Art. 447 – Codice di Procedura Penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477 - aggiornato al D.Lgs. 08.11.2021, n. 188)

Richiesta di applicazione della pena nel corso delle indagini preliminari

Articolo 447 - codice di procedura penale

1. Nel corso delle indagini preliminari, il giudice, se è presentata una richiesta congiunta o una richiesta con il consenso scritto dell’altra parte, fissa, con decreto, l’udienza per la decisione, assegnando, se necessario, un termine al richiedente per la notificazione all’altra parte. Nel decreto di fissazione dell’udienza la persona sottoposta alle indagini è informata che ha facoltà di accedere ai programmi di giustizia riparativa. Almeno tre giorni prima dell’udienza il fascicolo del pubblico ministero è depositato nella cancelleria del giudice. (1)
2. Nell’udienza il pubblico ministero e il difensore sono sentiti se compaiono.
3. Se la richiesta è presentata da una parte, il giudice fissa con decreto un termine all’altra parte per esprimere il consenso o il dissenso e dispone che la richiesta e il decreto siano notificati a cura del richiedente (148 ss.).
Prima della scadenza del termine non è consentita la revoca o la modifica della richiesta e in caso di consenso si procede a norma del comma 1.

Articolo 447 - Codice di Procedura Penale

1. Nel corso delle indagini preliminari, il giudice, se è presentata una richiesta congiunta o una richiesta con il consenso scritto dell’altra parte, fissa, con decreto, l’udienza per la decisione, assegnando, se necessario, un termine al richiedente per la notificazione all’altra parte. Nel decreto di fissazione dell’udienza la persona sottoposta alle indagini è informata che ha facoltà di accedere ai programmi di giustizia riparativa. Almeno tre giorni prima dell’udienza il fascicolo del pubblico ministero è depositato nella cancelleria del giudice. (1)
2. Nell’udienza il pubblico ministero e il difensore sono sentiti se compaiono.
3. Se la richiesta è presentata da una parte, il giudice fissa con decreto un termine all’altra parte per esprimere il consenso o il dissenso e dispone che la richiesta e il decreto siano notificati a cura del richiedente (148 ss.).
Prima della scadenza del termine non è consentita la revoca o la modifica della richiesta e in caso di consenso si procede a norma del comma 1.

Note

(1) Il presente comma è stato così modificato dall’art. 25, comma 1, lett. d), D.Lgs. 10.10.2022, n. 150 con decorrenza dal 30.12.2022 ed applicazione indicata al comma 4, dell’art. 87 del suddetto decreto modificante e al comma 2 bis, dell’art. 92, del suddetto decreto modificante, così come modificato dall’art. 5 novies, D.L. 31.10.2022, n. 162, così come inserito dall’allegato alla legge di conversione, L. 30.12.2022, n. 199 con decorrenza dal 31.12.2022.

Massime

Il provvedimento con il quale il Gip, preso atto della revoca da parte del P.M. del consenso precedentemente prestato al patteggiamento, dispone la restituzione degli atti al medesimo non è abnorme, nè sotto il profilo strutturale, nè sotto quello funzionale, non generando alcuna stasi del procedimento. (Nell’affermare il principio in massima, la Corte ha ribadito che, una volta sottoposto l’accordo sulla pena al giudice, le parti non possono più revocare unilateralmente il consenso prestato al patteggiamento, evidenziando percome nel caso tale divieto venga violato, l’errore del giudice possa essere fatto valere impugnando la sentenza di primo grado). Cass. pen. sez. IV 24 luglio 2007, n. 29965

In tema di patteggiamento, l’omesso avviso al difensore di fiducia della data fissata per l’udienza camerale prevista dall’art. 447 c.p.p. per la decisione sulla richiesta, (che, nella specie, essendo stata proposta personalmente dall’imputato, alla presenza del difensore, nel corso della precedente udienza di convalida dell’arresto, aveva ricevuto il consenso del pubblico ministero), costituisce una nullità a regime intermedio, atteso che, a norma dell’art. 447, comma secondo, c.p.p.la presenza delle parti in tale udienza non è obbligatoria, e che, in ogni caso, né il difensore né l’imputato hanno interesse a eccepire la suddetta nullità, non essendo più modificabile l’accordo raggiunto dalle parti. Cass. pen. sez. VI 14 gennaio 2000, n. 344

In tema di applicazione della pena su richiesta delle parti, nel corso delle indagini preliminari, il giudice non è abilitato a provvedere de plano ma deve fissare apposita udienza, della quale le parti devono essere rese edotte mediante notificazione o atto equipollente. In mancanza, la sentenza deve ritenersi nulla per violazione dell’art. 178 lett. b) e c)p.p. Cass. pen. sez. IV 7 novembre 1997, n. 2519

In tema di patteggiamento nel corso delle indagini preliminari, l’omessa disposizione del giudice di comunicazione alle parti del decreto di fissazione dell’udienza (peraltro non esteso in calce alla richiesta dell’imputato) integra una nullità di ordine generale a regime intermedio, deducibile nei termini di cui all’art. 182 comma secondo c.p.p. Cass. pen. sez. I 9 novembre 1994, n. 11214

Qualora l’istanza di patteggiamento venga formulata nel corso delle indagini preliminari, quantunque vi sia l’accordo delle parti sulla pena, il giudice non è abilitato a provvedere de plano, ma, al contrario, deve fissare apposita udienza, della quale le parti stesse devono essere rese edotte mediante la notificazione di cui all’art. 447, comma primo, c.p.p.ovvero atto equipollente. La mancanza sia della notifica, sia di un atto equipollente comporta la nullità della sentenza per violazione dell’art. 178 lett. b) e c) stesso codice. Cass. pen. sez. I 4 novembre 1994, n. 3955

In tema di richiesta di applicazione della pena nel corso delle indagini preliminari, dall’interpretazione sistematica degli artt. 447, comma 1 e 127 c.p.p. si desume che il difetto di notifica del provvedimento di fissazione dell’udienza alla parte richiedente con la conseguente mancanza di partecipazione del P.M. e/o di intervento dell’imputato, comporta la nullità ai sensi dell’art. 178, lett. b) e c) c.p.p.ogni qualvolta detta parte non abbia assistito personalmente alla fissazione dell’udienza mediante decreto. Cass. pen. sez. I 29 settembre 1994, n. 10366

Nell’udienza fissata a seguito della richiesta di applicazione della pena presentata nel corso delle indagini preliminari non è consentita la costituzione di parte civile ed è pertanto illegittima la condanna dell’imputato al pagamento delle spese sostenute dal danneggiato dal reato la cui costituzione sia stata ammessa dal giudice nonostante tale divieto. (In motivazione la Corte ha affermato che lo stesso principio deve ritenersi operante, data l’identità di ratio anche in relazione alle udienze fissate per l’applicazione della pena richiesta con l’opposizione a decreto penale o a seguito di decreto di giudizio immediato ). Cass. pen. Sezioni Unite 23 dicembre 2008, n. 47803

Deve ritenersi ammissibile la costituzione di parte civile all’udienza fissata per la decisione sulla richiesta di applicazione della pena avanzata dall’imputato, ai sensi dell’art. 447 c.p.p. nel corso delle indagini preliminari. Cass. pen. sez. V 25 maggio 2007, n. 20600

In tema di applicazione della pena nel corso delle indagini preliminari, la richiesta di esclusione della parte civile va formulata, in applicazione analogica dell’art. 80, comma secondo, c.p.p. nell’udienza fissata ex art. 447 c.p.p. non oltre il momento di accertamento della costituzione delle parti. (In applicazione di tale principio la Corte ha rigettato il ricorso proposto avverso la sentenza pronunciata ex art. 447 c.p.p. nella parte in cui il Tribunale aveva condannato l’imputato alla rifusione delle spese di costituzione in favore della parte civile). Cass. pen. sez. IV 5 agosto 2004, n. 33634

L’ordinanza anticipatoria dell’udienza adottata dal giudice nel corso del dibattimento non deve essere notificata all’imputato almeno sette giorni prima della nuova udienza, atteso che tale obbligo è previsto dall’art. 465 cod.proc.pen. esclusivamente nell’ipotesi di anticipazione della udienza nella fase degli atti preliminari, in cui non ha ancora avuto modo di esplicarsi pienamente l’attività difensiva attraverso la conoscenza di tutti gli atti del processo, ivi comprese le liste testimoniali. Cass. pen. sez. II 22 maggio 2018, n. 22972

In tema di patteggiamento, l’art. 447 c.p.p. consente la formulazione della richiesta già dalla fase delle indagini preliminari ancor prima che sia stata formulata e completata la contestazione dell’accusa, sicché l’accordo delle parti può legittimamente ricomprendere anche un delitto non contestato né più contestabile successivamente per mancanza dei presupposti di cui agli artt. 517 e 518 c.p.p. Cass. pen. sez. IV 20 dicembre 1996, n. 11023

La sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti pronunciata, a seguito di concorde richiesta nel corso degli atti preliminari alla dichiarazione di apertura del dibattimento, non può che considerarsi come pronunciata in camera di consiglio. Ne consegue che i termini di impugnazione vanno determinati ai sensi dell’art. 585, comma 1, lettera a) e comma 2, lettera a). Cass. pen. sez. I 16 settembre 1994, n. 3245

Nell’ipotesi di richiesta di applicazione della pena formulata nel corso delle indagini preliminari, ai sensi dell’art. 447 c.p.p. non è previsto che sia dato avviso dell’udienza fissata per la decisione alla persona offesa, sicché la mancata comparizione di questa non ha rilevanza e la pronuncia della sentenza in sua assenza non comporta alcuna violazione di legge. Cass. pen. sez. V 14 gennaio 1994, n. 287

L’applicazione della pena su richiesta delle parti, nel corso delle indagini preliminari, si svolge con procedimento camerale, a norma degli artt. 447, comma secondo, e 127 c.p.p. Di conseguenza, l’indagato detenuto, che abbia fatto inoltrare rituale istanza di «patteggiamento» e non abbia avanzato espressa richiesta di essere sentito, non deve essere tradotto in camera di consiglio. Cass. pen. sez. VI 25 gennaio 1993, n. 591   P.G. in proc. Badioli. In senso conformi: Cass. pen. sez. fer. 4 settembre 1990, n. 2606. Ruggeri e Cass. pen. Sezioni Unite 7 marzo 1996, n. 49

In tema di patteggiamento, l’art. 447 c.p.p. attribuisce all’imputato la facoltà di presentare al giudice, nel corso delle indagini preliminari, la richiesta di applicazione della pena. La norma non subordina l’esercizio di tale facoltà a condizioni o termini: la richiesta, pertanto, libera nella forma, può essere presentata in qualsiasi momento delle indagini preliminari, anche prima che il pubblico ministero abbia proceduto alla formale contestazione dell’accusa; in tale ipotesi, tuttavia, spetta all’imputato indicare, oltre alla pena, il fatto-reato cui la stessa si riferisce per consentire al pubblico ministero di esprimere anche su di esso il proprio parere ed al giudice di controllare la corretta definizione dell’imputazione. (Nella specie, relativa a rigetto di ricorso, il P.M. aveva dedotto nullità ex art. 522 c.p.p.per difetto di contestazione, poiché era stato incluso nella richiesta di applicazione, e nella conseguente pronuncia, un fatto-reato ancora in fase di indagini preliminari). Cass. pen. sez. VI 4 settembre 1992, n. 9389

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