Art. 304 – Codice di Procedura Penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477 - aggiornato al D.Lgs. 08.11.2021, n. 188)

Sospensione dei termini di durata massima della custodia cautelare

Articolo 304 - codice di procedura penale

1. I termini previsti dall’art. 303 sono sospesi, con ordinanza appellabile a norma dell’art. 310, nei seguenti casi:
a) nella fase del giudizio, durante il tempo in cui il dibattimento è sospeso o rinviato per impedimento dell’imputato o del suo difensore (486) ovvero su richiesta dell’imputato o del suo difensore, sempre che la sospensione o il rinvio non siano stati disposti per esigenze di acquisizione della prova (509) o a seguito di concessione di termini per la difesa (108, 451, 519, 520);
b) nella fase del giudizio, durante il tempo in cui il dibattimento è sospeso o rinviato a causa della mancata presentazione, dell’allontanamento o della mancata partecipazione di uno o più difensori che rendano privo di assistenza uno o più imputati;
c) nella fase del giudizio, durante la pendenza dei termini previsti dall’articolo 544, commi 2 e 3;
c bis) nel giudizio abbreviato, durante il tempo in cui l’udienza è sospesa o rinviata per taluno dei casi indicati nelle lettere a) e b) e durante la pendenza dei termini previsti dall’articolo 544, commi 2 e 3 (1)(2).
2. I termini previsti dall’articolo 303 possono essere altresì sospesi quando si procede per taluno dei reati indicati nell’articolo 407, comma 2, lettera a), nel caso di dibattimenti o di giudizi abbreviati particolarmente complessi, durante il tempo in cui sono tenute le udienze o si delibera la sentenza nel giudizio di primo grado (525 ss.) o nel giudizio sulle impugnazioni (1)(3).
3. Nei casi previsti dal comma 2, la sospensione è disposta dal giudice, su richiesta del pubblico ministero, con ordinanza appellabile a norma dell’art. 310.
4. I termini previsti dall’art. 303, comma 1, lett. a), sono sospesi, con ordinanza appellabile a norma dell’art. 310, se l’udienza preliminare è sospesa o rinviata per taluno dei casi indicati nel comma 1, lettere a) e b), del presente articolo.
5. Le disposizioni di cui alle lettere a) e b) del comma 1, anche se riferite al giudizio abbreviato, (1) (4) e di cui al comma 4 non si applicano ai coimputati ai quali i casi di sospensione non si riferiscono e che chiedono che si proceda nei loro confronti previa separazione dei processi.
6. La durata della custodia cautelare non può comunque superare il doppio dei termini previsti dall’art. 303, commi 1, 2 e 3 senza tenere conto dell’ulteriore termine previsto dall’articolo 303, comma 1, lettera b), numero 3 bis) (5) e i termini aumentati della metà previsti dall’art. 303, comma 4, ovvero, se più favorevole, i due terzi del massimo della pena temporanea prevista per il reato contestato o ritenuto in sentenza. A tal fine la pena dell’ergastolo è equiparata alla pena massima temporanea.
7. Nel computo dei termini di cui al comma 6, salvo che per il limite relativo alla durata complessiva della custodia cautelare, non si tiene conto dei periodi di sospensione di cui al comma 1, lett. b).

Articolo 304 - Codice di Procedura Penale

1. I termini previsti dall’art. 303 sono sospesi, con ordinanza appellabile a norma dell’art. 310, nei seguenti casi:
a) nella fase del giudizio, durante il tempo in cui il dibattimento è sospeso o rinviato per impedimento dell’imputato o del suo difensore (486) ovvero su richiesta dell’imputato o del suo difensore, sempre che la sospensione o il rinvio non siano stati disposti per esigenze di acquisizione della prova (509) o a seguito di concessione di termini per la difesa (108, 451, 519, 520);
b) nella fase del giudizio, durante il tempo in cui il dibattimento è sospeso o rinviato a causa della mancata presentazione, dell’allontanamento o della mancata partecipazione di uno o più difensori che rendano privo di assistenza uno o più imputati;
c) nella fase del giudizio, durante la pendenza dei termini previsti dall’articolo 544, commi 2 e 3;
c bis) nel giudizio abbreviato, durante il tempo in cui l’udienza è sospesa o rinviata per taluno dei casi indicati nelle lettere a) e b) e durante la pendenza dei termini previsti dall’articolo 544, commi 2 e 3 (1)(2).
2. I termini previsti dall’articolo 303 possono essere altresì sospesi quando si procede per taluno dei reati indicati nell’articolo 407, comma 2, lettera a), nel caso di dibattimenti o di giudizi abbreviati particolarmente complessi, durante il tempo in cui sono tenute le udienze o si delibera la sentenza nel giudizio di primo grado (525 ss.) o nel giudizio sulle impugnazioni (1)(3).
3. Nei casi previsti dal comma 2, la sospensione è disposta dal giudice, su richiesta del pubblico ministero, con ordinanza appellabile a norma dell’art. 310.
4. I termini previsti dall’art. 303, comma 1, lett. a), sono sospesi, con ordinanza appellabile a norma dell’art. 310, se l’udienza preliminare è sospesa o rinviata per taluno dei casi indicati nel comma 1, lettere a) e b), del presente articolo.
5. Le disposizioni di cui alle lettere a) e b) del comma 1, anche se riferite al giudizio abbreviato, (1) (4) e di cui al comma 4 non si applicano ai coimputati ai quali i casi di sospensione non si riferiscono e che chiedono che si proceda nei loro confronti previa separazione dei processi.
6. La durata della custodia cautelare non può comunque superare il doppio dei termini previsti dall’art. 303, commi 1, 2 e 3 senza tenere conto dell’ulteriore termine previsto dall’articolo 303, comma 1, lettera b), numero 3 bis) (5) e i termini aumentati della metà previsti dall’art. 303, comma 4, ovvero, se più favorevole, i due terzi del massimo della pena temporanea prevista per il reato contestato o ritenuto in sentenza. A tal fine la pena dell’ergastolo è equiparata alla pena massima temporanea.
7. Nel computo dei termini di cui al comma 6, salvo che per il limite relativo alla durata complessiva della custodia cautelare, non si tiene conto dei periodi di sospensione di cui al comma 1, lett. b).

Note

(1) A norma dell’art. 4, comma 1, del D.L. 7 aprile 2000, n. 82, convertito, con modificazioni, nella L. 5 giugno 2000, n. 144, queste disposizioni si applicano anche ai giudizi abbreviati in corso alla data di entrata in vigore del citato decreto, sempre che la custodia cautelare non abbia già perso efficacia.
(2) Questa lettera è stata aggiunta dall’art. 2, comma 1, lett. a), del D.L. 7 aprile 2000, n. 82, convertito, con modificazioni, nella L. 5 giugno 2000, n. 144.
(3) Questo comma è stato così sostituito dall’art. 2, comma 1, lett. b), del D.L. 7 aprile 2000, n. 82, convertito, con modificazioni, nella L. 5 giugno 2000, n. 144.
(4) Le parole: «Le disposizioni di cui alle lettere a) e b) del comma 1» sono state così sostituite dalla attuali da: «Le disposizioni …» fino a: «… giudizio abbreviato,» dall’art. 2, comma 1, lett. c), del D.L. 7 aprile 2000, n. 82, convertito, con modificazioni, nella L. 5 giugno 2000, n. 144.
(5) Le parole: «senza tenere conto dell’ulteriore termine previsto dall’articolo 303, comma 1, lettera b), numero 3 bis)» sono state aggiunte dall’art. 2, comma 2, del D.L. 24 novembre 2000, n. 341, convertito, con modificazioni, nella L. 19 gennaio 2001, n. 4. Ai sensi dell’art. 5 del predetto provvedimento, questa disposizione si applica anche ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore del D.L. n. 341/2000.

Massime

Il giudizio di particolare complessità che, ai sensi dell’art. 304, comma 2, cod. proc. pen. legittima la sospensione dei termini di custodia cautelare, ha carattere prognostico, dovendo essere formulato, alla stregua di criteri adeguatamente motivati, non con riguardo all’attività di studio degli atti, bensì in ragione dell’attività da compiere nel corso della celebrazione del dibattimento o del giudizio (Fattispecie relativa a sospensione disposta nel giudizio di appello in cui la Corte ha ritenuto irrilevanti, ai fini del giudizio di complessità, le circostanze relative alla gravità delle imputazioni ed alla complessità delle indagini svolte ed ha precisato che le circostanze relative alla complessità e molteplicità delle questioni da esaminare possono costituire motivi per ritenere complesso il dibattimento, ove incidano sui tempi della discussione o, più in generale, sulle attività da compiere nel corso del processo). Cass. pen. sez. VI 16 maggio 2018, n. 21745

La sospensione dei termini di custodia cautelare per la particolare complessità del dibattimento può essere legittimamente disposta solo se non sono scaduti i termini di fase e, una volta deliberata, è immediatamente operativa, non potendone essere differita la decorrenza al momento di naturale scadenza. (In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto che l’ordinanza di sospensione avesse “coperto” tutto il periodo intercorrente tra la sua adozione e la sentenza di primo grado, ivi compreso quello decorso “medio tempore” dopo una sentenza di incompetenza e fino alla ritrasmissione degli atti al giudice che aveva emesso il provvedimento di sospensione, sebbene il termine “ordinario” di fase non fosse ancora scaduto al momento della sentenza di incompetenza). Cass. pen. sez. I 27 marzo 2015, n. 13038

In tema di durata della custodia cautelare nei procedimenti per uno dei delitti di cui all’art. 407, comma secondo, lett. a), c.p.p.qualora il termine di fase sia stato sospeso per la particolare complessità del dibattimento o del giudizio abbreviato, ai sensi dell’art. 304, comma secondo, c.p.p.il termine massimo di durata della custodia, fissato nel doppio dei termini di fase dal sesto comma del predetto art. 304, non può essere superato sommando ad esso l’ulteriore termine eventualmente utilizzato, nella fase del giudizio per uno dei delitti citati, ai sensi dell’art. 303, comma primo, lett. b), n. 3 bis, c.p.p. Cass. pen. Sezioni Unite 7 luglio 2014, n. 29556   in Anpp n. 5/2014.

 

Il giudizio di complessità, ex art. 304, comma secondo c.p.p. – che legittima la sospensione dei termini di custodia cautelare – ha carattere prognostico, dovendo essere formulato non con riguardo all’attività espletata ed esaurita, bensì in ragione dell’attività da compiere ed implica un accertamento fattuale insindacabile in sede di legittimità, se adeguatamente motivato. (Nella specie, la Corte ha ritenuto correttamente motivata la decisione adottata in sede di giudizio abbreviato, nel quale era stata disposta attività probatoria integrativa, ex art. 441 c.p.p.che aveva giustificato la complessità sulla scorta del numero elevato di testimoni da esaminare, del tempo necessario per la discussione finale, dei concomitanti impegni del giudice e del carico di lavoro dell’ufficio). Cass. pen. sez. II 6 settembre 2013, n. 36638

Competente a disporre la sospensione dei termini di durata della custodia cautelare (nella specie a norma dell’art. 304, comma secondo, c.p.p.), nelle more del giudizio di appello, dopo la trasmissione degli atti da parte del giudice di primo grado, è il giudice di secondo grado, anche se il decreto di citazione a giudizio non sia stato ancora emesso. (Nella specie la Corte ha precisato anche che per “giudice competente” si intende sempre l’organo giudiziario, escluso ogni riferimento alle persone .siche che siano eventualmente chiamate a comporre il collegio, anche nel caso in questione, relativo a sospensione per dibattimento particolarmente complesso, essendo riferibile il principio dell’immutabilità del giudice, che si riferisce anche alle persone .siche dell’organo collegiale, soltanto alla deliberazione della sentenza). Cass. pen. sez. I 9 marzo 2009, n. 10447

Nel caso di processi a carico di più imputati, ad alcuni soltanto dei quali si riferiscano le cause di sospensione dei termini di durata massima della custodia cautelare previste dall’art. 304, comma 1, lett. a) e b), e comma 4, è sufficiente, per escludere l’operatività della sospensione anche nei confronti degli altri imputati, che costoro, ai sensi del comma 5 dello stesso art. 304, chiedano la separazione della loro posizione, e non anche che questa venga effettivamente disposta. Cass. pen. sez. I 12 febbraio 2004, n. 5819   in Arch. nuova proc. pen. 2004, 168. Conforme, Cass. pen. sez. V, 15 marzo 1999, R.

La sospensione dei termini di durata massima della custodia cautelare prevista dall’art. 304, comma 2, c.p.p.(nella specie, per la particolare complessità del dibattimento) può essere disposta solo in relazione ai reati espressamente indicati nell’art. 407, comma secondo, lett. a), stesso codice, la cui previsione ha carattere tassativo e non può essere estesa a diverse, quantunque affini, figure criminose, dato il suo carattere eccezionale, che ne impone un’interpretazione restrittiva. (Fattispecie relativa a contestazione dei reati di cui agli artt. 71 e 74 della legge 22 dicembre 1975 n. 685, che la Corte ha ritenuto impropriamente equiparati a quelli previsti dagli artt. 73 e 80, comma 2, D.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309). Cass. pen. sez. I 24 novembre 2001, n. 42590  .

 

In tema di sospensione dei termini della custodia cautelare per la particolare complessità del dibattimento, il giudice non può decidere sulla sola istanza del pubblico ministero, ma deve sentire anche il difensore o comunque porlo nella condizione di interloquire, scegliendo, a tal fine, le forme ritenute piopportune per assicurare alla difesa la conoscenza della richiesta della parte pubblica, nonché la possibilità di valutarla adeguatamente e di replicare; l’omissione di tali adempimenti determina una nullità generale a regime intermedio, che può essere rilevata o dedotta, al pitardi, nel giudizio di appello davanti al tribunale costituito ai sensi dell’art. 310 c.p.p.alla cui declaratoria consegue, ove sia nel frattempo scaduto il termine di fase, la perdita di efficacia della misura coercitiva e la scarcerazione dell’imputato «ora per allora». (Nell’affermare tale principio la Corte ha precisato che, ove l’istanza di sospensione venga formulata dal pubblico ministero fuori udienza, al giudice incombe l’obbligo di preavvertire la difesa ed instaurare un contraddittorio cartolare, con deposito di atti e scambio di memorie, ovvero orale, con la convocazione anche informale delle parti e relativa discussione). Cass. pen. Sezioni Unite 14 novembre 2001, n. 40701   in Arch. nuova proc. pen. 2002, 56.

 

La motivazione dell’ordinanza che sospende il decorso dei termini di custodia cautelare alla stregua dei parametri di cui all’art. 304, secondo comma, c.p.p. e con riferimento alla particolare complessità del dibattimento, diventa un giudizio prognostico e come tale esula dalle concrete e contingenti modalità di esplicazione del dibattimento, purché determinate sulla base dei criteri legali e delle prassi organizzative. Ne consegue che l’ordinanza non è censurabile per motivi attinenti al successivo evolversi delle udienze (come, nella specie, per rinvii dovuti alla mancata comparizione di collaboranti o anche presunte carenze organizzative), né è possibile individuare nello status libertatis di altri coimputati argomento correttivo del fondamentale criterio fissato dalla legge. Cass. pen. sez. V 6 aprile 2000, n. 1324

Il dettato dell’art. 304, secondo comma, c.p.p. nel fare riferimento a “dibattimenti particolarmente complessi”, intende comprendere, in tale locuzione, le difficoltà e gli ostacoli attinenti sia al singolo processo, ivi inclusa l’esigenza di approfondimento della posizione di ciascun imputato e di escussione di numerosi testi, sia all’organizzazione di mezzi per la sua celebrazione. (Nella specie la Corte ha esemplificativamente indicato le esigenze di natura logistica connesse alla necessità di garantire l’incolumità dei testi e dei collaboranti o la traduzione degli imputati detenuti in luoghi diversi e lontani dalla sede del giudice). Cass. pen. sez. VI 12 gennaio 2000, n. 3504

La sospensione dei termini di durata massima della custodia cautelare disposta, ai sensi dell’art. 304, comma 2, c.p.p.per i dibattimenti particolarmente complessi relativi ai reati indicati nell’art. 407, comma 2, lett. a), stesso codice non viene meno per il fatto che, all’esito del giudizio di merito, la contestazione, sulla cui base la sospensione era stata concessa, sia stata esclusa o modificata in senso più favorevole all’accusato; conseguentemente il periodo di sospensione non può essere computato nei termini di carcerazione successivi o in quelli massimi previsti dall’art. 303. (Fattispecie in tema di spaccio di sostanze stupefacenti in cui con la sentenza di primo grado era stata esclusa l’aggravante dell’ingente quantità). Cass. pen. sez. IV 4 ottobre 1999, n. 2423

Agli effetti della sospensione dei termini della custodia cautelare a norma dell’art. 304 comma 2 c.p.p.il presupposto della particolare complessità del dibattimento e quello riguardante la natura dei reati contestati a ciascun imputato, sono fra loro diversi, giacché mentre la difficoltà di trattazione del dibattimento relativo ad un processo plurisoggettivo corrisponde ad una situazione unitaria, l’oggetto delle imputazioni conserva, invece, carattere necessariamente individuale, connotando le posizioni dei singoli coimputati e differenziandole tra loro, anche ai fini della disciplina delle misure cautelari personali, in relazione alla diversa gravità dei delitti contestati a ciascuno di essi. La sospensione dei termini di custodia cautelare può pertanto essere disposta soltanto nei confronti degli imputati chiamati a rispondere di delitti inclusi nell’elencazione contenuta nell’art. 407, comma 2, lett. a) c.p.p. Cass. pen. sez. I 9 settembre 1999, n. 4964

Ai fini della sospensione dei termini di custodia cautelare a norma dell’art. 304, comma 2, c.p.p. non può farsi riferimento a posizioni individuali differenziate, dato che la causa di sospensione per la complessità del dibattimento si basa su di una situazione che va valutata complessivamente e cumulativamente, sicché la eventuale sospensione deve riguardare indistintamente tutti gli imputati. Tuttavia, ove la sospensione dei termini di custodia cautelare sia stata disposta soltanto per alcuni degli imputati, tale provvedimento, anche se non perfettamente conforme al dettato normativo, mantiene pienamente la sua validità ove emesso in presenza dei presupposti richiesti dalla legge. Cass. pen. sez. I 9 luglio 1999, n. 3440

Ai fini della sospensione dei termini di custodia cautelare (art. 304, comma 2, c.p.p.), la particolare complessità del dibattimento può essere ritenuta dal giudice dell’appello ancor prima della decisione sulle richieste di rinnovazione dell’istruttoria, quando si mostri altamente gravoso e temporalmente dispendioso l’esame delle istanze avanzate dalle parti o quando ne appaia probabile l’accoglimento con conseguente appesantimento delle cadenze processuali. (Nell’affermare tale principio la Corte ha altresì precisato che la valutazione di particolare complessità del dibattimento da parte del giudice di appello può legittimamente essere effettuata anche con riferimento ad ulteriori e diversi parametri quali il numero degli imputati, la quantità e la qualità delle imputazioni, il numero e la difficoltà delle questioni da discutere). Cass. pen. sez. II 16 aprile 1999, n. 1462

La valutazione della particolare complessità del dibattimento, che giustifica la sospensione dei termini di custodia cautelare ai sensi dell’art. 304, comma 2, c.p.p. non può riferirsi esclusivamente alla natura del processo ed al tempo necessario per l’assunzione delle prove, ma investe necessariamente la considerazione di tutta l’attività preparatoria e strumentale che richiede l’impiego di tempi tecnici, come è quella destinata a superare esigenze di ordine logistico, sempre che queste trovino la loro origine nel procedimento specifico e non invece in problemi organizzativi e strutturali (come le carenze di organico, la pendenza di altri processi, l’indisponibilità di aree e personale per la loro trattazione) connessi all’amministrazione della giustizia in generale. (In applicazione di tale principio la Corte ha ritenuto legittima causa di sospensione dei termini di custodia l’allungamento dei tempi del dibattimento derivante dalla necessaria predisposizione di una complessa strumentazione tecnica per l’esame di un collaborante in video-conferenza, considerata indispensabile per la sicurezza delle persone). Cass. pen. sez. V 10 agosto 1998, n. 3805

L’ordinanza di sospensione dei termini di durata della custodia cautelare, di cui all’art. 304 c.p.p.può intervenire durante tutta la fase del giudizio e quindi può essere pronunciata pure nel corso del dibattimento per difficoltà ed ostacoli – anche di ordine logistico attinenti all’organizzazione dei mezzi e strutture necessari per la celebrazione del dibattimento – inizialmente non prevedibili: l’eventuale mancanza di giustificazione dei «tempi morti» tra le udienze che precedono l’emissione di tale ordinanza, non incidono sulla legittimità di detto provvedimento atteso che lo stesso viene adottato ex ante in vista del futuro svolgimento e della conclusione del processo e non con riferimento alle udienze passate. Cass. pen. sez. I 9 giugno 1998, n. 3053

In sede di impugnativa dell’ordinanza di sospensione dei termini di durata massima della custodia cautelare per ritenuta particolare complessità del dibattimento, ex art. 304, comma secondo, c.p.p. non è consentita la proposizione di questioni relative alla mancata separazione dei processi – trattandosi di questioni rimesse alla discrezionalità del giudice e non soggetta ad impugnazione – neppure sotto il profilo che la complessità del procedimento è stata determinata dalle scelte del pubblico ministero nel momento in cui esercita l’azione penale o successivamente dal giudice a norma degli artt. 17, 18 e 19 c.p.p. Cass. pen. sez. VI 20 maggio 1998, n. 1668

L’art. 304, comma secondo, c.p.p. nel richiamare, ai fini della sospensione dei termini di durata della custodia cautelare, il concetto di complessità del dibattimento, ha inteso comprendere in tale locuzione non solo la complessità inerente alla trattazione e alla decisione del processo con riferimento alla esigenza di approfondimento delle posizioni di ciascun imputato e di assunzione di numerosi mezzi istruttori, ma anche tutte le difficoltà e tutti gli ostacoli di ordine logistico attinenti alla organizzazione dei mezzi e delle strutture necessari per la celebrazione del dibattimento, derivanti, ad esempio, dalla esigenza di tradurre imputati detenuti in luoghi distanti, assicurare la difesa degli imputati, tenendo conto degli impegni dei loro difensori, ottenere la presenza di collaboratori di giustizia impegnati anche in altri procedimenti, garantire la incolumità dei testi e degli stessi collaboratori di giustizia, fare fronte anche ai concomitanti impegni gravanti sui componenti del collegio. Cass. pen. sez. VI 8 maggio 1998, n. 608

L’istituto della sospensione dei termini di durata massima della custodia cautelare previsto dall’art. 304, comma secondo, c.p.p.basandosi sul dato oggettivo della complessità del dibattimento, e cioè su una situazione unitaria, contraddistinta anche dall’intreccio di incolpazioni correlate e accomunanti, non consente il riconoscimento di posizioni individuali differenziate; il che è avvalorato dalla circostanza che il legislatore ha invece espressamente previsto (art. 304, comma quinto, c.p.p.), previa separazione dei processi, la scindibilità dell’istituto della sospensione quando questo si fondi, come nelle ipotesi di cui al comma primo, lett. a) e b) e al comma 4 del medesimo articolo, su cause aventi natura personale. Tale impostazione risulta condivisa anche dalla Corte costituzionale, la quale ha avuto modo di precisare che la facoltà consentita al giudice dal comma secondo dell’art. 304 c.p.p. non può comportare, ove effettivamente esercitata, distinzioni individuali fra imputati nel processo, attenendo alla obiettiva complessità particolare del dibattimento e cioè a una situazione collettiva (o cumulativa) comune a tutti i soggetti partecipi, cosicché il richiamo al dato obiettivo della complessità del dibattimento è ostativo al riconoscimento di posizioni individuali differenziate. Cass. pen. sez. VI 21 aprile 1998, n. 674

Qualora, nella fase del giudizio, ricorrendone le condizioni, venga emessa un’ordinanza di sospensione dei termini di custodia cautelare a norma dell’art. 304, comma secondo, c.p.p.tale provvedimento esplica i suoi effetti per tutta la durata del giudizio, anche se nel corso del dibattimento sia stata stralciata la posizione relativa ad alcuni imputati. Ne consegue che anche nel caso di separazione dei processi l’ordinanza di sospensione dei termini di custodia cautelare si estende automaticamente al processo in corso derivante dallo stralcio, sempre che persistano le condizioni relative alla complessità del dibattimento. Cass. pen. sez. I 26 febbraio 1998, n. 93

In tema di sospensione dei termini di custodia cautelare, e con riferimento all’ipotesi di cui al secondo comma dell’art. 304 c.p.p.la complessità del dibattimento non cessa di costituire un requisito oggettivo sol perché derivante dall’esercizio del potere discrezionale di riunione di processi, ex art. 17 c.p.p. Ciò in quanto tale potere è esercitato in conformità alle regole tassative di cui all’art. 17 c.p.p. citato, e nei limiti rigorosi da tale norma obiettivamente individuati, ai fini di conciliare l’interesse dell’ordinamento alla celebrazione contestuale dei procedimenti interferenti (simultaneus processus) con quello del singolo imputato alla definizione della propria posizione processuale (e non potendosi peraltro, escludere – in astratto – l’interesse anche di quest’ultimo ad un ampliamento e ad un’integrazione dell’ambito cognitivo del procedimento che specificamente lo riguarda). Cass. pen. sez. I 26 gennaio 1998, n. 6669

In materia di sospensione dei termini di custodia cautelare nell’ipotesi di cui al secondo comma dell’art. 304 c.p.p.la separazione del processo in fase dibattimentale può incidere sulla efficacia della ordinanza di sospensione. Cinel caso in cui, a seguito della separazione, uno o più imputati si trovino ad essere tali in un dibattimento diverso da quello originario, che presenti difformità strutturali rispetto a quelle che costituivano la base dell’ordinanza di sospensione dei termini; quest’ultima, in base al principio del rebus sic stantibus che informa i provvedimenti in materia cautelare e del quale l’art. 299 c.p.p. costituisce applicazione, può essere rivista alla luce della nuova situazione creatasi, perché sia verificata la sua coerenza rispetto al dibattimento impostato a seguito della separazione ed al livello di novità che lo contraddistingue. In questa prospettiva compete al giudice di merito riconsiderare alla luce del presupposto normativo le imputazioni in esame, (alcune delle quali, pur se non riferite a tutti gli imputati, devono rientrare nella previsione dell’art. 407 comma secondo lett. a c.p.p.), e valutare se persista quella particolare complessità del dibattimento che della sospensione già disposta costituiva supporto. Cass. pen. sez. I 26 gennaio 1998, n. 6540

In materia di sospensione dei termini di durata della custodia cautelare, la complessità del dibattimento, di cui al secondo comma dell’art. 304 c.p.p. non può essere desunta dal titolo di reato in sé, poiché questo – nell’ambito delle ipotesi criminose ex art. 407 secondo comma lettera a) c.p.p. – costituisce il presupposto per l’applicazione dell’istituto. Tuttavia il numero dei reati, le modalità e gli intrecci della concreta fattispecie possono essere elementi indicativi di una particolare complessità del dibattimento in relazione alla ricostruzione processuale delle vicende, al numero degli imputati da esaminare, ai testi da sentire e, in generale, del materiale anche documentale da acquisire, tutto questo preludendo – inoltre – al numero ed alla complessità degli interventi nella discussione finale. Cass. pen. sez. V 26 novembre 1997, n. 4625

Ai fini della formulazione del giudizio prognostico di particolare complessità, richiesto per dar luogo alla sospensione dei termini di durata massima della custodia cautelare, ai sensi dell’art. 304, comma 2, c.p.p.deve ritenersi consentito al giudice prendere in considerazione non soltanto gli elementi già obiettivamente rilevabili, come il numero e la gravità delle imputazioni, il numero degli imputati, dei collaboratori e dei testimoni, valutando la probabile difficoltà della loro assunzione, ma anche quegli accertamenti che, pur non facendo parte dei mezzi di prova già ammessi, vi è fondato motivo di ritenere che, in relazione all’oggetto del giudizio e alle finalità del processo, debbono essere necessariamente acquisiti, costituendo un antecedente logico imprescindibile ai fini della formulazione di quel giudizio finale complessivo che si estrinseca nella sentenza e nella sua motivazione. Cass. pen. sez. I 8 agosto 1997, n. 2584

Allorché la causa di sospensione dei termini della custodia cautelare si basi sul dato oggettivo della complessità del dibattimento, non può farsi luogo al riconoscimento di posizioni differenziate, ed è pertanto irrilevante la circostanza che la posizione soggettiva di taluni imputati non sia di particolare complessità. Cass. pen. sez. I 5 giugno 1997, n. 861

La causa di sospensione dei termini della custodia cautelare durante la fase del giudizio, rappresentata dalla complessità del dibattimento (art. 304, comma secondo, c.p.p.), quando si tratti di reati indicati nell’art. 407, comma secondo, c.p.p.ha natura obiettiva e non richiede perciòche all’imputato sia personalmente contestato uno di tali reati ma che, obiettivamente, il dibattimento tratti di tali reati, benché contestati ad alcuni e non a tutti gli imputati, acquistando – globalmente inteso – un carattere complesso, che non consente distinzioni tra le singole posizioni degli imputati. Cass. pen. sez. IV 13 febbraio 1997, n. 174

L’ordinanza che, ai sensi dell’art. 304, comma secondo, c.p.p.dispone nella fase del giudizio la sospensione dei termini di durata massima della custodia cautelare, può essere legittimamente adottata anche prima della dichiarazione di apertura del dibattimento, e cisia in quanto la fase predetta, cui la norma espressamente si riferisce, comprende anche quella degli atti introduttivi al dibattimento, sia perché la particolare complessità del dibattimento stesso puimmediatamente apparire palese, ancor prima della relativa dichiarazione di apertura e dell’ammissione dei testi di accusa e difesa, in considerazione del numero degli imputati, della vastità delle imputazioni, della gravità dei reati e del numero dei testimoni semplicemente indicati dalle parti nelle rispettive liste. Cass. pen. sez. II 23 dicembre 1996, n. 4593  . Conforme, Cass. pen. sez. I, 2 dicembre 1999, n. 5430

La sospensione dei termini della custodia cautelare disposta, ai sensi dell’art. 304, comma 2, c.p.p.per la particolare complessità del dibattimento, non è limitata ai soli giorni in cui si tengono le udienze o si delibera la sentenza, ma si estende all’intero periodo, comprensivo quindi degli intervalli (cosiddetti «tempi morti») tra un’udienza e l’altra. Cass. pen. Sezioni Unite 24 luglio 1996, n. 17

In caso di sospensione dei termini di durata massima della custodia cautelare, disposta ai sensi dell’art. 304, comma 2, c.p.p. basandosi la detta causa di sospensione sul dato oggettivo della complessità del dibattimento, e cioè ad una situazione collettiva (o cumulativa) comune a tutti i soggetti partecipi, anche per le connessioni di vario tipo, insite nell’intreccio di incolpazioni correlate e accomunanti, non può farsi luogo al riconoscimento di posizioni individuali differenziate, salvo che si tratti (come previsto dall’attuale comma 5 dell’art. 304 c.p.p.quale sostituito dall’art. 15, comma 1, della L. 8 agosto 1995 n. 332), di coimputati ai quali i casi di sospensione non si riferiscano e che chiedano procedersi nei loro confronti, previa separazione dei processi. Cass. pen. sez. I 23 maggio 1996, n. 1940

A legittimare l’esercizio del potere discrezionale del giudice di sospendere i termini massimi di durata della custodia cautelare (art. 304, comma 2, c.p.p.) non è sufficiente il richiamo ad una generica complessità del dibattimento che possa essere fronteggiato con i normali mezzi processuali, contenendo i rinvii e le sospensioni del dibattimento nei limiti fissati dall’art. 477 c.p.p.in modo da rendere possibile la conclusione del processo prima della scadenza dei termini suddetti. Al fine in questione occorre invero che vengano indicati fatti concreti e specifici relativi alla situazione processuale risultante dal dibattimento a seguito di adeguata valutazione degli atti processuali a sua disposizione, prescindendo da elementi estranei al giudizio (quali ad esempio l’indisponibilità dell’aula) il giudice deve cioè concludere nel senso che il processo non possa essere definito, anche rispettando i tempi di cui all’art. 477 c.p.p. nel termine previsto dall’art. 303 c.p.p. per la fase processuale del giudizio. Cass. pen. sez. I 22 marzo 1996, n. 1192

Il potere discrezionale del giudice di sospendere i termini della custodia cautelare quando si proceda per i reati indicati nell’art. 407, comma 2, c.p.p lettera a) e qualora il dibattimento sia particolarmente complesso deve, con riguardo a quest’ultima condizione, ritenersi sussistere sia per l’ipotesi in cui la complessità in questione derivi da esigenze strettamente processuali di approfondimento istruttorio, sia per quella in cui la stessa sia conseguenza di esigenze di carattere logistico. In ogni caso va puntualizzato che la situazione deve essere tale da non consentire, per esigenze istruttorie, di addivenire alla pronuncia della sentenza nel rispetto dei termini di cui all’art. 303 c.p.p.pur procedendosi nella fissazione delle udienze secondo criteri di normalità, oppure tale da non consentire, per esigenze logistiche di seguire detti criteri. (Affermando siffatto principio la Cassazione ha ritenuto che ai fini della sospensione di cui all’art. 304, comma 2, c.p.p. potessero valere, nell’ambito dei problemi organizzativi, solo quelli inerenti alla celebrazione del processo a carico dell’imputato – esempio: traduzione di imputati detenuti in luoghi lontani; necessità di mezzi particolari per garantire incolumità di testi e collaboratori – non potendosi invece far ricadere sul medesimo problemi riguardanti piin generale l’amministrazione della giustizia – esempio: carenza di organico; pendenza di altri processi). Cass. pen. sez. VI 9 febbraio 1996, n. 4463

Al fine della individuazione della particolare complessità del dibattimento che giustifica, ex art. 304, comma 2, c.p.p.la sospensione dei termini di durata massima della custodia cautelare, occorre fare riferimento alla situazione processuale oggettiva, con riguardo alle specifiche circostanze che inducono a prevedere una lunga durata del dibattimento stesso. Integrano siffatta situazione, tale da impedire la sollecita definizione del giudizio e da rendere indispensabile la sospensione dei termini, sia la difficoltà sia il tempo dell’espletamento di una rogatoria internazionale che renda impossibile la pronuncia della sentenza entro i termini di custodia cautelare. Cass. pen. sez. IV 4 gennaio 1996, n. 3926

La sospensione prevista dall’art. 304 comma 2 computa non solo i giorni in cui si sono tenute le udienze e quelli impiegati per la deliberazione delle sentenze (come nel caso del congelamento dei termini previsto dall’art. 297 quarto comma), ma anche i «tempi morti» e quindi tutto il periodo di tempo in cui si tengono le udienze o si delibera la sentenza. Cass. pen. Sezioni Unite 28 ottobre 1991

In tema di sospensione dei termini di custodia cautelare, l’ordinanza con la quale il giudice provvede è soggetta soltanto ad appello ex art. 310 cod. proc. pen. e non con il mezzo di gravame rivolto alla sentenza con la conseguenza, quindi, che la mancata impugnazione preclude la possibilità di rimettere successivamente in discussione le ragioni poste a base del provvedimento, potendosi ipotizzare la revoca di esso solo nell’ipotesi di sopravvenienza di fatti nuovi. Cass. pen. sez. I 30 settembre 2019, n. 39974

In tema di durata del sequestro di prevenzione, il rinvio contenuto nell’art. 24, comma 2, del d.lgs. 6 settembre 2011, n. l159, all’art. 304 cod. proc. pen.secondo cui, ai fini del computo del relativo termine, si tiene conto delle cause di sospensione dei termini di durata della custodia cautelare in quanto applicabili, riguarda esclusivamente le ipotesi tipiche di sospensione di cui ai commi 1 e 2 dell’art. 304 cit.salva espressa riserva di compatibilità, e non anche la disciplina dei termini massimi di custodia, prevista dal comma sesto del medesimo articolo, in quanto avente carattere eccezionale a garanzia della libertà personale. Cass. pen. sez. I 19 gennaio 2018, n. 2211

In tema di sospensione del termine di un anno e sei mesi previsto per l’adozione del decreto di confisca dall’art. 24, comma 2, d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159, il rinvio alle cause di sospensione dei termini di durata della custodia cautelare previste dall’art. 304 cod. proc. pen. ha carattere statico e recettizio delle singole cause di sospensione e non si estende, in assenza di un esplicito richiamo, all’intera disciplina prevista da tale norma, cosicchè non è necessaria una pronuncia esplicita, con ordinanza appellabile, che dichiari la sussistenza della singola causa di sospensione. Cass. pen. sez. VI 27 luglio 2017, n. 37472

È legittima l’ordinanza di sospensione dei termini di custodia cautelare a norma dell’art. 304, comma primo, lett. a), c.p.p.richiesta dal pubblico ministero a seguito dell’accoglimento dell’istanza di rinvio del processo avanzata dal difensore dell’imputato al fine di attendere le determinazioni della Corte di cassazione, adita con ricorso avverso la declaratoria di inammissibilità dell’istanza di ricusazione pronunciata dalla Corte d’appello, non essendo il differimento un atto dovuto. Cass. pen. sez. II 6 giugno 2014, n. 23872

L’ordinanza che sospende i termini di durata della custodia cautelare durante il tempo di redazione dei motivi della sentenza può essere emessa con procedura de plano in quanto la norma non prevede esplicitamente che la decisione debba essere presa con le forme e le modalità della camera di consiglio. Cass. pen. sez. II 19 ottobre 2006, n. 35199

La sospensione dei termini di custodia cautelare, disposta ai sensi dell’art. 304, comma 2, c.p.p.cessa di operare qualora sopravvenga una causa di sospensione del procedimento a tempo indeterminato, come si verifica nel caso di rimessione degli atti alla Corte costituzionale per la decisione di una questione incidentale di legittimità costituzionale. Cass. pen. sez. VI 27 luglio 2001, n. 29941

Il provvedimento di sospensione dei termini di durata massima della custodia cautelare, nel caso previsto dall’art. 304, comma 1, lett. c), c.p.p.può essere legittimamente emesso anche dopo la scadenza dei termini previsti dall’art. 544, commi secondo e terzo, per il deposito della sentenza, senza che questo abbia avuto luogo, non determinando la detta scadenza l’esaurimento della fase del giudizio in corso, la quale si conclude, invece, soltanto con la trasmissione degli atti al giudice dell’impugnazione, come desumibile anche dall’art. 91 att. c.p.p.che regola la competenza in ordine ai provvedimenti concernenti le misure cautelari. Cass. pen. sez. I 20 marzo 1997, n. 6571

La sospensione dei termini di durata massima della custodia cautelare per quanto riguarda l’udienza preliminare (nella quale, come confermato nell’art. 303, lett. a) c.p.p. possono essere emesse sentenze a conclusione di giudizi abbreviati o di patteggiamento), è regolata autonomamente dal quarto comma dell’art. 304 c.p.p.; e poiché esso richiama solo le lett. a) e b) del primo comma deve escludersi che per i giudizi svoltisi nell’udienza preliminare sia applicabile la lett. c) del primo comma dell’art. 304 c.p.p. Cass. pen. sez. V 7 agosto 1996, n. 3680

Gli artt. 304, secondo comma e 305, secondo comma c.p.p. disciplinano ciascuno un istituto diverso: quello della sospensione dei termini e quello della proroga della custodia cautelare. Il primo, che attiene al giudizio, dà luogo ad un prolungamento di durata ex ante indeterminata e riguarda sia i termini intermedi di fase, sia il termine di durata complessiva di cui all’art. 303, quarto comma c.p.p. Il secondo che concerne le indagini, opera per un periodo di tempo determinato e riguarda solo il termine di fase delle indagini preliminari. In ragione di tale diversità, il requisito che i termini siano prossimi a scadere, previsto solo in relazione alla proroga dell’art. 305, secondo comma c.p.p. non è estensibile alla sospensione. Cass. pen. sez. V 26 maggio 1995, n. 1284

Nel computo dei termini di durata massima della custodia cautelare previsti dal comma 6 dell’art. 304 c.p.p. non si tiene conto, a norma del comma 7 del medesimo articolo, dei periodi di sospensione di cui al comma 1, lett. b). Né a tal riguardo assume rilievo contrario la sentenza interpretativa di rigetto della Corte costituzionale n. 292 del 1998, ove si è già affrontato il tema della durata massima della custodia in ipotesi di regressione del processo, in quanto, ferma restando la portata generale da annettere al limite sancito dall’art. 304, comma 6, c.p.p.altro e diverso è il problema relativo al calcolo di tale limite. Cass. pen. sez. I 14 aprile 2000, n. 1623

Configura un caso di paralisi dell’attività dibattimentale determinata da mancata assistenza difensiva la revoca in massa delle nomine dei difensori da parte degli imputati detenuti con nomina di altri difensori ai quali venga concesso termine a difesa, senza che rechi alcuna differenza la circostanza che l’iniziativa sia riferibile agli imputati o ai difensori. In tale ipotesi, ove sia adottato provvedimento di sospensione dei termini di prescrizione, gli effetti di esso si producono nei confronti di tutti gli imputati anche se alcuni non abbiano dato causa al comportamento ostruzionistico, in quanto costoro possono chiedere, per evitare conseguenze per loro pregiudizievoli, che si proceda nei loro confronti previa separazione dei processi a norma del comma quinto dell’art. 304 c.p.p. Cass. pen. sez. VI 14 dicembre 1999, n. 3431

In caso di procedimento nei confronti di più imputati, l’impedimento di alcuni di essi o dei loro difensori a comparire e la conseguente richiesta di rinvio comporta l’applicazione dell’art. 304, primo comma, lett. a) anche nei confronti di tutti quei restanti coimputati che, con la loro manifestata «non opposizione» al rinvio medesimo, ne abbiano accettato l’eventuale accoglimento. Ed invero solo la manifestazione di opposizione al rinvio per quel che concerne il proprio assistito, anche a costo di eventuale stralcio del procedimento a suo carico, impedisce l’applicabilità della sospensione dei termini di carcerazione preventiva per il relativo imputato, al quale conseguentemente la diversa eventuale decisione del giudice di non procedere allo stralcio per ragioni processuali non potrà essere addebitata come causa di sospensione del detto termine. Cass. pen. sez. I 27 luglio 1999, n. 4871

Quando il difensore sia presente in udienza, il diritto di difesa deve comunque ritenersi assicurato anche se dal verbale non risultino le richieste o conclusioni assunte in relazione ai singoli provvedimenti in ordine ai quali il patrono abbia diritto di interloquire. (Nella specie la Corte – annullando il provvedimento del tribunale del riesame che aveva, a sua volta, annullato l’ordinanza del tribunale ordinario per non essere stato sentito il difensore nel momento in cui il giudice, su richiesta del P.M.aveva emesso l’ordinanza di sospensione dei termini della custodia cautelare per la particolare complessità del dibattimento – ha osservato che il patrono, presente in udienza, e quindi in grado di svolgere le sue funzioni difensive, non le aveva svolte per sua libera scelta, e non per impedimento frapposto dal presidente del collegio giudicante). Cass. pen. sez. VI 22 settembre 1998, n. 2163

I provvedimenti di sospensione e rinvio del dibattimento hanno, di norma carattere ordinatorio e rientrano nel potere discrezionale del giudice che procede. Tale discrezionalità è vincolata, per nel caso di sopravvenienza di circostanze eccezionali, quali quelle disciplinate dall’art. 304 c.p.p. – impedimento o allontanamento, mancata presentazione o partecipazione di uno o più difensori che rendano privi di assistenza uno o più imputati – che costituiscono un ostacolo concreto, ed eventualmente giuridico, alla prosecuzione del dibattimento. Di conseguenza, la diffusa astensione dalle udienze, attuata dai difensori in adesione alla deliberazione degli organi professionali, legittima, privando uno o più imputati della necessaria assistenza tecnica, il rinvio o la sospensione del dibattimento e giustifica, conseguentemente, la sospensione dei termini di custodia cautelare. (Ha peraltro affermato la Corte che non è giuridicamente apprezzabile la manifesta volontà dei detenuti di prosecuzione del processo, stante l’impossibilità concreta di assicurare, anche attraverso difensori di ufficio, l’assistenza tecnica a uno o più imputati, e rientrando nell’insindacabile discrezionalità del giudice la valutazione in ordine alla separazione dei giudizi). Cass. pen. sez. V 11 novembre 1997, n. 3920

È legittimo il rinvio del dibattimento ad altra udienza, con la conseguente applicazione della sospensione dei termini custodiali, ricorrendo la fattispecie di cui all’art. 304 c.p.p.allorché siano indicate, dal giudice di merito, con argomentazioni esenti da vizi o errori di diritto, le ragioni di fatto per le quali non sia possibile né separare la posizione processuale dell’imputato non scarcerato, né assicurare una valida difesa d’ufficio a tutti i coimputati del processo simultaneo a mezzo dell’unico avvocato presente in udienza, in periodo di astensione degli avvocati dalle udienze. Cass. pen. sez. I 5 giugno 1995, n. 2832

La sospensione dei termini di custodia cautelare (art. 304 c.p.p.) si determina ogni qualvolta in un’attività processuale dell’imputato o del suo difensore sia configurabile una richiesta, anche implicita, di sospensione o di rinvio del dibattimento, perchè il richiedente, ben consapevole degli effetti della sua richiesta, ne accetta anche i riflessi sul computo di tali termini. (Nella specie il difensore dell’imputato si era opposto alla separazione dei giudizi dopo che il difensore di altri coimputati aveva richiesto il rinvio del processo per suo impedimento, cosicchè il dibattimento, nei confronti di tutti gli imputati, era stato rinviato a tempo indeterminato. La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso avverso la declaratoria della corte d’assise di sospensione dei termini di custodia cautelare). Cass. pen. sez. I 7 aprile 1992, n. 1015

 

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