Art. 576 – Codice di Procedura Penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477 - aggiornato al D.Lgs. 08.11.2021, n. 188)

Impugnazione della parte civile e del querelante

Articolo 576 - codice di procedura penale

1. La parte civile (74 ss.) può proporre impugnazione[, con il mezzo previsto per il pubblico ministero,] (1) (2) contro i capi della sentenza di condanna che riguardano l’azione civile (538 ss.) e, ai soli effetti della responsabilità civile, contro la sentenza di proscioglimento pronunciata nel giudizio (529 ss.). La parte civile può altresì (3) (2) proporre impugnazione contro la sentenza pronunciata a norma dell’art. 442 quando ha consentito alla abbreviazione del rito.
2. Lo stesso diritto compete al querelante condannato a norma dell’art. 542.

Articolo 576 - Codice di Procedura Penale

1. La parte civile (74 ss.) può proporre impugnazione[, con il mezzo previsto per il pubblico ministero,] (1) (2) contro i capi della sentenza di condanna che riguardano l’azione civile (538 ss.) e, ai soli effetti della responsabilità civile, contro la sentenza di proscioglimento pronunciata nel giudizio (529 ss.). La parte civile può altresì (3) (2) proporre impugnazione contro la sentenza pronunciata a norma dell’art. 442 quando ha consentito alla abbreviazione del rito.
2. Lo stesso diritto compete al querelante condannato a norma dell’art. 542.

Note

(1) Le parole fra parentesi quadrate sono state soppresse dall’art. 6, comma 1, lett. a), della L. 20 febbraio 2006, n. 46.
(2) Si veda l’art. 10 della L. 20 febbraio 2006, n. 46, di cui si riporta il testo:
«10. 1. La presente legge si applica ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della medesima.
«2. L’appello proposto contro una sentenza di proscioglimento dall’imputato o dal pubblico ministero prima della data di entrata in vigore della presente legge viene dichiarato inammissibile con ordinanza non impugnabile (*) (**) (***).
«3. Entro quarantacinque giorni dalla notifica del provvedimento di inammissibilità di cui al comma 2 può essere proposto ricorso per cassazione contro le sentenze di primo grado.
«4. La disposizione di cui al comma 2 si applica anche nel caso in cui sia annullata, su punti diversi dalla pena o dalla misura di sicurezza, una sentenza di condanna di una corte di assise di appello o di una corte di appello che abbia riformato una sentenza di assoluzione.
«5. Nei limiti delle modificazioni apportate dall’articolo 8 della presente legge possono essere presentati i motivi di cui all’articolo 585, comma 4, del codice di procedura penale entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge».
(*) La Corte costituzionale, con sentenza n. 26 del 6 febbraio 2007, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di questo comma, nella parte in cui prevede che l’appello proposto contro una sentenza di proscioglimento dal pubblico ministero prima della data di entrata in vigore della medesima legge è dichiarato inammissibile.
(**) La Corte costituzionale, con sentenza n. 320 del 20 luglio 2007, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di questo comma, nella parte in cui prevede che l’appello proposto dal pubblico ministero, prima dell’entrata in vigore della medesima legge, contro una sentenza di proscioglimento emessa a seguito di giudizio abbreviato, è dichiarato inammissibile.
(***) La Corte costituzionale, con sentenza n. 85 del 4 aprile 2008, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di questo comma, nella parte in cui prevede che l’appello proposto prima dell’entrata in vigore della medesima legge dall’imputato, a norma dell’art. 593 c.p.p., contro una sentenza di proscioglimento, relativa a reato diverso dalle contravvenzioni punite con la sola ammenda o con pena alternativa, sia dichiarato inammissibile.
(3) Le parole: «Con lo stesso mezzo e negli stessi casi può» sono state così sostituite dalle attuali: «La parte civile può altresì» dall’art. 6, comma 1, lett. b), della L. 20 febbraio 2006, n. 46.

Massime

Nei confronti della sentenza di primo grado che abbia dichiarato l’estinzione del reato per intervenuta prescrizione, così come nei confronti della sentenza di appello che tale decisione abbia confermato, è ammissibile l’impugnazione della parte civile ove con la stessa si contesti l’erroneità di detta dichiarazione. (In motivazione la Corte ha precisato che la legittimazione della parte civile ad impugnare deriva direttamente dalla previsione dell’art. 576, comma 1, c.p.p.mentre l’interesse concreto deve individuarsi nella finalità di ottenere, in caso di appello, il ribaltamento della prima pronuncia e l’affermazione di responsabilità dell’imputato, sia pure ai soli fini delle statuizioni civili, e, in caso di ricorso in cassazione, l’annullamento della sentenza con rinvio al giudice civile in grado di appello, ex art. 622 c.p.p.senza la necessità di iniziare “ex novo” il giudizio civile). Cass. pen. Sezioni Unite 3 luglio 2019, n. 28911

L’impugnazione della parte civile avverso la sentenza di proscioglimento che non abbia accolto le sue conclusioni, è ammissibile anche quando non contenga l’espressa indicazione che l’atto è proposto ai soli effetti civili. Cass. pen. sez. IV 25 giugno 2018, n. 29154

Sussiste l’interesse della parte civile alla partecipazione al giudizio di legittimità instaurato a seguito di ricorso del procuratore generale finalizzato ad ottenere una diversa qualificazione giuridica, “in pejus”, del fatto – reato accertato, poiché da quest’ultima può derivare una differente quantificazione del danno morale da risarcire, cui si perviene tenendo conto anche della gravità del reato, suscettibile di acuire i turbamenti psichici e l’entità del patema d’animo sofferti dalla vittima. Cass. pen. sez. II 17 novembre 2017, n. 52549

Il giudice di appello che riformi, ai soli fini civili, la sentenza assolutoria di primo grado emessa all’esito di giudizio abbreviato, sulla base di un diverso apprezzamento dell’attendibilità di una prova dichiarativa ritenuta decisiva, è obbligato a rinnovare l’istruzione dibattimentale, anche d’ufficio. Cass. pen. Sezioni Unite 14 aprile 2017, n. 18620

La parte civile è legittimata a proporre appello avverso la sentenza di primo grado di assoluzione dell’imputato per insussistenza del fatto al fine di chiedere al giudice dell’impugnazione di affermare la responsabilità dell’imputato, sia pure incidentalmente e ai soli fini dell’accoglimento della domanda di risarcimento del danno, ancorché in mancanza di una precedente statuizione sul punto, ferma restando, nel caso di appello della sola parte civile, l’intangibilità delle statuizioni penali. (Nella fattispecie, la S.C. ha annullato la decisione che, accogliendo l’impugnazione della sola parte civile, aveva riformato la sentenza di assoluzione per insussistenza del fatto, dichiarando non doversi procedere nei confronti dell’imputato in ordine ai reati ascrittigli per intervenuta prescrizione, maturata in epoca successiva alla pronuncia della sentenza di primo grado). Cass. pen. sez. III 23 gennaio 2017, n. 3083

È inammissibile, per sopravvenuta carenza di interesse, il ricorso per cassazione proposto dalla parte civile, ai soli effetti civili, avverso una sentenza di assoluzione per un reato abrogato e qualificato come illecito civile dal D.Lgs. 15 gennaio 2016, n. 7, atteso che, in assenza di efficacia vincolante del giudicato penale di assoluzione nel giudizio civile, non è ravvisabile un interesse della parte civile alla impugnazione finalizzata ad impedirne l’operatività. (In motivazione la Corte ha, altresì, precisato che il giudice penale non potrebbe, comunque, procedere al necessario accertamento del reato, anche se ai soli effetti civili, in considerazione della intervenuta espunzione della relativa fattispecie dall’ordinamento penale). Cass. pen. Sezioni unite 7 novembre 2016, n. 46688

Sussiste l’interesse della parte civile ad impugnare, deducendo il vizio di incompetenza per materia, la sentenza dichiarativa di non doversi procedere per la particolare tenuità del fatto, emessa – dopo l’apertura del dibattimento, ma prima di procedere all’assunzione delle prove – dal giudice di pace, previa attribuzione al fatto di un’erronea qualificazione giuridica rientrante nella propria competenza (nella specie: ingiurie, in luogo di diffamazione aggravata). (In motivazione, la S.C. ha precisato che la sentenza impugnata, emessa prima dell’istruttoria dibattimentale, non avrebbe avuto efficacia di giudicato nell’eventuale giudizio civile per il risarcimento del danno, efficacia che l’art. 651 bis cod. proc. pen. riserva alle pronunce emesse “in seguito a dibattimento”) . Cass. pen. sez. V 24 febbraio 2016, n. 7264

La parte civile, anche non persona offesa, è legittimata a proporre appello avverso la sentenza emessa in esito a giudizio abbreviato che abbia respinto la sua domanda risarcitoria, sia perché l’art. 443 cod. proc. pen. non prevede per tale parte processuale alcun limite in ordine ai mezzi di impugnazione esperibili, sia perché deve ritenersi attribuito alla stessa dall’art. 576, comma primo, cod. proc. pen.il potere di generale accesso a tutti i mezzi di impugnazione, in coerenza con la regola dell’efficacia nel giudizio civile della sentenza assolutoria emessa nel procedimento celebrato nelle forme del rito speciale con la sua accettazione. (Principio affermato in fattispecie in cui la parte civile aveva proposto ricorso immediato per cassazione ex art. 569 cod. proc. pen.). Cass. pen. sez. VI 5 giugno 2015, n. 24234

La parte civile non è legittimata a proporre appello, né in via principale, ai sensi dell’art. 576 c.p.p. né in via incidentale, ai sensi dell’art. 595 c.p.p.avverso la sentenza di primo grado con la quale, essendosi dichiarato non doversi procedere a carico dell’imputato per intervenuta prescrizione del reato a lui ascritto,sia stata omessa ogni pronuncia sulle pretese risarcitorie della persona offesa, dovendosi escludere, in via generale, che al giudice d’appello possa chiedersi una statuizione che non sarebbe stata consentita al giudice di primo grado (atteso che questi, ai sensi dell’art. 538 c.p.p.può provvedere in ordine alle pretese civilistiche solo quando pronunci sentenza di condanna dell’imputato), e non comportando, d’altra parte, in nessun caso, la declaratoria di estinzione del reato adottata dal giudice penale pregiudizio alcuno all’utile esercizio dell’azione risarcitoria in sede civile. Cass. pen. sez. VI 7 maggio 2013, n. 19540

L’impugnazione della parte civile avverso la sentenza di proscioglimento che non abbia accolto le sue conclusioni, è ammissibile anche quando non contenga l’espressa indicazione che l’atto è proposto ai soli effetti civili. Cass. pen. Sezioni Unite 8 febbraio 2013, n. 6509

È inammissibile il ricorso per cassazione proposto dalla parte civile avverso la sentenza d’appello, quando la stessa non abbia impugnato la decisione assolutoria di primo grado, confermata dalla Corte d’appello a seguito di impugnazione proposta dal solo P.M.. Cass. pen. sez. VI 4 aprile 2012, n. 12811

In tema di ricorso per cassazione, la parte civile, benché non abbia proposto impugnazione avverso la sentenza assolutoria di primo grado, appellata dal solo P.M.deve ritenersi legittimata a proporre ricorso per cassazione, ai soli effetti civili e ove sussista il concreto interesse. (Nella fattispecie, l’imputato era stato assolto per non aver commesso il fatto dal delitto di omicidio colposo con sentenza appellata dal P.M. e non dalla parte civile, confermata dai giudici di secondo grado, sostituendo la formula perché il fatto non sussiste. La decisione della corte di appello è stata impugnata dalla sola parte civile con ricorso per cassazione). Cass. pen. sez. IV 30 giugno 2009, n. 26643

L’impugnazione della parte civile non può essere diretta ad ottenere una modifica delle statuizioni penali, limitando l’art. 576 cod. proc. pen. il potere di impugnazione della stessa ai capi della sentenza di condanna riguardanti l’azione civile nonché alle sentenze di proscioglimento. (In applicazione del principio la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso riguardante l’erronea concessione di circostanza attenuante). Cass. pen. sez. III 15 febbraio 2012, n. 5860

Il giudice di appello, nel dichiarare l’inammissibilità, per rinuncia all’impugnazione, dell’appello proposto avverso la sentenza di assoluzione dal Pubblico Ministero e l’estinzione del reato per prescrizione in relazione all’impugnazione della parte civile, può condannare l’imputato al risarcimento dei danni in favore di quest’ultima, atteso che l’art. 576 c.p.p. conferisce al giudice dell’impugnazione il potere di decidere sul capo della sentenza anche in mancanza di una precedente statuizione sul punto. Cass. pen. sez. V 19 gennaio 2011, n. 1463

L’appello proposto dalla parte civile avverso la sentenza di proscioglimento è inammissibile se non contiene un espresso e diretto riferimento agli effetti civili che vuol conseguire, non potendosi ritenere tale riferimento implicito nella mera richiesta di verifica della responsabilità dell’imputato negata dalla pronunzia impugnata. Cass. pen. sez. VI 6 marzo 2010, n. 9072

È illegittima l’ordinanza pronunciata dal Tribunale in composizione monocratica investito dell’appello della parte civile avverso i capi della sentenza di condanna concernenti l’azione civile d’inammissibilità dell’appello, in quanto il testo novellato dell’art. 576 c.p.p. ad opera dell’art. 6 della legge n. 46 del 2006 prevedendo una generica legittimazione della parte civile ad impugnare, non limita detto potere al solo ricorso per cassazione né esclude espressamente o per implicito l’appello, sicché può essere inteso nel senso che è consentita ogni forma d’impugnazione ordinaria. Cass. pen. sez. V 19 settembre 2008, n. 35966

In tema di impugnazioni, la parte civile è legittimata, ex art. 576 c.p.p.a proporre impugnazione avverso la sentenza di proscioglimento pronunciata in giudizio, ai soli effetti della responsabilità civile, con la conseguenza che la sua richiesta, in sede di impugnazione, deve fare riferimento specifico e diretto, a pena di inammissibilità del gravame, agli effetti di carattere civile che si intendono conseguire. Ne deriva che una richiesta riguardante esclusivamente l’affermazione di responsabilità dell’imputato prosciolto, senza alcun riferimento all’azione risarcitoria, rende inammissibile l’impugnazione. Cass. pen. sez. III 21 settembre 2007, n. 35224

Pur dopo l’entrata in vigore della legge n. 46 del 2006, che ha novellato l’art. 576 c.p.p. sul potere di impugnazione della parte civile, questa conserva il diritto di appello, agli effetti della responsabilità civile, contro la sentenza di proscioglimento pronunciata nel giudizio di primo grado. (Mass. redaz.). Cass. pen. Sezioni Unite 12 luglio 2007, n. 27614

Il giudice di appello, nel dichiarare l’estinzione del reato per prescrizione o per amnistia su impugnazione, anche ai soli effetti civili, della sentenza di assoluzione ad opera della parte civile, può condannare l’imputato al risarcimento dei danni in favore di quest’ultima, atteso che l’art. 576 c.p.p. conferisce al giudice dell’impugnazione il potere di decidere sul capo della sentenza anche in mancanza di una precedente statuizione sul punto. Cass. pen. Sezioni Unite 19 luglio 2006, n. 25083

La novella dell’art. 593 c.p.p. ad opera della legge n. 46 del 2006, con la previsione della inappellabilità delle sentenze di proscioglimento, non ha fatto venire meno in capo alla parte civile il potere di appello, ai soli effetti della responsabilità civile, delle sentenze di proscioglimento, secondo quanto previsto dall’art. 576 c.p.p. Cass. pen. sez. III 4 luglio 2006, n. 22924

Non sussiste la legittimazione della parte civile a proporre impugnazione avverso la sentenza con cui il giudice di appello dichiari la nullità della sentenza di primo grado, in quanto tale decisione non rientra nel novero delle sentenze per le quali è tassativamente consentita l’impugnazione della parte civile dall’art. 576 c.p.p.e cioè i capi della sentenza di condanna concernenti l’azione civile e la sentenza di proscioglimento pronunciata in giudizio ai soli effetti della responsabilità civile. Cass. pen. sez. V 19 dicembre 2005, n. 45911

Ai fini della decorrenza del termine di due anni dalla data di irrevocabilità della sentenza, previsto dall’art. 315 c.p.p.per la presentazione della domanda di riparazione per ingiusta detenzione, non può tenersi conto dell’eventuale impugnazione proposta dalla sola parte civile ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 576 c.p.p. Cass. pen. sez. IV 4 novembre 2005, n. 40121

Ai fini della individuazione dei reati puniti con pena alternativa, avverso i quali, in caso di proscioglimento, può proporre appello il P.M.ai sensi dell’art. 36, comma primo, seconda parte, del D.L.vo 28 agosto 2000 n. 274 e, conseguentemente, ai sensi dell’art. 576 c.p.p.per i soli interessi civili, anche la parte civile, occorre far riferimento non alla pena originariamente prevista dalla norma incriminatrice ma a quella irrogabile dal giudice di pace. Cass. pen. sez. V 3 marzo 2005, n. 8321

In tema di impugnazioni, in presenza di specifica richiesta della parte civile, la pronuncia sulle domande di restituzione o di risarcimento del danno non può essere omessa per il solo fatto che la sentenza assolutoria dell’imputato non sia stata impugnata dal pubblico ministero, dovendo, in tal caso, il giudice effettuare, in via incidentale e ai soli fini civilistici, il giudizio di responsabilità; ma la pronuncia su tali domande non può che restare legata (e subordinata) all’accertamento (incidentale) della responsabilità penale. Cass. pen. sez. I 27 aprile 2004, n. 19538

L’impugnazione proposta dalla parte civile, ai soli effetti della responsabilità civile, avverso la sentenza di proscioglimento dell’imputato, come previsto dall’art. 576, comma 1, seconda ipotesi, c.p.p.è ammissibile pur quando con essa si chieda l’affermazione della penale responsabilità del prosciolto, a condizione che tale richiesta, di per sè insuscettibile di accoglimento, in presenza di giudicato penale, si accompagni alla indicazione degli effetti esclusivamente civili che mediante l’impugnazione si intendano conseguire. (Mass. redaz.). Cass. pen. sez. II 16 gennaio 2004, n. 897

È illegittima la condanna in appello dell’imputato al risarcimento dei danni in favore della parte civile, pronunciata come effetto della declaratoria di sopravvenuta estinzione del reato per prescrizione con la quale il giudice di secondo grado, su impugnazione del P.M.abbia riformato la sentenza assolutoria di prime cure. Cass. pen. sez. IV 14 aprile 2003, n. 17386

Il difensore della costituita parte civile non può proporre impugnazione nell’interesse di detta parte se non munito di apposita procura speciale, la quale pur non richiedendo formule sacramentali e potendo essere contenuta nella procura conferita per la costituzione in giudizio, deve essere tuttavia formulata in modo espresso. Ne consegue che non può attribuirsi il valore di procura speciale ai fini della proposizione della impugnazione al mandato difensivo conferito dalla parte civile al proprio avvocato con «ogni facoltà prevista dalla legge, compresa quella di assisterla, difenderla in udienza, presentare domande, richieste di risarcimenti e conclusioni, sostituire a sè altri con uguali o più limitati poteri, fare quanto altro necessario per la migliore e più corretta esecuzione della presente procura, in special modo di presentare e depositare la dichiarazione di costituzione presso la cancelleria del giudice competente». Cass. pen. sez. II 13 novembre 2002, n. 38122

Il giudice di appello, che su gravame del solo pubblico ministero condanni l’imputato assolto nel giudizio di primo grado, deve provvedere anche sulla domanda della parte civile che non abbia impugnato la decisione assolutoria. Cass. pen. Sezioni Unite 11 settembre 2002, n. 30327

Con l’appello proposto ai sensi dell’art. 576 c.p.p. avverso la sentenza di proscioglimento dell’imputato la parte civile ha titolo per ottenere, in caso di accoglimento, una sentenza che contenga la condanna dell’appellato alle restituzioni o al risarcimento del danno e non valga, quindi, soltanto a rimuovere l’eventuale preclusione che all’esercizio della relativa azione in sede civile possa derivare dalla sentenza impugnata. Cass. pen.,sez. VII 5 febbraio 2002, n. 4216 in Arch. nuova proc. pen. 2002, 297.   Dev’essere dichiarato inammissibile il ricorso avanti la Corte di cassazione presentato dalla parte civile avverso la sentenza con cui la corte di appello dichiara la nullità della sentenza di primo grado e individua il diverso giudice competente, atteso che tale decisione non rientra fra quelle per le quali l’art. 576 c.p.p. consente alla parte civile di proporre impugnazione, e che anche in simile ipotesi opera il principio generale, fissato dall’art. 568, comma 3, c.p.p.secondo cui il diritto di impugnazione spetta soltanto alla persona cui la legge espressamente lo conferisce. Cass. pen. sez. VI 13 giugno 2001, n. 24081

L’impugnazione consentita alla parte civile dall’art. 576 c.p.p.siccome idonea a dar luogo ad una pronuncia di condanna dell’imputato alle restituzioni ed al risarcimento del danno e non soltanto ad una pronuncia funzionale all’esclusione dell’efficacia extrapenale della sentenza di proscioglimento, deve ritenersi proponibile, alla sola condizione che trattisi di sentenza pronunciata nel giudizio, anche quando quest’ultima – come si verifica nel caso della sentenza predibattimentale prevista dall’art.469 c.p.p. – sia priva della suddetta efficacia. Cass. pen. sez. V 28 marzo 2001, n. 12359

Sussiste l’interesse della parte civile ad impugnare ai fini civili la sentenza di condanna che dia al fatto una diversa definizione giuridica allorché dalla modifica della qualificazione possa derivare una diversa quantificazione del danno da risarcire. Cass. pen. sez. V 28 febbraio 2001, n. 8577

Attesi i riflessi che l’attenuante della provocazione può avere sull’entità del risarcimento dovuto alla persona offesa dal reato (quanto meno con riguardo al risarcimento del danno non patrimoniale, la cui liquidazione non può che essere effettuata in via equitativa), deve riconoscersi alla stessa persona offesa, costituitasi parte civile, il diritto ad impugnare, ai sensi dell’art. 576 c.p.p.il capo della sentenza con il quale sia stata riconosciuta all’imputato la suddetta attenuante. Cass. pen. sez. I 18 aprile 2000, n. 4775

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