Art. 129 – Codice di Procedura Penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477 - aggiornato al D.Lgs. 08.11.2021, n. 188)

Obbligo della immediata declaratoria di determinate cause di non punibilità

Articolo 129 - codice di procedura penale

1. In ogni stato e grado del processo, il giudice, il quale riconosce che il fatto non sussiste o che l’imputato non lo ha commesso o che il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato ovvero che il reato è estinto o che manca una condizione di procedibilità, lo dichiara di ufficio con sentenza.
2. Quando ricorre una causa di estinzione del reato (150 ss. c.p.) ma dagli atti risulta evidente che il fatto non sussiste o che l’imputato non lo ha commesso o che il fatto non costituisce reato, o non è previsto dalla legge come reato, il giudice pronuncia sentenza di assoluzione (530) o di non luogo a procedere (425) con la formula prescritta.

Articolo 129 - Codice di Procedura Penale

1. In ogni stato e grado del processo, il giudice, il quale riconosce che il fatto non sussiste o che l’imputato non lo ha commesso o che il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato ovvero che il reato è estinto o che manca una condizione di procedibilità, lo dichiara di ufficio con sentenza.
2. Quando ricorre una causa di estinzione del reato (150 ss. c.p.) ma dagli atti risulta evidente che il fatto non sussiste o che l’imputato non lo ha commesso o che il fatto non costituisce reato, o non è previsto dalla legge come reato, il giudice pronuncia sentenza di assoluzione (530) o di non luogo a procedere (425) con la formula prescritta.

Massime

Il giudice per le indagini preliminari, destinatario di una richiesta di emissione di decreto penale di condanna non può emettere sentenza di proscioglimento immediato ai sensi dell’art. 129 cod. proc. pen. qualora ritenga sussistente la particolare tenuità del fatto ai sensi dell’art. 131 bis cod. pen. in quanto l’applicazione di tale speciale causa di non punibilità può venire in rilievo esclusivamente dopo l’instaurazione del contraddittorio tra le parti, quale ozione processuale spettante all’imputato in sede di formulazione dell’opposizione al decreto penale già emesso. Cass. pen. sez. I 28 marzo 2017, n. 15272

La sentenza di proscioglimento, emessa dal giudice per le indagini preliminari investito della richiesta di decreto penale di condanna, può essere impugnata solo con ricorso per cassazione. Cass. pen. sez. IV 17 marzo 2015, n. 11236

L’ordinanza emessa all’esito del procedimento di riesame, in quanto provvedimento camerale, si caratterizza per l’inscindibilità tra dispositivo e motivazione, con la conseguenza che, in caso di divergenza tra le due parti, ai fini dell’individuazione del suo significato è doverosa una lettura integrata dell’intero atto. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto l’ammissibilità dell’impugnazione del P.M. avverso un’ordinanza che, sebbene recasse nel dispositivo una decisione di conferma in motivazione precisava che il fatto doveva essere diversamente qualificato). Cass. pen. sez. VI 31 gennaio 2014, n. 5087

Il giudice per le indagini preliminari, richiesto dell’emissione di un decreto penale di condanna, può pronunziare sentenza di proscioglimento ex art. 129 c.p.p. solo quando risulti evidente la prova positiva dell’innocenza dell’imputato o l’impossibilità di acquisire prove della sua colpevolezza, mentre è precluso un analogo esito decisorio sulla base di una valutazione di opportunità sul proficuo esercizio dell’azione penale o sulla inoffensività della condotta. (Fattispecie in cui la Corte ha annullato la sentenza di assoluzione dal reato di omesso versamento di ritenute previdenziali motivata in ragione dell’esiguità delle somme evase). Cass. pen. sez. III 29 gennaio 2014, n. 3914

Il giudice delle indagini preliminari, richiesto dell’emissione di un decreto penale di condanna, può pronunziare sentenza di proscioglimento nella sola ipotesi in cui individui la sussistenza di una delle cause tassativamente indicate nell’art. 129 c.p.p. e non anche quando la prova risulti mancante, insufficiente o contraddittoria. Cass. pen. sez. II 14 gennaio 2013, n. 1631

L’inammissibilità del ricorso per cassazione (nella specie, per assoluta genericità delle doglianze) preclude ogni possibilità sia di far valere sia di rilevare di ufficio, ai sensi dell’art. 129 c.p.p.l’estinzione del reato per prescrizione, pur maturata in data anteriore alla pronunzia della sentenza di appello, ma non dedotta né rilevata da quel giudice. Cass. pen. Sezioni Unite 22 giugno 2005, n. 23428

Il giudice dell’udienza preliminare, investito della richiesta del P.M. di rinvio a giudizio dell’imputato, non può emettere sentenza di non doversi procedere per la ritenuta sussistenza di una causa di non punibilità senza la previa fissazione della udienza in camera di consiglio. (La Corte ha osservato che l’art. 129 c.p.p. non attribuisce al giudice un potere di giudizio ulteriore ed autonomo rispetto a quello già riconosciutogli dalle specifiche norme che regolano l’epilogo proscioglitivo nelle varie fasi e nei diversi gradi del processo – artt. 425, 469, 529, 530 e 531 stesso codice –, ma enuncia una regola di condotta rivolta al giudice che, operando in ogni stato e grado del processo, presuppone un esercizio della giurisdizione con effettiva pienezza del contraddittorio). Cass. pen. Sezioni Unite 30 marzo 2005, n. 12283

La sentenza di non doversi procedere emessa de plano, per la ritenuta sussistenza di una causa di non punibilità, dal Gup, investito della richiesta del P.M. di rinvio a giudizio dell’imputato, non è abnorme, ma viziata da nullità di ordine generale ai sensi dell’art. 178, lett. b) e c) c.p.p.in quanto incide negativamente sulla partecipazione al procedimento del P.M.al quale viene precluso l’esercizio delle facoltà tese eventualmente a meglio definire e suffragare l’accusa, nonchè la violazione del diritto di difesa dell’imputato, al quale viene interdetto l’esercizio di facoltà esperibili solo nell’ambito dell’udienza preliminare. (Nella specie, in cui il Gup aveva prosciolto l’imputato con formula ampiamente liberatoria, la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza, disponendo «la trasmissione degli atti allo stesso ufficio» rappresentato da persona diversa da quella che aveva emesso la decisione annullata, con l’obbligo di celebrazione dell’udienza preliminare per la decisione sulla richiesta del P.M.). Cass. pen. Sezioni Unite 30 marzo 2005, n. 12283  .

La sentenza di non doversi procedere, emessa, per la ritenuta sussistenza di una causa di non punibilità, senza la fissazione della prescritta udienza in camera di consiglio, dal Gup, investito di richiesta di rinvio a giudizio del P.M non è appellabile, ma impugnabile soltanto mediante ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 568, comma secondo, c.p.p.in quanto, in caso contrario, l’eventuale riforma della decisione in sede di appello comporterebbe il rinvio a giudizio dell’imputato, con la conseguente sua privazione di facoltà suscettibili di esercizio solo nell’ambito dell’udienza preliminare. Cass. pen. Sezioni Unite 30 marzo 2005, n. 12283

Il giudice per le indagini preliminari, una volta investito della richiesta di rinvio a giudizio, qualora rilevi l’esistenza di una causa di non punibilità, deve obbligatoriamente rilevarla e dichiararla anticipatamente, prosciogliendo l’imputato con la formula più favorevole, senza dar luogo alla celebrazione dell’udienza preliminare. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte ha rigettato il ricorso del pubblico ministero avverso sentenza del giudice per le indagini preliminari con la quale era stato dichiarato estinto per prescrizione, avuto riguardo alla nuova formulazione dell’art. 2621 c.c.il reato di falso in bilancio per il quale era stato chiesto il rinvio a giudizio degli imputati). (Mass. redaz.). Cass. pen. sez. V 8 gennaio 2004, n. 81

La sentenza di non luogo a procedere emessa all’esito della udienza preliminare, a norma dell’art. 425 c.p.p.anche dopo le modi.che recate dall’art. 24 della legge 16 dicembre 1999 n. 479, mantiene la sua natura «processuale», destinata esclusivamente a paralizzare la domanda di giudizio formulata dal pubblico ministero; ne consegue che in presenza, da un lato, di elementi probatori insufficienti o contraddittori, tali da non delineare un quadro di superfluità del giudizio e, dall’altro, di una causa di estinzione del reato, il giudice deve emettere sentenza di non luogo a procedere basata su tale causa estintiva e non sentenza liberatoria nel merito. Cass. pen. sez. VI 1 agosto 2000, n. 1662

Il giudice per le indagini preliminari investito della richiesta di rinvio a giudizio deve in ogni caso fissare l’udienza preliminare, anche quando sussistano le condizioni per emettere sentenza di non luogo a procedere ai sensi dell’art. 129 c.p.p.atteso che l’esigenza di immediatezza nella declaratoria di non punibilità deve pur sempre trovare attuazione nelle forme ordinarie e nel rispetto del contraddittorio e dei diritti delle parti. Cass. pen. sez. IV 4 luglio 2000, n. 3237

In tema di sentenza predibattimentale, non è consentito al giudice emettere pronuncia che comporti proscioglimento (e quindi valutazione) nel merito, implicando essa un giudizio che deve essere compiuto con la garanzia del pieno contraddittorio, che si realizza solo nella sede dibattimentale. Prima dell’apertura del dibattimento, pertanto, il giudice, sentite le parti, può emettere solo sentenza di non doversi procedere per estinzione del reato o per improcedibilità dell’azione penale. (Fattispecie in tema di falso materiale in certificazione amministrativa, nella quale il Pretore aveva assolto gli imputati, ai sensi dell’art. 129 c.p.p.prima dell’apertura del dibattimento, sostenendo la riconoscibile grossolanità del falso. La Cassazione, su ricorso del P.G nell’enunciare il principio sopra riportato, ha annullato, con rinvio, la sentenza). Cass. pen. sez. V 12 giugno 2000, n. 2886

In tema di chiusura della fase delle indagini preliminari, il Gip cui sia stata richiesta la emissione del decreto di archiviazione, o provvede in conformità, ovvero restituisce gli atti al P.M. per la formulazione della imputazione, costituisce pertanto atto abnorme la sentenza con la quale il predetto giudice prosciolga l’indagato ai sensi dell’art. 129 c.p.p. Cass. pen. sez. V 3 marzo 2000, n. 111

All’archiviazione disposta dal giudice a norma degli artt. 408 e 411 c.p.p. non si applica l’art. 129 c.p.p.che al secondo comma dispone la prevalenza delle cause di declaratoria di non punibilità di natura sostanziale rispetto a quelle connesse alla estinzione del reato. Ed invero la norma dell’art. 129 c.p.p. è dettata per «ogni stato e grado del processo», ed è quindi estranea alla fase in questione, anteriore all’esercizio dell’azione penale. Ne consegue che il giudice al quale sia chiesto il provvedimento di archiviazione non può nell’analisi e nelle conclusioni formulare affermazioni in malam partem, facendo precedere alle indicazioni del motivo formale per il quale è disposta l’archiviazione una motivazione sostanziale, che concerna la configurabilità del reato e la responsabilità dell’indagato in ordine ad esso. (Nella specie la Corte ha ritenuto che il provvedimento del Gip avesse assunto natura diversa da quella meramente dichiarativa e delibativa propria del decreto di archiviazione, e contenesse uno specifico accertamento in malam partem espresso verso persone nei cui confronti l’azione penale non era stata esercitata, e lo ha annullato ravvisandone l’abnormità). Cass. pen. sez. I 18 marzo 1999, n. 1560

Il Gip, cui sia stata richiesta l’archiviazione per difetto di una condizione di proseguibilità o di procedibilità dell’azione penale ovvero per intervenuta estinzione del reato, qualora ritenga di aderire a tale richiesta deve pronunciarsi in conformità senza motivare sulla insussistenza di prove favorevoli all’imputato ex art. 129, comma 2, c.p.p. che non è applicabile alla fase delle indagini preliminari: diversamente si costringerebbe l’indagato a subire un provvedimento di archiviazione a lui sfavorevole nella motivazione senza potere esercitare il diritto di difesa preclusogli nell’ipotesi in cui il decreto sia emesso de plano (art. 309 c.p.p.), e senza potere esperire alcun mezzo di gravame non essendo tale provvedimento impugnabile. (Affermando siffatto principio la Cassazione ha annullato, ritenendolo abnorme, un decreto di archiviazione emesso de plano dal Gip per intervenuta estinzione del reato per amnistia in base al rilievo che non risultava all’evidenza l’insussistenza dei fatti e che la qualificazione dei medesimi era corretta; in particolare la Corte Suprema ha osservato che siffatto provvedimento non rientrava nella tipologia di quelli che possono essere adottati dal giudice delle indagini preliminari). Cass. pen. sez. VI 7 settembre 1994, n. 2629

È inammissibile il ricorso per cassazione, proposto dal pubblico ministero avverso sentenza di non luogo a procedere, se l’atto di impugnazione, in una situazione di incertezza probatoria, si limiti a contestare il merito dell’apprezzamento del G.u.p.senza dedurre specificamente gli ulteriori elementi di prova che avrebbero potuto essere acquisiti al dibattimento, né i punti del quadro probatorio suscettibili di integrazione attraverso il contraddittorio dibattimentale, poiché, secondo il principio generale desumibile dal sistema, deve procedersi al dibattimento solo se dallo svolgimento della relativa istruttoria la prospettiva accusatoria può trovare ragionevole sostegno per fugare la situazione di dubbio, ma non anche in caso di astratta possibilità di una decisione diversa a parità di quadro probatorio. Cass. pen. sez. VI 27 aprile 2015, n. 17659

La sentenza di non luogo procedere emessa all’esito della udienza preliminare, anche dopo le modi.che apportate dall’art. 24 della legge 16 dicembre 1999, n. 479, conserva la sua natura “processuale” di strumento destinato a verificare la sussistenza della necessità di dare ingresso alla successiva fase del dibattimento, sicché essa non è consentita quando l’insufficienza o la contraddittorietà degli elementi acquisiti siano superabili in dibattimento. (Nella specie la Corte ha annullato con rinvio la decisione del GUP che, rinviando a giudizio 19 coimputati, aveva ritenuto insussistente il delitto associativo sotto il profilo dell’elemento psicologico con riguardo a due di essi, così utilizzando la regola di giudizio propria del dibattimento in luogo di quella dell’udienza preliminare). Cass. pen. sez. II 22 gennaio 2013, n. 3180

Il giudice dell’udienza preliminare, investito della richiesta del P.M. di rinvio a giudizio dell’imputato, non può emettere sentenza di non doversi procedere per la ritenuta sussistenza di una causa di non punibilità senza la previa fissazione della udienza in camera di consiglio. Cass. pen. sez. II 3 dicembre 2008, n. 45049

Il giudice investito della richiesta di rinvio a giudizio formulata dal pubblico ministero, anche nel caso in cui ritenga sussistere una causa di non punibilità rilevante ai sensi dell’articolo 129 del c.p.p. non può emettere de plano sentenza di non doversi procedere, ma deve piuttosto celebrare l’udienza preliminare, applicando in quella sede le disposizioni della norma citata ed eventualmente rilevando la causa di esclusione della punibilità con la sentenza di non luogo a procedere. Il provvedimento eventualmente deliberato omettendo la fissazione dell’udienza è viziato da nullità di ordine generale ai sensi dell’articolo 178, comma 1, lettere b) e c), del c.p.p.in quanto preclude la partecipazione del pubblico ministero al procedimento e viola il diritto di difesa dell’imputato, al quale viene interdetto l’esercizio di facoltà suscettibili di esercizio solo nell’ambito dell’udienza preliminare. Cass. pen. Sezioni Unite 30 marzo 2005, n. 12238

Qualora nel corso dell’udienza preliminare il fatto addebitato risulti diverso, ai sensi del comma 1 dell’art. 423 c.p.p. rispetto a quello riportato nell’originaria imputazione, il P.M. ha la facoltà di modi.care il capo d’imputazione in ogni momento fino a quando non abbia presentato al Gip le proprie conclusioni, a nulla rilevando che sin dall’apertura dell’udienza l’imputato abbia chiesto l’immediato proscioglimento a norma dell’art. 129 stesso codice. (In applicazione di tale principio la Corte ha annullato una decisione che aveva disposto il proscioglimento immediato degli imputati per prescrizione sulla base della originaria formulazione dell’accusa senza tener conto della modi.ca del capo d’imputazione ritualmente effettuata dal P.M. nel corso dell’udienza preliminare). Cass. pen. sez. VI 17 settembre 2001, n. 33819

La richiesta di rinvio a giudizio apre una fase processuale informata al principio del contraddittorio, che trova la sua sede naturale nell’udienza preliminare, istituzionalmente preordinata all’esame e alla discussione del fondamento della richiesta, all’esito della quale il giudice potrà esprimere le proprie determinazioni, compresa la pronuncia eventuale di una sentenza ai sensi dell’art. 129 c.p.p.. Tale interpretazione delle disposizioni che regolano l’udienza preliminare non pregiudica il significato e la portata di quest’ultima norma, giacché la nozione di «immediatezza», prevista nella rubrica della disposizione, va correlata col rispetto delle norme che regolano la fase processuale presa in considerazione e che prevedono, nel caso, lo svolgimento dell’udienza preliminare, dalla fissazione della quale il giudice non può prescindere neppure per la declaratoria di eventuali cause di non punibilità, previo intervento delle parti. Cass. pen. sez. VI 29 marzo 1999, n. 783

L’ambito di operatività della previsione di cui all’art. 129 c.p.p. è distinto da quello dell’art. 425 c.p.p.rispondendo esse a differenti esigenze processuali: se il Gip, sulla richiesta di rinvio a giudizio del P.M.ravvisa la evidente sussistenza di una delle cause di non punibilità previste dal codice può adottare il provvedimento ex art. 129, cogente in ogni stato e grado del processo proprio per evitare ulteriori costi alla giustizia; se la presenza della causa di non punibilità non è palese ed emerge l’esigenza di approfondimento dell’indagine, ovvero se la detta causa non si è ancora verificata al momento della fissazione dell’udienza preliminare, allora il Gip deve pronunciare sentenza di non doversi procedere ex art. 425 c.p.p. Cass. pen. sez. III 11 marzo 1998, n. 3046

A seguito della richiesta del P.M. di rinvio a giudizio dell’imputato, il giudice per le indagini preliminari può adottare la declaratoria di determinate cause di non punibilità a norma dell’art. 129 c.p.p.ma ciò non può fare con provvedimento de plano, ma solamente con il rito tipico della fase in corso, cioè l’unico rito a sua disposizione per definire il processo davanti a sè, che è quello camerale dell’udienza preliminare. Né tale procedura è incompatibile con l’obbligo della immediata dichiarazione della causa di non punibilità. L’espressione «immediata declaratoria», peraltro contenuta soltanto nella rubrica della norma, non implica l’adozione del procedimento de plano, ma denota esclusivamente un rapporto di precedenza rispetto ad altri provvedimenti decisionali e, in particolare, rispetto a provvedimenti istruttori. Ne consegue che, ai fini di cui all’art. 129, il Gip non può avvalersi nell’udienza preliminare dei poteri di cui all’art. 422 c.p.p. Cass. pen. sez. VI 21 marzo 1996, n. 839  . Conforme, Cass. pen. sez. VI, 28 luglio 1998, n. 2156

Il proscioglimento per uno dei motivi di merito previsti dall’art. 129 c.p.p. non può essere pronunciato dal GIP (giudice delle indagini preliminari), investito da parte del P.M. della richiesta di giudizio immediato, in quanto l’art. 455 c.p.p. gli attribuisce soltanto il potere-dovere di accogliere detta richiesta o di respingerla con restituzione degli atti al P.M. La possibile applicazione del citato art. 129 è prevista espressamente solo nei procedimenti speciali di cui agli artt. 444 (applicazione della pena su richiesta) e 459 c.p.p.  (procedimento del decreto), in quanto in entrambi i casi il giudice viene messo nelle condizioni di definire il processo, mentre cinon avviene con la richiesta di giudizio immediato da parte del P.M.trattandosi di una fase del processo, caratterizzato soltanto dalla valutazione dei presupposti formali del giudizio richiesto, in assenza di contraddittorio tra le parti. Cass. pen. sez. III 12 maggio 1990

Nel caso di opposizione a decreto penale di condanna, anche il GIP ha l’obbligo, se non ha già disposto il rinvio a giudizio, spogliandosi della cognizione del processo, della immediata declaratoria di determinate cause di non punibilità, prevista dall’art. 129 nuovo c.p.p. La formulazione letterale di tale norma («in ogni stato e grado del processo») e la sua ratio (ragioni di giustizia e di economia processuale) ne rilevano il carattere generale e ne giustificano il più ampio ambito di applicabilità. Cass. pen. sez. III 1 luglio 1992, n. 979

La sentenza di proscioglimento, emessa dal giudice per le indagini preliminari investito della richiesta di decreto penale di condanna, può essere impugnata solo con ricorso per cassazione. Cass. pen. sez. IV 17 marzo 2015, n. 11236

È abnorme la sentenza di proscioglimento ex art. 129 c.p.p.pronunciata de plano dal giudice per le indagini preliminari, investito della richiesta di giudizio immediato da parte dell’imputato, opponente al decreto penale di condanna, il quanto il Gip ha il potere di pronunciare tale sentenza allorché sia stato investito della richiesta del P.M. di emissione del decreto penale di condanna e non intenda aderirvi ma non quando, adottato il decreto penale di condanna, sia investito dell’opposizione al decreto con richiesta di giudizio immediato. Cass. pen. sez. V 31 marzo 2003, n. 15085

Nel procedimento per decreto, nel caso in cui il GIP.richiesto dell’emissione del decreto penale di condanna, proceda al proscioglimento dell’imputato ex art. 129 c.p.p.la relativa sentenza può essere impugnata esclusivamente mediante ricorso per cassazione, ai sensi dell’art. 568, comma secondo, del codice di rito. Cass. pen. sez. III 31 marzo 2003, n. 14887

Una volta emesso il decreto di citazione a giudizio a seguito di opposizione al decreto penale, il pretore non può più dichiarare de plano l’avvenuta estinzione del reato per intervenuta prescrizione in applicazione dell’art. 129 c.p.p.ma deve procedere con rito camerale secondo quanto previsto dall’art. 469 c.p.p.accertandosi della mancata opposizione delle parti. Cass. pen. sez. III 24 maggio 1996, n. 1948

Il giudice per le indagini preliminari il quale, richiesto dell’emissione di decreto penale di condanna o dell’applicazione della pena a norma dell’art. 444 c.p.p.ritenga che dagli atti, pur non risultando la prova positiva dell’innocenza della persona sottoposta a indagini, risulti quella negativa della sua colpevolezza, nel senso radicale dell’impossibilità di acquisirla, deve, per evidenti ragioni di economia processuale, emettere sentenza di proscioglimento, e non restituire gli atti al pubblico ministero, il quale, peraltro, ha la possibilità di ottenere una nuova riflessione sul tema proponendo ricorso per cassazione. Cass. pen. Sezioni Unite 25 ottobre 1995, n. 18

Il giudice per le indagini preliminari può qualora lo ritenga, prosciogliere la persona nei cui confronti il pubblico ministero abbia richiesto l’emissione di decreto penale di condanna solo per una delle ipotesi tassativamente indicate nell’art. 129 c.p.p.e non anche per mancanza, insufficienza o contraddittorietà della prova ai sensi dell’art. 530, comma 2, stesso codice, alle quali, prima del dibattimento – non essendo stata la prova ancora assunta – l’art. 129 non consente si attribuisca valore processuale. Cass. pen. Sezioni Unite 25 ottobre 1995, n. 18

In caso di richiesta del decreto penale di condanna per violazione dell’art. 665 comma terzo, c.p. per un fatto materiale inquadrabile anche sotto altra fattispecie delittuosa non depenalizzata dall’art. 13 del D.L.vo 13 luglio 1994 n. 480, il Gip non potrà emettere sentenza di non doversi procedere ex art. 129 c.p.p.ma restituire gli atti al P.M. ex art. 459 n. 3 c.p.p. non accogliendo la richiesta di emissione del decreto penale. (Nel caso di specie era stata contestata la violazione dell’art. 110 T.U.L.P.Sfinon depenalizzato dal D.L.vo 480/94). Cass. pen. sez. I 12 maggio 1995, n. 5449

In tema di decreto penale di condanna l’art. 459, terzo comma, c.p.p.consente al giudice per le indagini preliminari che non abbia accolto la richiesta di emissione del decreto di restituire gli atti al pubblico ministero solo quando non debba essere pronunciata sentenza di proscioglimento; qualora, viceversa, sussistano le condizioni previste dall’art. 129 c.p.p. in relazione al reato per il quale la richiesta è stata avanzata, il giudice deve pronunciare sentenza di proscioglimento anche se individua, nella fattispecie, la sussistenza di un reato diverso. Cass. pen. sez. VI 23 settembre 1993, n. 8652

Nel caso in cui il Gip, richiesto dell’emissione di decreto penale di condanna, proceda invece al proscioglimento dell’imputato ex artt. 129 e 459, comma terzo, c.p.p.l’unica impugnazione esperibile avverso la relativa sentenza è il ricorso per cassazione, ai sensi del disposto del comma secondo dell’art. 568 stesso codice. Cass. pen. Sezioni Unite 23 giugno 1993, n. 6203

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