Art. 125 – Codice di Procedura Penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477 - aggiornato al D.Lgs. 08.11.2021, n. 188)

Forme dei provvedimenti del giudice

Articolo 125 - codice di procedura penale

1. La legge stabilisce i casi nei quali il provvedimento del giudice assume la forma della sentenza, dell’ ordinanza o del decreto.
2. La sentenza è pronunciata in nome del popolo italiano (101 Cost.).
3. Le sentenze e le ordinanze sono motivate, a pena di nullità (111 Cost.; 292, 426, 546). I decreti sono motivati, a pena di nullità, nei casi in cui la motivazione è espressamente prescritta dalla legge.
4. Il giudice delibera in camera di consiglio senza la presenza dell’ausiliario designato ad assisterlo (126) e delle parti. La deliberazione è segreta.
5. Nel caso di provvedimenti collegiali, se lo richiede un componente del collegio che non ha espresso voto conforme alla decisione, è compilato sommario verbale contenente l’indicazione del dissenziente, della questione o delle questioni alle quali si riferisce il dissenso e dei motivi dello stesso, succintamente esposti. Il verbale, redatto dal meno anziano dei componenti togati del collegio e sottoscritto da tutti i componenti, è conservato a cura del presidente in plico sigillato presso la cancelleria dell’ufficio.
6. Tutti gli altri provvedimenti sono adottati senza l’osservanza di particolari formalità e, quando non è stabilito altrimenti, anche oralmente.

Articolo 125 - Codice di Procedura Penale

1. La legge stabilisce i casi nei quali il provvedimento del giudice assume la forma della sentenza, dell’ ordinanza o del decreto.
2. La sentenza è pronunciata in nome del popolo italiano (101 Cost.).
3. Le sentenze e le ordinanze sono motivate, a pena di nullità (111 Cost.; 292, 426, 546). I decreti sono motivati, a pena di nullità, nei casi in cui la motivazione è espressamente prescritta dalla legge.
4. Il giudice delibera in camera di consiglio senza la presenza dell’ausiliario designato ad assisterlo (126) e delle parti. La deliberazione è segreta.
5. Nel caso di provvedimenti collegiali, se lo richiede un componente del collegio che non ha espresso voto conforme alla decisione, è compilato sommario verbale contenente l’indicazione del dissenziente, della questione o delle questioni alle quali si riferisce il dissenso e dei motivi dello stesso, succintamente esposti. Il verbale, redatto dal meno anziano dei componenti togati del collegio e sottoscritto da tutti i componenti, è conservato a cura del presidente in plico sigillato presso la cancelleria dell’ufficio.
6. Tutti gli altri provvedimenti sono adottati senza l’osservanza di particolari formalità e, quando non è stabilito altrimenti, anche oralmente.

Massime

In tema di ordine europeo di indagine passivo concernente l’adozione di un provvedimento di perquisizione e sequestro, il decreto di riconoscimento che il pubblico ministero deve emettere, ex art. 4, comma 4, d.lgs. 21 giugno 2017 n. 108, è atto autonomo rispetto ai successivi atti esecutivi, e deve essere motivato, ai sensi dell’art. 125, comma 3, cod. proc. pen. in relazione a presupposti e limiti della procedura di cooperazione giudiziaria, sicchè non ne costituisce un equipollente il decreto di sequestro probatorio, nella cui motivazione sia trasposto il contenuto dell’ordine dell’autorità straniera. Cass. pen. sez. VI 2 aprile 2019, n. 14413

È affetta da nullità, non sanabile neppure dal giudice del riesame, l’ordinanza applicativa di una misura cautelare personale adottata ai sensi dell’art. 27 c.p.p.a seguito di precedente declaratoria di incompetenza da parte del giudice originariamente adito, quando la motivazione del provvedimento, quanto alla gravità degli indizi ed alle esigenze cautelari, risulti costituita soltanto dalla pedissequa riproduzione di quella emessa dal giudice dichiaratosi incompetente. Cass. pen. sez. VI 31 marzo 2017, n. 1649

Non è viziata l’ordinanza del giudice che, nel respingere la richiesta presentata da più imputati di sostituzione della misura della custodia cautelare con quella degli arresti domiciliari, dia una motivazione “collettiva” delle ragioni della decisione, in quanto tale tipo di motivazione non viola l’obbligo di individualizzazione delle decisioni nei casi in cui la sovrapponibilità delle situazioni consenta anche una sovrapponibilità delle argomentazioni. Cass. pen. sez. II 4 febbraio 2014, n. 5566

Il sequestro probatorio deve essere necessariamente motivato considerando la natura delle cose sequestrate in relazione al reato per cui si procede, sicché, con riferimento al delitto di ricettazione di opere d’arte è necessario che il pubblico ministero spieghi compiutamente le ragioni probatorie del sequestro, qualora il rapporto pertinenziale tra la cosa ed il reato non sia di intuitiva evidenza. (Nel caso di specie la Corte ha ritenuto il provvedimento di sequestro probatorio carente della necessaria motivazione sul “fumus” del cosidetto “furto d’arte”, trattandosi di beni privi della dichiarazione d’interesse culturale ex art. 13 D.L.vo 22 gennaio 2004, n. 42, che ne rendesse evidente il rapporto pertinenziale). Cass. pen. sez. II 23 gennaio 2012, n. 2736

Il giudice di appello, che sia adito con impugnazione proposta in forza di un provvedimento di restituzione nel termine in favore del condannato contumaciale, deve motivare i provvedimenti relativi alle istanze preliminari di remissione in termini per la richiesta di riti alternativi, in quanto deve essere garantita la parità di diritti all’imputato rimasto inconsapevole, senza colpa alcuna, del procedimento a suo carico, così come é necessario che il giudice motivi la sua decisione in ordine alla richiesta di rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale, pur essendo libero di valutare la sussistenza dei presupposti che la rendano necessaria. Cass. pen. sez. II 13 gennaio 2012, n. 858

In materia di misure cautelari, non è nulla per difetto assoluto di motivazione l’ordinanza applicativa di una misura coercitiva in cui risulti trasfusa integralmente ed alla lettera la richiesta del P.M.sempre che risulti che il giudice abbia preso cognizione del contenuto delle ragioni dell’atto incorporato, ritenendole coerenti alla sua decisione. Cass. pen. sez. II 1 aprile 2011, n. 13385

Ricorre il vizio della mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione della sentenza se la stessa risulti inadeguata nel senso di non consentire l’agevole riscontro delle scansioni e degli sviluppi critici che connotano la decisione in relazione a ciò che è stato oggetto di prova ovvero di impedire, per la sua intrinseca oscurità od incongruenza, il controllo sull’affidabilità dell’esito decisorio, sempre avendo riguardo alle acquisizioni processuali ed alle prospettazioni formulate dalle parti. Cass. pen. sez. VI 25 febbraio 2010, n. 7651

Qualora il giudice di merito pervenga, con adeguata motivazione, a far proprie le conclusioni di due perizie d’ufficio che siano giunte ad identico risultato attraverso diverse metodologie di indagine scienti.ca, non gli incombe l’ulteriore onere motivazionale di risolvere le eventuali difformità dell’argomentare dei periti, le quali risultano ininfluenti ai fini della decisione. Cass. pen. sez. II 7 novembre 1996, n. 9472  .

L’obbligo della motivazione deve ritenersi assolto allorché il giudice indichi il principio di diritto applicato ed esprima la propria adesione ad esso, ritenendo, anche per implicito, che non esistano ragioni che giusti.chino una deviazione da indirizzi giurisprudenziali costituenti ius receptum. Cass. pen. Sezioni Unite 24 luglio 1996, n. 17

Il provvedimento con il quale il giudice accoglie o respinge la richiesta di proroga della custodia cautelare – per consentire alle parti di conoscere le ragioni che lo hanno guidato e di censurarne la legittimità dinanzi al giudice dell’impugnazione – deve essere adeguatamente motivato in riferimento alla specifica individuazione delle esigenze cautelari dotate del carattere della gravità e alla necessità di specifici adempimenti di indagine, che devono essere complessi, assolutamente necessari alla definizione del procedimento nei cui confronti la proroga è stata richiesta. (In motivazione, la Suprema Corte ha affermato che di regola le uniche esigenze cautelari che possono venire in rilievo ai fini della proroga sono quelle di natura probatoria, ma che, data la valenza generale dell’istituto operante anche in relazione ai delitti indicati nell’art. 275, comma 3, c.p.p.per i quali esiste la presunzione di una generalizzata gravità delle esigenze cautelari, tale gravità deve essere riferita, quanto meno per questi delitti, non solo alle esigenze di cautela probatoria, ma anche a quelle di cautela finale e sostanziale. Cass. pen. Sezioni Unite 16 giugno 1995, n. 12

La totale assenza di motivazione della sentenza non configura un’ipotesi di inesistenza, ma di mera nullità, suscettibile di sanatoria per effetto del giudicato formatosi sul dispositivo non oggetto di impugnazione. (In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto legittima l’ordinanza con cui il giudice dell’esecuzione aveva proceduto a correzione di errore materiale di una sentenza di condanna recante la motivazione relativa ad altro imputato in diverso procedimento, revocando la sospensione condizionale concessa con detta sentenza per sopravvenuta condanna nel quinquennio). Cass. pen. sez. I 16 ottobre 2018, n. 47068

Nel caso di radicale mancanza della motivazione, in ordine alla necessaria sussistenza della concreta finalità probatoria perseguita in funzione dell’accertamento dei fatti, del decreto di sequestro di cose qualificate come corpo di reato, che, sebbene non integrato sul punto dal pubblico ministero neppure all’udienza di riesame, sia stato confermato dall’ordinanza emessa all’esito di questa procedura, la Corte di cassazione deve pronunziare sentenza di annullamento senza rinvio di entrambi i provvedimenti. (Nella specie, la Corte, nell’annullare il provvedimento di convalida del sequestro probatorio di una somma di denaro, costituente corpo di reato, in quanto privo di motivazione in ordine al presupposto della finalità perseguita, ha osservato che il denaro rinvenuto nel corso di una perquisizione non è necessariamente profitto del reato di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti, accertato contestualmente al sequestro). Cass. pen. sez. IV 6 dicembre 2017, n. 54827

Incorre nella violazione dell’obbligo di motivazione dettato dagli artt. 125, comma terzo, c.p.p. e 111, comma sesto, Cost. il giudice d’appello che, nell’ipotesi in cui le soluzioni adottate dal giudice di primo grado siano state censurate dall’appellante con specifiche argomentazioni, confermi la decisione del primo giudice, dichiarando di aderirvi, senza perdare compiutamente conto degli specifici motivi d’impugnazione, così sostanzialmente eludendo le questioni poste dall’appellante. Cass. pen. sez. IV 12 febbraio 2014, n. 6779

La nullità della sentenza per mancanza grafica della motivazione non incide sulla validità degli atti antecedenti, sicché alla rinnovazione dell’atto nullo deve provvedere il giudice che ha deliberato, con la conseguenza che il processo, ritornato nella fase post­dibattimentale, riprende il suo corso mediante un nuovo deposito in cancelleria della sentenza. Cass. pen. sez. II 25 gennaio 2012, n. 3154

In tema di motivazione dell’ordinanza applicativa della custodia cautelare, l’obbligo di cui all’art. 125, comma terzo c.p.p. è soddisfatto anche mediante l’esplicito riferimento a precedente ordinanza coercitiva divenuta inefficace per vizio di forma e non di merito, trattandosi di provvedimento rimasto valido nei suoi contenuti sostanziali, la cui valutazione è, così, fatta consapevolmente propria dal giudice che procede e risulta idonea a rendere edotto l’interessato dell’iter logico seguito per pervenire alla decisione adottata. Cass. pen. sez. I 11 gennaio 2008, n. 1533

È nulla, ai sensi degli artt. 125, comma 3 e 546, comma 1, lett. e) c.p.p.la sentenza che rechi una motivazione vergata a mano con gra.a incomprensibile, non potendo farsi carico alla parte né di un obbligo, non previsto dalla legge e dall’esito incerto, di attivarsi per ottenere una diversa redazione del provvedimento, né del rischio di incorrere medio tempore nella decorrenza dei termini concessi per l’impugnazione. Cass. pen. sez. III 20 dicembre 2001, n. 45458

La motivazione “per relationem” di un provvedimento giudiziale è da considerare legittima quando: 1) faccia riferimento, recettizio o di semplice rinvio, a un legittimo atto del procedimento, la cui motivazione risulti congrua rispetto all’esigenza di giustificazione propria del provvedimento di destinazione; 2) fornisca la dimostrazione che il giudice ha preso cognizione del contenuto sostanziale delle ragioni del provvedimento di riferimento e le abbia meditate e ritenute coerenti con la sua decisione; 3) l’atto di riferimento, quando non venga allegato o trascritto nel provvedimento da motivare, sia conosciuto dall’interessato o almeno ostensibile, quanto meno al momento in cui si renda attuale l’esercizio della facoltà di valutazione, di critica ed, eventualmente, di gravame e, conseguentemente, di controllo dell’organo della valutazione o dell’impugnazione. (In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto viziata la motivazione con cui il giudice del riesame aveva confermato il decreto di perquisizione e sequestro del pubblico ministero al quale non era allegata la “nota” della Guardia di Finanza, della quale la difesa aveva cognizione solo al momento del giudizio di riesame). Cass. pen. sez. II 10 dicembre 2018, n. 55199   S. G. Conforme Cass. pen. sez. VI, 22 dicembre 2014, n. 53420

In tema di misure cautelari, l’obbligo di motivazione non può ritenersi adempiuto qualora l’ordinanza del tribunale della libertà contenga una motivazione “per relationem” che si risolva nel mero richiamo alle argomentazioni svolte nel provvedimento impugnato, omettendo la valutazione delle doglianze contenute nella richiesta di riesame. (Nella specie, il tribunale del riesame, nel richiamare e condividere le considerazioni svolte dal g.i.p.si era limitato – dinanzi a censure sulla credibilità dei dichiaranti, basate su una sentenza irrevocabile che ne aveva sancito l’inattendibilità – ad invocare i principi di autonomia della propria valutazione, e di scindibilità del dichiarato). Cass. pen. sez. VI 27 febbraio 2014, n. 9752

È legittima la motivazione “per relationem” dell’ordinanza applicativa della misura cautelare disposta dal giudice competente ai sensi dell’art. 27 c.p.p.purchè il rinvio alle valutazioni già espresse dal primo giudice risulti consapevole e consenta il controllo dell’iter logico-giuridico alla base dell’adozione del titolo restrittivo. Cass. pen. sez. III 21 aprile 2011, n. 16034

La motivazione “per relationem”, nella specie: di decreti d’intercettazione di urgenza, non implica la necessità della formale e fisica allegazione del documento specificamente richiamato, essendo sufficiente che quest’ultimo sia acquisito agli atti del procedimento ed esaminato dal giudice ai fini della valutazione che di volta in volta gli è demandata. Cass. pen. sez. IV 9 marzo 2011, n. 9439

Al giudice dell’impugnazione è consentito motivare per relationem il provvedimento gravato purchè egli si attenga al rispetto di criteri specifici in ossequio ai quali: 1) ogni riferimento risulti ad un atto legittimo del procedimento la cui motivazione sia congrua per rapporto alla propria «giustificazione» verso il provvedimento finale; 2) il decidente risulti pienamente a conoscenza delle ragioni del provvedimento di riferimento, risulti che le ritenga coerenti alla propria decisione e le condivida; 3) risulti che l’atto di riferimento sia conosciuto dall’interessato o almeno a lui ostensibile. (Nella fattispecie la Corte, accogliendo il ricorso, ha rilevato che il secondo dei parametri illustrati non era stato rispettato poichè il giudice di appello si era limitato a ricopiare testualmente la sentenza di primo grado). Cass. pen. sez. IV 9 aprile 2004, n. 16886

È legittima la motivazione per relationem anche quando ad essere richiamata sia la richiesta, non del pubblico ministero, ma di un’altra parte, purché, i fatti cui si fa riferimento siano conosciuti o conoscibili dall’interessato, in modo che egli sia in grado di controllare la congruenza e la legittimità della motivazione stessa. (Fattispecie in cui il decreto del pubblico ministero era motivato con riferimento alla istanza di dissequestro, che, a sua volta, rinviava ad una perizia assunta con incidente probatorio e, comunque, certamente conoscibile da parte della persona offesa, a seguito della presentazione dell’atto di appello dinanzi al tribunale del riesame). Cass. pen. sez. V 18 aprile 2002, n. 14738

La motivazione per relationem di un provvedimento giudiziale è da considerare legittima quando l’atto di riferimento, non allegato o non trascritto nel provvedimento da motivare, sia specificato attraverso dati identificativi e, se non conosciuto, sia agevolmente conoscibile dall’interessato, indipendentemente dalla esistenza e dalla validità della sua notificazione, posto che questa non rappresenta l’unico modo attraverso cui gli atti sono conoscibili nel processo. (Nel caso di specie, la Corte ha annullato l’ordinanza di riesame, confermativa del provvedimento del giudice per le indagini preliminari che aveva rigettato la richiesta di revoca del sequestro preventivo, affermando che il tribunale aveva omesso di verificare se i provvedimenti richiamati per relationem nell’ordinanza del giudice per le indagini preliminari fossero o meno conosciuti o conoscibili dall’interessato). Cass. pen. sez. V 19 marzo 2002, n. 11191  .

È nulla, ma non inesistente, la sentenza d’appello la cui intestazione individua correttamente l’imputato e la sentenza di primo grado, e che riporta fedelmente il dispositivo letto in udienza, ma che reca, per errore, una motivazione relativa ad altra pronunzia impugnata da un altro imputato, con la conseguenza che, se l’invalidità è tempestivamente dedotta mediante impugnazione, si determina la necessità di rinnovare l’intero giudizio di secondo grado. (In motivazione, la S.C. ha chiarito che in tale ipotesi ­equiparabile alla mancanza grafica di motivazione – non può applicarsi il principio per cui, in presenza di una discrasia tra il dispositivo pubblicato mediante lettura in udienza e la motivazione non contestuale della decisione, deve attribuirsi prevalenza all’elemento decisionale su quello giustificativo). Cass. pen. sez. VI 7 gennaio 2015, n. 244

Il giudice penale che abbia concorso, in camera di consiglio, alla deliberazione collegiale non può essere richiesto – trattandosi di attività coperta da segreto di ufficio – di deporre come testimone in merito al relativo procedimento di formazione (e, se richiesto, ha l’obbligo di astenersi), limitatamente alle opinioni e ai voti espressi dai singoli componenti del collegio, salvo il sindacato del giudice che procede circa l’effettiva pertinenza della domanda formulata alle circostanze coperte da segreto. Ne consegue che la testimonianza eventualmente resa, poiché acquisita in violazione di un divieto stabilito dalla legge, è inutilizzabile. (Fattispecie relativa a imputazione di concorso c.d. «esterno» in associazione di tipo mafioso). Cass. pen. Sezioni Unite 21 maggio 2003, n. 22327

L’art. 125, comma 4, c.p.p. nello stabilire che «il giudice delibera in camera di consiglio senza la presenza dell’ausiliario designato ad assisterlo e delle parti», e che «la deliberazione è segreta», non prevede alcuna sanzione processuale per l’inosservanza di tali disposizioni. Pertanto è da ritenere valida (salva l’eventuale applicazione di sanzioni disciplinari), la decisione del giudice collegiale deliberata senza che i componenti del collegio si siano previamente ritirati in camera di consiglio. Cass. pen. sez. I 26 novembre 2002, n. 39928

L’inosservanza dell’art. 125, comma 4, c.p.p.secondo il quale il giudice decide in camera di consiglio senza la presenza dell’ausiliario designato ad assisterlo e delle parti e la sua deliberazione è segreta, è sfornita di sanzione processuale; conseguentemente, la decisione del giudice collegiale deliberata all’esterno della camera di consiglio (nella specie, nell’aula di udienza) è valida, salva l’applicabilità di eventuali sanzioni disciplinari, dal momento che, a norma dell’art. 124 stesso codice, i magistrati sono tenuti ad osservare le norme del codice anche quando la loro inosservanza non importa nullità o altra sanzione processuale. Cass. pen. sez. I 26 novembre 2002, n. 39928

In tema di provvedimenti camerali, non è prospettabile un contrasto tra dispositivo e motivazione poiché in essi manca il dispositivo inteso come atto dotato di autonoma rilevanza, e, quindi, il contenuto della decisione del giudice è racchiuso nell’intero contesto del provvedimento. (Fattispecie relativa ad ordinanza di revoca del beneficio della sospensione condizionale della pena, emessa dal giudice dell’esecuzione all’esito di udienza camerale). Cass. pen. sez. I 20 marzo 2015, n. 11873

Ai fini della validità formale dell’ordinanza emessa in udienza, non rileva l’illeggibilità della sottoscrizione del giudice, poiché è sufficiente l’identificazione dei componenti dell’organo giurisdizionale che ha emesso il provvedimento, attraverso il verbale d’udienza sottoscritto dall’ausiliario che assiste il giudice e garantisce la veridicità di quanto in esso attestato. Cass. pen. sez. I 20 marzo 2015, n. 11873

La illeggibilità della sottoscrizione di ordinanza da parte del giudice non è causa di nullità dell’atto non rilevando, ai fini della validità formale dello stesso, l’identificazione, tramite la sottoscrizione, della persona fisica del giudice, peraltro agevolmente individuabile tramite i registri esistenti presso la cancelleria. Cass. pen. sez. III 19 febbraio 2008, n. 7476

A differenza di quanto si verifica nel caso della sentenza, il cui dispositivo letto in udienza costituisce l’atto con cui il giudice estrinseca la volontà della Legge nel caso concreto, l’ordinanza emessa a seguito di rito camerale presenta il carattere unitario del complesso procedimento logico nel quale si compendia la decisione adottata sicchè, non essendovi momento distintivo tra dispositivo e motivazione, ma costituendo dette parti del provvedimento nel loro insieme la decisione, all’eventuale discrepanza esistente nel primo può ovviarsi con la lettura del provvedimento nel suo complesso. (Nella specie, in applicazione di tali principi, la Corte ha ritenuto legittimo il provvedimento con il quale la corte d’appello aveva corretto, nelle forme di cui all’art. 130 c.p.p.il decreto di applicazione di una misura di prevenzione emesso dal tribunale sostituendo, nel dispositivo,l’indicazione della durata di detta misura da anni due ad anni tre, in conformità di quanto risultava dalla motivazione). Cass. pen. sez. V 21 giugno 2004, n. 27787

L’ordinanza, a differenza della sentenza, i cui requisiti sono fissati nell’art. 546 c.p.p.è un importante provvedimento a forma libera. All’uopo è sufficiente che sia chiaramente individuabile l’autorità che l’ha pronunciata e la persona alla quale si riferisce; la concisa esposizione della motivazione di fatto e di diritto; il dispositivo, ricavabile dall’intero testo del documento; la data e la sottoscrizione del giudice. Al fine di individuare il soggetto al quale si riferisce, l’indicazione delle generalità, pur essendo certamente opportuna, non è tuttavia indispensabile, potendo essere desunta anche da altri elementi, quali la specificazione del numero del ruolo. Cass. pen. sez. III 5 marzo 1996, n. 528

Qualora il ricorso per cassazione sia ammesso esclusivamente per violazione di legge, va esclusa la sindacabilità del vizio di manifesta illogicità mentre è possibile denunciare il vizio della motivazione apparente, atteso che in tal caso si prospetta la violazione dell’art. 125 c.p.p.che impone l’obbligo della motivazione dei provvedimenti giurisdizionali. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto applicabile il principio indicato rispetto al provvedimento applicativo della misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno nel comune di residenza). Cass. pen. sez. VI 4 dicembre 2014, n. 50946

L’annullamento, da parte della Corte costituzionale, a seguito di conflitto di attribuzioni sollevato da un ramo del Parlamento, di ordinanze con le quali il giudice ordinario abbia respinto richieste di rinvio di un procedimento a carico di un parlamentare, motivate dalla concomitanza di sedute alle quali quest’ultimo riteneva di dover partecipare, non può estendere i suoi effetti, atteso il principio dell’autonomia delle azioni penali (a ciascuna delle quali corrisponde un rapporto processuale del tutto indipendente dagli altri), alla posizione di coimputati i quali non siano investiti di mandato parlamentare. Cass. pen.,sez. III 13 febbraio 2002, n. 5659

In tema di sequestro probatorio d’iniziativa della polizia giudiziaria, è legittimo il decreto di convalida del pubblico ministero motivato per relationem al contenuto del verbale di sequestro allorché quest’ultimo contenga tutti gli elementi idonei a identificare l’ipotesi di reato, le cose sequestrate, la persona o le persone cui sono riferibili e le ragioni della sottoposizione al vincolo, e allorché il decreto di convalida rinvii con chiarezza all’atto della polizia giudiziaria e non lasci dubbi circa l’adesione alle scelte compiute dai verbalizzanti. Cass. pen. sez. III 1 dicembre 2001, n. 43285

In tema di sequestro probatorio, diversamente da quando sono soggette a vincolo le «cose pertinenti al reato», non è necessario, allorché il sequestro riguarda cose che assumono la quali.ca di «corpo di reato», che si provveda a una specifica motivazione circa la necessità del sequestro stesso in funzione dell’accertamento dei fatti, atteso che la qualità di corpo del reato comporta l’esistenza di un rapporto di immediatezza tra le cose e l’illecito penale e di una conseguente necessaria efficacia probatoria diretta, a meno che non vengano mosse specifiche e motivate contestazioni circa la fondatezza e la necessità della misura. (Nell’affermare tale principio la Corte ha rigettato il ricorso nei confronti di ordinanza confermatoria del sequestro di corpo di reato che si limitava a motivare che esso «in concreto, appare necessario per l’accertamento dei fatti»). Cass. pen. sez. III 30 ottobre 2001, n. 38851

Istituti giuridici

Novità giuridiche

Codici e leggi

Codice Ambiente

Codice Antimafia

Codice Antiriciclaggio

Codice Civile

Codice Crisi d’Impresa

Codice dei Beni Culturali

Codice dei Contratti Pubblici

Codice del Consumo

Codice del Terzo Settore

Codice del Turismo

Codice dell’Amministrazione Digitale

Codice della Navigazione

Codice della Privacy

Codice della Protezione Civile

Codice della Strada

Codice delle Assicurazioni

Codice delle Comunicazioni Elettroniche

Codice delle Pari Opportunità

Codice di Procedura Civile

Codice di Procedura Penale

Codice Giustizia Contabile

Codice Penale

Codice Processo Amministrativo

Codice Processo Tributario

Codice Proprietà Industriale

Codice Rosso

Costituzione

Decreto Cura Italia

Decreto Legge Balduzzi

Disposizioni attuazione Codice Civile e disposizioni transitorie

Disposizioni di attuazione del Codice di Procedura Civile

Disposizioni di attuazione del Codice Penale

DPR 445 – 2000

Legge 104

Legge 23 agosto 1988 n 400

Legge 68 del 1999 (Norme per il diritto al lavoro dei disabili)

Legge Basaglia

Legge Bassanini

Legge Bassanini Bis

Legge Cambiaria

Legge Cure Palliative

Legge Di Bella

Legge Diritto d’Autore

Legge Equo Canone

Legge Fallimentare

Legge Gelli-Bianco

Legge Mediazione

Legge Pinto

Legge Severino

Legge Sovraindebitamento

Legge sul Divorzio

Legge sul Procedimento Amministrativo

Legge sulle Locazioni Abitative

Legge Testamento Biologico

Legge Unioni Civili

Norme di attuazione del Codice di Procedura Penale

Ordinamento Penitenziario

Preleggi

Statuto dei Lavoratori

Statuto del Contribuente

Testo Unico Bancario

Testo Unico Edilizia

Testo Unico Enti Locali

Testo Unico Espropri

Testo Unico Imposte sui Redditi

Testo Unico Iva

Testo Unico Leggi Pubblica Sicurezza

Testo Unico Sicurezza Lavoro

Testo Unico Stupefacenti

Testo Unico Successioni e Donazioni

Testo Unico sul Pubblico Impiego

Testo Unico sull’Immigrazione

Altre leggi

Codice Deontologico Forense

Codici Deontologici

Disciplina comunitaria e internazionale

Office Advice © 2020 – Tutti i diritti riservati – P.IVA 02542740747