Art. 547 – Codice di Procedura Penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477 - aggiornato al D.Lgs. 08.11.2021, n. 188)

Correzione della sentenza

Articolo 547 - codice di procedura penale

1. Fuori dei casi previsti dall’art. 546 comma 3, se occorre completare la motivazione insufficiente ovvero se manca o è incompleto alcuno degli altri requisiti previsti dall’art. 546, si procede anche di ufficio alla correzione della sentenza a norma dell’art. 130.

Articolo 547 - Codice di Procedura Penale

1. Fuori dei casi previsti dall’art. 546 comma 3, se occorre completare la motivazione insufficiente ovvero se manca o è incompleto alcuno degli altri requisiti previsti dall’art. 546, si procede anche di ufficio alla correzione della sentenza a norma dell’art. 130.

Massime

È legittimo il ricorso alla procedura di correzione dell’errore materiale per rimediare all’omessa quantificazione nel dispositivo della sentenza delle spese processuali, sostenute dall’imputato, a cui il querelante è stato condannato. Cass. pen. sez. I 23 marzo 2011, n. 11632

Il contrasto tra dispositivo e motivazione non determina nullità della sentenza, ma si risolve con la logica prevalenza dell’elemento decisionale su quello giustificativo, potendosi eliminare la divergenza mediante ricorso alla semplice correzione dell’errore materiale in base al combinato disposto degli artt. 547 e 130 c.p.p.. (Nella specie la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per la lamentata discordanza tra dispositivo e motivazione della sentenza riguardante il calcolo della pena finale). Cass. pen. sez. VI 1 ottobre 2003, n. 37392

In tema di requisiti della sentenza, la mancata sottoscrizione del presidente del collegio, ove sia presente quella dell’estensore, non integra una ipotesi di nullità – che si configura soltanto quando la mancanza di sottoscrizione sia completa, stante la previsione del terzo comma dell’art. 546 c.p.p. secondo la quale è nulla la sentenza se «manca la sottoscrizione del giudice» – bensì un’ipotesi di mera irregolarità, suscettibile di rimedio mediante ricorso alla procedura per la correzione degli errori materiali. Cass. pen. sez. III 13 dicembre 2001, n. 44657

Non è affetta da nullità la sentenza di appello, nella cui intestazione non figuri il reato addebitato e sul quale sia intervenuta decisione, allorché l’indicazione di esso risulti dall’epigrafe della sentenza di primo grado o dal decreto di citazione per il giudizio di secondo grado. Cass. pen. sez. VI 14 giugno 2000, n. 6978

Nel caso di sentenza dibattimentale, il dispositivo, che, attraverso la lettura in pubblica udienza, acquista rilevanza esterna prima della motivazione ed indipendentemente da essa, non può essere modificato con la motivazione. Pertanto, in caso di difformità, il primo prevale sulla seconda, in quanto il dispositivo costituisce l’atto con il quale il giudice estrinseca la volontà della legge nel caso concreto, mentre la motivazione ha una funzione strumentale. (Fattispecie in tema di mancata concessione della sospensione condizionale della pena e della non menzione, nella quale la Corte ha stabilito che il contrasto non poteva essere risolto a norma degli artt. 547 e 130 c.p.p.venendo in considerazione una statuizione che avrebbe modificato il contenuto essenziale della decisione, ma soltanto facendo valere, davanti al giudice di legittimità – nel caso in cui i benefici fossero stati richiesti con l’appello – il vizio di motivazione). Cass. pen. sez. V 31 gennaio 2000, n. 4973

L’individuazione concreta delle testate sulle quali disporre la pubblicazione della sentenza non comporta alcuna valutazione riferibile alla specie ed all’entità della sanzione, ma si risolve in una attività meramente descrittiva e ricognitiva che in ipotesi di errore (inesatta, incompleta o equivoca indicazione della testata) ben può essere rettificata con l’istituto della correzione dell’errore materiale. Cass. pen. sez. III 29 aprile 1998, n. 874

La sentenza dibattimentale, che va depositata in cancelleria dopo la pubblicazione, anche se priva dell’indicazione delle generalità dell’imputato e dell’imputazione non è nulla, ma solo affetta da irregolarità, al cui rimedio si provvede con il rito della correzione degli errori materiali, che non sospende la decorrenza dei termini per l’impugnazione né incide in alcun modo sugli stessi, come emerge dall’art. 130 comma 1 c.p.p. che prevede la concorrenza sia dell’impugnazione che del procedimento di correzione, allorché statuisce che in questo caso è il giudice dell’impugnazione che provvede anche alla correzione. Cass. pen. sez. VI 7 giugno 1995, n. 1462

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