Art. 424 – Codice di Procedura Penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477 - aggiornato al D.Lgs. 08.11.2021, n. 188)

Provvedimenti del giudice

Articolo 424 - codice di procedura penale

1. Subito dopo che è stata dichiarata chiusa la discussione (421, 422), il giudice procede alla deliberazione pronunciando sentenza di non luogo a procedere (425) o decreto che dispone il giudizio (429).
2. Il giudice dà immediata lettura del provvedimento. La lettura equivale a notificazione per le parti presenti.
3. Il provvedimento è immediatamente depositato in cancelleria. Le parti hanno diritto di ottenerne copia.
4. Qualora non sia possibile procedere alla redazione immediata dei motivi della sentenza di non luogo a procedere, il giudice provvede non oltre il trentesimo giorno da quello della pronuncia (544).

Articolo 424 - Codice di Procedura Penale

1. Subito dopo che è stata dichiarata chiusa la discussione (421, 422), il giudice procede alla deliberazione pronunciando sentenza di non luogo a procedere (425) o decreto che dispone il giudizio (429).
2. Il giudice dà immediata lettura del provvedimento. La lettura equivale a notificazione per le parti presenti.
3. Il provvedimento è immediatamente depositato in cancelleria. Le parti hanno diritto di ottenerne copia.
4. Qualora non sia possibile procedere alla redazione immediata dei motivi della sentenza di non luogo a procedere, il giudice provvede non oltre il trentesimo giorno da quello della pronuncia (544).

Massime

Non è abnorme il provvedimento del Gup che, disattendendo le richieste delle parti di declaratoria immediata di estinzione di uno o più reati per sopravvenuta prescrizione, disponga comunque il rinvio a giudizio. (In motivazione, la S.C. ha evidenziato che, per sua natura, il decreto che dispone il giudizio non può determinare indebite regressioni del procedimento né anomale situazioni di stasi processuale, mentre l’imputato puriproporre al giudice del dibattimento le proprie richieste di immediata declaratoria di estinzione del reato, già rigettate dal g.u.p.). Cass. pen. sez. VI 20 gennaio 2014, n. 2325

Il giudice dell’udienza preliminare può validatamente emettere il decreto che dispone il giudizio, ai sensi dell’art. 424 c.p.p.mediante la dettatura a verbale e contestuale lettura del suo contenuto, riservandosi di provvedere successivamente alla redazione dell’atto ed alla decisione sulle istanze concernenti la formazione del fascicolo per il dibattimento. Ne consegue che in tale ipotesi la data del rinvio a giudizio rimane ancorata a quella della predisposizione del verbale, mentre la successiva redazione dell’atto rappresenta una mera trascrizione di quest’ultimo ed è priva di autonomo rilievo. Cass. pen. sez. V 10 gennaio 2002, n. 875

Non è abnorme il provvedimento con il quale il Gup, rilevata una causa di nullità del decreto che dispone il giudizio non ancora notificato (nella specie per mancata fissazione della data di comparizione) proceda alla rinnovazione dell’udienza preliminare già tenutasi senza provvedere alla discussione della richiesta del P.M. Ciò in quanto la competenza del Gup permane sino alla formazione del fascicolo per il dibattimento e la relativa trasmissione al giudice competente, ed il provvedimento in questione è inteso a garantire l’esercizio del diritto di difesa rinnovando gli atti affetti da nullità relativa. Cass. pen. sez. V 12 maggio 2000, n. 5606

Non può essere qualificato come abnorme il decreto che dispone il giudizio emesso senza rispettare la regola della immediata deliberazione, lettura e deposito del provvedimento di cui all’art. 424, commi 1, 2, 3 c.p.p. nonché la cui motivazione sia ampliata in modo da valutare gli elementi di accusa, in violazione dell’art. 429, comma 1, lett. d. Si tratta di un atto che rientra comunque nello schema tipico dei provvedimenti che il giudice emette all’esito dell’udienza preliminare, e idoneo a determinare la progressione del processo alla fase del giudizio nonostante la presenza delle predette irregolarità. (Fattispecie di rigetto del ricorso per cassazione stante la inoppugnabilità del decreto in questione). Cass. pen. sez. VI 11 febbraio 1999, n. 2

Non è abnorme il provvedimento del giudice adottato in udienza preliminare che, in un procedimento con più imputati, con un unico atto terminativo, dichiari non luogo a procedere nei confronti di alcuni imputati e, sulla base delle richieste rispettivamente avanzate, pronunci nei confronti di altri una sentenza conclusiva del giudizio abbreviato o di applicazione della pena su richiesta, fermo restando che la contestualità di tali pronunce non incide sull’autonomia di ciascuna di esse. Cass. pen. sez. IV 29 novembre 2002, n. 40442

Alle parti presenti non deve essere dato avviso del deposito della sentenza di non luogo a procedere emessa a norma dell’art. 424 c.p.p. nel caso in cui la stessa, anziché contestualmente, sia motivata nel trentesimo giorno dalla pronuncia. Cass. penSezioni Unite 19 settembre 2002n. 31312

Il giudice dell’udienza preliminare, in virtù del dettato dell’art. 424 c.p.p.dà immediata lettura della sentenza di non luogo a procedere ovvero, se non sia possibile procedere alla redazione immediata dei motivi, provvede non oltre il trentesimo giorno da quello della pronuncia. Egli non ha, invece, la facoltà – accordata al solo giudice del dibattimento dall’art. 544, comma 3 c.p.p. – di indicare nel dispositivo un termine più lungo, non eccedente comunque il novantesimo giorno da quello della pronuncia. Cass. pen. sez. V 22 giugno 1995, n. 1153

Il giudice dell’udienza preliminare, nell’assumere i provvedimenti conclusivi di cui all’art. 424 c.p.p.può conferire al fatto contestato una diversa qualificazione giuridica. Ne consegue che è abnorme, in quanto inutile e produttiva di duplice deliberazione sul medesimo fatto, la sentenza di non luogo a procedere pronunciata, con riferimento all’imputazione elevata dal pubblico ministero, contestualmente al decreto di rinvio a giudizio per il reato ravvisato dal giudice. Cass. pen. sez. VI 23 gennaio 2003, n. 3422

L’eventuale mutamento del fatto contestato operato dal giudice dell’udienza preliminare con il decreto che dispone il giudizio non comporta l’abnormità di tale provvedimento, in quanto l’ordinamento processuale consente che a tale anomalia possa essere posto rimedio in dibattimento. Cass. pen. sez. VI 9 dicembre 2001, n. 45275

Al giudice per le indagini preliminari, in sede di applicazione della misura cautelare ai sensi dell’art. 292 c.p.p.ed al tribunale, in sede di riesame o di appello ai sensi degli artt. 309 e 310 c.p.p.è consentito modificare la qualificazione giuridica data dal pubblico ministero al fatto per cui si procede. (Nell’occasione la Corte, premesso che, in applicazione del principio di legalità, al giudice è consentito sempre – e quindi anche nell’udienza preliminare – attribuire la corretta qualificazione giuridica al fatto descritto nell’imputazione, senza che ciò incida sull’autonomo potere di iniziativa del pubblico ministero, che rileva esclusivamente sotto il diverso profilo dell’immutabilità della formulazione del fatto inteso come accadimento materiale, ha altresì precisato come la predetta facoltà spetti al tribunale anche in sede di riesame o di appello avverso le misure cautelari adottate, successivamente al rinvio a giudizio, dagli organi competenti a provvedere de libertate ai sensi degli artt. 279 c.p.p. e 91 att. c.p.p.fermo restando che pure in tali ipotesi l’eventuale correzione del nomen iuris non può avere effetti oltre il procedimento incidentale). Cass. pen. Sezioni Unite 22 ottobre 1996, n. 16

Non è abnorme il provvedimento con il quale il giudice dell’udienza preliminare ordina la trasmissione degli atti al pubblico ministero affinchè quest’ultimo provveda a «precisare le contestazioni». Si tratta infatti di una statuizione interlocutoria che non esorbita dai poteri direttivi esercitabili dal giudice nell’udienza preliminare al fine di correlare l’imputazione a quanto emerso in detta udienza; statuizione che non determina alcuna regressione del procedimento, essendo gli atti stati restituiti al pubblico ministero non per riaprire la fase delle indagini ma al solo fine di consentire l’adempimento dell’incombente richiesto. Cass. pen. sez. VI 26 marzo 1998, n. 719

Non è abnorme il provvedimento con il quale il giudice dell’udienza preliminare ordina la trasmissione degli atti al pubblico ministero affinchè quest’ultimo provveda a inserire nel fascicolo l’originale di titoli sulla cui falsità si discuteva, allegati agli atti in copia. Si tratta infatti di una statuizione interlocutoria in ordine alla prova che non determina alcuna regressione del procedimento, essendo gli atti stati restituiti al pubblico ministero per non riaprire la fase delle indagini ma al solo fine di consentire l’adempimento dell’incombente richiesto. Cass. pen. sez. VI 26 marzo 1998, n. 398

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