Art. 11 – Codice di Procedura Penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477 - aggiornato al D.Lgs. 08.11.2021, n. 188)

Competenza per i procedimenti riguardanti i magistrati

Articolo 11 - codice di procedura penale

1. I procedimenti in cui un magistrato assume la qualità di persona sottoposta ad indagini, di imputato ovvero di persona offesa o danneggiata dal reato, che secondo le norme di questo capo sarebbero attribuiti alla competenza di un ufficio giudiziario compreso nel distretto di corte d’appello in cui il magistrato esercita le proprie funzioni o le esercitava al momento del fatto, sono di competenza del giudice, ugualmente competente per materia, che ha sede nel capoluogo del distretto di corte di appello determinato dalla legge.
2. Se nel distretto determinato ai sensi del comma 1 il magistrato stesso è venuto ad esercitare le proprie funzioni in un momento successivo a quello del fatto, è competente il giudice che ha sede nel capoluogo del diverso distretto di corte d’appello determinato ai sensi del medesimo comma 1.
3. I procedimenti connessi (12 ss.) a quelli in cui un magistrato assume la qualità di persona sottoposta ad indagini, di imputato ovvero di persona offesa o danneggiata dal reato sono di competenza del medesimo giudice
individuato a norma del comma 1.

Articolo 11 - Codice di Procedura Penale

1. I procedimenti in cui un magistrato assume la qualità di persona sottoposta ad indagini, di imputato ovvero di persona offesa o danneggiata dal reato, che secondo le norme di questo capo sarebbero attribuiti alla competenza di un ufficio giudiziario compreso nel distretto di corte d’appello in cui il magistrato esercita le proprie funzioni o le esercitava al momento del fatto, sono di competenza del giudice, ugualmente competente per materia, che ha sede nel capoluogo del distretto di corte di appello determinato dalla legge.
2. Se nel distretto determinato ai sensi del comma 1 il magistrato stesso è venuto ad esercitare le proprie funzioni in un momento successivo a quello del fatto, è competente il giudice che ha sede nel capoluogo del diverso distretto di corte d’appello determinato ai sensi del medesimo comma 1.
3. I procedimenti connessi (12 ss.) a quelli in cui un magistrato assume la qualità di persona sottoposta ad indagini, di imputato ovvero di persona offesa o danneggiata dal reato sono di competenza del medesimo giudice
individuato a norma del comma 1.

Massime

In tema di competenza per i procedimenti riguardanti i magistrati, l’operatività dell’art. 11 cod. proc. pen. è subordinata alla condizione che il magistrato assuma formalmente la qualità di imputato ovvero di persona offesa o danneggiata dal reato. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso ricorressero gli estremi per applicare l’art. 11 cod. proc. pen. in un procedimento penale per diffamazione nel quale i minori persone offese erano stati rappresentati, ai fini della costituzione di parte civile, dal solo padre e non anche dalla madre che era magistrato in servizio nel distretto di Corte d’appello sede del processo). Cass. pen. sez. V 11 maggio 2018, n. 21128

In tema di competenza nei procedimenti riguardanti i magistrati, la disciplina stabilita dall’art. 11 cod. proc. pen. ha natura eccezionale, limitata alle ipotesi in cui un magistrato assume la qualità di indagato, di imputato ovvero di persona offesa o danneggiata dal reato; ne consegue che essa è riferita soltanto alla fase delle indagini preliminari e al procedimento di cognizione e non ammette interpretazioni estensive o analogiche, che ne consentano l’applicazione anche nella fase esecutiva. (In applicazione del principio la Corte ha annullato l’ordinanza di affidamento in prova al servizio sociale, che aveva individuato la competenza del magistrato di sorveglianza ai sensi dell’art. 11 cod. proc. pen.). Cass. pen. sez. I 28 dicembre 2016, n. 55084

In tema di revisione, la regola secondo cui, in caso di annullamento dell’ordinanza di inammissibilità della richiesta, la Corte di cassazione rinvia il giudizio ad una diversa Corte di Appello, individuata ai sensi dell’art. 11 dello stesso codice, non si applica nel processo penale militare dopo la soppressione delle sezioni distaccate di Corte d’Appello di Verona e Napoli attuata con la L. n. 244 del 2007. (Nella specie la Corte, annullando l’ordinanza di inammissibilità della Corte d’Appello militare di Roma, ha rinviato il giudizio di revisione ad altra sezione di quest’ultima in composizione diversa rispetto alla soppressa sezione distaccata di Napoli quale giudice della originaria sentenza impugnata). Cass. pen. sez. I 16 giugno 2011, n. 24146

In tema di competenza per i procedimenti riguardanti i magistrati, l’operatività dell’art. 11 c.p.p. è subordinata alla condizione che il magistrato, nel procedimento penale, assuma formalmente la qualità di imputato ovvero di persona offesa o danneggiata dal reato. Cass. pen. sez. II 19 aprile 2011, n. 15583

In tema di competenza per i procedimenti riguardanti i magistrati, il regime derogatorio previsto dall’art. 11 c.p.p. trova applicazione anche per l’individuazione del giudice competente a decidere sulla richiesta di distruzione, a tutela della riservatezza, della documentazione riguardante le intercettazioni non più necessaria per il procedimento ai sensi dell’art. 269, comma secondo, c.p.p. Cass. pen. sez. III 17 dicembre 2008, n. 46349

In tema di competenza per i procedimenti riguardanti i magistrati, la deroga alle regole ordinarie opera, nel caso il magistrato assuma la qualità di danneggiato dal reato, indipendentemente dalla circostanza che si sia costituito parte civile nel relativo procedimento. Cass. pen. sez. V 15 dicembre 2008, n. 46098

La deroga alle regole generali della competenza per territorio nei procedimenti in cui un magistrato assume la qualità di indagato, di imputato ovvero di persona offesa o danneggiata dal reato, si applica anche al magistrato onorario il cui incarico sia connotato dalla stabilità, e cioè dalla continuatività riconosciuta formalmente per un arco temporale significativo, in quanto questa, essendo sufficiente a radicarlo istituzionalmente nel plesso territoriale di riferimento, potrebbe ingenerare il sospetto, stante il rapporto di colleganza e di normale frequentazione tra magistrati della medesima circoscrizione, di un non imparziale esercizio della giurisdizione dei suoi confronti. (Fattispecie relativa a processo nel quale un vice pretore onorario aveva assunto la qualità di persona offesa dal reato e per il quale, in applicazione del principio sopra enunciato, la Corte ha ritenuto l’applicabilità della regola derogatoria, annullando entrambe le sentenze di merito). Cass. pen. Sezioni Unite 13 gennaio 2005, n. 292

La speciale competenza stabilita dall’art. 11 c.p.p. per i procedimenti in cui un magistrato assume la qualità di indagato, di imputato ovvero di persona offesa o danneggiata dal reato ha natura funzionale, e non semplicemente territoriale, con conseguente rilevabilità, anche di ufficio, del relativo vizio in ogni stato e grado del procedimento. Cass. pen. Sezioni Unite 13 gennaio 2005, n. 292

La disciplina dettata dall’art. 11 c.p.p. in materia di competenza per i procedimenti riguardanti magistrati trova applicazione anche con riguardo ai giudici di pace, essendo a costoro attribuito, sia pure per il periodo di tempo indicato nel decreto di nomina, il pieno e stabile esercizio della funzione giudiziaria. Cass. pen. sez. I 21 luglio 2003, n. 30568

In tema di procedimenti connessi a quelli in cui un magistrato assume la qualità di persona sottoposta a indagini, di imputato, di persona offesa o danneggiata, la competenza si radica secondo i criteri di cui all’art. 11 c.p.p.e, in ragione del principio della perpetuatio competentiae, non ha rilievo la circostanza che il procedimento relativo al magistrato, la cui pendenza aveva determinato lo spostamento della competenza, venga successivamente archiviato. Cass. pen. sez. I 10 luglio 2001, n. 27741

La particolare disciplina prevista nell’ipotesi di procedimento in cui un magistrato assuma la qualità di imputato ovvero di persona offesa o danneggiata dal reato presuppone l’esercizio effettivo, da parte del magistrato, delle funzioni giudiziarie, avuto riguardo alla ratio della previsione di cui all’art. 11 c.p.p.che è quella di impedire che l’esercizio concreto di quelle funzioni, possa costituire motivo di condizionamento tale da pregiudicare l’imparzialità del giudice territorialmente competente, secondo le norme ordinarie, a conoscere del procedimento; ne deriva che detta efficacia pregiudizievole non può riconnettersi all’ipotesi in cui il magistrato, parte del procedimento, svolga attività di assistente di studio presso sedi istituzionali diverse da quelle di giurisdizione ordinaria. (In applicazione di tale principio la S.C. ha ritenuto inapplicabile la disciplina derogatoria dell’art. 11 c.p.p.in quanto trattavasi di magistrato che svolgeva attività di assistente di studio presso la Corte costituzionale). Cass. pen. sez. V 21 luglio 2004, n. 31721  .

La speciale competenza stabilita dall’art. 11, comma terzo, c.p.p. per i procedimenti connessi a quello riguardante magistrati ha natura di competenza per territorio ed è, pertanto, rilevabile, ai sensi dell’art. 21, comma secondo, c.p.p.prima della conclusione della udienza preliminare o, se questa manchi, entro il termine previsto dall’art. 491, comma primo, c.p.p.. Cass. pen. sez. V 19 giugno 2014, n. 26563

Ai fini della determinazione della competenza relativa a procedimenti connessi a quelli riguardanti magistrati, si applicano le regole ordinarie, e non invece la disposizione di cui all’art. 11, comma terzo, c.p.p.quando il procedimento connesso è ancora in fase di indagini e quello relativo ad appartenenti all’ordine giudiziario è stato definito con archiviazione, perché tale vicenda determina il venir meno del rapporto di connessione. (In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto che, una volta intervenuta l’archiviazione del procedimento riguardante magistrati, l’A.G. originariamente incompetente per il procedimento connesso non poteva essere più privata della trattazione di quest’ultimo). Cass. pen. sez. II 21 marzo 2014, n. 13296

In materia di competenza per territorio, la connessione con procedimenti riguardanti magistrati, che determina lo spostamento della competenza ai sensi dell’art. 11 c.p.p.resta ferma per tutte le fasi successive del giudizio, anche nel caso in cui venga meno la connessione tra reati ravvisata nella fase delle indagini preliminari per intervenuta archiviazione nei confronti del solo magistrato indagato. Cass. pen. sez. I 22 gennaio 1999, n. 6183

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