Art. 697 – Codice di Procedura Penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477)

Estradizione e poteri del Ministro della giustizia

Articolo 697 - Codice di Procedura Penale

(1) 1. Salvo che sia diversamente stabilito, la consegna (2) a uno Stato estero di una persona per l’esecuzione di una sentenza straniera di condanna a pena detentiva o di altro provvedimento restrittivo della libertà personale può aver luogo soltanto mediante estradizione (26 Cost.; 13 c.p.).
1 bis. Il Ministro della giustizia non dà corso alla domanda di estradizione quando questa può compromettere la sovranità, la sicurezza o altri interessi essenziali dello Stato (3).
1 ter. Fermo quanto previsto dal comma 1 bis, quando un accordo internazionale prevede il potere di rifiutare l’estradizione di un cittadino senza regolarne l’esercizio, il Ministro della giustizia rifiuta l’estradizione tenendo conto della gravità del fatto, della rilevanza degli interessi lesi dal reato e delle condizioni personali dell’interessato (3).
1 quater. Il Ministro della giustizia concede l’estradizione della persona che ha prestato il consenso a norma dell’articolo 701, comma 2, sempre che non sussistano le ragioni ostative di cui all’articolo 705, comma 2 (3).
1 quinquies. La decisione di non dare corso alla domanda di estradizione è comunicata dal Ministro della giustizia allo Stato estero e all’autorità giudiziaria (3).
2. Nel concorso di più domande di estradizione, il Ministro della giustizia (1) ne stabilisce l’ordine di precedenza. A tal fine egli tiene conto di tutte le circostanze del caso e in particolare della data di ricezione delle domande, della gravità e del luogo di commissione del reato o dei reati, della nazionalità e della residenza della persona richiesta e della possibilità di una riestradizione dallo Stato richiedente a un altro Stato.

Articolo 697 - Codice di Procedura Penale

(1) 1. Salvo che sia diversamente stabilito, la consegna (2) a uno Stato estero di una persona per l’esecuzione di una sentenza straniera di condanna a pena detentiva o di altro provvedimento restrittivo della libertà personale può aver luogo soltanto mediante estradizione (26 Cost.; 13 c.p.).
1 bis. Il Ministro della giustizia non dà corso alla domanda di estradizione quando questa può compromettere la sovranità, la sicurezza o altri interessi essenziali dello Stato (3).
1 ter. Fermo quanto previsto dal comma 1 bis, quando un accordo internazionale prevede il potere di rifiutare l’estradizione di un cittadino senza regolarne l’esercizio, il Ministro della giustizia rifiuta l’estradizione tenendo conto della gravità del fatto, della rilevanza degli interessi lesi dal reato e delle condizioni personali dell’interessato (3).
1 quater. Il Ministro della giustizia concede l’estradizione della persona che ha prestato il consenso a norma dell’articolo 701, comma 2, sempre che non sussistano le ragioni ostative di cui all’articolo 705, comma 2 (3).
1 quinquies. La decisione di non dare corso alla domanda di estradizione è comunicata dal Ministro della giustizia allo Stato estero e all’autorità giudiziaria (3).
2. Nel concorso di più domande di estradizione, il Ministro della giustizia (1) ne stabilisce l’ordine di precedenza. A tal fine egli tiene conto di tutte le circostanze del caso e in particolare della data di ricezione delle domande, della gravità e del luogo di commissione del reato o dei reati, della nazionalità e della residenza della persona richiesta e della possibilità di una riestradizione dallo Stato richiedente a un altro Stato.

Note

(1) Le parole: «ministro di grazia e giustizia» sono state così sostituite dalle attuali: «Ministro della giustizia» dall’art. 4, comma 1, lett. a), n. 3), del D.L.vo 3 ottobre 2017, n. 149.
(2) Le parole: «La consegna» sono state così sostituite dalle attuali: «Salvo che sia diversamente stabilito, la consegna» dall’art. 4, comma 1, lett. a), n. 1), del D.L.vo 3 ottobre 2017, n. 149.
(3) Questo comma è stato inserito dall’art. 4, comma 1, lett. a), n. 2), del D.L.vo 3 ottobre 2017, n. 149.

Massime

Il requisito della doppia incriminazione, di cui all’art. 13 cod. pen. e all’art. II del trattato di estradizione fra l’Italia e gli Stati Uniti d’America del 13 ottobre 1983, ratificato con legge 26 maggio 1984, n. 225, non postula l’esatta corrispondenza della configurazione normativa e del trattamento della fattispecie, ma solo la applicabilità della sanzione penale, in entrambi gli ordinamenti, ai fatti per cui si procede. Cass. pen. sez. VI 13 ottobre 2014, n. 42777

In tema di estradizione, il principio di specialità, contenuto nel primo comma dell’art. 14 della convenzione europea di estradizione, resa esecutiva con legge 30 gennaio 1963, n. 300, pone precisi limiti alla giurisdizione del giudice procedente impedendogli di perseguire l’estradato per reati per i quali non è stata concessa l’estradizione, ma tali effetti preclusivi vengono meno se l’estradato, fuggito nuovamente all’estero venga arrestato in altro Stato e riconsegnato sulla base di una nuova e diversa procedura estradizionale. Cass. pen. sez. I 23 luglio 2004, n. 32356

In tema di estradizione per l’estero, ai fini della applicazione dell’art. 2 primo comma della Convenzione europea di Parigi del 13 dicembre 1957, ratificata e resa esecutiva in Italia con legge 30 gennaio 1963 n. 300 – che stabilisce che, quando per i fatti per i quali è chiesta l’estradizione è stata pronunciata nello Stato richiedente condanna ad una pena, quest’ultima deve essere della durata di «almeno quattro mesi» – occorre far riferimento non alla pena in concreto ancora da eseguire, ma a quella pronunciata dall’autorità giudiziaria straniera, in virtù del principio che l’esecuzione della pena appartiene, quanto alla effettiva durata e alle modalità di esecuzione, alla esclusiva competenza dell’autorità giudiziaria dello Stato nel quale è pronunciata la condanna. (In applicazione di tale principio la Corte ha ritenuto corretta la decisione con la quale è stata dichiarata dal giudice di merito la estradabilità di persona richiesta dall’Olanda per l’esecuzione di una pena di 21 mesi di reclusione, ritenendo irrilevante che la pena in concreto da eseguire, tenuto conto del periodo di detenzione presofferta all’estero e dei particolari bene.ci riconosciuti dalla legislazione dello Stato richiedente, fosse inferiore alla soglia prevista dalla citata convenzione). Cass. pen. sez. VI 14 ottobre 2003, n. 38954

In tema di rapporti giurisdizionali con autorità straniere, la disposizione di cui all’art. 14 primo comma della Convenzione europea di estradizione, resa esecutiva in Italia con legge 30 gennaio 1963, n. 300, secondo cui la persona estradata non può essere perseguita, giudicata o arrestata in vista dell’esecuzione di una pena o di una misura di sicurezza, né sottoposta a qualunque altra restrizione della sua libertà personale per un qualsiasi fatto anteriore alla consegna diverso da quello che ha dato luogo all’estradizione, deve essere intesa nel senso che per i fatti diversi da quelli per i quali è stata concessa l’estradizione e commessi prima della consegna è inibito l’esercizio dell’azione penale, salvo che sia sopravvenuta l’estradizione suppletiva disciplinata dagli artt. 12 e 14 primo comma, lett. a), ovvero si sia verificata una delle cause di estinzione dell’estradizione previste dall’art. 14, primo comma, lett. b), della Convenzione predetta, atteso che la clausola di specialità si configura come introduttiva di una condizione di procedibilità, la cui mancanza costituisce elemento ostativo all’esercizio dell’azione penale nelle forme tipiche fissate dall’art. 405 c.p.p.anche se non impedisce il compimento degli atti di indagine preliminare necessari ad assicurare le fonti di prova, eventualmente mediante il ricorso all’incidente probatorio (art. 346 c.p.p.), l’esercizio dei poteri interruttivi della prescrizione purché compatibili con la fase antecedente all’esercizio dell’azione penale, nonché l’archiviazione della notizia di reato, che per sua natura resta estranea alla fase processuale. (In applicazione di tale principio la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza con la quale il giudice di merito aveva disatteso l’eccezione di improcedibilità formulata dall’imputato e pronunciato condanna per un reato diverso da quello in ordine al quale era stata concessa l’estradizione sul rilievo, ottenuto erroneo, che il principio di specialità operi esclusivamente come limite alla possibilità di restrizione della libertà personale, anche in sede esecutiva, della persona estradata e non anche con riferimento alla possibilità di sottoporre la stessa a procedimento penale per fatti diversi da quelli contemplati nell’estradizione). Cass. pen. Sezioni Unite 24 maggio 2001, n. 8

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