Art. 252 – Codice di Procedura Penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477 - aggiornato al D.Lgs. 08.11.2021, n. 188)

Sequestro conseguente a perquisizione

Articolo 252 - codice di procedura penale

1. Le cose rinvenute a seguito della perquisizione sono sottoposte a sequestro con l’osservanza delle prescrizioni degli artt. 259 e 260.

Articolo 252 - Codice di Procedura Penale

1. Le cose rinvenute a seguito della perquisizione sono sottoposte a sequestro con l’osservanza delle prescrizioni degli artt. 259 e 260.

Massime

Si vedano le massime degli artt. 247, 253.

Ai fini della legittimità del sequestro di cose ritenute corpo di reato o pertinenti al reato, effettuato dalla polizia giudiziaria all’esito di perquisizione disposta dal P.M. non è richiesto che le cose anzidette siano preventivamente individuate, dovendosi al contrario ritenere sufficiente che alla loro individuazione possa pervenirsi mediante il riferimento sia alla natura del reato in relazione al quale la perquisizione è stata disposta, sia alle nozioni normative di «corpo di reato» e «cosa pertinente al reato». (Nella specie, in applicazione di tale principio, è stata esclusa l’illegittimità del sequestro di varia documentazione afferente alla struttura ed alle attività della cosiddetta «Guardia nazionale padana», effettuato all’esito di perquisizione disposta dal pubblico ministero in relazione all’ipotesi di reato di cui all’art. 1 del D.L.vo 14 febbraio 1948 n. 43, che prevede il divieto di associazioni di carattere militare). Cass. pen. sez. I 30 aprile 1997, n. 1953

In sede di riesame avverso decreto di sequestro emanato dal pubblico ministero, non avendo tale provvedimento natura di atto giurisdizionale, non è deducibile la pretesa violazione delle regole in materia di competenza per territorio. Cass. pen. sez. I 30 aprile 1997, n. 1953

Allorquando la perquisizione sia stata effettuata senza l’autorizzazione del magistrato e non nei «casi» e nei «modi» stabiliti dalla legge, come prescritto dall’art. 13 Cost.si è in presenza di un mezzo di ricerca della prova che non è compatibile con la tutela del diritto di libertà del cittadino, estrinsecabile attraverso il riconoscimento dell’inviolabilità del domicilio. Ne consegue che, non potendo essere qualificato come inutilizzabile un mezzo di ricerca della prova, ma solo la prova stessa, la perquisizione è nulla e il sequestro eseguito all’esito di essa non è utilizzabile come prova nel processo, salvo che ricorra l’ipotesi prevista dall’art. 253, primo comma, c.p.p. nella quale il sequestro del corpo del reato o delle cose pertinenti al reato, costituendo un atto dovuto, rende del tutto irrilevante il modo con cui ad esso si sia pervenuti. (Fattispecie relativa a perquisizione domiciliare, eseguita senza l’autorizzazione della competente A.G. nel corso della quale erano stati sequestrati circa trentuno grammi di cocaina. La S.C. nell’enunciare il principio di cui in massima, ha escluso che l’ufficiale di P.G.il quale abbia eseguito una perquisizione fuori dei casi e non nei modi consentiti dalla legge, non abbia l’obbligo, a causa dell’abuso compiuto, di sequestrare la cosa pertinente al reato rinvenuta nel corso di essa, quasi che l’arbitrarietà o l’illiceità della condotta possa privare l’autore della quali.ca soggettiva da lui rivestita). Cass. pen. Sezioni Unite 16 maggio 1996, n. 5021

Alla luce delle norme recate dal nuovo c.p.p. non puù picù ontestarsi della prova (perquisizione) e la sua materiale apprensione (sequestro). La nuova normativa, infatti, recependo la concezione relativistica della prova, in contrapposizione a quella positivistica, ha non solo reso vana ogni possibile schematizzazione, ma ha fissato una regola generale ineludibile, non soggetta ad alcuna decadenza o sanatoria, cioè la inutilizzazione della prova (art. 191 c.p.p.), sia sotto il profilo genetico, cioè conseguente alla difformità dell’atto rispetto al modello legale del procedimento ammissivo, che sotto l’aspetto funzionale, riguardante lo stesso procedimento assuntivo della prova. (Nella specie la Cassazione ha accolto il ricorso dell’interessato che prospettava l’illegittimità del sequestro di alcuni documenti operato nella sua abitazione perché conseguente ad un decreto di perquisizione assolutamente carente di motivazione, disponendo la restituzione dei documenti e disattendendo l’assunto del tribunale del riesame secondo cui l’autonomia giuridica del sequestro lo rendeva non partecipe dei possibili profili di invalidità del decreto di perquisizione). Cass. pen. sez. V 23 maggio 1992

 

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