Art. 522 – Codice di Procedura Penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477 - aggiornato al D.Lgs. 08.11.2021, n. 188)

Nullità della sentenza per difetto di contestazione

Articolo 522 - codice di procedura penale

1. L’inosservanza delle disposizioni previste in questo capo è causa di nullità (177 ss.).
2. La sentenza di condanna (533) pronunciata per un fatto nuovo, per un reato concorrente o per una circostanza aggravante senza che siano state osservate le disposizioni degli articoli precedenti è nulla soltanto nella parte relativa al fatto nuovo, al reato concorrente o alla circostanza aggravante (604, 606, lett. c).

Articolo 522 - Codice di Procedura Penale

1. L’inosservanza delle disposizioni previste in questo capo è causa di nullità (177 ss.).
2. La sentenza di condanna (533) pronunciata per un fatto nuovo, per un reato concorrente o per una circostanza aggravante senza che siano state osservate le disposizioni degli articoli precedenti è nulla soltanto nella parte relativa al fatto nuovo, al reato concorrente o alla circostanza aggravante (604, 606, lett. c).

Massime

È nulla la sentenza di patteggiamento nella cui epigrafe sia riportata un’imputazione diversa da quella contestata dal P.M. e oggetto dello stesso patteggiamento qualora detta diversità determini una significativa modifica dell’imputazione tale da tradursi nella sua immutazione, nel senso rilevante ai sensi dell’art. 522 c.p.p.. (Nella specie l’originaria contestazione, oggetto di successivo patteggiamento, concerneva unicamente il reato di cui all’art. 73, commi 1 e 6, del T.U. stup. mentre la sentenza riportava gli artt. 73, n. 1 e 74, n. 1 e 6 oltre ad un quantitativo di droga maggiore rispetto a quello contestato). Cass. pen. sez. IV 17 ottobre 2013, n. 42674

La diversità fra la data del fatto indicata nella contestazione e quella ritenuta nella sentenza di condanna può dare luogo a nullità ai sensi dell’art. 522 c.p.p. quando il suddetto elemento abbia assunto in concreto influenza rilevante ai fini della difesa. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte ha ritenuto la sussistenza di detta condizione in un caso in cui l’imputato, sulla base della originaria contestazione, si era difeso adducendo come alibi il suo stato di detenzione all’epoca del fatto). Cass. pen. sez. V 1 luglio 2004, n. 28853

In riferimento ad un’accusa per il delitto di violenza sessuale ex art. 609 bis, comma primo 1) c.p.commesso con abuso delle condizioni di inferiorità fisica e psichica della vittima, la sentenza che dichiara invece accertata una condotta di violenza e minaccia, viola il principio di correlazione tra fatto contestato e quello ritenuto in sentenza, ed è pertanto affetta da nullità, se nel corso del processo l’imputato non è stato posto in grado di difendersi concretamente anche in merito a tale distinta condotta, ancorché non inserita nel capo di imputazione. Cass. pen. sez. III 6 maggio 2004, n. 21584

L’imputato non può essere giudicato e condannato per fatti relativamente ai quali non sia stato in condizioni di difendersi, fermo restando che la contestazione del fatto non deve essere ricercata soltanto nel capo di imputazione ma deve essere vista con riferimento ad ogni altra integrazione dell’addebito che venga fatta nel corso del giudizio e sulla quale l’imputato sia stato posto in grado di opporre le proprie deduzioni. (Fattispecie nella quale la Corte ha rilevato la sostanziale differenza tra il fatto contestato e quello per il quale era intervenuta condanna, essendovi divergenze sulla data di consumazione e sulle circostanze di luogo della azione criminosa). Cass. pen. sez. VI 5 maggio 2004, n. 21094  .

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