Art. 143 bis – Codice di Procedura Penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477 - aggiornato al D.Lgs. 08.11.2021, n. 188)

Altri casi di nomina dell'interprete

Articolo 143 bis - codice di procedura penale

(1) 1. L’autorità procedente nomina un interprete quando occorre tradurre uno scritto in lingua straniera o in un dialetto non facilmente intellegibile ovvero quando la persona che vuole o deve fare una dichiarazione non conosce la lingua italiana. La dichiarazione può anche essere fatta per iscritto e in tale caso è inserita nel verbale con la traduzione eseguita dall’interprete.
2. Oltre che nei casi di cui al comma 1 e di cui all’articolo 119, l’autorità procedente nomina, anche d’ufficio, un interprete quando occorre procedere all’audizione della persona offesa che non conosce la lingua italiana nonché nei casi in cui la stessa intenda partecipare all’udienza e abbia fatto richiesta di essere assistita dall’interprete.
3. L’assistenza dell’interprete può essere assicurata, ove possibile, anche mediante l’utilizzo delle tecnologie di comunicazione a distanza, semprechè la presenza fisica dell’interprete non sia necessaria per consentire alla persona offesa di esercitare correttamente i suoi diritti o di comprendere compiutamente lo svolgimento del procedimento.
4. La persona offesa che non conosce la lingua italiana ha diritto alla traduzione gratuita di atti, o parti degli stessi, che contengono informazioni utili all’esercizio dei suoi diritti. La traduzione può essere disposta sia in forma orale che per riassunto se l’autorità procedente ritiene che non ne derivi pregiudizio ai diritti della persona offesa.

Articolo 143 bis - Codice di Procedura Penale

(1) 1. L’autorità procedente nomina un interprete quando occorre tradurre uno scritto in lingua straniera o in un dialetto non facilmente intellegibile ovvero quando la persona che vuole o deve fare una dichiarazione non conosce la lingua italiana. La dichiarazione può anche essere fatta per iscritto e in tale caso è inserita nel verbale con la traduzione eseguita dall’interprete.
2. Oltre che nei casi di cui al comma 1 e di cui all’articolo 119, l’autorità procedente nomina, anche d’ufficio, un interprete quando occorre procedere all’audizione della persona offesa che non conosce la lingua italiana nonché nei casi in cui la stessa intenda partecipare all’udienza e abbia fatto richiesta di essere assistita dall’interprete.
3. L’assistenza dell’interprete può essere assicurata, ove possibile, anche mediante l’utilizzo delle tecnologie di comunicazione a distanza, semprechè la presenza fisica dell’interprete non sia necessaria per consentire alla persona offesa di esercitare correttamente i suoi diritti o di comprendere compiutamente lo svolgimento del procedimento.
4. La persona offesa che non conosce la lingua italiana ha diritto alla traduzione gratuita di atti, o parti degli stessi, che contengono informazioni utili all’esercizio dei suoi diritti. La traduzione può essere disposta sia in forma orale che per riassunto se l’autorità procedente ritiene che non ne derivi pregiudizio ai diritti della persona offesa.

Note

(1) Questo articolo è stato inserito dall’art. 1, comma 1, lett. d), del D.L.vo 15 dicembre 2015, n. 212.

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