Art. 294 – Codice di Procedura Penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477 - aggiornato al D.Lgs. 08.11.2021, n. 188)

Interrogatorio della persona sottoposta a misura cautelare personale

Articolo 294 - codice di procedura penale

1. Fino alla dichiarazione di apertura del dibattimento, il giudice che ha deciso in ordine all’applicazione della misura cautelare se non vi ha proceduto nel corso dell’udienza di convalida dell’arresto o del fermo di indiziato di delitto, procede all’interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare (285, 286) in carcere immediatamente e comunque non oltre cinque giorni dall’inizio dell’esecuzione della custodia, salvo il caso in cui essa sia assolutamente impedita. (Omissis) (1)(2)(3).
1 bis. Se la persona è sottoposta ad altra misura cautelare, sia coercitiva che interdittiva, l’interrogatorio deve avvenire non oltre dieci giorni dalla esecuzione del provvedimento o dalla sua notificazione. Il giudice, anche d’ufficio, verifica che all’imputato in stato di custodia cautelare in carcere o agli arresti domiciliari sia stata data la comunicazione di cui all’articolo 293, comma 1, o che comunque sia stato informato ai sensi del comma 1bis dello stesso articolo, e provvede, se del caso, a dare o a completare la comunicazione o l’informazione ivi indicate (4).
1 ter. L’interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare deve avvenire entro il termine di quarantotto ore se il pubblico ministero ne fa istanza nella richiesta di custodia cautelare.
2. Nel caso di assoluto impedimento, il giudice ne dà atto con decreto motivato (125) e il termine per l’interrogatorio decorre nuovamente dalla data in cui il giudice riceve comunicazione della cessazione dell’impedimento o comunque accerta la cessazione dello stesso.
3. Mediante l’interrogatorio il giudice valuta se permangono le condizioni di applicabilità e le esigenze cautelari previste con riferimento alla custodia cautelare dagli artt. 273, 274 e 275. Quando ne ricorrono le condizioni, provvede, a norma dell’art. 299, alla revoca o alla sostituzione della misura disposta.
4. Ai fini di quanto previsto dal comma 3, l’interrogatorio è condotto dal giudice con le modalità indicate negli articoli 64 e 65. Al pubblico ministero e al difensore, che ha obbligo di intervenire, è dato tempestivo avviso del compimento dell’atto (6).
4 bis. Quando la misura cautelare è stata disposta dalla corte di assise o dal tribunale, all’interrogatorio procede il presidente del collegio o uno dei componenti da lui delegato.
5. Per gli interrogatori da assumere nella circoscrizione di altro tribunale, il giudice o il presidente, nel caso di organo collegiale, qualora non ritenga di procedere personalmente, richiede il giudice per le indagini preliminari del luogo.
6. L’interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare (285, 286) da parte del pubblico ministero (364) non può precedere l’interrogatorio del giudice.

Articolo 294 - Codice di Procedura Penale

1. Fino alla dichiarazione di apertura del dibattimento, il giudice che ha deciso in ordine all’applicazione della misura cautelare se non vi ha proceduto nel corso dell’udienza di convalida dell’arresto o del fermo di indiziato di delitto, procede all’interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare (285, 286) in carcere immediatamente e comunque non oltre cinque giorni dall’inizio dell’esecuzione della custodia, salvo il caso in cui essa sia assolutamente impedita. (Omissis) (1)(2)(3).
1 bis. Se la persona è sottoposta ad altra misura cautelare, sia coercitiva che interdittiva, l’interrogatorio deve avvenire non oltre dieci giorni dalla esecuzione del provvedimento o dalla sua notificazione. Il giudice, anche d’ufficio, verifica che all’imputato in stato di custodia cautelare in carcere o agli arresti domiciliari sia stata data la comunicazione di cui all’articolo 293, comma 1, o che comunque sia stato informato ai sensi del comma 1bis dello stesso articolo, e provvede, se del caso, a dare o a completare la comunicazione o l’informazione ivi indicate (4).
1 ter. L’interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare deve avvenire entro il termine di quarantotto ore se il pubblico ministero ne fa istanza nella richiesta di custodia cautelare.
2. Nel caso di assoluto impedimento, il giudice ne dà atto con decreto motivato (125) e il termine per l’interrogatorio decorre nuovamente dalla data in cui il giudice riceve comunicazione della cessazione dell’impedimento o comunque accerta la cessazione dello stesso.
3. Mediante l’interrogatorio il giudice valuta se permangono le condizioni di applicabilità e le esigenze cautelari previste con riferimento alla custodia cautelare dagli artt. 273, 274 e 275. Quando ne ricorrono le condizioni, provvede, a norma dell’art. 299, alla revoca o alla sostituzione della misura disposta.
4. Ai fini di quanto previsto dal comma 3, l’interrogatorio è condotto dal giudice con le modalità indicate negli articoli 64 e 65. Al pubblico ministero e al difensore, che ha obbligo di intervenire, è dato tempestivo avviso del compimento dell’atto (6).
4 bis. Quando la misura cautelare è stata disposta dalla corte di assise o dal tribunale, all’interrogatorio procede il presidente del collegio o uno dei componenti da lui delegato.
5. Per gli interrogatori da assumere nella circoscrizione di altro tribunale, il giudice o il presidente, nel caso di organo collegiale, qualora non ritenga di procedere personalmente, richiede il giudice per le indagini preliminari del luogo.
6. L’interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare (285, 286) da parte del pubblico ministero (364) non può precedere l’interrogatorio del giudice.

Note

(1) L’ultimo periodo di questo comma è stato abrogato dall’art. 11, comma 1, lett. b) della L. 8 agosto 1995, n. 332.
(2) La Corte costituzionale, con sentenza n. 77 del 3 aprile 1997, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di questo comma, nella parte in cui non prevede che, fino alla trasmissione degli atti al giudice del dibattimento, il giudice proceda all’interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare in carcere immediatamente e comunque non oltre cinque giorni dall’inizio di esecuzione della custodia.
(3) La Corte costituzionale, con sentenza n. 32 del 17 febbraio 1999, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di questo comma, nella parte in cui non prevede che fino all’apertura del dibattimento il giudice proceda all’interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare in carcere.
(4) Questo periodo è stato aggiunto dall’art. 1, comma 1, lett. c), del D.L.vo 1 luglio 2014, n. 101, a decorrere dal trentesimo giorno successivo a quello della sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale (G.U. Serie gen. – n. 164 del 17 luglio 2014).
(5) Le parole: «con riferimento alla custodia cautelare» sono state soppresse dall’art. 11, comma 1, lett. d) della L. 8 agosto 1995, n. 332.
(6) Questo comma è stato così sostituito dall’art. 12 della L. 1 marzo 2001, n. 63.

Massime

Ai fini del ripristino della misura coercitiva della custodia cautelare divenuta inefficace per omesso interrogatorio nei termini di legge, l’art. 302 c.p.p. esige unicamente che il titolo originario caducato non sia più operante al momento dell’interrogatorio, non richiedendosi che quest’ultimo avvenga con l’indagato libero. Cass. pen. sez. VI 26 novembre 2008, n. 44127

Nel caso in cui il giudice per le indagini preliminari, delegato a norma dell’art. 294 comma 5, c.p.p.ad assumere l’interrogatorio di garanzia abbia proceduto all’incombente privo del fascicolo procedimentale, perché non trasmessogli dall’autorità delegante, tale mancanza non comporta alcuna conseguenza sulla validità dell’atto qualora il giudice sia stato in grado di effettuare una chiara contestazione dell’addebito con la specificazione degli elementi di fatto su cui si basa l’accusa, compresa l’indicazione degli elementi di prova acquisiti, come richiesto dagli artt. 64 e 65 c.p.p. Cass. pen. sez. VI 9 novembre 1998, n. 3123

Poiché l’obbligo di procedere all’interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare è limitato alla fase delle indagini preliminari, l’efficacia della sentenza della Corte costituzionale n. 77 del 1997 – la quale ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 294, primo comma, c.p.p. nella parte in cui non prevede che, fino alla trasmissione degli atti al giudice del dibattimento, il giudice per le indagini preliminari proceda all’interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare in carcere immediatamente e comunque non oltre cinque giorni dall’inizio dell’esecuzione della custodia, a pena di inefficacia della misura ai sensi dell’art. 302 dello stesso codice, anch’esso dichiarato incostituzionale – presuppone che al momento della pubblicazione della sentenza gli atti non siano stati ancora trasmessi al giudice del dibattimento ovvero che non sia iniziata la fase del giudizio. In caso contrario, tale fase, caratterizzata dalla pienezza del contraddittorio e dalla presenza della parte privata, produce effetti assorbenti delle esigenze che avrebbero potuto soddisfarsi con l’interrogatorio di garanzia. Cass. pen. sez. V 21 ottobre 1998, n. 4426

Nel caso di riapplicazione, ai sensi dell’art. 300, comma 5, c.p.p.di misura cautelare nei confronti di imputato già prosciolto o assolto in primo grado e poi condannato in appello per lo stesso fatto, non sussiste, per difetto dei relativi presupposti, l’obbligo di effettuazione dell’interrogatorio di garanzia previsto dall’art. 294 c.p.p. Cass. pen. sez. I 8 maggio 1998, n. 2220

Dovendosi attribuire alla pronunce del giudice delle leggi efficacia invalidante e perciò retroattiva, a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 77 del 3 aprile 1997 – la quale ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 294, primo comma, c.p.p. nella parte in cui non prevede che, fino alla trasmissione degli atti al giudice del dibattimento, il giudice per le indagini preliminari proceda all’interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare in carcere immediatamente e comunque non oltre cinque giorni dall’inizio dell’esecuzione della custodia, a pena di inefficacia della misura ai sensi dell’art. 302 dello stesso codice, anch’esso dichiarato incostituzionale – qualora l’interrogatorio predetto non abbia avuto luogo, la misura cautelare applicata deve essere dichiarata inefficace, essendo ininfluente che il tempestivo espletamento del mezzo non si sia potuto verificare perché all’epoca non era previsto. (In applicazione di tale principio la Corte ha dichiarato l’inefficacia della misura cautelare applicata al g.i.p. successivamente alla chiusura delle indagini preliminari, rilevando che il ricorrente aveva maturato, ora per allora, il diritto a riacquistare lo status libertatis per omesso svolgimento dell’interrogatorio di garanzia nel termine di cinque giorni dall’esecuzione della misura). Cass. pen. Sezioni Unite 8 aprile 1998, n. 3

L’obbligo di effettuare l’interrogatorio della persona sottoposta a custodia cautelare, ai sensi dell’art. 294 c.p.p.sussiste solo nella fase delle indagini preliminari, la quale è da ritenere conclusa con l’esercizio, da parte del pubblico ministero, dell’azione penale in una delle forme previste dall’art. 405 c.p.p. nulla rilevando in contrario la possibilità di effettuazione, successivamente al detto esercizio, di ulteriori indagini. Cass. pen. sez. II 29 gennaio 1996, n. 4748

L’obbligo dell’interrogatorio ad opera del giudice della persona in stato di custodia cautelare è imposto dall’art. 294 c.p.p. limitatamente alla fase delle indagini preliminari, che concerne le determinazioni inerenti all’esercizio dell’azione penale. Ne consegue che nell’ipotesi in cui il provvedimento restrittivo sia stato emesso nei confronti di un soggetto successivamente alla richiesta di rinvio a giudizio dopo l’esercizio dell’azione penale, l’obbligo di cui sopra viene meno e la sua omissione non comporta la caducazione del titolo custodiale ai sensi dell’art. 302 c.p.p. Cass. pen. sez. I 26 giugno 1995, n. 1486  .

L’obbligo di procedere all’interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare entro cinque giorni, previsto dall’art. 294, primo comma, c.p.p.pena la cessazione di efficacia del titolo ai sensi del successivo art. 302, vale solo nella fase delle indagini preliminari e, dunque, non più quando, il P.M. abbia già promosso l’azione penale formulando l’imputazione «nei casi previsti nei titoli 2, 3, 4 e 5, del libro 6, ovvero con la richiesta di rinvio a giudizio». (La Cassazione ha precisato che l’obbligo suddetto non vige non solo nel caso in cui la custodia cautelare in carcere sia stata disposta in una fase successiva alla chiusura delle indagini preliminari, ma neppure nell’ipotesi in cui il soggetto contro il quale è stato emesso il provvedimento di custodia in carcere nella fase delle indagini preliminari, venga catturato successivamente alla conclusione di tale fase).Cass. pen. Sezioni Unite 21 luglio 1993, n. 14

Poiché il procedimento di riesame è preordinato alla verifica dei presupposti legittimanti l’adozione del provvedimento cautelare, e non anche di quelli incidenti sulla sua persistenza, non è consentito dedurre con tale mezzo di impugnazione la successiva perdita di efficacia della misura derivante dalla mancanza o invalidità di successivi adempimenti; ne consegue che esulano dall’ambito del riesame le questioni relative a mancanza, tardività o comunque invalidità dell’interrogatorio previsto dall’art. 294 c.p. le quali, inerendo a vicende del tutto avulse dall’ordinanza oggetto del gravame, si risolvono in vizi processuali che non ne intaccano l’intrinseca legittimità ma, agendo sul diverso piano della persistenza della misura, ne importano l’estinzione automatica che deve essere disposta, in un distinto procedimento, con l’ordinanza specificamente prevista dall’art. 306 c.p.p.suscettibile di appello ai sensi dell’art. 310 dello stesso codice. Cass. pen. Sezioni Unite 20 luglio 1995, n. 26

La nullità dell’ordinanza di custodia cautelare non comporta la «neutralizzazione» della mancata osservanza della norma dell’art. 294 c.p.p. per la quale la persona in stato di arresto a seguito di ordinanza di custodia cautelare ha diritto di essere interrogata entro il termine di cinque giorni dall’inizio dell’esecuzione della custodia, pena l’estinzione della misura cautelare ai sensi dell’art. 302 c.p.p. Ne consegue – nell’ipotesi che venga dichiarata la nullità dell’ordinanza di custodia cautelare e non vi sia stato un valido interrogatorio della persona arrestata – non soltanto la scarcerazione della persona arrestata sulla base del provvedimento nullo, ma altresì la perdita di efficacia della misura cautelare per mancato interrogatorio dell’arrestato, con il conseguente obbligo per il giudice di procedere all’interrogatorio prima dell’eventuale nuova emissione del provvedimento di custodia cautelare. Cass. pen. sez. V 28 agosto 1991

Qualora all’esito dell’udienza di convalida di cui all’art. 391 cod. proc. pen. il giudice per le indagini preliminari emetta un’ordinanza cautelare per un reato diverso da quello per cui si è proceduto all’arresto o al fermo, non è necessario un ulteriore interrogatorio dell’indagato, ai sensi dell’art. 294, comma 1, cod. proc. pen.a condizione che nell’udienza di convalida sia stato pienamente rispettato il contraddittorio tra le parti, attraverso la contestazione dell’ulteriore imputazione e l’accesso agli atti da parte della difesa, e, nel corso di detta udienza, l’indagato sia stato interrogato anche su tale diverso reato. (Fattispecie in cui l’indagato veniva tratto in arresto per il reato di tentata truffa e, all’esito dell’udienza di convalida nel corso della quale si avvaleva della facoltà di non rispondere, il giudice per le indagini preliminari non convalidava l’arresto nè emetteva alcun titolo cautelare per tale reato, ma applicava una misura cautelare in relazione ad altro episodio di truffa aggravata, commesso con modalità analoghe pochi giorni prima dell’arresto, accogliendo una specifica domanda del pubblico ministero, contenuta nella stessa richiesta di convalida ed oggetto di specifica contestazione all’indagato). Cass. pen. sez. II 5 marzo 2018, n. 9904

In materia di interrogatorio della persona sottoposta a misura cautelare, tale interrogatorio di garanzia, non è conseguenzialmente legato ad un atto processuale, ma al fatto che la persona trovasi sottoposta ad una misura cautelare personale. L’interrogatorio pertanto resta valido ed efficace, ai fini del mantenimento della misura, anche se sia stato occasionalmente eseguito nel corso dell’udienza di convalida dell’arresto o del fermo, indipendentemente dal contenuto o dalla sorte del provvedimento emesso all’esito dell’udienza stessa. Cass. pen. sez. I 11 giugno 1998, n. 511

Se il giudice per le indagini preliminari, non competente per territorio, ha interrogato il fermato in sede di convalida del fermo a norma dell’art. 391, terzo comma, c.p.p. ed ha successivamente disposto la custodia cautelare in carcere, l’interrogatorio non deve essere ripetuto dal giudice per le indagini preliminari presso il tribunale competente, che, su richiesta del pubblico ministero, abbia rinnovato l’ordinanza di custodia cautelare, sempre che siano rimaste immutate le circostanze di fatto poste a base della prima ordinanza. In tal caso, l’omesso interrogatorio non determina l’estinzione della custodia cautelare a norma dell’art. 302, primo comma, c.p.p. Cass. pen. sez. VI 3 aprile 1992

L’audizione dell’arrestato o del fermato nel giudizio di convalida condotta dal giudice con le modalità di cui agli artt. 64 e 65 c.p.p. al fine di accertare le condizioni generali per l’applicabilità delle misure cautelari, la sussistenza delle esigenze cautelari e l’adeguatezza della misura attua le finalità di garanzia proprie dell’interrogatorio, che pertanto non deve essere ripetuto qualora sia applicata una misura di custodia cautelare. Cass. pen. sez. I 10 gennaio 1992 (

Secondo il disposto dell’art. 294 c.p.p. come modificato dall’art. 13 del D.L.G. n. 12 del 1991 non è necessario procedere all’interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare se il giudice vi abbia proceduto nel corso dell’udienza di convalida del fermo o dell’arresto. Peraltro, conservando l’indiziato (o l’indagato) la facoltà di non rispondere, è sufficiente per l’espletamento dell’interrogatorio che la competente autorità giudiziaria, premessa l’osservanza delle garanzie difensive all’uopo prescritte, ponga l’indagato nelle condizioni di esporre quanto egli ritiene utile per la propria difesa, in relazione al fatto-reato che gli viene addebitato; soddisfatte tali condizioni, l’interrogatorio cui si è proceduto consegue ogni scopo processuale che vi è connesso, indipendentemente dal concreto comportamento del soggetto interrogato e dall’eventuale esercizio della facoltà di non rispondere. Equivalendo, dunque, a tutti gli effetti l’interrogatorio tentato e non completato per silenzio volontariamente opposto all’interrogatorio interamente espletato, ne consegue che anche nel caso in cui l’interessato si sia rifiutato di rispondere in sede di interrogatorio condotto all’udienza di convalida, non è necessario ripetere l’adempimento dopo l’emissione di provvedimento di custodia cautelare. (Nell’affermare il principio di cui in massima la Cassazione ha altresì respinto l’assunto del ricorrente secondo cui alla riserva di rispondere in altro momento non potrebbe essere attribuita la valenza di esercizio concreto della facoltà di non rispondere). Cass. pen. sez. I 28 ottobre 1991

Nel caso in cui la custodia cautelare sia stata disposta da un giudice incompetente e questi abbia proceduto all’interrogatorio dell’indagato ex art. 294 nuovo codice di procedura penale, l’art. 27 stesso codice fa obbligo al giudice competente, cui siano stati trasmessi gli atti, di emettere, a pena di inefficacia della misura disposta dal giudice incompetente, una nuova ordinanza di custodia cautelare ex art. 292 c.p.p. senza richiamare i successivi artt. 294 e 302. Tale previsione deve essere letta nel senso della superfluità di un nuovo interrogatorio da parte del giudice competente, il quale in base al principio di carattere generale della conservazione degli atti assunti dal giudice incompetente, può legittimamente trarre dall’interrogatorio reso dall’indagato nel rispetto dei diritti della difesa ed entro i termini previsti dall’art. 294 c.p.p. gli elementi per la conferma o meno della misura cautelare. Cass. pen. sez. VI 31 luglio 1991

L’audizione dell’arrestato o del fermato nel giudizio di convalida, condotto dal giudice con le modalità di cui agli artt. 64 e 65 c.p.p. al fine di accertare le condizioni generali per l’applicabilità delle misure cautelari, la sussistenza delle esigenze cautelari e l’adeguatezza della misura, attua le finalità di garanzia proprie dell’interrogatorio, che pertanto, qualora sia applicata una misura di custodia cautelare, non deve essere ripetuto. Cass. pen. Sezioni Unite 23 gennaio 1991

Qualora il pubblico ministero, dopo la convalida dell’arresto, proceda con le forme del giudizio direttissimo, ai fini della conservazione di efficacia del provvedimento restrittivo della libertà personale non è necessario l’interrogatorio della persona già sentita all’udienza di convalida. Cass. pen. sez. I 30 giugno 1990

In caso di rinnovazione, ai sensi dell’art. 27 c.p.p.di ordinanza applicativa di misura cautelare emessa da giudice dichiaratosi incompetente, è da escludere la necessità di procedere anche a nuovo interrogatorio. Tale articolo, infatti, impone al giudice competente, cui siano stati trasmessi gli atti, di emettere, a pena di inefficacia della misura disposta dal giudice incompetente, una nuova ordinanza di custodia cautelare nel rispetto degli artt. 292, 317 e 321 c.p.p.ma non gli impone di procedere nei cinque giorni dall’esecuzione della stessa all’interrogatorio della persona ad essa assoggettata, non essendovi alcun richiamo agli adempimenti di cui ai successivi artt. 294 e 302. Tale previsione deve essere letta invero nel senso della superfluità di un nuovo interrogatorio da parte del giudice competente, il quale in base al principio di carattere generale della conservazione degli atti assunti dal giudice incompetente, può legittimamente trarre dall’interrogatorio reso dall’indagato nel rispetto dei diritti della difesa ed entro i limiti previsti dall’art. 294 c.p.p.gli elementi per la conferma o meno della misura cautelare. D’altro canto, il mancato ripetersi dell’interrogatorio non esonera affatto il giudice dall’obbligo di valutare il sussistere di tutti i presupposti di legge anche alla luce delle dichiarazioni rese dalla persona indagata al giudice dichiaratosi incompetente. Cass. pen. sez. VI 31 maggio 1993, n. 1205

Il giudice che emetta un provvedimento di custodia cautelare deve procedere all’interrogatorio ancorché per gli stessi fatti altro giudice lo abbia effettuato a seguito di propria ordinanza di custodia. Infatti, l’interrogatorio, quando è condotto dal giudice, è uno strumento di controllo e di garanzia finalizzato, con l’instaurazione del contraddittorio con l’interessato, alla immediata verifica della sussistenza dei presupposti della misura cautelare disposta, con riferimento alle condizioni generali per l’applicabilità delle misure cautelari, alle esigenze cautelari e ai criteri di adeguatezza che ogni giudice che emette un provvedimento di custodia cautelare ha un autonomo dovere di controllo e di garanzia. (Nella specie il provvedimento impugnato aveva ritenuto la superfluità del secondo interrogatorio anche perché il secondo provvedimento di custodia cautelare era stato emesso nei termini di cui all’art. 27 c.p.p. ed era quindi collegato a provvedimento già disposto da giudice dichiaratosi incompetente. La Suprema Corte, che ha ritenuto efficace il primo provvedimento in assenza di declaratoria di incompetenza ex art. 27 c.p.p. ha notato che il problema comunque non muta a secondo che il successivo provvedimento possa o non possa collegarsi al primo. Infatti, anche nel primo caso la comminatoria di perdita di efficacia della misura adottata da giudice incompetente, non assolve date condizioni, attiene solo al suo profilo funzionale, non alla sua validità ed autonomia, mentre il nuovo provvedimento non revoca il precedente ma si congiunge ad esso con una propria autonomia). Cass. pen. sez. V 27 agosto 1991, n. 781

Non determina la nullità dell’interrogatorio della persona sottoposta a misura cautelare la ristrettezza del tempo concesso alla difesa per la consultazione degli atti – previamente depositati presso la cancelleria del giudice emittente – in relazione alla considerevole distanza tra il luogo ove gli atti risultano depositati e quello dove deve svolgersi l’interrogatorio. (In motivazione, la Corte ha rilevato che la ristrettezza del tempo per prendere visione degli atti depositati presso la cancelleria del G.i.p. competente avrebbe potuto essere superata con la richiesta difensiva di rinvio dell’interrogatorio, sia pure nel rispetto del termine inderogabile previsto dall’art. 294 c.p.p.). Cass. pen. sez. I 26 giugno 2013, n. 27833

Il termine di cinque giorni entro il quale, ai sensi dell’art. 294, comma 1, c.p.p.va effettuato l’interrogatorio di garanzia della persona sottoposta a custodia cautelare va computato secondo la regola generale di cui all’art. 172, comma 4, c.p.p.e quindi non tenendo conto del dies a quo ma soltanto del dies ad quem, non essendo applicabile la diversa regola dettata dall’art. 297, comma 1, c.p.p.la quale riguarda soltanto i termini di durata della custodia cautelare. Cass. pen. sez. VI 28 gennaio 2000, n. 3778

Il ripristino della custodia cautelare, a seguito della caducazione del D.L. 14 luglio 1994, n. 440, in forza del quale detta misura era stata sostituita con quella degli arresti domiciliari, non comporta la necessità di un nuovo interrogatorio ai sensi dell’art. 294 c.p.p. non essendovi stata alcuna soluzione di continuità nella restrizione, in un modo o nell’altro, della libertà personale dell’imputato. Cass. pen. sez. I 2 marzo 1995, n. 6017

Nel caso di emissione di nuova misura cautelare custodiale conseguente ad una dichiarazione di inefficacia, ai sensi dei commi 5 e 10 dell’art. 309 c.p.p.di quella precedente, il giudice per le indagini preliminari non è tenuto ad interrogare l’indagato prima di ripristinare nei suoi confronti il regime custodiale né a reiterare l’interrogatorio di garanzia successivamente all’esecuzione della nuova misura, sempre che tale adempimento sia stato in precedenza regolarmente espletato e sempre che l’ultima ordinanza cautelare non contenga elementi nuovi e diversi rispetto alla precedente. Cass. pen. Sezioni Unite 1 luglio 2014, n. 28270

In tema di misure cautelari personali, nel computo del termine di cinque giorni per l’espletamento del cosiddetto interrogatorio di garanzia non si tiene conto del giorno in cui è iniziata l’esecuzione della custodia. Cass. pen. sez. V 14 aprile 2011, n. 15225

Allorché il P.M. scelga di non comparire all’udienza di convalida del fermo e trasmetta al giudice, contestualmente alla richiesta di convalida, quella di applicazione di misura cautelare personale con gli elementi su cui essa si fonda, e in udienza il giudice dia lettura integrale degli atti pervenutigli, le esigenze conoscitive della difesa risultano pienamente soddisfatte, sicché non ha luogo alcuna nullità dell’interrogatorio o dell’udienza per omissione del previo deposito di tali atti, salvo che la comunicazione da parte del giudice stesso degli elementi addotti dal P.M. sia ritenuta dalla difesa difettosa o incompleta, a seguito del relativo deposito – che deve comunque accompagnare la notificazione dell’ordinanza cautelare – o al pitardi con l’attivazione della procedura di riesame, nel qual caso si configura una nullità da dedurre, se relativa all’udienza, con il ricorso per cassazione e, se concernente l’interrogatorio, con istanza di scarcerazione e, in caso di decisione reiettiva, con l’appello a norma dell’art. 310 c.p.p. Cass. pen. sez. V 5 ottobre 2007, n. 36682

L’interrogatorio della persona sottoposta a misura cautelare, prescritto dall’art. 294 c.p.p.è viziato da nullità quando non sia stato preceduto dal deposito nella cancelleria del giudice, a norma del comma terzo dell’art. 293 stesso codice, dell’ordinanza applicativa, della richiesta del P.M. e degli atti con essa presentati. La nullità, a carattere intermedio e dunque deducibile solo fino al compimento dell’atto, comporta la perdita di efficacia della misura ai sensi dell’art. 302 c.p.p. (In motivazione la Corte ha precisato che la notifica dell’avviso al difensore circa l’intervenuto deposito degli atti non condiziona la validità dell’interrogatorio, ma la sola decorrenza del termine per l’eventuale impugnazione del provvedimento cautelare). Cass. pen. Sezioni Unite 20 luglio 2005, n. 26798

L’interrogazione di garanzia da parte del giudice che disponga la misura della custodia cautelare in carcere non è dovuto quando detta misura sia applicata, secondo quanto previsto dal comma 1 ter dell’art. 276 c.p.p.in caso di trasgressione alle prescrizioni concernenti il divieto di allontanarsi dal luogo di esecuzione degli arresti domiciliari precedentemente disposti. (In motivazione la Corte ha osservato che la scelta del legislatore non può considerarsi irrazionale o contraria all’esercizio del diritto di difesa, posto che l’aggravamento consegue ineluttabilmente a circostanze di facile accertamento e d’altra parte l’interessato, trattandosi solo di contestare l’accertamento della violazione o di allegare possibili giustificazioni, può trovare adeguata tutela attraverso gli ordinari mezzi di impugnazione). Cass. pen. sez. fer. 4 ottobre 2003, n. 37820

Nell’ipotesi di arresto o fermo non convalidati, la contestazione nel corso dell’udienza camerale di reati diversi da quello per cui era avvenuto l’arresto e l’emissione dell’ordinanza di custodia cautelare solo per questi ultimi, rende necessario un apposito interrogatorio di garanzia, non potendosi considerare idoneo a soddisfare le esigenze di difesa l’interrogatorio effettuato in occasione dell’udienza di convalida relativamente ad un diverso episodio. Cass. pen. sez. II 30 maggio 2001, n. 22539

In materia di mandato di arresto europeo, il termine di cinque giorni per procedere all’interrogatorio di garanzia dell’arrestato decorre dal momento di consegna dell’estradato alle autorità nazionali e non da quello dell’arresto in territorio estero. Cass. pen. sez. II 16 gennaio 2015, n. 1960

L’interrogatorio di garanzia di persona sottoposta alla misura della sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio va effettuato nei termini di cui al comma primo bis dell’art. 294 cod. proc. pen. anche quando la richiesta di misura interdittiva sia stata subordinata ad altra principale, avente ad oggetto misure cautelari coercitive. Cass. pen. sez. VI 30 settembre 2016, n. 41124

É escluso che nel caso in cui la custodia cautelare venga disposta per la prima volta dopo la pronuncia della sentenza di condanna, sia necessario procedere all’interrogatorio di garanzia dell’imputato, previsto dall’art. 294 c.p.p. Cass. pen. Sezioni Unite 4 maggio 2009, n. 18190

Nell’ipotesi in cui al minore sia stata applicata la misura cautelare del collocamento in comunità, l’interrogatorio di «garanzia» deve avvenire entro il termine di dieci giorni previsto dall’art. 294, comma primo bis, c.p.p.tenuto conto della natura prevalentemente correttiva della collocazione in comunità, non equiparabile alla misura della custodia cautelare. Cass. pen. sez. III 6 agosto 2007, n. 31985

In caso di nullità dell’interrogatorio dell’indagato reso in sede di udienza di convalida, il termine di cinque giorni entro il quale deve essere rinnovato l’interrogatorio, in caso di emissione di misura cautelare, decorre dal momento in cui ha avuto inizio l’esecuzione del provvedimento cautelare e non dal giorno dell’arresto. Cass. pen. sez. II 17 dicembre 2003, n. 48248

In tema di interrogatorio di garanzia, qualora la misura cautelare sia aggravata ai sensi dell’art. 276 c.p.p. a seguito della trasgressione alle prescrizioni imposte, trova applicazione il comma 1 bis dell’art. 294 c.p.p. che impone, nei dieci giorni dalla esecuzione o dalla notificazione del provvedimento, l’interrogatorio della persona già sottoposta ad altra misura cautelare, e non l’art. 299 comma 3 ter c.p.p. che, nel disciplinare la diversa ipotesi di sostituzione di misura in melius, esige l’effettuazione dell’interrogatorio solo ove ricorrono taluni presupposti (richiesta dell’imputato e allegazione di nuove o diverse emergenze rispetto a quelle precedentemente valutate). Cass. pen. sez. VI 21 dicembre 2001, n. 45543

In tema di interrogatorio di persona in stato di custodia cautelare, il comma 4 dell’art. 294 c.p.p. non indica alcun termine tassativo per l’avviso al difensore prima del compimento dell’atto, limitandosi a richiederne la tempestività, in modo da assicurare al difensore la possibilità di essere presente fisicamente allo svolgimento dell’atto e di poter svolgere un’assistenza difensiva adeguata. (In applicazione di tale principio, la Corte ha rigettato il ricorso con cui si deduceva la nullità dell’interrogatorio per esserne stato dato avviso al difensore solo due ore prima, ritenendo tempestiva la comunicazione in considerazione del fatto che l’incombente doveva svolgersi nel carcere della stessa città in cui risiedeva il difensore dell’imputato, il quale aveva avuto tutto il tempo di consultare la documentazione e di presenziare all’atto). Cass. pen. sez. I 14 novembre 2001, n. 49523

In tema di interrogatorio di garanzia, il termine di cinque giorni previsto dall’art. 294, comma primo, c.p.p. non attiene alla durata della custodia cautelare, ma all’attività del giudice, e si atteggia perciò come un normale termine processuale al quale si – applica la regola generale dell’art. 172, comma quarto, c.p.p.secondo la quale non si computa il giorno iniziale di decorrenza, e cioè, nella specie, il giorno in cui è iniziata l’esecuzione della custodia. Cass. pen. sez. VI 28 gennaio 2000, n. 3778  .

L’obbligo di procedere all’interrogatorio della persona sottoposta a custodia cautelare non opera quando gli atti sono stati trasmessi al giudice del dibattimento, in quanto gli artt. 294 e 302 c.p.p.come dichiarati costituzionalmente illegittimi dalla Corte cost. con sentenza n. 77 del 1997, hanno una sfera di efficacia che è stata estesa fino alla conclusione della udienza preliminare, ma non oltre. Ciò perché le esigenze che l’interrogatorio in vinculis mira a soddisfare sono assicurate nella fase dibattimentale dal contraddittorio e dalla possibilità per l’imputato di interloquire non soltanto attraverso l’esame, ma anche rendendo «in ogni stato del dibattimento le dichiarazioni che ritiene opportune» (artt. 494, comma 1, 523, comma 5, c.p.p.). Cass. pen. sez. I 12 gennaio 1999, n. 5705

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