Art. 121 – Codice di Procedura Penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477 - aggiornato al D.Lgs. 08.11.2021, n. 188)

Memorie e richieste delle parti

Articolo 121 - codice di procedura penale

1. In ogni stato e grado del procedimento le parti e i difensori possono presentare al giudice memorie o richieste scritte, mediante deposito nella cancelleria (38 att., 291).
2. Sulle richieste ritualmente formulate il giudice provvede senza ritardo e comunque, salve specifiche disposizioni di legge (299, 398, 418, 455), entro quindici giorni.

Articolo 121 - Codice di Procedura Penale

1. In ogni stato e grado del procedimento le parti e i difensori possono presentare al giudice memorie o richieste scritte, mediante deposito nella cancelleria (38 att., 291).
2. Sulle richieste ritualmente formulate il giudice provvede senza ritardo e comunque, salve specifiche disposizioni di legge (299, 398, 418, 455), entro quindici giorni.

Massime

In materia di riesame o di appello in materie di misure cautelari legittimato a partecipare al procedimento camerale è il Procuratore della Repubblica presso il tribunale e non quello presso il giudice della sede che ha emesso il provvedimento impugnato. Ne consegue che le memorie di cui all’art. 127 comma 2 c.p.p. (richiamato dagli artt. 309 e 310 stesso codice) possono essere presentate soltanto dal predetto P.M. legittimato a partecipare al procedimento e non già da quello che aveva richiesto la misura al Gip. Cass. pen. sez. VI 21 marzo 1996, n. 675

La richiesta dell’imputato volta alla revoca o alla sostituzione di una misura cautelare personale ai sensi dell’art. 299 del nuovo c.p.p. deve essere comunicata dal Gip al P.M. al fine di consentirgli di presentare memorie scritte ai sensi dell’art. 121 dello stesso codice. La mancata comunicazione della richiesta al P.M. comporta la nullità dell’ordinanza del Gip ai sensi degli artt. 178, comma primo, lett. b) e 180 del suddetto codice. Trattasi di una nullità assoluta ma di ordine intermedio, nel senso che può essere rilevata o dedotta, ai sensi dei successivi artt. 182, comma secondo, e 181, comma secondo, prima che sia pronunciato il provvedimento di cui all’art. 424. Cass. pen. sez. I 5 giugno 1991

Il requisito dell’oralità della richiesta di applicazione della pena formulata all’udienza fissata per il dibattimento di primo grado, non è prescritto come essenziale, e cioè a pena di nullità. Ciò si deduce innanzitutto dal principio generale processuale secondo cui, pur nel rispetto del principio dell’oralità che permea il dibattimento, le parti hanno sempre la facoltà di presentare richieste e dichiarazioni per iscritto, depositandole nella cancelleria del giudice ovvero direttamente allo stesso giudice in udienza. Il presupposto dell’oralità della suddetta richiesta in udienza, inoltre, deve ritenersi escluso sia dal diritto dell’imputato di non comparire e di non assistere al dibattimento, salvo il caso di accompagnamento coattivo previsto dall’art. 490 c.p.p.sia dalla previsione dell’art. 446, comma quinto, c.p.p.per la quale il giudice, se lo ritiene opportuno, può verificare la volontarietà della richiesta (o del consenso) disponendo la comparizione dell’imputato. Ne consegue che la proposizione legislativa di cui all’art. 446, comma secondo, c.p.p. relativa alla formulazione orale della richiesta in udienza va intesa solo nel senso che essa, comunque espressa, deve essere esposta oralmente e verbalizzata. (Fattispecie in cui la richiesta de qua era contenuta in un atto scritto, con sottoscrizione dell’imputato autenticata dal difensore, da quest’ultimo presentato all’udienza; nell’affermare il principio di cui in massima la Cassazione ha ritenuto l’ammissibilità di siffatta richiesta). Cass. pen. sez. I 27 giugno 1991

In tema di giudizio abbreviato, il difensore, a norma degli artt. 233 e 121 cod. proc. pen. può depositare memorie ed allegare consulenze tecniche di parte in ogni stato e grado del procedimento, anche se vi è già stata l’ammissione del rito alternativo, ne consegue che l’omessa valutazione di tali atti, pur non essendo causa di nullità della sentenza, può influire sulla congruità e correttezza logico-giuridica della motivazione della decisione che definisce la fase o il grado nel cui ambito siano state espresse le ragioni difensive. (In motivazione, la Corte ha censurato l’omessa motivazione relativamente ai rilievi sulle modalità di assunzione della testimonianza del minore vittima di abusi sessuali, contenuti in una consulenza psicologica che la difesa aveva chiesto di produrre dopo l’instaurazione del rito abbreviato). Cass. pen. sez. VI 3 novembre 2015, n. 44419

L’opposizione alla richiesta di archiviazione non rientra tra le impugnazioni, cui sia applicabile l’art. 583 capoverso c.p.p.ma costituisce l’espressione specifica di quella facoltà conferita in via generale dall’art. 121 primo comma c.p.p. Ne consegue che l’opposizione deve pervenire nella cancelleria del giudice entro il termine di 10 giorni dall’avviso alla parte offesa, e che è legittima la pronuncia di archiviazione intervenuta de plano, appena trascorso quel termine senza che l’opposizione sia stata depositata in cancelleria. Cass. pen. sez. V 18 giugno 1999, n. 1623

Nell’udienza camerale disposta a seguito di opposizione all’archiviazione, il giudice non ha alcun obbligo di procedere all’esame della parte interessata. La necessità di procedere a tale incombente è rimessa esclusivamente al suo discrezionale apprezzamento. Quando perciò siano presenti i difensori dell’indagato e dell’opponente e questi abbiano illustrato le rispettive posizioni, nessuna nullità può essere dedotta per non avere il Gip proceduto all’audizione dei loro assistiti. (Nell’affermare il principio di cui in massima la Corte ha rilevato che nel caso particolare non risultava nel verbale di udienza nessuna esplicita richiesta in tal senso, ma ha affermato che essa non sarebbe comunque vincolante per il giudice e che la facoltà di presentare memorie al giudice, prevista dall’art. 121 c.p.p.esclude ogni possibile violazione dei diritti di difesa rilevante ai sensi dell’art. 179 c.p.p.). Cass. pen. sez. V 18 novembre 1996, n. 4078  .

Nel vigente codice di procedura difetta l’espressa previsione di un termine entro il quale il giudice è tenuto a provvedere sulla richiesta di emissione di una misura cautelare avanzata dal pubblico ministero. Se si volesse, poi, fare richiamo alla disposizione di carattere generale di cui all’art. 121, secondo comma, c.p.p.secondo cui il giudice deve emettere il proprio provvedimento entro quindici giorni dalla richiesta, non essendo tale termine sanzionato da nullità, in quanto meramente ordinatorio, la relativa inosservanza sarebbe priva di conseguenze di carattere processuale. Cass. pen. sez. V 2 luglio 1993, n. 1599

Il parere “pro veritate” allegato all’atto di appello equivale ad una consulenza tecnica di parte e, come tale, spetta al giudice valutarlo ed eventualmente utilizzarlo ai fini della decisione, anche in mancanza del previo esame del consulente allorchè le parti non ne abbiano contestato il contenuto. Cass. pen. sez. IV 31 gennaio 2012, n. 3986

I pareri espressi dai consulenti di parte a mezzo di memoria scritta presentata a norma degli artt. 233 e 121 c.p.possono essere letti in udienza e possono essere utilizzati ai fini della decisione anche in mancanza del previo esame del consulente qualora le parti non ne abbiano contestato il contenuto ed il giudice abbia ritenuto superfluo di disporre sostitutivamente una perizia. Cass. pen. sez. VI 12 novembre 1992, n. 10918

La facoltà di presentare al giudice memorie o richieste scritte in ogni stato e grado del procedimento, in mancanza di diversa previsione, deve ammettersi anche nell’ambito del procedimento “de plano” per la dichiarazione di inammissibilità dell’istanza di ricusazione per manifesta infondatezza avanzata dall’imputato nei confronti dei componenti il collegio. Cass. pen. sez. VI 7 gennaio 2014, n. 269

In materia di ricorso dell’indagato avverso l’ordinanza del tribunale del riesame di decreto di sequestro preventivo, legittimato a presentare memorie è il pubblico ministero presso il giudice che ha emesso il provvedimento impugnato (tribunale) e non quello presso la pretura. Cass. pen. sez. III 21 gennaio 1997, n. 146

Il pubblico ministero presso il giudice che ha emesso il provvedimento, cui spetta la comunicazione dell’atto di impugnazione ex art. 584 c.p.p.può non solo proporre l’appello (anche incidentale) o il ricorso per cassazione, ma anche presentare una memoria per contrastare le tesi delle parti private, in virtù dell’art. 121 c.p.p. Siffatta norma, invero, riconosce a tutte le parti il potere di contraddire. Cass. pen. sez. V 4 luglio 1995, n. 1662

In tema di adesione del difensore all’astensione proclamata dagli organismi rappresentativi della categoria, la relativa dichiarazione può essere trasmessa a mezzo telefax alla cancelleria del giudice procedente, dovendo applicarsi la norma speciale contenuta nell’art. 3, comma secondo, del vigente codice di autoregolamentazione, secondo la quale l’atto contenente la dichiarazione di astensione può essere “trasmesso o depositato nella cancelleria del giudice o nella segreteria del pubblico ministero”. (In motivazione, la S.C. ha precisato che tale soluzione appare imposta non solo da un’interpretazione letterale della norma, che non richiede l’adozione di forme particolari per la comunicazione o il deposito, ma anche da un’interpretazione adeguatrice e sistematica, più rispondente all’evoluzione del sistema di comunicazioni e noti.che, oltre che alle esigenze di semplificazione e celerità richieste dal principio della ragionevole durata del processo). Cass. pen. Sezioni Unite 29 settembre 2014, n. 40187

La richiesta di rinvio per legittimo impedimento dell’imputato o del difensore, inviata a mezzo telefax in cancelleria, non è irricevibile né inammissibile; peraltro, l’utilizzo di tale irregolare modalità di trasmissione comporta l’onere, per la parte che intenda dolersi in sede di impugnazione dell’omesso esame della sua richiesta, di accertarsi del regolare arrivo del fax e del suo tempestivo inoltro al giudice procedente. Cass. pen. sez. II 25 febbraio 2014, n. 9030

È inammissibile l’istanza di rinvio dell’udienza per concomitante impegno del difensore trasmessa via fax, stante la previsione di cui all’art. 121 c.p.p.che stabilisce l’obbligo per le parti di presentare le memorie e le richieste rivolte al giudice mediante deposito in cancelleria, mentre il ricorso al telefax è riservato ai funzionari di cancelleria ai sensi dell’art. 150 del codice di rito. Cass. pen. sez. IV 20 maggio 2013, n. 21602

È priva di efficacia la rinuncia al gravame in sede di legittimità, sottoscritta dal difensore all’uopo delegato dall’interessato, proposta via fax, non seguito dalla spedizione dell’originale via posta o mediante altro sistema idoneo a garantirne l’autenticità della provenienza, considerato che l’art. 121 c.p.p. statuisce l’obbligo per le parti di presentare le memorie e le richieste al giudice mediante deposito in cancelleria mentre il ricorso al telefax, quale forma particolare di notificazione, è riservato dall’art. 150 del codice di rito ai funzionari di cancelleria. Cass. pen. sez. V 12 gennaio 2012, n. 602

In tema di notificazioni, per i privati e i difensori non c’è alternativa alla adozione delle forme espressamente previste dalla normativa processuale, costituita dall’art. 121 c.p.p.che stabilisce che le memorie e le richieste delle parti devono essere presentate al giudice per iscritto mediante deposito in cancelleria. L’art. 150 c.p.p.che contempla l’uso di forme particolari, quali il telefax, indica nei funzionari di cancelleria gli unici soggetti abilitati ad avvalersene. Ne deriva che il mezzo in questione non può essere utilizzato per chiedere il rinvio dell’udienza. Cass. pen. sez. II 12 gennaio 2004, n. 789

L’omessa valutazione di una memoria difensiva non determina alcuna nullità, ma può influire sulla congruità e sulla correttezza logico-giuridica della motivazione del provvedimento che definisce la fase o il grado nel cui ambito sono state espresse le ragioni difensive. Cass. pen. sez. II 4 aprile 2018, n. 14975

L’omessa valutazione di memorie difensive non può essere fatta valere in sede di gravame come causa di nullità del provvedimento impugnato, ma può influire sulla congruità e correttezza logico – giuridica della motivazione che definisce la fase o il grado nel cui ambito siano state espresse le ragioni difensive. Cass. pen. sez. VI 7 gennaio 2014, n. 269

L’omessa valutazione di memorie difensive non può essere fatta valere in sede di gravame come causa di nullità del provvedimento impugnato, non trattandosi di ipotesi prevista dalla legge, ma può influire sulla congruità e correttezza logico-giuridica della motivazione del provvedimento che definisce la fase o il grado nel cui ambito siano state espresse le ragioni difensive che devono essere esaminate dal giudice cui vengono rivolte, a meno che contengano la mera ripetizione di difese già svolte o siano inconferenti rispetto all’oggetto del giudizio. Cass. pen. sez. IV 27 aprile 2018, n. 18385

Nel giudizio di impugnazione, la presentazione di una memoria, in luogo dei motivi aggiunti, non preclude l’illustrazione e la cognizione dei motivi già dedotti e delle questioni rilevabili d’ufficio. Cass. pen. sez. III 23 gennaio 2015, n. 3200

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