Art. 627 – Codice di Procedura Penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477)

Giudizio di rinvio dopo annullamento

Articolo 627 - Codice di Procedura Penale

1. Nel giudizio di rinvio non è ammessa discussione sulla competenza attribuita con la sentenza di annullamento (623), salvo quanto previsto dall’art. 25.
2. Il giudice di rinvio decide con gli stessi poteri che aveva il giudice la cui sentenza è stata annullata, salve le limitazioni stabilite dalla legge. Se è annullata una sentenza di appello e le parti ne fanno richiesta, il giudice dispone la rinnovazione dell’istruzione dibattimentale (603) per l’assunzione delle prove rilevanti per la decisione.
3. Il giudice di rinvio si uniforma alla sentenza della Corte di cassazione per ciò che concerne ogni questione di diritto con essa decisa (628).
4. Non possono proporsi nel giudizio di rinvio nullità (178 ss.), anche assolute, o inammissibilità, verificatesi nei precedenti giudizi o nel corso delle indagini preliminari.
5. Se taluno degli imputati, condannati con la sentenza annullata, non aveva proposto ricorso, l’annullamento pronunciato rispetto al ricorrente giova anche al non ricorrente, salvo che il motivo dell’annullamento sia esclusivamente personale (587). L’imputato che può giovarsi di tale effetto estensivo deve essere citato e ha facoltà di intervenire nel giudizio di rinvio.

Articolo 627 - Codice di Procedura Penale

1. Nel giudizio di rinvio non è ammessa discussione sulla competenza attribuita con la sentenza di annullamento (623), salvo quanto previsto dall’art. 25.
2. Il giudice di rinvio decide con gli stessi poteri che aveva il giudice la cui sentenza è stata annullata, salve le limitazioni stabilite dalla legge. Se è annullata una sentenza di appello e le parti ne fanno richiesta, il giudice dispone la rinnovazione dell’istruzione dibattimentale (603) per l’assunzione delle prove rilevanti per la decisione.
3. Il giudice di rinvio si uniforma alla sentenza della Corte di cassazione per ciò che concerne ogni questione di diritto con essa decisa (628).
4. Non possono proporsi nel giudizio di rinvio nullità (178 ss.), anche assolute, o inammissibilità, verificatesi nei precedenti giudizi o nel corso delle indagini preliminari.
5. Se taluno degli imputati, condannati con la sentenza annullata, non aveva proposto ricorso, l’annullamento pronunciato rispetto al ricorrente giova anche al non ricorrente, salvo che il motivo dell’annullamento sia esclusivamente personale (587). L’imputato che può giovarsi di tale effetto estensivo deve essere citato e ha facoltà di intervenire nel giudizio di rinvio.

Note

Massime

Il giudice del rinvio è tenuto ad uniformarsi non solo al principio di diritto, ma anche alle premesse logico-giuridiche poste a base dell’annullamento, non potendo nuovamente valutare questioni che, anche se non esaminate nel giudizio rescindente, costituiscono i presupposti della pronuncia sui quali si è formato il giudicato implicito interno. (Fattispecie in cui, a seguito dell’annullamento della decisione che aveva dichiarato l’inammissibilità dell’eccezione di incompetenza in sede di giudizio abbreviato, il giudice del rinvio, anziché pronunciarsi sulla competenza, aveva valutato in punto di fatto la tempestività dell’eccezione). Cass. pen. sez. VI 14 marzo 2018, n. 11641

In forza del combinato disposto degli artt. 25 e 627, comma primo, c.p.p. nel giudizio di rinvio non può essere rimessa in discussione la competenza attribuita con la sentenza di annullamento, salvo che risultino nuovi fatti che comportino una diversa definizione giuridica da cui derivi la competenza di un giudice superiore. Cass. pen. sez. I 21 febbraio 2013, n. 8555

L’irretrattabilità del cosiddetto foro commissorio nell’incidente cautelare reale non viene meno qualora, dopo che si sia ritualmente incardinato il giudizio di rinvio, venga istituito un nuovo capoluogo di provincia e diventi operativo nello stesso un nuovo Tribunale cui apparterebbe la cognizione della materia specifica. Cass. pen. sez. VI 13 luglio 2011, n. 27458

In forza del combinato disposto degli artt. 25 e 627, comma primo, c.p.p. nel giudizio di rinvio non può essere rimessa in discussione la competenza attribuita con la sentenza di annullamento, salvo che risultino nuovi fatti che comportino una diversa definizione giuridica da cui derivi la competenza di un giudice superiore. (In applicazione di tale principio, la Corte ha ritenuto illegittimo il provvedimento del giudice che, investito da sentenza di annullamento della Corte di cassazione del dovere di pronunciarsi su un’istanza di applicazione della continuazione in sede esecutiva, aveva declinato la competenza in favore di altro giudice, per effetto della semplice sopravvenienza di un provvedimento di cumulo delle pene da parte del pubblico ministero presso quest’ultimo giudice). Cass. pen. sez. I 11 gennaio 2008, n. 1511

In tema di individuazione del giudice di rinvio, l’art. 627, comma primo, c.p.p. nel disporre, analogamente all’art. 544, comma primo, c.p.p. del 1930, che nel giudizio di rinvio non è ammessa discussione sulla competenza attribuita con la sentenza di annullamento, sancisce la irretrattabilità del cosiddetto foro commissorio, che rappresenta un principio di ordine generale e di valore assoluto, la cui unica eccezione è prevista dall’art. 25 c.p.p. per il caso di sopravvenienza di fatti nuovi. Ne consegue che nessuna rilevanza assume ai fini della competenza, nell’ipotesi di giudizio di rinvio riguardante la fase esecutiva, la sopravvenienza di una ulteriore sentenza di condanna irrevocabile. (In applicazione di tale principio la Corte ha annullato l’ordinanza con la quale il giudice dell’esecuzione, decidendo in sede di rinvio, aveva dichiarato, sulla base dell’art. 665, comma 4, c.p.p.la propria incompetenza per territorio rilevando che nelle more del procedimento era divenuta irrevocabile altra sentenza di condanna). Cass. pen. sez. I 15 maggio 2002, n. 18802

Qualora la Corte di cassazione, annullando con rinvio una decisione di merito per la ritenuta sussistenza di una delle dedotte ragioni di nullità, abbia dichiarato nel contempo «assorbite» (e non anche «valutate e superate») le altre, queste ultime non possono dirsi coperte da giudicato e deve quindi ritenersi consentita la loro riproposizione al giudice di rinvio. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto che erroneamente il tribunale del riesame, decidendo in sede di rinvio a seguito di annullamento determinato da mancata traduzione dell’indagato all’udienza, avesse dichiarato preclusa l’altra questione di nullità concernente la mancata trasmissione, ai sensi dell’art. 309, comma 5, ultima parte, c.p.p.degli elementi sopravvenuti a favore del suddetto indagato). Cass. pen. sez. VI 21 gennaio 1998, n. 4824

Anche nel giudizio di rinvio conseguente all’annullamento da parte della Corte di cassazione di un’ordinanza del tribunale del riesame, non è più ammessa discussione sulla competenza esplicitamente o implicitamente attribuita con la sentenza di rinvio, neppure con riferimento a quella del Gip. In tal caso, infatti, la Corte assegna in modo definitivo (nell’ambito del procedimento del riesame) la competenza stessa anche al giudice di primo grado, il cui territorio rientra in quello dell’istanza superiore, salva la sopravvenienza di fatti totalmente nuovi, ai sensi dell’art. 25 c.p.p. Cass. pen. sez. VI 6 ottobre 1997, n. 3402

In tema di individuazione del giudice di rinvio, vale il principio della irretrattabilità del cosiddetto foro commissorio, che esclude, dopo l’annullamento con rinvio della Corte di cassazione, la possibilità di porre una questione circa l’incompetenza del giudice individuato dalla Suprema Corte. Tale principio vale anche quando sia intervenuta una norma modificatrice della competenza, entrata in vigore prima della sentenza della Corte di cassazione. In tema di appello cautelare ex art. 310 c.p.p.inoltre, la norma dell’art. 623, comma primo, lettera a), c.p.p.in base alla quale, in caso di annullamento di una ordinanza, gli atti sono trasmessi al giudice che l’ha pronunciata, prevale comunque sulla intervenuta attribuzione di competenza, ad opera di modifica legislativa, al tribunale in sede distrettuale. Cass. pen. sez. I 23 aprile 1997, n. 2504

Il principio della irretrattabilità del cosiddetto foro commissorio, che si concreta nell’immutabilità della competenza attribuita al giudice di rinvio con la sentenza di annullamento pronunciata dalla Corte di cassazione (art. 627, comma 1, c.p.p.), non si applica quando sopravvenga una norma modificativi della competenza stessa. (Fattispecie nella quale la S.C. ha annullato la sentenza di una sezione della Corte di appello di Lecce, quale giudice di rinvio, rinviando alla sezione distaccata di Taranto, istituita successivamente alla prima pronuncia di annullamento). Cass. pen. sez. V 22 giugno 1995, n. 7107

Nel giudizio di rinvio non è ammessa discussione sulla competenza attribuita con la sentenza di annullamento. È, pertanto, illegittimo il provvedimento con il quale il giudice con essa designato declina la competenza così individuata. Cass. pen. sez. I 30 giugno 1990 n. 1669

Nel caso in cui la Corte di cassazione accolga una parte dei motivi di ricorso, dichiarando assorbiti gli altri, il giudice del rinvio è tenuto a riesaminare e a decidere, senza alcun vincolo, le questioni oggetto dei motivi assorbiti, purché queste siano state ritualmente devolute alla cognizione del giudice di secondo grado attraverso i motivi di appello. (Fattispecie in cui nel giudizio rescindente la Corte di cassazione aveva annullato con rinvio la sentenza impugnata, limitatamente al difetto di giurisdizione relativamente ad imputazioni per traffico internazionale di stupefacenti, dichiarando assorbiti gli altri motivi, ed il giudice del rinvio aveva omesso di esaminare le questioni relative alla richiesta qualificazione del reato nella ipotesi di cui al quinto comma dell’art.73 del d.P.R. 309 del 1990 e al giudizio di bilanciamento tra circostanze di segno opposto). Cass. pen. sez. IV 2 novembre 2018, n. 49875

Nel caso di annullamento con rinvio, per difetto di motivazione rafforzata, della sentenza di appello che condanna l’imputato in riforma di quella assolutoria di primo grado, la declaratoria di estinzione del reato conseguente alla prescrizione nel frattempo maturata non prevale sul proscioglimento dell’imputato nel merito, atteso che detta declaratoria postula un’attività meramente ricognitiva del compendio probatorio, preclusa dal rinvio disposto dalla Corte di cassazione proprio sul presupposto della necessità di ulteriori veri.che. Cass. pen. sez. I 6 aprile 2018, n. 15524

Qualora una sentenza di condanna in grado di appello venga annullata con rinvio limitatamente all’applicazione della recidiva reiterata (essendo intervenuto, prima di tale sentenza, un provvedimento di unificazione ex art. 671 cod. proc. pen. delle due condanne che avevano fondato la contestazione della predetta forma di recidiva), il giudice del rinvio è tenuto a procedere ad un nuovo giudizio di comparazione delle circostanze e alla eventuale rideterminazione del trattamento sanzionatorio, dovendo invece escludersi la possibilità di rivalutare la fondatezza della richiesta di patteggiamento “allargato”, rigettata in primo grado per la contestazione della recidiva reiterata.(Nella specie, la Corte d’appello aveva ribadito in sede di rinvio – con la decisione confermata in cassazione – il giudizio di equivalenza ed il trattamento sanzionatorio già irrogato, omettendo peraltro di pronunciarsi sul motivo concernente il patteggiamento. In applicazione del principio di cui alla massima, la S.C.- decidendo sul ricorso straordinario proposto ex art. 625-bis cod. proc. pen. – ha ritenuto non decisivo l’errore in cui, effettivamente, era incorso il giudice di legittimità nel considerare preclusa la questione, perchè non dedotta nel precedente ricorso per cassazione). Cass. pen. sez. IV 23 gennaio 2017, n. 3377

Nel giudizio di rinvio è precluso il rilievo di ogni nullità, anche assoluta, verificatesi nei precedenti giudizi, ivi compreso quello di legittimità, in virtù della disposizione contenuta nell’art. 627, comma quarto, c.p.p.. (La Suprema Corte ha, in motivazione, precisato che la norma trova applicazione in via diretta e non analogica, in quanto non circoscrive il riferimento “ai precedenti giudizi” soltanto a quelli di merito, includendovi anche il rescindente giudizio di legittimità). Cass. pen. sez. I 14 gennaio 2015, n. 1595

Il divieto di “reformatio in pejus” opera anche nel giudizio di rinvio e con riferimento alla decisione del giudice di appello se il ricorso per cassazione è stato proposto dall’imputato, essendo irrilevante, per il verificarsi di questi effetti, che la sentenza di primo grado sia stata appellata dal pubblico ministero. Cass. pen. Sezioni Unite 14 aprile 2014, n. 16208

La preclusione dettata dall’art. 627, comma quarto, c.p.p. – per la quale nel giudizio di rinvio non si possono dedurre nullità, anche assolute, o inammissibilità, verificatesi nei precedenti giudizi – riguarda anche l’ipotesi in cui nel giudizio di rinvio si eccepisca l’inammissibilità, per intempestiva proposizione, del ricorso in sede di legittimità a seguito del quale sia stato disposto l’annullamento con rinvio. Cass. pen. sez. V 2 luglio 2013, n. 28499

L’obbligo di uniformarsi, nella valutazione del materiale probatorio, alla sentenza di annullamento con rinvio pronunciata della Corte di Cassazione sussiste, ai sensi dell’art. 627 comma terzo c.p.p.solo per il giudice del rinvio e non anche per i giudici che, sia pure nel medesimo processo, siano chiamati a trattare distinte fasi o gradi dello stesso. (Fattispecie nella quale la S.C. ha escluso la violazione di legge nell’ipotesi di sentenza di condanna emessa senza attendere il deposito della motivazione con la quale la Corte aveva annullato, rinviando al Tribunale del Riesame, il provvedimento di conferma di custodia cautelare in carcere, rilevando la carenza di motivazione in ordine alla valutazione degli elementi di fatto posti a fondamento della misura). Cass. pen. sez. III 29 maggio 2013, n. 23052

L’obbligo del giudice di rinvio di uniformarsi alla sentenza della Corte di cassazione per quanto riguarda ogni questione di diritto con essa decisa è assoluto ed inderogabile anche quando, a seguito di tale decisione, sia intervenuto un mutamento di giurisprudenza. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto non doversi tener conto del mutamento dell’orientamento giurisprudenziale sulla indispensabilità del dolo intenzionale nel delitto di crollo di costruzioni ex art. 434 c.p.in presenza di una sentenza di annullamento che aveva rinviato al giudice di merito per accertare l’esistenza del dolo, quantomeno nella sua forma eventuale). Cass. pen. sez. I 25 gennaio 2013, n. 4049

L’annullamento con rinvio disposto esclusivamente ai fini della determinazione della pena non impedisce al giudice del rinvio di pronunciare l’assoluzione per insussistenza del fatto qualora sia nelle more sopravvenuta una sentenza della Corte di Giustizia europea che abbia dichiarato l’incompatibilità con il diritto comunitario della norma nazionale da cui dipenda l’applicazione della norma incriminatrice. (Fattispecie avente ad oggetto l’annullamento con rinvio, in relazione esclusivamente al trattamento sanzionatorio, per il reato di vendita di supporti privi di contrassegno Siae che, a seguito della sentenza della Corte di Giustizia delle Comunità Europee dell’8 novembre 2007 in causa Schwibert, la Corte ha ritenuto non più costituente reato). Cass. pen. sez. VI 8 marzo 2011, n. 9028

Nel giudizio di rinvio non possono essere dedotte per la prima volta né rilevate cause di inutilizzabilità concernenti atti formati nelle fasi anteriori del procedimento, atteso che la sentenza della Corte di cassazione, da cui origina il giudizio stesso, determina una preclusione con riguardo a tutte le questioni non attinte dalla decisione di annullamento. (In motivazione si è osservato come la regola posta al comma quarto dell’art. 627 c.p.p. – che inibisce espressamente la sola rilevazione delle cause di nullità o inammissibilità – costituisca applicazione del pigenerale principio di inoppugnabilità delle sentenze della Corte Suprema, dal quale discende la formazione del cosiddetto «giudicato progressivo» per le questioni non dedotte, di talché l’omessa menzione delle cause di inutilizzabilità non implica che le stesse restino rilevabili oltre i limiti segnati dalla decisione di annullamento). Cass. pen. sez. V 7 novembre 2006, n. 36769

Il giudice di appello, in sede di rinvio, non è tenuto a disporre la rinnovazione del dibattimento ogni volta che le parti ne facciano richiesta, in quanto i suoi poteri, anche in ordine alla rinnovazione predetta – sempre che il rinvio non sia stato disposto proprio a tal fine – risultano identici a quelli che aveva il giudice la cui sentenza è stata annullata, con l’ulteriore limite che la prova da assumersi nella eccezionale ipotesi di nuova istruttoria dibattimentale, oltre a dover essere indispensabile per la decisione ai sensi dell’art. 603 c.p.p.deve anche essere rilevante, come prescritto dal comma secondo, ultima parte, dell’art. 627 stesso codice. Cass. pen. sez. I 8 aprile 2004, n. 16786

Il giudice di rinvio non è tenuto ad uniformarsi al principio di diritto affermato nella sentenza di annullamento nell’ipotesi in cui la norma, dalla quale quel principio è stato tratto, sia stata, nelle more del giudizio, abrogata espressamente o anche implicitamente, per effetto di una nuova legge che abbia disciplinato diversamente la materia. (Nel caso di specie, la Suprema Corte ha ritenuto che il giudice di rinvio avesse correttamente applicato la sopravvenuta legge 25 febbraio 2000, n. 35, di conversione del D.L. 7 gennaio 2000, n. 2, che, nel dettare una disciplina transitoria per i processi in corso, ai fini della graduale applicazione dei principi del giusto processo, ha modificato, in tema di valutazione delle dichiarazioni rese dalle persone di cui all’art. 210 c.p.p.la precedente normativa in base alla quale la stessa Corte di Cassazione aveva fissato il principio di diritto). Cass. pen. sez. II 21 gennaio 2004, n. 1635

In tema di valutazione e utilizzazione di dichiarazioni accusatorie predibattimentali rese da coimputati o coindagati i quali si siano poi sempre rifiutati di sottoporsi ad esame in sede dibattimentale, l’annullamento con rinvio, da parte della Corte di Cassazione, in considerazione dell’allora sopravvenuta, nuova formulazione dell’art. 513 c.p.p.introdotta dalla legge n. 267/1997, e della pronuncia della Corte costituzionale n. 361/1998, della sentenza di condanna basata sulle suddette dichiarazioni, valutate secondo la diversa disciplina previgente, non vincola il giudice di rinvio a dar luogo, secondo il dictum della sentenza di annullamento, alla rinnovazione del dibattimento per la citazione e l’esame dei dichiaranti quando, nelle more, sia sopravvenuta l’ulteriore novella costituita dall’art. 26 della legge 1 marzo 2001, n. 63, secondo cui, con i limiti ivi previsti, le dichiarazioni in questione sono valutabili come prova alla sola condizione che la loro acquisizione sia avvenuta, conformemente alla normativa all’epoca vigente, entro la data del 25 febbraio 2000. Cass. pen. sez. II 21 gennaio 2004, n. 1635

La sentenza della Corte di cassazione, inoppugnabile per dettato di legge, copre il dedotto e il deducibile, ivi comprese le eventuali nullità e inammissibilità, sicché queste, nel giudizio di rinvio, non solo non possono essere proposte dalle parti, ma neppure essere rilevate di ufficio dal giudice di rinvio. (Fattispecie in cui la Corte, giudicando a seguito di trasmissione degli atti da parte del Tribunale che, quale giudice di rinvio in grado di appello avverso sentenza assolutoria del giudice di pace, aveva rilevato la originaria non appellabilità della sentenza di primo grado, ha ritrasmesso gli atti al Tribunale per la celebrazione del nuovo giudizio di appello ritenendo, in applicazione del principio di cui sopra, tale questione non pirilevabile dal giudice del rinvio per effetto dell’intangibilità della pronuncia di annullamento con rinvio della Corte). Cass. pen. sez. III 3 febbraio 2015, n. 4929

In materia di riesame delle misure cautelari, il giudice del rinvio ex art. 627 c.p.p. è vincolato, al pari del giudizio di merito, al principio di diritto affermato dalla Corte di Cassazione ed è limitato, nell’indagine di merito devoluta, all’esame del “punto” della prima decisione attinto da annullamento, con divieto di estendere l’indagine a vizi di nullità o inammissibilità non riscontrati dalla Corte, salva, nella specifica materia, la sopravvenienza di nuovi elementi di fatto, sempre valutabili nel giudizio allo stato degli atti. Cass. pen. sez. II 15 aprile 2014, n. 16359

L’obbligo del giudice di rinvio di uniformarsi alla sentenza d’annullamento della Corte di cassazione riguarda le questioni di diritto decise dalla sentenza d’annullamento, non le affermazioni esplicative della “ratio decidendi” e meno ancora i singoli sviluppi argomentativi che si limitino a scandagliare i vizi del provvedimento annullato, ma non forniscano, in sé, le indicazioni riparatorie in punto di legittimità. Cass. pen. sez. I 18 novembre 2008, n. 42990

In caso di impugnazione del solo imputato, il divieto della “reformatio in pejus”, operante anche nel giudizio di rinvio, si estende a tutti gli eventuali ulteriori giudizi di rinvio, nel senso che la comparazione fra sentenze, necessaria all’individuazione del trattamento meno deteriore,deve essere eseguita tra quella di primo grado e quelle rese in detti giudizi. Cass. pen. sez. IV 14 ottobre 2008, n. 38820

Il divieto della reformatio in peius della sentenza quando impugnante sia il solo imputato è di portata generale e, quindi, per quanto espressamente previsto solo per il giudizio di appello, opera anche in quello di rinvio e anche con riferimento a pena che, quantunque a favore, in parte qua dell’imputato per il mancato calcolo dell’aumento per la continuazione, sia superiore a quella inflitta nel precedente giudizio di appello. Cass. pen. sez. I 17 maggio 2004, n. 23176

In presenza di annullamento con rinvio limitatamente al trattamento sanzionatorio, il giudice di rinvio non purilevare l’esistenza di una causa estintiva del reato, tanto nell’ipotesi in cui essa sia sopravvenuta quanto in quella che fosse preesistente alla pronuncia di annullamento. Cass. pen. sez. III 12 novembre 2003, n. 43157

In tema di obbligo del giudice di rinvio di uniformarsi al principio di diritto enunciato dalla Corte di cassazione, affinchè sorga tale obbligo è necessario che nella sentenza di annullamento sia rinvenibile, sia pure implicitamente, un qualche principio di diritto, o quanto meno, una questione di diritto decisa. Diversamente qualora tale individuazione non sia possibile, non può configurarsi alcun obbligo scaturente dall’art. 627, comma 3, c.p.p. ulteriore rispetto alle regole generali a cui il giudice deve uniformarsi nell’adozione dei suoi provvedimenti. Cass. pen. sez. VI 8 agosto 2003, n. 34027

In tema di giudicato, la mancata rilevazione da parte della Corte di Cassazione, in un precedente giudizio conclusosi con sentenza di annullamento con rinvio, di un vizio procedurale che, se individuato, avrebbe imposto la declaratoria di inammissibilità del ricorso (nella specie perché proposto personalmente dalla parte nel procedimento per la riparazione dell’ingiusta detenzione), non impedisce che il medesimo vizio, ove reiterato nel gravame proposto avverso la sentenza di rinvio, venga rilevato nel successivo giudizio di legittimità, non potendosi invocare al riguardo la formazione del giudicato sul punto, giacché quest’ultimo copre il dedotto e il deducibile, ma non puproiettare la sua efficacia oltre i limiti delle attività processuali che esso ha concluso fino a precludere l’accertamento dei vizi formali analoghi a quelli già verificatisi nel corso del procedimento e sfuggiti al giudice. Cass. pen. Sezioni Unite 24 settembre 2001, n. 34535

In caso di impugnazione del solo imputato, il divieto della reformatio in pejus, operante anche nel giudizio di rinvio, si estende a tutti gli eventuali, ulteriori giudizi di rinvio, nel senso che la comparazione fra sentenze necessaria all’individuazione del trattamento meno deteriore per l’imputato deve essere eseguita tra quella di primo grado e quelle rese in detti giudizi, restando immodificabile in pejus l’esito per lui più favorevole tra quelli intervenuti, a seguito di sua esclusiva impugnazione, con le varie decisioni di merito succedutesi nel corso del processo. (Nella specie l’imputato condannato all’ergastolo in primo grado e assolto in appello, era stato nuovamente condannato, nel giudizio di rinvio conseguente all’accoglimento di ricorso del P.M.alla pena di ventidue anni di reclusione e, in successivo giudizio di rinvio disposto su suo esclusivo ricorso, si era vista confermare la condanna all’ergastolo. La Corte ha ritenuto che quest’ultima statuizione aggravasse illegittimamente la sua posizione e l’ha annullata senza rinvio, potendo essa stessa procedere direttamente al raffronto tra la sentenza di primo grado e quelle conclusive dei giudizi di rinvio). Cass. pen. sez. I 3 luglio 2001, n. 26898

In caso di impugnazione del solo imputato, il divieto della reformatio in pejus, operante anche nel giudizio di rinvio, si estende a tutti gli eventuali, ulteriori giudizi di rinvio, nel senso che la comparazione fra sentenze necessaria all’individuazione del trattamento meno deteriore per l’imputato deve essere eseguita tra quella di primo grado e quelle rese in detti giudizi, restando immodificabile in pejus l’esito per lui più favorevole tra quelli intervenuti, a seguito di sua esclusiva impugnazione, con le varie decisioni di merito succedutesi nel corso del processo. (Nella specie l’imputato condannato all’ergastolo in primo grado e assolto in appello, era stato nuovamente condannato, nel giudizio di rinvio conseguente all’accoglimento di ricorso del P.M.alla pena di ventidue anni di reclusione e, in successivo giudizio di rinvio disposto su suo esclusivo ricorso, si era vista confermare la condanna all’ergastolo. La Corte ha ritenuto che quest’ultima statuizione aggravasse illegittimamente la sua posizione e l’ha annullata senza rinvio, potendo essa stessa procedere direttamente al raffronto tra la sentenza di primo grado e quelle conclusive dei giudizi di rinvio). Cass. pen. sez. I 3 luglio 2001, n. 26898

La Corte di cassazione risolve una questione di diritto anche quando giudica sull’adempimento del dovere di motivazione, sicché il giudice di rinvio, pur conservando la libertà di decisione mediante un’autonoma valutazione delle risultanze probatorie relative al punto annullato, è tenuto a giustificare il proprio convincimento secondo lo schema implicitamente o esplicitamente enunciato nella sentenza di annullamento, restando in tal modo vincolato a una determinata valutazione delle risultanze processuali ovvero al compimento di una particolare indagine in precedenza omessa, di determinante rilevanza ai fini della decisione, o ancora all’esame, non effettuato, di specifiche istanze difensive incidenti sul giudizio conclusivo. Cass. pen. sez. I 26 giugno 2000, n. 3572

In tema di giudizio di rinvio a seguito di annullamento per vizio di motivazione, il giudice di rinvio è vincolato dal divieto di fondare la nuova decisione sugli stessi argomenti ritenuti illogici o carenti dalla Suprema Corte, ma resta libero di pervenire, sulla scorta di argomentazioni diverse da quelle censurate in sede di legittimità ovvero integrando e completando quelle già svolte, allo stesso risultato decisorio della pronuncia annullata; e ciò in quanto spetta esclusivamente al giudice di merito il compito di ricostruire i dati di fatto risultanti dalle emergenze processuali e di apprezzare il significato e il valore delle relative fonti di prova, senza che egli possa essere condizionato da valutazioni di merito eventualmente sfuggite al giudice di legittimità nelle proprie argomentazioni, non essendo compito di quest’ultimo sovrapporre il proprio convincimento a quello del giudice di merito in ordine a tali aspetti; e potendo semmai valere tali momenti valutativi contenuti nella sentenza di annullamento come meri punti di riferimento al fine della individuazione del vizio motivazionale ma non come punti fermi che si impongano per la nuova decisione. (In motivazione, si è altresì precisato che il fatto che la Suprema Corte soffermi eventualmente la sua attenzione su alcuni particolari aspetti da cui emerga la carenza o la contraddittorietà della motivazione non implica che il giudice di rinvio sia investito del nuovo giudizio sui soli punti specificati, quasi che questi possano essere considerati isolatamente rispetto al restante materiale probatorio, conservando invece egli «gli stessi poteri» che gli competevano originariamente quale giudice di merito relativamente alla individuazione e alla valutazione dei dati processuali, nell’ambito del capo della sentenza colpito da annullamento). Cass. pen. sez. VI 11 maggio 2000, n. 5552

Al giudice di rinvio non è preclusa, in via di principio, l’applicazione dell’art. 81, secondo comma c.p. La richiesta volta a ottenere che sia riconosciuta l’identità del disegno criminoso può essere, infatti, proposta anche in tale fase di giudizio, in quanto i poteri esercitabili dal giudice nel giudizio rescissorio sono gli stessi che aveva il giudice la cui sentenza è stata annullata e possono trovare un limite esclusivamente nelle statuizioni sulle quali si sia eventualmente formato il giudicato parziale, ovvero in quelle concernenti il principio di diritto enunciato dalla Corte di cassazione. Cass. pen. sez. VI 20 aprile 2000, n. 4921

I poteri del giudice di rinvio sono diversi a seconda che l’annullamento sia stato pronunciato per violazione o erronea applicazione della legge penale, oppure per mancanza o manifesta illogicità della motivazione. In questa ultima ipotesi il giudice di rinvio è libero di determinare il proprio apprezzamento di merito mediante autonoma valutazione dei dati probatori e della situazione di fatto concernenti i punti oggetto dell’annullamento, pur essendo tenuto a giustificare il proprio convincimento secondo lo schema esplicitamente o implicitamente enunciato nella sentenza di annullamento. Cass. pen. sez. III 18 aprile 2000, n. 4759

In tema di giudizio di rinvio a seguito di annullamento per vizio di motivazione, il giudice è vincolato sia dall’obbligo di esaminare le questioni di diritto che, a seguito di indicazione della cassazione, devono essere affrontate, sia dal divieto di fondare la nuova decisione sugli stessi argomenti ritenuti illogici dalla Suprema Corte. Ciò non toglie che egli possa pervenire, sulla scorta di argomentazioni diverse da quelle censurate in sede di legittimità, nonché integrando e completando quelle già svolte, alla stessa decisione precedentemente annullata. (Fattispecie in tema di reiterazione dei comportamenti sintomatici di appartenenza ad associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, in relazione ai quali la cassazione aveva riscontrato incompletezza della motivazione ed imprecisa indicazione dei fatti dai quali erano derivate le nuove contestazioni. In sede di rinvio, il tribunale del riesame aveva integrato ed arricchito la precedente motivazione. La Corte, enunciando il principio sopra riportato ha rigettato il ricorso dell’indagato, che aveva nuovamente dedotto il vizio di motivazione). Cass. pen. sez. V 11 giugno 1999, n. 2136

In tema di annullamento per vizio di motivazione, il giudice di rinvio, benché sia obbligato a giustificare il proprio convincimento secondo lo schema implicitamente o esplicitamente enunciato nella sentenza rescindente, decide con i medesimi poteri che aveva il giudice il cui provvedimento è stato annullato. Il limite impostogli, pertanto, gli vieta semplicemente di ripetere i vizi già censurati e lo obbliga a non fondare la decisione sulle argomentazioni già ritenute incomplete o illogiche. Il giudice del rinvio, pertanto, non è obbligato ad esaminare solo i punti specificati, isolandoli dal residuo materiale probatorio, ma mantiene, nell’ambito del capo colpito dall’annullamento, piena autonomia di giudizio nella ricostruzione del fatto, nella individuazione e valutazione dei dati, nonché il potere di desumere, anche aliunde – e dunque eventualmente sulla base di elementi trascurati dal primo giudice – il proprio libero convincimento, colmando, in tal modo, i vuoti motivazionali segnalati ed eliminando le incongruenze rilevate. Cass. pen. sez. V 15 aprile 1999, n. 4761

Con riferimento ai limiti che il giudicato parziale pone al giudice di rinvio, deve affermarsi che il giudicato concerne la prova quale risultato, e cioè la certezza del fatto, e non la prova intesa quale strumento per conseguirla: ne consegue che l’annullamento di parte di una sentenza, salvo la dipendenza logica del tema probatorio residuo dalla parte per cui si è formato giudicato, non reca per sé alcun limite all’assunzione di nuovi mezzi di prova nel giudizio di rinvio. Cass. pen. sez. V 18 marzo 1999, n. 3555

Allorché il vizio che determina l’annullamento della sentenza riguarda la motivazione, il giudice di rinvio mantiene integri i poteri di accertamento e valutazione non essendo vincolato in ordine alla scelta dei mezzi atti alla formazione del suo convincimento, sicché gli eventuali elementi di fatto e valutazione contenuti nella pronuncia di annullamento rilevano come punti di riferimento al fine della individuazione del vizio ma non come dati che si impongono per la decisione demandatagli. (La S.C.in applicazione del principio di cui in massima, ha rigettato il ricorso affermando che il vizio di motivazione, che aveva determinato l’annullamento della ordinanza cautelare, ovvero l’assenza di riscontri alla chiamata di correo, era stato sanato dal giudice di rinvio il quale a seguito della rivisitazione del materiale probatorio aveva individuato nelle dichiarazioni di un ulteriore “collaboratore” un ineludibile elemento di conforto alla chiamata di correo posta a base della ordinanza cautelare in precedenza annullata). Cass. pen. sez. V 16 febbraio 1999, n. 6004

La Corte di cassazione risolve una questione di diritto anche quando giudica sull’adempimento dell’obbligo della motivazione. Ne deriva che il giudice di rinvio è tenuto a giustificare il proprio convincimento secondo lo schema implicitamente o esplicitamente enunciato nella sentenza di annullamento, restando in tal modo vincolato a una determinata valutazione delle risultanze processuali ovvero al compimento di una determinata indagine, in precedenza omessa, di determinante rilevanza ai fini della decisione, o ancora all’esame, non effettuato, di specifiche istanze difensive incidenti sul giudizio conclusivo. Tuttavia, egli conserva la libertà di determinare il proprio convincimento di merito mediante un’autonoma valutazione della situazione di fatto concernente il punto annullato, alla stregua del disposto dell’art. 627, comma secondo, c.p.p.il quale prescrive che, nei limiti dell’annullamento, il giudice di rinvio decide con gli stessi poteri che aveva il giudice il cui provvedimento è stato annullato, con l’unico limite di non ripetere i vizi della motivazione rilevati nella sentenza annullata. (Fattispecie relativa a ricorso per cassazione avverso rigetto dell’istanza di riesame di sequestro, confermato dal giudice di rinvio con provvedimento che la S.C. ha ritenuto legittimamente integrarsi con quella parte del precedente provvedimento annullato con rinvio, del quale era stata riconosciuta la validità). Cass. pen. sez. I 13 giugno 1998, n. 2591

L’obbligo del giudice di rinvio di attenersi alle direttive impartite dalla Corte di cassazione riguarda esclusivamente il principio di diritto enunciato, ma quando l’annullamento sia stato motivato in ragione della mancata assunzione di una prova decisiva, il giudice di rinvio non può ritenersi vincolato nelle modalità di assunzione della prova, che sono rimesse alla sua piena discrezionalità. Cass. pen. sez. V 11 febbraio 1998, n. 1582

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