Art. 674 – Codice di Procedura Penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477)

Revoca di altri provvedimenti

Articolo 674 - Codice di Procedura Penale

1. La revoca della sospensione condizionale della pena (168 c.p.), della grazia o dell’amnistia o dell’indulto condizionati (151, 174 c.p.) e della non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale (175 c.p.) è disposta dal giudice dell’esecuzione (665), qualora non sia stata disposta con la sentenza di condanna per altro reato.
1 bis. Il giudice dell’esecuzione provvede altresì alla revoca della sospensione condizionale della pena quando rileva l’esistenza delle condizioni di cui al terzo comma dell’articolo 168 del codice penale (1).

Articolo 674 - Codice di Procedura Penale

1. La revoca della sospensione condizionale della pena (168 c.p.), della grazia o dell’amnistia o dell’indulto condizionati (151, 174 c.p.) e della non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale (175 c.p.) è disposta dal giudice dell’esecuzione (665), qualora non sia stata disposta con la sentenza di condanna per altro reato.
1 bis. Il giudice dell’esecuzione provvede altresì alla revoca della sospensione condizionale della pena quando rileva l’esistenza delle condizioni di cui al terzo comma dell’articolo 168 del codice penale (1).

Note

(1) Questo comma è stato aggiunto dall’art. 1, comma 2, della L. 26 marzo 2001, n. 128.

Massime

L’indulto concesso dal giudice della cognizione può essere revocato dal giudice dell’esecuzione solo per la sopravvenienza di una causa prevista dalla legge e non per un mero ripensamento, sia pur fondato, sulla correttezza della sua applicazione, ostandovi l’intangibilità del giudicato. (Fattispecie relativa all’applicazione dell’indulto a delitto per il quale il beneficio non si sarebbe potuto concedere). Cass. pen. sez. I 16 febbraio 2010, n. 6320

In tema di indulto, in caso di reati uniti nel vincolo della continuazione, alcuni dei quali -compreso quello più grave – siano stati commessi entro il termine fissato per la fruizione del beneficio ed altri successivamente, la pena rilevante ai fini della revoca dell’indulto va individuata, con riguardo ai reati-satellite, nell’aumento di pena in concreto inflitto a titolo di continuazione per ciascuno di essi, e non nella sanzione edittale minima prevista per la singola fattispecie astratta; a tal fine, ove la sentenza non abbia specificato la pena applicata per ciascun reato, spetta al giudice dell’esecuzione interpretare il giudicato. Cass. pen. Sezioni Unite 22 maggio 2009, n. 21501

L’indulto applicato dal giudice della cognizione non può essere revocato da quello dell’esecuzione se non in presenza di una delle cause previste dalla legge e non per una diversa valutazione in ordine all’incidenza delle circostanze attenuanti concesse e del relativo giudizio di bilanciamento. (Nella specie, concernente l’applicazione dell’indulto concesso con D.P.R. n. 394 del 1990 a pena inflitta per i reati di cui agli artt. 71 e 74 della L. n. 685 del 1975 previa concessione di attenuanti generiche prevalenti, si è ritenuta corretta la decisione del giudice dell’esecuzione che aveva rigettato istanza di revoca dell’indulto proposta dal P.M.). Cass. pen. sez. I 27 marzo 2009, n. 13584

Ai fini della revoca dell’indulto elargito con legge 31 luglio 2006 n. 241 nei confronti di chi commetta un delitto doloso nel quinquennio dall’entrata in vigore di essa, ricorre tale condizione se il reato sia commesso il giorno stesso di entrata in vigore della legge, e cioè il 1° agosto 2006, dovendosi ritenere che la legge sia entrata in vigore all’inizio di quel giorno, e cioè prima della commissione del reato. Cass. pen. sez. I 16 dicembre 2008, n. 46289

In presenza di una già operante e riconoscibile causa di revoca dell’indulto, è legittima e doverosa la mancata applicazione del beneficio atteso che, altrimenti, il medesimo, una volta applicato, o dovrebbe essere subito dopo revocato, con inutile dispendio di attività giurisdizionale, o non sarebbe più revocabile, con evidente violazione della legge che, quando ne sussistano le condizioni, prevede invece la revoca come obbligatoria. Cass. pen. sez. I 28 aprile 2003, n. 19752  .

Non può essere revocata la sospensione condizionale della pena per effetto di sentenza straniera non riconosciuta secondo lo specifico procedimento disciplinato dal d.lgs. 7 ottobre 2010, n. 161, né, in difetto, il giudice dell’esecuzione cui sia avanzata una richiesta in tal senso ai sensi degli artt. 674 cod. proc. pen. e 168 cod. pen. può compiere attività valutative e pervenire ad accertamenti incidentali rimessi in via esclusiva alla competente sede cognitoria. Cass. pen. sez. I 30 ottobre 2017, n. 49757

È legittima in sede esecutiva, stante la sua natura meramente dichiarativa, la revoca della sospensione condizionale della pena, concessa, pur in assenza dei presupposti di legge, con sentenza di patteggiamento, a nulla rilevando che nell’accordo delle parti la proposta dell’imputato fosse stata subordinata alla concessione del citato beneficio. (Fattispecie in cui è stata ritenuta legittima la revoca della sospensione condizionale in quanto la pena inflitta, cumulata a quella irrogata con una precedente pronuncia, superava il limite di cui all’art. 164, comma quarto, c.p.). Cass. pen. sez. I 24 ottobre 2013, n. 43498

Non è revocabile in executivis, ma solo nel giudizio di cognizione, mediante impugnazione della sentenza che l’abbia disposta, la sospensione condizionale della pena concessa per la seconda volta in violazione del disposto dell’art. 164, comma quarto, c.p.in quanto il relativo potere, di natura discrezionale, non appartiene al giudice dell’esecuzione. (Principio enunciato con riferimento a reato commesso prima dell’entrata in vigore della legge 26 marzo 2001, n. 128, modificativa sia dell’art. 168 c.p.sia dell’art. 674 c.p.p.). Cass. pen. sez. II 12 marzo 2003, n. 11823  .

In tema di revoca della sospensione condizionale della pena, le disposizioni introdotte dalla legge 26 marzo 2001, n. 128, modificative degli artt. 168 c.p. e 674 c.p.p. non si applicano retroattivamente alle sentenze passate in giudicato prima dell’entrata in vigore della novella, trattandosi di norme di natura sostanziale soggette al divieto di applicazione in malam partem di cui all’art. 2 c.p. Cass. pen. sez. II 6 marzo 2003, n. 10607

Il disposto di cui al comma 1 bis dell’art. 674 c.p.p.introdotto dall’art. 1, comma 2, della legge 26 marzo 2001 n. 128 (secondo cui «il giudice dell’esecuzione provvede altresì alla revoca della sospensione condizionale della pena quando rileva l’esistenza delle condizioni di cui al terzo comma dell’art. 168 del codice penale», tra le quali è ora compresa anche l’eventualità che la sospensione sia stata indebitamente concessa con la sentenza di patteggiamento), trova applicazione, trattandosi di norma processuale soggetta al principio tempus regit actum, anche con riguardo all’ipotesi in cui la concessione del beneficio da revocare abbia avuto luogo con sentenza passata in giudicato prima dell’entrata in vigore della citata legge n. 128/2001. Cass. pen. sez. II 20 dicembre 2002, n. 43477

La revoca della sospensione condizionale della pena prevista dall’art. 168, comma 3, c.p. (aggiunto dall’art. 1 della legge 26 marzo 2001, n. 128) anche per il caso in cui il beneficio sia stato concesso in violazione dell’art. 164, comma 4, stesso codice, non può operare per i bene.ci concessi con sentenze divenute definitive prima dell’entrata in vigore della citata legge. Cass. pen. sez. I 3 luglio 2002, n. 25531

Il disposto dell’art. 168, primo comma, c.p.che prevede limiti e condizioni alla revocabilità della sospensione condizionale della pena «Salva la disposizione dell’ultimo comma dell’art. 164», vuol dire che la revoca della sospensione condizionale della pena deve essere sempre disposta, senza limiti e condizioni, quando sia stata concessa per più di una volta, ovvero per più di due volte nel caso previsto dall’ultimo comma dell’art. 164 c.p. In siffatte ipotesi la revoca è adottabile anche dal giudice dell’esecuzione ai sensi dell’art. 674 c.p.p. Cass. pen. sez. VI 27 marzo 2000, n. 635

In tema di impugnazioni, poiché la revoca «di diritto» del beneficio della sospensione condizionale della pena consegue automaticamente all’avvenuto accertamento delle condizioni previste dalla legge, ove il giudice di merito non vi provveda, la revoca può essere disposta d’ufficio dalla Corte di cassazione previo annullamento senza rinvio del provvedimento impugnato, in quanto la relativa statuizione ha natura meramente dichiarativa. (Fattispecie nella quale il giudice dell’esecuzione aveva respinto la richiesta del P.M. di revocare il beneficio della sospensione condizionale della pena, in un caso in cui il condannato non aveva ottemperato all’obbligo di demolizione delle opere abusive, cui il predetto beneficio era subordinato). Cass. pen. sez. III 7 marzo 2008, n. 10534  .

Il provvedimento di grazia sottoposto alla condizione risolutiva della commissione di un nuovo reato entro un termine predeterminato è revocabile di diritto, ai sensi dell’art. 674 c.p.p.al verificarsi della condizione stessa, rimanendo del tutto irrilevante, a questi fini, che il decreto di grazia condizionato non sia stato notificato al beneficiario, dal momento che nessuna norma stabilisce un tale obbligo (in motivazione la Corte ha precisato che il destinatario di un provvedimento eccezionale, come la grazia, ha un onere di ordinaria diligenza nel prenderne contezza all’atto stesso della sua fruizione). Cass. pen. sez. II 17 novembre 2003, n. 43909  .

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