(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477)

Attribuzioni del tribunale in composizione collegiale

Articolo 33 bis - Codice di Procedura Penale

(1) Sono attribuiti al tribunale in composizione collegiale (33 ter) i seguenti reati, consumati o tentati:
a) delitti indicati nell’articolo 407, comma 2, lettera a), numeri 3), 4) e 5), sempre che per essi non sia stabilita la competenza della corte di assise (5);
b) delitti previsti dal capo I del titolo II del libro II del codice penale, esclusi quelli indicati dagli articoli 329, 331, primo comma, 332, 334 e 335;
c) delitti previsti dagli articoli 416, 416 bis, 416 ter, 420, terzo comma, 429, secondo comma, 431, secondo comma, 432, terzo comma, 433, terzo comma, 433 bis, secondo comma (2), 440, 449, secondo comma, 452, primo comma, numero 2, 513 bis, 564, da 600 bis a 600 sexies puniti con reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni, 609 bis, 609 quater e 644 del codice penale;
d) reati previsti dal Titolo XI del libro V del codice civile, nonché dalle disposizioni che ne estendono l’applicazione a soggetti diversi da quelli in essi indicati (3);
e) delitti previsti dall’articolo 1136 del codice della navigazione;
f) delitti previsti dagli articoli 6 e 11 della legge costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1;
g) delitti previsti dagli articoli 216, 223, 228 e 234 del R.D. 16 marzo 1942, n. 267, in materia fallimentare, nonché dalle disposizioni che ne estendono l’applicazione a soggetti diversi da quelli in essi indicati;
h) delitti previsti dall’articolo 1 del decreto legislativo 14 febbraio 1948, n. 43, ratificato dalla L. 17 aprile 1956, n. 561, in materia di associazioni di carattere militare;
i) delitti previsti dalla legge 20 giugno 1952, n. 645, attuativa della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione;
i bis) delitti previsti dall’articolo 291 quater del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43 (4);
l) delitto previsto dall’articolo 593 ter del codice penale (5);
m) delitto previsto dall’articolo 2 della legge 25 gennaio 1982, n. 17, in materia di associazioni segrete;
n) delitto previsto dall’articolo 29, secondo comma, della legge 13 settembre 1982, n. 646, in materia di misure di prevenzione;
o) delitto previsto dall’articolo 512 bis del codice penale (6);
p) delitti previsti dall’articolo 6, commi 3 e 4 del D.L. 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205, in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa;
q) delitti previsti dall’articolo 10 della legge 18 novembre 1995, n. 496, in materia di produzione e uso di armi chimiche.
2. Sono attribuiti altresì al tribunale in composizione collegiale, salva la disposizione dell’art. 33 ter, comma 1, i delitti puniti con la pena della reclusione superiore nel massimo a dieci anni, anche nell’ipotesi del tentativo (7). Per la determinazione della pena si osservano le disposizioni dell’art. 4.

Articolo 33 bis - Codice di Procedura Penale

(1) Sono attribuiti al tribunale in composizione collegiale (33 ter) i seguenti reati, consumati o tentati:
a) delitti indicati nell’articolo 407, comma 2, lettera a), numeri 3), 4) e 5), sempre che per essi non sia stabilita la competenza della corte di assise (5);
b) delitti previsti dal capo I del titolo II del libro II del codice penale, esclusi quelli indicati dagli articoli 329, 331, primo comma, 332, 334 e 335;
c) delitti previsti dagli articoli 416, 416 bis, 416 ter, 420, terzo comma, 429, secondo comma, 431, secondo comma, 432, terzo comma, 433, terzo comma, 433 bis, secondo comma (2), 440, 449, secondo comma, 452, primo comma, numero 2, 513 bis, 564, da 600 bis a 600 sexies puniti con reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni, 609 bis, 609 quater e 644 del codice penale;
d) reati previsti dal Titolo XI del libro V del codice civile, nonché dalle disposizioni che ne estendono l’applicazione a soggetti diversi da quelli in essi indicati (3);
e) delitti previsti dall’articolo 1136 del codice della navigazione;
f) delitti previsti dagli articoli 6 e 11 della legge costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1;
g) delitti previsti dagli articoli 216, 223, 228 e 234 del R.D. 16 marzo 1942, n. 267, in materia fallimentare, nonché dalle disposizioni che ne estendono l’applicazione a soggetti diversi da quelli in essi indicati;
h) delitti previsti dall’articolo 1 del decreto legislativo 14 febbraio 1948, n. 43, ratificato dalla L. 17 aprile 1956, n. 561, in materia di associazioni di carattere militare;
i) delitti previsti dalla legge 20 giugno 1952, n. 645, attuativa della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione;
i bis) delitti previsti dall’articolo 291 quater del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43 (4);
l) delitto previsto dall’articolo 593 ter del codice penale (5);
m) delitto previsto dall’articolo 2 della legge 25 gennaio 1982, n. 17, in materia di associazioni segrete;
n) delitto previsto dall’articolo 29, secondo comma, della legge 13 settembre 1982, n. 646, in materia di misure di prevenzione;
o) delitto previsto dall’articolo 512 bis del codice penale (6);
p) delitti previsti dall’articolo 6, commi 3 e 4 del D.L. 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205, in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa;
q) delitti previsti dall’articolo 10 della legge 18 novembre 1995, n. 496, in materia di produzione e uso di armi chimiche.
2. Sono attribuiti altresì al tribunale in composizione collegiale, salva la disposizione dell’art. 33 ter, comma 1, i delitti puniti con la pena della reclusione superiore nel massimo a dieci anni, anche nell’ipotesi del tentativo (7). Per la determinazione della pena si osservano le disposizioni dell’art. 4.

Note

(1) Questo articolo è stato introdotto dall’art. 169 del D.L.vo 19 febbraio 1998, n. 51, recante l’istituzione del giudice unico e poi così sostituito dall’art. 10 della L. 16 dicembre 1999, n. 479.
(2) Le parole: «433 bis, secondo comma,» sono state inserite dall’art. 8, comma 2, della L. 28 aprile 2015, n. 58.
(3) Questa lettera è stata così sostituita dall’art. 6 del D.L.vo 11 aprile 2002, n. 61.
(4) Questa lettera è stata inserita dall’art. 5, comma 1, della L. 19 marzo 2001, n. 92, sulla repressione del contrabbando di tabacchi lavorati.
(5) Questa lettera è stata così sostituita dall’art. 2, comma 2, del D.L.vo 1 marzo 2018, n. 21.
(6) Questa lettera è stata così sostituita dall’art. 4, comma 2, del D.L.vo 1 marzo 2018, n. 21.
(7) Le parole: «, anche nell’ipotesi del tentativo» sono state inserite dall’art. 2 bis del D.L. 7 aprile 2000, n. 82, convertito, con modificazioni, nella L. 5 giugno 2000, n. 144.

Massime

In applicazione del combinato disposto degli artt. 4 e 33 bis, comma secondo, c.p.p.rientra tra i reati attribuiti alla cognizione del tribunale in composizione collegiale il delitto di resistenza a pubblico ufficiale, circostanziato ai sensi dell’art. 339, comma secondo, c.p.da considerarsi come circostanza aggravante ad effetto speciale. Cass. pen. sez. I 14 gennaio 2013, n. 1656

La partecipazione di un giudice onorario alla composizione di un collegio giudicante del Tribunale non è causa di nullità assoluta, ai sensi del combinato disposto degli artt. 178, comma primo, lett. a), e 179, comma primo, c.p.p. non incidendo sulle condizioni di capacità del giudice. Cass. pen. sez. III 31 maggio 2011, n. 21772

Pur dopo l’entrata in vigore del D.L. 12 febbraio 2010 n. 10 (Disposizioni urgenti in ordine alla competenza per procedimenti penali a carico di autori di reati di grave allarme sociale), convertito nella L. 6 aprile 2010 n. 52, che ha attribuito al tribunale la competenza per l’associazione di tipo mafioso pluriaggravata, già rientrante, per effetto della L. n. 251 del 2005, in quella della Corte d’assise, a quest’ultima continua ad appartenere la competenza per detto reato in ordine a quei procedimenti nei quali non sia stato ancora dichiarato aperto il dibattimento, ma sui quali eserciti “vis attractiva” per connessione altro procedimento per lo stesso fatto pendente in fase dibattimentale dinanzi alla Corte medesima. (Nella specie, relativa a conflitto negativo, il procedimento non ancora in fase dibattimentale, iniziato nei confronti di promotore di un’associazione ma.osa, era stato separato dal troncone principale, ma non era approdato ancora al dibattimento, come quello principale, in corso di celebrazione dinanzi alla Corte d’assise, designata come giudice competente dalla Corte di cassazione in sede di risoluzione di precedente conflitto). Cass. pen. sez. I 14 luglio 2010, n. 27254

Nel caso di omicidio colposo plurimo, previsto dall’art. 589, comma terzo, c.p.dando luogo tale previsione alla configurabilità non di un unico reato, ma di un concorso formale tra più reati con distinti eventi derivanti da un’unica condotta ed unificati solo ai fini del calcolo della pena complessiva, secondo criteri di favore per il reo, la competenza a giudicare appartiene, come per l’omicidio colposo singolo, al tribunale in composizione monocratica. Cass. pen. sez. I 14 aprile 2004, n. 17328

Il disposto di cui all’art. 33 bis, comma 1, lett. n), c.p.p.per il quale è attribuita al tribunale in composizione collegiale la competenza per il «delitto previsto dall’art. 29, secondo comma, della legge 13 settembre 1982 n. 646 in materia di misure di prevenzione», trova applicazione soltanto con riguardo a reati che abbiano natura finanziaria, valutaria o societaria e siano stati commessi da soggetti sottoposti con provvedimento definitivo a misura di prevenzione in quanto indiziati di appartenenza ad associazione ma.osa ovvero siano stati condannati con sentenza definitiva per il delitto di associazione per delinquere di tipo mafioso. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte, risolvendo un conflitto, ha affermato la competenza del tribunale monocratico a conoscere del reato – ritenuto non finanziario – di omessa comunicazione delle variazioni patrimoniali, previsto dall’art. 31 della citata legge n. 646/1982). Cass. pen. sez. I 20 dicembre 2001, n. 45798

L’art. 589, comma 3, c.p. (morte e lesioni colpose in danno di più persone) non prevede un’autonoma figura di reato complesso, ma integra un’ipotesi di concorso formale di reati, nella quale l’unificazione è sancita unicamente quoad poenam, con la conseguenza che ciascun reato resta autonomo e distinto ai fini della determinazione del giudice competente per materia. (Fattispecie nella quale la Corte ha ritenuto la competenza del tribunale in composizione monocratica, sul rilievo che l’art. 33 bis c.p.p. richiama espressamente l’art. 4 dello stesso codice, a norma del quale, per determinare la competenza si ha riguardo alla pena stabilita per legge per ciascun reato consumato o tentato, e non a quella risultante dall’applicazione delle norme sulla continuazione e sul concorso formale di reati). Cass. pen. sez. I 4 luglio 2001, n. 27019

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