Art. 830 – Codice di Procedura Civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443 - Aggiornato alla legge 26 novembre 2021, n. 206)

Decisione sull'impugnazione per nullità

Articolo 830 - codice di procedura civile

La corte d’appello decide sull’impugnazione per nullità e, se l’accoglie, dichiara con sentenza la nullità del lodo. Se il vizio incide su una parte del lodo che sia scindibile dalle altre, dichiara la nullità parziale del lodo.
Se il lodo è annullato per i motivi di cui all’articolo 829, commi primo, numeri 5), 6), 7), 8), 9), 11) o 12), terzo, quarto o quinto, la corte d’appello decide la controversia nel merito salvo che le parti non abbiano stabilito diversamente nella convenzione di arbitrato o con accordo successivo. Tuttavia, se una delle parti, alla data della sottoscrizione della convenzione di arbitrato, risiede o ha la propria sede effettiva all’estero, la corte d’appello decide la controversia nel merito solo se le parti hanno così stabilito nella convenzione di arbitrato o ne fanno concorde richiesta.
Quando la corte d’appello non decide nel merito, alla controversia si applica la convenzione di arbitrato, salvo che la nullità dipenda dalla sua invalidità o inefficacia.
Su istanza di parte anche successiva alla proposizione dell’impugnazione, la corte d’appello può sospendere con ordinanza l’efficacia del lodo, quando ricorrono gravi motivi.

Articolo 830 - Codice di Procedura Civile

La corte d’appello decide sull’impugnazione per nullità e, se l’accoglie, dichiara con sentenza la nullità del lodo. Se il vizio incide su una parte del lodo che sia scindibile dalle altre, dichiara la nullità parziale del lodo.
Se il lodo è annullato per i motivi di cui all’articolo 829, commi primo, numeri 5), 6), 7), 8), 9), 11) o 12), terzo, quarto o quinto, la corte d’appello decide la controversia nel merito salvo che le parti non abbiano stabilito diversamente nella convenzione di arbitrato o con accordo successivo. Tuttavia, se una delle parti, alla data della sottoscrizione della convenzione di arbitrato, risiede o ha la propria sede effettiva all’estero, la corte d’appello decide la controversia nel merito solo se le parti hanno così stabilito nella convenzione di arbitrato o ne fanno concorde richiesta.
Quando la corte d’appello non decide nel merito, alla controversia si applica la convenzione di arbitrato, salvo che la nullità dipenda dalla sua invalidità o inefficacia.
Su istanza di parte anche successiva alla proposizione dell’impugnazione, la corte d’appello può sospendere con ordinanza l’efficacia del lodo, quando ricorrono gravi motivi.

Massime

In caso di nullità del lodo per violazione di norme inderogabili sulla composizione del collegio arbitrale la corte di appello non pufar seguire la fase rescissoria alla fase rescindente in quanto la competenza da parte del giudice dell’impugnazione a conoscere del merito presuppone un lodo emesso da arbitri investiti effettivamente di “potestas iudicandi” Cass. civ. sez. I 29 agosto 2018 n. 21355 

Il giudizio di impugnazione delle pronunce arbitrali si compone di due fasi. Nella prima rescindente non è consentito alla Corte d’appello procedere ad accertamenti di fatto dovendo il giudice dell’impugnazione limitarsi ad accertare eventuali cause di nullità del lodo che possono essere dichiarate soltanto in conseguenza di determinati errori “in procedendo” nonché per inosservanza delle regole di diritto nei limiti previsti dall’art. 829 c.p.c Cass. civ. sez. VI-I 16 aprile 2018 n. 9387 

L’arbitrato rituale ha natura giurisdizionale per cui l’impugnazione del lodo è soggetta alla disciplina e ai principi che regolano il giudizio di appello in quanto compatibili. Ne consegue che in caso di tardiva iscrizione a ruolo l’impugnazione è improcedibile trovando applicazione l’art. 348 primo comma cod. proc. civ. e non l’art. 171 cod. proc. civ. Cass. civ. sez. I 18 giugno 2014 n. 13898 

Nel giudizio di impugnazione del lodo ove le parti abbiano concordato sulla natura rituale dell’arbitrato e sull’applicazione ad esso delle regole processuali civili vigenti vanno conseguentemente applicati anche i principi giurisprudenziali in tema di accertamento e liquidazione del danno ivi compresa la liquidazione dei danni in via equitativa tanto nell’ipotesi in cui sia mancata interamente la prova del loro preciso ammontare per l’impossibilità della parte di fornire congrui ed idonei elementi al riguardo quanto nell’ipotesi di notevole difficoltà di compiere una precisa quantificazione Cass. civ. sez. I 14 febbraio 2014 n. 3558

In tema di giudizio arbitrale la sentenza dichiarativa della nullità del lodo per violazione del principio del contraddittorio non ha carattere definitivo perché non esaurisce la controversia tra le parti ma decide solo una questione pregiudiziale processuale. Infatti dopo aver accertato una siffatta nullità il giudice dell’impugnazione è tenuto salva diversa concorde volontà delle parti ad esperire il giudizio rescissorio garantendo il rispetto dinanzi a sé del menzionato principio in precedenza violato dagli arbitri Cass. civ. sez. I 8 febbraio 2013 n. 3063

L’inosservanza del principio del contraddittorio nell’instaurazione del procedimento arbitrale è motivo di nullità e non di inesistenza del lodo ma la corte di appello dopo aver dichiarato il vizio di nullità non puprocedere al giudizio rescissorio dovendosi limitare come nelle ipotesi di inesistenza del lodo – ad accogliere l’impugnazione senza decidere nel merito la controversia ed arrestandosi alla fase rescindente Cass. civ. sez. I 14 settembre 2012 n. 15445

Anche nel giudizio di impugnazione per nullità del lodo arbitrale trova applicazione il principio desumibile dall’art. 336 primo comma c.p.c. secondo cui la riforma anche parziale della sentenza di primo grado ha effetto sulle parti dipendenti dalla parte riformata (cd. “effetto espansivo interno”) e determina pertanto la caducazione del capo che ha statuito sulle spese di lite; ne consegue che il giudice di appello ha il potere-dovere di rinnovare totalmente anche d’ufficio il regolamento di tali spese alla stregua dell’esito finale della causa. (Nella specie la S.C. ha rigettato il ricorso avverso la sentenza della corte di appello che aveva dichiarato nulli il procedimento arbitrale e i lodi emessi parziale e definitivo condannando i ricorrenti per cassazione al pagamento delle spese sia del giudizio arbitrale che del giudizio di impugnazione) Cass. civ. sez. I 4 giugno 2012 n. 8919

Il giudizio di impugnazione di lodo arbitrale è strutturato come giudizio di unico grado davanti alla corte d’appello salvo il successivo ricorso per cassazione e non già come giudizio di appello; pertanto l’art. 291 c.p.c. si applica direttamente e non in forza delle disposizioni in materia di impugnazione contenute nel titolo terzo del libro secondo del codice di rito dovendo dunque il giudice laddove ravvisi un vizio di nullità della notificazione dell’atto introduttivo suscettibile di sanatoria ai sensi dell’art. 156 c.p.c. disporne la rinnovazione con l’effetto che questa impedisce ogni decadenza sia rispetto agli effetti sostanziali che a quelli processuali della domanda. (Principio enunciato dalla Corte con riguardo alla notificazione dell’impugnazione del lodo in quanto eseguita presso il difensore nel giudizio arbitrale e non alla parte personalmente) Cass. civ. sez. I 27 aprile 2011 n. 9394 

Il giudizio di impugnazione arbitrale si compone di due fasi la prima rescindente finalizzata all’accertamento di eventuali nullità del lodo e che si conclude con l’annullamento del medesimo la seconda rescissoria che fa seguito all’annullamento e nel corso della quale il giudice ordinario procede alla ricostruzione del fatto sulla base delle prove dedotte; nella prima fase non è consentito alla Corte d’Appello procedere ad accertamenti di fatto dovendo limitarsi all’accertamento delle eventuali nullità in cui siano incorsi gli arbitri pronunciabili soltanto per determinati errori “in procedendo” nonché per inosservanza delle regole di diritto nei limiti previsti dal medesimo art. 829 c.p.c.; solo in sede rescissoria al giudice dell’impugnazione è attribuita la facoltà di riesame del merito delle domande comunque nei limiti del “petitum” e delle “causae petendi” dedotte dinanzi agli arbitri con la conseguenza che non sono consentite né domande nuove rispetto a quelle proposte agli arbitri né censure diverse da quelle tipiche individuate dall’art. 829 c.p.c. Cass. civ. sez. I 8 ottobre 2010 n. 20880 

La motivazione per relationem della sentenza pronunciata in sede di impugnazione per nullità del lodo in relazione a violazione delle regole sulla interpretazione del contratto è legittima purché il giudice della impugnazione facendo proprie le argomentazioni degli arbitri consenta di ritenere che alla affermazione di condivisione del giudizio finale espresso da questi ultimi sulla interpretazione delle clausole contrattuali sia pervenuto attraverso l’esame e la valutazione di infondatezza delle censure mosse dall’impugnante in termini adeguatamente specifici ovverosia mediante la puntuale indicazione dei criteri ermeneutici non osservati e non con la mera deduzione di un’interpretazione diversa Cass. civ. sez. I 31 gennaio 2007 n. 2201

In tema di impugnazione del lodo arbitrale dinanzi alla Corte d’appello la violazione della regola – dettata dall’art. 350 c.p.c. (nel testo sostituito dall’art. 55 della legge 26 novembre 1990 n. 353) – della trattazione collegiale del procedimento che si svolge davanti a quel giudice non si traduce in un vizio di costituzione del giudice ai sensi dell’art. 158 c.p.c. e non comporta la nullità assoluta della relativa pronuncia quando l’attività in concreto svolta – illegittimamente – dal giudice monocratico su delega del Collegio abbia rilievo meramente ordinatorio (ad esempio direzione dell’udienza di prima comparizione e di quella di precisazione delle conclusioni) mentre tale vizio è ravvisabile nei casi in cui il predetto giudice svolga un’attività sostanzialmente istruttoria che implichi l’esercizio di funzioni se non decisorie certamente valutative le quali sono riservate dalla legge al collegio Cass. civ. sez. I 21 settembre 2004 n. 18917 

Nel giudizio di impugnazione per nullità di un lodo arbitrale la competenza a conoscere nel merito dopo l’esaurimento della fase rescindente presuppone un lodo emesso da arbitri effettivamente investiti di potestas iudicandi sicché ove detto presupposto manchi il lodo deve considerarsi privo di qualsiasi efficacia ed alla dichiarazione di nullità di siffatta pronuncia non pufar seguito la fase rescissoria il compito del giudice dell’impugnazione esaurendosi nella eliminazione dalla realtà giuridica della decisione emessa dal collegio arbitrale non investito del potere di risolvere la controversia. (In applicazione di tale principio la S.C. – in un caso nel quale il collegio arbitrale aveva operato in «assoluta carenza di potere» sia per l’assenza di designazione di uno degli arbitri dalla parte contraente sia per la mancata investitura del terzo arbitro dalle parti o in difetto di accordo dal presidente della corte d’appello – ha cassato senza rinvio la decisione impugnata nella parte in cui non definitivamente pronunciando aveva disposto la prosecuzione del giudizio per la fase rescissoria) Cass. civ. sez. I 7 febbraio 2001 n. 1729 

Riguardo al giudizio di impugnazione delle pronunce arbitrali l’unificazione della fase rescindente e della fase rescissoria non costituisce causa di nullità dell’intero procedimento qualora il giudice abbia tenuto distinte sul piano logico giuridico e concettuale le due fasi e dopo aver pronunciato sulla nullità abbia esaminato le conclusioni di merito ritualmente precisate dalle parti e ritenuto di poter pronunciare la decisione definitiva in base agli elementi di prova già acquisiti al processo arbitrale ed alle constatazioni compiute dagli arbitri Cass. civ. Sezioni Unite 9 dicembre 1996 n. 10955 

L’istanza per la sospensione dell’esecutorietà del lodo arbitrale impugnato con azione di nullità non dà luogo ad un procedimento distinto da quello di impugnazione ma se trattata prima dell’udienza di comparizione fissata in quel giudizio si configura come una fase incidentale dello stesso con la conseguenza che notificata la citazione contenente l’impugnazione per nullità l’iscrizione della causa a ruolo fatta dall’attore con deposito di nota di iscrizione che si riferisca specificamente a quella citazione ed alla data dell’udienza di comparizione in essa indicata vale ai fini della costituzione nel giudizio di nullità ancorché quale oggetto della causa venga indicata nella nota la «sospensione» del lodo arbitrale posto che tale sospensione non è idonea a dar vita ad alcun diverso procedimento cui quella costituzione possa riferirsi Cass. civ. Sezioni Unite 14 ottobre 1998 n. 10155

In sede di ricorso per cassazione avverso la sentenza che abbia deciso sull’impugnazione per nullità del lodo arbitrale la Suprema Corte non puesaminare direttamente il provvedimento degli arbitri ma solo la pronuncia emessa nel giudizio di impugnazione allo scopo di verificare se essa sia adeguatamente e correttamente motivata in relazione ai profili di censura del lodo con la conseguenza che il sindacato di legittimità va condotto esclusivamente attraverso il riscontro della conformità a legge e della congruità dei motivi della sentenza resa sul gravame Cass. civ. sez. II 26 maggio 2015 n. 10809 

La decisione della corte d’appello sulla impugnazione del lodo per violazione delle norme di legge in tema d’interpretazione dei contratti può essere censurata con ricorso per cassazione per vizi propri della sentenza medesima e non per vizi del lodo spettando al giudice di legittimità verificare soltanto che la corte d’appello abbia esaminato la questione interpretativa e abbia dato motivazione adeguata e corretta della soluzione adottata Cass. civ. sez. I 10 settembre 2012 n. 15086

L’ammissibilità del ricorso per cassazione ritualmente proposto avverso la sentenza della Corte d’appello resa in sede di impugnazione per nullità di un lodo arbitrale non è preclusa dal fatto che la stessa parte abbia precedentemente proposto analogo ricorso per cassazione direttamente avverso il lodo della cui impugnazione ha deciso la sentenza della Corte d’appello Cass. civ. sez. I 14 settembre 2004 n. 18460

In sede di ricorso per cassazione avverso la sentenza che ha deciso sull’impugnazione per nullità del lodo arbitrale la Corte di cassazione non puprendere in esame direttamente il lodo ma solo la sentenza emessa nel giudizio d’impugnazione. Pertanto non può essere denunciata in sede di legittimità la nullità del lodo arbitrale per irregolare costituzione del collegio e per violazione del principio del contraddittorio senza censurare al riguardo la sentenza della Corte di merito dato che il sindacato di legittimità su tali questioni va condotto esclusivamente attraverso il riscontro della conformità a legge e della congruità della motivazione della sentenza che ha deciso sull’impugnazione del lodo Cass. civ. sez. I 21 novembre 1996 n. 10264 

Nel giudizio di impugnazione per nullità del lodo arbitrale trova applicazione la regola della specificità della formulazione dei motivi (prescritta per il ricorso per cassazione) in considerazione della natura rescindente di tale giudizio e del fatto che solo il rispetto di detta regola puconsentire al giudice ed alla parte convenuta di verificare se le contestazioni formulate corrispondano esattamente ai casi di impugnabilità stabiliti dall’art. 829 c.p.c Cass. civ. sez. I 8 luglio 1996 n. 6194 

Nel caso in cui con il ricorso per cassazione avverso sentenza che abbia pronunciato su impugnazione ex artt. 828 e seguenti c.p.c. di un lodo arbitrale si metta in discussione la qualificabilità come rituale dell’arbitrato la Corte Suprema deve esaminare e valutare direttamente il patto compromissorio integrante la fonte dell’arbitrato medesimo e non limitarsi al controllo della decisione del giudice del merito incidendo la soluzione della questione dedotta sul problema processuale dell’ammissibilità dell’impugnazione del lodo per nullità. Tale indagine va condotta valutando il patto compromissorio sulla base delle regole proprie dell’ermeneutica contrattuale ed avendo riguardo al fondamentale elemento atto a distinguere l’arbitrato rituale da quello libero ossia l’esistenza della volontà delle parti di affidare agli arbitri funzioni sostitutive di quelle del giudice e non il mandato a definire controversie sul piano negoziale a nulla rilevando la circostanza che le parti abbiano attribuito agli arbitri l’autorizzazione a decidere secondo equità e quindi come amichevoli compositori Cass. civ. sez. II 25 gennaio 1995 n. 874 

La Corte di cassazione è giudice anche del fatto ogni qualvolta si tratti di risolvere questioni di competenza o di giurisdizione ed in ogni altro caso in cui l’indagine sia diretta ad accertare se il giudice di merito sia incorso in un errore in procedendo. Pertanto quando una pronuncia arbitrale sia stata impugnata dinanzi all’autorità giudiziaria e sia sorta questione se si tratti di arbitrato rituale o irrituale con la conseguente ammissibilità o meno dell’impugnazione prevista dall’art. 828 c.p.c. la Corte di cassazione può compiere un autonomo e diretto accertamento della volontà dei compromittenti indipendentemente dal convincimento espresso al riguardo dal giudice di merito Cass. civ. sez. I 18 febbraio 1988 n. 1738.

In sede di ricorso per cassazione avverso la sentenza con la quale la corte d’appello ha respinto l’impugnazione per nullità di un lodo arbitrale il rilievo che la controversia così decisa spetta alla cognizione del giudice amministrativo e che conseguentemente non può essere deferita con compromesso ad arbitri comporta l’annullamento di detta sentenza con rinvio al medesimo giudice stante la sua competenza funzionale a statuire sulla validità o meno del lodo Cass. civ. Sezioni Unite 9 febbraio 1984 n. 980.

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