Art. 391 – Codice di Procedura Penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477 - aggiornato al D.Lgs. 08.11.2021, n. 188)

Udienza di convalida

Articolo 391 - codice di procedura penale

1. L’udienza di convalida si svolge in camera di consiglio (127) con la partecipazione necessaria [del pubblico ministero] (1) e del difensore (386) dell’arrestato o del fermato (att. 123).
2. Se il difensore di fiducia o di ufficio non è stato reperito o non è comparso, il giudice provvede a norma dell’art. 97 comma 4. Il giudice altresì, anche d’ufficio, verifica che all’arrestato o al fermato sia stata data la comunicazione di cui all’articolo 386, comma 1, o che comunque sia stato informato ai sensi del comma 1 bis dello stesso articolo, e provvede, se del caso, a dare o a completare la comunicazione o l’informazione ivi indicate (2).
3. Il pubblico ministero, se comparso, indica i motivi dell’arresto o del fermo e illustra le richieste in ordine alla libertà personale (291). Il giudice procede quindi all’interrogatorio dell’arrestato o del fermato, salvo che questi non abbia potuto o si sia rifiutato di comparire (503); sente in ogni caso il suo difensore (3).
4. Quando risulta che l’arresto (380) o il fermo (384) è stato legittimamente eseguito e sono stati osservati i termini previsti dagli artt. 386 comma 3 (4) e 390 comma 1, il giudice provvede alla convalida con ordinanza (att. 138). Contro l’ordinanza che decide sulla convalida, il pubblico ministero e l’arrestato o il fermato possono proporre ricorso per cassazione (606).
5. Se ricorrono le condizioni di applicabilità previste dall’art. 273 e taluna delle esigenze cautelari previste dall’art. 274, il giudice dispone l’applicazione di una misura coercitiva a norma dell’art. 291. Quando l’arresto è stato eseguito per uno dei delitti indicati nell’articolo 381, comma 2, ovvero per uno dei delitti per i quali è consentito anche fuori dai casi di flagranza, l’applicazione della misura è disposta anche al di fuori dei limiti di pena previsti dagli articoli 274, comma 1, lettera c), e 280 (5)(3).
6. Quando non provvede a norma del comma 5, il giudice dispone con ordinanza la immediata liberazione dell’arrestato o del fermato.
7. Le ordinanze previste dai commi precedenti, se non sono pronunciate in udienza, sono comunicate o notificate a coloro che hanno diritto di proporre impugnazione. Le ordinanze pronunciate in udienza sono comunicate al pubblico ministero e notificate all’arrestato o al fermato, se non comparsi. I termini per l’impugnazione decorrono dalla lettura del provvedimento in udienza ovvero dalla sua comunicazione o notificazione. L’arresto o il fermo cessa di avere efficacia se l’ordinanza di convalida non è pronunciata o depositata nelle quarantotto ore successive al momento in cui l’arrestato o il fermato è stato posto a disposizione del giudice (13 Cost.) (3).

Articolo 391 - Codice di Procedura Penale

1. L’udienza di convalida si svolge in camera di consiglio (127) con la partecipazione necessaria [del pubblico ministero] (1) e del difensore (386) dell’arrestato o del fermato (att. 123).
2. Se il difensore di fiducia o di ufficio non è stato reperito o non è comparso, il giudice provvede a norma dell’art. 97 comma 4. Il giudice altresì, anche d’ufficio, verifica che all’arrestato o al fermato sia stata data la comunicazione di cui all’articolo 386, comma 1, o che comunque sia stato informato ai sensi del comma 1 bis dello stesso articolo, e provvede, se del caso, a dare o a completare la comunicazione o l’informazione ivi indicate (2).
3. Il pubblico ministero, se comparso, indica i motivi dell’arresto o del fermo e illustra le richieste in ordine alla libertà personale (291). Il giudice procede quindi all’interrogatorio dell’arrestato o del fermato, salvo che questi non abbia potuto o si sia rifiutato di comparire (503); sente in ogni caso il suo difensore (3).
4. Quando risulta che l’arresto (380) o il fermo (384) è stato legittimamente eseguito e sono stati osservati i termini previsti dagli artt. 386 comma 3 (4) e 390 comma 1, il giudice provvede alla convalida con ordinanza (att. 138). Contro l’ordinanza che decide sulla convalida, il pubblico ministero e l’arrestato o il fermato possono proporre ricorso per cassazione (606).
5. Se ricorrono le condizioni di applicabilità previste dall’art. 273 e taluna delle esigenze cautelari previste dall’art. 274, il giudice dispone l’applicazione di una misura coercitiva a norma dell’art. 291. Quando l’arresto è stato eseguito per uno dei delitti indicati nell’articolo 381, comma 2, ovvero per uno dei delitti per i quali è consentito anche fuori dai casi di flagranza, l’applicazione della misura è disposta anche al di fuori dei limiti di pena previsti dagli articoli 274, comma 1, lettera c), e 280 (5)(3).
6. Quando non provvede a norma del comma 5, il giudice dispone con ordinanza la immediata liberazione dell’arrestato o del fermato.
7. Le ordinanze previste dai commi precedenti, se non sono pronunciate in udienza, sono comunicate o notificate a coloro che hanno diritto di proporre impugnazione. Le ordinanze pronunciate in udienza sono comunicate al pubblico ministero e notificate all’arrestato o al fermato, se non comparsi. I termini per l’impugnazione decorrono dalla lettura del provvedimento in udienza ovvero dalla sua comunicazione o notificazione. L’arresto o il fermo cessa di avere efficacia se l’ordinanza di convalida non è pronunciata o depositata nelle quarantotto ore successive al momento in cui l’arrestato o il fermato è stato posto a disposizione del giudice (13 Cost.) (3).

Note

(1) Inciso soppresso dall’art. 25 del D.L.vo 14 gennaio 1991, n. 12.
(2) Questo periodo è stato aggiunto dall’art. 1, comma 1, lett. f), del D.L.vo 1 luglio 2014, n. 101, a decorrere dal trentesimo giorno successivo a quello della sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale (G.U. Serie gen. – n. 164 del 17 luglio 2014).
(3) Comma così sostituito dall’art. 25 del D.L.vo 14 gennaio 1991, n. 12.
(4) Il riferimento al comma 4 è stato soppresso dall’art. 25 del D.L.vo 14 gennaio 1991, n. 12.
(5) Il secondo periodo di questo comma è stato così sostituito dall’art. 12 della L. 26 marzo 2001, n. 128.

Massime

È affetto da nullità assoluta, per inidoneità dell’atto a conseguire il suo scopo, l’avviso di fissazione dell’udienza per la convalida dell’arresto eseguito nei confronti del difensore in tempi talmente ridotti (nella specie mezz’ora prima) da far ragionevolmente presumere l’oggettiva impossibilità della sua partecipazione informata all’udienza stessa. Cass. pen. sez. V 15 marzo 2018, n. 11977

L’omessa notifica al difensore di fiducia dell’avviso di fissazione dell’udienza di convalida dell’arresto integra una nullità d’ordine generale a regime intermedio, che è sanata qualora né l’indagato né il difensore nominato d’ufficio la eccepiscano tempestivamente. Cass. pen. sez. V 11 marzo 2014, n. 11817

Integra una nullità assoluta insanabile l’omesso avviso al difensore di fiducia della fissazione dell’udienza per la convalida dell’arresto ed il contestuale giudizio direttissimo . Cass. pen. sez. III 3 dicembre 2012, n. 46714

In tema di udienza di convalida dell’arresto, l’omessa notifica al difensore di fiducia dell’avviso di fissazione della stessa integra una nullità di ordine generale, a regime intermedio, che rimane sanata ove né l’indagato né il difensore nominato d’ufficio avanzino tempestiva eccezione. Cass. pen. sez. III 12 novembre 2008, n. 42074

In tema di udienza di convalida dell’arresto in flagranza e del fermo, deve ritenersi “non reperito”, ai fini della nomina del difensore d’ufficio, il difensore che non sia stato possibile rintracciare sulla base delle informazioni disponibili ed a seguito di una seria ricerca. (Fattispecie nelle quale la polizia giudiziaria si era recata presso lo studio del difensore senza trovarvi alcuno, ed aveva invano cercato di contattarlo telefonicamente, non riuscendo ad acquisire alcuna informazione sul domicilio: la S.C. ha ritenuto, in questo caso, la serietà delle ricerche, a nulla rilevando che non fosse stato lasciato un avviso in segreteria telefonica). Cass. pen. sez. IV 20 ottobre 2008, n. 39274

In tema di avviso al difensore per l’udienza di convalida e per il contestuale giudizio direttissimo, una volta accertata l’adeguatezza del mezzo usato, con riguardo al tempo disponibile e all’insussistenza di strumenti di comunicazione alternativi, è irrilevante la circostanza della mancata conoscenza, da parte del difensore, dell’avviso medesimo. (Nella specie si è ritenuto che la mancata conoscenza del messaggio, registrato nella segreteria telefonica del difensore designato all’atto dell’arresto, a causa di vizi di funzionamento dell’apparecchiatura o del mancato ascolto della registrazione, non incidesse sulla ritualità dell’avviso, gravando sul difensore medesimo l’onere di assicurarsi della perfetta funzionalità degli apparecchi di cui è dotato il proprio studio professionale e di ascoltare le comunicazioni memorizzate. Cass. pen. Sezioni Unite 22 novembre 2002, n. 39414

In tema di avvisi al difensore, deve ritenersi ritualmente informato l’avvocato al quale sia stato trasmesso, via telefax, l’avviso di fissazione dell’udienza di convalida del fermo, in cui non sia indicata e l’ora della comparizione, se tale avviso sia integrato, mediante altro avviso trasmesso con lo stesso mezzo poco prima dell’udienza recante gli elementi mancanti, posto che il destinatario, prestando una minima, doverosa collaborazione, avrebbe potuto informarsi tempestivamente ed attivarsi per essere presente all’incombente. Cass. pen. sez. IV 10 settembre 2001, n. 33470

L’avviso al difensore per la partecipazione all’udienza di convalida dell’arresto è dovuto a chi riveste la qualità di difensore nel momento in cui l’udienza è stabilita dall’ufficio giudiziario; poiché la convalida dell’arresto o del fermo è soggetta a termini molto ristretti, costituzionalmente imposti, deve escludersi l’obbligo dell’ufficio di avvisare un eventuale difensore di fiducia successivamente nominato, che avrà l’onere, se vuole intervenire all’atto, di adoperarsi per assumere le necessarie informazioni; né risulta in tal modo violata la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, firmata a Roma il 4 novembre 1950 e ratificata con L. 4 agosto 1955, n. 848, che non specifica le modalità cui gli Stati membri debbono attenersi per consentire l’esercizio del diritto di difesa che, come deciso dalla stessa Corte europea dei diritti dell’uomo (ad es. CEDU 27 novembre 1997, K.F. c. Germania), può ben essere regolato e condizionato a seconda delle esigenze dell’ordinamento interno, ferma restando la necessità che il difensore, tempestivamente nominato, sia posto in grado di intervenire e liberamente esplicare il proprio mandato. Cass. pen. sez. IV 10 ottobre 2000, n. 2761

In tema di patteggiamento, l’omesso avviso al difensore di fiducia della data fissata per l’udienza camerale prevista dall’art. 447 c.p.p. per la decisione sulla richiesta, (che, nella specie, essendo stata proposta personalmente dall’imputato, alla presenza del difensore, nel corso della precedente udienza di convalida dell’arresto, aveva ricevuto il consenso del pubblico ministero), costituisce una nullità a regime intermedio, atteso che, a norma dell’art. 447, comma secondo, c.p.p.la presenza delle parti in tale udienza non è obbligatoria, e che, in ogni caso, né il difensore né l’imputato hanno interesse a eccepire la suddetta nullità, non essendo più modificabile l’accordo raggiunto dalle parti. Cass. pen. sez. VI 14 gennaio 2000, n. 344  .

Nella procedura di convalida dell’arresto, caratterizzata dall’esigenza di una rapida verifica della sussistenza delle condizioni legittimanti la restrizione della libertà personale, l’obbligo di avvisare il difensore di fiducia è soddisfatto quando sia stato compiuto il tentativo di rintracciarlo, anche a mezzo telefono; in tale situazione non è pertanto richiesta la conferma telegrafica dell’avviso telefonico, di cui all’art. 149 c.p.p. né costituisce atto dovuto e necessario per l’ulteriore svolgimento dell’udienza l’avviso telegra.co. (In applicazione di detto principio la Corte ha ritenuto l’irrilevanza della ritardata ricezione del telegramma di avviso per l’udienza di convalida da parte del difensore di fiducia, non rintracciato telefonicamente e pertanto sostituito per l’incombente dal pubblico ministero ai sensi dell’art. 97, comma 4, c.p.p.). Cass. pen. sez. IV 13 aprile 1996, n. 494

Il nuovo codice di procedura penale, al fine di assicurare l’effettiva e continua assistenza tecnica, ha attuato la sostanziale equiparazione della difesa d’ufficio e quella di fiducia, nel senso che anche la prima si caratterizza per l’immutabilità del difensore sino alla eventuale dispensa dall’incarico o all’avvenuta nomina fiduciaria. Il difensore d’ufficio, dunque, al pari di quello di fiducia, non può essere sostituito se non per situazioni specificatamente previste dal legislatore, quali quelle stabilite nell’art. 97 c.p.p. (mancato reperimento, mancata comparizione e abbandono della difesa). Pertanto, la mancata citazione del difensore d’ufficio, al di fuori delle ipotesi suddette, determina la nullità assoluta del rapporto processuale e del conseguente provvedimento, ai sensi dell’art. 179 c.p.p. (Fattispecie relativa al mancato avviso al difensore d’ufficio della udienza di convalida dell’arresto). Cass. pen. sez. V 19 febbraio 1996, n. 3058

La partecipazione al difensore di fiducia della data dell’udienza di convalida dell’arresto deve necessariamente avvenire nei confronti di chi ha assunto virtualmente quel ruolo nel momento in cui la partecipazione stessa va disposta. Quando l’indagato ha provveduto a nominare tale difensore in sede di udienza di convalida, il giudice non ha alcun obbligo di rintracciarlo. Cass. pen. sez. VI 14 novembre 1995, n. 3277

Il procedimento di convalida dell’arresto è caratterizzato dalla necessità di espletare gli adempimenti in tempi brevi, tanto che è riconosciuta al giudice la facoltà di nominare un difensore di ufficio ai sensi dell’art. 97, comma 4, c.p.p.qualora il difensore di fiducia non sia stato reperito o non sia comparso. Ne consegue che non ricorre nullità dell’interrogatorio e della successiva convalida qualora l’udienza si sia svolta in presenza di un solo difensore di fiducia, anche se il secondo difensore di fiducia, avvertito tempestivamente a mezzo telegramma, non sia stato reperito. (Nella specie l’indagato, nel corso dell’interrogatorio e dell’udienza di convalida, era stato regolarmente assistito da uno dei difensori di fiducia, mentre all’altro difensore l’avviso era pervenuto tardivamente, ancorché tempestivamente spedito a mezzo telegramma). Cass. pen. sez. I 23 agosto 1994, n. 2515

In tema di avviso al difensore di fiducia per l’udienza di convalida ai sensi dell’art. 391 c.p.p.l’espressione «non è stato reperito», con riferimento al difensore medesimo e di cui agli artt. 391, comma secondo, e 97, comma quarto, stesso codice, va interpretata nel senso letterale di «non rintracciato», in base alle notizie conosciute dal giudice. Cass. pen. sez. VI 26 gennaio 1994, n. 852

In tema di convalida dell’arresto, la mancata partecipazione del difensore all’udienza è causa di nullità solo se conseguente all’omesso avviso. Infatti, l’art. 391, secondo comma, c.p.p.richiamando il disposto di cui all’art. 97, quarto comma dello stesso codice, consente al giudice di sostituire il difensore di fiducia dell’arrestato, nell’ipotesi in cui non venga reperito o non compaia, con altro nominato di ufficio. Né, in caso di irreperibilità del difensore di fiducia, l’ufficio è tenuto a farlo ricercare in luoghi diversi dal domicilio risultante dagli atti ovvero dall’albo professionale. Cass. pen. sez. VI 3 novembre 1992, n. 3326

In tema di udienza di convalida, l’art. 391, secondo comma, c.p.p. conferisce al giudice il potere di nominare un difensore di ufficio all’indagato qualora il difensore di fiducia non sia stato reperito o non sia comparso. Dall’espresso rinvio della detta disposizione all’art. 97, quarto comma, dello stesso codice consegue che la nomina del difensore di ufficio presuppone che il difensore di fiducia sia stato tempestivamente ricercato nei luoghi abituali di reperibilità ma non che sia stato in precedenza ritualmente avvisato. Ne deriva che la sostituzione del difensore di fiducia con il difensore nominato dall’ufficio, ove il primo non sia stato rintracciato ancorché efficacemente ricercato nei luoghi di abituale reperibilità, non produce affatto la nullità del giudizio di convalida e della relativa ordinanza. Cass. pen. sez. VI 20 ottobre 1992, n. 922

L’espressione «non è stato reperito» di cui agli artt. 391, secondo comma, e 97, quarto comma, c.p.p. va interpretata nel senso letterale di «non rintracciato in base alle notizie conosciute dal giudice». Ne consegue che nel caso di specie, relativo ad un’udienza di convalida dell’arresto, non può ritenersi sufficiente per realizzare le condizioni fissate dalle predette norme per la nomina di altro difensore la circostanza che i carabinieri recatisi allo studio del difensore di fiducia alle ore 17,15 di una domenica per dargli avviso della data fissata per l’udienza, abbiano trovato lo studio medesimo chiuso. (Sempre con riferimento al caso di specie la Cassazione ha altresì ravvisato nell’audizione dell’imputato all’udienza di convalida avvenuta in assenza del difensore di fiducia, non preavvisato e considerato «non reperito» sulla scorta della sola circostanza riferita in massima, un’ipotesi di mancato rispetto delle garanzie di difesa, con la conseguenza della non equipollenza di tale audizione all’interrogatorio ex art. 302 c.p.p. e, dunque, ha ritenuto essersi verificata, ai sensi di tale norma, l’estinzione della custodia cautelare disposta). Cass. pen. sez. VI 9 gennaio 1992

Non può ritenersi violato il diritto di difesa per non essere stato il difensore posto in condizioni di sapere, prima dell’udienza di convalida, il tipo e la data del fermo. Infatti, dati i termini ad horas stabiliti a garanzia del diritto di libertà (art. 391, comma 7, c.p.p.), le garanzie difensive sono assicurate dall’indicazione, da parte del pubblico ministero, durante l’udienza, dei motivi del fermo e dalla presentazione delle richieste in ordine alla libertà personale (art. 391, comma 3, c.p.p.). Cass. pen. sez. I 9 marzo 1992

In tema di misure cautelari, le richieste del pubblico ministero in ordine alla libertà personale, avanzate in sede di udienza di convalida dell’arresto o del fermo (art. 391 c.p.p.), essendo finalizzate all’ottenimento di una misura cautelare, non hanno natura diversa dalle richieste che, con identica finalità, il pubblico ministero può formulare ai sensi dell’art. 291, primo comma, c.p.p.rispetto alla quale il difensore non deve essere informato e non ha quindi, alcun titolo per interloquire. Ne consegue che l’audizione del difensore nella udienza di convalida, prevista dall’art. 391, terzo comma, c.p.p.può avere ad oggetto unicamente questioni attinenti alla convalida dell’arresto o del fermo e non questioni attinenti alle eventuali richieste di provvedimenti cautelari avanzate dal pubblico ministero (salvo che quest’ultimo, se comparso, ed il giudice vi consentano). Cass. pen. sez. I 22 novembre 1991

Qualora all’esito dell’udienza di convalida di cui all’art. 391 cod. proc. pen .il giudice per le indagini preliminari emetta un’ordinanza cautelare per un reato diverso da quello per cui si è proceduto all’arresto o al fermo, non è necessario un ulteriore interrogatorio dell’indagato, ai sensi dell’art. 294, comma 1, cod. proc. pen. a condizione che nell’udienza di convalida sia stato pienamente rispettato il contraddittorio tra le parti, attraverso la contestazione dell’ulteriore imputazione e l’accesso agli atti da parte della difesa, e, nel corso di detta udienza, l’indagato sia stato interrogato anche su tale diverso reato. (Fattispecie in cui all’esito dell’udienza di convalida dell’arresto per detenzione e spaccio di stupefacente e resistenza al pubblico ufficiale, il giudice delle indagini preliminari, su richiesta del pm, aveva disposto la misura della custodia in carcere anche per un ulteriore episodio di spaccio). Cass. pen. sez. VI 2 novembre 2018, n. 49944

Il legittimo impedimento che non permette la presenza fisica dell’arrestato all’udienza non è ostativo alla richiesta di convalida dell’arresto e contestuale giudizio direttissimo, presentata ai sensi dell’art. 558 c.p.p.. Cass. pen. sez. VI 30 dicembre 2014, n. 53850

Lo svolgimento di interrogatorio in sede di udienza di convalida del fermo esclude che debba farsi successivamente luogo all’interrogatorio di garanzia ex art. 294 c.p.p. pur se il giudice, competente per l’adozione della misura, sia incompetente per la convalida. Cass. pen. sez. III 16 febbraio 2010, n. 6281

L’impossibilità di procedere all’interrogatorio dell’arrestato che non comprende la lingua italiana, per l’irreperibilità di un interprete, costituisce un caso di forza maggiore che non impedisce di procedere alla convalida dell’arresto, di cui il giudice è tenuto a valutare la legittimità formale. Cass. pen. sez. IV 9 luglio 2007, n. 26468

Nel caso di misura cautelare disposta all’esito di udienza di convalida dell’arresto cui il pubblico ministero, avvalendosi della facoltà prevista dall’art. 390, comma terzo bis, cod. proc. proc. non sia comparso, l’interrogatorio effettuato dal giudice, per poter adempiere alla stessa funzione di quello previsto dall’art. 294 c.p.p. dev’essere preceduto, a pena di nullità a regime cosiddetto intermedio (mancando l’illustrazione orale delle proprie richieste da parte del pubblico ministero, che assolve, in via anticipata, alle medesime finalità dell’adempimento di cui all’art. 293, comma terzo, c.p.p.), dall’esposizione, da parte dello stesso giudice, delle richieste scritte dell’organo dell’accusa o comunque dalla ostensione delle medesime al difensore dell’indagato. Cass. pen. sez. II 10 gennaio 2007, n. 309

Per l’udienza di convalida dell’arresto o del fermo di cui all’art. 391 c.p.p.a differenza di quanto è disposto per l’udienza preliminare e per il dibattimento, non è prevista la facoltà dell’imputato di rendere, alternativamente o congiuntamente all’interrogatorio, spontanee dichiarazioni. Cass. pen. sez. fer. 2 gennaio 2003, n. 1

In materia di interrogatorio della persona sottoposta a misura cautelare, tale interrogatorio di garanzia, non è conseguenzialmente legato ad un atto processuale, ma al fatto che la persona trovasi sottoposta ad una misura cautelare personale. L’interrogatorio pertanto resta valido ed efficace, ai fini del mantenimento della misura, anche se sia stato occasionalmente eseguito nel corso dell’udienza di convalida dell’arresto o del fermo, indipendentemente dal contenuto o dalla sorte del provvedimento emesso all’esito dell’udienza stessa. Cass. pen. sez. I 11 giugno 1998, n. 511

L’interrogatorio della persona assoggettata a fermo ai sensi dell’art. 391, comma quarto, c.p.p. è sottoposto alle stesse regole generali dettate dagli artt. 64 e 65 c.p.p. anche per quanto riguarda le conseguenze in tema di rifiuto di rispondere, previste dal comma quarto di quest’ultima disposizione. Pertanto, quando siano state rispettate tali norme è comunque conseguito lo scopo principale voluto dal legislatore indipendentemente dal completo comportamento del fermato, la cui scelta di mantenere il silenzio non può paralizzare l’attività processuale. In tale situazione non si verifica la condizione prevista per il venir meno dell’efficacia della misura cautelare dall’art. 302 c.p.p. se l’indagato non sia sottoposto a nuovo interrogatorio. Cass. pen. sez. II 7 maggio 1998, n. 2222

Il rispetto del termine di quarantotto ore successive al momento in cui l’arrestato (o il fermato) è posto a disposizione del giudice è previsto dall’art. 391, comma 7, c.p.p. soltanto per la convalida dell’arresto (o del fermo) e non anche per l’adozione dell’ordinanza applicativa della misura cautelare, la cui pronuncia non è soggetta ad alcun termine. Così dicasi anche relativamente all’interrogatorio dell’indagato effettuato prima dell’applicazione della misura cautelare nel corso dell’udienza di convalida: infatti, solo nel caso in cui la detta misura sia stata disposta prima dell’interrogatorio dell’indagato, l’interrogatorio stesso deve essere effettuato entro i termini indicati dall’art. 294 c.p.p. Cass. pen. sez. I 30 maggio 1994, n. 1801

La nullità delle dichiarazioni rese alla polizia giudiziaria per la mancata assistenza del difensore dell’indagato non si estende all’interrogatorio dallo stesso reso al Gip nell’udienza di convalida dell’arresto o del fermo, anche se in quest’ultimo vengano richiamate e confermate le precedenti dichiarazioni rese alla polizia giudiziaria. Cass. pen. sez. I 12 maggio 1992

Il rifiuto dell’arrestato o del fermato all’«audizione» da parte del Gip, in sede di udienza di convalida, ai sensi dell’art. 391 c.p.p.è equiparabile al rifiuto di rispondere ex art. 65, comma terzo, stesso codice. Pertanto, è superfluo richiedere un nuovo interrogatorio dopo la pronuncia del provvedimento di applicazione della misura cautelare per chi, in sede di convalida dell’arresto o del fermo, si sia rifiutato di essere «sentito» dal giudice per le indagini preliminari, perché altrimenti costui verrebbe ad essere posto in posizione privilegiata, in ordine all’eventuale estinzione della misura cautelare per omesso interrogatorio (art. 302), rispetto a chi invece si sia prestato ad essere interrogato in quella sede, nonostante che anch’egli sia stato messo nelle condizioni di difendersi. Cass. pen. sez. II 26 aprile 1991

Non è abnorme, ma è viziata da nullità per violazione del principio di disponibilità delle prove e di quello contraddittorio, l’ordinanza del giudice per le indagini preliminari il quale, in sede di udienza di convalida dell’arresto, anziché limitarsi al solo interrogatorio dell’arrestato, abbia ex officio provveduto all’audizione dei verbalizzanti, per trarre poi, anche da questa, il convincimento della inattendibilità del verbale di arresto e negare, quindi, la convalida. Cass. pen. sez. VI 15 febbraio 1995, n. 4336

In tema di convalida dell’arresto, il richiamo operato dall’art. 391, comma 4, cod. proc. pen.alla previsione di cui all’art. 386, comma 3, cod. proc. pen. si riferisce esclusivamente al rispetto del termine delle ventiquattro ore, entro cui la polizia giudiziaria deve porre l’arrestato a disposizione del pubblico ministero e non anche al luogo materiale, ove nel frattempo mantenerlo in custodia, essendo sufficiente che lo stesso rimanga a disposizione del pubblico ministero in una idonea camera di sicurezza. Cass. pen. sez. V 25 maggio 2018, n. 23653

Nell’ipotesi di arresto in flagranza di reato, la valutazione demandata al giudice della convalida non si estende all’accertamento dei gravi indizi di colpevolezza (a differenza di quanto esplicitamente previsto per il fermo dall’art. 384 c.p.p.), ma è limitata alla verifica delle condizioni legittimanti la privazione della libertà personale, tra le quali tuttavia inclusa la valutazione sulla configurabilità, non solo in astratto, del reato ipotizzato ed altresì sulla probabilità di attribuzione dello stesso alla persona arrestata. Cass. pen. sez. IV 4 dicembre 2003, n. 46473

Nel procedimento di convalida dell’arresto, il giudice per le indagini preliminari non ha il potere di acquisire ulteriori informazioni, ai fini della decisione, oltre a quelle che risultano dal verbale di arresto, dalle dichiarazioni della persona arrestata, dai documenti prodotti dalle parti, tanto meno può disporre l’audizione di testimoni, in particolare degli ufficiali o degli agenti di polizia giudiziaria che hanno proceduto all’arresto. Il procedimento di convalida, pur con le sue peculiarità, non si sottrae, infatti, ai principi generali di impronta tipicamente accusatoria che caratterizzano l’attuale ordinamento processuale penale, tra cui quello, sancito dall’art. 190 c.p.p.che vieta al giudice di assumere prove ex officio, fuori dei casi espressamente previsti dalla legge. Cass. pen. sez. VI 15 febbraio 1995, n. 4336

Nel giudizio di convalida dell’arresto non sussiste alcuna ragione per ritenere che la valutazione del giudice circa la legalità del provvedimento di arresto debba prescindere dagli elementi portati alla sua conoscenza in sede di convalida. Ogni elemento, ovviamente pertinente, che l’arrestato o il difensore forniscono in tale sede può e deve entrare nella valutazione del giudice; ciò che è da escludere, dato la finalità ed i tempi estremamente solleciti e ristretti previsti dalla normativa, è l’espletamento di attività di indagine su richiesta o indicazione della difesa, non già i contributi, anche documentali, che l’arrestato o il difensore sono in grado di esibire nella stessa udienza di convalida. Cass. pen. sez. IV 23 agosto 1994, n. 2317

Nella verifica dei presupposti di fatto e di diritto legittimanti l’arresto il giudice deve tenere conto di tutte le circostanze e degli elementi, anche di quelli agevolmente conoscibili, con l’ordinaria diligenza, da parte di chi ha proceduto all’arresto. Cass. pen. sez. VI 23 agosto 1994, n. 2317

In sede di convalida del fermo il giudice per le indagini preliminari deve tenere conto, al fine di verificare se la misura è stata adottata nella sussistenza delle condizioni previste dall’art. 384 c.p.p.anche degli elementi emersi nel corso dell’interrogatorio prescritto dall’art. 391, comma terzo, c.p.p. Cass. pen. sez. II 6 agosto 1994, n. 3582

Il controllo sulla legittimità del fermo che il giudice esegue in contraddittorio con le parti nel corso di un’udienza in camera di consiglio ha per oggetto il riscontro dell’esistenza di un pericolo di fuga dell’indagato e della presenza a suo carico di gravi indizi di colpevolezza per uno dei reati indicati nell’art. 384 c.p.p. Essendo, quindi, il riscontro richiesto anche in ordine alla gravità degli indizi, non è dubbio che degli elementi raccolti nel corso delle indagini preliminari si richiede una valutazione separata del giudice rispetto a quella eseguita dal pubblico ministero; valutazione che il giudice esprime al termine dell’udienza di convalida e, dunque, dopo aver sentito le giustificazioni dell’indagato. Ne consegue che è erroneo l’assunto secondo cui, sia pure ai limitati fini della pronuncia sulla convalida del fermo, il giudice debba utilizzare soltanto gli elementi acquisiti al momento della richiesta del pubblico ministero. Cass. pen. sez. I 10 dicembre 1991

In tema di arresto in flagranza, il giudice della convalida deve operare un controllo di mera ragionevolezza, ponendosi nella stessa situazione di chi ha operato l’arresto sulla base degli elementi al momento conosciuti, per cui, ai fini della verifica dell’eventuale incapacità di intendere e di volere dell’arrestato, è necessario che tale stato si sia manifestato in modo chiaro all’agente operante al momento dell’intervento. (In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto correttamente convalidato l’arresto di un soggetto evaso dagli arresti domiciliari fermato “in pieno stato confusionale”, ritenendo che tale stato poteva essere ragionevolmente ricondotto anche ad ubriachezza o ad intossicazione da sostanze stupefacenti). Cass. pen. sez. VI 16 febbraio 2017, n. 7470

L’ordinanza di convalida dell’arresto motivata con esclusivo riferimento alla relazione di servizio non può ritenersi motivata e va conseguentemente annullata. Cass. pen. sez. III 9 aprile 1998, n. 285

L’ordinanza di convalida dell’arresto in flagranza deve essere motivata, innanzi tutto, in ordine alla sussistenza degli estremi della flagranza, e poi in ordine alla configurabilità di una delle ipotesi di arresto e al rispetto dei termini della procedura di convalida, e non anche in ordine all’elemento soggettivo del reato ipotizzato nei confronti dell’arrestato, il cui accertamento forma oggetto del giudice di colpevolezza ed è perciò demandato alle successive fasi processuali. Cass. pen. sez. VI 20 marzo 1991

Qualora l’udienza di convalida venga tenuta da una pluralità di giudici delle indagini preliminari (per essere state, nella specie, fermate numerosissime persone nell’ambito della medesima inchiesta), non è configurabile alcuna violazione di legge nella circostanza che ciascuno dei magistrati abbia emanato un distinto provvedimento nell’esercizio dei propri poteri di giudice monocratico e non collegiale. Cass. pen. sez. fer. 20 settembre 1990, n. 2646

La motivazione dei provvedimenti giurisdizionali – e tale è il provvedimento di convalida del fermo di persona indiziata – deve consentire la ricostruzione dell’iter logico seguito dal giudice per pervenire alla decisione adottata, al fine di verificarne la correttezza. Ne consegue che in sede di convalida del fermo, per adempiere l’obbligo della motivazione occorre avere riguardo agli elementi specifici di fatto e concreti risultanti dagli atti con riferimento ai parametri normativi che in concreto consentono e legittimano il fermo della persona gravemente indiziata di reato ad opera della polizia giudiziaria, non essendo a tal fine sufficiente ripetere il contenuto del testo normativo o fare riferimento a vuote formule di stile, adattabili a qualsivoglia situazione e ad ogni sospetto. Cass. pen. sez. I 25 luglio 1990

Il Gip deve procedere alla verifica della legittimità dell’arresto tramite l’udienza di convalida anche quando il P.M. abbia disposto la scarcerazione in applicazione dell’art. 121 comma primo delle disposizioni di attuazione (D.L.vo 28 luglio 1989 n. 271). Cass. pen. sez. IV 5 maggio 1995, n. 866

La mancata esecuzione del fermo disposto dal pubblico ministero per essersi l’indiziato dato alla fuga comporta la immediata e definitiva caducazione del relativo decreto, essendo venuta a mancare in ordine ad esso la condizione tipica (ossia il pericolo di fuga) richiesta dalla legge per la sua adozione. Ne consegue che il decreto di fermo rimasto ineseguito si sottrae sia alla procedura di convalida che a qualsiasi forma di impugnazione. (La Cassazione ha altresì evidenziato che nell’ipotesi in questione il pubblico ministero potrà sempre richiedere al giudice, a salvaguardia delle più pressanti esigenze del processo, l’adozione di una misura coercitiva ai sensi dell’art. 274 c.p.p.che alla lett. b, del comma primo considera, tra le esigenze cautelari, proprio la circostanza che l’imputato si sia dato alla fuga). Cass. pen. Sezioni Unite 1 luglio 1993, n. 9

La valutazione del giudice sulla legittimità dell’arresto, pur non estendendosi all’accertamento dell’esistenza dei gravi indizi di colpevolezza, deve tuttavia avere ad oggetto la configurabilità in astratto del reato per cui si è proceduto all’arresto e la sua attribuibilità alla persona arrestata, quali condizioni legittimanti la privazione della libertà personale. (Nella specie la Corte ha annullato senza rinvio l’ordinanza di diniego di convalida dell’arresto per il reato di detenzione di sostanza stupefacente, ravvisando la sussistenza di elementi indicatori della finalità di spaccio dalla notevole quantità dello stupefacente, dallo stato di disoccupazione della persona arrestata e dalla mancanza di una versione difensiva alternativa). Cass. pen. sez. III 21 febbraio 2018, n. 8422

In sede di convalida dell’arresto, il giudice, oltre a verificare l’osservanza dei termini previsti dall’art. 386, comma terzo e 390, comma primo. cod. proc. pen.deve controllare la sussistenza dei presupposti legittimanti l’eseguito arresto, ossia valutare la legittimità dell’operato della polizia sulla base di un controllo di ragionevolezza, in relazione allo stato di flagranza ed all’ipotizzabilità di uno dei reati richiamati dagli artt. 380 e 381 cod. proc. pen. in una chiave di lettura che non deve riguardare né la gravità indiziaria e le esigenze cautelari (valutazione questa riservata all’applicabilità delle misure cautelari coercitive), né l’apprezzamento sulla responsabilità (riservato alla fase di cognizione del giudizio di merito). (Nella specie, la Corte ha annullato senza rinvio l’ordinanza di diniego della convalida dell’arresto che aveva compiuto pregnanti valutazioni di merito inerenti alla credibilità della versione dei fatti rappresentata dall’indagato, anche giungendo a ritenere non perfezionato, in ragione di tali giustificazioni, l’elemento soggettivo del reato). Cass. pen. sez. VI 24 febbraio 2015, n. 8341

L’annullamento, su ricorso del P.M.dell’ordinanza di non convalida dell’arresto va disposto senza rinvio, poiché l’eventuale rinvio del provvedimento impugnato solleciterebbe il giudice “a quo” ad una pronuncia che avrebbe valore meramente formale, senza alcuna produzione di effetti giuridici. Cass. pen. sez. II 21 marzo 2014, n. 13287

Non può legittimamente negarsi la convalida dell’arresto in flagranza o del fermo per la ritenuta sussistenza di uno stato di incapacità di intendere e di volere dell’arrestato o del fermato, quando il detto stato non fosse tale da essere oggettivamente rilevabile al momento della privazione della libertà ma sia stato desunto da documentazione successivamente acquisita dal giudice). Cass. pen. sez. II 12 ottobre 2004, n. 39894

In tema di convalida dell’arresto facoltativo in flagranza, il controllo che il giudice compie ex post circa i presupposti richiesti dalla legge per la privazione dello status libertatis (gravità del fatto e personalità dell’arrestato) non può esorbitare da una verifica di ragionevolezza sull’operato della polizia giudiziaria, alla quale è istituzionalmente attribuita una sfera discrezionale nell’apprezzamento dei presupposti stessi, dovendosi escludere che tale controllo possa estendersi fino alla rivalutazione dell’operato della polizia giudiziaria fondata su diversi e ulteriori elementi rispetto a quelli riportati nel verbale di arresto. Cass. pen. sez. VI 18 febbraio 2003, n. 8029

L’ordinanza di convalida del fermo ha valore circoscritto al controllo di legittimità dell’operato della polizia giudiziaria, con esclusivo riferimento alle condizioni che disciplinano il fermo, e non costituisce titolo di detenzione essendo indispensabile perché permanga lo stato custodiale l’emanazione di uno specifico provvedimento impositivo di una misura coercitiva. Ne consegue che i piani su cui agiscono i due istituti (arresto e fermo da un lato e misura custodiale dall’altra) sono diversi sicché la convalida del fermo non necessariamente impone la protrazione dello stato di privazione della libertà del fermato (e viceversa). Cass. pen. sez. II 9 maggio 2001, n. 8849

È illegittimo il provvedimento con il quale il giudice per le indagini preliminari, investito delle contestuali richieste di convalida dell’arresto (o del fermo) e di applicazione di una misura cautelare, respinga quest’ultima e disponga la scarcerazione dell’arrestato (o del fermato) prima dell’udienza di convalida, atteso che l’art. 391, comma 3, c.p.p.prescrive espressamente che la decisione sull’applicazione della misura cautelare sia adottata nel contraddittorio e quindi all’esito dell’udienza camerale; detta violazione di legge, concernendo una disposizione che garantisce la partecipazione del pubblico ministero agli atti del procedimento, integra la nullità generale a regime intermedio di cui all’art. 178, lett. b), c.p.p.ma non determina, altresì, l’abnormità del provvedimento e la sua immediata ricorribilità per cassazione, poiché rientra nei poteri del giudice decidere sulla richiesta di applicazione di una misura cautelare né si verifica, in conseguenza del suo rigetto, una situazione di irrimediabile stallo del procedimento essendo consentito al pubblico ministero denunciare l’invalidità mediante l’appello de libertate di cui all’art. 310 c.p.p. Cass. pen. Sezioni Unite 13 dicembre 2000, n. 33

In tema di convalida dell’arresto, il giudice deve pronunciarsi sulla sussistenza dei presupposti che hanno giustificato il provvedimento restrittivo indipendentemente dalle diverse conclusioni prese dal rappresentante del P.M. in udienza. Invero, l’ordinanza che concede o nega la convalida dell’arresto, deve motivare adeguatamente in merito all’esito di tale esame, che non deve esaurirsi in un mero controllo di legalità formale, ma deve pur sempre essere limitato alla verifica dell’esistenza del “fumus commissi delicti”. Cass. pen. sez. V 5 giugno 2000, n. 2542

Il provvedimento di convalida dell’arresto in flagranza rati.ca un atto di polizia giudiziaria basato su risultanze di fatto idonee a far ritenere commesso il reato e prescinde pertanto dalla sussistenza di indizi di colpevolezza; non può pertanto essere contestata la convalida di un arresto eseguito per detenzione di sostanza stupefacente sul presupposto che si sarebbe dovuto ritenere il fatto penalmente indifferente perché non accompagnato da sicuri indici di illecito commercio, atteso che la legge vieta la detenzione di sostanza stupefacente anche quando tale detenzione risulti non qualificata, essendo depenalizzata solo quella condotta che abbia certo riferimento, e nella misura in cui abbia certo riferimento, all’uso personale. Cass. pen. sez. IV 22 gennaio 2000, n. 4763

Il giudice investito del giudizio direttissimo e della contestuale convalida dell’arresto deve in ogni caso provvedere, positivamente o negativamente, sulla richiesta di convalida, non potendo omettere di pronunciarsi su tale richiesta per la ritenuta insussistenza di taluno dei presupposti per l’instaurazione del giudizio direttissimo. (Fattispecie in cui il giudice, aveva ritenuto che, non potendo procedere a giudizio direttissimo trattandosi di arresto avvenuto fuori flagranza – peraltro in una ipotesi di evasione, per la quale la legge consente l’arresto prescindendo dalla flagranza – non gli era consentito nemmeno di provvedere sulla richiesta di convalida, considerata funzionalmente collegata alla competenza in ordine al rito). Cass. pen. sez. VI 19 settembre 1997, n. 2217

In sede di convalida dell’arresto, al Gip è preclusa ogni delibazione in ordine alla connessione con altri procedimenti pendenti presso altri uffici giudiziari ed egli perciò deve procedere alla convalida con riferimento al reato di propria competenza e non pu ritenuta la connessione, trasmettere gli atti al Gip competente. Cass. pen. sez. I 5 dicembre 1996, n. 5996

Deve riconoscersi al giudice che procede alla convalida dell’arresto un potere di verifica non limitato alle allegazioni dei pubblici ufficiali che hanno proceduto all’arresto stesso, ma da estendere anche ad ulteriori allegazioni fornite dall’interessato o dal difensore dalle quali possa discendere, pure in relazione alla fattispecie ipotizzata al momento della privazione dello status libertatis, un accertamento di più ampio contesto circa l’operato della polizia giudiziaria. (Affermando siffatto principio la Cassazione ha comunque escluso che il giudice, date le finalità ed i tempi della procedura in materia, possa operare attività di indagine su richiesta o indicazione della difesa). Cass. pen. sez. VI 1 ottobre 1996, n. 2054

In sede di convalida dell’arresto il Gip è chiamato esclusivamente a verificare la sussistenza delle condizioni previste dagli artt. 380 e 382 c.p.p. che lo legittimano e non può negare la convalida motivando con riferimento alla sussistenza e gravità degli indizi, valutazioni conseguenti alla richiesta di emissione della misura cautelare, che costituisce momento autonomo e diverso rispetto alla convalida dell’arresto. Cass. pen. sez. VI 31 agosto 1995, n. 2568  .

L’esame che il giudice per le indagini preliminari è tenuto a compiere ai fini della convalida dell’arresto eseguito dalla polizia giudiziaria, pur non esaurendosi in un mero controllo di legalità formale, deve essere limitato alla verifica dell’esistenza del fumus commissi delicti e non può estendersi all’accertamento dell’esistenza dei gravi indizi di responsabilità, accertamento che è riservato alla successiva fase, pure di competenza del giudice per le indagini preliminari, di applicazione di misure cautelari. Cass. pen. sez. VI 27 maggio 1995, n. 1757

Poiché il giudizio sulla legittimità dell’arresto deve essere effettuato ex ante, il giudice della convalida deve limitarsi ad accertare il rispetto delle condizioni previste dagli artt. 380 ss. c.p.p.motivando in ordine alla sussistenza degli estremi della flagranza, alla configurabilità di una delle ipotesi criminose che consentono l’arresto ed all’osservanza dei termini imposti dalla procedura de qua, ma non anche riguardo alla sussistenza o meno dei gravi indizi di colpevolezza, che devono essere valutati in altra sede. Cass. pen. sez. II 14 aprile 1995, n. 1708

Dati i limiti del sindacato di legittimità sulla convalida dell’arresto, l’errore di definizione giuridica dell’addebito può essere dedotto in cassazione per i suoi riflessi sulla libertà personale solo in quanto sia ravvisabile con immediatezza e riguardi un errore manifesto di inquadramento del fatto, e non una valutazione sul merito di esso. Cass. pen. sez. I 13 febbraio 1992

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