Art. 657 – Codice di Procedura Penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477)

Computo della custodia cautelare e delle pene espiate senza titolo

Articolo 657 - Codice di Procedura Penale

1. Il pubblico ministero, nel determinare la pena detentiva da eseguire (738), computa il periodo di custodia cautelare subita (284 ss.) per lo stesso o per altro reato, anche se la custodia è ancora in corso (285, 722). A lo stesso modo procede in caso di applicazione provvisoria di una misura di sicurezza detentiva (312 ss.), se questa non è stata applicata definitivamente.
2. Il pubblico ministero computa altresì il periodo di pena detentiva espiata per un reato diverso, quando la relativa condanna è stata revocata (637), quando per il reato è stata concessa amnistia (151 c.p.) o quando è stato concesso indulto (174 c.p.), nei limiti dello stesso (643).
3. Nei casi previsti dai commi 1 e 2, il condannato può chiedere al pubblico ministero che i periodi di custodia cautelare e di pena detentiva espiata, operato il ragguaglio, siano computati per la determinazione della pena pecuniaria o della sanzione sostitutiva da eseguire (660, 661), nei casi previsti dal comma 2, può altresì chiedere che le sanzioni sostitutive espiate siano computate nelle sanzioni sostitutive da eseguire per altro reato.
4. In ogni caso sono computate soltanto la custodia cautelare subita o le pene espiate dopo la commissione del reato per il quale deve essere determinata la pena da eseguire.
5. Il pubblico ministero provvede con decreto, che deve essere notificato al condannato e al suo difensore (655; att. 194).

Articolo 657 - Codice di Procedura Penale

1. Il pubblico ministero, nel determinare la pena detentiva da eseguire (738), computa il periodo di custodia cautelare subita (284 ss.) per lo stesso o per altro reato, anche se la custodia è ancora in corso (285, 722). A lo stesso modo procede in caso di applicazione provvisoria di una misura di sicurezza detentiva (312 ss.), se questa non è stata applicata definitivamente.
2. Il pubblico ministero computa altresì il periodo di pena detentiva espiata per un reato diverso, quando la relativa condanna è stata revocata (637), quando per il reato è stata concessa amnistia (151 c.p.) o quando è stato concesso indulto (174 c.p.), nei limiti dello stesso (643).
3. Nei casi previsti dai commi 1 e 2, il condannato può chiedere al pubblico ministero che i periodi di custodia cautelare e di pena detentiva espiata, operato il ragguaglio, siano computati per la determinazione della pena pecuniaria o della sanzione sostitutiva da eseguire (660, 661), nei casi previsti dal comma 2, può altresì chiedere che le sanzioni sostitutive espiate siano computate nelle sanzioni sostitutive da eseguire per altro reato.
4. In ogni caso sono computate soltanto la custodia cautelare subita o le pene espiate dopo la commissione del reato per il quale deve essere determinata la pena da eseguire.
5. Il pubblico ministero provvede con decreto, che deve essere notificato al condannato e al suo difensore (655; att. 194).

Note

Massime

In tema di esecuzione, il criterio di fungibilità previsto dall’art. 657 cod. proc. pen. impone al pubblico ministero di tener conto, a fini di scomputo, di tutti i periodi di custodia cautelare in precedenza sofferti dal condannato (sempre che la misura sia stata subita successivamente alla commissione del reato per cui va determinata la pena da eseguire); ne consegue che deve escludersi l’esistenza di una facoltà di scelta, da parte dell’interessato, tra il ristoro pecuniario e lo scomputo dalla pena da espiare della custodia cautelare ingiustamente sofferta. Cass. pen. sez. IV 7 novembre 2018, n. 50327

La disciplina della fungibilità per custodia cautelare o pena espiata senza titolo, di cui all’art. 657, comma 3, cod. proc. pen. non si applica con riferimento a pena dichiarata estinta per indulto. (In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto illegittimo il provvedimento con cui il giudice dell’esecuzione – adito dal P.M. su segnalazione della Corte d’appello nell’ambito di un procedimento di riparazione per ingiusta detenzione derivante da custodia cautelare subita senza titolo – aveva d’ufficio revocato l’indulto, pertinente a diverso titolo, nei limiti della misura di pena riconosciuta fungibile, in assenza di cause di revoca del beneficio). Cass. pen. sez. I 1 ottobre 2018, n. 43231

Il riconoscimento della continuazione tra più reati in sede esecutiva, con la conseguente determinazione di una pena complessiva inferiore a quella risultante dal cumulo materiale, non comporta che la differenza formatasi possa essere automaticamente imputata alla detenzione da eseguire, operando anche in detta eventualità il disposto dell’art. 657, comma 4, cod. proc. pen. per cui, a tal fine, vanno computate solo periodi di custodia cautelare sofferta e di pene espiate “sine titulo” dopo la commissione del reato, e dovendosi conseguentemente scindere il reato continuato nelle singole violazioni che lo compongono. Cass. pen. sez. I 8 febbraio 2018, n. 6072

La fungibilità fra pena e misura di sicurezza detentiva di cui all’art. 657, cod. proc. pen. opera soltanto nel caso in cui quest’ultima sia stata provvisoriamente applicata per la stessa causa, determinando una ininterrotta privazione della libertà personale dell’imputato, riferibile in parte a custodia cautelare e in parte ad applicazione provvisoria di misura di sicurezza, con la conseguenza che tale criterio non opera quando sia stata applicata la sola misura di sicurezza detentiva in via definitiva. Cass. pen. sez. V 7 febbraio 2018, n. 5815

Al fine di consentire all’imputato di beneficiare dell’indulto nella massima estensione possibile, il periodo di custodia cautelare presofferto può essere computato in parte per la pena detentiva e in parte per la pena pecuniaria, non ostandovi la lettera dell’art. 657 cod. proc. pen.che, pur prevedendo al primo ed al terzo comma la possibilità di imputare il presofferto all’uno e all’altro tipo di pena, non esclude la possibilità di combinare le due operazioni. (Fattispecie nella quale la Corte ha annullato con rinvio il provvedimento del giudice dell’esecuzione che aveva rigettato la richiesta del condannato sia di applicazione dell’indulto, che di dichiarazione di fungibilità della pena espiata in presofferto per detta condanna con la pena pecuniaria inflitta ancora in esecuzione). Cass. pen. sez. I 16 novembre 2017, n. 52473

Ai fini dell’applicazione dell’art. 657 cod. proc. pen. non si può riconoscere la fungibilità tra il periodo di custodia cautelare trascorso in regime di grandissima sorveglianza e la durata dell’isolamento diurno inflitto con la sentenza di condanna definitiva alla pena dell’ergastolo, attesa la radicale differenza tra l’istituto dell’isolamento diurno, vera e propria sanzione penale e l’isolamento cautelare, modalità di custodia disposta per ragioni processuali o di sicurezza. Cass. pen. sez. I 3 novembre 2016, n. 46218

In materia di esecuzione di pene detentive, nel caso di condanna per un reato associativo contestato senza l’indicazione della data di cessazione della condotta criminosa, l’esclusione del computo del periodo di pena espiata inutilmente per altro reato non deve prescindere, ove la sentenza di condanna di primo grado per il reato associativo sia successiva al periodo di detenzione subito in relazione all’altro reato, dalla verifica che la condotta permanente sia effettivamente continuata sino alla data di pronuncia della sentenza, non potendosi far derivare in via presuntiva detta prova dalla regola giurisprudenziale secondo cui, in ipotesi di contestazione in modo “aperto” del fatto associativo, la penale responsabilità può essere affermata anche con riferimento al periodo successivo alla data di accertamento e che il momento consumativo coincide con la pronuncia della sentenza di condanna di primo grado. (Fattispecie in cui, dopo due condanne per il delitto di cui all’art. 416 bis cod. pen. i due fatti di reato erano stati unificati per la continuazione, con la conseguenza che per il primo risultava espiata una pena di entità superiore a quella rideterminata a titolo di aumento ex art. 81 cod. pen. e che occorreva perciò valutare se la sanzione scontata in sovrappipotesse essere computata ai fini dell’esatta determinazione di quella da espiare per il secondo delitto). Cass. pen. sez. I 17 febbraio 2015, n. 6905

Ai fini dell’applicazione dell’istituto della scarcerazione per decorrenza dei termini (art. 303 c.p.p.), non è consentito detrarre – in virtù dell’interpretazione analogica dell’art. 657 c.p.p. che consente, a date condizioni, la fungibilità della custodia cautelare sofferta “sine titulo” con la pena da espiare per altro reato separatamente giudicato – dalla custodia cautelare in corso quella sofferta senza titolo per una diversa imputazione, in quanto la misura cautelare, a differenza della pena, presuppone una pericolosità in atto che impone la necessità di provvedere immediatamente, sicchè è del tutto privo di rilevanza il fatto che l’indagato possa avere subito una precedente custodia cautelare senza titolo, salvo il limite di cui all’art. 297, comma terzo, c.p.p.. Cass. pen. sez. I 9 maggio 2013, n. 20010

Ai fini della determinazione della pena detentiva da espiare va computata, ai sensi dell’art. 657 c.p.p.la custodia cautelare anche se subita nel corso del procedimento relativo ad altro reato, il quale si sia concluso con sentenza di condanna a pena condizionalmente sospesa, fermo restando che sarà qust’ultima a dover essere integralmente eseguita in caso di revoca del beneficio. Cass. pen. sez. I 27 marzo 2009, n. 13583

In caso di reato permanente, avente struttura ontologicamente e giuridicamente unitaria, non è possibile operare una scomposizione in una pluralità di reati, anteriori e posteriori alla esecuzione dello stato detentivo rivelatosi senza titolo. Ne consegue che non si può computare la pena espiata senza titolo al reato permanente che si protragga anche oltre tale carcerazione. Cass. pen. sez. I 8 gennaio 2007, n. 127

Non è fungibile con la pena da eseguire per un reato, il periodo trascorso in custodia cautelare subita sine titulo per altri delitti commessi in precedenza, a nulla rilevando né l’eventuale antecedente ideazione del reato medesimo, né la posteriorità, rispetto ad esso, della sentenza di assoluzione dai fatti per cui la custodia cautelare sia stata sofferta. (In motivazione, la Corte ha escluso, anche alla luce della giurisprudenza costituzionale sul tema, che una siffatta ricostruzione del sistema possa considerarsi in conflitto con gli artt. 3 e 13 Cost.). Cass. pen. sez. I 14 giugno 2006, n. 20332

Quando si è in presenza di reati commessi in tempi diversi e di periodi di carcerazione parimenti sofferti in tempi diversi, non è possibile includere tutte le pene in un cumulo indiscriminato e globale, al quale venga unitariamente detratta la carcerazione presofferta, in quanto verrebbero altrimenti ad essere imputati periodi di carcerazione anteriormente sofferti ai reati commessi successivamente, in violazione del disposto di cui all’art. 657, comma quarto, c.p.p.il quale consente la fungibilità solo a condizione che il reato giudicato separatamente sia stato commesso anteriormente alla detenzione eventualmente sofferta ingiustamente. Cass. pen. sez. I 16 marzo 2006, n. 9277

Ai fini dell’applicazione dell’istituto della scarcerazione per decorrenza dei termini (art. 303 c.p.p.), non è consentito detrarre – in virtù dell’interpretazione analogica dell’art. 657 c.p.p. che consente, a date condizioni, la fungibilità della custodia cautelare sofferta sine titulo con la pena da espiare per altro reato separatamente giudicato – dalla custodia cautelare in corso quella sofferta senza titolo per una diversa imputazione, in quanto la misura cautelare – a differenza della pena – presuppone una pericolosità in atto che impone la necessità di provvedere immediatamente, sicché è del tutto privo di rilevanza il fatto che l’indagato possa aver subito una precedente custodia cautelare senza titolo, salvo il limite di cui all’art. 297, comma 3, c.p.p. Cass. pen. sez. I 10 aprile 2003, n. 16993

Nella procedura esecutiva, avente ad oggetto il riconoscimento di un periodo di fungibilità, non può ravvisarsi nessun effetto pregiudicante della imparzialità del giudice in una pregressa pronuncia resa dal medesimo nell’ambito del procedimento per l’applicazione di una misura di prevenzione, in quanto il giudizio di fungibilità presuppone un duplice giudicato – rispetto al quale tutti i giudici sono in posizione di terzietà – e implica unicamente la valutazione in ordine all’anteriorità della condanna rispetto all’assoluzione o alla carcerazione senza titolo. Cass. pen. sez. VI 12 febbraio 2003, n. 6957

In tema di esecuzione, è inammissibile la richiesta di detrazione della pena espiata all’estero per il medesimo fatto che sia stata proposta direttamente al giudice dell’esecuzione e non al pubblico ministero, organo funzionalmente competente a provvedere in ordine alla determinazione della pena da espiare. Cass. pen. sez. I 27 giugno 2001, n. 26343

In tema di esecuzione, è inammissibile la richiesta di detrazione della pena espiata all’estero per il medesimo fatto che sia stata proposta direttamente al giudice dell’esecuzione e non al pubblico ministero, organo funzionalmente competente a provvedere in ordine alla determinazione della pena da espiare. Cass. pen. sez. I 27 giugno 2001, n. 26343  .

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