Art. 390 – Codice di Procedura Penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477 - aggiornato al D.Lgs. 08.11.2021, n. 188)

Richiesta di convalida dell'arresto o del fermo

Articolo 390 - codice di procedura penale

1. Entro quarantotto ore dall’arresto (380 ss.) o dal fermo (384) il pubblico ministero, qualora non debba ordinare la immediata liberazione dell’arrestato o del fermato (389), richiede la convalida al giudice per le indagini preliminari competente in relazione al luogo dove l’arresto o il fermo è stato eseguito (716; att. 122).
2. Il giudice fissa l’udienza di convalida al più presto e comunque entro le quarantotto ore successive dandone avviso, senza ritardo, al pubblico ministero e al difensore.
3. L’arresto o il fermo diviene inefficace se il pubblico ministero non osserva le prescrizioni del comma 1.
3 bis. Se non ritiene di comparire, il pubblico ministero trasmette al giudice, per l’udienza di convalida, le richieste in ordine alla libertà personale con gli elementi su cui le stesse si fondano.

Articolo 390 - Codice di Procedura Penale

1. Entro quarantotto ore dall’arresto (380 ss.) o dal fermo (384) il pubblico ministero, qualora non debba ordinare la immediata liberazione dell’arrestato o del fermato (389), richiede la convalida al giudice per le indagini preliminari competente in relazione al luogo dove l’arresto o il fermo è stato eseguito (716; att. 122).
2. Il giudice fissa l’udienza di convalida al più presto e comunque entro le quarantotto ore successive dandone avviso, senza ritardo, al pubblico ministero e al difensore.
3. L’arresto o il fermo diviene inefficace se il pubblico ministero non osserva le prescrizioni del comma 1.
3 bis. Se non ritiene di comparire, il pubblico ministero trasmette al giudice, per l’udienza di convalida, le richieste in ordine alla libertà personale con gli elementi su cui le stesse si fondano.

Massime

L’art. 390, comma 2, c.p.p. nel prevedere che al difensore (oltre che al pubblico ministero), venga «dato» e non «notificato» l’avviso dell’udienza di convalida del fermo o dell’arresto, pone come condizione di validità di detto avviso solo quella che esso sia effettuato in forma idonea a procurare nel destinatario l’effettiva conoscenza del suo contenuto; condizione, questa, da ritenere soddisfatta anche quando, ricercato senza successo il difensore sull’utenza telefonica mobile a lui intestata, munita di segreteria telefonica, venga lasciato dal collaboratore di cancelleria apposito messaggio registrato da detta segreteria. Cass. pen. sez. VI 6 settembre 2000, n. 3093

In tema di misure cautelari, se al titolare dell’ufficio di difesa, e non già al suo sostituto, va notificato, ai sensi dell’art. 293, comma 3, c.p.p.l’avviso di deposito dell’ordinanza applicativa di un’ordinanza coercitiva al fine di porlo a conoscenza dell’atto e di segnare l’inizio del decorso del termine per la proposizione della richiesta di riesame, deve essere escluso che una tale notificazione sia dovuta nel caso in cui il sostituto del difensore, la cui nomina è doverosa a norma dell’art. 97, comma 4, c.p.p.sia stato presente alla lettura dell’ordinanza cautelare effettuata all’esito dell’udienza di convalida dell’arresto o del fermo e tale lettura abbia tenuto luogo della notificazione, ai sensi dell’art. 148, comma 5, c.p.p.per la menzione fattane a verbale, essendo ricompreso nell’adempimento dei doveri professionali del sostituto il compito di informare il difensore sostituito dell’emissione e del contenuto del provvedimento. Cass. pen. sez. II 29 ottobre 1999, n. 4003

L’art. 65, commi secondo e terzo, att. c.p.p.dispone che nel corso delle indagini preliminari sia eseguita presso il presidente del consiglio dell’ordine forense la notifica degli avvisi al difensore che non abbia domicilio nel circondario dove ha sede l’autorità giudiziaria procedente e non abbia osservato l’obbligo di eleggere quivi domicilio entro cinque giorni dalla nomina. L’onere previsto dalla suddetta norma, dunque, presuppone che il professionista sia a conoscenza del procedimento penale ed abbia il tempo, limitato appunto a cinque giorni, di effettuare l’elezione di domicilio o comunque di stabilire un recapito nel circondario. Ne consegue che nel caso in cui debba procedersi a udienza di convalida del fermo, e questa debba tenersi anteriormente alla scadenza del suddetto termine di cinque giorni, la notificazione dell’avviso della relativa data non può essere effettuata secondo le modalità previste dall’articolo in questione, ma semmai avvalendosi di quelle di cui agli artt. 149 e 150 c.p.p. Pertanto, qualora l’avviso sia stato erroneamente notificato presso il presidente del consiglio dell’ordine e conseguentemente il difensore di fiducia non sia comparso all’udienza di convalida, deve ritenersi esser stato pregiudicato il diritto di difesa del fermato e, dunque, realizzata un’ipotesi di nullità di ordine generale ai sensi dell’art. 178, comma primo, lett. c), c.p.p. Cass. pen. sez. II 15 giugno 1992

L’avviso al difensore è dovuto a chi ha tale qualità nel momento in cui l’atto è disposto dall’ufficiale giudiziario e non anche a chi l’acquista successivamente. L’avviso del compimento di un atto del giudice per le indagini preliminari richiesto dal pubblico ministero è legittimamente dato al difensore che risulti tale al momento della richiesta del P.M.a nulla rilevando la nomina del difensore di fiducia fatta successivamente. (Fattispecie relativa a convalida di arresto). Cass. pen. Sezioni Unite 26 settembre 1990

L’arresto in flagranza di reato si realizza nel momento in cui il soggetto è privato della libertà personale, dal quale decorre il termine per la richiesta di convalida di cui all’art. 390 cod. proc. pen. essendo irrilevante la circostanza che il verbale di arresto sia stato redatto in un momento successivo. (In motivazione, la Corte ha osservato che, prima di procedere ad un arresto, può essere necessario compiere accertamenti sull’identità del soggetto e valutare le risultanze dell’attività di polizia, precisando, tuttavia, che tali esigenze investigative non possono determinare la completa privazione della libertà personale). Cass. pen. sez. III 24 settembre 2018, n. 41093

Ai fini della tempestività della richiesta di convalida dell’arresto e di celebrazione del giudizio direttissimo, è sufficiente che detta richiesta sia stata trasmessa alla cancelleria del tribunale competente, in uno dei modi previsti dall’art. 64, comma 3, disp. att. c.p.p.entro il termine di legge di 48 ore dall’effettuazione dell’arresto, nulla rilevando che, essendosi in giorno festivo, in detta cancelleria non fosse presente alcuno dei funzionari addetti. Cass. pen. sez. III 13 febbraio 2004, n. 5873

In tema di convalida dell’arresto al G.I.P. non è imposto alcun termine specifico per procedere ad avvisare il difensore dell’arrestato della fissazione della relativa udienza, prevedendo solo l’art. 390, secondo comma, nuovo c.p.p. che l’avviso debba esser dato «senza ritardo». Ne consegue che deve escludersi che la procedura di convalida comporti l’applicazione del termine di ventiquattro ore per l’avviso al difensore, previsto in via generale dall’art. 364 c.p.p.per cui l’eventuale inosservanza di tale termine non comporta nullità alcuna. Cass. pen. sez. I 13 giugno 1990

È affetto da nullità, per inidoneità dell’atto a conseguire il suo scopo, l’avviso di fissazione dell’udienza per la convalida dell’arresto inviato al difensore via fax in orario tale o con anticipo talmente ridotto da far ragionevolmente presumere una oggettiva impossibilità di una partecipazione informata al compimento dell’attività giudiziaria. (Fattispecie in cui il fax era stato inviato allo studio del difensore alle ore 8.02 del mattino, in orario di chiusura dello studio legale, a due ore dall’udienza). Cass. pen. sez. IV 27 gennaio 2015, n. 3820

In tema di convalida dell’arresto, l’effetto caducatorio di cui all’art. 390, comma terzo, c.p.p. non si verifica se la richiesta del P.M.anche trasmessa a mezzo telefax, sia pervenuta nella cancelleria del giudice competente oltre il termine di chiusura dell’ufficio e non sia stata ricevuta da alcuno. (Fattispecie in cui la richiesta di convalida era priva dell’attestazione del deposito e della relativa sottoscrizione della segreteria dell’ufficio richiedente ). Cass. pen. sez. VI 10 dicembre 2008, n. 45692

In tema di trasmissione della richiesta da parte del pubblico ministero al giudice di convalida dell’arresto e della relativa documentazione, poiché non è al riguardo prevista alcuna forma particolare degli artt. 390 c.p.p. e 122 disp. att. c.p.p.e tenuto conto della urgenza della trasmissione, deve ritenersi legittima la forma di trasmissione a mezzo telefax. Cass. pen. sez. VI 18 giugno 1998, n. 1712

In caso di notificazioni urgenti a mezzo di telefono, dirette ad assicurare la partecipazione necessaria del difensore dell’arrestato all’udienza di convalida, la disposizione dell’art. 391, comma secondo, c.p.p. opera in deroga a quella dell’art. 149, comma quinto, stesso codice, nel senso che basta il mancato reperimento del difensore nominato (di fiducia o d’ufficio) in uno dei luoghi dallo stesso indicati a norma dell’art. 65 att. c.p.p.per procedere alla nomina di sostituto ex art. 97, comma quarto, c.p.p. non occorrendo in tale caso seguire la procedura sostitutiva della notificazione mediante telegramma prevista per le altre persone dal citato art. 149. Cass. pen. sez. VI 7 aprile 1993, n. 454

In tema di udienza di convalida, una volta che il difensore di fiducia sia avvertito telefonicamente, ma il messaggio non giunge al destinatario, in quanto resti registrato sulla sua segreteria telefonica, non spetta al medesimo la conferma telegrafica di cui all’art. 149, quarto comma, c.p.p.e legittimamente il giudice per le indagini preliminari procede a nomina di difensore d’ufficio. (In motivazione la Suprema Corte ha ritenuto che la risposta della segreteria telefonica equivalga a mancato reperimento del difensore). Cass. pen. sez. VI 26 gennaio 1993, n. 4508

In tema convalida di arresto in flagranza, la mancata spedizione del telegramma di conferma dell’avviso telefonico al difensore di fissazione dell’udienza di convalida (art. 390, comma secondo, c.p.p.) non determina nullità della notifica non essendo prevista tra i casi di invalidità tassativamente indicati dall’art. 171 c.p.p. Cass. pen. sez. I 13 febbraio 1992, n. 4997

L’avviso della fissazione dell’udienza di convalida dell’arresto o del fermo, prevista dal comma secondo dell’art. 390 del nuovo c.p.p.; attesi i termini assai ristretti, può essere dato in qualsiasi forma e non sono prescritte particolari formalità. Cass. pen. sez. I 14 marzo 1990

Nell’ipotesi in cui non venga dato l’avviso al difensore per l’interrogatorio dell’arrestato in sede di convalida e non venga successivamente rinnovato l’interrogatorio stesso a seguito di applicazione della misura cautelare della custodia carceraria, la relativa nullità per il mancato avviso, rientrante tra quelle a regime intermedio, non può più essere eccepita o rilevata, se non venga dedotta con l’istanza di riesame o con i motivi aggiunti. Cass. pen. sez. II 13 febbraio 1993, n. 448

Il giudizio di convalida del fermo o dell’arresto deve essere eseguito anche nel caso in cui il PM abbia rimesso in libertà il fermato o l’arrestato per una qualsiasi ragione, non essendo egli esonerato dall’obbligo di sottoporre al controllo giurisdizionale l’operato della polizia giudiziaria. (In applicazione del principio, la Corte ha annullato l’ordinanza del G.i.p. che aveva dichiarato inammissibile la richiesta del P.M. di non convalidare un arresto, in quanto eseguito fuori flagranza, dopo avere già posto in libertà l’arrestato, ai sensi dell’art. 389 c.p.p.). Cass. pen. sez. I 13 gennaio 2012, n. 998

Al P.M. spetta, a norma degli artt. 389 e 390 c.p.p.il controllo preliminare rispetto all’inoltro al giudice della richiesta di convalida dell’arresto o del fermo, controllo che riguarda innanzitutto la legittimità dell’intervento della P.G. e che si estende anche al merito, cioè alla valutazione dell’attualità della permanenza di esigenze cautelari, ed all’adeguatezza della misura, e nulla impedisce allo stesso P.M. nell’esercizio di tale attività di controllo, di riqualificare correttamente come verbale di arresto in quasi flagranza un atto erroneamente definito come verbale di fermo dai militari operanti. Cass. pen. sez. III 29 marzo 1999, n. 707  .

Il procedimento di convalida dell’arresto va attivato anche quando, trascorsi i termini entro i quali la convalida deve avere luogo, l’arrestato sia stato posto in libertà, poiché è sempre configurabile l’interesse all’accertamento giurisdizionale della legalità dell’arresto, essendo il giudizio di convalida finalizzato alla verifica dei requisiti di legittimità dei provvedimenti sulla libertà personale, adottabili dall’autorità di pubblica sicurezza solo nei casi eccezionali di necessità e urgenza tassativamente indicati dalla legge. Cass. pen. sez. I 9 gennaio 2004, n. 492  .

In materia di convalida dell’arresto in flagranza, nel caso in cui il pubblico ministero abbia rimesso in libertà l’arrestato, legittimamente il g.i.p. non convalida l’arresto, qualora il verbale di arresto non gli sia stato trasmesso, ex art. 122 delle norme di attuazione del codice procedura penale, pur dopo la scadenza del termine di quarantotto ore previsto dall’art. 390, comma 1, c.p.p.ma prima dell’udienza di convalida ovvero non sia stato prodotto nemmeno all’udienza, atteso che il giudizio di convalida deve seguire anche nell’ipotesi in cui il P.M. abbia rimesso in libertà l’arrestato e che la ritualità delle circostanze nelle quali si è verificata la restrizione della libertà è desumibile essenzialmente dal verbale di arresto, che contiene, ai sensi dell’art. 386, comma 3, seconda parte, c.p.p.l’enunciazione delle ragioni che lo hanno determinato e che deve pertanto essere in ogni caso trasmesso. Cass. pen. sez. IV 13 marzo 2000, n. 2918

Il provvedimento con il quale il P.M. ordina la liberazione della persona arrestata in flagranza non esime dalla instaurazione del procedimento di convalida innanzi al Gip, ma, stante il dettato del primo comma dell’art. 390 c.p.p.detto procedimento non dovrà necessariamente essere richiesto entro quarantotto ore dall’avvenuto arresto. Cass. pen. sez. V 5 agosto 1999, n. 3218

Nel caso in cui l’indagato proponga istanza di scarcerazione al Gip, assumendo la nullità dell’udienza di convalida per mancato avviso al difensore di fiducia e conseguente nomina di difensore di ufficio (anziché proporre ricorso per cassazione avverso la convalida dell’arresto, a norma dell’art. 391, quarto comma, c.p.p.), ove il giudice dichiari irricevibile la relativa istanza (proposta in pendenza dei termini per il ricorso per cassazione), ritenendo erroneamente la questione materia di riesame, e il tribunale della libertà decida nel merito sulla successiva impugnazione dell’interessato, rigettando l’impugnazione, la Corte di cassazione, adita da quest’ultimo con impugnativa del provvedimento del tribunale, deve annullare senza rinvio sia l’ordinanza del Gip sia l’ordinanza del tribunale e decidere sul gravame come ricorso per cassazione avverso l’ordinanza di convalida dell’arresto. Cass. pen. sez. VI 6 luglio 1999

È abnorme il provvedimento con il quale il giudice per le indagini preliminari, richiesto dal pubblico ministero di convalidare l’arresto e di applicare una misura custodiale, respinga la seconda richiesta e disponga la scarcerazione dell’arrestato prima della udienza di convalida. Il sistema codicistico (artt. 389 c.p.p. e 121 att. c.p.p.), infatti, consentono esclusivamente al pubblico ministero di rimettere in libertà l’arrestato al di fuori dell’iter procedimentale che consiste nella fissazione dell’apposita udienza da parte del giudice. Una prematura scarcerazione dell’arrestato da parte del giudice finisce per precludere all’organo di accusa la possibilità di acquisire e offrire al giudice, sia pure nei ristretti termini previsti per la convalida, ulteriori elementi a conforto della sollecitata misura cautelare. Cass. pen. sez. VI 21 dicembre 1998, n. 3166

Il giudizio di convalida dell’arresto e del fermo, nel caso in cui il P.M. abbia rimesso in libertà l’arrestato o il fermato, pur dovendo necessariamente seguire al provvedimento di arresto o di fermo, non deve essere richiesto entro il termine delle quarantotto ore di cui al comma primo dell’art. 390 c.p.p. e celebrato nel termine di cui al successivo comma secondo. Cisia per una ragione logico sistematica (il cittadino in tal caso non sopporta privazione di libertà e l’esigenza di celerità non sussiste) sia per una ragione testuale, dato che il citato comma primo dell’art. 390 stabilisce che la richiesta dell’udienza di convalida va avanzata nei termini qualora il P.M. non debba ordinare l’immediata liberazione dell’arrestato o del fermato. Cass. pen. sez. V 2 dicembre 1997, n. 4943  .

Il giudizio di convalida dell’arresto in flagranza deve essere effettuato pur quando l’arrestato sia stato rimesso in libertà dal pubblico ministero ma in tal caso viene meno l’esigenza del rispetto di termini perentori di richiesta e svolgimento. Cass. pen. sez. II 23 gennaio 2012, n. 2732

In tema di mandato di arresto europeo, per la convalida dell’arresto di cui all’art. 11 L. 22 aprile 2005, n. 69, non è imposto alcun termine specifico per procedere ad avvisare il difensore dell’arrestato della fissazione della relativa udienza. Cass. pen. sez. VI 29 aprile 2009, n. 17918

La richiesta di convalida dell’arresto deve considerarsi tempestiva anche se trasmessa dal pubblico ministero via fax alla cancelleria del giudice oltre l’orario di apertura al pubblico della medesima, ma entro le quarantotto ore dall’arresto, atteso che tale atto non richiede una contestuale attività da parte dell’ufficio ricevente. Cass. pen. sez. IV 9 luglio 2007, n. 26468

Ai fini della tempestività della richiesta di convalida di arresto o di fermo, la quale può essere validamente effettuata anche mediante telefax diretto alla cancelleria del giudice competente, deve farsi riferimento al momento in cui detta richiesta perviene all’ufficio destinatario, anche se in orario di chiusura al pubblico o in giorno festivo. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte, in accoglimento di ricorso proposto dal pubblico ministero, ha censurato la decisione del giudice per le indagini preliminari il quale aveva ritenuto tardiva, rispetto al termine di 48 ore previsto dall’art. 390 c.p.p.una richiesta di convalida che, tempestivamente trasmessa con telefax ricevuto dalla cancelleria in giorno festivo, in assenza del personale addetto all’ufficio, era stata poi rinnovata, su richiesta dello stesso personale, il giorno successivo, a termine scaduto). Cass. pen. sez. III 20 novembre 2003, n. 44417

Allorché risulti rispettato il termine di cui all’art. 390 c.p.p. per la richiesta di convalida dell’arresto, diviene irrilevante la questione dell’eventuale legittimità del precedente accompagnamento in commissariato. Cass. pen. sez. I 3 luglio 1992

L’inefficacia dell’arresto o del fermo conseguente alla tardività della richiesta del pubblico ministero non ha luogo allorché pervenga alla cancelleria del giudice per le indagini preliminari oltre le quarantotto ore di cui all’art. 390 c.p.p.purché sia stata comunque formulata entro quel termine. Cass. pen. sez. I 20 febbraio 1992

In tema di convalida di misure cautelari, sia a norma dell’art. 390, primo e terzo comma, sia a norma dell’art. 566 c.p.p.agli effetti della sopravvenuta inefficacia dell’arresto conta l’ora in cui l’arrestato è stato posto a disposizione del giudice, o quella in cui è stata richiesta la convalida, e non quella in cui il giudice si pronuncia sulla convalida stessa. Cass. pen. sez. V 28 gennaio 1992

In materia di convalida dell’arresto in flagranza, il termine di quarantotto ore imposto dalla legge per gli adempimenti del giudice si riferisce all’inizio dell’udienza di convalida, non avendo rilevanza il momento in cui sono emessi i provvedimenti del giudice, purché intervengano, senza alcuna soluzione di continuità, nello svolgimento dell’udienza stessa. Quando invece l’ordinanza non venga “pronunciata” all’esito dell’udienza, ma venga “depositata” successivamente, tale deposito deve necessariamente essere effettuato entro le 48 ore decorrenti dal momento in cui l’arrestato o fermato è stato posto a disposizione del giudice, giacché l’intervenuta soluzione di continuità tra udienza di convalida e deposito del provvedimento, non presentando carattere di necessità ed essendo, quindi, evitabile, non giustficherebbe l’inosservanza del predetto termine perentorio. Cass. pen. sez. VI 12 dicembre 2008, n. 46063

Anche per il provvedimento di convalida dell’arresto o del fermo vale la regola generale, desumibile dall’art. 128 c.p.p.per cui può esservi un distacco temporale fra il momento della deliberazione e quello del deposito dell’ordinanza, comprensiva della motivazione. In deroga, per alla summenzionata regola generale, il termine per il deposito, fissato dall’art. 391, comma 7, c.p.p. in quarantotto ore dal momento in cui l’arrestato o il fermato è stato posto a disposizione del giudice, ha carattere non ordinatorio ma perentorio, comportando la sua inosservanza la perdita di efficacia dell’arresto o del fermo. Cass. pen. sez. I 17 settembre 1999, n. 3299

Quando la richiesta di una misura coercitiva venga formulata nei confronti di una persona arrestata in flagranza di reato, la relativa decisione non può essere presa prima dell’udienza di convalida, atteso che l’art. 391 c.p.p. consente al P.M. di produrre fino a tale udienza gli elementi a sostegno della richiesta e pertanto una decisione presa precedentemente viola il principio del contraddittorio. (Fattispecie di annullamento dell’ordinanza con la quale il Gip in presenza di richiesta contestuale di convalida dell’arresto e di applicazione della custodia in carcere, aveva rigettato immediatamente la seconda, prima dell’udienza di convalida). Cass. pen. sez. IV 21 maggio 1998, n. 1356

La fissazione, da parte del giudice per le indagini preliminari, dell’udienza di convalida dell’arresto prima della ricezione della relativa richiesta da parte del P.M. non determina la nullità dell’udienza e del successivo provvedimento, posto che per il caso in questione nessuna norma prevede la nullità, né può essere ravvisata nullità di ordine generale per inosservanza delle disposizioni concernenti l’iniziativa del P.M. nell’esercizio dell’azione penale e nella sua partecipazione al procedimento. (In motivazione, la S.C. ha chiarito che nella specie ricorre una mera irregolarità e che in ogni caso un’eventuale nullità avrebbe potuto essere dedotta dal solo P.M. e non dall’arrestato). Cass. pen. sez. III 11 agosto 1993, n. 1725

La mancata presenza, all’udienza di convalida dell’arresto in flagranza, del pubblico ministero che abbia fatto tempestivamente pervenire le sue richieste per iscritto alla cancelleria del giudice per le indagini preliminari, non è causa di nullità della convalida. Cass. pen. sez. I 20 febbraio 1992 (c.c. 30 gennaio 1992 n. 446)

 

A seguito delle modi.che introdotte nell’art. 390 c.p.p. dal decreto legislativo 14 gennaio 1991, n. 12, nel procedimento per la convalida dell’arresto, o del fermo, il pubblico ministero, quando non intende comparire all’udienza, deve presentare al giudice specifiche richieste in ordine alla misura coercitiva che ritiene applicabile all’imputato, senza essere obbligato a motivarle, e il giudice non pu perciò rifiutarsi di accoglierle, ma deve in ogni caso decidere nel merito, sulla base degli elementi di prova che l’organo dell’accusa è tenuto a trasmettergli. Cass. pen. sez. V 11 luglio 1991 (c.c. 22 maggio 1991 n. 436)

 

In materia di convalida dell’arresto in flagranza e di adozione di misure cautelari da parte del giudice per le indagini preliminari, l’iniziativa spetta esclusivamente al pubblico ministero, il quale, qualora non debba ordinare l’immediata liberazione dell’arrestato, è tenuto a richiedere la convalida al giudice competente e, ove non ritenga di comparire all’udienza, ad avanzare contemporaneamente le sue richieste in ordine alla libertà personale, con gli elementi su cui le stesse si fondano. La mancata illustrazione, da parte del P.M.di dette richieste, così come la sua mancata comparizione all’udienza di convalida, non fanno venir meno l’obbligo del giudice di vagliare gli elementi forniti e, in particolare, di valutare se ricorrano le condizioni di applicabilità previste dall’art. 273 e taluna delle esigenze cautelari previste dall’art. 274 c.p.p. Cass. pen. sez. V 11 luglio 1991

Sussiste la competenza del Gip del tribunale ordinario in relazione al luogo dove è stato eseguito il fermo di persona asseritamente maggiorenne a provvedere alla convalida dello stesso anche nel caso in cui nel corso dell’udienza camerale sorga incertezza sulla minore età del fermato, in considerazione della natura perentoria dei brevissimi termini fissati per la convalida e della sanzione dell’inefficacia della misura precautelare prevista nel caso di loro violazione. Cass. pen. sez. I 11 marzo 2002, n. 10041

Quando il luogo dell’arresto o del fermo sia diverso da quello della commissione del reato, l’ordinanza coercitiva emessa dal giudice per le indagini preliminari competente per la convalida ha efficacia provvisoria a norma dell’art. 27 c.p.p. Cass. pen. Sezioni Unite 15 ottobre 1999, n. 17

Atteso che, ai sensi dell’art. 390, comma 1, ultima parte, c.p.p.la competenza a convalidare il fermo appartiene al giudice per le indagini preliminari del luogo in cui esso è stato eseguito, deve ritenersi che da detta competenza derivi quella dell’ufficio del pubblico ministero che chiede la convalida e che quindi, tale ufficio possa essere diverso da quello dal quale il fermo è stato disposto. Cass. pen. sez. III 9 ottobre 1999, n. 2078

Quando il luogo del fermo o dell’arresto è diverso da quello della consumazione del reato, la competenza all’applicazione della misura cautelare appartiene, ai sensi del combinato disposto degli artt. 390, comma 1, e 391, comma 5, c.p.p.al giudice per le indagini preliminari competente in relazione al luogo in cui il fermo o l’arresto sono stati eseguiti, e tale competenza territoriale determina anche quella del tribunale del riesame ai sensi dell’art. 309, comma 7, c.p.p. Cass. pen. sez. II 19 giugno 1998, n. 2311

Qualora il luogo dell’arresto in flagranza o del fermo sia diverso da quello della consumazione del reato, il giudice competente per la convalida in relazione al luogo dell’esecuzione dell’atto coercitivo da parte della polizia giudiziaria ben può applicare, qualora il pubblico ministero ne abbia fatto richiesta, anche una misura cautelare, in ordine alla quale resta comunque esclusa l’operatività dell’art. 27 c.p.p.che attribuisce efficacia interinale alle misure disposte da giudice incompetente; non si verte infatti, in tale ipotesi, in un caso di intervento surrogatorio in via d’urgenza, quanto piuttosto in un caso di esercizio del potere giurisdizionale da parte di organo dotato di una propria competenza funzionale derogatoria, individuata dall’art. 390 c.p.p. (Nell’occasione la Corte ha altresì precisato che in dette ipotesi il giudice per le indagini preliminari il quale abbia disposto l’applicazione della misura ai sensi dell’art. 391, quinto comma, c.p.p. non deve dichiarare la propria incompetenza ai sensi dell’art. 191 dello stesso codice, ma deve limitarsi a restituire gli atti al pubblico ministero che ha avanzato la richiesta, sicché la misura disposta non è soggetta a rinnovazione e, in mancanza, a caducazione). Cass. pen. sez. II 16 ottobre 1997, n. 1286

L’ordinanza di convalida dell’arresto emessa da Gip incompetente costituisce un provvedimento nullo nei confronti del quale non trova applicazione il principio della limitata protrazione temporale previsto dall’art. 27 c.p.p. solo per le misure cautelari. Cass. pen. sez. VI 19 luglio 1996, n. 2216

La competenza per la convalida del fermo o dell’arresto, in capo al Gip che ha giurisdizione sul luogo in cui l’arresto o il fermo sono stati eseguiti, ha carattere assolutamente inderogabile ed è regola valida per ogni tipo di reato che abbia determinato il provvedimento restrittivo, data la specificità della normativa che individua tale criterio, in ossequio all’esigenza che l’arrestato o il fermato venga messo a disposizione del giudice nel più breve tempo possibile, sottoponendo così all’immediato controllo giurisdizionale una misura restrittiva adottata per iniziativa della polizia giudiziaria o del pubblico ministero. (Fattispecie in tema di fermo di P.G. per uno dei reati indicati nell’art. 51 terzo comma bis c.p.p.). Cass. pen. sez. I 13 maggio 1994, n. 1696

Nessuna violazione del principio del giudice naturale si riscontra nel fatto – tutt’altro che raro, specie in presenza di un cospicuo numero di indagati – che alla convalida dei fermi o degli arresti – ed all’applicazione di misure coercitive – provvedono non uno solo, ma più magistrati, purché ciascuno di essi sia addetto, o ritualmente applicato all’ufficio del Gip. Cass. pen. sez. VI 22 aprile 1994, n. 394

Qualora la misura cautelare sia stata disposta dal giudice competente per la convalida dell’arresto, e successivamente gli atti delle indagini preliminari siano trasmessi all’ufficio del pubblico ministero presso il giudice competente per il reato, il P.M. non ha l’obbligo di chiedere alcuna conferma della misura. Invero la misura cautelare è legittimamente disposta dal giudice competente per l’incidente di convalida, né vi è dichiarazione di incompetenza che implichi caducazione automatica della misura, né vi è nuovo giudice competente per il processo, in quanto non vi è ancora esercizio dell’azione penale. In tal caso l’indagato purivolgersi al giudice delle indagini preliminari presso il quale il P.M. procedente svolge le sue funzioni, per chiedere la revoca o la sostituzione della misura. Cass. pen. sez. VI 11 aprile 1991

Ai fini della convalida dell’arresto obbligatorio dello straniero per il reato previsto dall’art. 14, comma quinto ter D.L.vo n. 286 del 1998, come modificato dalla legge n. 189 del 2002 (permanenza nel territorio dello Stato dello straniero espulso con provvedimento amministrativo), poiché l’elemento materiale di detto reato è costituito dalla violazione, da parte del soggetto, dell’ordine impartitogli dal questore di lasciare il territorio dello Stato entro cinque giorni, il giudice non ha alcuna facoltà di vagliare la legittimità del decreto (prefettizio o ministeriale) di espulsione che ne è presupposto, essendo il suo compito limitato a valutare la legittimità dell’arresto secondo le regole procedurali di cui agli artt. 390 e ss. c.p.p.dal momento che la sua cognizione ha come oggetto esclusivo la sussistenza della violazione dell’ordine – sempre che non risulti già la prova che tale condotta sia dipesa da giustificato motivo e la presenza di un decreto di espulsione emesso dalla competente autorità amministrativa. Cass. pen. sez. I 12 febbraio 2004, n. 5822

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