Art. 371 – Codice di Procedura Penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477 - aggiornato al D.Lgs. 08.11.2021, n. 188)

Rapporti tra diversi uffici del pubblico ministero

Articolo 371 - codice di procedura penale

1. Gli uffici diversi del pubblico ministero che procedono a indagini collegate, si coordinano tra loro per la speditezza, economia ed efficacia delle indagini medesime. A tali fini provvedono allo scambio di atti e di informazioni nonché alla comunicazione delle direttive rispettivamente impartite alla polizia giudiziaria. Possono altresì procedere, congiuntamente, al compimento di specifici atti.
2. Le indagini di uffici diversi del pubblico ministero si considerano collegate:
a) se i procedimenti sono connessi a norma dell’art. 12 [ovvero si tratta di reato continuato o di reati commessi da più persone in danno reciproco le une delle altre] (1);
b) se si tratta di reati dei quali gli uni sono stati commessi in occasione degli altri, o per conseguirne o assicurarne al colpevole o ad altri il profitto, il prezzo, il prodotto o l’impunità, o che sono stati commessi da più persone in danno reciproco le une delle altre, ovvero se la prova di un reato o di una sua circostanza influisce sulla prova di un altro reato o di un’altra circostanza (2);
c) se la prova di più reati deriva, anche in parte, dalla stessa fonte.
3. Salvo quanto disposto dall’art. 12, il collegamento delle indagini non ha effetto sulla competenza.

Articolo 371 - Codice di Procedura Penale

1. Gli uffici diversi del pubblico ministero che procedono a indagini collegate, si coordinano tra loro per la speditezza, economia ed efficacia delle indagini medesime. A tali fini provvedono allo scambio di atti e di informazioni nonché alla comunicazione delle direttive rispettivamente impartite alla polizia giudiziaria. Possono altresì procedere, congiuntamente, al compimento di specifici atti.
2. Le indagini di uffici diversi del pubblico ministero si considerano collegate:
a) se i procedimenti sono connessi a norma dell’art. 12 [ovvero si tratta di reato continuato o di reati commessi da più persone in danno reciproco le une delle altre] (1);
b) se si tratta di reati dei quali gli uni sono stati commessi in occasione degli altri, o per conseguirne o assicurarne al colpevole o ad altri il profitto, il prezzo, il prodotto o l’impunità, o che sono stati commessi da più persone in danno reciproco le une delle altre, ovvero se la prova di un reato o di una sua circostanza influisce sulla prova di un altro reato o di un’altra circostanza (2);
c) se la prova di più reati deriva, anche in parte, dalla stessa fonte.
3. Salvo quanto disposto dall’art. 12, il collegamento delle indagini non ha effetto sulla competenza.

Note

(1) Le parole da: «ovvero» sino alla fine di questa lettera sono state soppresse dall’art. 1, comma 4, della L. 1 marzo 2001, n. 63, sul giusto processo.
(2) Questa lettera è stata così sostituita dall’art. 1, comma 5, della L. 1 marzo 2001, n. 63, sul giusto processo.

Massime

In tema di incompatibilità a testimoniare, il collegamento probatorio di cui all’art. 371, comma secondo, lett. b) cod. proc. pen. – che determina l’incompatibilità con l’ufficio di testimone di cui all’art. 197, comma primo, lett. b) cod. proc. pen. e la conseguente necessità di acquisire elementi di riscontro alle dichiarazioni ex art. 192 cod. proc. pen. ­ricorre soltanto quando nei diversi procedimenti sussiste l’identità del fatto o di uno degli elementi di prova ovvero quando è ravvisabile la diretta rilevanza di uno degli elementi di prova acquisiti in un procedimento su uno dei reati oggetto dell’altro procedimento. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso la quali.ca di imputato in procedimento connesso con riferimento alla persona offesa di un’estorsione aggravata dall’art. 7, D.L. n. 152 del 1991, la quale era imputata in altro processo del reato di partecipazione ad associazione mafiosa contrapposta a quella di appartenenza del presunto autore dell’estorsione). Cass. pen. sez. II 10 giugno 2015, n. 24570

Il rapporto di connessione probatoria di cui all’art. 371, comma secondo, lett. b) c.p.p.è ravvisabile quando un unico elemento di fatto proietti la sua efficacia probatoria in relazione ad una molteplicità di illeciti penali e non quando semplicemente la prova dei reati connessi discenda dalla medesima fonte. Cass. pen. sez. V 16 marzo 2012, n. 10445

La connessione probatoria di cui all’art. 371, comma secondo lett. b ), c.p.p.tale da determinare l’incompatibilità con l’ufficio di testimone di cui all’art. 197, comma primo lett. b ), c.p.p.deve riferirsi ad elementi oggettivi di modo che l’accertamento di un reato sia destinato ad influire su quello degli altri ; essa, pertanto, non può discendere dal solo stato d’imputato di un reato in danno della persona nei confronti della quale si procede, essendo ravvisabile soltanto in costanza di un diretto e concreto rapporto di connessione probatoria tra il processo in trattazione e il procedimento in cui il dichiarante è stato o è sottoposto, ossia allorquando il collegamento probatorio tra i procedimenti sia oggettivamente fondato sull’identità del fatto ovvero sull’identità o sulla diretta rilevanza di uno egli elementi di prova dei reati oggetto dei procedimenti stessi. Cass. pen. sez. V 1 ottobre 2008, n. 37321

La connessione probatoria di cui all’art. 371, comma secondo, lett. b), c.p.p.tale da determinare l’incompatibilità con l’ufficio di testimone di cui all’art. 197, comma primo lett. b), c.p.p.deve riferirsi ad elementi oggettivi di modo che l’accertamento dell’uno sia destinato ad influire su quello degli altri, non potendosi fare discendere dal solo stato di imputato di un reato in danno della persona nei confronti della quale si procede. Cass. pen. sez. III 11 luglio 2006, n. 23894

L’inutilizzabilità delle dichiarazioni indizianti, ai sensi dell’art. 63 comma secondo c.p.p.opera soltanto quando si tratta di dichiarazioni rese da un soggetto nei cui confronti sussistevano, fin dall’inizio, indizi in ordine al medesimo reato, a un reato connesso (ex art. 12 comma primo lett. a) e c) c.p.p.) oppure a un reato collegato (ex art. 371 comma secondo lett. b) c.p.p.) con quello attribuito nelle dichiarazioni a un terzo, in quanto solo in tali casi al soggetto dichiarante è riconosciuto il diritto a non rendere tali dichiarazioni auto – e etero-indizianti, sussistendo l’incompatibilità a ricoprire l’ufficio di testimone. Cass. pen. sez. I 17 marzo 2006, n. 9540

Il delitto di subornazione, per la cui configurabilità è richiesta la priorità dell’assunzione della quali.ca di testimone rispetto alla messa in atto della condotta subornatrice, ricorre anche nell’ipotesi in cui tale condotta sia posta in essere nei confronti di colui che abbia già reso la propria deposizione in quanto la qualità di teste cessa nel momento in cui il processo esaurisce definitivamente il suo corso e non nel momento in cui ha termine la deposizione, ben potendo il teste già sentito essere ulteriormente escusso nella stessa fase ovvero in quella successiva del procedimento (principio riaffermato, nella specie, con riguardo a condotta subornatrice posta in essere nei confronti di soggetto che era già stato sentito dal P.M. come persona informata sui fatti). Cass. pen. sez. VI 27 aprile 2005, n. 15789

Sussiste il collegamento probatorio previsto dall’art. 371, comma secondo, lett. b) c.p.p.che dà luogo all’incompatibilità con l’ufficio di testimone ai sensi dell’art. 197 lett. a) c.p.p.allorché vi sia anche un semplice rapporto di influenza di una prova, intesa come elemento di giudizio o di valutazione, su di un’altra prova. (In applicazione di tale principio, la Corte ha ritenuto non punibile a norma dell’art. 384 c.p. per il reato di falsa testimonianza il ricorrente che, sentito come testimone in un procedimento per oltraggio nei confronti di pubblico ufficiale, aveva confessato di aver anch’egli insultato quest’ultimo, sul rilievo che, avendo assunto la qualità di persona indagata per un reato probatoriamente collegato, non poteva più essere ulteriormente esaminato come teste). Cass. pen. sez. VI 18 marzo 2004, n. 13308  .

In tema di valutazione delle prove, l’art. 192, commi 3 e 4, c.p.p. ha riconosciuto alle dichiarazioni rese dal coimputato di un medesimo reato o da persona imputata in un procedimento connesso ex art. 12, o di un reato collegato a quello per cui si procede nel caso di cui all’art. 371, comma 2, lettera b), c.p.p.valore di prova, e non di mero indizio, e ha stabilito che esse debbano trovare riscontro in altri elementi o dati probatori, che possono essere di qualsiasi tipo e natura, e persino in altra chiamata in correità convergente. Cass. pen. sez. I 17 novembre 1995, n. 11265

Il divieto di testimonianza sulle dichiarazioni rese dall’imputato o dall’indagato nel corso del procedimento (art. 62 c.p.p.) opera anche nei confronti dei soggetti imputati o indagati per reato connesso o collegato, di cui agli artt. 12 e 371 lett. b) c.p.p. Cass. pen. sez. VI 31 agosto 1994, n. 9432

L’art. 192, commi 3 e 4, del c.p.p. non ha svalutato sul piano probatorio le dichiarazioni rese dal coimputato di un medesimo reato o da persona imputata in un procedimento connesso ex art. 12 c.p.p. o di un reato collegato a quello per cui si procede nel caso previsto dall’art. 371, comma 2, lett. b) c.p.p. perché ha riconosciuto a tali dichiarazioni valore di prova e non di mero indizio e ha stabilito che esse debbano trovare riscontro in altri elementi o dati probatori che possono essere di qualsiasi tipo o natura. Cass. pen. Sezioni Unite 1 febbraio 1992, n. 1048

Le dichiarazioni rese da persona imputata di un reato collegato a quello per cui si procede nel caso previsto dall’art. 371, comma 2 lett. b) c.p.p.da valutare unitamente agli altri elementi di prova che ne confermano l’attendibilità, ai sensi dell’art. 192, comma 4, c.p.p.sono quelle rese da imputato di un reato che sia collegato a quello per cui si procede con un vero e proprio rapporto di connessione probatoria, ravvisabile quando un unico elemento di fatto proietti la sua efficacia probatoria in rapporto ad una molteplicità di illeciti penali, tutti contemporaneamente da esso dipendenti per quanto attiene alla prova della loro esistenza ed a quella della relativa responsabilità, o quando gli elementi probatori rilevanti per l’accertamento di un reato, o di una circostanza di esso, oggetto di un procedimento, spieghino una qualsiasi influenza sull’accertamento di un altro reato, o di una circostanza di esso, oggetto di un diverso procedimento. Cass. pen. Sezioni Unite 1 febbraio 1992, n. 1048

L’art. 192 comma 3 del nuovo codice di procedura penale, che impone di valutare la chiamata di correo unitamente agli altri elementi di prova che ne confermano l’attendibilità, è di immediata applicazione anche nel giudizio di Cassazione, pure per quei procedimenti che proseguono con le norme anteriormente vigenti. Pertanto la Corte di cassazione ha l’obbligo di annullare con rinvio quelle sentenze che, pur se di data anteriore al 24 ottobre 1989, abbiano valutato come attendibile la chiamata di correo in assenza di qualsivoglia riscontro esterno. Le dichiarazioni rese da coimputato del medesimo reato (o da persona imputata nei casi di cui all’art. 371 lett. b c.p.p.) hanno valore di prova, ma il giudizio di attendibilità su di esse necessita di un riscontro esterno. Ne consegue che non possono essere utilizzate da sole, ma possono essere valutate congiuntamente con qualsiasi altro elemento di prova, di qualsivoglia tipo e natura, idoneo a confermarne l’attendibilità. Cass. pen. Sezioni Unite 20 febbraio 1990, n. 2477

In tema di sequestro probatorio, non rileva l’incompetenza del pubblico ministero in quanto la competenza dell’organo requirente in fase di indagini preliminari costituisce un mero criterio di organizzazione del lavoro investigativo, che assume rilievo giuridico soltanto nei rapporti tra uffici del pubblico ministero e non inficia la validità degli atti compiuti dal P.M. dichiarato “incompetente”, sicché nel caso in cui siano stati conclusi protocolli operativi tra procure, che possono costituire una forma di coordinamento investigativo ex art. 371 cod. proc. pen. non rilevano questioni di competenza, potendo il mancato coordinamento essere esclusivamente oggetto di avocazione da parte del procuratore generale presso la corte di appello ex art. 372, comma primo bis, cod. proc. pen. Cass. pen. sez. VI 5 marzo 2018, n. 9989

L’esistenza del «collegamento» fra indagini, che consente la trasmissione e lo scambio di atti tra procure diverse, non abbisogna di alcuna formale dichiarazione poiché, quando ci si trovi in presenza dei presupposti indicati dall’art. 371 c.p.p.le indagini di diversi uffici del pubblico ministero «si considerano collegate», con tutti gli effetti che ne conseguono. Cass. pen. sez. II 18 giugno 1998, n. 7258

Le funzioni di pubblico ministero presso il tribunale sono esercitate dall’unico ufficio del procuratore della Repubblica presso lo stesso tribunale, ufficio che, in quanto costituito nel capoluogo del distretto di corte d’appello, comprende nel suo ambito la direzione distrettuale antimafia con i magistrati che vi sono designati (o applicati temporaneamente). Ne consegue che nessuna rilevanza esterna o processuale (in particolare ai fini della cosiddetta competenza, che riguarda propriamente gli organi giudicanti, o dell’attribuzione dell’iniziativa del pubblico ministero nell’esercizio dell’azione penale) può assumere l’eventuale erronea provenienza di richiesta di proroga dei termini di custodia cautelare da parte di magistrato facente parte della direzione distrettuale antimafia. Cass. pen. sez. I 23 marzo 1994, n. 617

La regola di giudizio prescritta dall’art. 192, commi 3 e 4 c.p.p.si applica anche ai casi di connessione probatoria di cui all’art. 45, n. 4, c.p.p. del 1930. Cass. pen. sez. VI 11 febbraio 1994, n. 1793

Istituti giuridici

Novità giuridiche

Codici e leggi

Codice Ambiente

Codice Antimafia

Codice Antiriciclaggio

Codice Civile

Codice Crisi d’Impresa

Codice dei Beni Culturali

Codice dei Contratti Pubblici

Codice del Consumo

Codice del Terzo Settore

Codice del Turismo

Codice dell’Amministrazione Digitale

Codice della Navigazione

Codice della Privacy

Codice della Protezione Civile

Codice della Strada

Codice delle Assicurazioni

Codice delle Comunicazioni Elettroniche

Codice delle Pari Opportunità

Codice di Procedura Civile

Codice di Procedura Penale

Codice Giustizia Contabile

Codice Penale

Codice Processo Amministrativo

Codice Processo Tributario

Codice Proprietà Industriale

Codice Rosso

Costituzione

Decreto Cura Italia

Decreto Legge Balduzzi

Disposizioni attuazione Codice Civile e disposizioni transitorie

Disposizioni di attuazione del Codice di Procedura Civile

Disposizioni di attuazione del Codice Penale

DPR 445 – 2000

Legge 104

Legge 23 agosto 1988 n 400

Legge 68 del 1999 (Norme per il diritto al lavoro dei disabili)

Legge Basaglia

Legge Bassanini

Legge Bassanini Bis

Legge Cambiaria

Legge Cure Palliative

Legge Di Bella

Legge Diritto d’Autore

Legge Equo Canone

Legge Fallimentare

Legge Gelli-Bianco

Legge Mediazione

Legge Pinto

Legge Severino

Legge Sovraindebitamento

Legge sul Divorzio

Legge sul Procedimento Amministrativo

Legge sulle Locazioni Abitative

Legge Testamento Biologico

Legge Unioni Civili

Norme di attuazione del Codice di Procedura Penale

Ordinamento Penitenziario

Preleggi

Statuto dei Lavoratori

Statuto del Contribuente

Testo Unico Bancario

Testo Unico Edilizia

Testo Unico Enti Locali

Testo Unico Espropri

Testo Unico Imposte sui Redditi

Testo Unico Iva

Testo Unico Leggi Pubblica Sicurezza

Testo Unico Sicurezza Lavoro

Testo Unico Stupefacenti

Testo Unico Successioni e Donazioni

Testo Unico sul Pubblico Impiego

Testo Unico sull’Immigrazione

Altre leggi

Codice Deontologico Forense

Codici Deontologici

Disciplina comunitaria e internazionale

Office Advice © 2020 – Tutti i diritti riservati – P.IVA 02542740747