Art. 276 – Codice di Procedura Penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477 - aggiornato al D.Lgs. 08.11.2021, n. 188)

Provvedimenti in caso di trasgressione alle prescrizioni imposte

Articolo 276 - codice di procedura penale

1. In caso di trasgressione alle prescrizioni inerenti a una misura cautelare, il giudice può disporre la sostituzione o il cumulo con altra più grave, tenuto conto dell’entità, dei motivi e delle circostanze della violazione (385 c.p.). Quando si tratta di trasgressione alle prescrizioni inerenti a una misura interdittiva (287 ss.), il giudice può disporre la sostituzione o il cumulo anche con una misura coercitiva (280 ss., 299).
1 bis. Quando l’imputato si trova nelle condizioni di cui all’articolo 275, comma 4 bis, e nei suoi confronti è stata disposta misura diversa dalla custodia cautelare in carcere, il giudice, in caso di trasgressione delle prescrizioni inerenti alla diversa misura cautelare, può disporre anche la misura della custodia cautelare in carcere. In tal caso il giudice dispone che l’imputato venga condotto in un istituto dotato di reparto attrezzato per la cura e l’assistenza necessarie.
1 ter. In deroga a quanto previsto nel comma 1, in caso di trasgressione alle prescrizioni degli arresti domiciliari concernenti il divieto di allontanarsi dalla propria abitazione o da altro luogo di privata dimora, il giudice dispone la revoca della misura e la sostituzione con la custodia cautelare in carcere, salvo che il fatto sia di lieve entità (1).

Articolo 276 - Codice di Procedura Penale

1. In caso di trasgressione alle prescrizioni inerenti a una misura cautelare, il giudice può disporre la sostituzione o il cumulo con altra più grave, tenuto conto dell’entità, dei motivi e delle circostanze della violazione (385 c.p.). Quando si tratta di trasgressione alle prescrizioni inerenti a una misura interdittiva (287 ss.), il giudice può disporre la sostituzione o il cumulo anche con una misura coercitiva (280 ss., 299).
1 bis. Quando l’imputato si trova nelle condizioni di cui all’articolo 275, comma 4 bis, e nei suoi confronti è stata disposta misura diversa dalla custodia cautelare in carcere, il giudice, in caso di trasgressione delle prescrizioni inerenti alla diversa misura cautelare, può disporre anche la misura della custodia cautelare in carcere. In tal caso il giudice dispone che l’imputato venga condotto in un istituto dotato di reparto attrezzato per la cura e l’assistenza necessarie.
1 ter. In deroga a quanto previsto nel comma 1, in caso di trasgressione alle prescrizioni degli arresti domiciliari concernenti il divieto di allontanarsi dalla propria abitazione o da altro luogo di privata dimora, il giudice dispone la revoca della misura e la sostituzione con la custodia cautelare in carcere, salvo che il fatto sia di lieve entità (1).

Note

(1) Questo comma, aggiunto dall’art. 16, comma 3, del D.L. 24 novembre 2000, n. 341, convertito, con modificazioni, nella L. 19 gennaio 2001, n. 4, è stato da ultimo così sostituito dall’art. 5 della L. 16 aprile 2015, n. 47.

Massime

La condotta del detenuto agli arresti domiciliari, che, autorizzato a svolgere attività lavorativa fuori dalle mura domestiche, trasgredisce alle prescrizioni imposte durante il tragitto di ritorno a casa e nell’ambito della fascia oraria assegnata per assentarsi dall’abitazione, è riconducibile all’ipotesi prevista dall’art. 276, comma primo, cod.proc.pen. e non a quella di cui al comma primo ter del medesimo articolo. (In applicazione del principio, la Corte ha annullato con rinvio l’ordinanza del giudice d’appello in procedimento “de libertate”, che aveva disposto la sostituzione della misura degli arresti domiciliari con quella della coercizione intramuraria, ai sensi dell’art. 276 comma primo ter, cod.proc.pen. nei confronti di imputato sorpreso all’interno di una sala giochi, durante il tragitto di ritorno dal luogo di lavoro alla sua abitazione, negli orari e nel percorso autorizzati, senza procedere ad alcuna valutazione “dell’entità, dei motivi e delle circostanza della violazione”). Cass. pen. sez. I 7 novembre 2014, n. 46093

Il problema dell’inosservanza delle prescrizioni che rappresentano il contenuto delle singole misure cautelari è disciplinato, nel codice di rito vigente, dall’art. 276, il quale prevede la possibilità o del cumulo delle misure ovvero quella della sostituibilità di quella originariamente applicata con altra più grave, sicché la finalità di tale disposizione ha carattere tipicamente sanzionatorio, a differenza di quanto previsto nell’art. 299 c.p.p.ove la sostituzione della misura deriva esclusivamente da una diversa valutazione delle esigenze cautelari in riferimento alla personalità del soggetto. Pertanto, considerata la finalità della norma da applicare, il legislatore ha previsto, quali elementi di cui il giudice deve tenere conto all’atto della decisione, solo quelli relativi all’entità, motivi e circostanze della violazione: è pur vero che non può in ogni caso prescindersi dai criteri generali di cui all’art. 275 stesso codice, i quali valgono per ogni situazione e che debbono essere tenuti presenti anche nelle ipotesi di modificazione della misura cautelare, ma non punegarsi che il criterio dell’adeguatezza deve essere valutato soprattutto in riferimento al tipo di comportamento trasgressivo dell’imputato. (La S.C. nel rigettare il ricorso, ha osservato che è esatto, come rilevava l’imputato, che non può parlarsi di “automaticità” della trasformazione, dovendosi valutare la gravità dell’inadempimento ed i motivi dello stesso onde ritenere l’inconciliabilità della vecchia misura e l’adeguatezza della nuova, ma, nella specie, il Tribunale aveva fatto esatto uso dei criteri innanzi esposti, richiamando la ripetuta violazione dell’obbligo da parte dell’imputato senza alcuna spiegazione; dal che ha implicitamente ritenuto l’incapacità della misura a provvedere alle esigenze cautelari del caso). Cass. pen. sez. III 12 luglio 1997, n. 2397

L’applicazione cumulativa di misure cautelari personali può essere disposta soltanto nei casi espressamente previsti dalla legge agli artt. 276, comma primo, e 307, comma primo bis, c.p.p. (La Corte ha altresì precisato che, al di fuori dei casi in cui siano espressamente consentite da singole norme processuali, non sono ammissibili né l’imposizione «aggiuntiva» di ulteriori prescrizioni non previste dalle singole disposizioni regolanti le singole misure, né l’applicazione «congiunta» di due distinte misure, omogenee o eterogenee, che pure siano tra loro astrattamente compatibili). Cass. pen. Sezioni Unite 12 settembre 2006, n. 29907

Il provvedimento con cui è disposta la sostituzione della misura cautelare con altra più grave ex art. 276 cod. proc. pen.non è immediatamente ricorribile per cassazione, ai sensi dell’art. 311, comma secondo, dello stesso codice, ma è impugnabile solo con l’appello davanti al tribunale della libertà, ai sensi del precedente art. 310. (Nella specie, la Corte ha qualificato l’impugnazione come appello, disponendo la trasmissione degli atti al tribunale competente). Cass. pen. sez. II 17 febbraio 2017, n. 7925

Può essere disposto d’ufficio l’aggravamento della misura cautelare a seguito della segnalazione, da parte degli organi di polizia giudiziaria, della trasgressione delle prescrizioni inerenti alla misura meno grave precedentemente applicata, trattandosi di procedura in cui le esigenze cautelari restano inalterate e che si conclude con un provvedimento sanzionatorio dovuto al comportamento trasgressivo dell’indagato e, pertanto, alla sua inaffidabilità; né, in tal caso, rileva l’ipotesi di cui all’art. 299, comma quarto, che prevede l’adozione di una misura cautelare più grave a seguito di richiesta del P.M. e presuppone l’aggravamento delle esigenze cautelari, l’accertamento della cui sussistenza richiede il contraddittorio di tutte le parti. Cass. pen. sez. V 8 gennaio 2015, n. 489

In tema di misure cautelari, l’ordinanza con cui il giudice sostituisce, ex art. 276 cod. proc. pen. una misura non custodiale con quella degli arresti domiciliari determina la decorrenza “ex novo” del termine proprio di quest’ultima. (In motivazione, la Corte ha giustificato l’affermazione sulla scorta della diversa tipologia delle misure e del diverso termine di durata massima). Cass. pen. sez. VI 19 novembre 2013, n. 46271

Poiché la legge speciale in materia di repressione del traffico di stupefacenti, D.P.R. n. 309/90, non contiene alcuna disciplina generale derogatoria del codice di procedura penale al tossicodipendente che ha in corso un programma di recupero, se viola le disposizioni degli arresti domiciliari, può essere ripristinata la misura della custodia cautelare in carcere ai sensi dell’art. 276 c.p.p. Infatti la norma di cui all’art. 97 D.P.R. n. 309/90 prevede una deroga al c.p.p. per il momento in cui deve essere intrapreso il programma di recupero, costituendo ostacolo solo esigenze cautelari di eccezionale rilevanza, ma non quando si siano violate nel corso del programma le disposizioni della detenzione domiciliare. Cass. pen. sez. II 5 maggio 2003, n. 20105

Nel caso di violazione degli obblighi imposti con la misura coercitiva degli arresti domiciliari, il legislatore ha previsto, anche se limitatamente al profilo processuale, la possibilità di sostituire la misura cautelare con altra più grave. Non vi è dubbio che tale sanzione, stabilita dall’art. 276 c.p.p.pur se di natura processuale, è applicabile in conseguenza di una condotta integrante l’inosservanza di prescrizione imposta dall’autorità giudiziaria e, come tale, è sufficiente ad escludere l’applicazione dell’art. 650 c.p. che ricorre solo nel caso in cui l’inosservanza all’ordine non sia comunque sanzionata. Cass. pen. sez. I 7 giugno 1995, n. 6682

In tema di ripristino della misura cautelare della detenzione in carcere, nel caso di trasgressione alle prescrizioni imposte all’imputato-condannato in primo grado (che fruisce dell’arresto a domicilio), il giudice dell’appello, che non ravvisi ragione di revoca d’ufficio della misura, non ha obbligo di fornire motivazione né in relazione alle esigenze di cautela, posto che esse furono già valutate in sede di applicazione della misura custodiale detentiva (a domicilio), né specificamente sul giudizio di adeguatezza della misura, il quale scaturisce direttamente dalle ragioni che indussero il giudice che procedeva ad applicare la misura di maggior rigore e da quelle che sostengono il rigetto del gravame. Cass. pen. sez. II 16 settembre 1994, n. 3629

Nell’ipotesi di aggravamento delle misure cautelari personali a seguito della trasgressione alle prescrizioni imposte, il giudice non deve procedere all’interrogatorio di garanzia in alcuno dei casi contemplati dall’art. 276, commi primo e primo-ter, c.p.p. Cass. pen. Sezioni Unite 4 febbraio 2009, n. 4932

In caso di trasgressione alle prescrizioni inerenti ad una misura cautelare diversa dagli arresti domiciliari, la sostituzione di tale misura con un’altra più grave, ai sensi dell’art. 276, comma primo, c.p.p.siccome non automatica ma subordinata ad un giudizio di valore che il giudice è chiamato a compiere, implica che una volta eseguito il relativo provvedimento si dia luogo all’interrogatorio di garanzia previsto dall’art. 294 c.p.p.a pena di perdita di efficacia della nuova misura. (Fattispecie in cui la misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare è stata sostituita con quella della custodia cautelare in carcere per violazione degli obblighi inerenti alla prima misura ). Cass. pen. sez. VI 31 ottobre 2008, n. 40965

In caso di trasgressione alle prescrizioni concernenti il divieto di allontanarsi dal luogo di esecuzione degli arresti domiciliari, l’art. 276, comma primo ter, c.p.p.rende obbligatoria la revoca degli arresti domiciliari, seguita dal ripristino della custodia cautelare in carcere, senza che al giudice, una volta accertata l’avvenuta trasgressione, possa essere riconosciuto un potere di rivalutazione delle esigenze cautelari. (Fattispecie nella quale il ricorrente si era allontanato per circa un’ora e mezza dal luogo degli arresti domiciliari). Cass. pen. sez. VI 5 febbraio 2008, n. 5690

Nel caso di sostituzione degli arresti domiciliari con la custodia cautelare in carcere in conseguenza della violazione dell’obbligo di non allontanarsi dall’abitazione, non è necessario procedere all’interrogatorio di garanzia. Cass. pen. sez. IV 8 ottobre 2007, n. 36928

Atteso il carattere di automaticità attribuito dall’art. 276, comma primo ter, c.p.p.alla sostituzione, ivi prevista, della custodia cautelare in carcere agli arresti domiciliari, in caso di trasgressione delle prescrizioni concernenti il divieto di allontanarsi dalla propria abitazione o altro luogo di privata dimora, deve escludersi che la suddetta sostituzione comporti anche l’obbligo dell’interrogatorio di garanzia, ai sensi dell’art. 294, comma primo bis, c.p.p. Cass. pen. sez. VI 20 giugno 2006, n. 21400

Non deve farsi luogo all’interrogatorio cosiddetto di garanzia, nel caso in cui la custodia cautelare in carcere è disposta, ex art. 276, comma primo ter c.p.p.in sostituzione della misura degli arresti domiciliari, a seguito della avvenuta trasgressione, da parte dell’imputato, alle prescrizioni concernenti il divieto di allontanarsi dalla propria abitazione e, di conseguenza, deve escludersi che la conservazione degli effetti della misura stessa sia subordinata a tale adempimento. (In motivazione la Corte ha precisato che il meccanismo procedurale previsto dall’art. 276, comma primo ter c.p.p.a differenza di quello di cui al comma primo del medesimo articolo, non necessita della garanzia dell’interrogatorio dal momento che il giudice, nel determinare la misura, non ha alcuno spazio di discrezionalità, essendo automatica la sostituzione degli arresti domiciliari con la custodia cautelare in carcere, una volta accertata l’avvenuta trasgressione alle prescrizioni imposte). Cass. pen. sez. IV 20 maggio 2004, n. 23595

In tema di interrogatorio di garanzia, qualora la misura cautelare sia aggravata ai sensi dell’art. 276 c.p.p. a seguito della trasgressione alle prescrizioni imposte, trova applicazione il comma 1 bis dell’art. 294 c.p.p. che impone, nei dieci giorni dalla esecuzione o dalla notificazione del provvedimento, l’interrogatorio della persona già sottoposta ad altra misura cautelare, e non l’art. 299 comma 3 ter c.p.p. che, nel disciplinare la diversa ipotesi di sostituzione di misura in melius, esige l’effettuazione dell’interrogatorio solo ove ricorrono taluni presupposti (richiesta dell’imputato e allegazione di nuove o diverse emergenze rispetto a quelle precedentemente valutate). Cass. pen. sez. VI 21 dicembre 2001, n. 45543

Non può essere disposto, a norma dell’art. 276 cod. proc. pen.il ripristino della custodia in carcere nel caso in cui il giudice ritenga che la pericolosità del soggetto possa essere neutralizzata con gli arresti domiciliari presso una struttura sanitaria solo perché questa, in un momento successivo alla collocazione dell’indagato presso di essa, rappresenti l’impossibilità di protrarre il ricovero. Cass. pen. sez. VI 23 ottobre 2015, n. 42767

In tema di violazione degli arresti domiciliari, il fatto di lieve entità di cui all’art. 276, comma 1-ter, cod. proc. pen. si riferisce a violazioni di modesto rilievo ovvero a quelle che non sono in grado di smentire la precedente valutazione di idoneità della misura degli arresti domiciliari a tutelare le esigenze cautelari. (Nella fattispecie la Suprema Corte ha annullato con rinvio l’ordinanza del tribunale del riesame che aveva rigettato l’appello avverso il provvedimento che aveva disposto la sostituzione della misura degli arresti domiciliari con quella della custodia in carcere, ai sensi dell’art. 276, comma 1-ter, cod.proc.pen. nei confronti di imputato che si era allontanato dal luogo di detenzione domiciliare recandosi nella contigua abitazione dei genitori sita nel medesimo pianerottolo, per sottoporsi ad una visita medica non autorizzata). Cass. pen. sez. IV 22 marzo 2018, n. 13348

Nella previsione di cui all’art. 276 cod. proc. pen.relativa alla trasgressione delle prescrizioni inerenti ad una misura cautelare, rientrano, per il principio di tassatività, solo le inosservanze agli obblighi espressamente previsti nel provvedimento cautelare e non anche ogni condotta, ancorchè costituente reato, genericamente elusiva della finalità perseguita con l’imposizione del provvedimento limitativo della libertà personale. (Fattispecie in cui la Corte, ritenendo irrilevante agli specifici fini previsti dall’art. 276 cod. proc. pen. la circostanza che l’indagato, sottoposto alla misura del divieto di dimora e dell’obbligo di presentazione alla P.G.avesse commesso, senza trasgredire le prescrizioni, il reato previsto dall’art. 73, comma V, d.P.R. n. 309 del 1990, ha precisato che il fatto avrebbe potuto tuttavia assumere rilievo, ex art. 299 cod. proc. pen.per sostituire la misura, atteso l’aggravamento delle esigenze di cautela, fermo restando i limiti posti dall’art. 280, comma secondo, cod. proc. pen.). Cass. pen. sez. VI 30 ottobre 2015, n. 43971

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