Art. 169 – Codice di Procedura Penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477 - aggiornato al D.Lgs. 08.11.2021, n. 188)

Notificazioni all'imputato all'estero

Articolo 169 - codice di procedura penale

1. Se risulta dagli atti notizia precisa del luogo di residenza o di dimora all’estero della persona nei cui confronti si deve procedere, il giudice o il pubblico ministero le invia raccomandata con avviso di ricevimento, contenente l’indicazione della autorità che procede, il titolo del reato e la data e il luogo in cui è stato commesso nonché l’invito a dichiarare o eleggere domicilio nel territorio dello Stato. Se nel termine di trenta giorni dalla ricezione della raccomandata non viene effettuata la dichiarazione o l’elezione di domicilio ovvero se la stessa è insufficiente o risulta inidonea, le notificazioni sono eseguite mediante consegna al difensore (485).
2. Nello stesso modo si provvede se la persona risulta essersi trasferita all’estero successivamente al decreto di irreperibilità emesso a norma dell’art. 159.
3. L’invito previsto dal comma 1 è redatto nella lingua dell’imputato straniero quando dagli atti non risulta che egli conosca la lingua italiana (att. 63).
4. Quando dagli atti risulta che la persona nei cui confronti si deve procedere risiede o dimora all’estero, ma non si hanno notizie sufficienti per provvedere a norma del comma 1, il giudice o il pubblico ministero, prima di pronunciare decreto di irreperibilità (151, 159), dispone le ricerche anche fuori del territorio dello Stato nei limiti consentiti dalle convenzioni internazionali.
5. Le disposizioni precedenti si applicano anche nel caso in cui dagli atti risulti che la persona è detenuta all’estero.

Articolo 169 - Codice di Procedura Penale

1. Se risulta dagli atti notizia precisa del luogo di residenza o di dimora all’estero della persona nei cui confronti si deve procedere, il giudice o il pubblico ministero le invia raccomandata con avviso di ricevimento, contenente l’indicazione della autorità che procede, il titolo del reato e la data e il luogo in cui è stato commesso nonché l’invito a dichiarare o eleggere domicilio nel territorio dello Stato. Se nel termine di trenta giorni dalla ricezione della raccomandata non viene effettuata la dichiarazione o l’elezione di domicilio ovvero se la stessa è insufficiente o risulta inidonea, le notificazioni sono eseguite mediante consegna al difensore (485).
2. Nello stesso modo si provvede se la persona risulta essersi trasferita all’estero successivamente al decreto di irreperibilità emesso a norma dell’art. 159.
3. L’invito previsto dal comma 1 è redatto nella lingua dell’imputato straniero quando dagli atti non risulta che egli conosca la lingua italiana (att. 63).
4. Quando dagli atti risulta che la persona nei cui confronti si deve procedere risiede o dimora all’estero, ma non si hanno notizie sufficienti per provvedere a norma del comma 1, il giudice o il pubblico ministero, prima di pronunciare decreto di irreperibilità (151, 159), dispone le ricerche anche fuori del territorio dello Stato nei limiti consentiti dalle convenzioni internazionali.
5. Le disposizioni precedenti si applicano anche nel caso in cui dagli atti risulti che la persona è detenuta all’estero.

Massime

In tema di notificazioni all’imputato all’estero, le ricerche che, ai sensi dell’art. 169, comma 4, c.p.p.debbono essere disposte prima dell’eventuale pronuncia del decreto di irreperibilità non possono avere ambito più esteso di quello previsto dall’art. 159 c.p.p. per le ricerche da effettuarsi nel territorio dello Stato, per cui, quando non si abbia conoscenza dell’esistenza, all’estero, di alcuno dei luoghi indicati nel citato art. 159, legittimamente l’imputato viene dichiarato irreperibile, nulla rilevando che taluno di quei luoghi divenga noto in epoca successiva. Cass. pen. sez. III 14 luglio 2004, n. 30600

In tema di notifica all’imputato all’estero, la notifica del primo atto (nella specie l’atto di chiusura delle indagini preliminari ex art. 415 bis c.p.p.) avvenuta a mani proprie in Italia, contenente l’invito previsto dall’art. 161, comma primo c.p.p. a dichiarare ed eleggere domicilio per le successive notifiche, adempie anche alla finalità fissata dall’art. 169, comma primo c.p.p.di guisa che, nel caso in cui nessuna elezione o dichiarazione di domicilio vi faccia seguito, deve essere considerato domicilio eletto quello già noto all’autorità giudiziaria, in cui è avvenuta la prima notifica. Cass. pen. sez. V 31 maggio 2004, n. 24695

In tema di procedure incidentali de libertate, nell’ipotesi di appello proposto dal Pubblico Ministero avverso il provvedimento reiettivo della richiesta di applicazione della misura cautelare nei confronti di indagato residente all’estero ad un indirizzo noto, non è sufficiente a garantire i diritti di difesa la notifica dell’avviso dell’udienza camerale al solo difensore, ma occorre procedere alla notifica anche all’indagato nelle forme di cui all’art. 169 c.p.p. Cass. pen. sez. V 29 gennaio 2003, n. 4083

Allorché l’imputato si trovi detenuto all’estero (nella specie in attesa di estradizione), la notifica dell’avviso dell’udienza fissata per la trattazione del riesame della misura di coercizione personale è ritualmente eseguita mediante consegna al difensore, e non secondo la procedura prevista dall’art. 169 c.p.p.in quanto, nel contrasto tra la disposizione generale e quella speciale apprestata a presidio del tempestivo controllo sulla legittimità del provvedimento coercitivo, deve prevalere quest’ultima, in conformità delle previsioni contenute nell’art. 5 della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo. (In motivazione, la S.C. ha precisato che una diversa opinione comporterebbe o l’impossibilità di misure coercitive nei confronti di imputati all’estero o la loro applicabilità solo dopo l’espletamento della procedura ex art. 169 c.p.p. o, infine, il ritardo nel giudizio di riesame all’esito della procedura stessa, soluzioni tutte in contrasto con i principi cui si ispira in materia il codice). Cass. pen. sez. I 2 dicembre 1999, n. 5611

L’assenza all’udienza di riesame dell’indagato, che si trovi all’estero ed al quale la comunicazione dell’avviso della data dell’udienza fissata per il riesame del provvedimento cautelare personale sia stata effettuata nella forma della notifica al difensore senza il previo invito ad eleggere o dichiarare il domicilio nello Stato di cui all’art. 169 c.p.p. non contrasta con i principi posti dagli artt. 5 e 6 della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali del 4 novembre 1950, ratificata con L. 4 agosto 1955, n. 848. Infatti i provvedimenti del tribunale del riesame hanno la natura di «decisione allo Stato» e le norme della suddetta convenzione hanno una valenza diversa a seconda che vadano applicate ad una fase processuale facilmente riproponibile, oppure ad una fase processuale che è destinata a chiudersi in via definitiva, anche se può essere seguita da ulteriori stadi processuali. Invero l’indagato che non sia stato notiziato direttamente e non sia presente all’udienza di riesame non soltanto può sempre riproporre il ricorso al tribunale, ai sensi del secondo comma dell’art. 309 nuovo c.p.p. allorché sopravvenga l’esecuzione della misura, ma può riproporre l’istanza di revoca o sostituzione della stessa al giudice, ed ove costui, entro cinque giorni, ai sensi dell’art. 299, rigetti la richiesta, può ancora rivolgersi al tribunale del riesame. Cass. pen. sez. VI 4 marzo 1991 (c.c. 18 dicembre 1990 n. 3778)

In tema di notificazioni, non è necessario procedere all’invio della raccomandata all’estero, secondo le modalità e con il contenuto indicati dall’art. 169, comma primo, cod. proc. pen. quando l’indagato, che risulti avere residenza o dimora fuori dal territorio nazionale, abbia già appreso, in occasione di altro atto (nella specie, sequestro preventivo), tanto del procedimento come della sollecitazione ad eleggere o dichiarare domicilio in Italia, potendosi perciò procedere, nel caso di inottemperanza a tale invito, alla notifica ai sensi dell’art. 161, comma quarto, cod. proc. pen. mediante consegna al difensore. (In motivazione, la Corte ha precisato che la disposizione di cui all’art. 169, comma primo, cod. proc. pen. si riferisce soltanto al primo atto di cui l’indagato debba essere informato). Cass. pen. sez. III 12 novembre 2015, n. 45278

Ai fini dell’obbligatorietà della notificazione all’imputato, ai sensi dell’art. 169 c.p.p. nel caso in cui risulti precisa notizia del luogo di dimora all’estero della persona nei cui confronti si deve procedere, per «dimora» deve considerarsi il luogo in cui la persona fisica è presente, sia pure in via transitoria, ma con un minimo di stabilità, tale cioè che si distingua dal momentaneo soggiorno. Siffatto requisito di stabilità minima è tipico del ricovero ospedaliero per un intervento chirurgico, implicante un apprezzabile periodo di permanenza sia per la fase preparatoria sia per la necessaria degenza successiva all’intervento. (Nella specie, in applicazione del principio di cui in massima, la Corte di cassazione ha annullato l’ordinanza che aveva disatteso l’eccezione di nullità della notificazione del provvedimento del Gip, eseguita ex art. 157, ottavo comma, c.p.p.pur risultando da idonea documentazione la prova del ricovero ospedaliero all’estero dell’imputato non detenuto). Cass. pen. sez. VI 11 luglio 1992, n. 2336

In tema di notificazioni all’imputato residente o dimorante all’estero, l’invio della raccomandata con avviso di ricevimento, contenente l’invito a dichiarare o eleggere domicilio nel territorio dello Stato previsto dall’art. 169, comma 1, cod. proc. pen. presuppone che dagli atti risulti notizia precisa del luogo di residenza o di dimora all’estero del destinatario, non potendo applicarsi detta procedura, qualora, invece, tale notizia sia incerta al momento della notifica dell’atto processuale. Cass. pen. sez. III 1 ottobre 2018, n. 43147

La spedizione della raccomandata con avviso di ricevimento all’imputato all’estero, in vista delle notificazioni da compiersi, non richiede tra gli adempimenti di rito quello, tipico delle notificazioni a mezzo posta, della specificazione, quando la raccomandata sia consegnata a persona diversa dal destinatario, della qualità da essa rivestita. Cass. pen. sez. IV 13 aprile 2011, n. 15002

Le forme prescritte dall’art. 169 c.p.p. per le notificazioni all’imputato all’estero non sono tassative, qualora specifiche convenzioni internazionali consentano una diretta presa di contatto da parte dell’autorità dello Stato estero con il soggetto colà residente. Ne consegue che è legittimo il ricorso alla rogatoria internazionale anziché alla raccomandata con avviso di ricevimento per la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini e del decreto dispositivo del giudizio ad imputato residente nella Repubblica di San Marino. (In motivazione, la Corte ha osservato che in ogni caso le modalità di notificazione utilizzate erano state più garantistiche di quella previste dal codice) Cass. pen. sez. V 9 dicembre 2008, n. 45522

In tema di notificazione all’imputato all’estero, non costituisce nullità, in quanto non contemplata dall’art. 171 c.p.p. tra quelle attinenti alle notificazioni, la notifica dell’invito di cui all’art. 169 c.p.p. redatto solo nella lingua dell’imputato straniero. Cass. pen. sez. I 14 gennaio 2003, n. 1377

L’art. 169 c.p.p.il quale disciplina le modalità per le notificazioni all’imputato all’estero, trova applicazione soltanto quando alla persona che risulti avere residenza o dimora all’estero debba essere data la notizia del procedimento penale che viene instaurato nei suoi confronti, con contestuale invito ad eleggere domicilio nel territorio dello Stato per le notificazioni di atti del procedimento stesso; detta disposizione, viceversa, non deve essere applicata nella diversa ipotesi in cui già si sia svolto il giudizio di primo grado e l’imputato abbia ricevuto tutte le previste notificazioni nel domicilio dichiarato o determinato ai sensi dell’art. 161 c.p.p.; in tal caso, ove la notificazione presso tale domicilio sia divenuta impossibile a seguito del trasferimento all’estero, essa deve essere effettuata mediante consegna al difensore ai sensi del quarto comma dell’art. 161 c.p.p. (In applicazione di tale principio la Corte ha rigettato il ricorso con il quale si deduceva la nullità della notifica del decreto di citazione per il giudizio di appello in seguito al mancato esperimento della procedura di cui all’art. 169 c.p.p.in considerazione del documentato stato di detenzione all’estero dell’imputato). Cass. pen. sez. V 5 giugno 1997, n. 5323

Nè la convenzione europea sui diritti dell’uomo, né il codice di rito impongono la traduzione nella lingua dell’imputato straniero degli atti che gli vengono notificati. L’unica eccezione alla regola generale dell’uso esclusivo della lingua italiana, stabilita dall’art. 109 c.p.p.è costituita dall’art. 169, terzo comma, c.p.p.secondo il quale l’invito a dichiarare o ad eleggere domicilio nel territorio dello Stato dev’essere redatto nella lingua dell’imputato straniero, cui la raccomandata contenente la notizia del procedimento e l’invito in questione debba essere notificata all’estero, quando dagli atti non risulti che egli conosce la lingua italiana. Siffatta esplicita previsione conferma la regola generale, che è quella dell’uso della lingua italiana, senza necessità di traduzioni per lo straniero che si trovi in Italia, di tutti gli altri atti scritti del procedimento, salvo il diritto, per l’imputato che non conosca la lingua italiana, di farsi assistere gratuitamente da un interprete al fine di comprendere l’accusa formulata contro di lui e di seguire il compimento degli atti cui partecipa (art. 143 c.p.p.). Cass. pen. sez. V 19 marzo 1993, n. 2642

È legittima la notifica all’imputato straniero di atti redatti in lingua italiana perché nessuna disposizione impone di norma la traduzione degli atti scritti da notificare all’imputato che non conosce la lingua italiana. Il diritto di farsi assistere da un interprete, riconosciuto dall’art. 143 c.p.p. all’imputato, italiano o straniero, che non conosca la lingua è limitato agli atti orali e la traduzione è prevista solo per l’atto di cui all’art. 169 c.p.p. da notificare all’imputato straniero all’estero e a richiesta dell’interessato, per gli atti indirizzati al cittadino italiano appartenente a una minoranza linguistica riconosciuta, nel corso di un procedimento davanti all’autorità giudiziaria avente competenza sul territorio ove tale minoranza è insediata. Cass. pen. sez. II 31 gennaio 1991, n. 5908

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