Art. 197 bis – Codice di Procedura Penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477 - aggiornato al D.Lgs. 08.11.2021, n. 188)

Persone imputate o giudicate in un procedimento connesso o per reato collegato che assumono l'ufficio di testimone

Articolo 197 bis - codice di procedura penale

(1) (2) 1. L’imputato in un procedimento connesso ai sensi dell’articolo 12 o di un reato collegato a norma dell’articolo 371, comma 2, lettera b), può essere sempre sentito come testimone quando nei suoi confronti è stata pronunciata sentenza irrevocabile di proscioglimento, di condanna o di applicazione della pena ai sensi dell’articolo 444.
2. L’imputato in un procedimento connesso ai sensi dell’articolo 12, comma 1, lettera c), o di un reato collegato a norma dell’articolo 371, comma 2, lettera b), può essere sentito come testimone, inoltre, nel caso previsto dall’articolo 64, comma 3, lettera c).
3. Nei casi previsti dai commi 1 e 2 il testimone è assistito da un difensore. In mancanza di difensore di fiducia è designato un difensore di ufficio (3) (4).
4. Nel caso previsto dal comma 1 il testimone non può essere obbligato a deporre sui fatti per i quali è stata pronunciata in giudizio sentenza di condanna nei suoi confronti, se nel procedimento egli aveva negato la propria responsabilità ovvero non aveva reso alcuna dichiarazione. Nel caso previsto dal comma 2 il testimone non può essere obbligato a deporre su fatti che concernono la propria responsabilità in ordine al reato per cui si procede o si è proceduto nei suoi confronti.
5. In ogni caso le dichiarazioni rese dai soggetti di cui al presente articolo non possono essere utilizzate contro la persona che le ha rese nel procedimento a suo carico, nel procedimento di revisione della sentenza di condanna ed in qualsiasi giudizio civile o amministrativo relativo al fatto oggetto dei procedimenti e delle sentenze suddette.
6. Alle dichiarazioni rese dalle persone che assumono l’ufficio di testimone ai sensi del presente articolo si applica la disposizione di cui all’articolo 192, comma 3 (3) (5).

Articolo 197 bis - Codice di Procedura Penale

(1) (2) 1. L’imputato in un procedimento connesso ai sensi dell’articolo 12 o di un reato collegato a norma dell’articolo 371, comma 2, lettera b), può essere sempre sentito come testimone quando nei suoi confronti è stata pronunciata sentenza irrevocabile di proscioglimento, di condanna o di applicazione della pena ai sensi dell’articolo 444.
2. L’imputato in un procedimento connesso ai sensi dell’articolo 12, comma 1, lettera c), o di un reato collegato a norma dell’articolo 371, comma 2, lettera b), può essere sentito come testimone, inoltre, nel caso previsto dall’articolo 64, comma 3, lettera c).
3. Nei casi previsti dai commi 1 e 2 il testimone è assistito da un difensore. In mancanza di difensore di fiducia è designato un difensore di ufficio (3) (4).
4. Nel caso previsto dal comma 1 il testimone non può essere obbligato a deporre sui fatti per i quali è stata pronunciata in giudizio sentenza di condanna nei suoi confronti, se nel procedimento egli aveva negato la propria responsabilità ovvero non aveva reso alcuna dichiarazione. Nel caso previsto dal comma 2 il testimone non può essere obbligato a deporre su fatti che concernono la propria responsabilità in ordine al reato per cui si procede o si è proceduto nei suoi confronti.
5. In ogni caso le dichiarazioni rese dai soggetti di cui al presente articolo non possono essere utilizzate contro la persona che le ha rese nel procedimento a suo carico, nel procedimento di revisione della sentenza di condanna ed in qualsiasi giudizio civile o amministrativo relativo al fatto oggetto dei procedimenti e delle sentenze suddette.
6. Alle dichiarazioni rese dalle persone che assumono l’ufficio di testimone ai sensi del presente articolo si applica la disposizione di cui all’articolo 192, comma 3 (3) (5).

Note

(1) Questo articolo è stato inserito dall’art. 6 della L. 1 marzo 2001, n. 63, sul giusto processo.
(2) Ai sensi dell’art. 26, comma 2, della L. 1 marzo 2001, n. 63, sul giusto processo, se il procedimento è ancora nella fase delle indagini preliminari, il pubblico ministero provvede a rinnovare l’esame dei soggetti indicati negli articoli 64 e 197 bis del codice di procedura penale, come rispettivamente modificato e introdotto dalla presente legge, secondo le forme ivi previste.
(3) La Corte costituzionale, con sentenza n. 381 del 21 novembre 2006, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dei commi 3 e 6 di questo articolo, nella parte in cui prevedono, rispettivamente, l’assistenza di un difensore e l’applicazione della disposizione di cui all’art. 192, comma 3, del medesimo codice di rito anche per le dichiarazioni rese dalle persone, indicate al comma 1 del medesimo art. 197 bis c.p.p., nei cui confronti sia stata pronunciata sentenza di assoluzione «per non aver commesso il fatto», divenuta irrevocabile.
(4) La Corte costituzionale, con sentenza n. 21 del 26 gennaio 2017, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di questo comma nella parte in cui prevede l’assistenza di un difensore anche per le dichiarazioni rese dalle persone, indicate al comma 1 di questo articolo, nei cui confronti sia stata pronunciata sentenza di assoluzione “perché il fatto non sussiste” divenuta irrevocabile.
(5) La Corte costituzionale, con sentenza n. 21 del 26 gennaio 2017, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di questo comma, nella parte in cui prevede l’applicazione della disposizione di cui all’art. 192, comma 3, del medesimo codice di rito anche per le dichiarazioni rese dalle persone, indicate al comma 1 di questo articolo nei cui confronti sia stata pronunciata sentenza di assoluzione “perché il fatto non sussiste” divenuta irrevocabile.

Massime

È legittima la rinnovazione in appello dell’istruzione dibattimentale disposta per l’esame della persona imputata o giudicata in procedimento connesso o per reato collegato che abbia assunto l’ufficio di testimone le cui dichiarazioni rese in primo grado siano inutilizzabili in quanto assunte senza la presenza del difensore. Cass. pen. sez. I 21 aprile 2009, n. 16908

Ai fini della utilizzabilità delle dichiarazioni, rese da taluno dei soggetti indicati negli artt. 64 e 197 bis c.p.p. dei quali il pubblico ministero abbia dovuto rinnovare l’esame ai sensi dell’art. 26, comma 2, della legge 1 marzo 2001 n. 63 sul c.d. «giusto processo», non è necessario che la rinnovazione avvenga mediante una pedissequa ripetizione delle precedenti affermazioni, essendo sufficiente che la persona interrogata si limiti a confermare il contenuto di quanto in precedenza dichiarato, nella piena consapevolezza della natura e degli effetti dell’atto che compie. Cass. pen. sez. I 5 dicembre 2002, n. 41028

Qualora, nel corso del processo, siano state assunte, secondo le modalità previste dalla normativa all’epoca vigente, le dichiarazioni di soggetti da considerarsi come imputati in procedimento connesso, la sopravvenuta entrata in vigore della L. 1 marzo 2001 n. 63, introduttiva, con l’art. 6, dell’art. 197 bis c.p.p.il quale prevede la possibilità che i soggetti suindicati vengano sentiti come testimoni, non implica che debba provvedersi ad una loro nuova audizione in tale veste, rimanendo valide le dichiarazioni da essi già rese in precedenza nelle forme allora prescritte. Cass. pen. sez. IV 7 novembre 2002, n. 37245

Nel giudizio di appello, successivo all’entrata in vigore della legge 1 marzo 2001, n. 63, sul c.d. “giusto processo”, sono pienamente utilizzabili le dichiarazioni rese dai coimputati, sulla base della normativa previgente, nel corso dell’interrogatorio dinanzi al pubblico ministero e già poste a fondamento della responsabilità dell’imputato nel giudizio di primo grado definito con il rito abbreviato, dovendo escludersi l’applicazione della nuova disciplina ai sensi dell’art. 26, commi 1 e 2, della legge n. 63/2001 (nel caso di specie, la Corte ha escluso che il giudice, al fine di utilizzare le dichiarazioni acquisite nel precedente giudizio di primo grado definito con il rito abbreviato, fosse tenuto a disporre per la prima volta il dibattimento per procedere all’esame dei coimputati secondo la nuova disciplina di cui agli artt. 64 e 197 bis c.p.p.). Cass. pen. sez. II 27 giugno 2002, n. 24730

L’art. 26 comma 2 della legge 1 marzo 2001, n. 63, condiziona la conservazione dell’efficacia alle dichiarazioni rese dai soggetti indicati dagli artt. 64 e 197 bis c.p.p. alla loro rinnovazione da parte del pubblico ministero, purché il procedimento si trovi ancora nella fase delle indagini preliminari, restando del tutto ininfluente, a questi fini, che i termini di durata massima delle indagini siano scaduti, con la conseguenza che la rinnovazione è sempre consentita fino a quando non venga esercitata l’azione penale. Cass. pen. sez. I 10 maggio 2002, n. 17900

In tema di «giusto processo», la rinnovazione da parte del pubblico ministero, a norma dell’art. 26, comma 2, della L. 1 marzo 2001, n. 63, dell’esame dei soggetti indicati negli artt. 64 e 197 bis c.p.p. – il primo modificato ed il secondo introdotto dalla stessa L. n. 63 del 2001 – è possibile fino a che il procedimento si trovi ancora nella fase delle indagini preliminari e la sua effettuazione non deve necessariamente precedere l’adozione dell’ordinanza applicativa di misura cautelare basata sulle dichiarazioni dei soggetti anzidetti, le quali conservano la loro validità per tutta la durata della medesima fase. (In applicazione di tale principio, la Corte ha respinto il ricorso con il quale si denunciava la pretesa inutilizzabilità, a fini cautelari, di dichiarazioni assunte prima dell’entrata in vigore della L. n. 63 del 2001, alla cui rinnovazione si era proceduto dopo l’adozione dell’ordinanza cautelare ma prima della chiusura delle indagini preliminari, con produzione dei relativi verbali all’udienza di riesame). Cass. pen. sez. II 8 aprile 2002, n. 13192

In tema di «giusto processo» e con riferimento alla materia delle misure cautelari personali, qualora prima dell’entrata in vigore della L. 1 marzo 2001, n. 63 si sia svolto regolarmente, secondo la disciplina all’epoca vigente, il procedimento di acquisizione e valutazione del quadro indiziario e sia intervenuta la chiusura della fase delle indagini preliminari – con conseguente preclusione della possibilità per il pubblico ministero di procedere alla rinnovazione dell’esame dei soggetti indicati negli artt. 64 e 197 bis c.p.p.come previsto dalla disciplina transitoria di cui all’art. 26, comma 2, della citata L. n. 63 del 2001 – deve ammettersi che, ai soli fini del mantenimento delle misure in questione, conservino validità le dichiarazioni precedentemente rese dai medesimi soggetti, ancorché la loro assunzione sia stata effettuata senza l’osservanza delle formalità previste a pena di inutilizzabilità dalla normativa sopravvenuta. (Nella specie, la Corte di cassazione ha ritenuto utilizzabili le dichiarazioni rese da soggetti indicate negli artt. 34 e 197, senza che fosse stato dato l’avvertimento previsto dal comma 3 del medesimo art. 64, in quanto all’epoca non ancora vigente). Cass. pen. sez. II 5 aprile 2002, n. 13011

In tema di prova dichiarativa, la norma di cui all’art. 26, comma 2, della legge 1 marzo 2001 n. 63 obbliga il pubblico ministero a rinnovare secondo le forme previste dagli artt. 64 e 197 bis c.p.p. l’esame dei soggetti che hanno reso dichiarazioni eteroaccusatorie ai fini della loro utilizzabilità probatoria, di guisa che si configura irrilevante, sempre che il procedimento penda nella fase delle indagini stesse, la circostanza che siano già scaduti i termini di durata delle indagini preliminari. (In applicazione di tale principio la Corte ha ritenuto utilizzabili ai fini della applicazione di una misura coercitiva le dichiarazioni rese da un collaboratore di giustizia, rinnovate dal pubblico ministero, secondo la disciplina transitoria, nella fase delle indagini preliminari nonostante la scadenza del termine massimo fissato per queste ultime). Cass. pen. sez. I 20 marzo 2002, n. 12575

In tema di prova testimoniale, qualora nel corso del dibattimento il pubblico ministero si limiti ad escutere il teste (nella specie ex art.197-bis cod.proc.pen.) già sentito in sede di incidente probatorio solo su specifici fatti sopravvenuti e, per il resto, chieda la conferma delle dichiarazioni rese, tale richiesta assume il significato della sostanziale rinuncia all’escussione del teste sui temi di prova oggetto dell’incidente probatorio, con la conseguente preclusione, per la parte che non aveva inserito il teste nella lista ex art.468 cod.proc.pen. e che aveva partecipato all’assunzione della prova ex art.392 cod.proc.pen.a procedere al controesame sui fatti oggetto delle precedenti dichiarazioni. Cass. pen. sez. VI 21 marzo 2017, n. 13844

Devono ritenersi dichiarazioni testimoniali e sono pienamente utilizzabili i contributi dichiarativi resi alla polizia giudiziaria nel corso delle indagini preliminari da migranti soccorsi in acque internazionali e trasportati su territorio nazionale, non potendo configurarsi nei loro confronti il reato di cui all’art. 10-bis del D.Lgs. n. 286 del 1998, né potendo ipotizzarsi che il pericolo di vita, cui è seguita l’azione di salvataggio, sia stato dagli stessi previsto e artatamente creato. Cass. pen. sez. I 16 dicembre 2016, n. 53691

Le dichiarazioni del teste assistito necessitano, per essere utilizzate come prova, di riscontri esterni autonomi, che non possono, quindi, consistere in elementi di prova provenienti dallo stesso dichiarante. (Nella specie, la Corte ha ritenuto non potessero essere considerati riscontri autonomi quelli provenienti da dichiarazioni del medesimo teste assistito, contenute in intercettazioni telefoniche, il cui significato, in uno all’identità dei chiamanti, era stato spiegato dallo stesso propalante). Cass. pen. sez. V 18 aprile 2012, n. 14991

Il testimone esaminato in ordine a reati per i quali abbia già riportato condanna va sentito ai sensi dell’art. 197-bis, comma primo, cod. proc. pen.ma senza ricevere gli avvisi previsti dall’art. 64 cod. proc. pen.; ne consegue che l’eventuale difetto di assistenza difensiva non produce l’inutilizzabilità delle sue dichiarazioni, ma costituisce unicamente un vizio della procedura acquisitiva che va immediatamente eccepito. Cass. pen. sez. I 11 gennaio 2012, n. 267

È configurabile il delitto di falsa testimonianza nei confronti di colui che, condannato in via definitiva in separato procedimento prima dell’entrata in vigore della L. n. 63 del 2001 ed autore nel corso delle indagini preliminari di propalazioni eteroaccusatorie nei confronti dei coimputati nello stesso reato, renda dichiarazioni mendaci nel processo a carico di questi ultimi, dove era stato citato a testimoniare ai sensi dell’art. 197 bis, comma primo, c.p.p. Cass. pen. sez. VI 21 maggio 2010, n. 19342

La persona offesa del reato, che sia stata a sua volta indagata per reato “reciproco” ai danni dell’imputato, può deporre in qualità di testimone assistito anche se il relativo procedimento è stato archiviato, ma le dichiarazioni concernenti la responsabilità di quest’ultimo sono inutilizzabili se non è stata avvertita delle garanzie richiamate dall’art. 197 bis, comma secondo, c.p.p.. (Fattispecie in cui la persona offesa era stata denunziata dall’imputato per calunnia e diffamazione e il relativo procedimento era stato archiviato prima della deposizione della stessa). Cass. pen. sez. V 28 novembre 2008, n. 44527

Con riferimento alla materia delle misure cautelari personali, sono utilizzabili le dichiarazioni erga alios rese da un coindagato senza l’assistenza del difensore, in quanto la sanzione dell’inutilizzabilità, a norma dell’art. 197 bis, comma quinto c.p.p.è prevista solo nel caso in cui di tali dichiarazioni si faccia uso contro la persona che le ha rese. Cass. pen. sez. VI 28 gennaio 2008, n. 4230

Deve ritenersi ammissibile la testimonianza, ai sensi dell’art. 197 bis c.p.p.dell’imputato di corruzione attiva in un procedimento connesso, qualora nei suoi confronti sia stata pronunciata sentenza non impugnabile di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione. (In motivazione, la Corte di cassazione ha altresì precisato che la testimonianza ai sensi della norma citata sarebbe ammissibile nel caso di dichiarazioni rese da imputato di corruzione passiva, in relazione alle quali potrebbe prospettarsi l’eventualità della revoca della sentenza ex art. 425 c.p.p. per corruzione al fine di procedere nei confronti del dichiarante per concussione). Cass. pen. sez. VI 3 agosto 2007, n. 31945

La dichiarazione liberatoria di un coimputato, o comunque di un soggetto che va esaminato ai sensi dell’art. 197 bis c.p.p.deve essere valutata «unitamente agli altri elementi che ne confermano l’attendibilità» (art. 192, comma terzo, c.p.p.), e non costituisce, pertanto, da sola, «prova nuova» agli effetti della richiesta di revisione, bensì mero elemento probatorio integrativo di quelli confermativi. Cass. pen. sez. I 22 giugno 2007, n. 24743

Istituti giuridici

Novità giuridiche

Codici e leggi

Codice Ambiente

Codice Antimafia

Codice Antiriciclaggio

Codice Civile

Codice Crisi d’Impresa

Codice dei Beni Culturali

Codice dei Contratti Pubblici

Codice del Consumo

Codice del Terzo Settore

Codice del Turismo

Codice dell’Amministrazione Digitale

Codice della Navigazione

Codice della Privacy

Codice della Protezione Civile

Codice della Strada

Codice delle Assicurazioni

Codice delle Comunicazioni Elettroniche

Codice delle Pari Opportunità

Codice di Procedura Civile

Codice di Procedura Penale

Codice Giustizia Contabile

Codice Penale

Codice Processo Amministrativo

Codice Processo Tributario

Codice Proprietà Industriale

Codice Rosso

Costituzione

Decreto Cura Italia

Decreto Legge Balduzzi

Disposizioni attuazione Codice Civile e disposizioni transitorie

Disposizioni di attuazione del Codice di Procedura Civile

Disposizioni di attuazione del Codice Penale

DPR 445 – 2000

Legge 104

Legge 23 agosto 1988 n 400

Legge 68 del 1999 (Norme per il diritto al lavoro dei disabili)

Legge Basaglia

Legge Bassanini

Legge Bassanini Bis

Legge Cambiaria

Legge Cure Palliative

Legge Di Bella

Legge Diritto d’Autore

Legge Equo Canone

Legge Fallimentare

Legge Gelli-Bianco

Legge Mediazione

Legge Pinto

Legge Severino

Legge Sovraindebitamento

Legge sul Divorzio

Legge sul Procedimento Amministrativo

Legge sulle Locazioni Abitative

Legge Testamento Biologico

Legge Unioni Civili

Norme di attuazione del Codice di Procedura Penale

Ordinamento Penitenziario

Preleggi

Statuto dei Lavoratori

Statuto del Contribuente

Testo Unico Bancario

Testo Unico Edilizia

Testo Unico Enti Locali

Testo Unico Espropri

Testo Unico Imposte sui Redditi

Testo Unico Iva

Testo Unico Leggi Pubblica Sicurezza

Testo Unico Sicurezza Lavoro

Testo Unico Stupefacenti

Testo Unico Successioni e Donazioni

Testo Unico sul Pubblico Impiego

Testo Unico sull’Immigrazione

Altre leggi

Codice Deontologico Forense

Codici Deontologici

Disciplina comunitaria e internazionale

Office Advice © 2020 – Tutti i diritti riservati – P.IVA 02542740747