(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

Difesa personale della parte

Articolo 86 - Codice di Procedura Civile

La parte o la persona che la rappresenta o assiste, quando ha la qualità necessaria per esercitare l’ufficio di difensore con procura presso il giudice adito, può stare in giudizio senza il ministero di altro difensore (82, 125, 165, 166, 317).

Articolo 86 - Codice di Procedura Civile

La parte o la persona che la rappresenta o assiste, quando ha la qualità necessaria per esercitare l’ufficio di difensore con procura presso il giudice adito, può stare in giudizio senza il ministero di altro difensore (82, 125, 165, 166, 317).

Note

Massime

In tema di giudizi in cui è consentita alla parte la difesa personale ex art. 82 c.p.c., è onere dell’interessato, che rivesta la qualità di avvocato, specificare a che titolo intenda partecipare al processo, poiché, mentre la parte che sta in giudizio personalmente non può chiedere che il rimborso delle spese vive sopportate, il legale, ove manifesti l’intenzione di operare come proprio difensore ex art. 86 c.p.c., ha diritto alla liquidazione delle spese secondo la tariffa professionale. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di appello che aveva negato la liquidazione delle spese in base alla summenzionata tabella ad un avvocato che, in una controversia avanti al giudice di pace, non aveva dedotto di volere provvedere alla difesa personale, ma si era limitato a qualificarsi in atti, oltre che con il proprio nome, anche con il titolo professionale). Cass. civ. sez. VI 21 gennaio 2019, n. 1518

Nel procedimento camerale ex art. 336 c.c., il curatore speciale del minore che rivesta anche la qualifica di avvocato può stare in giudizio senza il ministero di altro difensore ai sensi dell’art. 86 c.p.c., potendo cumulare le due qualifiche – che restano, comunque, distinte – e non avendo necessità del formale conferimento a se stesso della procura alle liti. Ne consegue che il compenso per l’attività difensiva svolta non può essergli negato a causa del mancato deposito della procura, né per il fatto che non siano state osservate le formalità di costituzione di cui agli artt. 165 e 166 c.p.c., essendo il procedimento sottoposto alle forme semplificate del rito camerale. Cass. civ. sez. II 3 gennaio 2019, n. 9

In tema di procedimento disciplinare a carico di avvocati, la norma generale dell’art. 86 c.p.c. (secondo la quale la parte stessa, se in possesso dei requisiti necessari per esercitare l’ufficio di difensore presso il giudice adito, può stare in giudizio personalmente, senza il ministero di altro difensore) va correlata con le norme speciali previste dall’ordinamento forense e, in particolare, con gli artt. 1, 7 e 33 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578 e con l’art. 60 del R.D. 22 gennaio 1934, n. 37, di talché non è consentito a chiunque svolgere difese ed assumere patrocinio davanti al Consiglio nazionale forense, bensì soltanto ai soggetti cui la legge professionale attribuisce il relativo potere in relazione alle qualità personali che abbiano giustificato in precedenza l’iscrizione nell’albo, soltanto eccezionalmente il ricorso al CNF essendo consentito al professionista interessato non iscritto all’albo speciale, a condizione, tuttavia, che egli sia iscritto nell’albo ordinario, con (eventuale) assistenza di un avvocato iscritto nell’albo speciale. Ne consegue che è inammissibile il ricorso al Consiglio nazionale forense sottoscritto dal solo interessato, praticante avvocato e non avvocato; né ciò determina alcun vulnus agli artt. 3 e 24 della Costituzione, stante la diversità di posizioni e di disciplina giuridica tra avvocato e praticante, giustificata dalla diversità dei rispettivi titoli professionali e dal percorso per accedervi, ed atteso che l’esigenza di una difesa tecnica, affidata a soggetto in possesso della qualità necessaria per esercitare l’ufficio di difensore con procura presso il giudice adito, risponde allo scopo di assicurare un più efficace esercizio del diritto di difesa. Cass. civ. Sezioni Unite 12 marzo 2003, n. 3598

L’amministratore di un condominio che sia anche abilitato all’esercizio della professione forense può agire direttamente in giudizio ai sensi dell’art. 86 c.p.c. per l’esercizio delle facoltà conferitegli dagli artt. 1130 e 1131 c.c. nell’esplicazione delle attribuzioni inerenti alla specificata sua qualità (nella specie, per la riscossione dei contributi condominiali), senza necessità di ulteriore procura.  Cass. civ. sez. II 5 giugno 1992, n. 6947.

La disciplina dettata dal codice di rito in tema di difesa personale della parte (art. 86 c.p.c.) va coordinata, in caso di rappresentanza legale di una società di capitali da parte conferita ad un avvocato iscritto nell’albo speciale, con i principi dettati dal medesimo codice con riguardo alla sottoscrizione del ricorso per cassazione (art. 365 c.p.c.), a mente dei quali la procura speciale – ovvero l’atto che consenta di esercitare lo ius postulandi – va pur sempre rilasciata successivamente alla pronuncia della sentenza impugnata ed in data anteriore o contemporanea a quella della notificazione del ricorso, con la conseguenza che, qualora questo sia proposto da una società di capitali e sia sottoscritto ad un avvocato che cumuli in sè la qualità di rappresentante del rapporto sostanziale dedotto in giudizio e quella di difensore tecnico abilitato dinanzi alle giurisdizioni superiori, è indispensabile, ai fini dell’ammissibilità del gravame, che l’atto deliberativo in forza del quale il sottoscritto agisce come legale rappresentante della società e, al tempo stesso, come difensore munito di ius postulandi senza aver rilasciato – non essendovene la necessità – a sè stesso la procura, sia stato assunto (posteriormente alla pronuncia della sentenza impugnata e) in data anteriore o contemporanea a quella della notifica del ricorso. (Nell’affermare il principio di diritto che precede, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione sottoscritto dal legale rappresentante di una Srl che cumulava in sè tale qualità rappresentativa e quella di avvocato iscritto all’albo speciale dei patrocinanti presso le giurisdizioni superiori, poiché il verbale del consiglio di amministrazione della società, dal quale il predetto ripeteva i suoi poteri sostanziali e processuali, era privo di data certa, il che rendeva impossibile verificare l’anteriorità del conferimento del potere di esercitare lo ius postulandi rispetto alla notificazione del ricorso). Cass. civ. sez. II, 22 agosto 2002, n. 12348

Nel procedimento di adozione compete esclusivamente al rappresentante legale del minore la nomina di un avvocato per la difesa tecnica; tuttavia, qualora venga nominato, quale tutore, un avvocato, ai sensi dell’art. 86 cod. proc. civ., egli può stare in giudizio personalmente, senza patrocinio di altro difensore, in rappresentanza del minore. Cass. civ. sez. I, 14 luglio 2010, n. 16553

La circostanza che l’avvocato si sia avvalso della facoltà di difesa personale prevista dall’art. 86 c.p.c. non incide sulla natura professionale dell’attività svolta in proprio favore, e, pertanto, non esclude che il giudice debba liquidare in suo favore, secondo le regole della soccombenza e in base alle tariffe professionali, i diritti e gli onorari previsti per la sua prestazione.  Cass. civ. sez. II 30 gennaio 2008

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