Art. 253 – Codice di Procedura Penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477 - aggiornato al D.Lgs. 08.11.2021, n. 188)

Oggetto e formalità del sequestro

Articolo 253 - codice di procedura penale

1. L’autorità giudiziaria dispone con decreto motivato (125) il sequestro del corpo del reato e delle cose pertinenti al reato necessarie per l’accertamento dei fatti (103, 714; coord. 229).
2. Sono corpo del reato le cose sulle quali o mediante le quali il reato è stato commesso nonché le cose che ne costituiscono il prodotto, il profitto o il prezzo.
3. Al sequestro procede personalmente l’autorità giudiziaria ovvero un ufficiale di polizia giudiziaria (57) delegato (354, 370) con lo stesso decreto (att. 81; reg. 10, 11).
4. Copia del decreto di sequestro è consegnata all’interessato, se presente.

Articolo 253 - Codice di Procedura Penale

1. L’autorità giudiziaria dispone con decreto motivato (125) il sequestro del corpo del reato e delle cose pertinenti al reato necessarie per l’accertamento dei fatti (103, 714; coord. 229).
2. Sono corpo del reato le cose sulle quali o mediante le quali il reato è stato commesso nonché le cose che ne costituiscono il prodotto, il profitto o il prezzo.
3. Al sequestro procede personalmente l’autorità giudiziaria ovvero un ufficiale di polizia giudiziaria (57) delegato (354, 370) con lo stesso decreto (att. 81; reg. 10, 11).
4. Copia del decreto di sequestro è consegnata all’interessato, se presente.

Massime

Anche per le cose che costituiscono corpo di reato il decreto di sequestro a fini di prova deve essere sorretto, a pena di nullità, da idonea motivazione sia in ordine alla rilevanza probatoria del bene assoggettato a sequestro, sia con riguardo al nesso di pertinenzialità fra “res” e reato. (In applicazione di questo principio la S.C. ha annullato con rinvio l’ordinanza del tribunale per il riesame che aveva confermato il decreto di sequestro probatorio avente ad oggetto, oltre a della sostanza stupefacente, anche una somma di denaro in contanti rinvenuta nell’abitazione dell’indagato, rilevando la carenza di adeguata motivazione dell’ordinanza sul punto che fondava la provenienza del denaro dall’attività di spaccio, che non aveva tenuto in conto della documentazione reddituale prodotta in allegato al ricorso di riesame). Cass. pen. sez. VI 10 marzo 2017, n. 11817

Il decreto di sequestro probatorio delle cose che costituiscono corpo di reato, deve essere sorretto, a pena di nullità, da idonea motivazione in ordine al presupposto della finalità perseguita, in concreto, per l’accertamento dei fatti, a meno che la finalizzazione probatoria del corpo del reato sia connotato ontologico ed immanente rispetto alla natura delle cose inquadrabili in quel concetto. (Fattispecie in materia di contraffazione di marchi di orologi, nella quale la Corte nell’annullare il provvedimento di sequestro probatorio di una somma di denaro, costituente corpo di reato, in quanto privo di motivazione in ordine al presupposto della finalità perseguita, ha osservato che il denaro, anche nelle ipotesi in cui integri il corpo del reato, è privo di connotazioni identificative e dimostrative, salvo che proprio quelle banconote o monete, ad esempio perché contrassegnate o sospettate di falsità, occorrano al processo come elemento di tipo probatorio). Cass. pen. sez. II 28 gennaio 2015, n. 4155

Ai fini della legittimità del sequestro probatorio non è necessaria la prova del carattere di pertinenza o di corpo di reato delle cose oggetto del vincolo, essendo sufficiente la semplice possibilità, purchè non astratta ed avulsa dalle caratteristiche del caso concreto, della configurabilità di un rapporto di queste con il reato. (Fattispecie in cui la Corte ha annullato il sequestro di una somma di denaro per carenza di motivazione in ordine alla sua provenienza quale compenso per traffico di influenze o alla sua destinazione quale provvista per corrompere pubblici funzionari). Cass. pen. sez. VI 28 luglio 2014, n. 33229

L’espressione “cose pertinenti al reato”, cui fa riferimento l’art. 321 c.p.p.se è più ampia di quella di corpo di reato, così come definita dall’art. 253 c.p.p.e comprende non solo le cose sulle quali o a mezzo delle quali il reato fu commesso o che ne costituiscono il prezzo, il prodotto o il profitto, ma anche quelle legate solo indirettamente alla fattispecie criminosa, non si estende sino al punto di attribuire rilevanza a rapporti meramente occasionali tra la “res” e l’illecito penale. (Fattispecie in cui, la Corte, ha escluso che potesse costituire cosa pertinente al reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale un bene immobile oggetto di un contratto preliminare di acquisto rimasto inadempiuto e, quindi, mai entrato a far parte del patrimonio di società successivamente ammessa a concordato preventivo). Cass. pen. sez. V 18 giugno 2014, n. 26444

Il decreto di sequestro probatorio delle cose che costituiscono corpo di reato, deve essere necessariamente sorretto, a pena di nullità, da idonea motivazione in ordine al presupposto della finalità perseguita, in concreto, per l’accertamento dei fatti. (Fattispecie in cui è stata ritenuta illegittima la motivazione di decreto di convalida emesso a norma dell’art. 355 c.p.p. sintetizzata nell’espressione di stile “quanto è stato oggetto di sequestro è corpo di reato trattandosi di cose sulle quali il reato è stato commesso”). Cass. pen. sez. III 13 maggio 2014, n. 19615

In tema di sequestro probatorio, a differenza di quanto previsto per le misure cautelari personali disposte per esigenze probatorie, la mancata indicazione di un termine di durata del vincolo non incide sulla validità originaria del provvedimento, potendo semmai l’eccessivo ed ingiustificato protrarsi del sequestro abilitare l’interessato alla richiesta di revoca della misura, nel presupposto della illegittimità del suo ulteriore mantenimento nel tempo. Cass. pen. sez. II 5 febbraio 2014, n. 5650

In tema di sequestro probatorio, ai fini della legittimità dello stesso non è necessaria la prova del carattere di pertinenza o di corpo di reato delle cose oggetto del vincolo, essendo sufficiente la semplice possibilità del rapporto di queste con il reato. (In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto corretto il sequestro di denaro, telefoni cellulari e computer rinvenuti in occasione dell’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare per il reato di cui all’art. 73 d.P.R. n. 309 del 1990, attesa l’insufficienza degli elementi idonei a giusti.care la lecita provenienza e disponibilità dei beni). Cass. pen. sez. VI 15 gennaio 2014, n. 1683

È illegittimo il provvedimento con cui il giudice del riesame rigetti la relativa richiesta omettendo di indicare e, pertanto, di valutare i corpi di reato o le cose pertinenti al reato per finalità probatorie, considerato che il sequestro probatorio concerne solo le cose connesse alla notizia di reato per cui si procede, salvo che quelle rinvenute ne offrano per sé una propria, con la conseguenza che l’individuazione e la cernita delle cose utili alla prova deve avvenire ‘a montè del sequestro di ciascuna di esse per finalità probatoria. Cass. pen. sez. V 1 febbraio 2011, n. 3692

Qualora il sequestro probatorio riguardi cose che assumono la quali.ca di corpo di reato, non é necessario offrire la dimostrazione della necessità in concreto del sequestro stesso in funzione dell’accertamento dei fatti. (Fattispecie in tema di rigetto della richiesta di restituzione di un ciclomotore coinvolto in un incidente stradale). Cass. pen. sez. IV 26 marzo 2010, n. 11843

In tema di sequestro, il P.M. che, delegando la polizia giudiziaria alla esecuzione di una perquisizione, abbia disposto il sequestro “di quanto rinvenuto (corpo di reato e cose pertinenti al reato) e, in ogni caso, ritenuto utile al fine delle indagini”, è tenuto a provvedere alla convalida relativamente al sequestro avente ad oggetto cose non specificate nel relativo provvedimento, in quanto l’indeterminatezza dell’oggetto rimette – sempre che non si tratti di beni soggetti a confisca obbligatoria – al giudizio della polizia giudiziaria l’individuazione del presupposto fondamentale del sequestro (quali.ca del bene come corpo o pertinenza del reato), la quale non può che avere natura provvisoria, essendo necessario il controllo dell’ Autorità giudiziaria, ai sensi dell’art. 355 c.p.p.. Cass. pen. sez. V 19 novembre 2008, n. 43282

È legittimo il sequestro operato dalla polizia giudiziaria di cose ritenute corpo di reato o pertinenti al reato in esecuzione di un decreto di perquisizione del pubblico ministero, seppure in detto decreto non siano state minuziosamente descritte e però alla loro individuazione possa giungersi in base sia alla natura del reato indicato nel decreto di perquisizione, sia alla nozione normativa di «corpo di reato » e di «cosa pertinente al reato ». Cass. pen. sez. II 18 settembre 2008, n. 35866

Anche per le cose che costituiscono corpo di reato il decreto di sequestro a fini di prova deve essere sorretto, a pena di nullità, da idonea motivazione in ordine al presupposto della finalità perseguita, in concreto, per l’accertamento dei fatti. Cass. pen. Sezioni Unite 13 febbraio 2004, n. 5876

Nel caso di radicale mancanza della motivazione, in ordine alla necessaria sussistenza della concreta finalità probatoria perseguita in funzione dell’accertamento dei fatti, del decreto di sequestro di cose qualificate come corpo di reato, che, sebbene non integrato sul punto dal P.M. neppure all’udienza di riesame, sia stato confermato dall’ordinanza emessa all’esito di questa procedura, la Corte di cassazione deve pronunziare sentenza di annullamento senza rinvio di entrambi i provvedimenti. Cass. pen. Sezioni Unite 13 febbraio 2004, n. 5876

Per l’adozione del sequestro probatorio non è necessario che sussistano indizi di colpevolezza nei confronti di un soggetto, in quanto, trattandosi di un mezzo di ricerca della prova, è sufficiente che esistano elementi tali da far configurare l’esistenza di un reato e la sussistenza di una relazione necessaria fra la cosa oggetto del sequestro ed il reato stesso, relazione che non ha bisogno di dimostrazione quando il sequestro cade sul corpo di reato, cioè sulle cose con le quali o mediante le quali esso è stato commesso o che non costituiscono il prodotto (nel caso di specie, si trattava del sequestro di un quantitativo di novellame). Cass. pen. sez. III 29 aprile 2003, n. 19766

Il sequestro probatorio (art. 253 c.p.p.), quando ha per oggetto «le cose pertinenti al reato», presuppone che sussistano le esigenze probatorie e, pertanto, il rigetto dell’istanza di dissequestro richiede che dette esigenze permangano e che il relativo provvedimento sia adeguatamente motivato, a differenza del rigetto dell’istanza di dissequestro di cose qualificabili come «corpo di reato», che richiede invece l’indicazione degli elementi che giustificano tale qualificazione. Cass. pen. sez. VI 8 gennaio 2003, n. 74

In tema di sequestro probatorio, diversamente da quando sono soggette a vincolo le «cose pertinenti al reato», non è necessario, allorché il sequestro riguarda cose che assumono la quali.ca di «corpo di reato», che si provveda a una specifica motivazione circa la necessità del sequestro stesso in funzione dell’accertamento dei fatti, atteso che la qualità di corpo del reato comporta l’esistenza di un rapporto di immediatezza tra le cose e l’illecito penale e di una conseguente necessaria efficacia probatoria diretta, a meno che non vengano mosse specifiche e motivate contestazioni circa la fondatezza e la necessità della misura. (Nell’affermare tale principio la Corte ha rigettato il ricorso nei confronti di ordinanza confermatoria del sequestro di corpo di reato che si limitava a motivare che esso «in concreto, appare necessario per l’accertamento dei fatti»). Cass. pen. sez. III 30 ottobre 2001, n. 38851

Qualora il sequestro probatorio riguardi cose che assumono la quali.ca di corpo di reato, non è necessario offrire la dimostrazione della necessità del sequestro stesso in funzione dell’accertamento dei fatti, atteso che la qualità di corpo del reato implica, per definizione, un vincolo necessario con la prova del reato e postula l’esistenza di un rapporto di immediatezza tra le cose e l’illecito penale, con conseguente necessaria efficacia probatoria diretta in ordine all’avvenuta commissione di un reato ed alla sua attribuibilità ad un soggetto determinato. Cass. pen. sez. III 25 agosto 2000, n. 2728

In tema di sequestro preventivo, la nozione di “cose pertinenti al reato” ha un significato ampio, comprendente anche quanto indirettamente legato alla fattispecie criminosa come il risultato della trasformazione del prodotto o del profitto del reato. (Fattispecie relativa a sequestro preventivo di un immobile acquistato con denaro costituente profitto del reato di appropriazione indebita). Cass. pen. sez. II 25 maggio 2000, n. 4587

In tema di sequestro probatorio, il fatto che il P.M. ritenga di disporre una consulenza tecnica per approfondire nel merito la sussistenza del reato ipotizzato, appartiene alla normale dialettica processuale e non può essere considerato come prova della carenza di presupposti concreti per l’adozione della misura cautelare. Cass. pen. sez. III 10 aprile 2000, n. 1026

Il sequestro probatorio, in quanto mezzo di ricerca della prova dei fatti costituenti reato, non può per ciò stesso essere fondato sulla prova del carattere di pertinenza ovvero di corpo di reato delle cose oggetto del vincolo patrimoniale, ma solo sul fumus di esso, cioè sulla mera possibilità del rapporto di esse con il reato. Qualora quindi dal complesso delle prime indagini tale fumus emerga, il sequestro si appalesa non solo legittimo ma opportuno, in quanto volto a stabilire, di per sè o attraverso le successive indagini che da esso scaturiscono, se esiste il collegamento pertinenziale tra res e illecito. (Fattispecie in tema di sequestro probatorio, disposto nell’ambito di indagini preliminari concernenti il delitto di usura, di documentazione varia di cui il ricorrente sosteneva il difetto di capacità rappresentativa e quindi l’impossibilità di considerarla «cosa pertinente al reato»). Cass. pen. sez. II 20 novembre 1999, n. 3273

In tema di sequestro probatorio delle cose qualificate corpo del reato, il giudice di merito non deve ridurre la sua delibazione alla mera presa d’atto delle affermazione del P.M. Sulla base dell’ipotesi tipica, formulata dall’accusa, ha il potere-dovere di esaminare la documentazione esibita dalle parti per verificare se in astratto la fattispecie sia configurabile. Eseguito tale controllo deve stabilire se la cosa sequestrata è riferibile al reato indicato in tesi. Quando si tratta di corpo di reato deve accertare la possibilità di catalogazione della res nella relativa nozione precisata dall’art. 253, comma 2, c.p.p. L’unica indagine che il giudice non deve compiere è quella concernente la necessità di dimostrare l’esistenza della finalità probatoria, poiché quest’ultima è in re ipsa. Cass. pen. sez. III 16 giugno 1999, n. 1766

Al fine di evitare che i provvedimenti di perquisizione e sequestro si trasformino in strumenti di ricerca della notitia criminis è necessario che essi individuino, almeno nelle linee essenziali, gli oggetti da sequestrare con riferimento a specifiche attività illecite, onde consentire che la perquisizione e il conseguente sequestro siano eseguiti non sulla base di semplici congetture, ma trovino giustificazione in concrete ipotesi di reato rinvenibili in fatti addebitati a un determinato soggetto, e permettere, inoltre, la verifica, in caso di «cose pertinenti al reato», della sussistenza delle esigenze probatorie, ovvero, qualora tali esigenze siano in re ipsa, della effettiva possibilità di qualificazione di «corpo del reato» delle cose apprese, attraverso l’accertamento dell’immediatezza descritta dal secondo comma dell’art. 253 c.p.p. tra esse e l’illecito penale. Cass. pen. sez. VI 11 dicembre 1998, n. 2882

Nel provvedimento di sequestro probatorio del corpo di reato o di cose a esso pertinenti non è sufficiente la mera indicazione delle norme di legge violate, ma occorre anche che sia individuato il rapporto diretto o pertinenziale tra cosa sequestrata e delitto ipotizzato, e che, quindi, siano descritti gli estremi essenziali di tempo, di luogo e di azione del fatto, in modo che siano specificati gli episodi in relazione ai quali si ricercano le cose da sequestrare. (Nel caso la Corte ha ritenuto insufficiente il requisito richiesto per essere stato disposto il sequestro in relazione a «Rapporti illeciti tra lo stesso [indagato] e titolari o comunque soggetti interessati nella gestione di discoteche ubicate nel Comune di Firenze e comuni limitro. nonché tra lo stesso e associazioni criminose straniere»). Cass. pen. sez. VI 14 settembre 1998, n. 1334

In tema di motivazione del decreto di sequestro probatorio, anche in relazione alle cose che costituiscono corpo del reato occorre indicare la ragione della necessità del sequestro in funzione dell’«accertamento dei fatti», come si ricava, in primo luogo, dalla ratio dell’art. 253, comma primo, c.p.p.che se collega tale espressione al sequestro delle cose pertinenti al reato, non autorizza certo il sequestro del corpo di reato al di fuori di ogni finalità di indagine; in secondo luogo, dall’art 262 del medesimo codice, che prevede la restituzione delle cose sequestrate, tra cui anche quelle che costituiscono corpo del reato, quando «non è necessario mantenere il sequestro a fini di prova». A ritenere il contrario, si renderebbe possibile un’ablazione della cosa al di fuori della indicazione dei motivi di interesse pubblico, collegati all’accertamento dei fatti di reato, con lesione dell’art. 42 Cost.; il che sarebbe tanto più grave in quanto si tratti di cose di proprietà di terzi estranei, oggetto della condotta delittuosa. (Fattispecie di sequestro probatorio di un cavallo, qualificato come corpo del reato di cui all’art. 392 c.p.di proprietà della persona offesa querelante). Cass. pen. sez. VI 11 giugno 1998, n. 1786

In tema di sequestro probatorio di cose costituenti corpo di reato, se è vero che non è necessario offrire la dimostrazione della necessità del sequestro in funzione dell’accertamento dei fatti, atteso che la esigenza probatoria del corpus delicti è in re ipsa, è anche vero che, ai fini della qualificazione come corpo di reato delle cose in sequestro, il provvedimento deve dare concretamente conto della relazione di immediatezza descritta nel comma secondo dell’art. 253 c.p.p. tra la res e l’illecito penale. (Fattispecie riguardante il sequestro di pratiche di sussidio economico presso un comune le quali, secondo la prospettazione accusatoria, costituivano corpo del reato di abuso di ufficio). Cass. pen. sez. VI 16 marzo 1998, n. 103

La nozione di cose pertinenti al reato, lasciata espressamente dal legislatore all’elaborazione giurisprudenziale e dottrinale, è più ampia di quella di corpo di reato definita nell’art. 253 comma 2 c.p.p. essendosi in detta norma operata tale distinzione per fornire una «definizione sufficientemente comprensiva sul concetto di corpo del reato e per mettere in risalto che la categoria dei beni pertinenti al reato non comprende solo questo ma abbraccia tutte le cose legate anche indirettamente alla fattispecie criminosa». Pertanto, poiché l’art. 253 definisce corpo di reato «le cose sulle quali o mediante le quali il reato è stato commesso, nonché le cose che ne costituiscono il prodotto, il profitto o il prezzo», la nozione di cose pertinenti al reato in sede di sequestro preventivo, oltre a comprendere dette cose, deve riguardare anche quelle, mobili o immobili che anche in via indiretta sono collegate in vario modo al reato. Cass. pen. sez. III 2 marzo 1996, n. 490

In tema di sequestro probatorio delle cose che assumono la quali.ca di «corpo del reato», non è richiesta la dimostrazione della necessità del sequestro in relazione all’accertamento dei fatti, tuttavia il pubblico ministero dovrà motivare, convalidando il sequestro, in ordine alla stessa configurabilità quali corpo del reato delle cose sottoposte a vincolo. (Nel caso di specie la Corte ha ritenuto, in un procedimento per usura, che non fosse necessaria una analitica dimostrazione della natura di corpo di reato della documentazione contenente conteggi e ricognizioni di debito, stante la inequivocabile attinenza con l’attività usuraria, mentre una specifica motivazione fosse indispensabile per dimostrare tale natura in alcuni oggetti di valore, in particolare tappeti orientali in numero rilevante, trovati nella disponibilità dell’indagato e per i quali era ipotizzabile una provenienza estranea ai reati contestati). Cass. pen. sez. II 9 maggio 1995, n. 2287

Deve ritenersi suscettibile di confisca obbligatoria, ai sensi del primo comma dell’art. 301 D.P.R. 23 gennaio 1973, n. 43 (T.U. delle disposizioni legislative in materia doganale), un’autovettura assoggettata a sequestro, che, in quanto cosa servita a commettere il reato di contrabbando di tabacchi lavorati esteri, è corpo di reato. (Nella specie, relativa a rigetto di ricorso nel quale si deduceva la non confiscabilità dell’autovettura ai sensi del secondo comma dell’art. 301 D.P.R. n. 43 del 1973, in quanto appartenente a persona assolutamente estranea al reato e non essendo necessaria la sua acquisizione a fini probatori, la Suprema Corte ha osservato che non risultavano verificate (e neppure enunciate) le condizioni di applicabilità della norma invocata, relative all’appartenenza ed alla dimostrazione di non aver potuto prevedere l’illecito impiego anche occasionale e di non essere incorso in un difetto di vigilanza). Cass. pen. sez. III 6 febbraio 1995, n. 42

In tema di misure cautelari reali, costituisce sequestro penale obbligatorio quello del corpo del reato che mira a sottrarre all’indagato tutte le cose sulle quali o mediante le quali il reato è stato commesso, nonché le cose che ne costituiscono il prodotto, il profitto e il prezzo. Sotto tale aspetto, il sequestro del corpo di reato non ha nulla a che vedere con il sequestro delle cose pertinenti al reato, che è, invece, facoltativo e presuppone la tutela delle esigenze probatorie. Cass. pen. sez. V 9 gennaio 1995, n. 5006

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