Art. 322 – Codice di Procedura Penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477 - aggiornato al D.Lgs. 08.11.2021, n. 188)

Riesame del decreto di sequestro preventivo

Articolo 322 - codice di procedura penale

1. Contro il decreto di sequestro emesso dal giudice l’imputato e il suo difensore, la persona alla quale le cose sono state sequestrate e quella che avrebbe diritto alla loro restituzione possono proporre richiesta di riesame, anche nel merito, a norma dell’art. 324 (257).
2. La richiesta di riesame non sospende l’esecuzione del provvedimento (588).

Articolo 322 - Codice di Procedura Penale

1. Contro il decreto di sequestro emesso dal giudice l’imputato e il suo difensore, la persona alla quale le cose sono state sequestrate e quella che avrebbe diritto alla loro restituzione possono proporre richiesta di riesame, anche nel merito, a norma dell’art. 324 (257).
2. La richiesta di riesame non sospende l’esecuzione del provvedimento (588).

Massime

Le ordinanze inoppugnabili e quelle impugnabili, qualora non siano state impugnate o si siano esauriti i diversi gradi di impugnazione, acquistano la caratteristica dell’irrevocabilità allo stato degli atti che, pur non essendo pari.cabile all’autorità della cosa giudicata, porta ugualmente secondo il limite negativo della presclusione, nel senso di non consentire il bis in idem, salvo che non siano cambiate le condizioni in base alle quali fu emessa la precedente decisione. Cass. pen. sez. III 13 dicembre 1999, n. 3317

Il sequestro preventivo può avere ad oggetto anche beni che siano nella disponibilità di terzi non indagati, in quanto, in caso contrario, sarebbe precluso il soddisfacimento delle esigenze di prevenzione che impongono l’adozione della misura tutte le volte che un bene, in libera disponibilità di chicchessia e quindi anche di persona non indagata, sia suscettibile di costituire lo strumento per aggravare o protrarre le conseguenze del reato. Cass. pen. sez. I 27 luglio 1999, n. 4496

Nel caso di decisione favorevole del tribunale del riesame avverso il decreto di convalida del sequestro, eseguito di iniziativa della polizia giudiziaria, si verifica l’effetto preclusivo del ne bis in idem (c.d. giudicato interno), che impedisce l’emissione di un nuovo provvedimento identico, fondato sugli stessi motivi di quello, precedente (ad eccezione dell’annullamento per ragioni formali). Cass. pen. sez. III 16 giugno 1999, n. 1766

Le ordinanze inoppugnabili e quelle impugnabili, qualora non siano state impugnate o si siano esauriti i diversi gradi di impugnazione, acquistano la caratteristica dell’irrevocabilità che, pur non essendo pari.cabile all’autorità di cosa giudicata, parimenti porta seco il limite negativo della preclusione, nel senso di non consentire il bis in idem, salvo che siano cambiate le condizioni in base alle quali fu emessa la precedente decisione. (Fattispecie relativa ad ordinanza emessa dal tribunale all’esito dell’appello proposto dal P.M. avverso l’ordinanza con la quale il Gip aveva rigettato la sua richiesta di sequestro preventivo). Cass. pen. Sezioni Unite 27 gennaio 1994, n. 26

Il termine per proporre ricorso per cassazione avverso l’ordinanza del tribunale del riesame, emessa ai sensi dell’art. 322 cod. proc. pen. e avente per oggetto l’annullamento di misura cautelare disposta dal G.i.p. non è quello di dieci giorni previsto dall’art. 311, comma primo, dello stesso codice, che si riferisce esclusivamente alla materia delle misure cautelari personali e non viene richiamato dal successivo art. 325 (il quale fa riferimento solo ai commi terzo e quarto dell’art. 311), bensì quello di quindici giorni, previsto in via generale dall’art. 585, comma primo, lett. a) per i provvedimenti emessi in seguito a procedimento in camera di consiglio. Cass. pen. sez. II 18 dicembre 2015, n. 49966

Anche nei procedimenti incidentali concernenti l’impugnazione di provvedimenti in materia di misure cautelari reali i termini processuali sono sospesi in periodo feriale. Cass. pen. Sezioni Unite 24 giugno 1994, n. 5

In tema di sequestro preventivo, avverso il provvedimento del giudice delle indagini preliminari nella parte non concernente la imposizione del vincolo cautelare in quanto tale, ma unicamente le modalità di attuazione dello stesso, non può essere esperito procedimento di riesame, ma solo ricorso per cassazione. (Fattispecie relativa a decisione del tribunale del riesame, che, confermando il provvedimento cautelare di sequestro di due pontili galleggianti con accessori corpi morti, catene, passerelle ecc.aveva annullato parte delle disposizioni attuative del provvedimento stesso, ritenendole esorbitanti dalla funzione della misura cautelare. La Cassazione, su ricorso del P.M.enunciando il principio sopra riportato, ha annullato con rinvio l’ordinanza del riesame). Cass. pen. sez. V 24 febbraio 2000, n. 484

Al tribunale della libertà compete il riesame anche di provvedimenti emessi dalla corte d’assise e dalla corte d’assise d’appello e dalla stessa corte d’appello giudice sovraordinato rispetto al medesimo tribunale. Cass. pen. sez. III 11 giugno 1990

In tema di cosiddetto giudicato cautelare, la preclusione derivante da una precedente pronuncia del Tribunale del riesame può essere superata quando si prospettino nuovi elementi di valutazione e di inquadramento dei fatti, acquisiti da ulteriori sviluppi delle indagini pur se riguardanti circostanze precedenti alla decisione preclusiva. (In applicazione del principio di cui in massima la S.C. ha censurato la decisione con cui il Tribunale del riesame ha rigettato l’istanza di revoca del decreto di sequestro preventivo avente per oggetto parte di un cantiere per la ristrutturazione di un edificio e della relativa pratica edilizia in originale – nell’ambito di indagini per i reati di cui agli artt. 481, 483, 479, 323 e 361 cod. pen. – omettendo di esaminare il dato nuovo, rispetto alla materia precedentemente valutata, costituito dall’esclusione di pericoli per l’equilibrio statico dell’immobile, oggetto di sequestro, definitivamente accertata in sede civile e coincidente con il profilo di pericolo per la pubblica incolumità che concorreva a definire l’esigenza cautelare nel precedente giudizio in sede penale). Cass. pen. sez. V 15 febbraio 2012, n. 5959

In tema di sequestro preventivo, la verifica delle condizioni di legittimità della misura cautelare da parte del tribunale del riesame o della corte di cassazione non può tradursi in anticipata decisione della questione di merito concernente la responsabilità della persona sottoposta ad indagini in ordine al reato oggetto di investigazione, ma deve limitarsi al controllo di compatibilità tra la fattispecie concreta e quella legale, rimanendo preclusa ogni valutazione riguardo alla sussistenza degli indizi di colpevolezza ed alla gravità degli stessi. Cass. pen. Sezioni Unite 4 maggio 2000, n. 7

La differenza esistente tra il potere di cognizione del giudice del riesame e quello dell’appello ex art. 322 bis c.p.p.essendo il secondo vincolato dall’effetto devolutivo, non può impedire al giudice di quest’ultima impugnazione di tralasciare di trattare il motivo dedotto, qualora esista una causa ostativa al suo accoglimento (nella specie rinvenuta nell’assenza nell’attestazione sindacale dell’accertamento della congruità della somma). Cass. pen. sez. III 7 agosto 1996, n. 2885  .

Nell’ipotesi in cui gli elementi di fatto siano interamente noti nella loro integrità, il tribunale del riesame non può negare il loro apprezzamento e la configurabilità dell’ipotesi di reato, osservando che in tesi il reato potrebbe essere configurabile e che ogni deduzione appartiene al giudice della cognizione. Deve, invece, svolgere in toto la funzione di giudice del merito, che, pur non essendo di plena cognitio, non puignorare la realtà di fatto sottoposta al suo esame. (Nella specie, relativa ad annullamento dell’ordinanza impugnata e del decreto di sequestro preventivo, il tribunale del riesame aveva asserito che in astratto il muro di contenimento potrebbe determinare un rilevante mutamento del territorio ed ha riservato al giudice del merito l’accertamento sul tema omettendo di considerare che il diritto vigente ha escluso la necessità della concessione per i muri di cinta). Cass. pen. sez. III 31 luglio 1996, n. 2784

In tema di provvedimenti cautelari reali, l’impugnazione innanzi al tribunale ha effetto devolutivo ed attribuisce al giudice del gravame una pienezza di cognizione con la possibilità di rimediare sia alla insufficienza che alla mancanza di motivazione. Cass. pen. sez. III 14 agosto 1993, n. 1605

Nell’ipotesi in cui il giudice per le indagini preliminari, con unico provvedimento, convalidi il sequestro preventivo eseguito di propria iniziativa dalla polizia giudiziaria e, su autonoma richiesta del pubblico ministero, emetta decreto di sequestro relativo al manufatto, già sequestrato dalla polizia giudiziaria, l’istanza con la quale l’interessato chiede al tribunale il riesame deve intendersi riferita ad entrambi i sequestri (a quello ad opera della polizia giudiziaria e a quello a richiesta autonoma del P.M.). Cass. pen. sez. III 25 giugno 1993, n. 1266

Non è legittimato a proporre richiesta di riesame avverso il provvedimento di sequestro preventivo dei beni di una società l’indagato che sia socio unico di questa, ma non ne abbia – o non ne abbia pi- la rappresentanza formale, poiché non è configurabile una rappresentanza di fatto dell’ente, autonomamente attributiva della legittimazione ad agire per conto di esso. Cass. pen. sez. VI 16 aprile 2015, n. 15933

In tema di sequestro preventivo finalizzato alla confisca obbligatoria prevista dall’art. 12 sexies D.L. 8 giugno 1992, n. 306, conv. in legge 7 agosto 1992, n. 356, quando il provvedimento è stato adottato nei confronti di soggetti estranei al procedimento penale, la legittimazione a richiedere il riesame o a proporre appello è limitata all’aspetto della presunzione di interposizione di persona in base alla quale la misura cautelare è stata disposta, onde far valere l’effettiva titolarità o disponibilità del bene e l’inesistenza di relazioni di “collegamento” con l’imputato, rimanendo la stessa esclusa in relazione a profili diversi del provvedimento, sui quali le persone estranee al sequestro non hanno titolo alcuno ad interloquire. Cass. pen. sez. II 16 aprile 2015, n. 15804

Sussiste la legittimazione del creditore pignoratizio ad impugnare il decreto di sequestro preventivo, considerato che, ai sensi dell’art. 322 cod. proc. pen. legittimato all’impugnazione è anche il soggetto non titolare del bene o, comunque, diverso da quello al quale le cose devono essere restituite, purché dimostri che il provvedimento ablativo abbia prodotto una lesione nella sua sfera giuridica e la sua eliminazione o la riforma determinino risultati a lui favorevoli. (Fattispecie in cui, censurando il provvedimento impugnato, la S.C. ha ritenuto legittimata all’impugnazione una banca, stante la disponibilità della stessa in ordine ai beni sequestrati, costituiti da un conto corrente con saldo negativo e un deposito titoli a garanzia di pegno rotativo con saldo positivo). Cass. pen. sez. V 16 gennaio 2015, n. 2319

In tema di sequestro preventivo, qualora la cosa sequestrata sia stata successivamente restituita a persona diversa da quella che ne aveva la disponibilità al momento dell’esecuzione del sequestro, l’originario possessore, legittimato alla proposizione del riesame, perde interesse all’impugnazione, non potendo conseguire, per effetto dell’eventuale accertamento di illegittimità della misura cautelare, il ripristino nella disponibilità del bene, mentre il distinto provvedimento di restituzione è autonomamente impugnabile con la forma dell’incidente di esecuzione. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto corretta la declaratoria di inammissibilità da parte del tribunale del riesame, investito a seguito di annullamento con rinvio del precedente decreto confermativo, essendo nelle more il bene stato restituito a soggetto diverso dall’istante). Cass. pen. sez. VI 4 ottobre 2013, n. 41114

Anche l’imputato o indagato in procedimento connesso a quello in relazione al quale è stato disposto il sequestro preventivo può essere legittimato a proporre istanza di riesame a norma dell’art. 322 c.p.p.purché vanti un interesse concreto ed attuale ad ottenere la rimozione del vincolo cautelare. (Nella specie, la Corte ha ritenuto la legittimazione ad impugnare di indagati per reato connesso titolari dell’intero capitale sociale di società proprietarie o affittuarie dei beni sottoposti a sequestro). Cass. pen. sez. II 23 gennaio 2013, n. 3397

L’indagato non titolare del bene oggetto di sequestro preventivo è legittimato a proporre richiesta di riesame del titolo cautelare purché vanti un interesse concreto ed attuale alla proposizione del gravame. (Nella specie, la legittimazione del ricorrente, non piproprietario dell’immobile per averlo alienato a terzi ma sottoposto a sequestro preventivo per il reato di costruzione abusiva, è stata riconosciuta in quanto titolare di un autonomo interesse a far valere le ragioni a sostegno della regolarità della procedura di rilascio sin dal momento di esecuzione del sequestro, ciò in considerazione delle conseguenze contrattuali cui egli è esposto ove l’immobile risulti abusivamente realizzato). Cass. pen. sez. III 22 marzo 2010, n. 10977

L’indagato che proponga richiesta di riesame avverso il provvedimento di sequestro preventivo di un bene di cui egli non sia titolare, deve vantare un interesse concreto ed attuale alla proposizione del gravame, derivante dalla menomazione di una qualunque situazione giuridica soggettiva sulla cosa, apportata con il vincolo impresso dal sequestro. (In applicazione di tale principio la Corte ha ritenuto, nel caso di sequestro preventivo dei libri sociali e della documentazione contabile di una società di capitali, la carenza d’interesse all’impugnazione da parte del socio di minoranza indagato con conseguente inammissibilità del ricorso ). Cass. pen. sez. V 25 novembre 2008, n. 44036

In tema di riesame avverso il decreto di sequestro preventivo emesso dal G.i.p. non è richiesto che il difensore dell’indagato che formuli la relativa istanza sia munito di procura speciale. Cass. pen. sez. III 24 novembre 2008, n. 43801

Il curatore del fallimento, nell’espletamento dei compiti di amministrazione del patrimonio fallimentare, ha facoltà di proporre sia l’istanza di riesame del provvedimento di sequestro preventivo, sia quella di revoca della misura, ai sensi dell’art. 322 c.p.p. non chè di ricorrere per cassazione ai sensi dell’art. 325 stesso codice avverso le relative ordinanze emesse dal tribunale del riesame. (In motivazione la Corte ha precisato che in questi casi il curatore agisce, previa autorizzazione del giudice delegato, per la rimozione di un atto pregiudizievole ai fini della reintegrazione del patrimonio, attendendo alla sua funzione istituzionale rivolta alla ricostruzione dell’attivo fallimentare). Cass. pen. Sezioni Unite 9 luglio 2004, n. 29951

La persona che non rivesta la qualità di soggetto titolare del diritto alla eventuale restituzione delle cose sequestrate, non è legittimata a proporre impugnazione avverso il provvedimento del giudice che abbia rigettato la richiesta di sequestro preventivo formulata dal pubblico ministero. Cass. pen. sez. II 27 agosto 2001, n. 32283

Rientra tra i soggetti legittimati a proporre l’istanza di riesame contro il provvedimento di sequestro preventivo, ai sensi dell’art. 322 c.p.p.anche chi utilizzava illegittimamente il bene sequestrato, e tra questi il detentore qualificato nella sua qualità di locatario avente la disponibilità della res e l’interesse a riottenerla. Cass. pen. sez. III 28 maggio 1999, n. 1621

L’ambito dei soggetti legittimati a proporre richiesta di riesame del sequestro preventivo è più ristretto rispetto a quello dei soggetti che hanno il diritto di proporre istanza di sequestro conservativo (nell aprima ipotesi l’art. 22 c.p.p. fa riferimento ai soggetti «che avrebbero diritto alla restituzione», mentre nella seconda l’art. 318 c.p.p. attribuisce il diritto a «chiunque vi abbia interesse»). Ne consegue che il promissario acquirente in virtù di contratto preliminare, essendo titolare di un mero diritto di credito, non rientra tra i soggetti che possono proporre l’istanza di riesame del decreto di sequestro preventivo. Cass. pen. sez. VI 16 marzo 1999, n. 415

In tema di riesame del decreto di sequestro preventivo, l’avviso della data fissata per la udienza camerale a norma dell’art. 324 c.p.p. deve essere dato anche ad ogni interessato che risulti dagli atti a disposizione del tribunale. Non è quindi consentito circoscrivere la partecipazione alla detta udienza ai soli soggetti indicati dall’art. 324, comma sesto, c.p.p. (pubblico ministero, difensore e “chi ha proposto la richiesta”), poiché tale limitazione contrasta non soltanto con l’art. 127 c.p.p.alle cui forme il detto comma sesto fa espresso richiamo, e che prevede che l’avviso della udienza venga dato “alle parti, alle altre persone interessate e ai difensori”, ma soprattutto con gli artt. 322 e 325 c.p.p.che consentono la richiesta di riesame e il successivo ricorso per cassazione, oltre che all’imputato o indagato, al suo difensore, al pubblico ministero e alla persona alla quale sono state sequestrate le cose, anche a colui “che avrebbe diritto alla loro restituzione”. (Fattispecie nella quale non era stato dato avviso della udienza camerale ex art. 324 c.p.p. al proprietario di un autoveicolo sequestrato ad altra persona). Cass. pen. sez. VI 10 luglio 1997, n. 26

In tema di sequestro preventivo il soggetto che non sia quello a cui la cosa è stata sequestrata e che non abbia diritto alla restituzione della stessa, quand’anche possa assumere qualità di parte offesa, non è legittimato a chiedere il riesame di un provvedimento in positivo della suddetta misura e pertanto non ha diritto a ricevere l’avviso per l’udienza fissata per tale incombente. (Fattispecie in tema di sequestro preventivo di una cosa; affermando il suddetto principio la Cassazione ha escluso la legittimazione al riesame di una società titolare di permesso di ricerca, non seguito da concessione). Cass. pen. sez. VI 14 novembre 1996, n. 2775

Deve riconoscersi sussistenza dell’interesse a proporre istanza di riesame avverso un provvedimento di sequestro preventivo con riguardo ad indagato che, pur non proprietario del bene oggetto della misura, ne abbia comunque la disponibilità; quanto sopra peraltro non può valere per ipotesi di potere di disposizione esplicato in virtù di rapporto organico con un ente: in tal caso la disponibilità che costituisce il presupposto dell’interesse al gravame non spetta all’indagato in quanto tale, ma all’ente in nome del quale viene esercitata ed in nome del quale solo può essere fatta valere. (Fattispecie nella quale era stato sequestrato denaro appartenente al CONI in un procedimento a carico del presidente di tale ente, indagato per abuso di ufficio. Affermando il principio di cui sopra la Cassazione ha ritenuto inammissibile il riesame proposto dal predetto indagato in tale veste rilevando che lo stesso non aveva interesse, che potesse considerarsi tutelato, alla eliminazione della misura che avrebbe invero comportato la restituzione della somma e della sua disponibilità all’ente citato). Cass. pen. sez. VI 27 novembre 1995, n. 3603

Anche una semplice missiva può assumere natura di ordinanza, a condizione che abbia contenuto decisorio e che sia idonea ad esternare la volontà del giudice e le ragioni che lo hanno indotto ad emettere quel provvedimento. (Nella fattispecie, a seguito di richiesta del P.M. di sequestro preventivo di un alloggio popolare abitato dall’erede del legittimo assegnatario ed abusivamente occupato da terzi, il Gip aveva restituito gli atti con una missiva in cui precisava che non erano ravvisabili gli estremi dei reati ipotizzati e che in ogni caso mancava la querela della persona offesa. Il citato erede aveva proposto appello ex art. 322 bis c.p.p. che era stato dichiarato inammissibile dal tribunale il quale aveva osservato che la missiva del Gip non poteva essere intesa come provvedimento di rigetto e che l’impugnazione non proveniva da soggetto legittimato). Cass. pen. sez. I 22 agosto 1995, n. 4306

L’erede del legittimo assegnatario di un alloggio popolare, da lui abitato ed occupato abusivamente da terzi, rientra tra i soggetti legittimati a proporre appello ex art. 322 bis c.p.p. avverso il provvedimento del Gip di rigetto della richiesta del P.M. di sequestro preventivo dell’immobile, potendo vantare il diritto ad essere reintegrato nel possesso del bene. Cass. pen. sez. I 22 agosto 1995, n. 4306

L’ambito di legittimazione a proporre richiesta di riesame contro il provvedimento di sequestro conservativo è più ampio di quello concernente il sequestro preventivo. Nei confronti di questo, infatti, possono avanzare richiesta – a norma dell’art. 322 c.p.p. – l’imputato, il suo difensore, la persona alla quale le cose sono state sequestrate e quella che avrebbe diritto alla loro restituzione. La facoltà di formulare la richiesta contro quello conservativo, invece, spetta – ai sensi dell’art. 318 c.p.p. – a «chiunque vi abbia interesse», vale a dire non solo all’imputato, al responsabile civile e a chiunque possa vantare un diritto reale sulla cosa in sequestro, ma anche a tutti coloro (compresi i creditori) che possono ricevere pregiudizio dal mantenimento della misura cautelare. Cass. pen. sez. V 6 luglio 1995, n. 1236

Qualora un bene sia stato acquistato con patto di riservato dominio a favore dell’alienante, ai sensi dell’art. 1523 c.c.ancorché questi ne conservi la proprietà fino al momento del pagamento dell’ultima rata del prezzo, ogni altro effetto della vendita (consegna, uso e godimento della res da parte dell’acquirente nonché assunzione ex lege da parte dello stesso dei rischi del contratto) ha luogo immediatamente in conseguenza della perfezione del negozio; ne deriva che il diritto attuale dell’acquirente di disporre in via esclusiva del bene, fino a quando l’eventuale suo inadempimento non abbia dato luogo alla risoluzione del contratto ex art. 1526 c.c. a favore del venditore, impedisce di riconoscere a quest’ultimo la legittimazione a richiedere, ex art. 322 c.p.p.il riesame del decreto di sequestro preventivo, poiché anche il diritto alla restituzione delle cose sequestrate, in regime di efficacia del contratto di vendita con riserva di proprietà, spetta comunque all’acquirente cui il bene è stato sequestrato. Cass. pen. sez. VI 27 maggio 1995, n. 521

In caso di sequestro preventivo di bene immobile, sito in luogo ove vige il sistema tavolare, già appartenente a società incorporata in altra, quest’ultima subentrando colla fusione in tutti i rapporti facenti capo alla prima, ivi comprese le situazioni possessorie, deve ritenersi legittimata, quale titolare del diritto al ripristino del potere sulla cosa posseduta, ad ottenere la restituzione del suddetto bene e quindi a proporre istanza di riesame della misura cautelare; ciò a prescindere dalla intavolazione del diritto di proprietà da lei acquistato. Cass. pen. sez. VI 8 settembre 1994, n. 2923

Sussiste la legittimazione ad impugnare la mancata concessione del sequestro preventivo, richiesto dal P.M.da parte della persona che avrebbe diritto alla restituzione delle cose passibili di sequestro, trattandosi di soggetto astrattamente indicato dal legislatore come portatore di interesse meritevole di tutela senza alcuna limitazione in relazione alla natura del provvedimento oggetto di gravame, se non con riferimento al tipo di gravame previsto (riesame contro il provvedimento di sequestro; appello contro le altre ordinanze in materia di sequestro e quindi anche contro quella di mancato accoglimento della relativa istanza del P.M.). Cass. pen. sez. VI 22 agosto 1994, n. 2599

Nell’ipotesi di sequestro ad opera della polizia giudiziaria di cose soggette a confisca obbligatoria, l’eventuale mancata convalida da parte del P.M. entro i termini previsti non comporta la nullità del capo della sentenza relativa alla disposta confisca. Cass. pen. sez. I 4 novembre 1995, n. 10938

È inammissibile l’istanza di riesame proposta dal difensore della “persona offesa e terzo interessato”, privo di procura speciale, avverso il decreto di sequestro preventivo disposto dal giudice per le indagini preliminari. Cass. pen. sez. III 7 marzo 2012, n. 8942

La richiesta di riesame proposta dal difensore del terzo interessato alla restituzione del bene in sequestro, ove sia rilevato il difetto di procura, non può essere dichiarata inammissibile, perché è fatto obbligo al giudice, in tal caso, di assegnare alla parte un termine perentorio per munirsi di una valida procura. Cass. pen. sez. III 24 marzo 2011, n. 11966

In tema di riesame del decreto di sequestro preventivo emesso dal G.i.p. non è richiesto che il difensore del proponente sia munito di procura speciale. Cass. pen. sez. III 16 gennaio 2009, n. 1456

Non è consentito il giudizio di riesame avverso il provvedimento con cui il P.M. abbia disposto – in relazione ad un’istanza di dissequestro proposta dalla P.A. e preordinata alla demolizione di un fabbricato abusivo – il ripristino, fermo restando il sequestro, dello stato dei luoghi, in quanto, per il principio di tassatività dei mezzi di impugnazione, il riesame è ammissibile nei soli casi previsti dalla legge. Ne consegue che è illegittima l’ordinanza con cui il giudice si sia pronunciato, in sede di riesame, avverso il detto provvedimento, anziché quali.care l’impugnazione come ricorso per cassazione e trasmettere gli atti al giudice di legittimità. Cass. pen. sez. III 16 aprile 2003, n. 18079

È abnorme, e come tale impugnabile con ricorso per cassazione, il provvedimento con cui il P.M. – richiesto, da parte della pubblica amministrazione, di disporre il dissequestro di un fabbricato abusivo al fine di procedere alla sua demolizione – disponga, fermo restando il sequestro, il ripristino dello stato dei luoghi, in quanto tale provvedimento non può essere disposto in pendenza del procedimento penale dall’autorità giudiziaria e, quindi, neppure dal pubblico ministero, trattandosi di una sanzione penale tipica che, ai sensi dell’art. 1 sexies, comma 2, legge n. 431 del 1985, può essere irrogata dal giudice penale solo con la sentenza di condanna. Cass. pen. sez. III 16 aprile 2003, n. 18079

In tema di sequestro preventivo, qualora vengano proposti sia l’appello avverso la convalida che l’istanza di riesame avverso il decreto di sequestro emessi contestualmente dal Gip, una volta intervenuto il provvedimento di accoglimento anche parziale o di rigetto del riesame viene meno l’interesse a coltivare l’appello avverso l’ordinanza di convalida, poiché l’esito del gravame non muterebbe la sostanza della decisione in sede di riesame, restando in tal modo superata ogni questione relativa alla convalida. Cass. pen. sez. II 10 ottobre 2002, n. 33992

Tra le «ordinanze in materia di sequestro preventivo» avverso le quali è esperibile l’appello previsto dall’art. 322 bis c.p.p. rientrano quelle con le quali il custode dei beni sequestrati venga autorizzato a compiere atti eccedenti l’ordinanza amministrazione. (Nella specie, in applicazione di tale principio, è stato ritenuto che fosse appellabile, da parte del pubblico ministero, l’ordinanza con la quale il giudice per le indagini preliminari, in presenza di sequestro preventivo avente ad oggetto il pacchetto azionario di una società, aveva consentito al custode giudiziario di cedere all’imputato una parte del suindicato pacchetto, a fronte dell’impegno assunto dal cessionario di sistemare le pendenze esistenti tra la società e l’amministrazione finanziaria). Cass. pen. sez. V 20 luglio 2001, n. 29391

In tema di sequestro preventivo, la verifica delle condizioni di leggittimità della misura cautelare da parte del tribunale del riesame o della corte di cassazione non può tradursi in anticipata decisione della questione di merito concernente la responsabilità della persona sottoposta ad indagini in ordine al reato oggetto di investigazione, ma deve limitarsi al controllo di compatibilità tra la fattispecie concreta e quella legale, rimanendo preclusa ogni valutazione riguardo alla sussistenza degli indizi di colpevolezza ed alla gravità degli stessi. Cass. pen. Sezioni Unite 4 maggio 2000, n. 7

In tema di provvedimenti cautelari reali, sia nell’ipotesi di sequestro conservativo (ex art. 316 c.p.p.), sia di sequestro preventivo (ex art. 321 c.p.p.), sia di sequestro probatorio (ex art. 253 c.p.p.), come emerge dal combinato disposto degli artt. 257, 318 e 322, con l’art. 324 c.p.p.il codice processuale prevede solamente la richiesta di riesame avverso il provvedimento applicativo di una di tali misure, ovvero l’appello, ex art. 322 bis c.p.p.per il solo sequestro preventivo, fuori dei casi previsti dall’art. 322 dello stesso codice, e, contro i conseguenti provvedimenti, il ricorso per cassazione ex art. 325 c.p.p. Non è previsto, invece, alcun mezzo di impugnazione nei confronti dei provvedimenti di diniego di detti sequestri, con la conseguenza che deve essere dichiarato inammissibile, per il principio di tassatività dei mezzi di impugnazione, ai sensi dell’art. 568 c.p.p.il ricorso per cassazione proposto avverso il provvedimento di diniego relativamente a uno dei predetti sequestri. Cass. pen. sez. VI 6 luglio 1999, n. 1925  .

All’appello ex art. 322 bis c.p.p. contro le ordinanze in materia di sequestro preventivo si applicano le disposizioni dell’art. 310 c.p.p.per il quale il procedimento si svolge nelle forme previste dall’art. 127 c.p.p.senza le precisazioni, riguardanti solo il procedimento di riesame, dell’art. 324, comma sesto, c.p.p. sulle persone destinatarie dell’avviso di udienza, che deve perciò essere notificato anche ai soggetti controinteressati. (Nella fattispecie la Corte ha stabilito che l’avviso dell’udienza di appello doveva essere notificato anche alle curatele dei fallimenti interessate a contrastare la pretesa della banca appellante). Cass. pen. sez. V 22 aprile 1997, n. 1573

Il decreto di sequestro preventivo emesso in via di urgenza dal P.M. ex art. 321, comma 2 bis c.p.p. non è autonomamente impugnabile per la sua natura intrinsecamente provvisoria e per il principio di tassatività delle impugnazioni. Perciò la Corte di cassazione deve annullare senza rinvio per violazione di legge il provvedimento del tribunale del riesame che abbia deciso, confermando o revocando, in merito all’impugnazione proposta. Cass. pen. sez. III 29 febbraio 1996, n. 4622  .

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