Art. 301 – Codice di Procedura Penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477 - aggiornato al D.Lgs. 08.11.2021, n. 188)

Estinzione di misure disposte per esigenze probatorie

Articolo 301 - codice di procedura penale

1. Le misure disposte per le esigenze cautelari previste dall’art. 274 comma 1 lett. a) perdono immediatamente efficacia se alla scadenza del termine previsto dall’art. 292 comma 2 lett. d), non ne è ordinata la rinnovazione.
2. La rinnovazione è disposta dal giudice con ordinanza (125), su richiesta del pubblico ministero, anche per più di una volta, entro i limiti previsti dagli artt. 305 e 308 (1).
2 bis. Salvo il disposto dell’art. 292, comma 2, lett. d), quando si procede per reati diversi da quelli previsti dall’art. 407, comma 2, lett. a), numeri da 1 a 6, sia da quelli per il cui accertamento sono richieste investigazioni particolarmente complesse per la molteplicità di fatti tra loro collegati ovvero per l’elevato numero di persone sottoposte alle indagini o di persone offese, ovvero per reati per il cui accertamento è richiesto il compimento di atti di indagine all’estero, la custodia cautelare in carcere disposta per il compimento delle indagini previste dall’art. 274, comma 1, lett. a), non può avere durata superiore a trenta giorni.
2 ter. La proroga della medesima misura è disposta, per non più di due volte ed entro il limite complessivo di novanta giorni, dal giudice con ordinanza, su richiesta inoltrata dal pubblico ministero prima della scadenza, valutate le ragioni che hanno impedito il compimento delle indagini per le cui esigenze la misura era stata disposta e previo interrogatorio dell’imputato.

Articolo 301 - Codice di Procedura Penale

1. Le misure disposte per le esigenze cautelari previste dall’art. 274 comma 1 lett. a) perdono immediatamente efficacia se alla scadenza del termine previsto dall’art. 292 comma 2 lett. d), non ne è ordinata la rinnovazione.
2. La rinnovazione è disposta dal giudice con ordinanza (125), su richiesta del pubblico ministero, anche per più di una volta, entro i limiti previsti dagli artt. 305 e 308 (1).
2 bis. Salvo il disposto dell’art. 292, comma 2, lett. d), quando si procede per reati diversi da quelli previsti dall’art. 407, comma 2, lett. a), numeri da 1 a 6, sia da quelli per il cui accertamento sono richieste investigazioni particolarmente complesse per la molteplicità di fatti tra loro collegati ovvero per l’elevato numero di persone sottoposte alle indagini o di persone offese, ovvero per reati per il cui accertamento è richiesto il compimento di atti di indagine all’estero, la custodia cautelare in carcere disposta per il compimento delle indagini previste dall’art. 274, comma 1, lett. a), non può avere durata superiore a trenta giorni.
2 ter. La proroga della medesima misura è disposta, per non più di due volte ed entro il limite complessivo di novanta giorni, dal giudice con ordinanza, su richiesta inoltrata dal pubblico ministero prima della scadenza, valutate le ragioni che hanno impedito il compimento delle indagini per le cui esigenze la misura era stata disposta e previo interrogatorio dell’imputato.

Note

(1) La Corte costituzionale, con sentenza n. 219 dell’8 giugno 1994, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di questo comma, nella parte in cui non prevede che, ai fini dell’adozione del provvedimento di rinnovazione della misura cautelare personale, debba essere previamente sentito il difensore della persona da assoggettare alla misura.

Massime

Il provvedimento di rinnovo della misura coercitiva della custodia in carcere disposta per esigenze probatorie deve, ai sensi dell’art. 301 comma secondo ter, essere preceduto dall’interrogatorio dell’imputato solo qualora i reati per cui si procede siano diversi sia da quelli previsti dall’art. 407 comma secondo lett. a), numeri da 1 a 6 c.p.p.sia da quelli che di per sè richiedono indagini particolarmente complesse per la molteplicità dei fatti tra loro collegati ovvero per l’elevato numero di persone offese. Tale disciplina si giustifica in quanto per i reati che di regola non postulano investigazioni di particolare complessità, l’indagine del giudice è più stringente dovendo egli verificare, nel contraddittorio tra le parti, le ragioni che hanno impedito il compimento, nei termini prefissati, delle indagini per le quali la misura era stata disposta. Del pari risulta razionale l’omessa previsione dell’interrogatorio de quo quando il giudice deve valutare il persistere delle esigenze cautelari nell’ambito di un procedimento concernente fatti reati caratterizzati, in base a criteri oggettivi, dalla complessità delle indagini. Cass. pen. sez. VI 11 dicembre 1996, n. 3346

Il principio di cui all’art. 302 c.p.p.secondo cui non è consentito disporre nuovamente la custodia cautelare se non dopo la effettiva cessazione del precedente stato di detenzione nonché dopo l’interrogatorio dell’indiziato o la sua mancata comparizione, non è suscettibile di interpretazione analogica e, pertanto, non si applica al di fuori dell’ipotesi, ivi prevista, di caducazione della misura cautelare per omesso, tempestivo interrogatorio. In particolare, quindi, il principio non può trovare applicazione in caso di annullamento dell’ordinanza impositiva della custodia cautelare per ritenuta esistenza di un vizio formale diverso da quello dianzi accennato. Cass. pen. sez. VI 21 marzo 1995, n. 44

La rinnovazione della misura cautelare disposta per esigenze probatorie, ai sensi dell’art. 301, secondo comma, c.p.p.esige la verifica, da parte del giudice, dell’attività compiuta e di quella da compiere, per valutare la necessità di quest’ultima e soprattutto per stabilire se rispetto ad essa esista effettivamente il pericolo che la persona sottoposta alla misura operi in modo da pregiudicare l’acquisizione o la genuinità della prova. Cass. pen. sez. V 29 marzo 1993, n. 101

Una nuova imposizione all’imputato della custodia in carcere o degli arresti domiciliari per lo stesso fatto è consentita solo se, dopo la pronuncia di un’ordinanza ai sensi degli artt. 274 e 275 c.p.p.emergano nuove esigenze cautelari per effetto dello sviluppo delle indagini e sempre che non sia decorso il termine di cui all’art. 303 dello stesso codice. (Fattispecie in cui, dopo che il tribunale aveva annullata l’ordinanza con la quale il G.I.P. aveva prorogato la custodia cautelare imposta per evitare il pericolo di inquinamento delle prove, questi aveva disposto ex novo la medesima misura, ma stavolta per esigenze di tutela della collettività; la Cassazione ha ritenuto illegittimo il modus procedendi del G.I.P. sulla scorta del principio di cui in massima). Cass. pen. sez. I 21 gennaio 1992

In tema di misure cautelari personali, col termine «proroga», adoperato nell’art. 14 della L. 8 agosto 1995, n. 332, che ha aggiunto al testo dell’art. 301 c.p.p. i commi 2 bis e 2 ter, il legislatore non ha introdotto una nuova ipotesi di proroga, distinta dall’omologo istituto disciplinato dall’art. 305 c.p.p. e dalla rinnovazione, prevista dal citato art. 301. Malgrado l’uso improprio del termine, infatti, le disposizioni aggiunte dalla novella attengono all’istituto della rinnovazione, che si sostanzia nella proroga del termine di efficacia della misura cautelare. Cass. pen. sez. I 28 marzo 1996, n. 921

I commi 2 bis e 2 ter dell’art. 301 c.p.p.introdotti dall’art. 14 della L. 8 agosto 1995, n. 332, in ragione della loro collocazione sistematica e del tenore letterale, hanno identico ambito oggettivo. Conseguentemente, il termine di novanta giorni, previsto come limite di operatività della proroga dal comma 2 ter è condizionato alla sussistenza dei due presupposti specificati nel comma precedente, ossia che non si proceda per i reati previsti dall’art. 407, comma 2, lett. a), numeri da 1 a 6 c.p.p.ovvero per reati per il cui accertamento sono richieste investigazioni particolarmente complesse, ovvero è richiesto il compimento di atti di indagine all’estero. (Fattispecie relativa alla custodia in carcere per omicidio). Cass. pen. sez. I 28 marzo 1996, n. 921

L’indicazione, sempre obbligatoria, nell’ordinanza applicativa di misura cautelare, del termine della sua durata, ai sensi dell’art. 292, comma 2, lett. d), quando il provvedimento, pur nel concorso di altre esigenze cautelari, sia finalizzato anche alla salvaguardia di quelle previste dall’art. 274, lett. a), c.p.p. non è da considerare, proprio per detta sua obbligatorietà, come indice di una prevalenza delle esigenze di cautela probatoria rispetto alle altre sicché, nel perdurare di queste ultime, l’intervenuta scadenza del termine in questione non implica l’automatica revoca della misura imposta. Cass. pen. sez. I 31 gennaio 1996, n. 5629

L’obbligo di sentire previamente il difensore, che l’art. 301, comma 2, c.p.p. – nel testo risultante dalla parziale illegittimità costituzionale di cui alla sentenza della Corte costituzionale n. 219 del 29 maggio – 8 giugno 1994, nella parte in cui non prevede che previamente sia sentito il difensore della persona da assoggettare alla misura – pone a carico del giudice al quale sia stata richiesta dal pubblico ministero la rinnovazione della misura cautelare disposta per esigenze probatorie, non è estensibile all’ipotesi in cui la rinnovazione sia richiesta per esigenze di difesa sociale; infatti, solo nel primo caso è prescritto il contraddittorio con il difensore, al fine di prevenire l’emissione di una ordinanza volta a rinnovare una misura la cui efficacia stia per venir meno per la scadenza del termine. Cass. pen. sez. III 22 luglio 1997, n. 2255

L’obbligo di sentire previamente il difensore, che l’art. 301, comma 2, c.p.p. – nel testo risultante a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 219 del 1994 con la quale è stata dichiarata la parziale illegittimità della norma – pone a carico del giudice al quale sia stata richiesta dal pubblico ministero la rinnovazione della misura cautelare disposta per esigenze probatorie, non è estensibile all’ipotesi di adozione di un provvedimento coercitivo al solo scopo di precisare l’imputazione formulata in un analogo provvedimento precedente e relativo al medesimo fatto; il contraddittorio con il difensore è prescritto infatti, nel primo caso, al fine di prevenire l’emissione di un’ordinanza che varrebbe a privare nuovamente della libertà l’indagato o comunque a rinnovare una misura la cui efficacia sta per venir meno per la scadenza di un termine; nell’ipotesi di adozione di un nuovo provvedimento cautelare al fine di precisare l’imputazione, viceversa, l’indagato non ha riacquistato la libertà – né la sta per riacquistare – e gli effetti della successiva ordinanza retroagiscono, ai sensi dell’art. 297, comma 3, c.p.p.al momento dell’esecuzione del primo provvedimento restrittivo sicché non trova giustificazione un’anticipata instaurazione del contraddittorio. Cass. pen. sez. II 4 gennaio 1996, n. 4310

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