Art. 17 – Codice di Procedura Penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477)

Riunione di processi

Articolo 17 - Codice di Procedura Penale

1. La riunione di processi pendenti nello stesso stato e grado davanti al medesimo giudice può essere disposta (19) quando non determini un ritardo nella definizione degli stessi (1):
a) nei casi previsti dall’art. 12;
b) nei casi di reato continuato (2);
c) nei casi previsti dall’articolo 371, comma 2, lettera b) (3).
1 bis. Se alcuni dei processi pendono davanti al tribunale collegiale (33 bis) ed altri davanti al tribunale monocratico (33 ter), la riunione è disposta davanti al tribunale in composizione collegiale. Tale composizione resta ferma anche nel caso di successiva separazione dei processi (18).

Articolo 17 - Codice di Procedura Penale

1. La riunione di processi pendenti nello stesso stato e grado davanti al medesimo giudice può essere disposta (19) quando non determini un ritardo nella definizione degli stessi (1):
a) nei casi previsti dall’art. 12;
b) nei casi di reato continuato (2);
c) nei casi previsti dall’articolo 371, comma 2, lettera b) (3).
1 bis. Se alcuni dei processi pendono davanti al tribunale collegiale (33 bis) ed altri davanti al tribunale monocratico (33 ter), la riunione è disposta davanti al tribunale in composizione collegiale. Tale composizione resta ferma anche nel caso di successiva separazione dei processi (18).

Note

(1) Le parole: «quando non pregiudichi la rapida definizione degli stessi» sono state così sostituite dalle attuali: «quando non determini un ritardo nella definizione degli stessi» dall’art. 1, comma 2, della L. 1 marzo 2001, n. 63, sul giusto processo.
(2) Lettera soppressa dall’art. 1 del D.L. 20 novembre 1991, n. 367, istitutivo della Direzione Nazionale Antimafia, convertito, con modificazioni, nella L. 20 gennaio 1992, n. 8. Questa disposizione, ai sensi dell’art. 15 del medesimo decreto, si applica solo ai procedimenti iniziati successivamente alla data di entrata in vigore dello stesso.
(3) Le originarie lettere c) e d) sono state così sostituite dall’attuale lett. c), dall’art. 1, comma 3, della L. 1 marzo 2001, n. 63, sul giusto processo.

Massime

L’art. 2 delle att. c.p.p. attribuisce al dirigente dell’ufficio giudiziario il potere di stabilire se ricorrano o meno le ipotesi in cui è possibile la riunione dei processi ai sensi dell’art. 17 c.p.p.ma, in caso di giudizio positivo, non gli attribuisce alcuna discrezionalità sull’opportunità o meno di fare luogo alla riunione, imponendogli invece di procedere senz’altro alla designazione, per l’eventuale riunione, del giudice della sezione cui è stato assegnato per primo uno dei processi. Il dirigente, peraltro, ha il potere di derogare a tale indicazione e di designare, con un provvedimento motivato, anche un giudice diverso da quello cui è stato assegnato per primo uno dei processi, qualora tale diversa designazione sia suggerita da rilevanti esigenze di servizio ovvero qualora la designazione dell’altro giudice possa pregiudicare la rapida definizione dei processi medesimi. Cass. pen. sez. III 13 ottobre 1999, n. 11670

In tema di riunione di processi, il dovere di sentire le parti prima della decisione è adempiuto se sono previamente informate della possibilità della riunione, in modo da potere interloquire in merito, e non è necessaria la loro audizione effettiva potendo esse mantenere sulla questione un passivo silenzio. (La Corte ha pertanto escluso la sussistenza della lamentata nullità, rilevando che il giudice aveva disposto il rinvio dell’udienza « al fine di verificare se ricorrano i presupposti per la riunione ..» e che seguirono varie udienze, a cui le parti furono invitate a comparire con avviso a verbale senza ulteriore citazione, sino a quella in cui il giudice dispose la riunione). Cass. pen. sez. VI 16 febbraio 2006, n. 6221

Il giudice dell’appello che rilevi la nullità del provvedimento che dispone il giudizio per uno soltanto di più procedimenti riuniti deve annullare la sentenza di primo grado esclusivamente nella parte relativa all’imputazione per la quale il rapporto processuale si è originariamente instaurato in maniera irregolare. Cass. pen. sez. VI 13 aprile 2011, n. 15080

L’istituto della riunione dei giudizi è applicabile anche dinanzi alla Corte di cassazione, non facendo la legge alcuna distinzione, in ordine ai casi di connessione, tra giudizi di merito e giudizi di legittimità. (Fattispecie relativa a procedimenti incidentali concernenti la medesima persona indagata per lo stesso reato in un unico procedimento, nella quale la Suprema Corte ha ritenuto sussistesse la medesima ratio legis delle ipotesi di connessione previste dall’art. 12 c.p.p. – rilevanti ai sensi della lett. a), dell’art. 17, stesso codice – sotto il profilo delle esigenze di semplificazione procedurale ed economia processuale, nonché di rapida definizione dei procedimenti, onde ha applicato per analogia il predetto art. 12). Cass. pen. sez. I 3 febbraio 1994, n. 4787

I provvedimenti che dispongono la riunione o la separazione dei processi, se non sono abnormi, sono normalmente inoppugnabili, anche perché la violazione degli artt. 17, 18 e 19 c.p.p. non determina invalidità, salvo quando risulti applicabile l’art. 178, lett. c), c.p.p.ove il giudice non abbia sentito alcuno degli interessati. Ne consegue che non è impugnabile neppure il provvedimento di rigetto della richiesta di riunione, in quanto la mancata riunione non può incidere sulla decisione del merito essendo possibile sia l’acquisizione di prove di altro procedimento (art. 238 c.p.p.), sia l’escussione di persone imputate in procedimento connesso o collegato (art. 210 c.p.p.). Cass. pen. sez. V 8 marzo 1999, n. 225  .

Qualora il giudice del dibattimento abbia, con ordinanza, respinto la richiesta di disporre la riunione fra più procedimenti, ritenendo non configurabile il prospettato vincolo della continuazione tra i reati che ne formano oggetto, la successiva sentenza di merito non può essere validamente impugnata con ricorso per cassazione, sotto il profilo del mancato riconoscimento del suddetto vincolo, atteso che, da un lato i provvedimenti che dispongono o negano la riunione di procedimenti, siccome meramente ordinatori, sono sottratti ad ogni forma di gravame, dall’altro l’invocata continuazione può comunque essere chiesta in sede esecutiva, ai sensi dell’art. 671 c.p.p. non ostandovi – per il suo carattere meramente incidentale – la suddetta pronuncia del giudice di cognizione, il quale, proprio per non aver disposto la riunione, non ha potuto giudicare, ex professo, della sussistenza o meno della unicità del disegno criminoso, ma si è limitato ad una mera delibazione. Cass. pen. sez. I 4 dicembre 1995, n. 11854  .

In tema di riunione di processi, la regola per la quale il tribunale in composizione collegiale, pur dopo che sia disposta la separazione, conosce anche dei processi del tribunale in composizione monocratica vale esclusivamente per il caso in cui sia intervenuto in precedenza un provvedimento di riunione dei processi prima pendenti separatamente, e non anche per il caso in cui la separazione sia disposta in un processo sin dall’inizio cumulativo. Cass. pen. sez. II 31 ottobre 2008, n. 40824

La c.d. «connessione interprobatoria», se può giustificare, nella fase propriamente processuale, ai sensi dell’art. 17, lett. d), c.p.p.la riunione dei processi, non può però avere effetto alcuno sulla competenza, non rientrando fra le ipotesi di connessione propriamente detta di cui all’art. 12 c.p.p.; il che trova conferma anche nell’art. 371, comma 3, c.p.p.secondo cui: «Salvo quanto disposto dall’art. 12, il collegamento delle indagini non ha effetto sulla competenza». Posta la proponibilità, anche nei procedimenti de libertate, delle questioni di competenza, vanno annullate, con gli effetti di cui all’art. 27 c.p.p.l’ordinanza applicativa di misura cautelare e quella confermativa del tribunale del riesame quando, in tali provvedimenti, sia stata indebitamente ritenuta, a fronte di eccezione tempestivamente formulata, una competenza derivata unicamente da c.d. «connessione interprobatoria. Cass. pen. sez. I 8 luglio 1995, n. 3259

I giudizi pendenti nel medesimo stato e grado possono essere riuniti nel corso di tutto il grado nel quale essi si trovano, anche successivamente al compimento delle formalità di apertura del dibattimento. Cass. pen. sez. II 17 gennaio 2011, n. 983

Metti in mostra la tua 
professionalità!
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram
Condividi su email

Novità giuridiche

Istituti giuridici