Art. 85 – Codice di Procedura Civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443 - Aggiornato alla legge 26 novembre 2021, n. 206)

Revoca e rinuncia della procura

Articolo 85 - codice di procedura civile

La procura può essere sempre revocata e il difensore può sempre rinunciarvi, ma la revoca e la rinuncia non hanno effetto (301) nei confronti dell’altra parte finché non sia avvenuta la sostituzione del difensore (299 ss).

Articolo 85 - Codice di Procedura Civile

La procura può essere sempre revocata e il difensore può sempre rinunciarvi, ma la revoca e la rinuncia non hanno effetto (301) nei confronti dell’altra parte finché non sia avvenuta la sostituzione del difensore (299 ss).

Massime

Gli avvocati dipendenti di enti pubblici, iscritti nell’albo speciale annesso a quello professionale, sono abilitati al patrocinio esclusivamente per le cause e gli affari propri dell’ente presso il quale prestano la loro opera, onde la cessazione del rapporto di impiego, determinando la mancanza di legittimazione a compiere ed a ricevere atti processuali relativi alle cause proprie dell’ente, comporta il totale venir meno dello “ius postulandi” per una causa equiparabile a quelle elencate dall’art. 301 c.p.c., a nulla rilevando l’eventuale formale permanenza dell’iscrizione nell’albo speciale ed il mantenimento della medesima casella di posta elettronica certificata (PEC). Ne consegue che la notifica della sentenza, diretta all’ente pubblico, al precedente avvocato investito della causa in base al cessato rapporto d’impiego deve ritenersi inesistente e, pertanto, inidonea a far decorrere il termine breve per l’impugnazione, non essendo ipotizzabile la protrazione dell’attività lavorativa dell’avvocato- funzionario oltre il limite di durata del rapporto di lavoro subordinato ed essendo perciò inapplicabile alla fattispecie la disciplina dettata dall’art. 85 c.p.c. Cass. civ. sez. VI ord. 14 dicembre 2016, n. 25638

Ai sensi dell’art. 85 c.p.c., la revoca della procura e la rinuncia al mandato non hanno effetto nei confronti dell’altra parte fino alla sostituzione del difensore, sicché la notifica dell’impugnazione deve, in siffatta situazione, essere compiuta al difensore non ancora sostituito e non alla parte personalmente. Cass. civ., sez. II 3 giugno 2016, n. 11504

La rinuncia al mandato da parte del procuratore – come la revoca da parte del conferente – è dichiarazione recettizia a forma libera, che produce effetto nei confronti dell’altra parte quando sia avvenuta la sostituzione del difensore, sicché il procuratore rinunciatario è privo dello “ius postulandi” in relazione al processo nel quale ha rinunciato ed è stato sostituito, non avendo più efficacia, in tale processo, l’anteriore procura generale “ad lites”, seppure rilasciata per atto pubblico. Cass. civ. sez. III 18 dicembre 2012, n. 23324

Per effetto del principio della cosiddetta “perpetuatio” dell’ufficio di difensore (di cui è espressione l’art. 85 c.p.c.), nessuna efficacia può dispiegare, nell’ambito del giudizio di cassazione (oltretutto caratterizzato da uno svolgimento per impulso d’ufficio), la sopravvenuta rinuncia che il difensore del ricorrente abbia comunicato alla Corte prima dell’udienza di discussione già fissata.  Cass. civ. sez. III 9 luglio 2009, n. 16121

La nomina di un nuovo difesore e domiciliatario nel corso del processo comporta la revoca tacita del precedente difensore e domiciliatario, salva diversa manifestazione di volontà. Cass. civ. sez. lav. 20 dicembre 2004, n. 23589

La nomina, nel corso del giudizio, di un nuovo difensore in luogo di un altro può essere effettuata anche in un atto diverso da quelli indicati dal comma terzo dell’art. 83 c.p.c. – quale nella specie la memoria di replica ex art. 190 c.p.c. – purché idoneo a dare la certezza della riferibilità dell’attività svolta dal difensore al titolare della posizione sostanziale controversa, senza che valga ad escludere la validità del conferimento della procura la circostanza che l’atto in questione sia inammissibile poiché versato in processo contumaciale, non comunicandosi l’eventuale sua abnormità o inammissibilità come scritto difensivo al negozio (mandato ad litem) che contiene. Cass. civ. sez. II, 14 febbraio 2002, n. 2049

Le vicende della «procura alle liti» sono disciplinate, dall’art. 85 c.p.c., in guisa diversa dalla disciplina della procura al compimento di atti di diritto sostanziale, perché, mentre nella disciplina sostanziale è previsto che chi ha conferito i poteri può revocarli (o chi li ha ricevuti, dismetterli) con efficacia immediata, invece né la revoca né la rinuncia privano – di per sé – il difensore della capacità di compiere o di ricevere atti. La giustificazione di tale diversa disciplina consegue – appunto – dal fatto che i poteri attribuiti dalla legge processuale al procuratore non sono quelli che liberamente determina chi conferisce la procura, ma – come quelli in cui si concreta lo ius postulandi – sono attribuiti dalla legge al procuratore che la parte si limita a designare. E, in base all’art. 85 c.p.c., ciò che priva il procuratore della capacità di compiere o ricevere atti, non sono dunque la revoca o la rinuncia di per sé soli, bensì il fatto che alla revoca o alla rinuncia si accompagni la sostituzione del difensore. Cass. civ. sez. I 29 ottobre 1997, n. 10643

Il difensore che abbia rinunciato al mandato, o al quale il mandato sia stato revocato dal cliente, mentre conserva, fino alla sua sostituzione, la legittimazione a ricevere gli atti indirizzati dalla controparte al suo assistito, non è più legittimato a compiere atti nell’interesse del mandante, atteso che la revoca o la rinuncia hanno pieno effetto tra il cliente ed il difensore e determinano il venir meno del rapporto di prestazione d’opera intellettuale instauratosi con il cosiddetto contratto di patrocinio (art. 85 c.p.c.). Ne consegue che, per la circoscritta attività di ricevimento degli atti, spettano al difensore non sostituito i diritti di procuratore in base alle tariffe vigenti al momento dei singoli atti, nonché gli onorari di avvocato in base alla tariffa in vigore al momento della rinuncia o della revoca, a nulla rilevando che dopo la cessazione dell’incarico sia intervenuta altra tariffa professionale. Tuttavia, ove il difensore, nonostante la revoca o la rinuncia, abbia svolto in concreto attività difensive, dette attività, in assenza di elementi da cui desumere il ripristino del rapporto di patrocinio e salvo ratifica, possono essere inquadrate soltanto nell’istituto della gestione di affari, con conseguente applicabilità della relativa disciplina e, in particolare, dell’art. 2031 c.c. Cass. civ. sez. II 13 febbraio 1996, n. 1085

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