Art. 683 – Codice di Procedura Penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477 - aggiornato al D.Lgs. 08.11.2021, n. 188)

Riabilitazione

Articolo 683 - codice di procedura penale

1. Il tribunale di sorveglianza (677), su richiesta dell’interessato, decide sulla riabilitazione (178 c.p.), anche se relativa a condanne pronunciate da giudici speciali, quando la legge non dispone altrimenti, e sull’estinzione della pena accessoria nel caso di cui all’articolo 179, settimo comma, del codice penale (1). Decide altresì sulla revoca della riabilitazione (2), qualora essa non sia stata disposta con la sentenza di condanna per altro reato (att. 193; reg. 33).
2. Nella richiesta sono indicati gli elementi dai quali può desumersi la sussistenza delle condizioni previste dall’art. 179 del codice penale. Il tribunale acquisisce la documentazione necessaria.
3. Se la richiesta è respinta per difetto del requisito della buona condotta, essa non può essere riproposta prima che siano decorsi due anni dal giorno in cui è divenuto irrevocabile il provvedimento di rigetto.

Articolo 683 - Codice di Procedura Penale

1. Il tribunale di sorveglianza (677), su richiesta dell’interessato, decide sulla riabilitazione (178 c.p.), anche se relativa a condanne pronunciate da giudici speciali, quando la legge non dispone altrimenti, e sull’estinzione della pena accessoria nel caso di cui all’articolo 179, settimo comma, del codice penale (1). Decide altresì sulla revoca della riabilitazione (2), qualora essa non sia stata disposta con la sentenza di condanna per altro reato (att. 193; reg. 33).
2. Nella richiesta sono indicati gli elementi dai quali può desumersi la sussistenza delle condizioni previste dall’art. 179 del codice penale. Il tribunale acquisisce la documentazione necessaria.
3. Se la richiesta è respinta per difetto del requisito della buona condotta, essa non può essere riproposta prima che siano decorsi due anni dal giorno in cui è divenuto irrevocabile il provvedimento di rigetto.

Note

(1) Le parole: «, e sull’estinzione della pena accessoria nel caso di cui all’articolo 179, settimo comma, del codice penale» sono state aggiunte dall’art. 1, comma 4, lett. g), n. 1), della L. 9 gennaio 2019, n. 3.
(2) Le parole: «della riabilitazione» sono state inserite dall’art. 1, comma 4, lett. g), n. 2), della L. 9 gennaio 2019, n. 3.

Massime

L’inapplicabilità dei bene.ci combattentistici prevista dall’art. 11 D.L.vo 4 marzo 1948 n. 137 non costituisce effetto penale (e quindi effetto penale militare) della condanna per diserzione sia perché la limitazione non deriva necessariamente ed esclusivamente da una condanna (la legge prevede che i benefici non siano applicabili anche quando il reato sia stato dichiarato estinto per amnistia) sia perché, come affermato dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 211 del 3 maggio 1993, l’attribuzione dei bene.ci combattentistici ha la funzione di gratificare un merito il cui mancato riconoscimento non può assumere una valenza anche in senso lato sanzionatorio. Una volta ottenuta la riabilitazione penale non sussiste perciò alcun interesse da parte del soggetto ad ottenere la riabilitazione militare e la relativa istanza presentata al tribunale di sorveglianza deve essere dichiarata inammissibile. Cass. pen. sez. I 10 maggio 1995, n. 2015

La riabilitazione da misura di prevenzione, prevista dall’art. 15 della legge 3 agosto 1988, n. 327, è tuttora di competenza della corte d’appello, secondo quanto espressamente previsto (in conformità a quella che era, all’epoca, l’ordinaria disciplina in materia di riabilitazione) dalla suindicata disposizione normativa, da ritenersi ancor oggi in vigore in tutte le sue parti, atteso che l’art. 683 del nuovo codice di procedura penale attribuisce, innovativamente, al tribunale di sorveglianza la competenza a decidere sulle sole richieste di riabilitazione da condanna penale e fa comunque esplicitamente salvi i casi in cui la legge disponga altrimenti. Cass. pen. sez. I 23 ottobre 2002, n. 35633

La competenza a disporre la riabilitazione da misura di prevenzione appartiene alla Corte d’appello ai sensi dell’art. 15 della legge 3 agosto 1988, n. 327, disposizione tuttora in vigore, atteso che l’art. 683 c.p.p. attribuisce, innovativamente, al tribunale di sorveglianza la competenza a decidere sulle sole richieste di riabilitazione da condanna penale e fa, comunque, salvi i casi in cui la legge disponga altrimenti. Cass. pen. sez. I 25 maggio 2004, n. 23941

La competenza a decidere sull’istanza di riabilitazione speciale per i minorenni prevista dall’art. 24 R.D.L. 20 luglio 1934 n. 1404, convertito nella legge 27 maggio 1935 n. 835, appartiene al Tribunale di sorveglianza e non al Tribunale per i minorenni, allorché il richiedente abbia superato, all’atto della domanda, il venticinquesimo anno di età, in quanto l’art. 3 D.P.R. 22 settembre 1988 n. 448, che prevede la cessazione della competenza del tribunale minorile in materia di sorveglianza al compimento di tale età da parte dell’interessato, è una norma generale di chiusura, non suscettibile di deroghe per il solo fatto che l’istituto in questione presenta alcune peculiarità differenziali rispetto alla riabilitazione ordinaria. Cass. pen. sez. I 13 gennaio 2003, n. 786

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