Art. 311 – Codice di Procedura Penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477 - aggiornato al D.Lgs. 08.11.2021, n. 188)

Ricorso per cassazione

Articolo 311 - codice di procedura penale

1. Contro le decisioni emesse a norma degli articoli 309 e 310, il pubblico ministero che ha richiesto l’applicazione della misura, l’imputato e il suo difensore possono proporre ricorso per cassazione (568) entro dieci giorni (att. 99) dalla comunicazione o dalla notificazione dell’avviso di deposito del provvedimento (127, 585, lett. a). Il ricorso può essere proposto anche dal pubblico ministero presso il tribunale indicato nel comma 7 dell’articolo 309.
2. Entro i termini previsti dall’art. 309 commi 1, 2 e 3, l’imputato e il suo difensore possono proporre direttamente ricorso per cassazione (569) per violazione di legge contro le ordinanze che dispongono una misura coercitiva (280 ss., 313). La proposizione del ricorso rende inammissibile la richiesta di riesame (309).
3. Il ricorso è presentato nella cancelleria del giudice che ha emesso la decisione ovvero, nel caso previsto dal comma 2, in quella del giudice che ha emesso l’ordinanza. Si osservano le forme previste dall’articolo 582. Il giudice cura che sia dato immediato avviso all’autorità giudiziaria procedente che, entro il giorno successivo, trasmette gii atti alla corte di cassazione. (2)
4. Nei casi previsti dai commi 1 e 2, i motivi devono essere enunciati contestualmente al ricorso, ma il ricorrente ha facoltà di enunciare nuovi motivi davanti alla Corte di cassazione, prima dell’inizio della discussione. 5. La Corte di cassazione decide entro trenta giorni dalla ricezione degli atti osservando le forme previste dall’art. 127.
5 bis. Se è stata annullata con rinvio, su ricorso dell’imputato, un’ordinanza che ha disposto o confermato la misura coercitiva ai sensi dell’articolo 309, comma 9, il giudice decide entro dieci giorni dalla ricezione degli atti e l’ordinanza è depositata in cancelleria entro trenta giorni dalla decisione. Se la decisione ovvero il deposito dell’ordinanza non intervengono entro i termini prescritti, l’ordinanza che ha disposto la misura coercitiva perde efficacia, salvo che l’esecuzione sia sospesa ai sensi dell’articolo 310, comma 3, e, salve eccezionali esigenze cautelari specificamente motivate, non può essere rinnovata (1).

Articolo 311 - Codice di Procedura Penale

1. Contro le decisioni emesse a norma degli articoli 309 e 310, il pubblico ministero che ha richiesto l’applicazione della misura, l’imputato e il suo difensore possono proporre ricorso per cassazione (568) entro dieci giorni (att. 99) dalla comunicazione o dalla notificazione dell’avviso di deposito del provvedimento (127, 585, lett. a). Il ricorso può essere proposto anche dal pubblico ministero presso il tribunale indicato nel comma 7 dell’articolo 309.
2. Entro i termini previsti dall’art. 309 commi 1, 2 e 3, l’imputato e il suo difensore possono proporre direttamente ricorso per cassazione (569) per violazione di legge contro le ordinanze che dispongono una misura coercitiva (280 ss., 313). La proposizione del ricorso rende inammissibile la richiesta di riesame (309).
3. Il ricorso è presentato nella cancelleria del giudice che ha emesso la decisione ovvero, nel caso previsto dal comma 2, in quella del giudice che ha emesso l’ordinanza. Si osservano le forme previste dall’articolo 582. Il giudice cura che sia dato immediato avviso all’autorità giudiziaria procedente che, entro il giorno successivo, trasmette gii atti alla corte di cassazione. (2)
4. Nei casi previsti dai commi 1 e 2, i motivi devono essere enunciati contestualmente al ricorso, ma il ricorrente ha facoltà di enunciare nuovi motivi davanti alla Corte di cassazione, prima dell’inizio della discussione. 5. La Corte di cassazione decide entro trenta giorni dalla ricezione degli atti osservando le forme previste dall’art. 127.
5 bis. Se è stata annullata con rinvio, su ricorso dell’imputato, un’ordinanza che ha disposto o confermato la misura coercitiva ai sensi dell’articolo 309, comma 9, il giudice decide entro dieci giorni dalla ricezione degli atti e l’ordinanza è depositata in cancelleria entro trenta giorni dalla decisione. Se la decisione ovvero il deposito dell’ordinanza non intervengono entro i termini prescritti, l’ordinanza che ha disposto la misura coercitiva perde efficacia, salvo che l’esecuzione sia sospesa ai sensi dell’articolo 310, comma 3, e, salve eccezionali esigenze cautelari specificamente motivate, non può essere rinnovata (1).

Note

(1) Questo comma è stato aggiunto dall’art. 13 della L. 16 aprile 2015, n. 47.
(2) Il presente comma è stato così modificato dall’art. 13, comma 1, lett. h), D.Lgs. 10.10.2022, n. 150 con decorrenza dal 30.12.2022 ed applicazione indicata al comma 4, dell’art. 87 del suddetto decreto modificante.

Massime

È inammissibile il ricorso per cassazione proposto per “saltum” dalla persona offesa del delitto di atti persecutori (c.d. stalking) – avverso il provvedimento del Gip di inammissibilità della richiesta di revoca dell’ordinanza di modifica della misura cautelare degli arresti domiciliari con quella dell’obbligo di dimora nei confronti dell’indagato – in quanto avverso i provvedimenti di sostituzione o modifica delle misure cautelari è ammesso esclusivamente il rimedio dell’appello, previsto dall’art. 310 cod. proc. pen. mentre il ricorso immediato per cassazione può essere proposto, ex art. 311, comma secondo, cod. proc. pen. soltanto contro le ordinanze che dispongono una misura coercitiva e solo nel caso di violazione di legge nonché, ex art. 568, comma secondo, cod. proc. pen. contro i provvedimenti concernenti lo “status libertatis” non altrimenti impugnabili. Cass. pen. sez. V 26 agosto 2015, n. 35735

Il provvedimento con cui è disposto l’aggravamento di una misura cautelare ai sensi dell’art. 276 c.p.p. non è ricorribile immediatamente per cassazione ai sensi dell’art. 311, comma secondo, c.p.p.ma è impugnabile, ai sensi dell’art. 310 c.p.p.con l’appello davanti al tribunale della libertà. (Nella specie, la Corte ha qualificato l’impugnazione come appello, disponendo la trasmissione degli atti al Tribunale competente). Cass. pen. sez. VI 19 marzo 2013, n. 12825

Il giudice per le indagini preliminari può emettere una seconda misura cautelare anche se è pendente il ricorso per cassazione avanzato dalla pubblica accusa avverso l’ordinanza per il riesame di annullamento della misura già emessa. Cass. pen. sez. II 17 febbraio 2012, n. 6459

Il ricorso immediato per cassazione può essere proposto, ai sensi dell’art. 311, comma secondo, c.p.p.soltanto contro le ordinanze che dispongono una misura coercitiva: ne consegue che avverso i provvedimenti di revoca, modifica o estinzione delle misure cautelari è ammesso esclusivamente il rimedio dell’appello, previsto dall’art. 310 del codice di rito, e, solo successivamente, ricorrendone i presupposti, il ricorso per cassazione. Cass. pen. sez. II 5 dicembre 2008, n. 45402

Il ricorso per saltum avverso un’ordinanza applicativa di misura coercitiva può essere proposto, ai sensi dell’art. 311, comma secondo, c.p.p.soltanto per violazione di legge, tale dovendosi intendere, con riferimento al vizio inerente alla motivazione, quella avente ad oggetto i soli requisiti minimi di esistenza e di completezza della stessa, atteso che tale tipo di gravame è alternativo a quello del riesame, ove possono esser proposte le censure riguardanti lo sviluppo logico-giuridico delle argomentazioni del provvedimento impugnato, ovvero le prospettazioni del ricorrente in ordine agli elementi probatori acquisiti agli atti. Cass. pen. sez. VI 3 dicembre 2008, n. 44996

In virtù del principio di tassatività dei mezzi di impugnazione (art. 568 c.p.p.), il pubblico ministero non è legittimato a proporre il ricorso immediato per cassazione avverso le ordinanze che dispongono una misura coercitiva, spettando tale legittimazione, ex art. 311, comma 2, c.p.p.solo all’imputato ed al suo difensore; ne consegue che è inammissibile il ricorso per saltum proposto dal P.M. avverso l’ordinanza con cui il Gip abbia disposto una misura coercitiva meno afflittiva di quella richiesta dallo stesso P.M. (Nella specie è stata applicata la misura cautelare dell’obbligo di dimora anziché quella della custodia in carcere, richiesta dal P.M.). Cass. pen. sez. II 11 marzo 2003, n. 11420

I vizi del procedimento del riesame devono essere fatti valere nell’ambito del procedimento di riesame ovvero con ricorso per cassazione avverso il provvedimento del tribunale emesso ai sensi dell’art. 309 c.p.p. Invero il vizio del procedimento di riesame non può esser fatto valere con la procedura di cui agli artt. 306 e 310 c.p.p.ovvero con l’istanza di revoca, cui può seguire, in caso di rigetto dell’istanza medesima, la proposizione dell’appello, attenendo questi alla diversa ipotesi in cui le questioni concernenti il permanere dell’efficacia del provvedimento impositivo della misura siano esterne al procedimento di riesame. Cass. pen. sez. III 21 aprile 2000, n. 2711  .

In caso di provvedimento applicativo di misura cautelare personale basato sul risultato di intercettazioni telefoniche o ambientali, avverso il quale sia stata esperita la procedura di riesame conclusasi con la conferma di detto provvedimento, non è deducibile per la prima volta, in sede di ricorso per cassazione proposto avverso la decisione del Tribunale del riesame, l’inutilizzabilità delle suddette intercettazioni, quando si voglia farla derivare da un asserito difetto di motivazione del decreto di autorizzazione, precedentemente mai denunciato. Cass. pen. sez. V 29 marzo 2000, n. 795

In sede di ricorso ex art. 311, secondo comma, c.p.p.la motivazione del provvedimento che dispone una misura coercitiva, è censurabile solo quando sia priva dei requisiti minimi di coerenza, completezza e logicità al punto da risultare meramente apparente o assolutamente inidonea a rendere comprensibile il filo logico seguito dal giudice di merito o talmente priva di coordinazione e carente dei necessari passaggi logici da far risultare incomprensibili le ragioni che hanno giustificato l’applicazione della misura. Cass. pen. sez. I 8 febbraio 2000, n. 6972

In tema di riesame delle misure cautelari personali, il necessario accertamento sulla completezza della trasmissione degli atti ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 309, comma quinto e decimo, c.p.p. spetta solo al giudice di merito; di conseguenza, ove la questione venga dedotta davanti alla Corte di cassazione, questa potrà procedere all’eventuale declaratoria di inefficacia della misura solo se la questione sia stata fatta valere ed il relativo contraddittorio si sia instaurato davanti al giudice di merito. Cass. pen. sez. IV 14 luglio 1999, n. 287

Il ricorso per saltum avverso un’ordinanza dispositiva di misura coercitiva può essere proposto, ai sensi del secondo comma dell’art. 311 c.p.p. dall’indagato o dal suo difensore soltanto per violazione di legge, per tale dovendosi intendere, con riferimento al vizio inerente alla motivazione, quella che ha per oggetto i soli requisiti minimi di esistenza e di completezza della stessa, dal momento che tale tipo di ricorso ha natura di gravame alternativo a quello del riesame, sede deputata per le censure riguardanti lo sviluppo logico-giuridico delle argomentazioni del provvedimento gravato e per l’esame delle prospettazioni del ricorrente in ordine agli elementi probatori in atti, sicché con la sua proposizione le medesime non possono essere sottoposte al controllo del giudice di legittimità. Cass. pen. sez. I 15 giugno 1999, n. 3273

In tema di misure cautelari, non è ammesso il ricorso per cassazione avverso le ordinanze di rigetto della richiesta del P.M.giacché l’art. 311, comma 2, c.p.p. limita tale impugnazione a favore dell’imputato nei confronti delle sole ordinanze impositive di misura cautelare. Conseguentemente, laddove con l’unico atto di ricorso sia stata impugnata l’ordinanza reiettiva contestualmente delle richieste sia di convalida dell’arresto sia di emissione di misura cautelare, lo stesso può essere deciso solo per quanto attiene alla mancata convalida, che costituisce atto distinto, con presupposti e finalità diverse dall’altro. Cass. pen. sez. IV 31 marzo 1999, n. 428

Il ricorso immediato per cassazione, cosiddetto per saltum, avverso i provvedimenti concernenti la revoca, la modificazione o l’estinzione delle misure cautelari non è consentito nel vigente ordinamento processuale, dovendo, nelle predette ipotesi, essere proposta impugnazione ai sensi dell’art. 310 c.p.p.e cioè l’appello, e potendo solo in prosieguo, ricorrendone le condizioni, essere esperito il ricorso per cassazione. Cass. pen. sez. I 16 luglio 1998, n. 3677

Il controllo di legittimità sulla motivazione delle ordinanze di riesame dei provvedimenti restrittivi della libertà personale è diretto a verificare, da un lato, la congruenza e la coordinazione logica dell’apparato argomentativo che collega gli indizi di colpevolezza al giudizio di probabile colpevolezza dell’indagato e, dall’altro, la valenza sintomatica degli indizi. Tale controllo, stabilito a garanzia del provvedimento, non involge il giudizio ricostruttivo del fatto e gli apprezzamenti del giudice di merito circa l’attendibilità delle fonti e la rilevanza e la concludenza dei risultati del materiale probatorio, quando la motivazione sia adeguata, coerente ed esente da errori logici e giuridici. In particolare, il vizio di mancanza della motivazione dell’ordinanza del riesame in ordine alla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza non può essere sindacato dalla Corte di legittimità, quando non risulti prima facie dal testo del provvedimento impugnato, restando ad essa estranea la verifica della sufficienza e della razionalità della motivazione sulle questioni di fatto. Cass. pen. sez. I 4 maggio 1998, n. 1700

Il provvedimento con cui il giudice (nella specie, dell’udienza preliminare) revoca la precedente ordinanza cautelare ed applica la misura dell’obbligo di dimora non può qualificarsi come provvedimento che applica una misura coercitiva, ma come provvedimento in materia di misure cautelari personali, nei cui confronti è previsto solo l’appello dinanzi al tribunale c.d. della libertà. Ne consegue che avverso di esso non è direttamente proponibile il ricorso per cassazione per violazione di legge, ai sensi dell’art. 311 c.p.p.essendo tale ricorso specificamente previsto solo per le «ordinanze che dispongono una misura coercitiva», e cioè per le ordinanze che l’art. 309 stesso codice assoggetta alla richiesta di riesame anche nel merito. (Nella specie, la S.C. ha qualificato il ricorso come appello, ordinando la trasmissione degli atti al competente tribunale della libertà a norma dell’art. 568, comma quinto, c.p.p.). Cass. pen. sez. I 27 marzo 1997, n. 1739

In tema di misure cautelari il ricorso per saltum è proponibile, ai sensi dell’art. 311, comma 2, c.p.p.solo contro i provvedimenti che «dispongono una misura coercitiva» nonché, secondo l’art. 568, comma 2, dello stesso codice, contro quelli concernenti lo status libertatis non altrimenti impugnabili; il predetto rimedio non è, quindi, utilizzabile nei confronti di provvedimenti relativi alla modifica o all’estinzione delle misure cautelari, con riguardo ai quali è previsto dall’art. 310 c.p.p. l’appello al tribunale della libertà e solo in esito a tale gravame il ricorso per cassazione. (In applicazione di detto principio la Corte ha convertito in appello il ricorso presentato dal pubblico ministero avverso il provvedimento con il quale il giudice del dibattimento aveva revocato, per il venir meno delle esigenze cautelari, la misura coercitiva della custodia in carcere applicata all’imputato). Cass. pen. sez. I 5 giugno 1996, n. 2794

Ai sensi dell’art. 302 c.p.p. la nullità dell’interrogatorio non comporta la nullità dell’ordinanza applicativa della misura cautelare, ma solo la perdita di efficacia della stessa. Ne consegue che tale nullità non può essere fatta valere con ricorso diretto per cassazione, ma deve essere dedotta davanti al giudice per le indagini preliminari e, in caso di rigetto dell’istanza di scarcerazione, la relativa ordinanza deve essere impugnata con appello a norma dell’art. 310 e non con istanza di riesame. (Fattispecie relativa a declaratoria di inammissibilità del ricorso per cassazione). Cass. pen. sez. I 24 ottobre 1995, n. 4722

Avverso il decreto applicativo della misura di prevenzione della sorveglianza speciale di P.S. non è esperibile il ricorso per cassazione se prima non sia stato esperito l’appello: invero il cosiddetto ricorso per saltum è previsto solo contro le sentenze e non anche contro i decreti e le ordinanze. A tale regola generale non si sottraggono neppure i provvedimenti sulla libertà personale avverso i quali può proporsi direttamente ricorso per cassazione solo qualora non sia esperibile altra forma di impugnazione o qualora si tratti di decisioni che abbiano disposto la misura cautelare personale. Cass. pen. sez. I 19 settembre 1995, n. 3661

Il ricorso per cassazione per saltum è proponibile avverso le ordinanze genetiche delle misure coercitive e anche contro quei provvedimenti afferenti allo status libertatis non altrimenti impugnabili, ma non nei confronti delle ordinanze concernenti la rinnovazione, la modificazione o l’estinzione delle misure stesse, in ordine alle quali è prevista dall’art. 310, comma primo, c.p.p.la speciale impugnativa dell’appello al tribunale della libertà e, solo in esito a tale gravame, il ricorso per cassazione. Cass. pen. sez. I 5 giugno 1995, n. 2821  . Conforme, Cass. pen. sez. II, 20 settembre 1994, n. 3696,

Non è ammesso il ricorso immediato per cassazione avverso il rigetto della richiesta del pubblico ministero di emissione di ordine di custodia cautelare, poiché l’art. 311, comma 2, c.p.p. limita tale impugnazione a favore dell’imputato e nei confronti della sola ordinanza dispositiva della misura cautelare coercitiva e l’art. 569 c.p.p. prevede che il ricorso per saltum possa essere proposto solo contro le sentenze di primo grado. Cass. pen. sez. V 23 agosto 1994, n. 3698

L’ordinanza in tema di sostituzione della misura cautelare personale (nella specie, di diniego di sostituzione con gli arresti domiciliari della custodia cautelare in carcere) è soggetta ad appello a norma dell’art. 310 c.p.p.e non a ricorso immediato per cassazione, posto che l’art. 311, secondo comma consente il ricorso per saltum soltanto contro i provvedimenti che dispongono una misura coercitiva, e non anche contro quelli con cui una siffatta misura sia rinnovata o modificata. Ne consegue che l’impugnazione, proposta come ricorso per cassazione, è convertita in appello a norma dell’art. 568 c.p.p. e gli atti relativi vanno trasmessi al tribunale del capoluogo di provincia in cui ha sede l’ufficio del giudice che ha emesso la predetta ordinanza. Cass. pen. sez. I 26 novembre 1993, n. 4379

Contro il provvedimento che, a norma dell’art. 262, secondo comma, c.p.p. abbia disposto il mantenimento del sequestro a garanzia del pagamento delle spese di giustizia, è ammesso, oltre al riesame, ricorso diretto per cassazione. Cass. pen. sez. V 28 ottobre 1993, n. 3018

In tema di impugnazioni in materia di misure cautelari personali, la richiesta di riesame dei provvedimenti restrittivi della libertà personale è l’unico rimedio che il legislatore consente di omettere mediante l’esperimento del ricorso diretto per cassazione. Il ricorso per cassazione cosiddetto per saltum non è, dunque, ammesso nei confronti delle ordinanze concernenti la rinnovazione, la modificazione o l’estinzione delle suddette misure, in ordine alle quali è solo prevista, dall’art. 310 c.p.p.la speciale impugnativa dell’appello al tribunale di cui al comma settimo dell’art. 309 di tale codice e – solo in esito a tale gravame – il ricorso per cassazione. Nel caso, tuttavia, in cui sia stato proposto ricorso diretto per cassazione avverso provvedimenti in tema di revoca o sostituzione delle misure coercitive, pronunciati ex art. 299 c.p.p.lo stesso non è inammissibile, stante la tassatività sia dei mezzi di impugnazione sia dei casi di inammissibilità dell’impugnazione, ma va qualificato come appello a norma dell’art. 568, comma quinto, del medesimo codice ed i relativi atti vanno trasmessi al giudice funzionalmente competente e cioè al tribunale del capoluogo della provincia ove ha sede l’ufficio del giudice che ha emesso il predetto provvedimento. Cass. pen. sez. V 9 settembre 1991

L’art. 311, comma primo, c.p.p. disciplina il ricorso per cassazione contro le decisioni emesse in sede di riesame e d’appello (artt. 309 e 310) e, al comma secondo, introduce, nel caso di violazione di legge, il ricorso per cassazione contro le ordinanze che dispongono una misura coercitiva. Tale situazione rappresenta nel sistema innanzi delineato un’eccezione all’ordinario regime delle impugnazioni, possibile soltanto per i provvedimenti che applicano la misura cautelare, ma non per quelli attinenti all’estinzione della misura medesima. Questi ultimi sono soggetti prima all’appello e successivamente al ricorso. Tuttavia, ove sia direttamente proposto ricorso per cassazione avverso un provvedimento concernente profili attinenti all’estinzione della misura cautelare, il ricorso non è inammissibile ma deve essere convertito in appello ai sensi dell’art. 568, quinto comma, c.p.p. Cass. pen. sez. III 24 settembre 1999, n. 2798

In tema di ricorso per cassazione, il controllo di legittimità, anche nel giudizio cautelare personale, non comprende il potere di revisione degli elementi materiali e fattuali delle vicende indagate, ivi compreso lo spessore degli indizi, né quello di riconsiderazione delle caratteristiche soggettive dell’indagato, trattandosi di apprezzamenti rientranti nelle valutazioni del Gip e del tribunale del riesame, essendo, invece, circoscritto all’esame dell’atto impugnato al fine di verificare la sussistenza dell’esposizione delle ragioni giuridicamente significative che lo hanno determinato e l’assenza di illogicità evidenti, ossia la congruità delle argomentazioni rispetto al fine giustificativo del provvedimento. Cass. pen. sez. II 24 febbraio 2017, n. 9212

La richiesta di giudizio immediato può essere presentata dal pubblico ministero nei confronti dell’imputato in stato di custodia cautelare dopo la conclusione del procedimento dinanzi al tribunale del riesame e prima ancora che la relativa decisione sia divenuta definitiva. Cass. pen. sez. I 26 gennaio 2012, n. 3310

In tema di ricorso avverso il provvedimento applicativo di una misura cautelare custodiale nelle more revocata o divenuta inefficace, perchè possa ritenersi comunque sussistente l’interesse del ricorrente a coltivare l’impugnazione in riferimento a una futura utilizzazione dell’eventuale pronunzia favorevole ai fini del riconoscimento della riparazione per ingiusta detenzione, è necessario che la circostanza formi oggetto di specifica e motivata deduzione, idonea a evidenziare in termini concreti il pregiudizio che deriverebbe dal mancato conseguimento della stessa, formulata personalmente dall’interessato. Cass. pen. Sezioni Unite 1 marzo 2011, n. 7931

L’omissione, da parte del giudice del riesame, della pronuncia, anche d’ufficio, della sopravvenuta perdita di efficacia della misura cautelare ai sensi dell’art. 309, comma 10, c.p.p.costituisce un vizio della decisione che, come tale, può essere fatto valere esclusivamente con il ricorso per cassazione nell’ambito del procedimento de libertate e non anche con la richiesta di declaratoria dell’inefficacia della misura rivolta al giudice del procedimento principale. (Nell’occasione la Corte ha altresì precisato che nel giudizio di legittimità la predetta omissione, in quanto vizio della decisione, non può essere rilevata d’ufficio ma solo se denunciata con uno specifico, ancorché unico, motivo di impugnazione). Cass. pen. Sezioni Unite 23 giugno 2000, n. 14

In tema di ricorso per saltum, ai sensi dell’art. 311, comma 2, c.p.p.avverso provvedimento impositivo di misura cautelare personale, posto che la «violazione di legge» (unico vizio deducibile) può consistere anche nella mancanza della motivazione ed avuto riguardo al fatto che l’inosservanza dell’obbligo di motivazione di cui all’art. 292, comma 2, lett. c), c.p.p. è sanzionata da nullità «rilevabile anche d’ufficio», ne consegue che la Corte di cassazione, investita con ricorso per saltum, pur quando il vizio derivante da detta inosservanza non abbia formato oggetto di censura, dovrà rilevarlo d’ufficio, con conseguente annullamento senza rinvio dell’ordinanza impugnata, non avendo essa il potere (che ha invece il tribunale del riesame) di integrare le carenze del provvedimento impositivo della misura. Cass. pen. sez. VI 20 gennaio 1999, n. 4016

In sede di giudizio di legittimità sono rilevabili esclusivamente i vizi argomentativi che incidano sui requisiti minimi di esistenza e di logicità del discorso motivazionale svolto nel provvedimento e non sul contenuto della decisione. Il controllo di logicità deve rimanere all’interno del provvedimento impugnato e non è possibile procedere a una nuova o diversa valutazione degli elementi indizianti o a un diverso esame degli elementi materiali e fattuali delle vicende indagate e, nel ricorso afferente procedimenti de libertate, a una diversa valutazione dello spessore degli indizi e delle esigenze cautelari. (Fattispecie relativa a ricorso avverso misura di coercizione personale). Cass. pen. sez. I 14 marzo 1998, n. 1083

Le cause che determinano la perdita di efficacia dell’ordinanza cautelare, secondo le previsioni contenute nel titolo primo del libro quarto del codice di procedura penale, non intaccando l’intrinseca legittimità del provvedimento ma agendo sul piano della persistenza della misura coercitiva, devono essere fatte valere avanti al giudice di merito in un procedimento distinto da quello di impugnazione, attraverso la richiesta di revoca contemplata dall’art. 306 c.p.p.; tuttavia, allorché la questione di inefficacia sia stata proposta, insieme ad altre concernenti l’originaria legittimità del provvedimento, con il ricorso per cassazione, deve ritenersi attratta da questo e può quindi essere direttamente esaminata dal giudice di legittimità affinchè non sia ritardata la decisione de libertate che si sarebbe dovuto richiedere in altra sede. (In applicazione di detto principio la Corte ha ritenuto di poter esaminare – respingendola peraltro per motivi diversi – la questione concernente la perdita di efficacia della misura cautelare per inosservanza del termine di cui all’art. 309, nono comma, c.p.p.prospettata nel ricorso insieme a varie censure di violazione di legge; ma ha altresì precisato che non vi sarebbe spazio per il dispiegarsi della descritta vis attrattiva del ricorso proposto nel procedimento di impugnazione della misura ove, con esso, si denunciasse esclusivamente la sopravvenuta inefficacia del provvedimento coercitivo). Cass. pen. Sezioni Unite 3 luglio 1996, n. 7

L’art. 311, comma 2, c.p.p.limita i vizi deducibili con il ricorso per saltum alla violazione di legge, con l’esclusione dei vizi attinenti alla motivazione: con la conseguenza che non è consentito far valere, con il suddetto ricorso, le censure di cui all’art. 606, lett. e) dello stesso codice, neanche sub specie di inosservanza di norme stabilite a pena di nullità, in quanto nell’attuale sistema processuale vige il principio dell’inammissibilità per saltum delle questioni attinenti al fatto, ed essendo la nullità derivante dal difetto di motivazione riparabile dal giudice dell’appello o da quello del riesame. Cass. pen. sez. I 19 aprile 1996, n. 1100

L’incompetenza per materia può essere dedotta nel procedimento de libertate, sia in sede di riesame che di ricorso per saltum in cassazione, solo quando emerga ictu oculi, cioè quando l’incompetenza allo stato degli atti sia chiaramente percepibile. Nella fase delle indagini preliminari infatti piche di reati deve parlarsi di «ipotesi di reato» ed occorre tener conto della fluidità della contestazione, che si concretizza in una imputazione solo al termine delle indagini. Quando perciò la complessità della materia oggetto di accertamenti non consente di ipotizzare una individuata e delimitata ipotesi, ma lascia facilmente prevedere la concorrenza di altri reati di competenza superiore, la competenza del tribunale non può essere esclusa. (Nel caso di specie il provvedimento cautelare era stato emesso per violazione della legge su finanziamento dei partiti politici e la Corte ha respinto l’eccezione di incompetenza per materia del tribunale poiché dallo stesso contenuto del provvedimento restrittivo emergeva la possibile esistenza di reati di corruzione o concussione). Cass. pen. sez. III 27 febbraio 1996, n. 231

L’art. 311, comma 2, c.p.p. nel consentire il ricorso diretto per cassazione avverso i provvedimenti applicativi di misure cautelari solo per «violazione di legge», ha inteso riferirsi ai soli casi di cui all’art. 606, comma 1, lett. b) e c), con esclusione, quindi del vizio di motivazione di cui alla lett. e) del medesimo articolo, salvo il caso di totale carenza o di mera apparenza della motivazione stessa. Cass. pen. sez. I 8 settembre 1995, n. 4363

Il ricorso proposto avanti alla Corte di cassazione a norma dell’art. 311, comma 2, c.p.p. contro le ordinanze che impongono una misura coercitiva è ammesso per violazione di legge, espressione questa che indubbiamente comprende la trasgressione dell’obbligo di motivare le ordinanze, imposto dall’art. 125, comma 3, stesso codice e da ritenere non soddisfatto solo dinanzi alla completa assenza di motivazione o alla motivazione così illogica da essere considerata inesistente. Cass. pen. sez. I 16 settembre 1994, n. 2980

Posto che l’incompetenza per materia – alla quale è, per molti aspetti assimilabile quella funzionale – deve ritenersi deducibile, sulla base essenzialmente del disposto di cui all’art. 21, comma primo, c.p.p. (nel quale, significativamente, figura il termine «processo» in luogo di quello «giudizio» che figurava nell’omologa disposizione costituita dall’art. 33 del codice abrogato), anche nella fase precedente al giudizio, nulla rilevando in contrario né la disciplina contenuta nell’art. 22 c.p.p. (che regola soltanto i diversi provvedimenti che il giudice, a seconda delle fasi procedimentali in cui opera, deve adottare in relazione ad un accertato difetto di competenza), né la prevista possibilità, per il giudice incompetente, ai sensi degli artt. 27 e 291 c.p.p.di adottare misure cautelari provvisoriamente esecutive, ne deriva che nessuna preclusione sussiste alla deducibilità, in sede di ricorso per saltum avverso ordinanza impositiva di misura cautelare, della non rilevata incompetenza funzionale del Gip che ha pronunciato la detta ordinanza. Cass. pen. Sezioni Unite 1 agosto 1994, n. 14

Allorquando venga proposto, ai sensi dell’art. 311, comma secondo, c.p.p.ricorso diretto per cassazione avverso ordinanze che dispongono misure cautelari, è proponibile la censura prospettata sulla base dell’asserita violazione, da parte del Gip, dell’obbligo di esporre gli indizi che giustificano, in concreto, la misura disposta e, quindi, di indicare la loro genesi, il loro contenuto e la loro rilevanza. Improponibile, invece, è ogni rilievo che, travalicando i limiti del sindacato consentito sulla motivazione del provvedimento impugnato, sconfini nella verifica della fondatezza degli elementi acquisiti ed utilizzati dal giudice che ha adottato il provvedimento impugnato. Cass. pen. Sezioni Unite 1 agosto 1994, n. 14

Il decreto con il quale il giudice per le indagini preliminari pu a norma dell’art. 104, terzo comma, c.p.p.dilazionare, su richiesta del pubblico ministero, l’esercizio del diritto dell’indagato di conferire con il suo difensore non è autonomamente impugnabile. Dall’assenza di motivazione del provvedimento stesso, se può derivare la nullità dell’interrogatorio, non consegue la nullità ma solo l’inefficacia della misura che può essere posta a sostegno di una richiesta di scarcerazione, eventualmente ricorribile al giudice del riesame, ma non può essere direttamente dedotta in Cassazione, come vizio originario del provvedimento cautelare, ai sensi dell’art. 311, secondo comma, c.p.p. Cass. pen. sez. VI 24 settembre 1993, n. 1929

In tema di ricorso avverso ordinanza di rigetto della richiesta di revoca di custodia in carcere o di sostituzione della predetta misura con arresti domiciliari, compito della Corte di cassazione non è quello di esprimere un ulteriore apprezzamento di merito circa la possibilità di cura del ricorrente nello stato di detenzione, ma quello di esaminare il provvedimento impugnato per stabilire se le conclusioni cui è pervenuto il giudice di merito sono esenti da vizi. In sede di legittimità, pertanto, non devono essere presi nuovamente in considerazione gli atti concernenti le condizioni di salute, ma occorre verificare se il provvedimento impugnato ne ha tenuto conto ed è giunto a conclusioni logicamente corrette, nell’ambito dei poteri valutativi riservati al giudice di merito. Cass. pen. sez. V 14 settembre 1991

Il ricorso per cassazione per saltum ai sensi dell’art. 311 c.p.p. contro ordinanze che dispongono una misura coercitiva è ammissibile solo per violazione delle norme attinenti allo status libertatis e non per asserite invalidità afferenti alla speciale fase delle indagini preliminari o all’assunzione di singoli mezzi probatori (nella specie, di una perizia tossicologica). Cass. pen. sez. VI 9 luglio 1991

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