Art. 660 – Codice di Procedura Penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477)

Esecuzione delle pene pecuniarie

Articolo 660 - Codice di Procedura Penale

(1) 1. Le condanne a pena pecuniaria sono eseguite nei modi stabiliti dalle leggi e dai regolamenti (att. 181).
2. Quando è accertata la impossibilità di esazione della pena pecuniaria o di una rata di essa, il pubblico ministero trasmette gli atti al magistrato di sorveglianza competente (677) per la conversione (136 c.p.), il quale provvede previo accertamento dell’effettiva insolvibilità (reg. 30) del condannato e, se ne è il caso, della persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria (89, 534). Se la pena è stata rateizzata, è convertita la parte non ancora pagata (att. 182; reg. 30).
3. In presenza di situazioni di insolvenza, il magistrato di sorveglianza può disporre la rateizzazione della pena a norma dell’art. 133 ter del codice penale se essa non è stata disposta con la sentenza di condanna ovvero può differire la conversione per un tempo non superiore a sei mesi. Alla scadenza del termine fissato, se lo stato di insolvenza perdura, è disposto un nuovo differimento, altrimenti è ordinata la conversione. Ai fini della estinzione della pena per decorso del tempo (172, 173 c.p.), non si tiene conto del periodo durante il quale l’esecuzione è stata differita.
4. Con l’ordinanza che dispone la conversione, il magistrato di sorveglianza determina le modalità delle sanzioni conseguenti in osservanza delle norme vigenti.
5. Il ricorso contro l’ordinanza di conversione ne sospende l’esecuzione (588).

Articolo 660 - Codice di Procedura Penale

(1) 1. Le condanne a pena pecuniaria sono eseguite nei modi stabiliti dalle leggi e dai regolamenti (att. 181).
2. Quando è accertata la impossibilità di esazione della pena pecuniaria o di una rata di essa, il pubblico ministero trasmette gli atti al magistrato di sorveglianza competente (677) per la conversione (136 c.p.), il quale provvede previo accertamento dell’effettiva insolvibilità (reg. 30) del condannato e, se ne è il caso, della persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria (89, 534). Se la pena è stata rateizzata, è convertita la parte non ancora pagata (att. 182; reg. 30).
3. In presenza di situazioni di insolvenza, il magistrato di sorveglianza può disporre la rateizzazione della pena a norma dell’art. 133 ter del codice penale se essa non è stata disposta con la sentenza di condanna ovvero può differire la conversione per un tempo non superiore a sei mesi. Alla scadenza del termine fissato, se lo stato di insolvenza perdura, è disposto un nuovo differimento, altrimenti è ordinata la conversione. Ai fini della estinzione della pena per decorso del tempo (172, 173 c.p.), non si tiene conto del periodo durante il quale l’esecuzione è stata differita.
4. Con l’ordinanza che dispone la conversione, il magistrato di sorveglianza determina le modalità delle sanzioni conseguenti in osservanza delle norme vigenti.
5. Il ricorso contro l’ordinanza di conversione ne sospende l’esecuzione (588).

Note

(1) Questo articolo era stato abrogato dall’art. 299 del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, che ha recepito i DD.PP.RR. 30 maggio 2002, n. 113 e 30 maggio 2002, n. 114, recante rispettivamente il Testo unico delle disposizioni legislative in materia di giustizia e il Testo unico delle disposizioni regolamentari in materia di giustizia. La Corte costituzionale, con sentenza n. 212 del 18 giugno 2003, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 299 del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 113, nella parte in cui abroga l’art. 660 c.p.p

Massime

Il provvedimento di rateizzazione della pena pecuniaria, attribuito alla competenza del magistrato di sorveglianza dall’art. 660, comma terzo, cod. proc. pen. è subordinato alla esistenza di “situazioni di insolvenza” e non presuppone affatto la richiesta di conversione della pena pecuniaria da parte del pubblico ministero, alla quale deve darsi luogo, ai sensi del precedente comma secondo dello stesso art. 660 cod. proc. pen.solo in presenza della diversa condizione costituita dall’accertata “impossibilità di esazione della pena pecuniaria o di una rata di essa”. Cass. pen. sez. I 13 giugno 2014, n. 25355

Il provvedimento di rateizzazione della pena pecuniaria, attribuito alla competenza del magistrato di sorveglianza dall’art. 660, comma 3, c.p.p. (dovendosi considerare implicitamente abrogati l’art. 237 del R.D. 23 gennaio 1865 n. 2701 e gli artt. 78 e 79 della tariffa penale approvata con D.M. 28 giugno 1866, in base ai quali poteva darsi luogo a dilazioni in via amministrativa), è subordinato alla sola ritenuta sussistenza, da parte del magistrato di sorveglianza, di «situazioni di insolvenza». Esso, quindi, non presuppone affatto la richiesta di conversione della pena pecuniaria da parte del pubblico ministero, alla quale deve darsi luogo, ai sensi del precedente comma 2 dello stesso art. 660 c.p.p.solo in presenza della diversa condizione costituita dall’accertata «impossibilità» di esazione della pena pecuniaria o di una rata di essa». Cass. pen. sez. I 19 maggio 2000, n. 2548

Chi ha pagato quanto dovuto in esecuzione di una pena pecuniaria non può ottenere la restituzione delle somme versate qualora, con successiva sentenza, i fatti di cui alla prima condanna siano ritenuti episodi di un unico reato continuato e sia per essi applicato, a titolo di continuazione, un aumento della pena pecuniaria inferiore alla somma già versata. Cass. pen. Sezioni Unite 29 febbraio 2000, n. 21

Posto che l’art. 660 c.p.p.a seguito di modi.ca introdotta dall’art. 238 del T.U. n. 115/2002, entrato in vigore il 1° luglio 2002, attribuisce la competenza in materia di conversione di pene pecuniarie rimaste ineseguite al giudice dell’esecuzione, deve ritenersi che, per i procedimenti pendenti alla data del 30 giugno 2002, permanga la competenza del tribunale di sorveglianza, non recando il T.U. citato alcuna normativa transitoria. Trib. pen. Napoli Sez.uff. Gip ord. 25 ottobre 2002

 

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