Art. 409 – Codice di Procedura Penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477)

Provvedimenti del giudice sulla richiesta di archiviazione

Articolo 409 - Codice di Procedura Penale

1. Fuori dei casi in cui sia stata presentata l’opposizione prevista dall’art. 410, il giudice, se accoglie la richiesta di archiviazione, pronuncia decreto motivato (125) e restituisce gli atti al pubblico ministero (554). Il provvedimento che dispone l’archiviazione è notificato alla persona sottoposta alle indagini se nel corso del procedimento è stata applicata nei suoi confronti la misura della custodia cautelare.
2. Se non accoglie la richiesta, il giudice entro tre mesi (1) fissa la data dell’udienza in camera di consiglio e ne fa dare avviso al pubblico ministero, alla persona sottoposta alle indagini e alla persona offesa dal reato (90, 91). Il procedimento si svolge nelle forme previste dall’art. 127. Fino al giorno dell’udienza gli atti restano depositati in cancelleria con facoltà del difensore di estrarne copia.
3. Della fissazione dell’udienza il giudice dà inoltre comunicazione al procuratore generale presso la corte di appello (153, 412).
4. A seguito dell’udienza, il giudice, se ritiene necessarie ulteriori indagini, le indica con ordinanza al pubblico ministero, fissando il termine indispensabile per il compimento di esse, altrimenti provvede entro tre mesi sulle richieste (2).
5. Fuori del caso previsto dal comma 4, il giudice, quando non accoglie la richiesta di archiviazione, dispone con ordinanza che, entro dieci giorni, il pubblico ministero formuli l’imputazione (405). Entro due giorni dalla formulazione dell’imputazione, il giudice fissa con decreto l’udienza preliminare (att. 128). Si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni degli artt. 418 e 419.
[6. L’ordinanza di archiviazione è ricorribile per cassazione (606) solo nei casi di nullità previsti dall’art. 127 comma 5] (3).

Articolo 409 - Codice di Procedura Penale

1. Fuori dei casi in cui sia stata presentata l’opposizione prevista dall’art. 410, il giudice, se accoglie la richiesta di archiviazione, pronuncia decreto motivato (125) e restituisce gli atti al pubblico ministero (554). Il provvedimento che dispone l’archiviazione è notificato alla persona sottoposta alle indagini se nel corso del procedimento è stata applicata nei suoi confronti la misura della custodia cautelare.
2. Se non accoglie la richiesta, il giudice entro tre mesi (1) fissa la data dell’udienza in camera di consiglio e ne fa dare avviso al pubblico ministero, alla persona sottoposta alle indagini e alla persona offesa dal reato (90, 91). Il procedimento si svolge nelle forme previste dall’art. 127. Fino al giorno dell’udienza gli atti restano depositati in cancelleria con facoltà del difensore di estrarne copia.
3. Della fissazione dell’udienza il giudice dà inoltre comunicazione al procuratore generale presso la corte di appello (153, 412).
4. A seguito dell’udienza, il giudice, se ritiene necessarie ulteriori indagini, le indica con ordinanza al pubblico ministero, fissando il termine indispensabile per il compimento di esse, altrimenti provvede entro tre mesi sulle richieste (2).
5. Fuori del caso previsto dal comma 4, il giudice, quando non accoglie la richiesta di archiviazione, dispone con ordinanza che, entro dieci giorni, il pubblico ministero formuli l’imputazione (405). Entro due giorni dalla formulazione dell’imputazione, il giudice fissa con decreto l’udienza preliminare (att. 128). Si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni degli artt. 418 e 419.
[6. L’ordinanza di archiviazione è ricorribile per cassazione (606) solo nei casi di nullità previsti dall’art. 127 comma 5] (3).

Note

(1) Le parole: «entro tre mesi» sono state inserite dall’art. 1, comma 32, lett. a), della L. 23 giugno 2017, n. 103, a decorrere dal 3 agosto 2017.
(2) Le parole: «, altrimenti provvede entro tre mesi sulle richieste» sono state aggiunte dall’art. 1, comma 32, lett. b), della L. 23 giugno 2017, n. 103, a decorrere dal 3 agosto 2017.
(3) Questo comma è stato abrogato dall’art. 1, comma 32, lett. c), della L. 23 giugno 2017, n. 103, a decorrere dal 3 agosto 2017.

Massime

È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 409, comma sesto, cod. proc. pen. per contrasto con gli artt. 3, 24 e 111 Cost. fin nella parte in cui limita il ricorso per cassazione ai soli casi di nullità per difetto del contraddittorio, non potendo ravvisarsi alcuna violazione né del diritto di difesa (che si esplica nei modi e nelle forme stabilite dal legislatore), né dei principi del giusto processo (stante l’intrinseca differenza tra le sentenze e gli altri provvedimenti – tra cui quelli che dispongono l’archiviazione – sforniti di uno specifico valore decisorio diverso da quello “rebus sic stantibus”), né del principio di uguaglianza (in quanto il predetto limite alla facoltà di impugnazione opera nei confronti di tutte le parti processuali). Cass. pen. sez. VI 24 marzo 2015, n. 12522

Deve essere annullato, per violazione del diritto di difesa e, quindi, del principio del contraddittorio, il provvedimento di archiviazione del giudice per le indagini preliminari adottato anteriormente alla scadenza del termine – decorrente dalla data di notificazione dell’avviso alla parte offesa della richiesta medesima – previsto dall’art. 408, comma 3, cod. proc. pen.per la proposizione di un eventuale atto di opposizione alla richiesta di archiviazione formulata dal pubblico ministero. Cass. pen. sez. VI 30 marzo 2018, n. 14739

È affetto da abnormità il provvedimento del Giudice per le indagini preliminari che, nel rigettare la richiesta di archiviazione formulata nei confronti dell’indagato e nell’ordinare, legittimamente, l’iscrizione di quest’ultimo e di altri soggetti per ulteriori titoli di reato ritenuti configurabili nel fatto investigato, assegni anche al Pubblico Ministero un termine per lo svolgimento delle nuove indagini in relazione alle nuove imputazioni e ai nuovi soggetti. Cass. pen. sez. III 24 marzo 2016, n. 12470

Nell’archiviare “de plano” nonostante l’opposizione proposta dal denunciante, ai sensi del secondo comma dell’art. 410 cod. proc. pen.il giudice delle indagini preliminari deve motivare specificamente in ordine sia alla infondatezza della notizia di reato sia all’inammissibilità dell’opposizione, che può essere dichiarata per omessa indicazione dell’oggetto delle investigazioni suppletive o dei relativi elementi di prova, ovvero per difetto di pertinenza o di rilevanza degli elementi indicati, in quanto inidonei ad incidere sulle risultanze delle indagini preliminari; ove difettino tali condizioni, l’archiviazione “de plano” determina una violazione del contraddittorio censurabile con ricorso per cassazione. Cass. pen. sez. VI 22 dicembre 2014, n. 53433

Non è abnorme il provvedimento con cui il G.i.p.investito della richiesta di archiviazione per un determinato reato, ravvisi nella fattispecie altri titoli di reato, invitando il P.M. a formulare la relativa imputazione, in quanto, una volta formulata la richiesta di archiviazione, il “thema decidendum” non si modella sulla base di una specifica domanda, ma sulla base delle risultanze processuali, dalle quali il G.i.p. può trarre elementi per disporre la formulazione in ordine a ulteriori fatti di reato. Cass. pen. sez. V 19 novembre 2008, n. 43262

Non è abnorme e pertanto non è immediatamente ricorribile per cassazione il provvedimento con il quale il giudice per le indagini preliminari respinge l’istanza della persona indagata di prendere visione e ottenere il rilascio di copia degli atti relativi ad un procedimento conclusosi con decreto d’archiviazione, quando tale rigetto sia stato motivato, per un verso, dalla necessità che l’interesse alla richiesta sia riscontrabile in relazione a singoli atti e non alla loro indistinta totalità e, per altro verso, dalla necessità di salvaguardare il diritto alla riservatezza degli altri soggetti cui gli atti del procedimento si riferiscono. Cass. pen. sez. VI 19 settembre 2008, n. 36167

Non è abnorme, ma è, anzi, del tutto legittimo, avuto riguardo alla peculiare disciplina della vocatio in jus davanti al giudice di pace, il provvedimento con il quale quest’ultimo, avendo respinto la richiesta di archiviazione e ordinato la formulazione dell’imputazione, disponga altresì che il pubblico ministero autorizzi la polizia giudiziaria ad effettuare la citazione a giudizio dell’imputato. Cass. pen. sez. IV 23 gennaio 2004, n. 2370

Non è abnorme ma è, anzi, del tutto legittimo il provvedimento con il quale il giudice per le indagini preliminari, restando nell’ambito della «notizia» alla quale si riferisce la richiesta di archiviazione, individui un’ipotesi di reato diversa da quella formulata dal pubblico ministero ed inviti quindi quest’ultimo a formulare la relativa imputazione, anche a carico di soggetto precedentemente non iscritto come indagato nel registro delle notizie di reato. Cass. pen. sez. II 21 gennaio 2004, n. 1640

Il provvedimento del giudice che, respingendo la richiesta di archiviazione del pubblico ministero, ordini la formulazione dell’imputazione a carico di un indagato ed ordini l’iscrizione della notizia di reato a carico di un altro indagato, non è atto abnorme perché se spetta al P.M. l’esercizio dell’azione penale e la formulazione concreta dell’imputazione, compete al Gip un controllo sull’esercizio di tali poteri che si estende anche ai risultati delle indagini svolte dall’organo requirente (vedi Corte costituzionale nella sentenza n. 478 del 1993). (La Corte ha, in proposito, osservato che, qualora non fosse consentito al Gip intervenire per sanare un errore o l’inazione del pubblico ministero verrebbe violato il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale nei confronti del soggetto non inquisito, in ordine al reato non contestato e in ordine al fatto qualificabile con altro nome iuris). Cass. pen. sez. V 20 ottobre 2003, n. 39340

Non costituisce atto abnorme perché anticipatorio della decisione il decreto con cui il Gip, nel fissare, ai sensi dell’art. 409, comma 2, c.p.p.l’udienza camerale a seguito di richiesta di archiviazione del pubblico ministero, prospetta eventuali atti di indagine. (Nell’affermare tale principio la Corte ha osservato che non sussistono né pregiudizio né violazione della pienezza del contraddittorio allorché il Gip, con evidente eccesso di zelo motivazionale, indichi eventuali atti d’indagine «fatta salva ogni diversa valutazione» a seguito della fissata udienza camerale che si svolgerà nel contraddittorio fra le parti interessate). Cass. pen. sez. III 29 settembre 2001, n. 35552

Il provvedimento con il quale il gip rigetta la richiesta di archiviazione del P.M. e ordina di procedere, mediante iscrizione nel registro degli indagati, anche per reati diversi da quelli ipotizzati dall’accusa, non è abnorme, atteso che costituisce un’emanazione del generale potere di controllo del giudice sul corretto esercizio dell’azione penale e sui risultati delle indagini svolte dal P.M. (secondo quanto affermato dalla stessa Corte costituzionale nella sentenza n. 478 del 1993), consentito dalla legge in forma interlocutoria e non vincolante per il P.M.come tale non idonea a generare situazioni di stasi processuale. Cass. pen. sez. VI 27 settembre 2001, n. 35209

Non è abnorme e non è altrimenti impugnabile, in virtù del principio di tassatività dei mezzi di impugnazione ex art. 568, comma 1, c.p.p. l’ordinanza con cui il Gip ordini al P.M. la formulazione dell’imputazione e l’iscrizione di un reato ulteriore, rispetto a quello per cui sia stata richiesta l’archiviazione, a carico di un soggetto nei confronti del quale il pubblico ministero non abbia proposto alcuna richiesta. Cass. pen. sez. V 24 settembre 2001, n. 34717

A fronte di richiesta di archiviazione per ritenuta infondatezza della notizia di reato e di rituale opposizione alla medesima da parte del denunciante, il quale rappresenti l’esistenza di possibili responsabilità penali a carico di taluno, deve ritenersi abnorme il provvedimento del giudice per le indagini preliminari il quale, invece di dar luogo allo svolgimento dell’udienza, disponga, con ordinanza emessa de plano, che il pubblico ministero provveda alla compiuta identificazione del soggetto indicato come responsabile ed alla iscrizione del medesimo come indagato nel registro delle notizie di reato; e ciò senza che si possa in contrario far leva sulla disciplina dettata dall’art. 415 c.p.p. (quale novellato dall’art. 16, comma 1, della legge 16 dicembre 1999 n. 479), atteso che detta disciplina non può trovare applicazione al di fuori della specifica e peculiare ipotesi in essa contemplata, e cioè quella ritenuta sussistenza di un fatto ab origine ritenuto qualificabile come reato, i cui autori siano rimasti ignoti. Cass. pen. sez. IV 16 agosto 2001, n. 31159

Non è abnorme il provvedimento del Gip il quale, a seguito di richiesta di archiviazione del P.M.restituisca gli atti all’inquirente prescrivendo ulteriori indagini dirette ad accertare un eventuale reato di competenza per materia di un giudice superiore. Siffatto provvedimento non crea una fase di stallo processuale ma sollecita semplicemente il P.M. a compiere quelle ulteriori indagini dirette ai fini di una esatta qualificazione giuridica del fatto, cosa che non comporta necessariamente la configurazione o il dubbio sulla sussistenza di un reato appartenente alla competenza del giudice superiore. (Nella specie il P.M. presso la pretura aveva richiesto l’archiviazione della notitia criminis per il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni per mancanza di querela e il Gip aveva restituito gli atti al P.M. per l’accertamento dell’eventuale sussistenza del reato di estorsione). Cass. pen. sez. VI 25 novembre 1998, n. 3425

Il provvedimento di archiviazione deve pronunciarsi sulla fondatezza della notizia di reato e non sulla qualificazione giuridica del fatto e sulla conseguente competenza per materia: non ha perciò tale valore sostanziale il provvedimento emesso dal Gip, sotto forma di decreto di archiviazione, con il quale gli atti vengono restituiti al P.M. perché a sua volta li trasmetta al P.M. competente. A sua volta il P.M. che riceve gli atti non pu ove non concordi sulla propria competenza, chiedere al proprio Gip di sollevare conflitto avanzando una richiesta che solo formalmente riveste la forma della richiesta di archiviazione. L’unica possibilità che l’ordinamento gli riconosce per far valere la competenza dell’altro ufficio è quella di sollecitare l’intervento del procuratore generale per risolvere il contrasto negativo tra pubblici ministeri ai sensi dell’art. 54 c.p.p. Il conflitto così sollevato deve ritenersi inesistente e gli atti devono essere restituiti al Gip che l’ha sollevato. Cass. pen. sez. I 4 novembre 1996, n. 5067

Si deve negare natura sostanziale di decreto di archiviazione al provvedimento con cui il giudice per le indagini preliminari presso il tribunale che dispone l’archiviazione senza pronunciarsi in alcun modo sulla fondatezza della notitia criminis ex artt. 409 e 410 c.p.p.osservando che i fatti sottoposti al suo esame integrano reati di competenza del pretore, e restituisce gli atti al P.M. presso il tribunale perché a sua volta li trasmetta a quello presso il pretore; il decreto di archiviazione, infatti, deve contenere statuizioni in ordine all’infondatezza della notizia di reato o alla sussistenza di una delle situazioni di cui all’art. 411 c.p.p.e non pronunce sulla qualificazione giuridica del fatto o sulla generica inconfigurabilità di fattispecie di competenza del giudice adito. (In applicazione di detto principio la Corte ha escluso la sussistenza del conflitto di competenza sollevato dal giudice per le indagini preliminari presso la pretura al quale gli atti, in attuazione del suddetto provvedimento, erano stati successivamente trasmessi). Cass. pen. sez. I 17 luglio 1995, n. 3231

b

Non è abnorme, quindi non impugnabile mediante ricorso per cassazione, il provvedimento con cui il Gip, subentrato ad altro magistrato nella celebrazione dell’udienza camerale tenutasi ai sensi degli artt. 409, comma secondo e 410 c.p.p.abbia disposto l’archiviazione del procedimento dopo avere revocato, ritenendole irrilevanti ai fini della decisione, le indagini suppletive disposte dal precedente giudice. (Nel caso di specie, la Corte ha affermato che l’ordinanza di archiviazione è ricorribile per cassazione solo nei casi di nullità previsti dall’art. 127, comma quinto, c.p.p.rientrando fra i poteri del giudice quello di revocare gli atti ritenuti giuridicamente inutili o inin.uenti, sulla base di una rivalutazione della situazione processuale). Cass. pen. sez. VI 27 luglio 2007, n. 30775

È abnorme, per la stasi processuale che ne deriva, il provvedimento con il quale il giudice per le indagini preliminari, disposta l’archiviazione, restituisca gli atti al pubblico ministero per la liquidazione delle spese di custodia dei beni in sequestro, spettando la relativa competenza al giudice dell’esecuzione, quale “magistrato che procede” ai sensi dell’art. 168 del T.U. sulle spese di giustizia. Cass. pen. sez. IV 3 ottobre 2018, n. 43885

Costituisce atto abnorme ricorribile per cassazione anche dalla persona sottoposta ad indagine il provvedimento del giudice per le indagini preliminari che, non accogliendo la richiesta di archiviazione, ordini, ai sensi dell’art. 409, comma 5, cod. proc. pen.che il pubblico ministero formuli l’imputazione per un reato diverso da quello oggetto della richiesta. Cass. pen. Sezioni Unite 24 settembre 2018, n. 40984

È abnorme il provvedimento con cui il giudice per le indagini preliminari, nell’accogliere la richiesta di archiviazione formulata nei confronti dell’indagato, e nell’ordinare contestualmente l’iscrizione di quest’ultimo per altri titoli di reato, ritenuti configurabili nel fatto investigato, assegni al pubblico ministero un termine per lo svolgimento delle nuove indagini, in quanto in tale ipotesi non è applicabile la disposizione di cui all’art. 409, quarto comma, cod. proc. pen. Cass. pen. sez. II 7 ottobre 2015, n. 40308

È abnorme, in quanto emesso in carenza assoluta di potere, il decreto con cui il giudice per le indagini preliminari, nel disporre l’archiviazione del procedimento, condanna l’indagato al pagamento delle spese processuali, giacché, non essendo stata esercitata l’azione penale, neppure può essere compiuto alcun accertamento diverso da quello concernente i motivi dell’archiviazione. Cass. pen. sez. IV 6 marzo 2014, n. 10989

È abnorme il provvedimento del giudice delle indagini preliminari con il quale, nel rigettare la richiesta di archiviazione presentata dal pubblico ministero, ordini a quest’ultimo la formulazione dell’imputazione anche per fatti diversi da quelli per i quali il procedimento era stato iscritto. Cass. pen. sez. V 5 aprile 2012, n. 12987

È abnorme il provvedimento con il quale il G.i.p. contestualmente deliberi l’archiviazione del procedimento e disponga la trasmissione degli atti al P.M. ordinandogli di formulare l’imputazione in relazione ad una persona non indagata (nella specie, il denunciante) e per un fatto non oggetto della “notitia criminis”. (Fattispecie relativa a denuncia di supposto contenuto calunnioso). Cass. pen. sez. VI 31 gennaio 2012, n. 3891

È abnorme il provvedimento con cui il G.i.p.dopo aver disposto l’espletamento delle indagini suppletive sollecitate dalla persona offesa in sede di opposizione alla richiesta di archiviazione del P.M.deliberi l’archiviazione del procedimento e dichiari contestualmente l’inammissibilità dell’opposizione, in assenza di una reiterata formale richiesta da parte del titolare dell’azione penale, a seguito della necessaria valutazione degli esiti dell’approfondimento istruttorio. Cass. pen. sez. VI 12 gennaio 2012, n. 811

È abnorme il provvedimento con cui il giudice per le indagini preliminari, richiesto dell’archiviazione di un affare iscritto nel registro degli atti non costituenti notizia di reato, dichiari non luogo a provvedere. (Nel caso di specie, il giudice per le indagini preliminari aveva rilevato il mancato espletamento di indagini preliminari, tali non potendosi quali.care la propedeutica attività investigativa della polizia giudiziaria). Cass. pen.,sez. I 11 novembre 2009, n. 42884

È abnorme il provvedimento con il quale il giudice per le indagini preliminari dichiari non luogo a provvedere su di una richiesta di archiviazione avanzata dal pubblico ministero sol perché essa si riferisce a procedimento non iscritto nel registro delle notizie di reato ma in quello denominato “mod. 45”. Cass. pen. sez. I 11 novembre 2009, n. 42884

È abnorme, perché determina una regressione del procedimento indebita e lesiva del principio costituzionale di ragionevole durata del processo, il provvedimento del G.u.p. che dichiari la nullità dell’atto con il quale il pubblico ministero promuove l’azione ai sensi dell’art. 409, comma quinto, c.p.p. (cosiddetta « imputazione coatta“), sull’erroneo presupposto che tale atto debba essere preceduto, in applicazione dell’art. 415 bis c.p.p. dall’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Cass. pen. sez. V 18 luglio 2007, n. 28571  .

È abnorme l’ordinanza con la quale il giudice di pace, ritenendo non accoglibile la richiesta di archiviazione avanzata dal pubblico ministero, non si limiti (come è nei suoi poteri) ad ordinare la formulazione dell’imputazione, ma ordini anche allo stesso pubblico ministero di far emettere, entro un certo termine, dalla polizia giudiziaria, il decreto di citazione a giudizio dell’imputato. Cass. pen. sez. V 10 dicembre 2003, n. 47120

In tema di archiviazione, atteso che la relativa richiesta ha per oggetto non la «imputazione» ma la «notizia di reato», deve escludersi che abbia carattere di abnormità l’ordinanza con la quale il giudice per le indagini preliminari, non accogliendo detta richiesta, ordini, ai sensi dell’art. 409, comma 5, c.p.p.la formulazione dell’imputazione non solo nei confronti dei soggetti già sottoposti a indagini ma anche di altri, ai quali egli ritenga che la stessa imputazione debba essere estesa. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la S.C. ha dichiarato inammissibile il ricorso che avverso il provvedimento del giudice era stato proposto da uno di coloro ai quali doveva estendersi l’imputazione). Cass. pen. sez. IV 19 giugno 2003, n. 26406

È abnorme la sentenza di non luogo a procedere emessa dal Gip con la formula «perché il fatto non sussiste», a fronte di richiesta di archiviazione della notizia di reato, in quanto la pronuncia del giudice nel merito presuppone l’esercizio dell’azione penale ad opera del P.M.che è escluso dalla richiesta di archiviazione. Cass. pen. sez. I 2 maggio 2001, n. 17476

È abnorme il decreto con il quale il giudice per le indagini preliminari, sulla richiesta di archiviazione avanzata dal pubblico ministero, dichiari non luogo a provvedere; ciò in quanto l’art. 409, secondo comma c.p.p. non consente, ove la richiesta predetta non sia accolta, altra alternativa che quella di fissare la data dell’udienza camerale, all’esito della quale il giudice medesimo può provvedere all’archiviazione ovvero ad indicare al pubblico ministero le ulteriori indagini ritenute necessarie. Cass. pen. sez. V 10 novembre 1999, n. 4082

È abnorme il provvedimento con il quale il giudice per le indagini preliminari, nell’ipotesi in cui non accolga la richiesta di archiviazione e ritenga necessarie nuove indagini a seguito di udienza camerale, indichi al pubblico ministero l’interrogatorio dell’indagato, quale atto d’indagine, attesoché l’ordinanza con cui si richiedono nuove indagini, ai sensi dell’art. 409, comma 4, c.p.p.presuppone che allo stato emergano elementi tali da non poter escludere ipotesi di reato a carico dell’imputato ma tuttavia insufficienti per poterlo configurare. Cass. pen. sez. V 9 giugno 1999, n. 2293

Il provvedimento di archiviazione per particolare tenuità del fatto non è ricorribile per cassazione, se non per far valere una nullità di cui all’art. 127 cod. proc. pen – come espressamente previsto dall’art. 409, comma sesto, cod. proc. pen. – in quanto, non essendo iscrivibile nel casellario giudiziale, trattandosi di provvedimento non definitivo, e non essendo, pertanto, lesivo della posizione dell’indagato, non vi è interesse da parte di quest’ultimo ad impugnare. Cass. pen. sez. III 20 giugno 2017, n. 30685

Il decreto di archiviazione emesso prima della scadenza del termine assegnato alla persona offesa ex art. 408, comma terzo bis, cod. proc. pen. per prendere visione degli atti e presentare eventuale opposizione alla richiesta di archiviazione del pubblico ministero ­integrando un’ipotesi di nullità per violazione del contradditorio, ai sensi dell’art. 127, comma quinto, cod. proc. pen. – può essere impugnato con ricorso per cassazione come previsto dall’art. 409, comma sesto, cod. proc. pen. Cass. pen. sez. VI 5 gennaio 2017, n. 510

L’ordinanza di archiviazione è impugnabile soltanto nei rigorosi limiti fissati dal comma sesto dell’art. 409 c.p.p. il quale rinvia all’art. 127, comma quinto, cod. proc.pen.che sanziona con la nullità l’inosservanza delle norme concernenti la citazione e l’intervento delle parti in camera di consiglio. (Fattispecie in cui la Corte ha accolto il ricorso della persona offesa che, avendo richiesto di essere informata in caso di richiesta di archiviazione, non aveva ricevuto alcun avviso). Cass. pen. sez. II 12 luglio 2013, n. 29936

In tema di archiviazione, qualora, a seguito di opposizione della persona offesa, sia stata fissata udienza ai sensi del combinato disposto degli artt. 409, comma 2 e 410, comma 3, c.p.p.la mancata audizione della stessa persona offesa che, presente all’udienza, abbia formulato espressa richiesta di essere sentita, dà luogo a nullità del procedimento, da classificarsi, per come a regime c.d. «intermedio» e, pertanto, soggetta alla disciplina di cui all’art. 182, comma 2, c.p.p.per cui essa dev’essere dedotta, a pena di decadenza, attesa la presenza dell’interessato e del difensore, subito dopo il mancato adempimento dell’atto summenzionato. (Mass. redaz.). Cass. pen. sez. VI 18 gennaio 2005, n. 899

In tema di opposizione alla richiesta di archiviazione, disciplinata in modo unitario dal combinato disposto degli articoli 410, comma 3, e 409, commi 2-5 del codice di rito, la disciplina applicabile – qualora la richiesta di archiviazione sia proposta nel vigore della normativa previgente alla legge 16 dicembre 1999, n. 479, (art. 156 disp. att. c.p.p.abrogato ad opera dell’art. 54 della legge 16 dicembre 1999, n. 479) ed il decreto di archiviazione sia emesso nella vigenza della novella legislativa – in assenza di una disciplina transitoria, è la nuova normativa in quanto la richiesta di archiviazione del pubblico ministero costituisce atto di impulso del procedimento, inidoneo a produrre stabili effetti giuridici sicché non v’è ragione per escludere che gli atti del giudice, che si caratterizzano per la loro assoluta autonomia, debbano, in questa fase, essere disciplinati dalle norme vigenti nel momento in cui vengono adottati. Cass. pen. sez. IV 9 ottobre 2001, n. 36412

Il decreto di archiviazione è ricorribile in cassazione in caso di nullità per violazione del contraddittorio allorché sia stata violata la disposizione dell’art. 408, comma secondo c.p.p. e, quindi, preclusa l’opposizione ex art. 410 stesso codice; nullità che può ritenersi sussistente ai sensi dell’art. 125, comma quinto c.p.p. in relazione al comma primo della stessa norma, cui fa espresso e tassativo richiamo l’art. 409, comma sesto c.p.p. Cass. pen. sez. II 9 febbraio 1998, n. 120

È impugnabile mediante ricorso per cassazione il decreto di archiviazione carente di motivazione in ordine all’inammissibilità dell’opposizione proposta dalla persona offesa dal reato ai sensi dell’art. 410 c.p.p.; l’arbitraria ovvero illegittima declaratoria di inammissibilità sacri.ca infatti il diritto al contraddittorio della parte offesa in termini equivalenti o maggiormente lesivi rispetto all’ipotesi di mancato avviso per l’udienza camerale, sicché il predetto vizio del provvedimento è riconducibile alle ipotesi di impugnabilità contemplate dall’art. 409, sesto comma, ed ai casi di ricorso indicati nell’art. 606, lett. c), del codice di procedura penale. Cass. pen. Sezioni Unite 15 marzo 1996, n. 2

La disposizione contenuta nell’art. 409, comma sesto, c.p.p.che riconosce espressamente alla parte offesa la legittimazione a ricorrere per cassazione avverso l’ordinanza di archiviazione, pronunciata all’esito dell’udienza in camera di consiglio senza che di tale udienza sia stato dato avviso alla medesima parte offesa, non può ragionevolmente essere interpretata nel senso di non riconoscerle tale rimedio allorché, nonostante abbia ritualmente chiesto di essere preavvertita dell’eventuale richiesta di archiviazione da parte del P.M. non le sia stato notificato il relativo avviso, previsto dal secondo comma dell’art. 408 stesso codice. Ed invero, si tratta di un vizio ancora più grave di quello conseguente all’omesso avviso dell’udienza dinanzi al giudice per le indagini preliminari alla persona offesa che abbia proposto opposizione, in quanto colpisce la stessa potenziale instaurazione del contraddittorio prevista dalla legge. Ne consegue che tale omissione dà luogo a nullità del decreto di archiviazione emesso de plano, deducibile in sede di legittimità ai sensi del comma quinto dell’art. 127 c.p.p. (Fattispecie relativa a notificazione dell’avviso della richiesta di archiviazione del P.M. eseguita successivamente all’emissione, da parte del Gip, del decreto di archiviazione e ritenuta dalla S.C. equivalente ad omessa notificazione di detto avviso). Cass. pen. sez. I 21 febbraio 1996, n. 35

Per il principio della tassatività delle impugnazioni previsto dall’art. 568, comma 1, c.p.p.il provvedimento di archiviazione pronunciato dal Gip su conforme richiesta del P.M. è ricorribile per cassazione, a norma dell’art. 409, comma 6, stesso codice, soltanto per violazione del contraddittorio. Tuttavia, la ricorribilità per cassazione è sempre prevista contro i provvedimenti abnormi, e cioè contro quei provvedimenti che non siano riconducibili ad alcuno degli schemi disciplinati dall’ordinamento processuale, perché emessi in assoluta carenza di potere o con contenuto avulso da ogni previsione normativa. (Fattispecie nella quale la S.C. ha escluso qualsiasi profilo di abnormità, perché relativa a decreto con il quale il Gip, rispettate le regole del contraddittorio nei confronti delle persone offese costituitesi parti civili e nei confronti di chi si era opposto alla richiesta di archiviazione formulata dal P.M.l’aveva accolta ai sensi dell’art. 410 c.p.p. La S.C. ha anche chiarito che, in tal caso, avendo già il P.M. manifestato, con la richiesta di archiviazione, di non voler esercitare l’azione penale in ordine alla notizia di reato devolutagli, spetta solo al procuratore generale presso la corte di appello valutare se sia il caso di avocare le indagini ed eventualmente esercitare l’azione penale in sostituzione del P.M. gerarchicamente inferiore, avvalendosi delle facoltà riconosciutegli dall’art. 412, commi 1 e 2, c.p.p.). Cass. pen. sez. I 17 gennaio 1996, n. 5689  . Conforme, Cass. pen. sez. V, 26 novembre 1997, n. 4237, G.

Deve ritenersi consentito il ricorso per cassazione avverso il provvedimento di archiviazione tutte le volte che, pur in presenza di opposizione, detta archiviazione venga disposta de plano al di fuori dei casi previsti nel secondo comma dell’art. 410 c.p.p. (inammissibilità dell’opposizione e infondatezza della notizia di reato). A ciò consegue che il vizio o la mancanza di motivazione, non deducibili con ricorso ex art. 606 comma primo lett. e) c.p.p. quando attinenti alla modulazione del contenuto esplicativo del merito della decisione, perché al di fuori dei casi consentiti per ricorrere, sono invece proponibili quando investono l’adozione del rito, la scelta o meno del contraddittorio: invero il Gip deve spiegare perché la sua opzione procedimentale non ha violato il diritto della persona offesa e della difesa, essendo state rispettate le prescrizioni di legge che regolano l’omissione del contraddittorio camerale. Cass. pen. sez. VI 10 gennaio 1996, n. 4147  .

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