Art. 195 – Codice di Procedura Penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477 - aggiornato al D.Lgs. 08.11.2021, n. 188)

Testimonianza indiretta

Articolo 195 - codice di procedura penale

1. Quando il testimone si riferisce, per la conoscenza dei fatti, ad altre persone, il giudice, a richiesta di parte, dispone che queste siano chiamate a deporre.
2. Il giudice può disporre anche di ufficio l’esame delle persone indicate nel comma 1 (190).
3. L’inosservanza della disposizione del comma 1 rende inutilizzabili (191) le dichiarazioni relative a fatti di cui il testimone abbia avuto conoscenza da altre persone, salvo che l’esame di queste risulti impossibile per morte, infermità o irreperibilità.
4. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria non possono deporre sul contenuto delle dichiarazioni acquisite da testimoni con le modalità di cui agli articoli 351 e 357, comma 2, lettere a) e b). Negli altri casi si applicano le disposizioni dei commi 1, 2 e 3 del presente articolo (1)(2).
5. Le disposizioni dei commi precedenti si applicano anche quando il testimone abbia avuto comunicazione del fatto in forma diversa da quella orale.
6. I testimoni non possono essere esaminati su fatti comunque appresi dalle persone indicate negli artt. 200 e 201 in relazione alle circostanze previste nei medesimi articoli, salvo che le predette abbiano deposto sugli stessi fatti o li abbiano in altro modo divulgati.
7. Non può essere utilizzata la testimonianza di chi si rifiuta o non è in grado di indicare la persona o la fonte da cui ha appreso la notizia dei fatti oggetto dell’esame.

Articolo 195 - Codice di Procedura Penale

1. Quando il testimone si riferisce, per la conoscenza dei fatti, ad altre persone, il giudice, a richiesta di parte, dispone che queste siano chiamate a deporre.
2. Il giudice può disporre anche di ufficio l’esame delle persone indicate nel comma 1 (190).
3. L’inosservanza della disposizione del comma 1 rende inutilizzabili (191) le dichiarazioni relative a fatti di cui il testimone abbia avuto conoscenza da altre persone, salvo che l’esame di queste risulti impossibile per morte, infermità o irreperibilità.
4. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria non possono deporre sul contenuto delle dichiarazioni acquisite da testimoni con le modalità di cui agli articoli 351 e 357, comma 2, lettere a) e b). Negli altri casi si applicano le disposizioni dei commi 1, 2 e 3 del presente articolo (1)(2).
5. Le disposizioni dei commi precedenti si applicano anche quando il testimone abbia avuto comunicazione del fatto in forma diversa da quella orale.
6. I testimoni non possono essere esaminati su fatti comunque appresi dalle persone indicate negli artt. 200 e 201 in relazione alle circostanze previste nei medesimi articoli, salvo che le predette abbiano deposto sugli stessi fatti o li abbiano in altro modo divulgati.
7. Non può essere utilizzata la testimonianza di chi si rifiuta o non è in grado di indicare la persona o la fonte da cui ha appreso la notizia dei fatti oggetto dell’esame.

Note

(1) La Corte costituzionale, con sentenza n. 305 del 30 luglio 2008, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di questo comma ove interpretato nel senso che gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria non possono essere chiamati a deporre sul contenuto delle dichiarazioni rese dai testimoni soltanto se acquisite con le modalità di cui agli artt. 351 e 357, comma 2, lettere a) e b), c.p.p., e non anche nel caso in cui, pur ricorrendone le condizioni, tali modalità non siano state osservate.
(2) Questo comma è stato così sostituito dall’art. 4 della L. 1 marzo 2001, n. 63.

Massime

Il divieto di cui all’art. 195, comma 4, cod. proc. pen. trova applicazione anche in caso di mancata verbalizzazione di una denuncia di reato.(Fattispecie relativa a dichiarazioni rese da un testimone che riferiva di avere subito un tentativo di corruzione per non dichiarare ciò che era a sua conoscenza, ad un operante di P.G. che aveva svolto attività investigativa nel procedimento e che non provvedeva a redigere il relativo atto di denuncia orale ex art.357, comma 2, cod. proc. pen.). Cass. pen. sez. VI3 ottobre 2018, n. 43896

In tema di testimonianza indiretta, i”fatti” cui fa riferimento l’art. 195, comma 1, cod. proc. pen. che impongono l’esame della fonte diretta a semplice richiesta di parte, senza alcun sindacato del giudice, sono solo quelli rappresentati dalla fonte diretta alla fonte de relato e non anche quelli che attengono ai rapporti tra i due soggetti e alle circostanze il cui accertamento è necessario per valutarne la credibilità; in tali casi il nuovo esame della fonte diretta costituisce atto istruttorio che presuppone la puntuale allegazione della parte richiedente di elementi da cui desumere la necessità della verifica domandata. Cass. pen. sez. VI 30 marzo 2018, n. 14730

La testimonianza indiretta è pienamente utilizzabile nel giudizio abbreviato “incondizionato”, operando l’inutilizzabilità prevista dall’art. 195, comma settimo, cod. proc. pen. solo nell’ipotesi in cui l’imputato abbia subordinato l’accesso al rito ad una integrazione probatoria costituita dall’assunzione del teste indiretto e se, nonostante l’audizione, sia rimasta non individuata la fonte dell’informazione. Cass. pen. sez. III 13 giugno 2017, n. 29236

È legittima, perché riconducibile agli “altri casi” di cui all’art. 195, comma quarto, cod. proc. pen. la testimonianza indiretta dell’ufficiale o agente di polizia giudiziaria sulle dichiarazioni di contenuto narrativo ricevute dall’imputato al di fuori del procedimento, ovvero prima del formale inizio delle indagini, con la conseguenza che le stesse sono liberamente valutabili dal giudice di merito, assumendo la valenza di fatto storico percepito e riferito dal teste. (Fattispecie relativa a porto abusivo di arma da sparo e minaccia aggravata, in cui è stata ritenuta utilizzabile la testimonianza “de relato” di un carabiniere il quale, libero dal servizio, si era per caso imbattuto – subito dopo la commissione del fatto ­in una persona che gli aveva spontaneamente riferito di aver esploso, poco prima, colpi di arma da fuoco all’indirizzo di altro soggetto e di essersi poi dato alla fuga, temendo di venire rintracciato attraverso il numero di targa della propria autovettura). Cass. pen. sez. I 29 marzo 2017, n. 15760

È inutilizzabile, perchè resa in violazione del divieto posto dall’art. 195, comma quarto, cod. proc. pen. la testimonianza indiretta degli ufficiali e agenti di polizia sulle dichiarazioni ricevute da persone informate sui fatti anche nel caso di mancata verbalizzazione delle stesse, qualora tale verbalizzazione sia prescritta dalla legge. Cass. pen. sez. III 20 marzo 2017, n. 13205

In tema di testimonianza indiretta, il divieto posto dal comma settimo dell’art. 195 c.p.p. non opera in maniera automatica ogni qualvolta il testimone non è in grado di fornire elementi idonei ad una univoca ed immediata identificazione della fonte delle informazioni da lui riferite, ma solo quando, per effetto di tale omessa identificazione, non sia possibile discutere, sulla base di dati certi e non seriamente controvertibili, dell’esistenza e attendibilità di tale fonte. Cass. pen. sez. II 2 aprile 2015, n. 13927

In tema di testimonianza indiretta, la richiesta di parte finalizzata all’esame delle persone alle quali il teste si sia riferito per la conoscenza dei fatti, deve essere presentata al giudice nel momento stesso in cui il testimone riferisce le circostanze apprese da terzi e non può utilmente intervenire dopo che il teste sia stato licenziato o l’udienza istruttoria conclusa, in quanto la disposizione di cui all’art. 195, comma primo, cod. proc. pen. è ispirata alla finalità di evitare richieste tardive o pretestuose, tali da provocare un eccessivo allungamento dei tempi processuali. Cass. pen. sez. II 4 ottobre 2013, n. 41003

La disciplina dettata in tema di testimonianza indiretta dall’art. 195 c.p.p. che prescrive l’audizione della fonte diretta, non può trovare applicazione quando quest’ultima si identifichi nella persona dell’imputato, che non può essere chiamato a rendere dichiarazioni “contra se”, tali da pregiudicare la propria posizione. Cass. pen. sez. V 8 febbraio 2010, n. 4977

Non comportano violazione del divieto di testimonianza indiretta, stabilito per gli appartenenti alla polizia giudiziaria dall’art. 195, comma 4, c.p.p.e possono quindi legittimamente esserne utilizzati i risultati, le intercettazioni, regolarmente autorizzate, di conversazioni nel corso delle quali persone informate sui fatti (nella specie, la vittima del reato) abbiano reso ad un ufficiale di polizia giudiziaria dichiarazioni confidenziali le quali non siano poi state trasfuse a verbale per avere gli stessi dichiaranti rifiutato di sottoscriverle. Cass. pen. sez. I 28 ottobre 2009, n. 41379

Sono utilizzabili in sede cautelare le dichiarazioni della persona offesa raccolte dalla polizia giudiziaria nell’immediatezza del fatto, non verbalizzate per l’urgenza determinata dalla necessità del suo ricovero ospedaliero, ma acquisite al procedimento attraverso la deposizione della stessa autorità di pubblica sicurezza. V. Corte cost.30 luglio 2008 n. 305. Cass. pen. sez. I 22 dicembre 2008, n. 47545

La testimonianza indiretta è utilizzabile qualora nessuna parte abbia chiesto che il teste di riferimento fosse chiamato a deporre, posto che il divieto di utilizzazione è preveduto solo nel caso in cui il giudice, richiesto da una parte, non abbia disposto l’assunzione della testimonianza, o nel caso in cui il testimone indiretto non abbia voluto o potuto indicare la persona da cui aveva appreso la notizia. Cass. pen. sez. fal. 6 ottobre 2008, n. 38076

La deposizione di un ufficiale di polizia giudiziaria sul contenuto di dichiarazioni testimoniali, acquisita agli atti prima dell’entrata in vigore della novella codicistica della L. 63 del 2001 che ha introdotto per questa parte ed in riferimento anche ai processi in corso uno specifico divieto di acquisizione e non di utilizzazione in riferimento, è utilizzabile in quanto si sostanzia in una prova legittimamente già acquisita. Cass. pen. sez. II 11 settembre 2008, n. 35191

In tema di testimonianza indiretta, la parte ha il diritto di ottenere l’ammissione del teste indiretto anche se non viene indicata la fonte dell’informazione, in quanto la previsione di inutilizzabilità contemplata dall’art. 195, comma settimo, c.p.p. opera solo dopo l’assunzione della testimonianza. Cass. pen. sez. III 12 marzo 2008, n. 11100

In tema di testimonianza indiretta, l’inutilizzabilità della deposizione di chi si rifiuta o non è in grado di indicare la persona o la fonte da cui ha appreso la notizia dei fatti oggetto dell’esame (art. 195, comma settimo, c.p.p.) opera, in caso di giudizio abbreviato, solo nell’ipotesi in cui la parte abbia subordinato l’accesso al rito ad un’integrazione probatoria costituita dall’assunzione del teste indiretto e se, nonostante l’audizione, sia rimasta non individuata la fonte dell’informazione. Cass. pen. sez. III 12 marzo 2008, n. 11100

Non sussiste il divieto di testimonianza indiretta degli ufficiali ed agenti di P.G. di cui all’art. 195, comma quarto, c.p.p. con riguardo alle dichiarazioni ricevute dal pubblico ufficiale durante l’inchiesta amministrativa dallo stesso effettuata anteriormente al procedimento penale, difettando in tal caso il necessario presupposto soggettivo della quali.ca di agente od ufficiale di polizia giudiziaria. Cass. pen. sez. III 21 gennaio 2008, n. 3050

In tema di testimonianza indiretta, il giudice ha l’obbligo di valutarla con speciale cautela, atteso il carattere «mediato» che ha la rappresentazione del fatto da provare, pur dovendosi escludere che la stessa necessiti di elementi di riscontro a fini probatori. Cass. pen. sez. III 15 gennaio 2008, n. 2001

In tema di reati contro la libertà sessuale, le dichiarazioni rese dal minore al perito e registrate sono utilizzabili anche senza la sua audizione diretta, qualora quest’ultima sia idonea a turbare il suo equilibrio psichico. Cass. pen. sez. III 28 settembre 2007, n. 35728

È viziata da inutilizzabilità ai sensi dell’art. 195 c.p.p. la testimonianza indiretta allorché il giudice abbia omesso di procedere, nonostante la richiesta della difesa, all’assunzione del testimone diretto, anche nel caso in cui quest’ultimo sia persona minore di età. (Fattispecie in cui la Corte ha annullato con rinvio la sentenza di merito in quanto il giudice aveva erroneamente ritenuto non presentata dalla difesa una specifica istanza di audizione del minore, vittima di un reato di violenza sessuale, ed aveva, di conseguenza, utilizzato per la decisione le sole dichiarazioni dei testimoni de relato). Cass. pen. sez. III 21 gennaio 2002, n. 1948

La testimonianza indiretta è utilizzabile (art. 195, comma 7, c.p.p.) solo in caso di irreperibilità del testimone primario, non anche nel caso in cui ne risulti impossibile l’identificazione, atteso che la legge – prescindendo dalla volontà del dichiarante – pone a carico della parte che abbia interesse all’utilizzazione della testimonianza indiretta o, in mancanza, del giudice, ai sensi dell’art. 507 c.p.p.l’obbligo di compiere ogni accertamento utile all’identificazione del testimone diretto, in vista del diritto delle parti di chiederne l’escussione. Cass. pen. sez. I 29 agosto 2001, n. 32464

Non vi è ragione di escludere l’utilizzabilità, a fini cautelari, di dichiarazioni eteroaccusatorie ricevute da un ufficiale di polizia giudiziaria e da questi registrate all’insaputa del dichiarante non gravato, all’epoca, da alcun indizio di reità. Cass. pen. sez. III 12 luglio 2001, n. 28376

Il divieto di testimonianza sulle dichiarazioni dell’imputato o dell’indagato, sancito dall’art. 62 c.p.p.essendo diretto ad assicurare l’inutilizzabilità di quanto raccolto al di fuori degli atti garantiti dalla presenza del difensore e pervenuto attraverso la testimonianza di chi dette dichiarazioni abbia ricevuto in qualsiasi maniera, presuppone che dette dichiarazioni siano state rese nel corso del procedimento e non anteriormente o al di fuori del medesimo; il divieto, in quest’ultima ipotesi, non pu infatti, operare, assumendo l’oggetto della testimonianza, nel suo contenuto specifico, valore di fatto storico percepito dal teste, e, come tale, valutabile dal giudice alla stregua degli ordinari criteri applicabili al detto mezzo di prova. Cass. pen. sez. VI 9 dicembre 1998, n. 12904

Il disposto dell’art. 195 c.p.p.che prevede l’audizione delle fonti dirette, non è applicabile nel caso che il testimone o l’imputato in procedimento connesso si riferiscano, per la conoscenza dei fatti, all’imputato del medesimo procedimento in cui vengano assunte le loro dichiarazioni. (A sostegno di tale principio, la S.C. ha addotto non solo il dato letterale, ma anche quello logico-sistematico, che fa ritenere incongrua l’obbligo o la facoltà del giudice di escutere la fonte diretta, ove questa si identifichi con l’imputato). Cass. pen. sez. I 28 ottobre 1998, n. 11320

La ratio dell’art. 195 c.p.p. consiste non nell’impedire, sempre e comunque, qualsiasi esposizione di fatti non verificatisi sotto gli occhi del dichiarante, ma semplicemente nel consentire un controllo di conoscenza. Ne consegue che non può considerarsi una forma di testimonianza indiretta la rappresentazione di fatti ai quali il teste abbia assistito solo per una parte, ma che tuttavia consenta di ricostruire per intero, sia pure in via di logica consequenzialità, i medesimi fatti nella loro totalità. Cass. pen. sez. I 6 maggio 1998, n. 5285

Nel caso di esame di soggetto imputato in procedimento connesso, questi deve essere assistito da un difensore e deve essere avvisato della sua facoltà di non rispondere: non può essere ritenuto procedimento connesso (o collegato), e quindi in tal caso sono utilizzabili le dichiarazioni eventualmente rese pur in assenza delle suddette garanzie, quello che vede la persona sottoposta ad esame accusata di reati del tutto distinti da quelli del processo in corso, commessi in un contesto temporale e territoriale diversi, senza neppure il legame di una comunanza probatoria. Cass. pen. sez. I 12 marzo 1998, n. 3139

È legittima, perché riconducibile agli “altri casi” di cui all’art. 195, comma quarto, cod. proc. pen. la testimonianza indiretta dell’ufficiale o agente di polizia giudiziaria sulle dichiarazioni di contenuto narrativo ricevute dall’imputato al di fuori del procedimento, ovvero prima del formale inizio delle indagini, con la conseguenza che le stesse sono liberamente valutabili dal giudice di merito, assumendo la valenza di fatto storico percepito e riferito dal teste. (Fattispecie relativa a porto abusivo di arma da sparo e minaccia aggravata, in cui è stata ritenuta utilizzabile la testimonianza “de relato” di un carabiniere il quale, libero dal servizio, si era per caso imbattuto – subito dopo la commissione del fatto ­in una persona che gli aveva spontaneamente riferito di aver esploso, poco prima, colpi di arma da fuoco all’indirizzo di altro soggetto e di essersi poi dato alla fuga, temendo di venire rintracciato attraverso il numero di targa della propria autovettura). Cass. pen. sez. I 29 marzo 2017, n. 15760

Sono utilizzabili le dichiarazioni “de relato” aventi ad oggetto quanto appreso dal minore vittima di abusi sessuali, non esaminato nel giudizio, solo se sia stata accertata, in base a motivato parere reso da professionista, l’impossibilità di procedere all’esame del minore, che può essere assoluta, nel caso in cui la sua personalità sia talmente fragile da poter essere qualificata in termini di infermità ai sensi dell’art. 195, comma terzo, cod. proc. pen. o relativa, in considerazione del concreto e grave pregiudizio alla salute che potrebbe derivare dall’esame – da valutare in riferimento all’età del minore al momento dello svolgimento dell’atto istruttorio e non a quella al momento del fatto – e della possibilità di adottare le modalità protette previste dall’art. 498, comma 4-ter, cod. proc. pen. Cass. pen. sez. III 10 ottobre 2016, n. 42718

In tema di prova testimoniale, l’acquisizione, su accordo delle parti, al fascicolo per il dibattimento del verbale delle dichiarazioni rese dalla persona direttamente informata di un fatto, prima dell’esame dibattimentale del teste de relato, non comporta l’obbligo di esame del teste di riferimento sul medesimo fatto, poiché, in tal caso, le informazioni rese da quest’ultimo risultano già comprese nel compendio probatorio utilizzabile per la decisione. Cass. pen. sez. I 7 aprile 2016, n. 13967

Nell’espletamento della cosiddetta “prova di resistenza”, il giudice dell’appello cautelare deve delibare le testimonianze “de relato” valutandone accuratamente l’affidabilità e la pregnanza probatoria, non potendo assegnare alle stesse un peso probatorio uguale alle testimonianze dirette, salvo che sussistano specifiche ragioni esplicitate in motivazione. Cass. pen. sez. VI 22 dicembre 2014, n. 53425

In tema di testimonianza indiretta, il divieto posto dal comma settimo dell’art. 195 cod. proc. pen. non opera in maniera automatica ogni qualvolta il testimone non è in grado di fornire elementi idonei ad una univoca ed immediata identificazione della fonte delle informazioni da lui riferite, ma solo quando, per effetto di tale omessa identificazione, non sia possibile discutere, sulla base di dati certi e non seriamente controvertibili, dell’esistenza ed attendibilità di tale fonte. (In applicazione del principio, la S.C. ha giudicato legittima la ritenuta utilizzabilità, a fini probatori, della testimonianza resa da appartenente alla polizia giudiziaria e relativa ad informazioni apprese da agenti di forza di polizia straniera, non identificati nominativamente). Cass. pen. sez. VI 9 settembre 2014, n. 37370

In tema di dichiarazioni rese da collaboratori di giustizia, l’eventuale motivazione “mercenaria” che spinge alla collaborazione non è di per sé indice di insincerità delle dichiarazioni stesse, sicché la preliminare valutazione di credibilità non può essere effettuata mediante strumenti diversi dall’analisi delle condotte del dichiarante, in particolare considerando la sua posizione all’interno dell’organizzazione criminale di cui ha fatto parte. Cass. pen. sez. V 13 dicembre 2013, n. 50589

Sono direttamente utilizzabili le dichiarazioni rese da collaboratore di giustizia su circostanze apprese in relazione al ruolo di vertice del sodalizio criminoso di appartenenza e derivanti da patrimonio conoscitivo costituito da un .usso circolare di informazioni relative a fatti di interesse comune degli associati, in quanto non assimilabili né a dichiarazioni “de relato”, utilizzabili solo attraverso la particolare procedura di cui all’art. 195 c.p.p. né alle cosiddette “voci correnti nel pubblico” delle quali la legge prevede l’inutilizzabilità. Cass. pen. sez. V 8 febbraio 2010, n. 4977

In tema di chiamata di correo, non può definirsi de relato l’accusa proveniente da un correo di associazione mafiosa, il quale, proprio per la sua qualità di associato, ha precisa e sicura conoscenza degli altri partecipanti al sodalizio, anche se nell’ipotesi in cui l’accusato abbia una posizione preminente nella gerarchia dell’organizzazione il chiamante non abbia avuto con lui contatti diretti. Cass. pen. sez. I 8 ottobre 2008, n. 38321

In tema di testimonianza indiretta, il divieto di utilizzazione di cui all’art. 195, comma settimo, c.p.p. non opera allorquando il teste indiretto non sia in grado di indicare, al di là del solo nome di battesimo, la persona da cui abbia appreso la notizia dei fatti illeciti, giacché tale «indicazione » non va intesa come informazione completa sui dati anagrafici e sull’indirizzo della persona, dalla quale la notizia proviene, bensì come dato oggettivo, in forza del quale risulti indubitabile la sua reale esistenza quale soggetto costituente fonte originaria e diretta della notizia. Cass. pen. sez. III 16 settembre 2008, n. 35426

La testimonianza de relato è utilizzabile allorquando il soggetto nel quale si identifica l’originaria fonte della notizia dei fatti, sottoposto a esame, si avvale del diritto di non rispondere. In tal caso, quanto da esso riferito è liberamente valutato dal giudice ai fini del proprio convincimento. Cass. pen. sez. I 27 luglio 2006, n. 26284

In tema di prova testimoniale, l’inutilizzabilità della dichiarazione « de relato» resa dal testimone deriva esclusivamente dall’inosservanza della disposizione del comma primo dell’articolo 195 cod. proc.pen. allorchè il giudice, « richiesto dalla parte» non abbia disposto che sia chiamata a deporre l’altra persona a cui si è riferito il testimone per la conoscenza dei fatti. In mancanza della richiesta di parte, il giudice può anche esercitare il potere d’ufficio conferitogli dall’articolo 507 cod. proc.pen. (richiamato dall’art.195, comma secondo, c.p.p.), ma la circostanza che egli non ritenga di avvalersi di tale potere non comporta l’inutilizzabilità della dichiarazione «de relato». Cass. pen. sez. IV 13 gennaio 2006, n. 1151

Debbono essere ritenute utilizzabili le dichiarazioni de relato quando nessuna delle parti processuali si sia avvalsa del diritto di chiedere che sia chiamato a deporre il teste di riferimento in quanto l’art. 195 c.p.p. circoscrivere l’ipotesi di inutilizzabilità solo al caso in cui il giudice abbia omesso la citazione dei testimoni diretti, nonostante l’espressa richiesta di parte. Cass. pen. sez. VI 4 dicembre 2003, n. 46795

In tema di violenza sessuale sui minori avvenuta in ambito familiare, le dichiarazioni dei congiunti che hanno raccolto le confidenze del minore costituiscono veri e propri riscontri allorché integrano qualificate deposizioni de relato e riferiscono informazioni rese in un contesto di normalità allo scopo di soddisfare un naturale bisogno di difesa e protezione del minore stesso. Cass. pen. sez. III 3 dicembre 2003, n. 46289

In tema di testimonianza indiretta, deve considerarsi tassativa l’elencazione dei casi in cui, divenendo impossibile l’esame del soggetto indicato quale fonte primaria (per morte, infermità o irreperibilità), la norma di cui al comma 3 dell’art. 195 c.p.p. consente l’utilizzazione delle dichiarazioni rese dal testimone de relato. Ne consegue che, in ogni ipotesi ove la concreta impossibilità dell’esame dipenda da circostanze diverse, e sempre che vi sia stata richiesta di parte per l’audizione del soggetto di riferimento, la testimonianza indiretta deve considerarsi inutilizzabile. (Fattispecie concernente l’utilizzazione delle dichiarazioni de relato di adulti i quali avevano raccolto le confidenze di una minore vittima di abusi sessuali, senza che quest’ultima fosse ascoltata, sulla base di relazione peritale che segnalava l’avvio di un meccanismo di rimozione dell’accaduto da parte dell’interessata; la Corte per altro, rilevato che non risultava esservi stata richiesta delle parti per l’esame della persona offesa, ha ritenuto nella specie utilizzabili le testimonianze de relato). Cass. pen. sez. III 26 settembre 2002, n. 32144

In tema di dichiarazioni provenienti da collaboratore di giustizia che abbia militato all’interno di un’associazione mafiosa, occorre tenere distinte le informazioni che lo stesso sia in grado di rendere in quanto riconducibili ad un patrimonio cognitivo comune a tutti gli associati di quel determinato sodalizio dalle ordinarie dichiarazioni de relato, che non sono utilizzabili se non attraverso la particolare procedura prevista dall’art. 195 c.p.p.in quanto l’impossibilità di esperire, nel primo caso, l’anzidetta procedura rende le stesse propalazioni meno affidabili e, come tali, inidonee di per sè a giusti.care un’affermazione di colpevolezza; nondimeno, le stesse possono assumere rilievo probatorio a condizione che siano supportate da validi elementi di verifica in ordine al fatto che la notizia riferita costituisca, davvero, oggetto di patrimonio conoscitivo comune, derivante da un flusso circolare di informazioni attinenti a fatti di interesse comune per gli associati, in aggiunta ai normali riscontri richiesti per le propalazioni dei collaboratori di giustizia. Cass. pen. sez. V 26 giugno 2002, n. 24711

L’art. 195 c.p.p. nel prevedere che, in caso di testimonianza indiretta (o de relato), debbano essere «chiamate a deporre», ove la parte interessata ne faccia richiesta o il giudice lo ritenga comunque opportuno, le persone indicate dal teste come fonte delle proprie asserite conoscenze, presuppone che dette persone o non facciano parte dei testi già citati o, qualora ne facciano parte, non siano già state sentite su ciò che forma oggetto della testimonianza indiretta. Diversamente, infatti, la norma non avrebbe ragion d’essere, perché se taluno è già stato citato come teste, egli è naturalmente destinato ad essere sentito e, qualora sia già stato sentito su ciche è già, a questo punto, in possesso degli elementi necessari a valutare il grado di attendibilità dell’uno o dell’altro, a meno che non ritenga di disporre un confronto fra i due; il che, per significherebbe fare applicazione non più dell’art. 195, ma degli artt. 211 e 212 c.p.p. i quali, a differenza dell’altro, non attengono alla disciplina della testimonianza ma costituiscono, nell’ambito del libro III, titolo II, del codice di rito, un autonomo e distinto capo, dedicato appunto ai confronti, di cui nessuna norma stabilisce la obbligatorietà. (Nella specie, in applicazione di tali principi, la Corte ha ritenuto che correttamente fosse stata respinta la richiesta di nuova audizione di un teste di riferimento già sentito su quanto aveva poi formato oggetto della testimonianza de relato resa da altro teste). Cass. pen. sez. I 17 giugno 2002

La testimonianza indiretta è utilizzabile (art. 195, comma 7, c.p.p.) solo in caso di irreperibilità del testimone primario, non anche nel caso in cui ne risulti impossibile l’identificazione, atteso che la legge – prescindendo dalla volontà del dichiarante – pone a carico della parte che abbia interesse all’utilizzazione della testimonianza indiretta o, in mancanza, del giudice, ai sensi dell’art. 507 c.p.p.l’obbligo di compiere ogni accertamento utile all’identificazione del testimone diretto, in vista del diritto delle parti di chiederne l’escussione. Cass. pen. sez. I 29 agosto 2001, n. 32464

In tema di reati contro la libertà sessuale le dichiarazioni rese dal minore in sede di incontro videoregistrato presso il servizio psichiatrico alla presenza di un funzionario o agente di polizia giudiziaria possono essere oggetto di testimonianza de relato da parte dell’ufficiale di P.G. ai sensi dell’art. 195 c.p.p. Cass. pen. sez. III 8 giugno 2001, n. 23423

Le dichiarazioni rese da soggetto che non rivestiva al momento la veste di indagato e registrate da ufficiale di polizia giudiziaria possono essere oggetto di relazione all’autorità giudiziaria e su di esse l’ufficiale di polizia giudiziaria può rendere testimonianza de relato, sempre che tale testimonianza non venga utilizzata nei confronti dello stesso soggetto, non assumendo rilievo la mancata verbalizzazione. (Fattispecie antecedente all’entrata in vigore della L. 1 marzo 2001 n. 63). Cass. pen. sez. III 19 maggio 2001, n. 20382

In caso di contrasto tra quanto riferito dai testi de relato e dalla fonte da essi indicata, è legittima l’attribuzione, in esito ad esauriente verifica, di maggiore veridicità alle dichiarazioni dei primi, in quanto l’art. 195 c.p.p. non stabilisce al riguardo alcuna gerarchia, ma prevede solo l’obbligo, a impulso di parte, di escussione giudiziaria della fonte diretta. Cass. pen. sez. I 14 febbraio 2000, n. 1717

In tema di dichiarazioni de relato, la sanzione dell’inutilizzabilità non ha modo di operare qualora nel dibattimento di primo grado la parte non abbia fatto uso della facoltà di chiedere che siano chiamati a deporre i testi di riferimento, né ad una tale omissione può ovviarsi con la richiesta di rinnovazione – anche parziale – del dibattimento in appello. Cass. pen. sez. V 11 novembre 1999, n. 12890

La testimonianza cosiddetta de relato è sempre utilizzabile allorquando sia impossibile l’esame del soggetto nel quale si identifica l’originaria fonte della notizia sui fatti. Pur individuando l’art. 195 comma terzo c.p.p. solo tre casi di impossibilità (per morte, infermità o irreperibilità), deve escludersi che tale elenco sia tassativo e che non possano essere individuati, nella pratica, altri casi di impossibilità oggettive, analoghi e quelli elencati dal legislatore. (Nella fattispecie è stata esclusa la illogicità della motivazione dei giudici di merito i quali avevano ritenuto impossibile l’esame di una bambina di circa tre anni – che aveva fornito ad alcune persone, poi esaminate nel corso del dibattimento, indicazioni utili per l’identificazione dell’autore dell’omicidio del padre cui aveva assistito – assimilando la tenerissima età della piccola ad una sorta di «infermità» mentale, potendo sussistere in entrambi i casi una totale incapacità di discernimento tra la realtà e la fantasia: la Suprema Corte ha altresì precisato che, in questi casi, quanto riferito dal teste de relato può essere utilizzato solo quale dato storico-processuale, cioè nei limiti di un indizio da verificare e da valutare unitamente ad altri indizi che abbiano i prescritti requisiti della certezza, precisione e concordanza, e non come vera e propria prova). Cass. pen. sez. I 22 agosto 1997, n. 7947

La testimonianza de relato, nei limiti di utilizzabilità stabiliti dall’art. 195, commi terzo e settimo, c.p.p.assume valenza, sul piano probatorio e storico, di rappresentazione diretta del fatto e non di semplice indizio, fermo restando l’onere del giudice di motivare adeguatamente in ordine alle ragioni che lo inducono a ritenere rilevanti e veridiche le affermazioni del testimone. (Fattispecie relativa a testimonianza resa su fatti dei quali il testimone aveva avuto conoscenza da persona il cui esame risultava impossibile per morte). Cass. pen. sez. II 28 maggio 1997, n. 4976

In tema di testimonianza indiretta, nell’ipotesi in cui il referente del testimone indiretto sia persona che abbia la qualità di imputato nel procedimento, ovvero che tale qualità avrebbe potuto assumere se ancora in vita, non è necessario che il giudice compia la verifica sull’esistenza di altri elementi di prova che confermano l’attendibilità della dichiarazione, come richiesto dall’art. 192, terzo comma, c.p.p.; e ciò in quanto mentre la dichiarazione resa al giudice da chi è coinvolto negli stessi fatti addebitati all’imputato può per sua natura, ingenerare un erroneo convincimento, tanto che la legge pretende per la chiamata di correo maggior rigore valutativo e necessario riscontro probatorio, nell’ipotesi di testimonianza indiretta il racconto del referente è fatto fuori del processo, sicché la cautela imposta dal legislatore è limitata al controllo delle fonti di conoscenza del testimone de relato. Cass. pen. sez. II 28 maggio 1997, n. 4976

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