Art. 616 – Codice di Procedura Penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477)

Spese e sanzione pecuniaria in caso di rigetto o di inammissibilità del ricorso

Articolo 616 - Codice di Procedura Penale

(1) 1. Con il provvedimento che dichiara inammissibile o rigetta il ricorso (615), la parte privata che lo ha proposto è condannata al pagamento delle spese del procedimento (535, 691). Se il ricorso è dichiarato inammissibile, la parte privata è inoltre condannata con lo stesso provvedimento al pagamento a favore della cassa delle ammende di una somma da € 258 a € 2.065, che può essere aumentata fino al triplo, tenuto conto della causa di inammissibilità del ricorso (2). Nello stesso modo si può provvedere quando il ricorso è rigettato (592).
1 bis. Gli importi di cui al comma 1 sono adeguati ogni due anni con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, in relazione alla variazione, accertata dall’Istituto nazionale di statistica, dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, verificatasi nel biennio precedente (3).

Articolo 616 - Codice di Procedura Penale

(1) 1. Con il provvedimento che dichiara inammissibile o rigetta il ricorso (615), la parte privata che lo ha proposto è condannata al pagamento delle spese del procedimento (535, 691). Se il ricorso è dichiarato inammissibile, la parte privata è inoltre condannata con lo stesso provvedimento al pagamento a favore della cassa delle ammende di una somma da € 258 a € 2.065, che può essere aumentata fino al triplo, tenuto conto della causa di inammissibilità del ricorso (2). Nello stesso modo si può provvedere quando il ricorso è rigettato (592).
1 bis. Gli importi di cui al comma 1 sono adeguati ogni due anni con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, in relazione alla variazione, accertata dall’Istituto nazionale di statistica, dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, verificatasi nel biennio precedente (3).

Note

(1) La Corte costituzionale, con sentenza n. 186 del 13 giugno 2000, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di questo articolo, nella parte in cui non prevede che la Corte di cassazione, in caso di inammissibilità del ricorso, possa non pronunciare la condanna in favore della Cassa delle ammende, a carico della parte privata che abbia proposto il ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.
(2) Le parole: «, che può essere aumentata fino al triplo, tenuto conto della causa di inammissibilità del ricorso» sono state aggiunte dall’art. 1, comma 64, della L. 23 giugno 2017, n. 103, a decorrere dal 3 agosto 2017.
(3) Questo comma è stato aggiunto dall’art. 1, comma 65, della L. 23 giugno 2017, n. 103, a decorrere dal 3 agosto 2017.

Massime

In tema di rimessione del processo, se la Corte di cassazione rigetta o dichiara inammissibile la relativa richiesta, deve condannare l’imputato che l’ha proposta al pagamento delle spese processuali, in applicazione del principio generale espresso nella disposizione di cui all’art. 616, comma 1, cod. proc. pen.che si applica a tutti i giudizi, principali o incidentali, dinanzi alla giudice di legittimità. Cass. pen. sez. V23 luglio 2019, n. 33226

Nell’ipotesi di inammissibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse a discuterlo per una causa non imputabile al ricorrente (nel caso di specie il provvedimento impugnato era stato nel frattempo revocato), quest’ultimo, può essere condannato solo al pagamento delle spese processuali e non anche al versamento in favore della Cassa per le ammende. Cass. pen. sez. V 25 maggio 2018, n. 23636

In tema di patrocinio dei non abbienti, l’ammissione al beneficio comporta soltanto, ex art. 4 d.P.R. n. 115 del 2002, l’anticipazione delle spese da parte dello Stato, ma non incide sull’operatività della regola per cui l’imputato soccombente deve essere condannato al pagamento delle spese processuali – le quali, infatti, sono soggette a recupero da parte dello Stato ex art. 200 del succitato d.P.R. – né sulla sua eventuale condanna, in caso di inammissibilità del ricorso per cassazione dal medesimo proposto, al pagamento di una somma in favore della Cassa delle ammende. Cass. pen. sez. III 16 maggio 2017, n. 24114

Alla declaratoria di inammissibilità del ricorso per cassazione per una delle cause indicate dall’art. 591 cod. proc. pen. consegue la condanna in favore della cassa delle ammende, in quanto l’art. 616 cod. proc. pen. non distingue tra le varie cause di inammissibilità, né vi sono ragioni logiche idonee a giustificare una differenza di trattamento tra le ipotesi previste dall’art. 606, comma terzo, cod. proc.pen. e quelle contemplate dall’art. 591 cod. proc. pen. (Fattispecie relativa a ricorso dichiarato inammissibile per rinuncia). Cass. pen. sez. III 4 febbraio 2015, n. 5185

Alla declaratoria di inammissibilità del ricorso per cassazione per una delle cause indicate dall’art. 591 c.p.p. consegue la condanna in favore della cassa delle ammende, in quanto l’art. 616 c.p.p. non distingue tra le varie cause di inammissibilità, nè vi sono ragioni logiche idonee a giustificare una differenza di trattamento tra le ipotesi previste dall’art. 606, comma terzo, cod. proc.pen. e quelle contemplate dall’art. 591 c.p.p.. (Fattispecie relativa a ricorso dichiarato inammissibile per tardività). Cass. pen. sez. V 24 luglio 2014, n. 32954

In tema di esecuzione della condanna alle spese processuali, le questioni che, senza coinvolgere la statuizione di condanna e la sua portata, pongano in discussione aspetti contabili o la pertinenza di determinati importi alla condanna inflitta, vanno prospettate al giudice civile. (Fattispecie, nella quale la Corte ha ritenuto che il ricorrente, che lamentava la non pertinenza alla sua posizione processuale di alcuni voci di spesa riferite a reati dai quali era stato assolto, avrebbe dovuto adire non il giudice dell’esecuzione penale ma proporre opposizione all’esecuzione innanzi al giudice civile). Cass. pen. sez. I 22 gennaio 2014, n. 2955

Non è coperta dal patrocinio a spese dello Stato la sanzione pecuniaria erogata ai sensi dell’art. 616 c.p.p.. Cass. pen. sez. I 18 ottobre 2013, n. 42918

Alla declaratoria di inammissibilità del ricorso per cassazione per una delle cause indicate dall’art. 591 c.p.p. consegue la condanna in favore della cassa delle ammende, in quanto l’art. 616 c.p.p. non distingue tra le varie cause di inammissibilità, con la conseguenza che la condanna al pagamento della sanzione pecuniaria, ex 616 c.p.p.deve essere comminata, non solo nel caso di declaratoria di inammissibilità ex art. 606, comma terzo, cod. proc.pen. ma anche in quello di inammissibilità pronunciata ex art. 591 c.p.p.. (Fattispecie di ricorso dichiarato inammissibile per tardività). Cass. pen. sez. V 5 settembre 2013, n. 36372

Alla dichiarazione d’inammissibilità del ricorso per cassazione non segue la condanna al pagamento di una somma in favore della cassa per le ammende qualora la questione con esso prospettata sia di particolare rilevanza (nella specie perché oggetto di contrasto giurisprudenziale). Cass. pen. Sezioni Unite 3 dicembre 2010, n. 43055

In tema di condanna alle spese nei giudizi di impugnazione, il giudice ha l’obbligo di condannare la parte civile al pagamento delle spese del processo, nel caso in cui l’impugnazione da questa proposta contro la sentenza di assoluzione dell’imputato non sia stata accolta, anche quando sia stata proposta e disattesa analoga impugnazione del P.M. Cass. pen. Sezioni Unite 16 novembre 2005, n. 41476

La previsione dell’art. 673 c.p.p. è circoscritta alla revoca di sentenze di condanna e di proscioglimento o di non luogo a procedere per estinzione del reato o difetto di imputabilità, nei casi di abrogazione o declaratoria di illegittimità costituzionale della norma incriminatrice, e non può trovare alcuna applicazione in caso di condanna al pagamento di sanzioni pecuniarie in forza di disposizioni di natura processuale. (Fattispecie in cui la Corte ha confermato la decisione del giudice dell’esecuzione che aveva stabilito che le sanzioni pecuniarie inflitte dalla Corte di cassazione ex art. 616 c.p.p. non possono costituire oggetto di sindacato in sede di esecuzione alla stregua della parziale declaratoria di illegittimità costituzionale di detto articolo). Cass. pen. sez. I 24 maggio 2004, n. 23852

Nei casi in cui ne venga dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione, anche la persona offesa, ove ricorrano le condizioni di cui all’art. 616 c.p.p.può essere condannata al pagamento di una somma in favore della cassa delle ammende, atteso che, pur non potendo essere qualificata come parte processuale in senso tecnico, la stessa persona offesa è pur sempre considerata “parte privata” dalla legge processuale. (Fattispecie in tema di ricorso per cassazione proposto contro l’ordinanza di archiviazione del giudice per le indagini preliminari e dichiarato inammissibile per causa riconducibile al terzo comma dell’art. 606 c.p.p.). Cass. pen. sez. VI 4 giugno 2003, n. 24260

Nel procedimento che si svolge dinanzi alla Corte di Cassazione in camera di consiglio nelle forme previste dagli artt. 610 e 611 c.p.p.quando il ricorso dell’imputato viene dichiarato, per qualsiasi causa, inammissibile, ne va disposta la condanna al pagamento delle spese processuali in favore della parte civile, anche se i motivi di ricorso da lui proposti riguardino esclusivamente la pena inflitta, purché la domanda di restituzione o di risarcimento del danno sia stata accolta in sede di merito e, in sede di legittimità, la stessa parte civile abbia effettivamente esplicato, nei modi e nei limiti consentiti, un’attività diretta a contrastare la pretesa dell’imputato per la tutela dei propri interessi. Cass. pen. Sezioni Unite ord. 11 febbraio 2004, n. 5466

Nell’ipotesi in cui la Corte di cassazione annulli parzialmente con rinvio non può essere pronunciata dal giudice di rinvio alcuna condanna al pagamento delle spese processuali sostenute né nel giudizio di legittimità né nel giudizio di rinvio in quanto non è previsto dal sistema processuale penale che il giudice di rinvio valuti la reale soccombenza nel giudizio di legittimità. Cass. pen. sez. III 9 giugno 2003, n. 24862

In tema di patrocinio dei non abbienti, sono estranee alla sfera di applicazione della legge n. 217 del 1990 le spese e gli oneri che l’imputato deve affrontare al di fuori dei procedimenti giurisdizionali, in particolare nella fase amministrativa dell’esecuzione della pena; tanto più quando le spese di questa fase dipendono da una inadempienza del condannato che non ha versato la sanzione pecuniaria dovuta ai sensi dell’art. 616 c.p.p. al momento in cui la cancelleria gliene intimil pagamento. (Fattispecie nella quale la Corte ha ritenuto che non possono accollarsi allo Stato le spese aggiuntive, quali gli interessi di mora, le tasse e le spese di notifica, portate nella cartella di pagamento della sanzione a favore della Cassa delle ammende inflitta al condannato). Cass. pen. sez. III 15 ottobre 2002, n. 34541

La sanzione pecuniaria prevista dall’art. 616 c.p.p. per il caso di ritenuta inammissibilità del ricorso per cassazione non è soggetta alla prescrizione quinquennale prevista dall’art. 28 della legge 24 novembre 1981 n. 689 per le sanzioni amministrative, non essendo essa ricollegabile ad un illecito di tipo amministrativo, ma piuttosto alla violazione di un generale obbligo di lealtà processuale, manifestatasi nella scelta di adire il giudice di legittimità in modo imprudente, se non addirittura temerario, o con finalità meramente dilatorie. Deve quindi ritenersi che il termine prescrizionale sia quello decennale previsto dall’art. 2946 c.c.applicabile, salvo che la legge disponga altrimenti, a qualsiasi diritto nascente da obbligazioni civili, nell’ambito delle quali dev’essere annoverata quella avente ad oggetto il pagamento della sanzione in questione. Cass. pen. sez. V 29 novembre 2001, n. 42067

Alla dichiarazione d’inammissibilità del ricorso per cassazione non segue la condanna al pagamento di una somma in favore della Cassa per le ammende qualora la questione con esso dedotta sia oggetto di contrasto al momento della sua proposizione, giacché in tal caso esula ogni profilo di colpa in capo al ricorrente e non ricorrono, pertanto, le condizioni stabilite dall’art. 616 c.p.p. nel testo modificato dalla sentenza della Corte costituzionale 13 giugno 2000, n. 186. Cass. pen. Sezioni Unite 11 settembre 2001, n. 33542

Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso per cassazione per difetto di legittimazione del ricorrente a proporre appello (nella specie a norma dell’art. 322 bis c.p.p.) non consegue la sua condanna al pagamento né delle spese processuali, né della sanzione pecuniaria, qualora l’appello medesimo risulti necessitato da precedente decisione della Corte Suprema che, quali.cando un primo ricorso come appello, abbia disposto la trasmissione degli atti al giudice competente. Cass. pen. sez. VI 17 maggio 2000

Qualora il venir meno dell’interesse alla decisione del ricorso per cassazione sopraggiunga alla sua proposizione, alla declaratoria di inammissibilità non seguono né la condanna alle spese processuali né quella al pagamento della sanzione pecuniaria, non essendo configurabile un’ipotesi di soccombenza. Cass. pen. Sezioni Unite ord. 6 dicembre 1996, n. 20

Allorché venga irritualmente proposto ricorso immediato per cassazione avverso provvedimento suscettibile di essere aggredito con altro rimedio processuale (nella specie opposizione), la Corte di cassazione deve trasmettere gli atti al giudice competente, anche se l’atto risulti ictu oculi inammissibile, in quanto una sua immediata declaratoria di inammissibilità comporterebbe per il ricorrente la condanna al pagamento della sanzione pecuniaria in favore della cassa per le ammende, non prevista per l’inammissibilità delle impugnazioni diverse dal ricorso per cassazione. Cass. pen. sez. I ord. 30 maggio 1995, n. 1963

Nel caso di imputato deceduto nel corso del giudizio di merito e di ricorso per cassazione successivamente proposto dal difensore di fiducia che lo aveva assistito, la impugnazione è inammissibile per difetto di legittimazione del proponente, dato che il mandato difensivo conferito a suo tempo dall’imputato si è estinto per la morte del medesimo. In tale ipotesi, peraltro, non può disporsi la condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria ex art. 616 c.p.p.mancando il soggetto al quale addossare tali statuizioni. Cass. pen. sez. VI 14 gennaio 2000, n. 313  .

In tema di sanzione pecuniaria da applicare in caso di inammissibilità del ricorso per cassazione, è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 616 c.p.p. sollevata in riferimento agli artt. 111 e 24 Cost. sulla base della considerazione che tale previsione verrebbe di fatto a limitare il diritto costituzionalmente garantito di provocare il controllo e la verifica della legittimità delle sentenze. Quanto al primo profilo, la previsione in esame non limita affatto la esperibilità del ricorso per cassazione, intervenendo solo a disciplinarne gli effetti; quanto al secondo, come ritenuto dalla Corte cost. con la sentenza del 20 giugno 1964, n. 69, relativamente all’art. 549 c.p.p. del 1930, va osservato che il diritto alla tutela giurisdizionale non è assoluto e incondizionato, non potendo essere consentito, per il preminente interesse pubblico alla repressione dell’abuso della azione giudiziale manifestamente infondata, che l’esercizio del diritto di impugnazione in sede di legittimità abbia una estensione tale da farne deviare la sua funzione verso uno scopo sterile e dilatorio. mCass. pen. sez. VI 22 aprile 1999, n. 5207

In caso di interesse all’impugnazione venuto meno in epoca successiva alla proposizione del ricorso alla declaratoria di inammissibilità a norma dell’art. 591, comma primo, c.p.p. non segue la condanna alle spese processuali e della sanzione pecuniaria in favore della cassa delle ammende, non essendo configurabile alcuna ipotesi di soccombenza. Cass. pen. sez. III 16 ottobre 1998, n. 10762

In tema di procedimento di estradizione per l’estero, nel caso di rigetto del ricorso per cassazione della parte privata avverso la sentenza della corte di appello favorevole alla estradizione, non deve essere pronunciata condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento, in quanto il giudizio di estradizione si inquadra nei rapporti giurisdizionali tra lo Stato italiano e le autorità straniere e ha funzione di garanzia della osservanza delle convenzioni internazionali. Cass. pen. sez. VI 24 febbraio 1998, n. 1

Il rigetto del ricorso per cassazione avverso provvedimento in tema di ricusazione comporta la condanna del ricorrente alle spese a norma dell’art. 616 c.p.p. Cass. pen. sez. I 6 novembre 1996, n. 5293

Nell’ipotesi di rigetto o di dichiarazione di inammissibilità della richiesta di rimessione presentata dall’imputato, consegue obbligatoriamente la sua condanna al pagamento delle spese del procedimento, oltre a quella facoltativa, prevista dall’art. 48, quarto comma, c.p.p.al pagamento di una somma di denaro a favore della cassa delle ammende; in tema di procedimenti incidentali, infatti, deve trovare applicazione il principio generale, fissato per tutti i giudizi da celebrarsi davanti alla Corte di cassazione (ivi compresi quelli riservati alla sua competenza funzionale) dall’art. 616, prima parte, c.p.p.per cui le spese processuali, anticipate dallo Stato, vanno poste a carico di chi ha dato infondatamente luogo al relativo incidente. Cass. pen. sez. I 23 luglio 1996, n. 4633

Nell’ipotesi di declaratoria di inammissibilità o del ricorso per cassazione avverso sentenza contumaciale per mancanza dello specifico mandato ex art. 571, comma 3, c.p.p.sulla base di una interpretazione costituzionalmente adeguata dell’art. 616 c.p.p. nulla deve disporsi in ordine alle spese del procedimento e alla sanzione pecuniaria. L’art. 616 c.p.p. prevede la condanna alle spese ed alla sanzione pecuniaria soltanto per «la parte privata che ha proposto» il ricorso inammissibile. Nel caso in cui l’imputato non abbia proposto alcun ricorso né risulta che abbia in qualche modo aderito alla iniziativa del suo difensore, la sua condanna alle spese o alla sanzione pecuniaria farebbe ingiustamente gravare sull’imputato una sanzione per attività non rapportabile alla sua iniziativa o alla sua volontà. In tale ipotesi neppure può essere condannato il difensore, che giammai può ritenersi soccombente, in quanto la impugnazione da lui proposta costituisce pur sempre esercizio di funzione difensionale, esplicata per conto e nell’interesse del difeso, pur in assenza di specifico mandato ex art. 571, comma 3, c.p.p. Cass. pen. sez. VI 25 agosto 1995, n. 9121

Metti in mostra la tua 
professionalità!
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram
Condividi su email

Novità giuridiche

Istituti giuridici