Art. 94 – Codice di Procedura Civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443 - Aggiornato alla legge 26 novembre 2021, n. 206)

Condanna di rappresentanti o curatori

Articolo 94 - codice di procedura civile

Gli eredi beneficiati (384 ss. c.c.), i tutori (348, 424 c.c.), i curatori (392, 424 c.c.)e in generale coloro che rappresentano o assistono la parte in giudizio (75) possono essere condannati personalmente, per motivi gravi che il giudice deve specificare nella sentenza, alle spese dell’intero processo o di singoli atti, anche in solido (1292 c.c.) con la parte rappresentata o assistita.

Articolo 94 - Codice di Procedura Civile

Gli eredi beneficiati (384 ss. c.c.), i tutori (348, 424 c.c.), i curatori (392, 424 c.c.)e in generale coloro che rappresentano o assistono la parte in giudizio (75) possono essere condannati personalmente, per motivi gravi che il giudice deve specificare nella sentenza, alle spese dell’intero processo o di singoli atti, anche in solido (1292 c.c.) con la parte rappresentata o assistita.

Massime

In tema di condanna del rappresentante sostanziale o del curatore della parte delle spese, a differenza di quanto previsto dall’art. 96 c.p.c. per la condanna della parte per responsabilità aggravata, la quale va esplicitamente richiesta, l’art. 94 del codice di rito contempla il potere del giudice di condannare, per gravi motivi, il rappresentante (sostanziale) o il curatore della parte alle spese dell’intero processo o di singoli atti anche indipendentemente da una specifica richiesta della controparte, giacché inserisce pur sempre al potere-dovere del giudice di regolare le spese processuali sostenute dalle parti con la sentenza che chiude il processo davanti a lui, secondo quanto previsto dall’art. 91 c.p.c.  Cass. civ. sez. III, , 18 marzo 2003, n. 3977

L’art. 94 c.p.c., la quale contempla la condanna alle spese, eventualmente in solido con la parte, del soggetto che la rappresenti (e, quindi, in mancanza di distinzione fra rappresentanza in senso stretto e rappresentanza organica, anche dell’amministratore di una società), postula la ricorrenza di «gravi motivi», da identificarsi nella trasgressione del dovere di lealtà e probità di cui all’art. 88 c.p.c., ovvero nella mancanza della normale prudenza che caratterizza la responsabilità processuale aggravata di cui all’art. 96 secondo comma c.p.c.  Cass. civ. Sezioni Unite 6 ottobre 1988, n. 5398

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