cautelare ove sia presumibile che con la sentenza di condanna sia concessa la sospensione condizionale della pena, atteso che il rinvio del su citato art. 714 alle disposizioni del titolo I del libro IV del codice di rito è operato solo in quanto le stesse risultino applicabili, dovendosi a tale fine tenere conto, in particolare, dell’esigenza di garantire che la persona della quale è domandata l’estradizione non si sottragga all’eventuale consegna. Cass. pen. sez. VI 31 gennaio 2012, n. 3889

È illegittima l’adozione, nel corso del procedimento di estradizione, di provvedimento di custodia in carcere dell’estradando per il quale sia stata ritenuta l’esigenza cautelare del pericolo di fuga sulla base del solo elemento del suo mancato consenso all’estradizione nello Stato richiedente, e cioè dell’esercizio di un diritto, che non può essere assunto come unica ragione di prognosi della volontà di fuga dell’estradando medesimo, quantunque la sua condotta processuale possa fornire significativi elementi di valutazione al riguardo. Cass. pen. sez. VI 21 dicembre 2006, n. 42179

In tema di estradizione per l’estero, per determinare i termini di durata delle misure coercitive adottate ai fini estradizionali, sia prima della formale domanda di estradizione che all’interno della fase giurisdizionale o anche nel corso della successiva fase amministrativa, non può farsi riferimento, in virtù del richiamo operato dall’art. 714, secondo comma, c.p.p.alle norme di cui agli artt. 303 e 308 c.p.p.che si attagliano unicamente alla struttura e alle caratteristiche del processo ordinario e non sono compatibili con le peculiarità del procedimento di estradizione, cadenzato da forme, modi e termini del tutto autonomi. Cass. pen. sez. VI 17 settembre 2003, n. 35658

In tema di sostituzione della misura cautelare della custodia in carcere con quella degli arresti domiciliari, laddove la relativa richiesta riguardi un “campo nomadi”, il giudice deve valutare in concreto la idoneità di tale contesto abitativo ad assicurare le esigenze cautelari, tenuto conto delle sue caratteristiche ambientali e strutturali e della effettiva possibilità delle forze di polizia di eseguire i dovuti controlli. (In applicazione di tale principio la Corte ha annullato con rinvio il provvedimento con cui la Corte di appello aveva rigettato la richiesta di sostituzione della misura cautelare carceraria a fini estradizionali, basandosi su una astratta inidoneità del campo nomadi a fronteggiare il pericolo di fuga). Cass. pen. sez. VI 4 febbraio 2003, n. 5371

In tema di procedura di estradizione, qualora in epoca successiva alla sentenza favorevole alla richiesta dello Stato estero si provveda con decreto ministeriale alla sospensione della consegna del cittadino e si chieda la revoca della misura coercitiva, il mantenimento del ritiro del passaporto, una volta revocata dal giudice la misura, non trova alcuna giustificazione, trattandosi di adempimento funzionale ad eventuale misura cautelare del divieto di espatrio che, in assenza di richiesta del ministro, non può essere disposta. (Fattispecie in cui la Corte ha annullato senza rinvio l’ordinanza della corte di appello che aveva respinto la richiesta di restituzione del passaporto sul presupposto della pendenza della pratica estradizionale e del permanere dell’esigenza di evitare che il possesso del passaporto potesse favorire la sottrazione dell’estradando all’esecuzione della consegna). Cass. pen. sez. VI 25 settembre 2001, n. 34796

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