Art. 458 – Codice di Procedura Penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477 - aggiornato al D.Lgs. 08.11.2021, n. 188)

Richiesta di giudizio abbreviato

Articolo 458 - codice di procedura penale

(1) 1. L’imputato, a pena di decadenza (173), può chiedere il giudizio abbreviato (438) depositando nella cancelleria del giudice per le indagini preliminari (328) la richiesta, con la prova della avvenuta notifica al pubblico ministero, entro quindici giorni (2) dalla notificazione del decreto di giudizio immediato (456). [Il pubblico ministero ha il termine di cinque giorni dalla notificazione della richiesta per esprimere il proprio consenso] (3) (4). Si applicano le disposizioni di cui all’articolo 438, comma 6 bis (5). Con la richiesta l’imputato può eccepire l’incompetenza per territorio del giudice (5).
2. Il giudice fissa con decreto l’udienza in camera di consiglio dandone avviso almeno cinque giorni prima al pubblico ministero, all’imputato, al difensore e alla persona offesa. Qualora riconosca la propria incompetenza, il giudice la dichiara con sentenza e ordina la trasmissione degli atti al pubblico ministero presso il giudice competente. Nel giudizio si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni degli articoli 438, commi 3 e 5, 441, 441 bis, 442 e 443; nel caso di cui all’articolo 441 bis, comma 4, il giudice, revocata l’ordinanza con cui era stato disposto il giudizio abbreviato, fissa l’udienza per il giudizio immediato (6).
3. Le disposizioni del presente articolo non si applicano quando il giudizio immediato è stato richiesto dall’imputato a norma dell’art. 419 comma 5 (453).

Articolo 458 - Codice di Procedura Penale

(1) 1. L’imputato, a pena di decadenza (173), può chiedere il giudizio abbreviato (438) depositando nella cancelleria del giudice per le indagini preliminari (328) la richiesta, con la prova della avvenuta notifica al pubblico ministero, entro quindici giorni (2) dalla notificazione del decreto di giudizio immediato (456). [Il pubblico ministero ha il termine di cinque giorni dalla notificazione della richiesta per esprimere il proprio consenso] (3) (4). Si applicano le disposizioni di cui all’articolo 438, comma 6 bis (5). Con la richiesta l’imputato può eccepire l’incompetenza per territorio del giudice (5).
2. Il giudice fissa con decreto l’udienza in camera di consiglio dandone avviso almeno cinque giorni prima al pubblico ministero, all’imputato, al difensore e alla persona offesa. Qualora riconosca la propria incompetenza, il giudice la dichiara con sentenza e ordina la trasmissione degli atti al pubblico ministero presso il giudice competente. Nel giudizio si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni degli articoli 438, commi 3 e 5, 441, 441 bis, 442 e 443; nel caso di cui all’articolo 441 bis, comma 4, il giudice, revocata l’ordinanza con cui era stato disposto il giudizio abbreviato, fissa l’udienza per il giudizio immediato (6).
3. Le disposizioni del presente articolo non si applicano quando il giudizio immediato è stato richiesto dall’imputato a norma dell’art. 419 comma 5 (453).

Note

(1) La Corte costituzionale, con sentenza n. 1 del 22 gennaio 2015, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di questo articolo e dell’art. 1, comma 1, del D.P.R. 22 settembre 1988, n. 448 (Approvazione delle disposizioni sul processo penale a carico di imputati minorenni), nella parte in cui prevedono che, nel processo minorile, nel caso di giudizio abbreviato richiesto dall’imputato in seguito a un decreto di giudizio immediato, la composizione dell’organo giudicante sia quella monocratica del giudice per le indagini preliminari e non quella collegiale prevista dall’art. 50 bis, comma 2, del regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12 (Ordinamento giudiziario).
(2) Le parole: «entro sette giorni» sono state così sostituite dall’art. 14, comma 2, della L. 1 marzo 2001, n. 63.
(3) Il periodo riportato tra parentesi quadre è stato soppresso dall’art. 36, comma 1, lett. a), della L. 16 dicembre 1999, n. 479.
(4) La Corte costituzionale, con sentenza n. 120 del 16 aprile 2002, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di questo comma nella parte in cui prevede che il termine entro cui l’imputato può chiedere il giudizio abbreviato decorre dalla notificazione del decreto di giudizio immediato, anziché dall’ultima notificazione, all’imputato o al difensore, rispettivamente del decreto ovvero dell’avviso della data fissata per il giudizio immediato.
(5) Questo periodo è stato aggiunto dall’art. 1, comma 46, della L. 23 giugno 2017, n. 103, a decorrere dal 3 agosto 2017.
(6) Questo comma è stato così sostituito dall’art. 1, comma 47, della L. 23 giugno 2017, n. 103, a decorrere dal 3 agosto 2017.

Massime

Poiché, ai sensi dell’art. 123 c.p.p.le richieste formulate dall’imputato detenuto e ricevute dal direttore dell’istituto penitenziario sono produttive di effetti come se fossero ricevute direttamente dall’autorità giudiziaria, la richiesta di giudizio abbreviato formulata dall’imputato detenuto ai sensi dell’art. 458, comma 1, c.p.p. deve ritenersi ritualmente notificata al P.M. attraverso la semplice traditio al direttore dell’istituto, sempre che l’atto da questi ricevuto sia stato indirizzato al P.M. quale autorità destinataria della relativa consegna. Cass. pen. sez. I 1 febbraio 1995, n. 1056

La richiesta orale di giudizio abbreviato, formulata nell’udienza di convalida dell’arresto, deve qualificarsi anomala e, comunque, essa potrebbe spiegare la propria efficacia solo nell’udienza preliminare, che è la sede naturale del giudizio abbreviato. Quando, invece, non si fa luogo all’udienza preliminare perché, su richiesta del pubblico ministero, è stato emesso il decreto di giudizio immediato, che contiene anche l’avviso che l’imputato può chiedere il giudizio abbreviato, questo deve essere chiesto, a pena di decadenza, entro sette giorni dalla notificazione del decreto. (Nella specie, relativa a rigetto del ricorso, l’imputato aveva reiterato, nell’udienza dibattimentale, la richiesta di giudizio abbreviato, che il tribunale rigetta per tardività). Cass. pen. sez. II 23 febbraio 1993, n. 1665

Costituisce causa di nullità del decreto di giudizio immediato il fatto che esso, pur essendo stato emesso dopo l’entrata in vigore della legge 1 marzo 2001, n. 63, indichi, come termine entro il quale può essere chiesto il giudizio abbreviato, quello di sette giorni e non quello di quindici giorni, quale previsto dall’art. 458, comma 1, c.p.p. nel testo modificato dall’art. 14, comma 2, della citata legge n. 63/2001. Cass. pen. sez. IV 26 ottobre 2004, n. 41646

La richiesta di giudizio abbreviato incondizionato può essere validamente avanzata, mediante presentazione dell’istanza al pubblico ministero, anche prima che venga emesso e notificato all’imputato il decreto che dispone il giudizio immediato. In tal caso la presentazione della richiesta al P.M. è produttiva di effetti e costituisce atto equipollente alla notifica, prescritta con riferimento alla originaria disciplina del giudizio abbreviato che prevedeva il preventivo consenso dell’accusa. (Fattispecie nella quale la Corte ha risolto un conflitto di competenza sorto fra Gip e tribunale nel caso di una richiesta di abbreviato incondizionato, diretta al Gip ma presentata al P.M.affermando la competenza del Gip a celebrare comunque il processo in base al rito prescelto, in quanto la mancata notifica della richiesta al P.M. non poteva determinare la decadenza dal rito speciale che, con la normativa attuale, costituisce un diritto dell’imputato). Cass. pen. sez. I 26 settembre 2002, n. 31997

A norma dell’art. 123, comma primo, c.p.p.le richieste formulate dall’imputato detenuto e ricevute dal direttore dell’istituto penitenziario sono produttive di effetti «come se fossero ricevute direttamente dall’autorità giudiziaria»: espressione, quest’ultima, che il legislatore univocamente e costantemente adotta nelle ipotesi in cui intende fare riferimento non solo al giudice, ma anche al pubblico ministero. Pertanto, la richiesta di giudizio abbreviato che l’imputato detenuto formuli a norma dell’art. 458, comma primo, stesso codice, deve ritenersi virtualmente notificata al P.M. attraverso la semplice traditio al direttore dell’istituto, sempre che l’atto da questi ricevuto sia stato «indirizzato» al P.M.quale autorità destinataria della relativa consegna. (Nella specie, relativa a rigetto di ricorso, la S.C. ha ritenuto che si fosse al di fuori delle condizioni stabilite a pena di decadenza dal citato art. 458, comma primo, avendo l’imputato consegnato all’ufficio del direttore penitenziario una busta chiusa, indirizzata al presidente del collegio e risultata contenere, alla sua apertura, richiesta di applicazione del giudizio abbreviato). Cass. pen. sez. VI 3 marzo 1993, n. 2027

La sentenza della Corte costituzionale n. 120 del 16 aprile 2002, con la quale è stata dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 458, comma 1, c.p.p. nella parte in cui non prevedeva che il termine per la richiesta di giudizio abbreviato decorresse dall’ultima notificazione, all’imputato o al suo difensore, rispettivamente del decreto che dispone il giudizio immediato e dell’avviso della data fissata per detto giudizio, non può valere a far rimettere in discussione l’avvenuta decadenza dalla possibilità di avanzare la suindicata richiesta, già verificatasi a cagione dell’intervenuta scadenza, anteriormente alla pronuncia di incostituzionalità, del termine in questione, computato secondo la regola all’epoca vigente, che ne fissava la decorrenza con riferimento alla sola data di notifica del decreto di giudizio immediato all’imputato. Cass. pen. sez. IV 22 novembre 2002, n. 39645

La sentenza 10 aprile 2002 n. 120 della Corte costituzionale, con la quale è stata dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 458, comma 1, c.p.p. nella parte in cui prevede che il termine entro cui l’imputato può chiedere il giudizio abbreviato decorre dalla notificazione del decreto di giudizio immediato, anziché dall’ultima notificazione, all’imputato o al difensore, rispettivamente del decreto ovvero dell’avviso della data fissata per il giudizio immediato, non spiega alcun effetto, in forza del principio tempus regit actum, nei procedimenti definiti nelle fasi di merito prima della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica. (Nella specie, con i motivi di ricorso per cassazione, depositati il 6 marzo 2001, era stata dedotta, tra l’altro, l’omessa motivazione sulla questione di legittimità costituzionale dell’art. 458 c.p.p. prospettata in appello negli stessi termini poi ritenuti fondati dal giudice delle leggi). Cass. pen. sez. IV 22 novembre 2002, n. 39645

Anche prima che venga emesso e notificato all’imputato il decreto che dispone il giudizio immediato, con conseguente decorrenza del termine di 15 giorni stabilito dall’art. 458, comma 1, c.p.p. per la eventuale richiesta di giudizio abbreviato, tale richiesta può essere validamente avanzata mediante presentazione allo stesso pubblico ministero, nei confronti del quale detta presentazione costituisce equipollente della prescritta notifica (la cui necessità, peraltro, era stata prevista in funzione della originaria disciplina del giudizio abbreviato, la quale – a differenza dell’attuale – prevedeva il previo consenso dell’organo dell’accusa, di tal che potrebbe essere ora proposta un’interpretazione adeguatrice che escludesse comunque, quanto meno nel caso di richiesta di giudizio abbreviato incondizionato, l’inammissibilità derivante dall’inosservanza dell’adempimento in questione). Cass. pen. sez. fer. 25 settembre 2002, n. 31997

In tema di richiesta di giudizio abbreviato, da parte dell’imputato, al quale sia stato notificato il decreto di giudizio immediato, ricorre l’ipotesi della decadenza prevista dall’art. 458, comma 1 c.p.p. solo nel caso di intempestivo deposito della istanza, in quanto, a seguito delle modi.che introdotte dalla legge 16 dicembre 1999, n. 479, è escluso che l’effetto decadenziale consegua anche all’omessa notifica al P.M. non più chiamato ad esprimere il proprio consenso sulla richiesta e titolare di un limitato potere di interferenza solo nel caso di istanza condizionata ad integrazione probatoria (art. 438, comma 5, c.p.p.). Cass. pen. sez. II 10 luglio 2002, n. 26303

In tema di richiesta di giudizio abbreviato, da parte dell’imputato, al quale sia stato notificato il decreto di giudizio immediato, ricorre l’ipotesi della decadenza prevista dall’art. 458, comma 1 c.p.p. solo nel caso di intempestivo deposito della istanza, in quanto, a seguito delle modi.che introdotte dalla legge 16 dicembre 1999, n. 479, è escluso che l’effetto decadenziale consegua anche all’omessa notifica al P.M. non più chiamato ad esprimere il proprio consenso sulla richiesta e titolare di un limitato potere di interferenza solo nel caso di istanza condizionata ad integrazione probatoria (art. 438, comma 5, c.p.p.). Cass. pen. sez. II 10 luglio 2002, n. 26303

La forza maggiore che giustifica la restituzione in termini è quella che si configura come un particolare impedimento che renda vano ogni sforzo dell’uomo e derivi da cause estranee, a lui non imputabili. Di conseguenza non è ravvisabile la forza maggiore ogni volta che tale impedimento non si presenti come assoluto, vale a dire non superabile con una intensità di impegno o di diligenza superiore ad un certo grado, considerato tipico o normale. (Nella specie l’imputato straniero aveva chiesto la restituzione nel termine per richiedere il giudizio abbreviato assumendo che aveva costituito ostacolo insormontabile ad una tempestiva richiesta la mancata conoscenza da parte sua della lingua italiana e, dunque, la conseguente impossibilità di essere informato, attraverso la lettura del decreto di citazione per il giudizio immediato, della facoltà di richiedere, entro sette giorni, il giudizio abbreviato; la Cassazione ha ritenuto che correttamente il giudice di merito avesse respinto la richiesta, non potendo l’ostacolo suddetto essere considerato insuperabile). Cass. pen. sez. VI 20 maggio 1993, n. 5221

In tema di rito abbreviato condizionato richiesto nell’ambito del giudizio immediato, l’omessa fissazione dell’udienza in contraddittorio tra le parti, ai sensi dell’art. 458, comma secondo, cod. proc. pen.non determina la nullità assoluta o l’abnormità del decreto di rigetto “de plano” della richiesta e della contestuale fissazione dell’udienza per il giudizio immediato, emesso dal Gip, ma soltanto una nullità di ordine generale, sanabile per iniziativa di parte, avendo la stessa comportato un’indebita compressione dei diritti di difesa. Cass. pen. sez. III 3 febbraio 2017, n. 5236

La richiesta di giudizio abbreviato non vale, di per sè, ad escludere la rilevabilità di cause di inutilizzabilità di atti che abbiano carattere assoluto, in quanto derivanti da violazioni di norme di legge concernenti il procedimento di acquisizione della prova. (Nella specie l’inutilizzabilità – peraltro ritenuta insussistente dalla S.C. – sarebbe derivata, trattandosi di prova costituita dai risultati di intercettazioni telefoniche, dall’intervenuto deterioramento del supporto magnetico recante la registrazione delle conversazioni intercettate). Cass. pen. sez. IV 28 febbraio 2001, n. 8437

Il requisito probatorio necessario per l’instaurazione del giudizio immediato e quello richiesto per il giudizio abbreviato sono tra loro distinti, dal momento che la prova evidente, idonea all’accoglimento – da parte del giudice – della richiesta di giudizio immediato, è quella che per la sua sufficienza ai fini del rinvio a giudizio, rende superflua l’effettuazione dell’udienza preliminare; mentre la definibilità allo stato degli atti richiesta per disporre il giudizio abbreviato, si fonda sulla completezza dell’intero quadro probatorio e sulla previsione della sua non modificabilità anche ai fini dell’individuazione delle circostanze del reato e della commisurazione della pena. (Nella specie la decisione del giudice di merito che aveva respinto la richiesta di trasformazione del giudizio immediato in abbreviato sul rilievo che, essendo mancata la confessione dell’imputato, appariva necessario il vaglio dibattimentale per meglio chiarire le modalità del fatto, è stata annullata non solo per genericità di motivazione – non essendo state precisate le circostanze asseritamente da chiarire – ma per erroneità logica e giuridica, non necessariamente escludendo la mancata confessione dell’imputato la definibilità del processo allo stato degli atti, in base agli altri elementi acquisiti nel corso delle indagini preliminari). Cass. pen. sez. VI 4 giugno 1993, n. 5709

Anche nel caso in cui ha disposto il giudizio immediato il giudice per le indagini preliminari purigettare la richiesta di giudizio abbreviato, se ritiene di non essere in grado di decidere allo stato degli atti. Cass. pen. Sezioni Unite 21 aprile 1992

Qualora l’imputato nei cui confronti sia stato emesso decreto di giudizio immediato abbia chiesto ed ottenuto, com’è suo diritto (in presenza delle condizioni di legge) l’ammissione al giudizio abbreviato, ai sensi dell’art. 458, comma 2, c.p.p.l’eventuale revoca di tale ammissione costituisce provvedimento abnorme, comportante nullità del giudizio che, a seguito di esso, sia stato svolto nelle forme ordinarie. Cass. pen. sez. III 11 marzo 2010, n. 9921

È ammissibile il conflitto sollevato dal giudice per le indagini preliminari rispetto al giudice del dibattimento, nel caso in cui questi abbia restituito gli atti al primo ritenendo illegittimo il rigetto della richiesta di giudizio abbreviato disposto dal giudice per le indagini preliminari dopo l’emissione del decreto di giudizio immediato. Cass. pen. Sezioni Unite 21 aprile 1992

Nel caso di innesto di riti alternativi nel giudizio immediato, il Gup può rigettare la richiesta senza fissare l’udienza prevista dall’art. 458, comma 2, c.p.p. ogni qual volta la ritenga infondata, in quanto non risulta in alcun modo lesa la possibilità di accesso ai riti alternativi dell’imputato, il quale può reiterare la richiesta al giudice del dibattimento, senza però modificare le richieste istruttorie né trasformare la richiesta di rito abbreviato da condizionata a incondizionata. Cass. pen. sez. I 19 luglio 2007, n. 29115

Una volta emesso decreto di giudizio immediato e proposta dall’imputato tempestiva richiesta di giudizio abbreviato subordinata ad integrazione probatoria, la fissazione, da parte del giudice, della relativa udienza non può essere intesa come atto di per sè introduttivo di quest’ultimo giudizio, ma equivale solo a una decisione positiva sull’ammissibilità del rito (sotto il profilo formale e dell’osservanza dei termini), che non preclude il rigetto dell’istanza, qualora, all’esito dell’udienza, l’integrazione probatoria risulti non necessaria o non compatibile con l’esigenza di semplificazione propria del rito medesimo. (Fattispecie relativa a conflitto tra Gip che, rigettata nel merito l’istanza di giudizio abbreviato, aveva nuovamente disposto il giudizio immediato, e giudice del dibattimento che, ritenendo irreversibilmente ammesso il giudizio abbreviato per effetto della semplice fissazione dell’udienza da parte del primo, gli aveva restituito gli atti; in relazione ad essa, la Corte ha affermato che non spetta al giudice dibattimentale l’annullamento della decisione reiettiva della richiesta di giudizio abbreviato per difetto delle condizioni di legge e che, in caso di restituzione degli atti, il Gip è legittimato a sollevare conflitto). Cass. pen. sez. I 3 novembre 2001, n. 39157

Qualora, disposto il giudizio immediato, venga ritualmente avanzata dall’imputato, ai sensi dell’art. 458 c.p.p.richiesta di giudizio abbreviato, in ordine alla quale il P.M. non esprima il proprio consenso, il Gip deve trasmettere gli atti al tribunale per il giudizio immediato ma il giudice del dibattimento ha l’obbligo di compiere il sindacato sul dissenso del P.M.senza che il prevenuto abbia l’onere di alcuna deduzione nella fase degli atti introduttivi, ai sensi dell’art. 491 c.p.p. Cass. pen. sez. IV 12 maggio 1994, n. 5585

La competenza a decidere in ordine alla richiesta di applicazione della pena o di rito abbreviato, proposta successivamente alla rinnovazione della notificazione del decreto di giudizio immediato disposta dal tribunale in conseguenza del rilievo di una causa di nullità, appartiene al giudice per le indagini preliminari, cui pertanto il tribunale deve trasmettere gli atti, senza che ciò realizzi un’indebita regressione del processo, non determinandosi alcun passaggio “a ritroso” dalla fase del giudizio a quella delle indagini preliminari. Cass. pen. sez. I 6 marzo 2018, n. 10190

La richiesta di giudizio abbreviato presentata a seguito di decreto di giudizio immediato può essere revocata solo fino alla adozione del decreto di fissazione dell’udienza per l’ammissione del procedimento speciale, ai sensi dell’art. 458, comma secondo, cod. proc. pen. (In motivazione la Corte ha precisato che il superamento del vaglio preliminare da parte del giudice circa l’insussistenza di cause di inammissibilità della richiesta e la successiva attivazione della procedura disciplinata dall’art. 458, comma secondo, cod. proc. pen. costituiscono effetti giuridici della richiesta di giudizio abbreviato che, ove già realizzatisi, la rendono irrevocabile). Cass. pen. sez. VI 2 maggio 2017, n. 20803

Non sussiste la competenza funzionale ed inderogabile del giudice delle indagini preliminari a celebrare il giudizio abbreviato disposto a seguito di immediato, sicchè la sentenza emessa nel rito alternativo svoltosi dinanzi al Tribunale non è affetta da nullità. (Fattispecie in cui il tribunale aveva ordinato la rinnovazione della notifica del decreto di giudizio immediato, a seguito della quale l’imputato aveva chiesto ed ottenuto l’ammissione al giudizio abbreviato dinanzi al tribunale, dopo che analoga richiesta avanzata al giudice delle indagini preliminari era stata da questi dichiarata inammissibile). Cass. pen. sez. VI 10 marzo 2017, n. 11807

In tema di procedimento a carico di minorenni, la competenza alla celebrazione del giudizio abbreviato, sia esso instaurato nell’udienza preliminare o a seguito di giudizio immediato, spetta al giudice nella composizione collegiale prevista dall’art. 50-bis, comma secondo, dell’ordinamento giudiziario, e non al giudice delle indagini preliminari. Cass. pen. Sezioni Unite 5 maggio 2014, n. 18292

Una volta emesso decreto di giudizio immediato e proposta dall’imputato tempestiva richiesta di giudizio abbreviato subordinata ad integrazione probatoria, la dichiarazione di inammissibilità della richiesta può essere pronunciata dal G.I.P. de plano senza la fissazione dell’udienza ex art. 458, comma secondo c.p.p. (Fattispecie relativa a conflitto tra Gip e giudice del dibattimento). Cass. pen. sez. I 19 luglio 2007, n. 29115

Spetta al giudice delle indagini preliminari decidere sulla domanda di patteggiamento presentata dall’imputato, anche se ha già dato il via libera al giudizio immediato. Il ricorso a quest’ultimo rito alternativo non fa spostare la “pratica” al giudice del dibattimento, ma fa retrocedere il processo alla fase dell’udienza preliminare attribuendo la competenza sulla richiesta di patteggiamento al Gip, a meno che siano decorsi 15 giorni per la notifica e la domanda da parte dell’imputato di accedere al rito alternativo. Cass. pen. Sezioni Unite 25 gennaio 2006, n. 3088

Una volta emesso decreto di giudizio immediato e proposta dall’imputato tempestiva richiesta di giudizio abbreviato subordinata ad integrazione probatoria, la fissazione, da parte del giudice, della relativa udienza non può essere intesa come atto di per sè introduttivo di quest’ultimo giudizio, ma equivale solo a una decisione positiva sull’ammissibilità del rito (sotto il profilo formale e dell’osservanza dei termini), che non preclude il rigetto dell’istanza, qualora, all’esito dell’udienza, l’integrazione probatoria risulti non necessaria o non compatibile con l’esigenza di semplificazione propria del rito medesimo. (Fattispecie relativa a conflitto tra Gip che, rigettata nel merito l’istanza di giudizio abbreviato, aveva nuovamente disposto il giudizio immediato, e giudice del dibattimento che, ritenendo irreversibilmente ammesso il giudizio abbreviato per effetto della semplice fissazione dell’udienza da parte del primo, gli aveva restituito gli atti; in relazione ad essa, la Corte ha affermato che non spetta al giudice dibattimentale l’annullamento della decisione reiettiva della richiesta di giudizio abbreviato per difetto delle condizioni di legge e che, in caso di restituzione degli atti, il Gip è legittimato a sollevare conflitto). Cass. pen. sez. I 3 novembre 2001, n. 39157

Nel giudizio abbreviato, anche allorché esso si instauri ex art. 458 c.p.p.e cioè a seguito di richiesta di giudizio immediato, non può essere contestata l’utilizzabilità degli atti che, legalmente compiuti o formati, non sarebbero direttamente utilizzabili in dibattimento nel giudizio ordinario, ma lo diventano proprio per la scelta dell’imputato di procedere con il rito abbreviato. È invece possibile contestare l’utilizzabilità di atti o prove acquisiti in violazione dei divieti stabiliti dalla legge, in quanto il divieto di utilizzazione previsto dall’art. 191 c.p.p. ha, come espressione del principio di legalità, carattere generalissimo e va quindi applicato anche nel giudizio abbreviato. (In motivazione la Corte ha precisato che tale principio vale anche quando il giudizio abbreviato si instauri ex art. 458 c.p.p.e cioè a seguito di richiesta di giudizio immediato, atteso che l’art. 458 non contiene alcuna deroga alle norme che disciplinano il giudizio abbreviato). Cass. pen. sez. IV 1 febbraio 2000, n. 1129

A seguito del provvedimento che dispone il giudizio abbreviato, anche nell’ipotesi di trasformazione del rito prevista dall’art. 458 comma secondo c.p.p.è preclusa la possibilità di contestazioni suppletive o di modificazione dell’imputazione da parte del pubblico ministero. Cass. pen. sez. VI 31 agosto 1994, n. 9435

L’ ordinanza che provvede sulla richiesta di giudizio abbreviato ex art. 458 c.p.p. (sia nel caso di diniego che di concessione o ancora di revoca) non è impugnabile, nemmeno sotto il profilo dell’ abnormità, atteso il principio di tassatività dei mezzi d’ impugnazione previsto dall’ art. 568 c.p.p. (Fattispecie nella quale la Corte ha escluso fosse abnorme l’ ordinanza del giudice che, accogliendo una richiesta di giudizio abbreviato condizionata ad una ricognizione personale, aveva, per disposto di procedersi a ricognizione personale cosiddetta “atipica”). Cass. pen. sez. III 24 luglio 2013, n. 32085

Nei confronti dell’ordinanza che dispone sulla richiesta di giudizio abbreviato ex art. 458 c.p.p. non è prevista impugnazione né in via generale, né per specifica disposizione. La ratio dell’anzidetta inimpugnabilità è ravvisabile nella circostanza che il giudice del dibattimento può ugualmente applicare la diminuente del rito quando accerti che il diniego del giudizio abbreviato sia stato illegittimo o ingiustificato. Cass. pen. sez. III ord. 15 dicembre 1998, n. 4361

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