Art. 324 – Codice di Procedura Penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477 - aggiornato al D.Lgs. 08.11.2021, n. 188)

Procedimento di riesame

Articolo 324 - codice di procedura penale

1. La richiesta di riesame è presentata, nella cancelleria del tribunale indicato nel comma 5, entro dieci giorni dalla data di esecuzione del provvedimento che ha disposto il sequestro o dalla diversa data in cui l’interessato ha avuto conoscenza dell’avvenuto sequestro (257, 318, 355).
2. La richiesta è presentata con le forme previste dall’art. 582. Se la richiesta è proposta dall’imputato non detenuto né internato, questi, ove non abbia già dichiarato o eletto domicilio o non si sia proceduto a norma dell’art. 161 comma 2, deve indicare il domicilio presso il quale intende ricevere l’avviso previsto dal comma 6; in mancanza, l’avviso è notificato mediante consegna al difensore. Se la richiesta è proposta da un’altra persona e questa abbia (135 ss.) omesso di dichiarare il proprio domicilio, l’avviso è notificato mediante deposito in cancelleria.
3. La cancelleria dà immediato avviso all’autorità giudiziaria procedente che, entro il giorno successivo, trasmette al tribunale gli atti su cui si fonda il provvedimento oggetto del riesame.
4. Con la richiesta di riesame possono essere enunciati anche i motivi. Chi ha proposto la richiesta ha, inoltre, facoltà di enunciare nuovi motivi davanti al giudice del riesame, facendone dare atto a verbale (135 ss.) prima dell’inizio della discussione.
5. Sulla richiesta di riesame decide, in composizione collegiale, il tribunale del capoluogo della provincia nella quale ha sede l’ufficio che ha emesso il provvedimento, nel termine di dieci giorni dalla ricezione degli atti.
6. Il procedimento davanti al tribunale si svolge in camera di consiglio nelle forme previste dall’art. 127. Almeno tre giorni prima, l’avviso della data fissata per l’udienza è comunicato al pubblico ministero e notificato al difensore e a chi ha proposto la richiesta (148 ss.). Fino al giorno dell’udienza gli atti restano depositati in cancelleria.
7. Si applicano le disposizioni dell’articolo 309 commi 9, 9 bis (1) e 10. La revoca del decreto di sequestro può essere parziale e non può essere disposta nei casi indicati nell’art. 240 comma 2 del codice penale.
8. Il giudice del riesame, nel caso di contestazione della proprietà, rinvia la decisione della controversia al giudice civile, mantenendo nel frattempo il sequestro.

Articolo 324 - Codice di Procedura Penale

1. La richiesta di riesame è presentata, nella cancelleria del tribunale indicato nel comma 5, entro dieci giorni dalla data di esecuzione del provvedimento che ha disposto il sequestro o dalla diversa data in cui l’interessato ha avuto conoscenza dell’avvenuto sequestro (257, 318, 355).
2. La richiesta è presentata con le forme previste dall’art. 582. Se la richiesta è proposta dall’imputato non detenuto né internato, questi, ove non abbia già dichiarato o eletto domicilio o non si sia proceduto a norma dell’art. 161 comma 2, deve indicare il domicilio presso il quale intende ricevere l’avviso previsto dal comma 6; in mancanza, l’avviso è notificato mediante consegna al difensore. Se la richiesta è proposta da un’altra persona e questa abbia (135 ss.) omesso di dichiarare il proprio domicilio, l’avviso è notificato mediante deposito in cancelleria.
3. La cancelleria dà immediato avviso all’autorità giudiziaria procedente che, entro il giorno successivo, trasmette al tribunale gli atti su cui si fonda il provvedimento oggetto del riesame.
4. Con la richiesta di riesame possono essere enunciati anche i motivi. Chi ha proposto la richiesta ha, inoltre, facoltà di enunciare nuovi motivi davanti al giudice del riesame, facendone dare atto a verbale (135 ss.) prima dell’inizio della discussione.
5. Sulla richiesta di riesame decide, in composizione collegiale, il tribunale del capoluogo della provincia nella quale ha sede l’ufficio che ha emesso il provvedimento, nel termine di dieci giorni dalla ricezione degli atti.
6. Il procedimento davanti al tribunale si svolge in camera di consiglio nelle forme previste dall’art. 127. Almeno tre giorni prima, l’avviso della data fissata per l’udienza è comunicato al pubblico ministero e notificato al difensore e a chi ha proposto la richiesta (148 ss.). Fino al giorno dell’udienza gli atti restano depositati in cancelleria.
7. Si applicano le disposizioni dell’articolo 309 commi 9, 9 bis (1) e 10. La revoca del decreto di sequestro può essere parziale e non può essere disposta nei casi indicati nell’art. 240 comma 2 del codice penale.
8. Il giudice del riesame, nel caso di contestazione della proprietà, rinvia la decisione della controversia al giudice civile, mantenendo nel frattempo il sequestro.

Note

(1) Le parole: «articolo 309, commi 9» sono state così sostituite dalle seguenti: «articolo 309, commi 9, 9 bis», dall’art. 11, comma 6, della L. 16 aprile 2015, n. 47.

Massime

Il divieto di restituzione previsto dall’art. 324, comma 7, cod. proc. pen. opera, oltre che con riguardo al sequestro preventivo, anche in caso di annullamento del decreto di sequestro probatorio. Cass. pen. Sezioni Unite 4 ottobre 2019, n. 40847

Il divieto di restituzione di cui all’art. 324, comma 7, cod. proc. pen. riguarda soltanto le cose soggette a confisca obbligatoria ai sensi dell’art. 240, secondo comma, cod. pen. restando escluse quelle soggette a confisca obbligatoria ai sensi di previsioni speciali, salvo che tali previsioni richiamino il predetto art. 240, secondo comma, cod. pen. o, comunque, si riferiscano al prezzo del reato o a cose la fabbricazione, l’uso, il porto, la detenzione o l’alienazione delle quali costituisce reato. Cass. pen. Sezioni Unite 4 ottobre 2019, n. 40847

Il giudice che, in difetto di prova della legale conoscenza del provvedimento, ritenga tardiva l’impugnazione proposta ha l’onere di accertare, alla stregua delle risultanze processuali, la diversa data, rispetto all’allegazione dell’interessato, in cui l’effettiva conoscenza si sarebbe verificata. (Fattispecie in tema di riesame di decreto di sequestro preventivo, dichiarato inammissibile per non avere fornito il ricorrente, amministratore della società estera proprietaria delle autovetture sequestrate, che si trovavano nella disponibilità di altro soggetto, la prova della data, rilevante ai sensi dell’art. 324, comma 1, cod. proc. pen. di effettiva conoscenza della misura). Cass. pen. sez. III 10 aprile 2018, n. 15833

Il divieto di restituzione delle cose soggette a confisca obbligatoria, ex art. 324, comma settimo, cod. proc. pen. costituisce un principio generale che opera non solo in sede di riesame, ma anche in sede di procedimento per la restituzione delle cose sottoposte a sequestro probatorio, ex artt. 262 e 263 cod. proc. pen. ancorché in assenza di una espressa previsione in tal senso, giacché l’esaurimento delle finalità istruttorie – presupposto del venir meno del vincolo di indisponibilità sulla “res” e della conseguente restituzione – non pu comunque, vani.care o pregiudicare la concreta attuazione della misura di sicurezza obbligatoria. (Fattispecie in tema di trasferimento fraudolento di valori). Cass. pen. sez. II 31 marzo 2017, n. 16523

In tema di sequestro probatorio, qualora l’ordinanza di conferma emessa dal tribunale del riesame venga annullata con rinvio, perchè fondata su un apprezzamento del “fumus commissi delicti” trasmodato in una valutazione nel merito della fondatezza dell’accusa, al giudice di rinvio non è precluso un vaglio critico degli elementi addotti nel decreto di sequestro a supporto della prospettata ipotesi di reato, ma l’annullamento del predetto decreto, per insussistenza del “fumus”, potrà essere pronunciato nei soli casi di difformità rilevabile “ictu oculi”, anche sulla scorta di eventuali deduzioni difensive. (In motivazione, la S.C. ha precisato che tale vincolo per il giudice di rinvio deve essere apprezzato anche alla luce della specifica finalità propria del sequestro probatorio, laddove invece la verifica in ordine alla sussistenza del “fumus” acquista una maggiore pregnanza nel sequestro preventivo, in considerazione della diversità di presupposti e funzioni che caratterizza detta misura). Cass. pen. sez. VI 28 febbraio 2017, n. 9991

È abnorme per carenza astratta di potere il provvedimento del tribunale in composizione collegiale che provveda nella contemporanea ed incompatibile veste di tribunale del riesame e di giudice dell’esecuzione avverso il provvedimento emesso dal gip in ordine alle modalità di attuazione del sequestro preventivo dallo stesso ordinato. (Fattispecie di annullamento dell’ordinanza dichiarativa della competenza del pubblico ministero a provvedere all’esecuzione del sequestro preventivo di uno stabilimento siderurgico secondo le statuizioni impartite dal tribunale del riesame). Cass. pen. sez. III 20 giugno 2013, n. 27247

La mancata proposizione della richiesta di riesame avverso la misura cautelare reale non determina alcun giudicato cautelare “implicito” e pertanto non preclude la richiesta di revoca della stessa per mancanza originaria delle condizioni di applicabilità, anche in assenza di fatti sopravvenuti, sicchè avverso il diniego della revoca è ammissibile la proposizione di appello. Cass. pen. sez. III 31 maggio 2013, n. 23641

Nel procedimento di riesame, il divieto assoluto di revoca del sequestro previsto dall’art. 324, comma settimo, cod. proc. pen. nei casi di confisca obbligatoria di cui all’art. 240, comma secondo, cod. pen.non può essere esteso automaticamente alle ipotesi previste dall’art. 474 bis cod. pen.cui fa rinvio l’art. 517 quater cod. pen. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto legittima la restituzione di prodotti alimentari confezionati in barattoli recanti etichetta mendace ma genuini). Cass. pen. sez. III 28 febbraio 2012, n. 7673

La valutazione del “fumus commissi delicti” nei provvedimenti che dispongono misure di cautela reale può riferirsi anche all’eventuale difetto del nesso di causalità tra condotta ed evento, purché di immediata evidenza (v. Corte cost.4 maggio 2007, n. 153). (Fattispecie relativa ad indagato divenuto amministratore di una società sportiva soltanto dopo l’avvenuto conseguimento illecito di erogazioni pubbliche). Cass. pen. sez. II 28 febbraio 2012, n. 7734

Non è inammissibile ai sensi dell’art. 324, comma settimo, c.p.p.l’istanza di riesame del decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca del veicolo utilizzato per commettere il reato di guida in stato di ebbrezza, atteso che l’art. 186, comma secondo, lett. c), cod. strada, nel richiamare il secondo comma dell’art. 240 c.p. non assimila il suddetto veicolo alle cose ivi elencate, bensì esclusivamente intende rimarcare l’obbligatorietà della confisca. (In motivazione la Corte ha precisato che il veicolo non è, infatti, cosa di per sè pericolosa, ma diventa tale in quanto rimasta nella disponibilità del soggetto trovato in grave stato di ebbrezza, il quale vanta dunque interesse ad impugnare il provvedimento cautelare reale al fine di dimostrare l’insussistenza del “fumus” del reato). Cass. pen. sez. IV 30 marzo 2009, n. 13831

Il potere del giudice del riesame di integrare le carenze motivazionali del provvedimento di sequestro ai sensi del combinato disposto degli artt. 324, settimo comma, e 309, nono comma, c.p.p. non è esercitabile allorquando il requisito della motivazione e della enunciazione dei fatti sia del tutto carente, come nel caso della sola indicazione delle norme di legge violate, dovendo, in tali ipotesi, essere rilevata la nullità del decreto impugnato. Cass. pen. sez. III 19 dicembre 2008, n. 47120

 

In tema di riesame di misure cautelari reali, l’omessa o tardiva trasmissione degli atti al tribunale non comporta la inefficacia sopravvenuta della misura impugnata, posto che il richiamo del comma settimo dell’art. 324 al comma decimo dell’art. 309 c.p.p. deve intendersi riferito al testo di tale ultima norma come vigente prima delle modifiche introdotte con la L. 8 agosto 1995, n. 332, e dunque privo di previsioni sanzionatorie riferibili alla violazione dei termini. Va escluso altresì che detta violazione comporti una nullità del procedimento di riesame e del provvedimento conclusivo ai sensi dell’art. 178 c.p.p.considerata la rinuncia del legislatore a sanzionare l’omissione o il ritardo nella trasmissione secondo il meccanismo previsto per le misure coercitive personali, e la mancata previsione, nello stesso contesto, di sanzioni processuali alternative. Cass. pen. sez. II 21 febbraio 2006, n. 6597  .

 

In tema di riesame del provvedimento di sequestro, la violazione del comma 3 dell’articolo 324 del c.p.p.laddove si prevede che devono trasmettersi al tribunale, «entro il giorno successivo», gli «atti su cui si fonda il provvedimento oggetto del riesame», non è sanzionata con alcuna nullità o dichiarazione di inefficacia, non essendo applicabile alle impugnazioni avverso le misure cautelari reali la disposizione dell’articolo 309, comma 10, del c.p.p. nella parte relativa al mancato rispetto del termine di trasmissione degli atti per il riesame, in quanto, per un difetto di coordinamento, dopo le modifiche di cui all’articolo 16 della legge 8 agosto 1995 n. 332, il richiamo, contenuto nel comma 7 dell’articolo 324 del

c.p.p. ai commi 9 e 10 dell’articolo 309 del c.p.p.deve intendersi fatto al testo previgente dei due predetti commi. Cass. pen. sez. II 4 marzo 2005, n. 8696

In tema di riesame del provvedimento di sequestro, il disposto dell’articolo 324, comma 3, del c.p.p. è inequivoco nel senso che vanno trasmessi al tribunale gli «atti su cui si fonda il provvedimento oggetto del riesame», e non anche le cose oggetto dell’atto di sequestro. Ciò che si spiega, logicamente, con il fatto che le veri.che e i controlli di legittimità del provvedimento di sequestro possono ben essere effettuati sulla base della specificazione contenuta nel relativo verbale riguardante le cose oggetto del sequestro, mentre in ogni caso, nel dubbio, nulla esclude che il giudice, anche a richiesta di parte, possa chiedere la visione della cosa sequestrata. Cass. pen. sez. II 4 marzo 2005, n. 8696.

La mancata tempestiva proposizione, da parte dell’interessato, della richiesta di riesame avverso il provvedimento applicativo di una misura cautelare reale non ne preclude la revoca per la mancanza delle condizioni di applicabilità, neanche in assenza di fatti sopravvenuti. (Nell’occasione, la Corte ha peraltro precisato che, in sede di istanza di revoca, non possono essere riproposti motivi già dedotti in sede di riesame e che, in assenza di un mutamento del quadro processuale di riferimento, è inammissibile la riproposizione di istanze fondate sui medesimi motivi rigettati con decisione definitiva). Cass. pen. Sezioni Unite 9 luglio 2004, n. 29952

In tema di sequestro, le cause che determinano la perdita di efficacia del provvedimento che dispone il vincolo, devono essere dedotte avanti all’autorità procedente e non possono essere prese in esame in sede di legittimità, non potendosi estendere alle misure reali la diversa soluzione adottata per le misure cautelari personali che deriva dal favor libertatis (fattispecie nella quale il ricorrente aveva dedotto nel giudizio di legittimità la perdita di efficacia del sequestro probatorio, essendo intervenuta la decisione del riesame oltre il decimo giorno dalla trasmissione degli atti). Cass. pen. sez. VI 4 settembre 2003, n. 35104

Il riesame contro misure cautelari reali è ammissibile solo qualora sia stato emesso un provvedimento di sequestro e non invece quando sia stato emesso un ordine di esibizione ai sensi dell’art. 256 c.p.p.pur se qualificato erroneamente come sequestro, in quanto in tal caso la consegna degli atti scaturisce da un volontario adempimento di un obbligo imposto dalla legge. Cass. pen. sez. VI 11 aprile 2003, n. 17324

In tema di riesame avverso provvedimento applicativo di misura cautelare reale, ai sensi dell’art. 324 c.p.p.l’interessato è tenuto a provare la tempestività del gravame rispetto al termine di 10 giorni di cui al comma 1 del citato art. 324 solo nell’ipotesi che esso sia stato proposto dopo il decorso di detto termine dall’esecuzione del provvedimento e debbasi quindi fare riferimento alla eventuale diversa data in cui l’esecuzione sia giunta a conoscenza dello stesso interessato. Cass. pen. sez. III 2 novembre 2001, n. 39071

In tema di riesame di decreto di sequestro probatorio, nulla vieta al giudice di compiere un’accurata valutazione degli elementi acquisiti onde pervenire alla totale esclusione della sussistenza del fumus del reato e, pertanto, della necessità del mantenimento della misura cautelare. (Affermando il principio, la Corte ha rigettato il ricorso del P.M. che lamentava come il Tribunale del riesame, anziché limitarsi a valutare l’astratta configurabilità del reato, avesse compiuto un’illegittima disamina di merito). Cass. pen. sez. II 5 giugno 2001, n. 23058

In sede di riesame del sequestro probatorio, il tribunale deve stabilire l’astratta configurabilità del reato ipotizzato. Tale astrattezza, per non limita i poteri del giudice nel senso che questi deve esclusivamente prendere atto della tesi accusatoria senza svolgere alcun’altra attività, ma determina soltanto l’impossibilità di esercitare una verifica in concreto della sua fondatezza. Alla giurisdizione compete, perciò il potere-dovere di espletare il controllo di legalità, sia pure nell’ambito delle indicazioni di fatto offerte dal pubblico ministero. L’accertamento della sussistenza del fumus commissi delicti va compiuto sotto il profilo della congruità degli elementi rappresentati, che non possono essere censurati in punto di fatto per apprezzarne la coincidenza con le reali risultanze processuali, ma che vanno valutati così come esposti, al fine di verificare se essi consentono di assumere l’ipotesi formulata in quella tipica. Pertanto, il tribunale non deve instaurare un processo nel processo, ma svolgere l’indispensabile ruolo di garanzia, tenendo nel debito conto le contestazioni difensive sull’esistenza della fattispecie dedotta ed esaminando l’integralità dei presupposti che legittimano il sequestro. Cass. pen. sez. I 27 luglio 1999, n. 4496

In tema di misure cautelari reali, il controllo del giudice del riesame non può investire la concreta fondatezza dell’accusa, ma deve esser limitato alla verifica dell’astratta possibilità di sussumere il fatto attribuito ad un soggetto in una determinata ipotesi di reato. Devesi riscontrare, cioè, la corrispondenza della fattispecie astratta di reato ipotizzata dall’accusa al fatto per cui si procede, esulando da tale controllo la possibilità del concreto accertamento delle circostanaze di fatto su cui la stessa è fondata, ed a maggior ragione delle circostanze di fatto che alle prime, eventualmente, si sovrappongono, rendendo giustificata la condotta dell’indagato; circostanze che sono attribuite alla cognizione del giudice del merito. Cass. pen. sez. III 1 luglio 1999 n 1821

In sede di riesame del sequestro probatorio il tribunale, pur non essendo investito del compito di verificare la concreta fondatezza dell’accusa, non pu tuttavia, limitarsi ad una mera «presa d’atto» della tesi accusatoria ma deve accertare la sussistenza del fumus commissi delicti mediante esame, da un lato, della fattispecie concreta nei suoi estremi essenziali (comprendenti l’indicazione del luogo, del tempo, dell’azione e della norma che si ritiene violata), dall’altro delle ragioni, sia pure sommariamente esposte, per cui detta fattispecie potrebbe integrare il reato ipotizzato; il che implica anche l’esame della congruità degli elementi rappresentati, con il solo limite costituito dal fatto che gli stessi non possono essere censurati in punto di fatto per apprezzarne la coincidenza con le reali risultanze processuali ma devono valutarsi così come esposti, al fine di verificare se essi consentono di sussumere l’ipotesi formulata in quella tipica. Da cideriva che la conferma del provvedimento di sequestro non può basarsi sulla mera enunciazione delle fonti di prova indicate dal pubblico ministero, soprattutto quando questi abbia, a sua volta, basato la propria richiesta su atti non inviati (in tutto o in parte) all’organo giudicante. Cass. pen. sez. III 21 giugno 1999, n. 1792

Non è proponibile in sede di riesame di provvedimento che disponga una misura cautelare reale, la questione relativa alla sussistenza del fumus commissi delicti, una volta che sia stato disposto il rinvio a giudizio dell’imputato; stante la non omologabilità delle situazioni relative alle misure cautelari personali con quelle riguardanti le misure cautelari reali. Pertanto il decreto di rinvio a giudizio spiega efficacia preclusiva al riesame del presupposto probatorio della misura. Cass. pen. sez. V 19 agosto 1998, n. 4906

La norma di cui all’art. 324, comma primo, c.p.p. non solo non opera alcuna distinzione fra persone direttamente e indirettamente coinvolte nel procedimento, ma esprime chiaramente l’intento del legislatore di porre anche a carico dei terzi l’onere di dimostrare la tardiva conoscenza dell’applicazione della misura, al fine di valutare la tempestività del riesame. (Fattispecie relativa a sequestro di quote di società a responsabilità limitata aventi sede nel territorio dello Stato, nella quale l’amministratore di una società con sede nel Liechtenstein, che aveva interesse a impugnare il sequestro, aveva sostenuto che la presunzione di conoscenza della misura cautelare reale non è applicabile al terzo estraneo). Cass. pen. sez. I 10 agosto 1998, n. 3330

In sede di riesame dei provvedimenti di sequestro il potere di integrazione da parte del tribunale della libertà non incontra limiti. Nel provvedimento di sequestro è infatti indispensabile indicare, sia pure in maniera sommaria e approssimativa, la fattispecie criminosa contestata e i fatti specifici imputati, in relazione ai quali si ricercano i corpi del reato e le cose pertinenti al reato, e certamente non è sufficiente la mera indicazione delle norme di legge violate. Tuttavia quando le indicazioni mancanti siano contenute nel provvedimento del tribunale della libertà, la lacuna è colmata e il ricorrente non può più far valere alcun profilo di nullità. Cass. pen. sez. III 4 novembre 1997, n. 3131

In tema di sequestro, le cause che determinano la perdita di efficacia dell’ordinanza che dispone il vincolo, non intaccando l’intrinseca legittimità del provvedimento ma agendo sul piano della persistenza della misura, devono essere dedotte avanti al giudice di merito in un procedimento distinto da quello di impugnazione, sicché non possono essere prese in esame in sede di legittimità. Non può invero applicarsi alle cautele reali il principio secondo cui allorché la questione di inefficacia sia stata proposta con il ricorso per cassazione, ma insieme ad altre concernenti l’originaria legittimità del provvedimento, deve ritenersi attratta da queste e può quindi essere direttamente esaminata dal giudice di legittimità: tale vis attrattiva, che determina una rilevante deroga alla competenza funzionale della Corte di cassazione, trova infatti la sua giustificazione nella necessità che non sia ritardata la decisione de libertate che si sarebbe dovuto richiedere in altra sede, ma non può dispiegarsi in tema di misure cautelari reali, in relazione alle quali non è configurabile l’inderogabile urgenza della decisione che caratterizza i procedimenti incidentali sulla libertà personale. (In applicazione di tale principio la Corte ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso con il quale si prospettava, insieme ad un vizio di legittimità, la perdita di efficacia del sequestro probatorio per non essere intervenuta la decisione del tribunale del riesame nel termine perentorio di cui agli artt. 324, settimo comma, e 309, decimo comma, c.p.p.). Cass. pen. sez. II 6 giugno 1997, n. 35141

In tema di riesame del sequestro probatorio, al tribunale incombe di effettuare il controllo di legalità del provvedimento nell’ambito delle indicazioni di fatto offerte dal pubblico ministero, che è l’organo che ha emesso il provvedimento di sequestro. Tali indicazioni rappresentano un antecedente logico e giuridico rispetto alla valutazione, demandata prima al pubblico ministero e poi al tribunale, della loro congruità ai fini dell’accertamento del fumus commissi delicti. Peraltro, diversamente da quanto deve ritenersi a proposito del riesame di una misura cautelare personale, ove il tribunale esercita la sua funzione decisoria su un provvedimento emesso da un altro giudice, ripercorrendone con identità di cognitio il vaglio critico del materiale indiziario e il suo collegamento con i fatti enunciati, in sede di riesame di un sequestro probatorio il tribunale non ha il potere di integrare l’indicazione degli elementi di fatto contenuta nel decreto di sequestro, poiché, da un lato, tale indicazione attiene al potere di iniziativa del pubblico ministero e, dall’altro, la estrapolazione di diversi elementi di fatto non potrebbe avvenire se non con una valutazione delle risultanze processuali, non consentita al tribunale. Cass. pen. sez. VI 5 giugno 1997, n. 1445

Secondo l’espressa previsione dell’art. 257 c.p.p.impugnabile al tribunale del riesame non è l’esecuzione del sequestro probatorio ma il decreto del pubblico ministero che lo dispone. Pertanto, chi lamenti che la polizia delegata abbia eseguito in quantità eccedenti e illegittime un sequestro probatorio disposto dal pubblico ministero, può chiedere a quest’ultimo la restituzione delle cose sequestrate in eccesso, e, contro il provvedimento del pubblico ministero può proporre opposizione davanti al giudice, ai sensi dell’art. 263, commi terzo e quarto, c.p.p. non pu invece, avanzare direttamente istanza di riesame davanti all’apposito tribunale, giacché nessuna norma lo prevede. Cass. pen. sez. III 1 ottobre 1996, n. 2934

In sede di riesame il tribunale è chiamato a decidere non in relazione ad ogni ipotesi di reato formulabile in teoria e contenuta in un qualsiasi atto del pubblico ministero, ma limitatamente alla fattispecie che si sia portata a conoscenza dell’indagato nel provvedimento cautelare o dispositivo del mezzo di ricerca della prova, o ancora in un atto da questo richiamato in modo puntuale e completo, in modo che sia consentito l’esercizio del diritto di difesa. (Alla stregua di detto principio la Corte ha ritenuto infondato in parte qua il ricorso con il quale il pubblico ministero deduceva l’illegittimità della revoca di un sequestro probatorio, adottata in sede di riesame, per non avere il tribunale tenuto conto della configurabilità, nel fatto oggetto del giudizio, anche di un reato che tuttavia non risultava ipotizzato né nel verbale di sequestro operato dalla polizia giudiziaria né nel decreto di convalida). Cass. pen. sez. III 28 maggio 1996, n. 2092

Il controllo del giudice del riesame non può investire, in relazione alle misure cautelari reali, la concreta fondatezza di un’accusa, ma deve limitarsi all’astratta possibilità di sussumere il fatto attribuito ad un soggetto in una determinata ipotesi di reato. Cass. pen. Sezioni Unite 23 aprile 1993, n. 4

L’appello proposto, ex art. 324 c.p.p.dal difensore del terzo interessato alla restituzione del bene sottoposto a sequestro preventivo, ove sia rilevato il difetto della procura speciale, non può essere dichiarato inammissibile, perché è fatto obbligo al giudice, in applicazione dell’art. 182, comma secondo, cod. proc. di assegnare alla parte un termine perentorio per munirsi di una valida procura. Cass. pen. sez. VI 10 gennaio 2013, n. 1289

La legittimazione del difensore dell’indagato a proporre richiesta di riesame del decreto del P.M. che convalida il sequestro di iniziativa della P.G. non richiede il conferimento di procura speciale, rientrando la relativa facoltà tra quelle che spettano al difensore munito di procura ai sensi dell’art. 96 c.p.p. Cass. pen. sez. I 30 ottobre 2008, n. 40529

In tema di misure cautelari reali, legittimato a ricorrere contro i provvedimenti del Tribunale del riesame è solo il pubblico ministero presso l’organo decidente e non anche quello che ha richiesto il sequestro, qualora svolga le proprie funzioni presso diverso tribunale del distretto. Cass. pen. sez. IV 8 ottobre 2007, n. 36882

Il difensore dell’imputato è legittimato ad impugnare i provvedimenti che dispongono il sequestro conservativo o il sequestro preventivo, ma, in mancanza di una esplicita e autonoma previsione come quella dell’art. 309, comma 3, c.p.p. per il riesame delle misure coercitive personali, non è dovuta allo stesso la notifica dell’avviso di deposito del provvedimento che dispone la misura, con la conseguenza che il termine per la presentazione della richiesta di riesame inizia a decorrere anche per il difensore, a norma dell’art. 324 comma 1 c.p.p.«dalla data di esecuzione del provvedimento che ha disposto il sequestro o dalla diversa data in cui l’interessato ha avuto conoscenza dell’avvenuto sequestro». (Mass. Redaz.). Cass. pen. Sezioni Unite 3 agosto 2006, n. 27777

In tema di misure cautelari reali, dovendosi considerare la richiesta di riesame proposta dal solo difensore dell’imputato come proveniente comunque dalla «parte» che si identifica nell’imputato medesimo, deve trovare applicazione, anche in questo caso, il disposto di cui all’art. 324, comma 2, c.p.p.secondo cui detta richiesta, quando l’imputato non sia detenuto o internato ovvero non abbia già dichiarato o eletto domicilio ovvero ancora non si sia proceduto a norma dell’art. 161, comma 2, c.p.p.deve contenere l’indicazione del domicilio al quale dovrà essere inviato l’avviso previsto dal successivo comma 6 dello stesso art. 324. Ne deriva che, in mancanza di siffatta indicazione, legittimamente la notifica di detto avviso all’imputato potrà esser effettuata mediante consegna al difensore. Cass. pen. sez. I 8 gennaio 2003, n. 217

La persona che non rivesta la qualità di soggetto titolare del diritto alla eventuale restituzione delle cose sequestrate, non è legittimata a proporre impugnazione avverso il provvedimento del giudice che abbia rigettato la richiesta di sequestro preventivo formulata dal pubblico ministero. Cass. pen. sez. II 27 agosto 2001, n. 32283

La facoltà di proporre personalmente ricorso per cassazione è limitata al solo imputato, dovendo tutti gli altri soggetti processuali avvalersi, per la interposizione del predetto gravame, dell’intervento di un difensore iscritto nello speciale albo della Corte di cassazione. (Nella fattispecie, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso personalmente presentato, nell’ambito del procedimento incidentale promosso per la impugnazione del provvedimento di sequestro preventivo, da un soggetto, estraneo al procedimento principale, che accampava il suo diritto di terzo alla restituzione della cosa, oggetto del provvedimento cautelare reale). Cass. pen. sez. V 22 marzo 1999, n. 711

In tema di sequestro conservativo la società controllante, detentrice del pacchetto azionario della società controllata, sottoposto alla misura cautelare reale, è legittimata alla proposizione della richiesta di riesame, quale soggetto interessato. Ciò perché il pregiudizio derivante dal mantenimento della misura cautelare si riflette, per il tramite del valore delle azioni detenute, direttamente sul suo patrimonio. Cass. pen. sez. V 7 febbraio 1996, n. 37

La persona offesa, che vanta il diritto alle restituzioni, può spontaneamente intervenire nel giudizio di riesame avverso il decreto di sequestro preventivo, come si desume dalla previsione di legge che le riconosce il potere di proporre la richiesta di riesame, e così puprodurre documenti e altri elementi di prova, oltre che partecipare all’eventuale successivo giudizio di legittimità, eventualmente da essa stessa promosso, con correlativo diritto di ricevere i prescritti avvisi. Cass. pen. Sezioni Unite 26 giugno 2008, n. 25933  . Conforme, Cass. pen.Sezioni Unite, 26 giugno 2008, n. 25932.

La persona offesa dal reato non è legittimata a partecipare al procedimento di riesame del sequestro preventivo regolato dall’art. 324 c.p.p.a meno che non rivesta anche la qualità di persona che potrebbe avere diritto alla restituzione delle cose sequestrate. Cass. pen. sez. I 16 giugno 2000, n. 3123

La previsione della possibilità di partecipazione del pubblico ministero che ha richiesto l’applicazione della misura stessa all’udienza del tribunale del riesame non è stata inserita anche con riferimento alla misura cautelare reale. Infatti gli artt. 324 e 325 c.p.p. non sono stati modificati dal D.L. 23 ottobre 1996 n. 553, convertito in legge 23 dicembre 1996 n. 652, diversamente dall’art. 309 nel quale è stata introdotta tale previsione. Ne deriva che il pubblico ministero legittimato a proporre ricorso per cassazione avverso l’ordinanza del tribunale menzionato è soltanto quello presso questo ufficio. Cass. pen. sez. III 25 settembre 1999, n. 2245

La mancata partecipazione del P.M. presso il tribunale al procedimento di riesame non costituisce motivo di nullità del procedimento stesso, in quanto essa, per l’art. 127 c.p.p. a cui l’art. 324, sesto comma, stesso codice, fa rinvio, è soltanto facoltativa. Cass. pen. sez. VI 16 giugno 1993, n. 1352

Anche quando il riesame o l’appello in materia di misure cautelari hanno ad oggetto provvedimenti di organi giudiziari diversi da quelli esistenti presso il c.d. tribunale della libertà è legittimato a partecipare al procedimento camerale il procuratore della Repubblica presso il tribunale e non quello presso il giudice che ha emesso il provvedimento impugnato e di conseguenza solo il procuratore della Repubblica presso il tribunale ha il potere di proporre ricorso per cassazione contro l’ordinanza di riesame e di appello. Cass. pen. Sezioni Unite 24 luglio 1991

In tema di misure cautelari reali, la richiesta di riesame può essere presentata, oltre che nella cancelleria del tribunale del capoluogo della provincia nella quale ha sede l’ufficio che ha emesso il provvedimento impugnato, anche nella cancelleria el tribunale o del giudice di pace del luogo in cui si trovano le parti private o i difensori, diverso da quello in cui fu emesso il provvedimento, ovvero davanti a un agente consolare all’estero. Cass. pen. Sezioni Unite 13 ottobre 2017, n. 47374

In tema di riesame delle misure cautelari reali, il rinvio contenuto nell’art. 324, comma secondo, cod. proc. pen. alle forme previste dall’art. 582, comma secondo, cod. proc. pen. secondo cui le parti private e i difensori possono presentare l’atto di impugnazione anche nella cancelleria del tribunale o del giudice di pace del luogo in cui si trovano, pur se questo è diverso da quello in cui è stato emesso il provvedimento, implica che, una volta avvenuta la presentazione della richiesta di riesame in tali uffici entro il termine di dieci giorni dalla data di esecuzione del sequestro, è del tutto irrilevante, ai fini della tempestività del gravame, che l’atto pervenga o meno entro lo stesso termine al tribunale competente del capoluogo di provincia nel quale ha sede l’ufficio che ha emesso il provvedimento impugnato. Cass. pen. sez. III 17 novembre 2014, n. 47264

In tema di riesame di misure cautelari reali, deve ritenersi rituale la presentazione della relativa richiesta presso la cancelleria della sezione penale che ha emesso il provvedimento impugnato, anziché presso la cancelleria della sezione per il riesame dello stesso tribunale, in quanto la ripartizione interna dell’ufficio giudiziario non dà luogo a distinte competenze (la Corte ha escluso, inoltre, che il passaggio interno della richiesta alla cancelleria della sezione del riesame possa essere qualificato come «spedizione» ai sensi dell’art. 583 c.p.p. norma non richiamata espressamente dall’art. 324 c.p.p. e, quindi, non applicabile nella procedura del riesame). Cass. pen. sez. III 30 aprile 2002, n. 16085

La richiesta di riesame avverso una misura cautelare reale – così come quella riguardante una misura personale – può essere presentata dalle parti private e dai difensori, ai sensi del secondo comma dell’art. 582 c.p.p.anche nella cancelleria del luogo in cui si trovano, se tale luogo è diverso da quello in cui fu emesso il provvedimento impugnato, ovvero davanti ad un agente consolare all’estero. (In motivazione la Corte ha ritenuto che atteso che gli artt. 309 e 324 c.p.p. disciplinano la presentazione della richiesta di riesame nei confronti delle misure cautelari personali e reali in maniera coincidente, non vi è ragione per interpretare in modo differente). Cass. pen. sez. III 25 novembre 1997, n. 3516

In tema di riesame di misure cautelari reali, deve ritenersi irrituale la presentazione della relativa richiesta nella cancelleria della pretura del luogo ove la parte si trova anziché in quella del tribunale competente per il riesame. Invero la individuazione dell’ufficio presso il quale la richiesta deve essere presentata risulta in maniera chiara dal richiamo che il primo comma, dell’art. 324, c.p.p. fa al quinto comma, che ha riguardo al tribunale competente a decidere sulla richiesta medesima, né a diversa conclusione può pervenirsi in virtù del richiamo che il secondo comma del suddetto articolo fa all’art. 582 dello stesso codice, trattandosi di riferimento concernente esclusivamente le forme con le quali la richiesta va proposta. Cass. pen. sez. I 18 giugno 1993, n. 4486

Il rinvio che in tema di presentazione della richiesta di riesame l’art. 309, comma quarto, c.p.p. (applicabile anche all’appello in virtù del richiamo dell’art. 310, secondo comma, c.p.p.) fà alle forme dell’art. 582 stesso codice comprende anche il secondo comma del medesimo art. 582, secondo il quale le parti private e i difensori possono presentare l’atto di impugnazione anche nella cancelleria della pretura in cui si trovano, se tale luogo è diverso da quello in cui fu emesso il provvedimento, ovvero davanti ad un agente consolare all’estero. Una volta avvenuta la presentazione della richiesta o dell’appello in tali ultimi uffici nel termine di dieci giorni di cui al terzo comma dell’art. 309 c.p.p. è del tutto irrilevante, al fine della tempestività, che l’atto raggiunga o meno entro lo stesso termine la cancelleria del tribunale indicato nel comma settimo dello stesso art. 309 c.p.p. Cass. pen. Sezioni Unite 27 luglio 1991

In tema di riesame delle misure cautelari reali, la richiesta di riesame può essere validamente presentata anche nella cancelleria del tribunale o del giudice di pace del luogo in cui si trovano le parti private e i difensori, pur se questo è diverso da quello in cui è stato emesso il provvedimento impugnato, e ciò in base al rinvio contenuto nell’articolo 324, comma secondo, cod. proc. pen. alle forme previste dall’art. 582, comma secondo, cod. proc. pen. con la conseguenza che, una volta avvenuta la presentazione della richiesta nei suddetti uffici entro il termine di dieci giorni dalla data di esecuzione del sequestro, è del tutto irrilevante, ai fini della tempestività del gravame, che l’atto pervenga entro lo stesso termine al tribunale competente a decidere. Cass. pen. sez. II 19 gennaio 2017, n. 2664

La richiesta di riesame del provvedimento che dispone o convalida un sequestro è validamente proposta anche con telegramma o con trasmissione dell’atto a mezzo di raccomandata alla cancelleria del tribunale competente, che si individua in quello del capoluogo di provincia nella quale ha sede l’ufficio che ha emesso il provvedimento impugnato. Cass. pen. Sezioni Unite 7 gennaio 2008, n. 231

La facoltà di proporre istanza di riesame del provvedimento che dispone una misura cautelare nelle forme previste dall’art. 583 c.p.p. è ammessa solo per le misure personali e non può estendersi alle misure reali, stante il tassativo disposto dell’art. 324, secondo comma, stesso codice, che espressamente richiama le sole forme previste dall’art. 582, a differenza del precedente art. 309, quarto comma, secondo il quale si osservano le forme previste dagli articoli 582 e 583 e al quale non rinvia il predetto art. 324. Cass. pen. sez. II 26 novembre 2003, n. 45795

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