Art. 539 – Codice di Procedura Penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477 - aggiornato al D.Lgs. 08.11.2021, n. 188)

Condanna generica ai danni e provvisionale

Articolo 539 - codice di procedura penale

1. Il giudice, se le prove acquisite non consentono la liquidazione del danno (538), pronuncia condanna generica e rimette le parti davanti al giudice civile.
2. A richiesta della parte civile (76), l’imputato e il responsabile civile (83 ss.) sono condannati al pagamento di una provvisionale nei limiti del danno per cui si ritiene già raggiunta la prova (540).
2 bis. Nel caso di cui al comma 1, quando si procede per l’omicidio del coniuge, anche legalmente separato o divorziato, dell’altra parte dell’unione civile, anche se l’unione civile è cessata, o della persona che è o è stata legata da relazione affettiva e stabile convivenza, il giudice, rilevata la presenza di figli della vittima minorenni o maggiorenni economicamente non autosufficienti, costituiti come parte civile, provvede, anche d’ufficio, all’assegnazione di una provvisionale in loro favore, in misura non inferiore al 50 per cento del presumibile danno, da liquidare in separato giudizio civile; nel caso vi siano beni dell’imputato già sottoposti a sequestro conservativo, in deroga all’articolo 320, comma 1, il sequestro si converte in pignoramento con la sentenza di condanna in primo grado, nei limiti della provvisionale accordata (1).

Articolo 539 - Codice di Procedura Penale

1. Il giudice, se le prove acquisite non consentono la liquidazione del danno (538), pronuncia condanna generica e rimette le parti davanti al giudice civile.
2. A richiesta della parte civile (76), l’imputato e il responsabile civile (83 ss.) sono condannati al pagamento di una provvisionale nei limiti del danno per cui si ritiene già raggiunta la prova (540).
2 bis. Nel caso di cui al comma 1, quando si procede per l’omicidio del coniuge, anche legalmente separato o divorziato, dell’altra parte dell’unione civile, anche se l’unione civile è cessata, o della persona che è o è stata legata da relazione affettiva e stabile convivenza, il giudice, rilevata la presenza di figli della vittima minorenni o maggiorenni economicamente non autosufficienti, costituiti come parte civile, provvede, anche d’ufficio, all’assegnazione di una provvisionale in loro favore, in misura non inferiore al 50 per cento del presumibile danno, da liquidare in separato giudizio civile; nel caso vi siano beni dell’imputato già sottoposti a sequestro conservativo, in deroga all’articolo 320, comma 1, il sequestro si converte in pignoramento con la sentenza di condanna in primo grado, nei limiti della provvisionale accordata (1).

Note

(1) Questo comma è stato aggiunto dall’art. 4, comma 1, della L. 11 gennaio 2018, n. 4.

Massime

In tema di risarcimento del danno da reato, il giudice può disporre la condanna al pagamento della provvisionale di crediti già muniti di titolo esecutivo, in quanto il pagamento dell’unico debito estingue entrambi gli obblighi nascenti dai due titoli. (Fattispecie relativa a provvisionale per crediti da assegni di mantenimento, già assistiti da titolo esecutivo emesso in sede di separazione giudiziale). Cass. pen. sez. VI 24 gennaio 2018, n. 3357

In tema di provvisionale, la determinazione della somma assegnata è riservata insindacabilmente al giudice di merito, che non ha l’obbligo di espressa motivazione quando, per la sua non particolare rilevanza, l’importo rientri nell’ambito del danno prevedibile. (In motivazione, la S.C. ha precisato che per la liquidazione della provvisionale non è necessaria la prova dell’ammontare del danno, ma è sufficiente la certezza dello stesso sino all’ammontare della somma liquidata). Cass. pen. sez. IV 28 aprile 2017, n. 20318

In tema di risarcimento del danno derivante da reato, ai fini della liquidazione della provvisionale non è necessaria la prova dell’ammontare del danno stesso, ma è sufficiente la certezza della sua sussistenza sino all’ammontare della somma liquidata. (In motivazione, la Corte ha precisato che non è suscettibile di riesame in sede di legittimità la decisione sulla provvisionale congruamente motivata). Cass. pen. sez. VI 23 settembre 2016, n. 39542

Il beneficio della sospensione condizionale della pena non può essere subordinato al pagamento della provvisionale riconosciuta alla parte civile, da effettuarsi anteriormente al passaggio in giudicato della sentenza. Cass. pen. sez. VI 15 febbraio 2012, n. 5914

Il beneficio della sospensione condizionale della pena può essere subordinato dal giudice, ove la condizione attenga al pagamento di una provvisionale in favore della parte civile costituita, al versamento della somma dovuta entro un termine anteriore al passaggio in giudicato della sentenza, essendo la condanna, nella parte concernente la provvisionale, immediatamente esecutiva per legge. Cass. pen. sez. III 8 gennaio 2009, n. 126

È illegittima la decisione con cui il giudice di appello disponga l’assegnazione della provvisionale in assenza della richiesta della parte civile, considerato che l’art. 539 c.p.p. subordina tale statuizione alla specifica richiesta della parte civile, che, pertanto, non può ritenersi soddisfatta dall’istanza di provvisoria esecuzione della eventuale condanna al risarcimento del danno, disciplinata dalla diversa previsione dell’art. 540 del codice di rito. Cass. pen. sez. V 21 marzo 2006, n. 9779

In tema di risarcimento del danno derivante da reato, non è necessaria, ai fini della liquidazione della provvisionale, la prova dell’ammontare del danno stesso, ma è sufficiente la certezza della sua sussistenza sino all’ammontare della somma liquidata. Cass. pen. sez. V 29 marzo 2001, n. 12634

La provvisionale può essere concessa, anche senza apposita istanza della parte civile, non solo dal giudice di primo grado ma anche da quello d’appello; tuttavia l’autonomo potere del giudice di secondo grado sussiste soltanto quando la relativa questione non è stata prospettata in prime cure e non ha, quindi, formato oggetto di pronuncia esplicita o implicita, sicché viene meno e non può più essere legittimamente esercitato quando la questione stessa è stata già decisa e la statuizione sul punto non ha formato oggetto di specifica impugnazione. In tal caso, infatti, resta precluso ogni ulteriore esame del capo della sentenza sulla provvisionale, che perciò non può essere più modificato nelle successive fasi del giudizio per il principio devolutivo che connota il giudizio di secondo grado, sicché nemmeno una richiesta di provvisionale formulata dalla parte civile in grado d’appello nel corso della discussione orale potrà essere presa positivamente in considerazione mancando una specifica impugnazione sul punto. Cass. pen. sez. I 23 dicembre 1999, n. 14583

Il provvedimento di assegnazione di una provvisionale in sede penale ha carattere meramente delibativo e non acquista efficacia di giudicato in sede civile, perché destinato ad essere travolto in detta sede dall’effettiva liquidazione dell’integrale risarcimento, sicché non è impugnabile per cassazione. Cass. pen. sez. I 8 giugno 1999, n. 7241

La facoltà del giudice penale di pronunciare una condanna generica al risarcimento del danno ed alla provvisionale, prevista dall’art. 539 c.p.p. non incontra restrizioni di sorta in ipotesi di incompiutezza della prova sul quantum, bensì trova implicita conferma nei limiti dell’efficacia della sentenza penale di condanna nel giudizio civile per la restituzione e il risarcimento del danno fissati dall’art. 651 c.p.p. quanto all’accertamento della sussistenza del fatto, della sua illiceità ed all’affermazione che l’imputato l’ha commesso, escludendosi, perciò l’estensione del giudicato penale alle conseguenze economiche del fatto illecito commesso dall’imputato. Cass. pen. sez. IV 26 gennaio 1999, n. 1045

Non viola il divieto di reformatio in peius la sentenza di secondo grado che, in assenza di appello della parte civile in ordine alla mancata liquidazione da parte del primo giudice di una somma a titolo di provvisionale, riconosca il diritto della predetta parte, negato nella precedente fase. Ciò in quanto il divieto di cui all’art. 597 c.p.p. concerne esclusivamente le disposizioni a natura penale, ma non si estende alle statuizioni civili della sentenza. Cass. pen. sez. V 7 luglio 1998, n. 7967

Il disposto di cui al secondo comma dell’art. 539 c.p.p.che consente la condanna dell’imputato al pagamento di una provvisionale, è applicabile anche al danno non patrimoniale. Cass. pen. sez. V 26 febbraio 1998, n. 2414

Ai fini della pronuncia di condanna generica al risarcimento dei danni in favore della parte civile non è necessario che il danneggiato provi la effettiva sussistenza dei danni ed il nesso di causalità tra questi e l’azione dell’autore dell’illecito, essendo sufficiente l’accertamento di un fatto potenzialmente produttivo di conseguenze dannose: la suddetta pronuncia infatti costituisce una mera declaratoria iuris da cui esula ogni accertamento relativo sia alla misura sia alla stessa esistenza del danno, il quale è rimesso al giudice della liquidazione. (Affermando tale principio la Cassazione ha ritenuto legittima la condanna generica al risarcimento del danno in una fattispecie di abuso di ufficio per consentire un’attività di deposito di rifiuti in situazione contraria a quella prevista dalla legge a tutela della incolumità e sanità pubblica, pur non avendo i giudici di merito indicato in base a quali elementi avessero ritenuto raggiunta la prova dei pretesi danni e dell’entità degli stessi). Cass. pen. sez. VI 26 agosto 1994, n. 9266

È legittima la condanna generica, in sede penale, al risarcimento del danno ambientale, ai sensi dell’art. 18, L. 18 luglio 1986, n. 349, recante «Istituzione del Ministero dell’ambiente e norme in materia di danno ambientale», in caso di accertata violazione di norme anti inquinamento, penalmente sanzionate, senza che, al fine predetto, occorra che il titolare del diritto al risarcimento dia la prova dell’an debeatur, bastando che il fatto illecito accertato sia potenzialmente idoneo a produrre danno. (Nella specie trattavasi di violazione dell’art. 21, primo e terzo comma, L. 10 maggio 1976, recante norme per la tutela delle acque dall’inquinamento, consistita nello sversamento, nelle acque del torrente Bormida, di re.ui di lavorazioni industriali contenenti valori di PH superiori al consentito). Cass. pen. sez. III 26 maggio 1994, n. 6190

Il provvedimento con il quale il giudice di merito nel pronunciare condanna generica al risarcimento del danno assegna alla parte civile una somma da imputarsi nella liquidazione definitiva non è impugnabile per cassazione, in quanto per sua natura insuscettibile di passare in giudicato e destinato ad essere travolto dall’effettiva liquidazione dell’integrale risarcimento. Cass. pen. Sezioni Unite 19 febbraio 1991, n. 2246

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