Art. 531 – Codice di Procedura Penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477 - aggiornato al D.Lgs. 08.11.2021, n. 188)

Dichiarazione di estinzione del reato

Articolo 531 - codice di procedura penale

1. Salvo quanto disposto dall’art. 129 comma 2, il giudice, se il reato è estinto (150 ss. c.p.), pronuncia sentenza di non doversi procedere enunciandone la causa nel dispositivo (469).
2. Il giudice provvede nello stesso modo quando vi è dubbio sull’esistenza di una causa di estinzione del reato.

Articolo 531 - Codice di Procedura Penale

1. Salvo quanto disposto dall’art. 129 comma 2, il giudice, se il reato è estinto (150 ss. c.p.), pronuncia sentenza di non doversi procedere enunciandone la causa nel dispositivo (469).
2. Il giudice provvede nello stesso modo quando vi è dubbio sull’esistenza di una causa di estinzione del reato.

Massime

Non è suscettibile di revisione la sentenza di estinzione del reato per prescrizione dalla quale consegua la sola conferma delle statuizioni civili. (In motivazione la Corte ha chiarito che la revisione può riguardare solo una sentenza di condanna, che, ai sensi dell’art. 6 CEDU, deve intendersi ogni provvedimento con il quale il giudice, al di là del “nomen iurìs”, nella sostanza, infligga una sanzione che abbia comunque natura punitiva e deterrente, e non meramente riparatoria o preventiva, come è invece per la condanna al risarcimento del danno, avente solo natura riparatoria) Cass. pen. sez. II 28 novembre 2017, n. 53678

In tema di dichiarazione di estinzione del reato, il favor innocentiae di cui all’art. 531, comma secondo, c.p.p.per il quale il giudice dichiara non doversi procedere quando vi è dubbio sull’esistenza di una causa di estinzione del reato, può trovare applicazione allorché l’incertezza ricada su elementi fattuali dell’iter criminis come il tempus commissi delicti ma non con riguardo ad attività post delictum che, richieste all’imputato o da lui provocate, come l’oblazione, la sanatoria per i reati edilizi, i condoni previdenziali ed altro, devono risultare da atti formali e processuali inconciliabili con il dubbio sulla esistenza della dedotta causa di estinzione. Cass. pen. sez. III 26 maggio 2006, n. 18772  .

La dichiarazione di non doversi procedere per estinzione del reato del quale sia incerta la data di commissione (o di cessazione della permanenza) non esige come condizione per essere adottata che l’incertezza sia assoluta; anche una incertezza relativa (determinata dal contrasto, dall’ambiguità o imprecisione delle risultanze processuali) può giustificare la pronuncia di favore per l’imputato, in base al principio che il dubbio sulla sussistenza della causa estintiva va risolto nel senso della sua affermazione anziché in quello della sua negazione, non essendo ammissibile una soluzione dubitativa nel giudizio in ordine all’estinzione del reato. Cass. pen. sez. II 4 luglio 1997, n. 6476

Nel vigente codice di rito, con riferimento alle sentenze emesse ad istruzione dibattimentale espletata, la declaratoria di estinzione del reato per prescrizione prevale sulla insufficienza della prova solo se la causa estintiva incida sul reato così come contestato, nella sua versione edittale, e non già quando sia creata dal giudice a seguito della concessione, dopo il riconoscimento della responsabilità dell’imputato, che di per sè esclude l’insufficienza della prova, di una qualche attenuante la quale, grazie al giudizio di prevalenza, faccia scendere il massimo edittale della pena, sicché debba darsi atto della prescrizione. Cass. pen. sez. IV 14 settembre 1996, n. 8548

In tema di prescrizione, come si desume chiaramente dall’art. 531, secondo comma, c.p.p.se vi sia incertezza circa il tempus commissi delicti, il termine di decorrenza va computato secondo il maggior vantaggio per l’imputato. Deve, pertanto, essere dichiarata l’estinzione del reato anche quando vi sia incertezza sulla data di consumazione del reato stesso o comunque sul momento iniziale del termine di prescrizione. (Applicazione in tema di violazione di sigilli). Cass. pen. sez. VI 26 maggio 1993, n. 5336

L’art. 5 d.p.r. 12 aprile 1990, n. 75 prescrive che l’amnistia non si applichi qualora l’imputato, prima che sia pronunciata sentenza di non doversi procedere per estinzione del reato, faccia espressa dichiarazione di non volerne usufruire. Tuttavia, non è previsto alcun obbligo di interpello da parte del giudice, sicché è sufficiente che l’imputato sia comunque a conoscenza del procedimento a suo carico, avendo l’onere di manifestare il proprio intendimento di rinunziare all’amnistia con una dichiarazione espressa, in mancanza della quale è legittima l’applicazione della causa estintiva. Cass. pen. sez. VI 13 settembre 1991, n. 9530

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