Art. 620 – Codice di Procedura Penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477)

Annullamento senza rinvio

Articolo 620 - Codice di Procedura Penale

1. Oltre che nei casi particolarmente previsti dalla legge, la corte pronuncia sentenza di annullamento senza rinvio:
a) se il fatto non è previsto dalla legge come reato, se il reato è estinto (150 ss. c.p.) o se l’azione penale non doveva essere iniziata o proseguita (336 ss., 649);
b) se il reato non appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario (621);
c) se il provvedimento impugnato contiene disposizioni che eccedono i poteri della giurisdizione, limitatamente alle medesime;
d) se la decisione impugnata consiste in un provvedimento non consentito dalla legge;
e) se la sentenza è nulla a norma e nei limiti dell’art. 522 in relazione a un reato concorrente (621);
f) se la sentenza è nulla a norma e nei limiti dell’art. 522 in relazione a un fatto nuovo (621);
g) se la condanna è stata pronunciata per errore di persona (68);
h) se vi è contraddizione fra la sentenza o l’ordinanza impugnata e un’altra anteriore concernente la stessa persona e il medesimo oggetto, pronunciata dallo stesso o da un altro giudice penale (621);
i) se la sentenza impugnata ha deciso in secondo grado su materia per la quale non è ammesso l’appello (593, 621);
l) se la corte ritiene di poter decidere, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, o di rideterminare la pena sulla base delle statuizioni del giudice di merito o di adottare i provvedimenti necessari, e in ogni altro caso in cui ritiene superfluo il rinvio (1).

Articolo 620 - Codice di Procedura Penale

1. Oltre che nei casi particolarmente previsti dalla legge, la corte pronuncia sentenza di annullamento senza rinvio:
a) se il fatto non è previsto dalla legge come reato, se il reato è estinto (150 ss. c.p.) o se l’azione penale non doveva essere iniziata o proseguita (336 ss., 649);
b) se il reato non appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario (621);
c) se il provvedimento impugnato contiene disposizioni che eccedono i poteri della giurisdizione, limitatamente alle medesime;
d) se la decisione impugnata consiste in un provvedimento non consentito dalla legge;
e) se la sentenza è nulla a norma e nei limiti dell’art. 522 in relazione a un reato concorrente (621);
f) se la sentenza è nulla a norma e nei limiti dell’art. 522 in relazione a un fatto nuovo (621);
g) se la condanna è stata pronunciata per errore di persona (68);
h) se vi è contraddizione fra la sentenza o l’ordinanza impugnata e un’altra anteriore concernente la stessa persona e il medesimo oggetto, pronunciata dallo stesso o da un altro giudice penale (621);
i) se la sentenza impugnata ha deciso in secondo grado su materia per la quale non è ammesso l’appello (593, 621);
l) se la corte ritiene di poter decidere, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, o di rideterminare la pena sulla base delle statuizioni del giudice di merito o di adottare i provvedimenti necessari, e in ogni altro caso in cui ritiene superfluo il rinvio (1).

Note

(1) Questa lettera è stata così sostituita dall’art. 1, comma 67, della L. 23 giugno 2017, n. 103, a decorrere dal 3 agosto 2017.

Massime

La Corte di cassazione, qualora non siano necessari nuovi accertamenti di fatto, può procedere direttamente alla rideterminazione della pena, ai sensi della nuova formulazione dell’art. 620, lett. l), cod. proc. pen.come sostituito dall’art. 1, comma 67, legge n. 103 del 2017, sulla base degli elementi di fatto che emergono dal giudizio di merito. (Fattispecie in cui la Corte ha proceduto a rideterminare la pena in ordine al reato di cui all’art. 73, comma quinto, d.P.R. 9 ottobre 1990, n.309, applicando i nuovi limiti edittali previsti dalla legge 16 maggio 2014, n. 79). Cass. pen. sez. VI 16 marzo 2018, n. 12391

Allorché, nelle more tra la pronuncia della sentenza di condanna oggetto di ricorso per cassazione e la trattazione di quest’ultimo, sia intervenuta una modificazione legislativa che abbia condotto alla parziale abolizione del reato al quale la condanna si riferisce, al fine di stabilire se gli elementi richiesti dalla legge sopravvenuta per la persistente configurabilità del fatto come reato abbiano costituito oggetto di accertamento giudiziale, la Corte di cassazione deve fare riferimento alla decisione impugnata, provvedendo, in caso di esito positivo della verifica, a definire il giudizio e, in caso negativo, ad annullare senza rinvio la decisione medesima, secondo la regola dell’art. 129 c.p.p. che impone l’obbligo di immediata declaratoria delle cause di non punibilità, prevalente anche sull’ipotesi di un’opposta conclusione cui dovessero condurre accertamenti ulteriori esperibili dal giudice di merito in caso di annullamento con rinvio. Cass. pen. Sezioni Unite 16 giugno 2003, n. 25887

Il principio di immediata declaratoria di determinate cause di non punibilità sancito dall’art. 129 c.p.p. impone che nel giudizio di cassazione, qualora ricorrano contestualmente una causa estintiva del reato e una nullità processuale assoluta e insanabile, di dare prevalenza alla prima, salvo che l’operatività della causa estintiva non presupponga specifici accertamenti e valutazioni riservati al giudice di merito, nel qual caso assume rilievo pregiudiziale la nullità, in quanto funzionale alla necessaria rinnovazione del relativo giudizio. (Nella specie la Corte ha provveduto all’annullamento senza rinvio della decisione impugnata e di quella di primo grado per nullità dell’intero giudizio, ritenendo di non poter dichiarare l’intervenuta prescrizione del reato, sul rilievo che quest’ultima dipendeva dal riconoscimento di circostanze attenuanti concesse nell’ambito di un processo viziato in modo radicale e insanabile per la mancata instaurazione del contraddittorio dovuta a nullità assoluta della notificazione del decreto di citazione dinanzi al giudice di primo grado, che si era riverberata su tutta la successiva attività processuale). Cass. pen. Sezioni Unite 8 maggio 2002, n. 17179

In sede di ricorso la Cassazione deve annullare senza rinvio il capo di imputazione di una sentenza, che concerne un fatto non preveduto dalla legge come reato ed eliminare la relativa pena computata a titolo di continuazione, anche se si tratti di sentenza che ne abbia fatto applicazione su richiesta, quando il ricorrente non alleghi che l’avrebbe formulata diversamente in relazione ai capi residui, in particolare subordinandone l’efficacia alla concessione di sospensione condizionale. L’annullamento parziale in tal caso, infatti, non implica sacrificio della libertà delle parti nella scelta del rito e della valutazione discrezionale riservata al giudice di merito nell’accogliere l’accordo in relazione ai suddetti residui capi. Cass. pen. sez. V 1 aprile 1997, n. 927

La morte della persona sottoposta a misura di prevenzione, sopravvenuta alla proposizione del ricorso per cassazione avverso il relativo provvedimento implica l’estinzione della misura e priva di interesse il ricorso stesso, in ordine al quale la Corte di cassazione deve emettere pronuncia di non luogo a provvedere. Cass. pen. sez. I 22 agosto 1994, n. 2810

Allorquando si sia proceduto col rito del patteggiamento e in grado di cassazione si sia verificata una causa estintiva per alcuni dei reati per i quali la pena è stata comminata (nella specie: amnistia e prescrizione) la Corte di cassazione può dichiararla, procedendo all’eliminazione delle pene per tali reati inflitte, sempre che il giudice di merito abbia in sentenza determinato la pena separatamente per ciascun reato. Cass. pen. sez. III 1 marzo 1991, n. 2697

Il giudice di legittimità, nell’annullare la decisione del giudice di merito che erroneamente abbia dichiarato inammissibile un’impugnazione, pu in applicazione del principio di economia processuale cui è improntata la norma di cui all’art. 620, lett. e), c.p.p.procedere direttamente alla decisione su di essa qualora ritenga di poterla quali.care, ai sensi dell’art. 568, comma quinto, c.p.p.come ricorso per cassazione. Cass. pen. sez. VI 27 maggio 1995, n. 521

Nel caso in cui sia stata processata la persona vera, ma erroneamente generalizzata con le indicazioni personali di altro soggetto e non sia stato sperimentato l’istituto della correzione di errore materiale, tale situazione processuale non può essere altrimenti risolta che con l’annullamento senza rinvio della sentenza impugnata e la trasmissione degli atti al procuratore della Repubblica competente affinchè possa procedere ritualmente nei confronti dell’imputato esattamente generalizzato. (Nella specie la S.C. ha ritenuto non accoglibile la tesi del P.G. ricorrente che chiedeva soltanto la revoca della sospensione condizionale della pena concessa all’imputato, che non poteva fruirne, nel presupposto dell’incensuratezza risultante dal certificato penale relativo all’altra persona: ciò perché la sentenza sarebbe divenuta comunque irrevocabile al nome dell’altro soggetto e non dell’imputato, in effetti giudicato, né avrebbe potuto esplicare efficacia nei confronti di quest’ultimo che non figurava nel testo del titolo esecutivo). Cass. pen. sez. VI 29 novembre 1990, n. 15959

Qualora il giudice, cui sia stata presentata richiesta di rimessione del processo ai sensi dell’art. 45 c.p.p.abbia irritualmente provveduto a dichiarare l’inammissibilità, la Corte di cassazione, annullata l’ordinanza impugnata, può decidere direttamente nel merito dell’istanza, in applicazione del principio generale, desumibile dagli artt. 620, lett. i), e 621 c.p.p.secondo il quale, nel caso in cui altro giudice abbia pronunciato in materia di sua competenza la Corte procede all’annullamento senza rinvio e ritiene il giudizio. Cass. pen. Sezioni Unite 16 giugno 1995, n. 6925

La sentenza pronunciata in violazione del divieto posto dall’art. 47, comma 1, c.p.p.che inibisce al giudice di definire il giudizio finché non sia intervenuta l’ordinanza della Corte di cassazione che dichiara inammissibile o rigetta la richiesta di rimessione del processo, è nulla solo nel caso in cui la Corte medesima abbia accolto l’istanza, mentre conserva piena validità tutte le volte che essa sia dichiarata inammissibile o rigettata: il predetto divieto, infatti, integra un temporaneo difetto di potere giurisdizionale, limitato alla possibilità di pronunciare la sentenza e condizionato alla decisione della Corte di cassazione dichiarativa della sussistenza delle condizioni per la rimessione del processo ad altro giudice, e quindi della competenza, con la conseguenza che la valutazione di validità o meno della sentenza irritualmente adottata avviene. Cass. pen. Sezioni Unite 16 giugno 1995, n. 6925

La Corte di cassazione pu in caso di annullamento parziale, procedere direttamente, qualora non siano necessari nuovi accertamenti di fatto, alla rideterminazione del danno liquidato in favore della parte civile – ai sensi dell’art. 620, comma 1, lett. l), cod. proc. pen.come modificato dall’art. 1, comma 67, della legge 23 giugno 2017, n. 103 – sulla base degli elementi di fatto già accertati e delle statuizioni adottate dal giudice di merito. Cass. pen. sez. V 24 gennaio 2019, n. 3539

In tema di applicazione della pena su richiesta delle parti per più reati unificati dalla continuazione, qualora sia sopravvenuta per uno dei reati satellite la prescrizione, la Corte di cassazione, in applicazione dell’art. 620, comma 1, lettera l), cod. proc. pen. come modificato dalla legge 23 giugno 2017, n. 103, deve procedere all’eliminazione della porzione di pena inflitta in aumento per il reato estinto nella misura determinata dall’accordo. (In motivazione, la Corte ha sottolineato che la finalità perseguita dal legislatore attraverso la predetta modifica normativa è stata quella di estendere le ipotesi di annullamento senza rinvio in un’ottica de.attiva dei casi di nuovo giudizio di merito). Cass. pen. sez. V 25 gennaio 2019, n. 3752

Nell’ipotesi in cui il giudice di appello condanni la parte civile al pagamento delle spese di costituzione e difesa in giudizio in favore dell’imputato, ma ometta la corrispondente liquidazione, può provvedervi la Corte di cassazione, ai sensi dell’art. 620, comma 1, lett. l), cod. proc. pen. annullando senza rinvio la sentenza impugnata, atteso che tale attività non comporta l’esame degli atti e la formulazione di giudizi di merito. Cass. pen. sez. V 18 dicembre 2018, n. 57028

In tema di sospensione condizionale della pena, nel caso in cui il giudice d’appello non abbia preso in considerazione la specifica richiesta dell’imputato di concessione del beneficio, la sentenza impugnata può essere annullata, sul punto, senza rinvio, in applicazione dell’art. 620, lett. l), cod. proc. pen.come modificato dalla legge 23 giugno 2017, n. 103, soltanto qualora non siano necessari ulteriori accertamenti in fatto, imponendosi, diversamente, il giudizio di rinvio. Cass. pen. sez. V 2 maggio 2018, n. 18797

Deve essere annullata senza rinvio la sentenza d’appello che abbia immotivatamente disatteso la richiesta di concessione del beneficio della non menzione della condanna, proposta con specifico motivo di gravame, potendo il predetto beneficio essere direttamente disposto dalla Corte di cassazione allorchè non implichi alcun accertamento di fatto. (In motivazione la Corte ha ritenuto che, nella specie, tale beneficio poteva essere concesso sulla base degli elementi emergenti dalla sentenza di secondo grado, avuto riguardo all’incensuratezza dell’imputata ed alla prognosi favorevole già formulata con il riconoscimento della sospensione condizionale della pena). Cass. pen. sez. III 11 gennaio 2018, n. 792

La possibilità, riconosciuta alla Corte di cassazione dall’art. 620, comma 1, lett. l), cod. proc. pen. nella formulazione modificata dalla legge 23 giugno 2017, n. 103, di rideterminare direttamente la pena sulla base delle statuizioni del giudice di merito, procedendo ad un annullamento senza rinvio, è circoscritta alle ipotesi in cui alla situazione da correggere possa porsi rimedio senza necessità dell’esame degli atti dei processi di primo e secondo grado e della formulazione di giudizi di merito, obiettivamente incompatibili con le attribuzioni del giudice di legittimità. (Fattispecie in cui la Corte, in accoglimento di ricorso straordinario per errore di fatto, annullava la sentenza del giudice di appello limitatamente ad alcuni fatti estinti per prescrizione e rinviava al medesimo per la rideterminazione della pena, in quanto, trattandosi di reati uniti in continuazione, riteneva necessari ulteriori accertamenti, non avendo detto giudice individuato la pena per ciascun delitto in continuazione, ma operato un unico aumento ai sensi dell’art. 81, comma 2, cod. pen.). Cass. pen. sez. VI 28 settembre 2017, n. 44874

La possibilità, riconosciuta alla Corte di cassazione dall’art. 620, lett. l), cod. proc. pen.di procedere direttamente alla determinazione della pena, deve ritenersi circoscritta alle ipotesi in cui alla situazione da correggere possa porsi rimedio senza accertamenti e valutazioni discrezionali su circostanze e punti controversi, suscettibili di diversi apprezzamenti di fatto, che rimangono in quanto tali operazioni incompatibili con le attribuzioni del giudice di legittimità. (Fattispecie relativa al giudizio di bilanciamento tra circostanze, in cui la Corte ha annullato con rinvio per la rideterminazione della pena, rilevata la necessità di operare una valutazione discrezionale tipica del giudizio di merito). Cass. pen. sez. V 13 febbraio 2017, n. 6782

L’annullamento da parte della Corte di Cassazione dell’ordinanza di non convalida dell’arresto in flagranza va disposto con la formula “senza rinvio”, poichè il ricorso, avendo ad oggetto la rivisitazione di una fase ormai perenta, è finalizzato esclusivamente alla definizione della correttezza dell’operato degli agenti di polizia giudiziaria e l’eventuale rinvio solleciterebbe una pronuncia meramente formale, priva di ricadute quanto ad effetti giuridici. Cass. pen. sez. V 13 aprile 2016, n. 15387

La Corte di cassazione può procedere direttamente alla determinazione della pena, ai sensi dell’art. 620, lett. l), c.p.p.qualora si debbano nuovamente applicare gli indici di calcolo già definiti in sede di merito, senza procedere ad accertamenti di fatto o ad operazioni di discrezionalità valutativa, che rimangono incompatibili con le attribuzioni del giudice di legittimità. (Fattispecie relativa ad una pena irrogata per il delitto di detenzione di marijuana dal giudice di merito in applicazione dell’art. 73, comma primo, d.p.r. n. 309 del 1990, nel testo dichiarato costituzionalmente illegittimo dalla sentenza n. 32 del 2014, e rideterminata dalla Corte ai sensi dell’originario comma quarto dell’art. 73 oggi nuovamente in vigore, utilizzando gli stessi coef.cienti di computo). Cass. pen. sez. VI 2 aprile 2014, n. 15157

Nel caso in cui l’imputato abbia chiesto con specifico motivo d’appello la concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena inflittagli dal giudice di primo grado e il giudice d’appello non abbia preso in considerazione tale richiesta, omettendo qualsiasi motivazione sul punto, la sentenza impugnata deve essere annullata con rinvio, non potendo la Corte di Cassazione procedersi ad annullamento senza rinvio, involgendo la questione valutazioni di merito anche con riferimento al giudizio prognostico indicato nell’art. 164 c.p.. Cass. pen. sez. III 18 maggio 2012, n. 19082

Deve essere annullata senza rinvio la sentenza d’appello che abbia immotivatamente disatteso la richiesta di concessione del beneficio della non menzione già negata in primo grado, potendo il predetto beneficio essere direttamente disposto dalla Corte di Cassazione alle condizioni di legge. Cass. pen. sez. II 1 luglio 2010, n. 24742

Qualora l’aumento per la continuazione determinato dal giudice di merito superi il limite massimo del triplo della pena inflitta per la violazione ritenuta più grave, la Corte di cassazione, nell’annullare la sentenza senza rinvio, ridetermina direttamente la sanzione fissandola nel valore triplo di quella inflitta per il reato-base. Cass. pen. Sezioni Unite 10 dicembre 2003, n. 47289

La nullità assoluta e insanabile del giudizio di merito, dovuta alla sua celebrazione in contumacia dell’imputato detenuto all’estero per reati colà commessi, non determina l’annullamento con rinvio della sentenza, qualora quest’ultima debba essere annullata senza rinvio per vizio, testualmente rilevabile, di mancanza o manifesta illogicità della motivazione non altrimenti suscettibile di rimedio, in quanto la soluzione pienamente liberatoria nel merito dell’accusa è destinata a prevalere in ogni caso sull’accertata nullità di ordine generale, sia pure assoluta e insanabile, essendo incompatibile l’inutile regressione del processo con le esigenze di economia processuale e con lo stesso favor rei. Cass. pen. Sezioni Unite 24 novembre 2003, n. 45276

Nel giudizio di cassazione l’annullamento della sentenza di condanna va disposto senza rinvio allorché un eventuale giudizio di rinvio, per la natura indiziaria del processo e per la puntuale e completa disamina del materiale acquisito e utilizzato nei pregressi giudizi di merito, non potrebbe in alcun modo colmare la situazione di vuoto probatorio storicamente accertata. Cass. pen. Sezioni Unite 24 novembre 2003, n. 45276

L’annullamento in sede di legittimità della sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti, implicando la esclusione della validità dell’accordo nei termini in cui le parti lo avevano raggiunto, comporta che la valutazione che il giudice di merito (cui gli atti vengono trasmessi a seguito di annullamento senza rinvio) deve compiere abbia inizio ex novo, con assenza di qualsiasi preclusione ricollegabile allo svolgimento della precedente fase e, in particolare, con la possibilità di sottoporre al giudice un nuovo e diverso accordo. Cass. pen. sez. III 6 agosto 2001, n. 30581  .

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